Massiccio del Sirino

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Massiccio del Sirino
Massiccio del Sirino 02.jpg
Visuale del massiccio con i suoi boschi (dallo svincolo autostradale di Lauria Nord dell'A3 Napoli – Reggio Calabria)
StatoItalia Italia
RegioneBasilicata Basilicata
ProvinciaPotenza Potenza
AltezzaMonte Papa 2 005 m s.l.m.
CatenaAppennino lucano
Coordinate40°07′57.69″N 15°50′09.67″E / 40.132691°N 15.83602°E40.132691; 15.83602Coordinate: 40°07′57.69″N 15°50′09.67″E / 40.132691°N 15.83602°E40.132691; 15.83602
Altri nomi e significatiSirino

Gruppo del Sirino-Papa

Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Massiccio del Sirino
Massiccio del Sirino

Il massiccio del Sirino è un massiccio montuoso della Basilicata che comprende alcune tra le maggiori cime dell'Appennino meridionale (Appennino lucano): Monte Papa (2005 m), Cima De Lorenzo (2004 m), Timpa Scazzariddo (1930 m) e Monte Sirino (1907 m), rappresentando l'estrema propaggine meridionale del Parco nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione del massiccio prende il nome dalla vetta principale, che è superata in altezza solamente dal monte Papa.Il nomeSirino deriva a sua volta dal nome antico del fiume che vi nasce, Siris, l'attuale Sinni, la cui radice sanscrita sar significa scorrere, fluire. Alla foce del fiume, collegata al mar Ionio nel tratto costiero tra Policoro e Rotondella, anticamente era situata la città di Siris. Quando, nel V secolo a.C., fu vinta e distrutta dai tarantini, gli abitanti furono spinti nell'entroterra in direzione dell'alta valle del fiume, costituendo quei popoli sirini menzionati da Plinio che diedero poi il nome alla montagna.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dall'aspetto imponente, ma compatto, il gruppo montuoso è situato a ridosso del mar Tirreno dominando il Golfo di Policastro, nella parte sud occidentale della regione Basilicata (comuni di Lagonegro e Lauria) a dominio delle valli solcate dai fiumi Noce, Sinni ed Agri.

Dalle sue vaste e spoglie praterie di vetta, lo sguardo spazia verso il golfo di Policastro, le guglie irte e selvose dei monti La Spina e Zaccana, l'imponente acrocoro del Pollino, il vasto ed immacolato bosco Magnano, i ripidi contrafforti del monte Alpi, il Raparo e le ampie e verdeggianti valli di Diano e dell'Agri.

I maggiori circhi di origine glaciale si affacciano sul lato nord del massiccio.

Rilievi principali[modifica | modifica wikitesto]

Monte Papa m. 2.005
Cima De Lorenzo m. 2.004
Timpa Scazzariddo m. 1.930
Monte Sirino m. 1.907
Serra Giumenta m. 1.518
Tempa di Roccarossa m. 1.500
Monte Gurmara m. 1.429
Rocca Rossa m. 1.408

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Come la gran parte della vicina dorsale costituita dai monti Pierfaone, Volturino e Viggiano, anche l'origine di questo massiccio è antichissima, ascrivibile ad un periodo anteriore alla sollevazione della stessa catena appenninica.

Importanti resti di fossili appartenuti ad animali preistorici (mammouth, rinoceronti, orsi, grosse tigri, jene, rettili imponenti), così come le tracce umane nella grotta di Latronico, documentano dal punto di vista archeologico i segni di un'antichissima presenza umana ed animale.

Glacialismo[modifica | modifica wikitesto]

A causa dell'influenza dovuta alla vicinanza del Tirreno, il gruppo è investito da precipitazioni particolarmente abbondanti (tra le più copiose dell'intero arco appenninico): da 2.000 a 2.500 mm in media all'anno, che d'inverno si trasformano in una spessa e candida coltre nevosa, la cui fusione, peraltro, è piuttosto attardata.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Per tale motivo tutto il territorio del Sirino è ricchissimo d'acque: dalle sue pendici sgorgano molteplici sorgenti, che vanno ad alimentare numerosi corsi d’acqua oltre che deliziosi laghetti. Il massiccio segna lo spartiacque appenninico tra i bacini dei fiumi Agri e Sinni ad est e dei fiumi Calore e Noce ad ovest[1]

Il Remmo o Laudemio, posto ad un'altitudine di 1.525 m, è il lago di origine glaciale più meridionale d'Italia: esteso per poco più di due ettari ed immerso in una fitta ed alta faggeta, il bacino si è formato a seguito dello sbarramento costituito dalla morena frontale di un grande ghiacciaio, che nel Quaternario scendeva per circa quattro chilometri dal lato nord del monte Papa (2.005 m), sino ad arrivare in località Petinachiana.

Anche il lago (o stagno) Zapano è di origine glaciale: la conca che lo delimita è dovuta alla morena frontale di un secondo ghiacciaio che, incuneandosi nella valle del Cacciatore, scendeva dal lato nord occidentale del monte Sirino (1.907 m).

Infine, un ghiacciaio più piccolo occupava il vallone Niello, muovendosi dal versante meridionale del monte Papa.

Situato alle pendici del massiccio, ad una quota di 788 m e con una superficie di circa cinque ettari (variabile a seconda delle precipitazioni), il lago Sirino è un tipico lago di sbarramento che assume una forma irregolarmente ellittica. Le sue acque limpide sono alimentate da una piccola sorgente a monte, dalle piogge abbondanti e da piccoli affioramenti scaturenti dal versante sud occidentale della montagna.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima del Sirino, è generalmente da considerarsi alpino ma con caratteristiche anche prealpine. Tuttavia la montagna riceve 1345 mm di precipitazioni annue, e questo rende un clima molto umido anche nei mesi più torridi. Generalmente le temperature massime invernali salgono raramente al di sopra dello 0, mentre quelle minime si attestano intorno ai -10°C. Per quanto riguarda la neve, essa può coprire il suolo fino alla fine di maggio, ma questo solo al di sopra dei 1600 metri, mentre al di sotto di tale quota la neve resiste soltanto per pochi giorni consecutivi. Le precipitazioni a carattere nevoso si hanno per lo più nei mesi di dicembre e febbraio. In estate si presentano i venti, che possono essere molto freschi, e temperature medie generalmente sui 18°C.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Tra le vette del massiccio non è difficile scorgere in volo l'aquila reale.

Particolarmente ricche si presentano la flora e la fauna. Al di sopra dei 900 m fitti boschi di faggio si alternano a quelli di ontano (con le caratteristiche foglie cuoriformi), carpino, pioppo ed abete bianco; al di sotto di tale quota è l'habitat della quercia e del castagno.

Tra le specie animali in via d'estinzione è segnalata la presenza del lupo appenninico e del capriolo; tra i volatili, quella del gufo reale, dell'aquila reale, del falco pellegrino e del nibbio, con le due specie, bruno e reale. Piuttosto comuni sono i colombacci, le ghiandaie, i picchi rossi maggiori e i picchi verdi, le cornacchie grigie e i corvi imperiali.

Rifugi[modifica | modifica wikitesto]

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Sul Sirino é presente un attrezzato comprensorio sciistico dove si può praticare sia lo sci alpino che lo sci di fondo. Il Comprensorio è servito da una seggiovia e da cinque moderne sciovie. A causa della posizione geografica favorevole, dell'abbondanza di precipitazioni nevose e dell'altitudine cui sono poste, le piste rimangono spesso aperte sino a primavera inoltrata. Soprattutto le due cime maggiori, il Papa e il Sirino, sono spesso meta di alpinisti ed escursionisti.

Sul Sirino è presente il Santuario della Madonna della Neve del Monte Sirino, molto venerata dai lagonegresi e dagli abitanti della Valle del Noce.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Il Sirino è stato più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:

Anno Giorno Tappa Percorso km Vincitore di tappa Maglia rosa
1995 20 maggio Marina di Acquappesa > Monte Sirino 209 Spagna Laudelino Cubino Svizzera Tony Rominger
1996 25 maggio Amantea > Monte Sirino 164 Italia Davide Rebellin Italia Davide Rebellin
1999 19 maggio Terme Luigiane > Monte Sirino 144 Colombia José Jaime González Francia Laurent Jalabert

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. De Lorenzo, Geologia e geografia fisica dell'Italia meridionale, Laterza, Bari, 1904
  • G. De Lorenzo, G. Dainelli, Il glaciale dei dintorni di Lagonegro, Napoli, 1923
  • A. Bavosi, G. Settembrino, Natura in Basilicata, Alagrafica Volonnino, 1992
  • F.Boenzi, G.Palmentola, Nuove osservazioni sulle tracce glaciali nell'Appennino lucano,
estratto dal "Bollettino del Comitato Glaciologico italiano", n. 20 - II serie - 1972

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENsh00004706