Garrulus glandarius

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Ghiandaia
Garrulus glandarius20.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Corvida
Famiglia Corvidae
Genere Garrulus
Specie G. glandarius
Nomenclatura binomiale
Garrulus glandarius
(Linnaeus, 1758)
Areale

Garrulus glandarius distribution.jpg

La ghiandaia (Garrulus glandarius (Linnaeus, 1758)) è un uccello passeriforme appartenente alla famiglia dei Corvidae[2].

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome scientifico della specie, glandarius, deriva dal nome tardo latino utilizzato per designare questi uccelli (come attestato negli scritti di Polemio Silvio), col significato di "produttore di ghiande" (in latino glans), in virtù delle abitudini alimentari di questi uccelli.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare nei pressi di Hamois.
Primo piano di ghiandaia.
Esemplare in volo a Brema mette in evidenza il caratteristico colore di ali e groppa.

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Misura 32-37 cm di lunghezza, per 129-197 g di peso e un'apertura alare di 52-58 cm[3].

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di uccelli dall'aspetto robusto, muniti di grossa testa squadrata e allungata con becco forte e conico e penne del vertice erettili che formano una cresta che l'animale alza in caso di eccitazione o interesse: le zampe sono forti, le ali arrotondate e digitate e la coda è piuttosto lunga (poco meno della metà del totale) e presenta estremità cuneiforme.

Il piumaggio è inconfondibile: l'area attorno alle narici, la gola, l'area attorno agli occhi ed il sottocoda sono di colore bianco puro, mentre fronte e vertice presentano penne bianche dalla punta nera. Ai lati del becco è presente un largo mustacchio nero che curva verso il basso fino al margine superiore del collo: nere sono anche le remiganti secondarie e quelle primarie (queste ultime solo nel terzo distale e alla base, essendo per il resto bianco-argentee) e la coda (anche questa bianca alla base). Le copritrici presentano un distintivo colore azzurro acceso, inframezzato da bande orizzontali nere orlate di bluastro, unico fra gli uccelli europei, che rende la ghiandaia inconfondibile anche in volo, assieme alle larghe bande alari bianche e nere. Il resto della livrea si presenta invece di colore grigio-beige con sfumature rosate, particolarmente evidenti su nuca e petto, mentre il ventre tende ad essere lievemente più chiaro e dorso e ali mostrano invece maggiore tendenza al grigiastro.
La livrea dei due sessi è simile, mentre sussistono variazioni anche consistenti a livello regionale: alcune popolazioni presentano occhi scuri anziché chiari, oppure testa interamente bianca, mentre in altre il bianco cefalico è assente, così come variabili sono la presenza e l'estensione delle bande bianche alari e l'intensità della sfumatura rossiccia del piumaggio.

Le zampe sono di colore grigio-nerastro, il becco è nero e gli occhi sono di un caratteristico colore grigio-azzurro.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare controlla i dintorni nel Dorset.
Esemplare si abbevera a Bussum.

La ghiandaia è un uccello che vive generalmente da solo, ma che può essere talvolta osservato anche in gruppetti, i quali si dimostrano tuttavia molto fluidi e facilmente tendenti allo sparpagliamento e alla dispersione dei singoli esemplari.
Questi uccelli, dalle abitudini di vita essenzialmente diurne, si muovono indifferentemente fra i vari strati delle aree boschive, passando al suolo il tempo impiegato per la ricerca del cibo, fra i cespugli e il sottobosco i periodi di riposo o di osservazione dei dintorni e fra i rami degli alberi i momenti di fuga dai predatori o le ore notturne.
Non di rado, le ghiandaie possono essere osservate mentre si fanno pulire il piumaggio dalle formiche rosse mediante la tecnica del "bagno di formiche".

Richiamo.

Il richiamo delle ghiandaie è inconfondibile: aspro e stridente, viene emesso molto frequentemente, e può essere udito soprattutto durante i mesi caldi. La ghiandaia è in grado inoltre di imitare i suoni percepiti nell'ambiente circostante, dal canto degli uccelli (compresi i richiami dei propri potenziali predatori, fra cui l'allocco) alla voce umana.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare con noce nel becco a Lodz.
Esemplare con nocciola nel becco nei pressi di Adana.

La ghiandaia è un uccello tendenzialmente onnivoro: la porzione carnivoro/insettivora della dieta di questi animali, preponderante durante la stagione riproduttiva (quando il fabbisogno energetico risulta aumentato dalle attività di corteggiamento e allevamento della prole) comprende grossi insetti e larve (particolarmente importante è la funzione di pesticida naturale che questo uccello svolge nelle pinete a pino nero, dove tiene a bada la processionaria), piccoli mammiferi (roditori, pipistrelli e topiragni) e rettili (lucertole, gechi e financo piccoli serpenti), nidiacei e uova di piccoli uccelli reperiti nei nidi (dei quali le ghiandaie, sebbene molto meno rispetto alle "cugine" gazze, sono grandi razziatrici). Come però intuibile sia dal nome comune che dal nome scientifico di questi uccelli, tuttavia, il cibo preferito della ghiandaia sono le ghiande, che costituiscono da sole più della metà della dieta di questo animale e che ne rappresentano la stragrande maggioranza del sostentamento durante i mesi freddi[3]: la porzione vegetale dell'alimentazione della ghiandaia comprende inoltre faggiole, castagne, noci, nocciole, granaglie, bacche (soprattutto more e sorbi) e frutti (in particolar modo mele e fichi).

Esemplare in volo con cibo nel becco.
Esemplare preleva arachidi da una mangiatoia sull'isola di Wight.

La ghiandaia è nota per essere molto attiva nello stipare il cibo in eccesso (soprattutto ghiande) in numerosi nascondigli posizionati nei ceppi, sotto la corteccia degli alberi o al suolo, in un ampio raggio (fino a 20 km di distanza dal sito di raccolta) del suo territorio, badando bene di non essere osservata da altri esemplari durante tale operazione[4]: tali provviste vengono accumulate durante tutto l'anno, con picchi verso la fine dell'estate, allo scopo di far fronte agli eventuali rigori dell'inverno con scorte di cibo adeguate[5].
Il fatto che un singolo esemplare possa seppellire circa un migliaio di ghiande l'anno ha fatto sì che prima dell'intervento umano le ghiandaie siano state il principale vettore d'espansione della farnia e del leccio[6], in particolar modo la rapida espansione di queste specie verso nord subito dopo la fine dell'ultima era glaciale sembrerebbe in massima parte attribuibile alla dispersione da parte di questi uccelli[7].

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Coppia al suolo in Israele.

La ghiandaia è un uccello rigidamente monogamo, nel quale le coppie tendono a rimanere insieme per molti anni.

Nido con uova e nidiacei in Polonia.

La stagione riproduttiva comincia verso la metà di aprile, una decina di giorni prima nel sud dell'areale (anche se nel Levante le prime deposizioni avvengono già in febbraio[3]) e un paio di settimane più tardi nel nord dello stesso[3]: ambedue i sessi collaborano in tutte le fasi dell'evento riproduttivo. Il maschio corteggia la femmina emettendo un canto rauco e sgraziato e facendole offerte di cibo[8].

Il nido, a forma di coppa appiattita, viene costruito fra i rami degli alberi o dei cespugli più alti (sebbene in genere non molto al di sopra dei due metri di quota) da ambedue i sessi intrecciando rametti, sterpi, fili d'erba e pagliuzze per la parte esterna e foderando l'interno con materiale più soffice, ma sempre di origine vegetale, come radichette e muschio.
All'interno del nido la femmina depone 4-7 uova di colore azzurro-grigiastro con rada picchiettatura di colore marrone-rossiccio, non di rado con screziature più evidenti verso il polo ottuso: le uova vengono covate da ambedue i genitori (che si alternano nell'incubazione) per circa 16-19 giorni, al termine dei quali schiudono pulli ciechi ed implumi.

I nidiacei vengono accuditi e imbeccati da ambedue i genitori: 19-23 giorni dopo la schiusa, essi cominciano a tentare l'involo, e dopo circa un'ulteriore decina di giorni tendono ad allontanarsi dal nido natio.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare a Leszno.
Esemplare in Finlandia.
Esemplare al bagno nell'Hampshire.

La ghiandaia occupa un vasto areale paleartico, che comprende gran parte dell'Europa (comprese le Isole Britanniche, mentre la specie è assente dal sud-ovest della penisola iberica, dall'Islanda e dalle porzioni centrali e settentrionali della penisola scandinava), i monti dell'Atlante in Nordafrica, la penisola anatolica, il Caucaso, il Levante, la Mesopotamia e le coste meridionali del Mar Caspio, e si estende ad est attraverso l'Asia centrale e la Siberia fino alla Manciuria (compresa l'isola di Sakhalin) e al Giappone, andando a sud (sebbene con areale disgiunto) fino all'Indocina (Birmania e coste settentrionali del golfo del Siam) e alle pendici meridionali dell'Himalaya.
In Italia la ghiandaia è diffusa in tutto il territorio nazionale, comprese le isole maggiori: nello Stivale e in Sicilia è presente la sottospecie albipectus, mentre in Sardegna abita l'endemica sottospecie ichnusae.

L'habitat di questi uccelli è rappresentato dalle foreste cedue e miste, con predilezione per le aree boschive a prevalenza di querce e carpini[3]: la ghiandaia si rivela tuttavia un uccello molto adattabile, che abita senza grossi problemi anche la taiga, le pinete e la macchia mediterranea. Questi uccelli, inoltre, sebbene tendano a rimanere piuttosto schivi, non risentono eccessivamente della presenza umana, colonizzando i giardini, i parchi e le aree alberate suburbane, non di rado beneficiando della presenza di acqua e cibo (sotto forma di granaglie reperibili nelle mangiatoie per uccelli di piccola taglia).

Sebbene sia un uccello tendenzialmente stanziale, la ghiandaia è un ottimo volatore, e soprattutto le popolazioni delle aree più fredde tendono a migrare verso climi più miti (o a quota più bassa, se si tratta di popolazioni montane) per sfuggire ai rigori invernali, seguendo pattern irregolari.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Esemplare della sottospecie nominale nei pressi di Bergogno.
Esemplare della sottospecie atricapillus a Gerusalemme.
Esemplare impagliato della sottospecie japonicum.

Se ne riconoscono ben 34 sottospecie[2]:


Esemplare della sottospecie (secondo alcuni specie a sé stante) bispecularis nel distretto di Chamoli.

Le sottospecie di ghiandaia possono a loro volta essere divise in otto gruppi:

  • Un gruppo glandarius, comprendente le prime undici elencate, accomunate dal vertice picchiettato di nero;
  • Un gruppo cervicalis a distribuzione nordafricana, comprendente le sottospecie cervicalis, minor e whitakeri, caratterizzate da nuca rossiccia, dorso grigiastro, lati della testa chiari;
  • Un gruppo atricapillus a distribuzione mediorientale, comprendente le sottospecie anatoliae, atricapillus, iphigeniae, krynickie samios, accomunate da testa chiara, nuca e dorso di colore uniforme e vertice nero;
  • Un gruppo monotipico hyrcanus delle foreste miste ircane del Caspio, piccolo e con fronte nera e nuca screziata;
  • Un gruppo brandtii comprendente appunto le sottospecie brandtii, kansuensis e pekingensis, accomunate da testa rossiccia, dorso grigio, corona screziata ed occhi scuri;
  • Un gruppo japonicus del Giappone centro-meridionale, comprendente le sottopecie japonicus, tokugawae e orii, accomunate da testa scura con vertice tessellato di nero e da un'ampia area bianca alare;
  • Un gruppo bispecularis della Cina e dell'Himalaya, comprendente le sottospecie bispecularis, interstinctus, persaturatus, sinensis e taivanus, accomunate dalla colorazione rosata senza grigio e con vertice di colore uguale al resto della testa, nonché dall'assenza di bianco alare;
  • Un gruppo leucotis del Sud-est asiatico, comprendente appunto leucotis e oatesi, con testa e fronte bianche, vertice nero e assenza di bianco alare;
Esemplare impagliato della presunta sottospecie lusitanicum.
Esemplare impagliato della presunta sottospecie yugoslavicus.

L'effettivo status tassonomico delle varie sottospecie è ancora lungi dall'essere chiarito del tutto: alcuni autori riconoscerebbero infatti anche le sottospecie armoricanus, caledoniensis (sinonimizzate con rufitergum) septentrionalis (sinonimizzata con la nominale), lusitanicum (sinonimizzata con fasciatus), yugoslavicus, jordansi (sinonimizzate con albipectus), oenops, theresae (sinonimizzate con minor), rhodus, zervasi, chiou, susianae, hansguentheri (sinonimizzate con anatoliae), nigrifrons (sinonimizzata con krynicki), caspius (sinonimizzata con hyrcanus), sewerzowii, bambergi, pallidifrons, kurilensis, ussuriensis (sinonimizzate con brandtii), diaphorus (sinonimizzata con pekingensis), namiyei, hiugaensis, schimoizumii (sinonimizzate con japonicus), insularis (sinonimizzata con taivanus), azureitinctus (sinonimizzata con interstinctus), rufescens, rubrosus e minhoensis (sinonimizzate con sinensis).
Altri autori, invece, propenderebbero per l'accorpamento di persaturatus a interstinctus, oltre all'abolizione della sottospecie oatesi (considerata un meticcio)[3].

I gruppi bispecularis e leucotis, inoltre, appaiono piuttosto distinti dagli altri, oltre che per la livrea, anche geneticamente e a livello di vocalizzazioni[9], tanto che alcuni autori sarebbero propensi ad elevarli al rango di specie a sé stanti coi nomi di G. bispecularis[10] e G. leucotis[11], rispettivamente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Garrulus glandarius, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2018.1, IUCN, 2017.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Corvidae, in IOC World Bird Names (ver 6.2), International Ornithologists’ Union, 2016. URL consultato il 6 maggio 2014.
  3. ^ a b c d e f (EN) Eurasian Jay (Garrulus glandarius), su Handbook of the Birds of the World. URL consultato il 20 maggio 2018.
  4. ^ Cheke, L. & Clayton, N., Eurasian jays (Garrulus glandarius) overcome their current desires to anticipate two distinct future needs and plan for them appropriately (PDF), in Biology Letters, vol. 8, 2011, p. 171–175, DOI:10.1098/rsbl.2011.0909, PMC 3297405, PMID 22048890.
  5. ^ Clayton, N. S.; Mellor, R. & Jackson, A., Seasonal patterns of food storing in the Jay Garrulus glandarius, in Ibis, vol. 138, 1996, p. 250–255, DOI:10.1111/j.1474-919X.1996.tb04336.x.
  6. ^ The holm oaks of Ventnor Downs, su National Trust.
  7. ^ Howe, H. F. & Smallwood, J., Ecology of Seed Dispersal, in Annual Review of Ecology and Systematics, vol. 13, nº 1, 1982, p. 201–228, DOI:10.1146/annurev.es.13.110182.001221.
  8. ^ Ostojić, L.; Shaw, R.; Cheke, L.; Clayton, N., Evidence suggesting that desire-state attribution may govern food sharing in Eurasian jays (PDF), in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 110, nº 10, 2013, p. 4123–4128, DOI:10.1073/pnas.1209926110, PMC 3593841, PMID 23382187.
  9. ^ Boesman, P., Notes on the vocalizations of Eurasian Jay (Garrulus glandarius), in HBW Alive Ornithological Note, nº 205, 2016.
  10. ^ (EN) Plain-crowned Jay (Garrulus bispecularis), su Handbook of the Birds of the World. URL consultato il 20 maggio 2018.
  11. ^ (EN) White-faced Jay (Garrulus leucotis), su Handbook of the Birds of the World. URL consultato il 20 maggio 2018.

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