Giacomo Racioppi

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Giacomo Racioppi
Giacomo Racioppi.jpg

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 4 marzo 1905 –
21 marzo 1908
Sito istituzionale

Giacomo Racioppi (Moliterno, 21 maggio 1827Roma, 21 marzo 1908) è stato uno storico, politico ed economista italiano.

Nel 2011, è stato inserito tra i "Migliori 150 servitori dello Stato", nell'ambito dell'iniziativa promossa dall'allora ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo Racioppi nacque a Moliterno da Francesco, insegnante di materie giuridiche e giudice di pace[2], che, in quanto liberale e carbonaro, aveva avuto una parte importante nei moti del 1820. Nel 1842 Racioppi, dopo aver seguito lo zio Abate (a cui era stato affidato nel 1833 perché si istruisse ed anche per tenerlo lontano dalla casa paterna controllata dalla polizia borbonica) prima a Cirigliano fino al '40 e poi a Spinoso, si trasferisce con lo zio ed un cugino a Napoli per concludere la sua istruzione[3].

Giunto a Napoli, spinto anche dall'atmosfera politica e sociale che si respirava nella capitale del Regno, spostò i suoi interessi verso gli studi in ambito letterario[4]. Nel 1845 il padre, che nel '42 era stato sindaco di Moliterno e nel '43 consigliere distrettuale, morì lasciando una situazione economica critica di cui il figlio si dovette fare carico[5]. Non partecipò direttamente ai moti del 1848, anche se come da tradizione famigliare fu sempre di sentimenti antiborbonici. Il 22 febbraio del 1849 venne comunque arrestato dopo aver chiesto di visitare un concittadino carcerato per aver partecipato a una congiura; in seguito all'arresto la sua casa venne perquisita e furono ritrovati vari scritti “sovversivi”.

Il caso venne discusso dal Consiglio di Guerra nel 1851 ma la sua detenzione nel carcere di Santa Maria Apparente, famosa prigione per detenuti politici, durò fino al 1853[6]. Comunque fu una permanenza fruttuosa, si trovava infatti insieme ai più importanti intellettuali dell'epoca ed ebbe anche la possibilità di frequentare le lezioni di economia politica tenute da Antonio Scialoja[7]. Nel luglio del 1852 fu trasferito alle carceri centrali di Potenza. Il 7 giugno 1853 fu rilasciato, iscritto nel registro degli attendibili politici e obbligato al domicilio coatto a Moliterno, dove visse, tranne una parentesi nel 1857 e nel 1860 a Napoli, fino al 1860. In questo periodo non scrisse molto, anche se vale la pena di segnalare Del principio e dei limiti della statistica del 1857 e Sui tremuoti della Basilicata relativo al terremoto del 1857 e pubblicato nel 1858, ma fu un periodo di studi fecondi su storia ed economia ed in cui il suo pensiero si formò e assunse forma moderata[8].

Nel 1859 si sposò con Vincenzina Gilberti da cui in seguito ebbe tre figli. Gli avvenimenti legati alla spedizione dei Mille lo trovano ancora a Moliterno, non partecipò direttamente a moti o congiure anche se s'impegnò attivamente nel governo dittatoriale di Garibaldi. Fu chiamato a far parte della Giunta Centrale di Amministrazione e nominato segretario della provincia, carica che, durante le assenze del governatore, lo pose a capo della Lucania. La sua azione fu svolta con perizia ed energia. Presentatosi come candidato al parlamento in tre collegi (Lagonegro, Tricarico e Chiaromonte) perse nel primo ma vinse negli altri due; tuttavia rinunciò al seggio, dovendo, per incompatibilità, scegliere tra l'elezione e l'incarico di segretario[9].

L'8 settembre 1860 divenne consigliere della prefettura di Potenza e in questa veste si trovò, a partire dal 23 dicembre, alla guida della Lucania fino al 28 aprile 1861 quando venne nominato quale governatore il barone piemontese Giulio De Rolland. De Rolland ebbe seri dubbi sull'operato di Racioppi, sospettando presunte omertà e ambiguità sui fatti avvenuti nella regione durante il brigantaggio,[10] oltreché un'eventuale connivenza tra lui e il capobrigante Carmine Crocco. Il Racioppi comunque si dimise dall'amministrazione prefettizia ritirandosi vita privata e vivendo nel suo paese natale fino al 1874; in quell'anno fu nominato direttore della Statistica al Ministero dell'agricoltura, successivamente fu reggente del Banco di Napoli (fino al 1896) in seguito consigliere di Stato e infine fu nominato senatore nel 1905[11]. Si spense tre anni dopo.

Studi su Giacomo Racioppi[modifica | modifica wikitesto]

Un sintetico saggio sul Racioppi è stato scritto da Antonio Lotierzo (per la Edisud di Salerno, nel 1986)[12] che ne ha sottolineato la grandezza come storico in quanto il Racioppi si rende cosciente della necessità di attuare, prima della storia lucana, una critica delle fonti (preziose le sue critiche alle epigrafi medievali inventate) di demolire la storia romanzata e l'agiografia patriottica e di mettere al centro dell'indagine i documenti, visti come monumenti da indagare con l'ermeneutica e la propria prospettiva.

In questo saggio viene raccontato come Racioppi, nascondendosi dietro lo pseudonimo di Homuncilus, nel 1875, descrivesse la sua repulsione verso la storia retorica e verso quella storiografia agiografica che era molto diffusa nel napoletano. Altro merito che viene riconosciuto al Racioppi storico è quello di aver valorizzato anche i flussi di popolazione e cultura greco-bizantina, penetrata anche con il monachesimo, che migliorò l'agricoltura, sottraendo tante terre lucane alle foreste, dato interpretativo che bilancia la romanità o l'italianità delle genti di Basilicata.

Racioppi fu quindi un lucano modesto e pieno di consapevole umiltà; la sua vita fu spesa al lavoro paziente ed al silenzio produttivo, in questo senso costituisce ancora oggi un esempio di moralità dello storico, che sempre deve essere presente nelle battaglie del suo tempo contemporaneo ma che deve anche sapere trovare in quel silenzio produttivo la meditazione critica dei tempi e secoli trascorsi: secondo Lotierzo è questa l'attualità etica della figura del Racioppi da tramandare e trasmettere alle generazioni future.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I 150 migliori servitori dello Stato
  2. ^ Gaetano Cingari, Brigantaggio. Proprietari e contadini nel sud (1799–1900), pag. 148
  3. ^ Gaetano Cingari, op. cit., pag. 149
  4. ^ Gaetano Cingari, op. cit., pag. 150
  5. ^ Gaetano Cingari, op. cit., pag. 154
  6. ^ Gaetano Cingari, op. cit., pag. 158
  7. ^ Gaetano Cingari, op. cit., pag. 160
  8. ^ Gaetano Cingari, op. cit., pagg. 161–162
  9. ^ Gaetano Cingari, op. cit., pag. 169
  10. ^ Tommaso Pedio, 1994, p. 255.
  11. ^ Gaetano Cingari, op. cit., pag. 170
  12. ^ http://www.antoniolotierzo.com/index_file/Page350.htm

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Storia della Lucania e della Basilicata, Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG, 2 voll., 1970. (prima edizione: Ermanno Loescher & C., Roma, 1889)
  • Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata, 2 voll., Roma, Ermanno Loescher & C., 1889.
  • Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860, pag. 407, Bari, Editore Laterza (prima edizione: Tip. Morelli, pagg. 343, Napoli).
  • Antonio Genovesi, Napoli, 1958 (prima edizione: Morano Libraio – Editore, Napoli).
  • Carlo de Cesare, Firenze, 1883.
  • Giacinto Albini, Roma, 1884.
  • Ricordi spiccioli di storia letteraria, Tipografia Santanello, Potenza, 1880.
  • Notizie storiche del Ponte sull'Agri, Napoli, 1856.
  • S. Maria Apparente, Strenna della R. Tipografia Giannini, a. IV, 1892.
  • Della letteratura del popolo della Basilicata, estratto da “Bazar delle Scienze, Lettere e Arti”, fasc. II, vol. IV, Napoli, 1855.
  • L'agiografia di San Laverio del MCLXII, p. 172, Barbera, Roma, 1881.
  • Gli Statuti della Bagliva delle antiche comunità del napoletano, Archivio Storico per le Province Napoletane, II (pagg. 347-377) – III (pag. 508), a. VI, 1884.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Brigantaggio – Proprietari e contadini nel sud (1799–1900), Gaetano Cingari, Editori Meridionali Riuniti, Reggio Calabria, 1976.
  • Per Giacomo Racioppi, Commemorazione anniversaria, E. Ciaceri, Roma, 1909.
  • Prefazione di Pietro Lacava alla Storia dei moti…
  • Giacomo Racioppi attraverso la corrispondenza con lo zio Abate Antonio, D. Sabella, pagg. 899–952, Realtà del Mezzogiorno, nn. 8–9, agosto–settembre 1971.
  • Giacomo Racioppi e il suo tempo, AA. VV., Galatina, 1975.
  • Giacomo Racioppi. L'attualità del pensiero e dell'opera nella storia della Basilicata, D. Cosimato, Athena Mediterranea, p. 159, Napoli, 1973.
  • Giacomo Racioppi, Antonio Lotierzo, Edisud, Salerno, 1983
  • Tommaso Pedio, Storia della Basilicata raccontata ai ragazzi, Congedo Editore, 1994, ISBN 88-365-2141-X.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN61922513 · ISNI: (EN0000 0000 8344 116X · SBN: IT\ICCU\CFIV\112553 · BNF: (FRcb10449802r (data) · BAV: ADV10260137