Participio

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Il participio è un modo verbale molto vicino all'aggettivo e al sostantivo. Deve il suo nome al fatto che partecipa (in latino partem capit, cioè prende parte) a queste categorie. Ha in italiano due tempi, il presente e il passato.

  • Gli usi del participio presente come verbo (volante, dormente, rimanente) sono poco frequenti nelle lingue romanze, dove le forme hanno in genere più la funzione di aggettivi e sostantivi.
  • Il passato (es.: volato, dormito, rimasto), invece, è di importanza fondamentale per i loro sistemi verbali, il che è evidente nella formazione di tempi composti come il passato prossimo.
  • Diverse lingue come il latino dispongono inoltre di una forma del futuro.

Il participio presente[modifica | modifica wikitesto]

In latino il participio presente era un tempo raramente irregolare, per cui questa regolarità è stata trasferita anche in italiano. Si forma in questo modo: le desinenze del modo infinito vengono sostituite da quelle del participio presente (-ante, -ente -ente.)

coniugazione -are
es. cantare
-ere
es. contenere
-ire
es. agire
participio presente -ante (cant-ante) -ente (conten-ente) -ente (ag-ente)
  • Le forme irregolari componente, controproducente, nulladicente, contraente ecc. seguono le particolarità dell'imperfetto indicativo;
  • per le forme in -iente, si rimanda alla voce sulla terza coniugazione: participi in -iente.

Questa forma verbale sostituisce in genere una proposizione relativa, come mostrano gli esempi:

  • abbiamo qui una scatola contenente diversi oggetti piccolissimi ('che contiene');
  • si tratta di un uccello proveniente dall'Africa ('che proviene');
  • questa è una parola derivante dal latino ('che deriva').

Sotto forma di verbo vero e proprio, il participio presente è raro. Più spesso, il verbo al participio presente dà luogo a dei sostantivi (assistente, insegnante, badante) oppure a degli aggettivi (pesante, indisponente, mancante), tutti casi in cui il genere è invariabile (sia maschile che femminile). Talvolta possono formarsi degli avverbi (come durante, dal verbo durare). Il processo di derivazione può essersi originato tanto durante gli sviluppi della lingua italiana, quanto ai tempi del latino. Sopravvivono, tra le eredità dirette dal latino, delle locuzioni del tipo volente o nolente, come anche delle parole formatesi a partire da un verbo latino o caduto in disuso:

  • assente, da absentem, participio presente, vedi verbo latino abesse ('essere assenti')
  • presente participio presente formato secondo il procedimento contrario del precedente
  • nonostante, composto da non e da obstantem, participio presente, vedi verbo latino obstare ('essere contrari')

In questi casi, non è raro che il verbo di partenza sia quasi irriconoscibile, tanto nella forma quanto nel significato.

Ritornando all'uso più tipicamente verbale, va detto che in passato era riscontrabile molto più di frequente, come testimoniano varie fonti letterarie create durante la storia della letteratura italiana. L'uso sotto forma di verbo sopravvive principalmente in testi particolarmente articolati, prodotti in contesti spesso formali:

  • I contribuenti aventi diritto ad un rimborso dovranno rivolgersi alla banca X.

Laddove lo stile nominale viene portato alle estreme conseguenze (con estrema elaborazione dell'enunciato), il participio presente viene di tanto in tanto usato per generare una forma composta: si utilizza infatti un costrutto ottenuto con il presente del verbo ausiliare avere ed il participio passato del verbo da coniugare. Il risultato sarà qualcosa del tipo

  • saranno invitati i soci aventi partecipato alle sessioni dell'anno precedente.

In questo caso, aventi partecipato rappresenta ciò che in una frase subordinata esplicita andrebbe indicato con una relativa al passato (che hanno partecipato), di qui una sorta di calco linguistico che genera una forma verbale inesistente nel sistema. Rispetto a partecipanti, la differenza sta nel fatto che l'azione è da considerarsi compiuta. Si tratta di strutture sintattiche di lusso, particolarmente apprezzate nell'italiano burocratico, dove spesso si evita di coniugare per far posto invece a modi come il participio e il gerundio. Una forma paragonabile ottenuta con l'ausiliare essere non è possibile dato che in questi casi la grammatica italiana prevede già un uso del participio passato.

Il participio passato[modifica | modifica wikitesto]

Il participio passato italiano è derivato direttamente da quello latino che era un tempo molto irregolare, poiché derivava da un tema diverso da quello del presente, quello del supino.

Formazione del participio passato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Verbi irregolari italiani.

In italiano il participio passato, assieme al passato remoto è il tempo più irregolare. Nelle forme regolari le desinenze del modo infinito vengono sostituite da quelle del participio passato (-ato, -uto -ito.)

coniugazione -are
es. cantare
-ere
es. contenere
-ire
es. agire
participio passato -ato (cantato) -uto (contenuto) -ito (agito)

Il verbo essere è difettivo del participio passato e forma i tempi composti col participio del verbo stare (stato).

Per quanto riguarda la posizione dei pronomi atoni, vedi la sezione altri progetti.

Prima coniugazione[modifica | modifica wikitesto]

La quasi totalità dei verbi della prima coniugazione (-are) è regolare. L'unica eccezione è il verbo fare, che apparteneva in origine alla seconda. La forma del participio passato è fatto, che presentano anche parecchi suoi composti (contraffare>contraffatto).

Seconda coniugazione[modifica | modifica wikitesto]

I verbi della seconda coniugazione (-ere) sono in genere irregolari. Per la distinzione la coniugazione si divide in due classi, derivate dalla seconda e dalla terza coniugazione latina.

I verbi in -ere con la vocale tematica e quindi con la penultima sillaba accentata (come volére): sono generalmente regolari (tenere>tenuto); non mancano tuttavia eccezioni:

  • participio passato in -so (parere>parso, valere>valso);
  • participio passato in -sto (rimanere>rimasto, vedere>visto);

Per quanto riguarda i verbi in -ere con vocale tematica non accentata e quindi con accento sulla terzultima sillaba (come scrìvere) le forme regolari sono poche.[1] Le forme principali sono:

  • participio passato in -so (fondere>fuso);
  • participio passato in -sso (concedere>concesso);
  • participio passato in -to (vivere>vissuto);
  • participio passato in -tto (rompere>rotto);
  • participio passato in -sto (porre>posto).

Terza coniugazione[modifica | modifica wikitesto]

I verbi della terza coniugazione (-ire) sono generalmente regolari. Le eccezioni sono:

  • i verbi in -consonante+rire formano il participio passato in -erto (aprire>aperto, (s)offrire>(s)offerto);
  • i verbi in -vocale+rire formano il participio passato generalmente in -rso (apparire>apparso, mapreferire>preferito)
  • altri verbi sono totalmente irregolari (morire>morto; venire>venuto).

Verbi difettivi e casi particolari[modifica | modifica wikitesto]

Possono mancare, nei cosiddetti verbi difettivi, le forme di verbi come competere, divergere, esimere, prudere, stridere. Per quanto riguarda il verbo splendere, il participio splenduto è oggi in disuso. Altre volte si hanno due forme (succedere>succeduto, successo).

  • Il verbo succedere ha due forme con significati diversi, una regolare succeduto (=subentrato) e una irregolare successo (=accaduto).
  • Allo stesso modo provvedere ha due participi di significato diverso: provvisto (=fornito) e provveduto (=che ha provveduto).
  • Analogamente il verbo riflettere ha due participi di significato diverso: riflettuto (=meditato) e riflesso (=rispecchiato).
  • Il verbo bisognare ha il participio passato (bisognato), ma la formazione dei tempi composti è in disuso, specie se usato in modo impersonale (es. è bisognato andare).

Il participio passato nella coniugazione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Passato prossimo.

Il participio passato viene usato soprattutto per la formazione dei tempi composti come il passato prossimo o il trapassato prossimo, in combinazione con gli ausiliari essere ed avere (Sono andata; ho mangiato). La sua vicinanza alla categoria di aggettivo è confermata dal fatto che le forme coniugate con essere, al pari dell'aggettivo, vanno accordate per numero e genere al soggetto a cui si riferiscono.

Combinate agli ausiliari essere e venire, le forme di participio passato dei verbi transitivi sono usate per la formazione del passivo: Il topo è stato mangiato; voi non siete stati criticati. Anche in questo caso, le forme vanno accordate per genere e numero al soggetto.

Non esistono forme femminili o plurali dei verbi che, malgrado siano intransitivi, vengono coniugati con avere (pranzare, sparlare).

Per le regole e i dubbi linguistici sull'accordo del participio (Lucio mi ha lasciato/a, la panna che avete montato/a, non l'ho dimenticato/a), vedi capitolo sulla formazione del passato prossimo.

Il participio passato nelle proposizioni subordinate[modifica | modifica wikitesto]

Un uso specifico di questa forma verbale si ritrova inoltre nella subordinazione implicita. Questo vuol dire che la forma del participio passato va a sostituire un verbo coniugato.

  • Uscita di casa, Sara si è guardata intorno

equivale dunque a

  • Dopo che era uscita di casa, Sara si è guardata intorno.

Il vantaggio di questo costrutto sta nell'enorme semplificazione dell'enunciato.

Le forme verbali del participio nella frase subordinata (uscita di casa) indicano anteriorità temporale rispetto al tempo indicato nella frase principale (l'azione indicata dal verbo uscire risulta dunque anteriore rispetto a quella di guardare).[2]

La funzione del participio nella subordinata è spesso quella di permettere la formazione di una proposizione temporale, come indicato nell'esempio appena illustrato. Oltre che in questo tipo di frase secondaria, il participio passato può essere usato con altre accezioni; si ricorda innanzitutto la proposizione relativa implicita:

  • Sono state ritrovate le scarpe della ragazza uccisa la settimana scorsa.

La subordinata implicita verrebbe altrimenti esposta con un'intera subordinata esplicita (la ragazza che era stata uccisa).

Il participio passato viene inoltre usato nella proposizione causale implicita:

  • Provocata, la scimmia ha morso l'ospite dello zoo,

laddove provocata sta per siccome era stata provocata.

Esiste inoltre una funzione del participio passato nella proposizione concessiva:

  • Pur se provocata ripetutamente, la scimmia non ha morso l'ospite dello zoo.

Il costrutto risulta molto semplificato rispetto a strutture del tipo malgrado fosse stata provocata ripetutamente, la scimmia non ha morso l'ospite dello zoo.

Il participio passato nella formazione di parole[modifica | modifica wikitesto]

Come accennato, il participio si avvicina di molto alle categorie di aggettivo e verbo: sotto forma di aggettivo, il participio passato è molto diffuso. Può avere significato passivo (una risposta sbagliata; un progetto fallito; una domanda scritta) oppure attivo (il topo morto).

Il participio passato è abbastanza comune anche nella formazione dei sostantivi: la scossa, la sgridata, il delegato, il fatto, la messa, lo stato, la corsa, il corso (derivazione da verbo a sostantivo).

Spesso, le parole in questione provengono direttamente dal participio passato della forma in latino.

Dal participio passato derivano inoltre i suffissi -ata ed -ato, utilizzati per la formazione di parole da sostantivo a sostantivo. Per esempio, accanto al sostantivo pagliaccio troviamo la pagliacciata: al femminile, si tratta di derivati che indicano per lo più un'azione (la gomitata, la porcata) oppure il suo risultato (la spaghettata, la peperonata); indicano invece piuttosto uno stato o una carica i sostantivi maschili formati con il suffisso -ato (marchesato, celibato, protettorato).

Il participio futuro[modifica | modifica wikitesto]

L'italiano ha perso il participio futuro latino, per cui per tradurre da questa lingua (o da altre dove esiste) è necessaria una perifrasi.

Alcune parole danno un'idea di quello che è stato, fondamentalmente, il participio futuro latino:

  • nascituro (che sta per nascere)
  • venturo (che verrà).
  • duraturo (originariamente, "che durerà"; nell'evoluzione della lingua ha assunto il significato corrente di "destinato a durare")

Si tratta di forme che indicano un'azione che si avvererà nel futuro.

La stessa parola futuro deriva dal participio futuro del verbo essere latino: futurus, ossia che sarà.

Il participio in alcune lingue[modifica | modifica wikitesto]

Latino[modifica | modifica wikitesto]

Il participio presente (portāns) e il participio perfetto (portātus) corrispondono all'incirca alle forme dell'italiano (rispettivamente, participio presente e passato). Come detto, manca in italiano il participio futuro (portātūrus). Nel caso ideale, le tre forme corrispondono ai seguenti significati:

  • Puer portāns, 'Il ragazzo che porta' (presente)
  • Puer portātus, 'Il ragazzo portato' (perfetto)
  • Puer portātūrus, 'Il ragazzo che sta per portare' (futuro).

Mentre tra queste forme quelle presente e futura sono attive, quella passata (perfetto) è invece passiva.

Per quanto riguarda i tempi composti, voci verbali paragonabili per forma al passato prossimo in latino non esistono, ma il participio perfetto viene usato per il passivo dei tempi perfettivi, come il perfetto e il trapassato:

  • Laudātus sum, 'Sono stato lodato'
  • Laudātus eram, 'Ero stato lodato'.

Si ricorda inoltre che il participio latino offre ampie possibilità di formazione della frase grazie all'ablativo assoluto, una costruzione assai diffusa per la subordinazione implicita.

Per concludere una tabella con alcuni esempi. Le forme latine hanno caratteristiche aggettivali e sono quindi variabili.

Verbi
portāre terrēre petere audīre
Presente portāns, –antis terrēns, –entis petēns, –entis audiēns, –entis
Perfetto portātus, –a, –um territus, –a, –um petītus, –a, –um audītus, –a, –um
Futuro portātūrus, –a, –um territūrus, –a, –um petītūrus, –a, –um audītūrus, –a, –um

Il participio futuro, infine, unito alla forma del verbo esse (essere) coniugato dà vita ad una costruzione detta perifrastica attiva, che in italiano si traduce con locuzioni diverse a seconda del contesto (imminenza o intenzionalità di un'azione); le più comuni sono stare per, avere intenzione di, essere sul punto di.

  • Predicaturus sum: 'Sto per predicare'
  • Venturi sumus: 'Abbiamo intenzione di venire'
  • Moriturus erat: 'Era sul punto di morire'

Greco antico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sistema verbale del greco antico.
Tabella del participio presente attivo di ὀρμάω

Il participio nel greco antico ha funzione prettamente nominale, è qualcosa che "partecipa" all'azione della principale[3], e segue la declinazione di un normale sostantivo o aggettivo; nelle varie rese della proposizione secondaria, il participio in greco può avere la funzione di sostantivo con articolo precedente, attributiva, predicativa, e congiunta.

Il participio attivo, eccettuato il perfetto, è caratterizzato dal suffisso -ντ- (femminile -ντ+j) e si aggiunge ai temi temporali dei tre generi maschile, femminile e neutro + la relativa desinenza del caso e numero[4], salvo poi cadere provocando l'allungamento di compenso della vocale tematica. Nei temi temporali tematici (presenti, futuro, aoristo II forte) il suffisso si aggiunge al tema del verbo tramite la vocale tematica -ε-/ο-. Poiché è -ο- quando il suffisso inizia per nasale, il tema temporale del participio esce sempre in -οντ; la terminazione del nominativo singolare del participio è-ων, ουσα, ον (da *οντ, *οντjα, *οντ).

Nei temi temporali atematici (presenti atematici, aoristo I debole e III fortissimo, e aoristo passivo), il suffisso -ντ si aggiunge direttamente al tema temporale, mancando esso di vocale tematica: il nominativo maschile singolare è sigmatico, la vocale finale del tema, con la caduta di -ντ, davanti a sigma, subisce l'allungamento di compenso. Se la vocale del tema temporale è -ο (presenti atematici, aoristo III) la terminazione del participio è -ους, ουσα, ον (raramente ουν al neutro). Se la vocale finale del tema è -α (presenti atematici, aoristo I, aoristo III) nei verbi in -μι, la terminazione è -ας, ασα, αν. Se la vocale finale del tema è -ε, la terminazione è -εις, εισα, εν. Se la vocale del tema è -υ, la terminazione viene -υς, υσα (e non ουσα), υν.

Il participio attivo si declina sempre per il maschile e neutro, secondo la III declinazione, per il femminile secondo la I declinazione femminile dell'α impuro breve.

Il participio passivo (o mediopassivo in questo caso), si forma nella stessa maniera sia per i verbi tematici che atematici, ad eccezione dell'aoristo passivo, mentre per il futuro passivo si usano le desinenze qui sotto riportate, precedute dal suffisso caratteristico -θη, eccettuati casi particolari di caduta di questo, fenomeno che può avvenire anche nell'aoristo passivo per contrazione. Il maschile e il neutro si formano con il radicale -μεν + i termini desinenziali della II declinazione, per il femminile invece lo stesso radicale + le desinenze della I declinazione femminile in α impuro lungo.[5]

  • M -μενος
  • F -μένη
  • N -μενον

Il participio perfetto è un caso a parte, rciorre al doppio suffisso -οτ-/-οσ (dall'originale *ϝοτ/*-ϝοσ-); il suffisso -οτ forma tutta la declinazione del maschile e del neutro, facendo rimanere sempre l'accento sull'ο, mentre dal suffisso -οσ derivano il nominativo allungato in -ως, e il nominativo neutro in puro tema -ος.[6] Il femminile attivo si è formato dal grado zero del suffisso *ϝσ- > -υσ, con aggiunta del suffisso femminile -jα tipico del participio attivo greco. Con la trasformazione in u del digamma, e successiva caduta di sigma e vocalizzazione di j, si ha il suffisso + desinenza del nominativo femminile singolar in -υια con allungamento dell'accento in circonflesso. La declinazione segue l'alfa puro lungo della I femminile.

Naturalmente è inutile dire che, ad eccezione del perfetto raddoppiato sia attivo che passivo, anche il participio come il congiuntivo, l'ottativo e l'imperativo non ha l'aumento nella coniugazione.

Per la forma passiva del participio perfetto, esso segue sempre la terminazione -μενος-ενη-ενον, solo che ha la caratteristica di avere l'accento fissato sulla vocale dopo il -μ.

Ecco degli esempi di participio, quello tematico presente attivo e passivo di γράφω, e l'atematico di τίθημι.
N.B.: sia nella declinazione che nella coniugazione dei verbi occorre ricordarsi sempre delle leggi dei tre tempi riguardo l'accento, soprattutto per quanto concerne il cambiamento di timbro vocalico nelle apofonie, o nelle contrazioni dei verbi contratti.

Formazione tematica del presente (attiva e media)

Singolare

  • Maschile
    • N: γράφων - όμενος
    • G: γράφοντος - ομένου
    • D: γράφοντι -ομένῳ
    • A: γράφοντα -όμενον
    • V: γράφον (puro tema) -όμενε
  • Femminile
    • N: γράφουσα - ομένη
    • G: γραφούσης -ομένης
    • D: γραφούσῃ -ομένῃ
    • A: γράφουσαν -ομένην
    • V: γράφουσα -ομένη
  • Neutro
    • N: γράφον -όμενον
    • G: γράφοντος -ομένης
    • D: γράφοντι -ομένῃ
    • A: γράφον -όμενον
    • V: γράφον -όμενον

Duale

  • Maschile (il duale è uguale sia al maschile che al neutro)
    • N.A.V.: γράφοντε -ομένε
    • G.D.: γραφόντοιν -ομένοιν
  • Femminile
    • N.A.V.: γραφούσα -ομένα
    • G.D.: γραφούσαιν -ομέναιν

Plurale

  • Maschile
    • N: γράφοντες -όμενοι (οι è breve)
    • G: γραφώντων -ομένων
    • D: γράφουσι -ομένοις
    • A: γράφοντας -ομένους
    • V: γράφοντες -όμενοι
  • Femminile
    • N: γράφουσαι - όμεναι
    • G: γραφουσῶν (tipicità della I declinazione, di avere il circonflesso sempre nella stessa posizione nel genitivo plurale) -ομενῶν
    • D: γραφούσις -ομέναις
    • A: γραφούσας -ομένας
    • V: γράφουσαι -όμεναι
  • Neutro
    • N: γράφοντα -όμενα
    • G: γραφώντων -ομένων
    • D: γράφουσι -ομένοις
    • A: γράφοντα -όμενα
    • V: γράφοντα -όμενα

Formazione tematica del presente (attiva e media)

Nei temi temporali atematici (presenti atematici, aoristo I debole e III fortissimo, e aoristo passivo), il suffisso -ντ si aggiunge direttamente al tema temporale, mancando esso di vocale tematica: il nominativo maschile singolare è sigmatico, la vocale finale del tema, con la caduta di -ντ, davanti a sigma, subisce l'allungamento di compenso. Se la vocale del tema temporale è -ο (presenti atematici, aoristo III) la terminazione del participio è -ους, ουσα, ον (raramente ουν al neutro). Se la vocale finale del tema è -α (presenti atematici, aoristo I, aoristo III) nei verbi in -μι, la terminazione è -ας, ασα, αν. Se la vocale finale del tema è -ε, la terminazione è -εις, εισα, εν. Se la vocale del tema è -υ, la terminazione viene -υς, υσα (e non ουσα), υν.
Conoscendo queste regole, si prenderà l'esempio del participio uscente in -ει (esempio di verbi come τίθημι), e si vedranno solo le desinenze, che cambiano di vocale in base alla terminazione degli stessi atematici:

Tabella della declinazione del participio presente di τίθημι - ἵστημι - δίδωμι

Attivo e medio (maschile, femminile, neutro)

Per abbreviare il procedimento, si inseriranno solo le tre desinenze di ciascun genere, caso e numero, la diatesi attiva sarà inframmezzata dalla passiva mediante la /.

  • Singolare
    • N: -έις - εῖσα -έν / -έμενος - εμένη - έμενον
    • G -έντος - είσης - έντος / -εμένου - εμένης - εμένου
    • D -έντι - είσῃ - έντι / -εμένῳ - εμένῃ - εμένῳ
    • A -έντα - εῖσαν - έν / - έμενον -εμένην - έμενον
    • V -έις - εῖσα -έν / -έμενε - εμένη - έμενον
  • Duale
    • N.A.V.: -έντε -είσα - έντε / -εμένω - εμένα -εμένω
    • G.D.: -έντοιν - είσαιν -έντοιν / -εμένοιν - εμέναιν -εμένοιν
  • Plurale
    • N: -έντες - εῖσαι - εντα / -έμενοι - εμέναι - έμενα
    • G: -έντων - εισῶν - έντων / -εμένων - εμενῶν - εμένων
    • D: -εῖσι - είσαις -εῖσι / -εμένοις - εμέναις - εμένοις
    • A: -έντας - είσας -έντας / -εμένους - εμένας - έμενα
    • V: -έντες - εῖσαι -έντες / -έμενοι - εμέναι - έμενα

Francese[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: passé composé.

Il participio presente francese, simile a quello italiano, si forma con la terminazione -ant: (da chanter abbiamo chantant = 'che canta'; da voir abbiamo voyant = 'che vede, vedente'; da croire si ottiene croyant = 'che crede, credente'). L'uso come aggettivo o sostantivo è il più normale:

  • Voilà un étudiant ('ecco uno studente')

Quando viene utilizzato come aggettivo o sostantivo si coniuga (come è normale) in genere e numero.

In francese, il participio passato si forma, come in italiano, secondo le varie coniugazioni ed ha funzioni analoghe:

  • Je suis parti ('sono partito/andato via', passato prossimo)
  • Il a été assassiné ('è stato assassinato', formazione del passivo)
  • Un livre perdu ('un libro perduto', aggettivo passivo)
  • Une langue morte ('una lingua morta', aggettivo attivo)
  • Les mots et les faits ('le parole e i fatti', sostantivo)

I verbi della prima coniugazione, quelli che terminano in -er, formano il participio passato con la desinenza -é, per cui da assassiner si avrà assassiné. I verbi che terminano in -ir cambiano la desinenza in -i; da partir si ottiene parti. I verbi del terzo gruppo, che terminano in -re e oir, sono spesso irregolari: l'esito più comune è comunque in -u (ad esempio perdu come nel verbo perdre).

Il participio può essere usato in forma composta, prendendo le veci del gerundio passato italiano (oppure della forma composta del participio presente italiano):

(FR)

«La Cigale, ayant chanté
Tout l'été,
Se trouva fort dépourvue
Quand la bise fut venue»

(IT)

«La cicala, avendo cantato
per tutta l'estate,
si trovò senza provviste
quando l'inverno arrivò»

(Jean de La Fontaine, La cicala e la formica)

Inglese[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda il participio presente, la terminazione in inglese è -ing.

Le forme del gerundio si confondono con quelle del participio presente. Mentre il gerundio viene usato per i verbi sostantivati, la forma usata per costruire la perifrasi progressiva è considerata in inglese come participio. Seguono alcuni esempi di participio presente inglese:

  • Perifrasi progressiva: Jim was sleeping ('Jim stava dormendo')
  • Funzione di aggettivo: Sleeping beauties ('Bellezze dormenti/che dormono')
  • Modificazione della frase, proposizione subordinata: John went on, speaking very slowly ('John continuò, parlando molto lentamente').

In inglese, il participio passato si forma con la terminazione -ed, tranne che per i verbi irregolari. Si riportano alcuni esempi:

  • Forma verbale composta, del passato, present perfect: Mary has accepted ('Maria ha accettato')
  • Formazione del passivo: Mary was accepted ('Maria era/è stata/fu accettata')
  • Funzione di aggettivo, in senso attivo: our fallen comrades ('i nostri camerati caduti')
  • Funzione di aggettivo, in senso passivo: the United States ('gli stati Uniti')

Tedesco[modifica | modifica wikitesto]

Nella lingua tedesca, le forme del participio sono simili per funzione a quelle di altre lingue europee. La forma non viene usata per la perifrasi progressiva.

Il participio presente si forma sostituendo la terminazione -en dell infinito con -end. Esempio:

fliegen ('volare') - fliegend.

Ne deriva una forma che va solitamente declinata come un aggettivo:

  • Der fliegende Hölländer
  • L'olandese volante

Esistono forme nominali: da studieren avremo die Studierenden ('le studentesse/gli studenti').

Il participio passato dei verbi regolari si forma in genere sostituendo la terminazione -en in -t e apponendo il prefisso ge-:

lieben ('amare'): geliebt ('amato'); haben ('avere'): gehabt ('avuto').

Per la formazione dei tempi composti e del passivo, il participio passato va alla fine della frase:

  • Ich habe die Kinder geliebt ('ho amato i bambini')
  • Das Kind wird geliebt ('il bambino viene amato')

Esistono degli usi aggettivali (die verkaufte Braut, 'la sposa venduta') oppure nominali (Die Gelehrten, 'gli studiosi').

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ per i verbi irregolari, rimandiamo alla lista essenziale qui proposta; alcune irregolarità: bere, bevuto; chiedere, chiesto; chiudere, chiuso; correggere, corretto; correre, corso; cuocere, cotto; decidere, deciso; dividere, diviso; essere, stato; leggere, letto; mettere, messo; nascere, nato; perdere, perduto/perso; piangere, pianto; prendere, preso; proporre, proposto; rimanere, rimasto; rispondere, risposto; rompere, rotto; scegliere, scelto; scrivere, scritto; scuotere, scosso; spingere, spinto; succedere, successo/succeduto (a seconda del significato); tradurre, tradotto; trarre, tratto; vedere, visto/veduto; vincere, vinto; vivere, vissuto. o alle tabelle automatiche: [1]; Copia archiviata, su logosconjugator.org. URL consultato il 14 gennaio 2007 (archiviato dall'url originale l'11 ottobre 2006).
  2. ^ Le forme del participio passato possono avere valore passivo: in questo caso, si accorda per genere e numero all'oggetto semantico (le lettere): buttate via le lettere, Giorgio è andato via. Si parla in questi casi di participio assoluto, una costruzione che ricorda quella latina dell'ablativo assoluto.
  3. ^ Antonio Aloni, La lingua dei Greci. Corso propedeutico, Carocci editore, 2003, p. 152
  4. ^ Aloni, Op. cit, ibidem
  5. ^ Aloni, p. 107
  6. ^ Aloni, p. 162

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Grammaire du français, Paris, Hachette 1991. ISBN 2-01-015601-3
  • Katerinov, K., La lingua italiana per stranieri, corso superiore, Perugia, Guerra 1976.
  • Serianni, L., Grammatica italiana; italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET 1989.
  • Schmecken, H. Orbis Romanus, Paderborn, Schöningh 1975, ISBN 3-506-10330-X.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Modi e tempi in italiano

Indicativo

Presente (canto) | Passato prossimo (ho cantato)

Imperfetto (cantavo) | Trapassato prossimo (avevo cantato)

Passato remoto (cantai) | Trapassato remoto (ebbi cantato)

Futuro semplice (canterò) | Futuro anteriore (avrò cantato)

Condizionale

Presente (canterei) | Passato (avrei cantato)

Congiuntivo

Presente (che io canti) | Passato (che io abbia cantato)

Imperfetto (che io cantassi) | Trapassato (che io avessi cantato)

Imperativo

Presente (canta)

Logo letteratura

Infinito

Presente (cantare)

Passato (aver cantato)

Participio

Presente (cantante)

Passato (cantato)

Gerundio

Presente (cantando) Passato (avendo cantato)

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