Stile nominale

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Lo stile nominale caratterizza i testi in cui si fa uso di poche forme verbali per privilegiare invece quelle di nomi, sostantivi e aggettivi (si tratta cioè dell'uso dei nomi che indicano dei processi o delle situazioni).

In virtù dello stile nominale, è inoltre possibile ottenere risultati particolari in un testo letterario. Peraltro, questo stile è comune nella burocrazia e nei titoli dei giornali, nei quali poche sono le frasi nominali.

La rinuncia a forme verbali si concretizza nella nominalizzazione dell'enunciato: per esempio, anziché dire «Mi dispiace che i miei amici 'siano partiti'» sarà possibile dire «Mi dispiace per la 'partenza' dei miei amici».

Oltreché mediante nominalizzazione (1), la rinuncia ai verbi può essere attuata ricorrendo all'espediente dell'ellissi (2): in tal caso, il verbo sarà semplicemente sottinteso (a fine esemplificativo, indicheremo tale omissione fra parentesi quadre).

(1) Macabra uccisione di un anziano al dormitorio comunale

(2) Anziano [è stato] ucciso a Senigallia al dormitorio comunale

Proseguendo, un enunciato che sia completamente privo di verbo si definisce frase nominale (3):

(3) Panico e intervento delle forze dell'ordine dopo l'omicidio al dormitorio comunale

In ultimo, ad accompagnare lo stile nominale sono soprattutto i fenomeni di subordinazione implicita (ad esempio, tramite l'uso del gerundio o del participio).

In poesia[modifica | modifica wikitesto]

Nel linguaggio poetico, lo stile nominale si distingue per la costruzione del componimento secondo l'espressività dei nomi e delle forme nominali, cioè indefinite, del verbo (infinito, gerundio, participio).

Per esempio, alcuni autori – fra cui Ungaretti, Pascoli, Carducci – annoverano nella loro produzione poetica testi nominali quali, rispettivamente, Sono una creatura, Il lampo e Pianto antico.

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