Sentieri selvaggi

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Sentieri selvaggi
The searchers Ford Trailer screenshot (38).jpg
I titoli di testa originali
Titolo originale The Searchers
Paese di produzione USA
Anno 1956
Durata 119 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.75:1
Genere western
Regia John Ford
Soggetto romanzo di Alan Le May
Sceneggiatura Frank S. Nugent
Produttore Merian C. Cooper per Warner Bros
Distribuzione (Italia) Warner Bros (1956)
Fotografia Winton Hoch
Montaggio Jack Murray
Musiche Stan Jones, Max Steiner
Scenografia James Basevi, Frank Hotaling
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Sentieri selvaggi (The Searchers) è un film western del 1956 diretto da John Ford.

Nel 1989 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1] Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al novantaseiesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[2] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è salito al dodicesimo posto.[3]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Dorothy Jordan (Martha) e John Wayne

Texas 1868. Ethan Edwards torna a casa a tre anni dal termine della guerra di secessione. Ritrova il fratello Aaron, la cognata Martha, le loro due figlie Lucy e Debbie, il figlio minore Ben e il figlio adottivo Martin, che per un ottavo ha sangue pellerossa e verso il quale dimostra inizialmente ostilità, primo segnale del suo odio verso gli indiani. Ethan bacia in fronte Martha, che accoglie il bacio chiudendo gli occhi e poi fissandolo intensamente[4]. Cosa egli abbia fatto dopo la fine della guerra è avvolto da un'aura di mistero; di certo dispone di parecchio denaro in monete appena coniate.

Il giorno dopo arriva alla fattoria il capitano-reverendo Clayton per arruolare Aaron e Martin nella caccia a una banda di razziatori di bestiame. Ethan, unico degli astanti, prende sul serio l'idea dello "svitato" Mose Harper[5] che i responsabili siano indiani, e ipotizzando che possa trattarsi dei pericolosi Comanche, si unisce al gruppo al posto del fratello. In realtà si tratta proprio dei Comanche e l'incursione era un pretesto per attirare i bianchi lontano dalle abitazioni. Il gruppo di pellerossa piomba sul far della notte sulla casa degli Edwards, trucidando la famiglia e rapendo le ragazze.

John Wayne nella "scena del fiume"
John Wayne e Harry Carey Jr. (Brad Jorgensen)
Debbie adolescente (Natalie Wood)

Il gruppo riparte a caccia degli indiani. Dopo un tentativo fallito[6]ed essere sfuggiti a un'imboscata, la maggior parte degli uomini torna a casa, lasciando a proseguire la caccia Ethan, Martin e Brad Jorgensen, il fidanzato di Lucy. Ethan poco dopo ritrova il corpo di Lucy uccisa e seviziata e Brad, impazzito dal dolore, attacca gli indiani da solo facendosi uccidere. Ethan, animato dall'odio instancabile e irrefrenabile per i Comanche[7], continua con Martin l'inseguimento, che proseguirà per due anni con lunghissimi spostamenti dal sud-ovest al nord degli Stati Uniti. Dopo un primo ritorno a casa, il cammino dei due riprende sulla base di una nuova traccia[8] con disperazione di Laurie Jorgensen, innamorata di Marty.

Dopo ricerche ancora infruttuose Debbie viene ritrovata, ormai adolescente e moglie del capo Scout"[9]. Marty cerca di convincerla a seguirli, ma la giovane, integrata nella vita indiana, lo invita ad andarsene; Ethan è invece determinato a ucciderla piuttosto che saperla ormai una Comanche, ma Marty glielo impedisce. I due "cercatori" fanno di nuovo ritorno a casa dopo altri tre anni trascorsi, appena in tempo per avere l'informazione che la banda di Scout è ritornata nella zona. Durante un attacco Debbie viene liberata, e poi affidata amorevolmente alla famiglia Jorgensen da un Ethan in cui l'affetto ha infine prevalso.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il finale

Universalmente riconosciuto, oggi, come uno dei capolavori di John Ford, se non uno dei massimi capolavori del genere western in assoluto, Sentieri selvaggi all'uscita nei cinema suscitò reazioni molto contrastanti, ed ebbe fra i suoi detrattori proprio alcuni dei più affezionati fan del vecchio maestro (come Lindsay Anderson, Sam Peckinpah, o Jean-Luc Godard). Di certo, caratteristiche del film come l'estrema dilatazione temporale degli avvenimenti (con buchi fra una scena e la seguente anche di svariati anni), la ricchezza della trama, la complessità psicologica del protagonista, e l'ambiguità ideologica (che presta il fianco ad accuse di razzismo), lo rendono un film di non immediata comprensione e tale da richiedere visioni plurime per poter essere apprezzato pienamente in tutte le sue sfumature. Questo vale in particolare per la relazione tra Ethan e Martha. Oggi riconosciuta dai più, fu però rappresentata in maniera così sottile che pochi degli spettatori dell'epoca riuscirono a coglierla.[10]

Ispirato a una storia vera[modifica | modifica wikitesto]

Il film è basato sull'omonimo romanzo di Alan Le May, che condusse personalmente ricerche su 64 casi di bambini rapiti dagli indiani. Si ritiene che il personaggio di Debbie sia ispirato a quello di Cynthia Ann Parker, una bambina di nove anni rapita dai Comanche che assaltarono la sua casa a Fort Parker nel Texas. Visse 24 anni con i Comanche, sposò un capo ed ebbe tre figli, uno dei quali fu il famoso capo Quanah Parker. Suo zio James W. Parker spese gran parte della sua vita e della sua fortuna per ritrovarla, come Ethan nel film. Venne infine liberata, contro la sua volontà, in un attacco del tutto simile a quello descritto nel film.

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

John Ford's Point nella Monument Valley, dove è stata girata una scena notturna del film
  • Harry Carey, un famoso attore di film western dell'era del cinema muto, morì nel 1947. John Ford inserì nel cast la moglie di Carey, Olive, nel ruolo della signora Jorgensen e il figlio di Carey, Harry Carey Jr., nel ruolo di Brad Jorgensen, suo figlio, come tributo all'attore scomparso. Nella scena finale John Wayne si tiene il gomito destro con la mano sinistra in una posa che era tipica di Carey. Wayne stesso confermò che lo fece come un tributo a Carey, sotto lo sguardo della vedova che osservava da dietro la cinepresa.[11]
  • La scena in cui Ethan scopre il massacro della sua famiglia è stata in seguito rifatta praticamente tal quale da George Lucas nel suo film Guerre stellari (1977), quando Luke Skywalker scopre il massacro dei suoi zii.
  • Quentin Tarantino ha citato la scena finale del film nella fuga di Shosanna dalla casa del padre in Bastardi senza gloria (2009).

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Sono state rilevate alcune incongruenze: la più macroscopica è quella per cui, dopo l'indicazione di luogo a tutto schermo ad inizio film (Texas 1868), appare il paesaggio della Monument Valley, che si trova tra Arizona e Utah (si tratta evidentemente di una "licenza poetica" del regista). Quando Ethan e Martin corrono verso la fattoria devastata il secondo arriva quasi contemporaneamente al primo, pur essendo a piedi e non a cavallo.
  • È stato uno dei primi film a essere pubblicizzato con una serie di quattro documentari sui retroscena della lavorazione, ovvero uno dei primi esempi di the making of o dietro le quinte. Presentatore dei documentari era Gig Young, ospite fisso Jeffrey Hunter. I documentari sono visibili nell'edizione in DVD[12].
  • La scena dell'attraversamento del fiume durante l'inseguimento degli indiani fu la prima ad essere girata.[senza fonte] Lo stesso punto del fiume è chiaramente riconoscibile in una scena analoga di un altro film di Ford di alcuni anni dopo: I dannati e gli eroi
  • Nella scena clou, John Wayne e Natalie Wood corrono su per una collina nella Monument Valley nello Utah e scendono dall'altra parte della collina nell'area del Bronson Canyon dentro il Griffith Park vicino a Los Angeles, a 1.035 chilometri di distanza[13].
  • Secondo il libro Company of Heroes di Harry Carey Jr., John Wayne rimaneva in parte persino nelle pause di produzione[12].
  • Uno dei figli di John Wayne, Ethan Wayne, fu così chiamato perché l'attore considerava la parte di Ethan Edwards come la migliore che avesse mai interpretato.[senza fonte]
  • Secondo quanto affermato da Ned Price, il restauratore del film, quando fu realizzata la prima versione in DVD nel 1991 la traccia gialla del negativo originale a colori in VistaVision era completamente svanita, rendendola inutilizzabile. Al suo posto venne recuperata la traccia gialla degli originali in bianco e nero (giallo, ciano e magenta).
  • Il film è uno dei preferiti in assoluto di Steven Spielberg, grande ammiratore di Ford, il quale ha dichiarato di rivederlo regolarmente almeno una volta all'anno, giudicandolo un capolavoro.[senza fonte]
  • Gli esterni furono girati nella Monument Valley, ad Aspen in Colorado e nella provincia dell'Alberta in Canada.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 3 gennaio 2012.
  2. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  4. ^ È questo il primo di diversi indizi che fra i due c'è un sentimento profondo; vi è un identico saluto affettuoso quando Ethan parte con il gruppo, e quando egli scopre l'eccidio chiama a gran voce il suo nome
  5. ^ Lo strambo personaggio di Mose Harper, interpretato da Hank Worden, è liberamente basato su un personaggio realmente esistito e chiamato Mad Mose (Pazzo Mose), un leggendario e semi-infermo di mente cacciatore di "indiani" con una passione per le sedie a dondolo.
  6. ^ Alla domanda di Clayton se voglia arrendersi, Ethan risponde "sarebbe un'idea" Nell'originale è una frase che egli ripete più volte nel corso del film: "that'll be the day" (letteralmente verrà il giorno), divenendo un vero e proprio tormentone; ad essa il cantante Buddy Holly si ispirò l'anno seguente per il titolo del suo primo successo. Il doppiaggio italiano perde però questo dettaglio, in quanto la frase viene tradotta in modi diversi a seconda del contesto.
  7. ^ Un aspetto significativo della trama viene rivelato da un particolare che a molti spettatori può passare inosservato: appena prima del massacro viene brevemente inquadrata la pietra tombale dietro la quale Debbie tenta di nascondersi: essa riporta un'iscrizione che rivela il motivo dell'odio che Ethan nutre per i nativi americani. L'epitaffio dice: Qui giace Mary Jane Edwards uccisa dai Comanche il 12 maggio 1852. Una brava moglie e madre nei suoi 41 anni. La madre di Ethan era quindi stata uccisa dai Comanche sedici anni prima e adesso il dramma si ripete.
  8. ^ Viene citata la banda dei comanche Nawyehkah, che fu realmente un gruppo di pellerossa (più noto come Nokoni, letteralmente "vagabondi") caratterizzato da una forte erraticità, che era solito muoversi senza sosta fra il Texas del nord e il Nuovo Messico.
  9. ^ Nella versione originale inglese il capo indiano si chiama "Chief Scar" (Cicatrice) e viene spiegato che il nome originale spagnolo è "cicatriz", per via di una evidente cicatrice sul volto che ne costituisce il segno distintivo. Nel doppiaggio italiano il capo indiano viene chiamato Capo Scout traslitterando in modo discutibile da Scar.
  10. ^ (EN) Studlar, Gaylyn. "What Would Martha Want? Captivity, Purity, and Feminine Values in The Searchers," in Eckstein & Lehman, pp. 179-182
  11. ^ Intervista a John Wayne nel documentario del 1974 intitolato Directed by John Ford.
  12. ^ a b Notizia tratta dai contenuti speciali della versione italiana del DVD
  13. ^ (EN) DGA Magazine, Novembre 2003

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jean Louis Leutrat, Sentieri selvaggi, Le Mani, Genova, 1995 (saggio).
  • Mario Guidorizzi, Hollywood 1930/1959, Editrice Mazziana, Verona.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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