In nome di Dio (film)

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In nome di Dio
In nome di Diо (film).png
Una scena del film
Titolo originale The Three Godfathers
Paese di produzione USA
Anno 1948
Durata 106 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere western Fiabesco
Regia John Ford
Soggetto da un romanzo di Peter B. Kyne
Sceneggiatura Laurence Stallings
Produttore Merian C. Cooper, John Ford
Fotografia Winton C. Hoch
Montaggio Jack Murray
Effetti speciali Jack Caffee
Musiche Richard Hageman
Scenografia James Basevi (art director)
Joseph Kish (set decorator)
Costumi D.R.O. Hatswell, Michael Meyers, Ann Peck
Trucco Don L. Cash
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

In nome di Dio (The Three Godfathers), diffuso in Italia anche con il titolo Il texano, è un film del 1948 coprodotto e diretto da John Ford.

Il tema della pellicola, tratto dall'omonimo romanzo di Peter B. Kyne, era già stato raccontato all'epoca del cinema muto quattro volte e una quinta come film sonoro nel 1936: sarà ancora riproposto come film tv nel 1975 con il titolo The Godchild con protagonista Jack Palance. Questa edizione del 1948 è il rifacimento del film muto Marked Men dallo stesso Ford girato nel 1919 con protagonista l'attore Harry Carey al quale il secondo film è così dedicato: «To the memory of Harry Carey, bright Star of the early western sky» ("In ricordo di Harry Carey, luminosa Stella dell'alba del cinema western"). In nome di Dio ha a sua volta generato un remake nel film giapponese del 2003 Tokyo Godfathers scritto e diretto da Satoshi Kon.

Il figlio di Harry Carey, Harry Carey junior, interpreta il delicato e giovane bandito che, ferito, morirà durante la fuga.

Trama[modifica | modifica sorgente]

John Ford's Point, nella Monument Valley

Tre fuorilegge, guidati dal bandito texano Robert Marmaduke Hightower, dopo aver compiuto una rapina fuggono inseguiti dal simpatico e apparentemente burbero sceriffo Perley 'Buck' Sweet, un nome che è tutto un programma ('Buck' Dolce Perla).[1]. Lo sceriffo, bonario ed astuto, spingerà i tre rapinatori a fuggire nel deserto dove le terribili condizioni di sopravvivenza li costringeranno tornare indietro.

I tre continuano invece la loro fuga sino a quando trovano in un carro da pionieri abbandonato una donna morente che sta per partorire e che si scoprirà poi essere la nipote dello sceriffo Sweet. Aiutata a partorire la donna, prima di spirare, affiderà il neonato ai tre che, impietositi, giurano di portarlo in salvo. Ognuno dei tre si sentirà eletto a padrino e darà il suo nome al bambino. A prezzo di grandi sofferenze (tali che due di loro moriranno) cercheranno di raggiungere il villaggio di New Jerusalem posto alla fine del deserto. Rimasto solo, Robert Marmaduke Hightower sta per cedere anche lui alla mancanza d'acqua quando, in una grotta, trova "miracolosamente" un asinello fuggito da chissà dove che lo guiderà alla salvezza insieme al neonato. Ormai redento, il bandito sarà perdonato, tant'è che la sua partenza per il carcere, dove dovrà scontare una detenzione assai mite, avviene in clima di festosa simpatia: alla fine della pena per lui inizierà una nuova vita.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu girato dal 3 maggio al 9 giugno 1948 nel deserto del Mojave, nella Valle della Morte, e a Lone Pine.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Incassò al botteghino 2.700.000 dollari.[senza fonte]

Critica[modifica | modifica sorgente]

La Valle della morte

Alcuni critici furono delusi al tempo della programmazione nelle sale cinematografiche del film dal fatto di trovarsi di fronte a qualcosa di molto diverso dai tipici film western di John Ford. Ci sono i fuorilegge fuggiaschi, i magnifici paesaggi con i colori del selvaggio west, lo sceriffo che insegue i banditi, ma il film non è un western. Un western anomalo come fu definito da chi non volle accettare il tentativo di Ford di servirsi del linguaggio figurativo popolare del western per esprimere i suoi convincimenti morali e religiosi raffigurati attraverso una favola natalizia, grondante buoni sentimenti rappresentati simbolicamente nel racconto con toni fiabeschi: il sacrificio del buon ladrone che porta alla redenzione, i tre banditi - i padrini nel titolo originale - che simboleggiano i re magi dalle diverse etnie: il biondo tipo europeo Harry Carey jr., l'americano John Wayne, e il colored, il messicano, Pedro Armendariz; c'è persino la grotta con l'asinello e la meta del bandito in fuga che si chiama "La nuova Gerusalemme" e così via.

Un eccesso di riferimenti evangelici conditi però, secondo la ricetta di Ford, da «vari risvolti umoristici che alleggeriscono il suo pesante simbolismo religioso.» (cfr. Il Morandini 2007). Il film di Ford, se ci si limita ai valori cinematografici, non poteva non essere giudicato negativamente dalla critica che pretende ben altro da un regista, che deve esprimere alla maniera Carl Theodor Dreyer i valori religiosi: eppure il fatto stesso delle ripetute versioni della pellicola ci fa intuire il gradimento popolare che in diverse epoche ebbe il film e, se ci si mette dal punto di vista dell'ingenua mentalità dello spettatore americano, ancora oggi non si può non essere commossi, magari cercando di nasconderlo a se stessi, dal racconto di Ford[2].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lo sceriffo è interpretato da Ward Bond che fu uno dei migliori caratteristi del cinema americano, amico di John Wayne e attore di tanti film di John Ford.
  2. ^ «In sostanza non dà fastidio il cristianesimo conservatore di John Ford, nemmeno nei suoi momenti più beceri, anzi il racconto per metafore, analogie e allegorie di un nuovo Natale e di un ritorno del figliol prodigo sono anche più teneri e commoventi.» Gabriele Niola

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

(EN) In nome di Dio in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.

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