Satoshi Kon

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Satoshi Kon (今敏, Kon Satoshi?; Sapporo, 12 ottobre 1963[1]Tokyo, 24 agosto 2010) è stato un regista, sceneggiatore, character designer e fumettista giapponese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Maestri eccellenti[modifica | modifica wikitesto]

Studia design della comunicazione visiva presso la Musashino Art University, con l'idea di diventare un pittore. Terminati gli studi, nel 1990 realizza il manga Kaikisen (La stirpe della sirena), suscitando l'attenzione di Katsuhiro Ōtomo, che l'anno dopo lo chiama a collaborare al suo manga World Apartment Horror. Nello stesso anno debutta nel mondo dell'animazione come direttore artistico nel film Roujin Z, scritto dallo stesso Ōtomo, autore che influenzerà notevolmente l'inizio della sua carriera. L'anno seguente partecipa come responsabile del layout al film Hashire Melos! e nel 1993 lavora con Mamoru Oshii come scenografo e responsabile del layout nel film Patlabor 2: The Movie. Dopo un'altra collaborazione con Oshii per il manga (che lasceranno incompiuto per divergenze creative) Seraphim 266613336Wings, inizia a lavorare anche come sceneggiatore e nello stesso anno scrive il quinto episodio dell'OAV JoJo no kimyo na bōken (Le bizzarre avventure di JoJo). Nel 1995 entra nello staff creativo di Memories, film a episodi ideato da Katsuhiro Ōtomo, di cui scrive il primo, Kanojo no omoide (Magnetic Rose) diretto da Kōji Morimoto.

Autore e regista[modifica | modifica wikitesto]

Ormai sicuro dei propri mezzi, debutta alla regia nel 1997 con il thriller psicologico Perfect Blue. Inizialmente prodotto come film per il mercato home video, consideratone l'elevato livello viene poi distribuito e proiettato nelle sale cinematografiche, ottenendo un ottimo riscontro di pubblico e di critica, tanto da vincere premi al FantAsia Film Festival di Montréal ed al Fantasporto Film Festival di Oporto. Il successo incontrato dalla sua opera prima gli consente di proseguire la carriera registica disponendo di buoni budget e godendo di un'ampia libertà creativa, tanto che i suoi soggetti avranno sempre poco in comune con quelli generalmente scritti per gli anime, caratterizzandosi soprattutto per le tematiche psicoanalitiche e sociali. Nel 2001 scrive e dirige quindi il suo secondo film, Millennium Actress, che pure riscuote consensi di pubblico e critica, e due anni dopo il terzo, Tokyo Godfathers, una fiaba per adulti ambientata tra i senzatetto della metropoli, proiettato anche nelle sale italiane. Nel 2004 interrompe temporaneamente la serie di lungometraggi per scrivere e dirigere la serie televisiva Mōsō dairinin (Paranoia Agent), per tornare subito al cinema due anni dopo con Paprika - Sognando un sogno, un poliziesco "onirico" tratto dal romanzo di Yasutaka Tsutsui, presentato in concorso alla 63ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

La morte prematura[modifica | modifica wikitesto]

Satoshi Kon muore alle 6:20 del 24 agosto 2010 per un tumore al pancreas,[2] diagnosticatogli allo stadio terminale appena il 18 maggio.[3] Al momento della morte, il regista stava lavorando al suo nuovo lungometraggio per la Madhouse, intitolato Yumemiru kikai,[4][5] cui ha dedicato tutte le sue ultime energie. Nel messaggio pubblicato postumo sul suo sito web, intitolato significativamente sayonara ('addio'),[6] Satoshi Kon scrive al pubblico della sua malattia e del suo ultimo lavoro, accomiatandosi con queste parole:

(JA)

«世界中に存する善きものすべてに感謝したい気持ちと共に、筆をおくことにしよう。 じゃ、お先に。今 敏»

(IT)

«Pieno di gratitudine per tutto ciò che di buono c'è nel mondo, poso la mia penna. Con permesso. Satoshi Kon»

(Dall'ultimo post di Satoshi Kon sul suo sito web)

Temi[modifica | modifica wikitesto]

Il tema della "commistione della fantasia e della realtà" è un concetto chiave delle opere di Satoshi Kon, che lo ha rappresentato ripetutamente in vari modi in ogni suo lavoro.[7][8] In Perfect Blue, Millennium Actress, e Paprika, il confine tra la finzione e la realtà diventa via via più sfumato e i personaggi passano avanti e indietro tra la finzione e la realtà.[9][10] A prima vista, non sembra che Tokyo Godfathers tratti il tema di "finzione e realtà", ma successivamente vengono inseriti nella vita realistica di senzatetto a Tokyo elementi di "fantasia" come "miracoli e coincidenze".[11] A causa dello stile dei personaggi e il modo in cui si esprimono, le opere di Kon sembrano puntare al realismo,[11] tuttavia, lo scopo di Kon non è quello di "ritrarre paesaggi e persone che sembrano reali" ma di "ritrarre il momento in cui i paesaggi e le persone che sembrano reali si rivelano improvvisamente fantastiche".[11] La sua abilità nel raffigurare un mondo realistico, dimostrata nelle opere in cui ha collaborato, come i film di Otomo e di Oshii, è sfruttata nelle sue opere per mostrare in modo efficace la transizione tra realtà e finzione.[11] Infatti, nelle sue opere, spesso il mondo che appare reale non rimane tale, ma si trasforma improvvisamente in mondo insolito al fine di disorientare il pubblico;[11] questo è il motivo che lo ha deciso a concentrarsi sui film d'animazione.[12]

Quando gli fu chiesto circa il suo interesse per i personaggi femminili, Kon rispose che trovava i personaggi femminili più facili da scrivere perché non riusciva a conoscere il personaggio nello stesso modo di un personaggio maschile, e quindi "poteva proiettare [le sue] ossessioni sui personaggi e espandere gli aspetti che [voleva] descrivere".[13]

Dean DeBlois affermò: "Satoshi Kon ha usato il medium del disegno a mano libera per esplorare stigma sociali e la psiche umana, gettando luce sulle nostre complessità in modi che avrebbero fallito in un film live action".[14]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Anime[modifica | modifica wikitesto]

Manga[modifica | modifica wikitesto]

  • Kaikisen (La stirpe della sirena), 1990 - soggetto e disegni
  • World Apartment Horror, 1991 – soggetto
  • Seraphim 266613336Wings (Seraphim: 2-Oku 6661-Man 3336 no tsubasa), 1995, incompiuto – storia e disegni
  • Opus, 2010 - soggetto e disegni
  • Yume no kaseki - Kon Satoshi zentanpen (L'eredità dei sogni), 2011 - soggetto e disegni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (JA) MADHOUSE PEOPLE FILE No.035, su madhouse.co.jp, Madhouse. URL consultato il 5 aprile 2022 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2011).
  2. ^ Kon Satoshi shi shikyo, 46 sai anime eiga kantoku, su tokyo-np.co.jp, Tokyo Shimbun, 25 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 27 agosto 2010).
  3. ^ Satoshi Kon, Wife, Madhouse Studio write about his passing, su animenewsnetwork.com, Anime News Network, 25 agosto 2010.
  4. ^ Award winning director Satoshi Kon passes away, su animenewsnetwork.com, Anime News Network, 24 agosto 2010.
  5. ^ Madhouse riprende la produzione dell'opera postuma di Satoshi Kon, su animeclick.it, AnimeClick, 12 novembre 2010.
  6. ^ Sayonara, ecco la lettera d'addio lasciata da Satoshi Kon, su animeclick.it, AnimeClick.it, 30-8-2010.
  7. ^ (JA) 本田雄インタビュー 「千年女優」と今 敏 監督の思い出を語る (後編), su アニメ!アニメ!, 株式会社イード, 22 febbraio 2014. URL consultato il 29 agosto 2020.
  8. ^ (JA) 藤津亮太, 「虚構と現実」の狭間で…"没後10年"今敏監督はアニメで何を描き続けていたのか? (2/5), su 文春オンライン, 文芸春秋, 18 dicembre 2020. URL consultato il 29 agosto 2021.
  9. ^ (JA) 藤津亮太, 「虚構と現実」の狭間で "没後10年"今敏監督はアニメで何を描き続けていたのか? (3/5), su 文春オンライン, 文芸春秋, 18 dicembre 2020. URL consultato il 29 agosto 2021.
  10. ^ (JA) タニグチリウイチ, アニメだから表現できた現実と虚構のミックス――没後10年を迎える今敏監督作品を観よう, su IGN Japan, 産経デジタル, 10 maggio 2020. URL consultato il 29 agosto 2020.
  11. ^ a b c d e (JA) 藤津亮太, 「虚構と現実」の狭間で…"没後10年"今敏監督はアニメで何を描き続けていたのか? (4/5), su 文春オンライン, 文芸春秋, 18 dicembre 2020. URL consultato il 29 agosto 2021.
  12. ^ (JA) 押井守と今 敏……世界が称賛するアニメ界の巨匠はいかにして伝説となったのか? 代表作で振り返る2人のキャリア, su BANGER!!!, ジュピターエンタテインメント株式会社, 15 febbraio 2020. URL consultato il 29 agosto 2020.
  13. ^ Brown, Steven, Cinema Anime - "Excuse Me, Who Are You?": Performance, the Gaze, and the Female in the Works of Kon Satoshi by Susan Napier, Palgrave Macmillan, settembre 2008, pp. 23–43, ISBN 978-0-230-60621-0.
  14. ^ Charles Solomon, Satoshi Kon dies at 46; Japanese anime director, in Los Angeles Times, 26 agosto 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Fontana e Enrico Azzano (a cura di), Satoshi Kon: il cinema visionario di uno dei più eccentrici protagonisti dell'animazione giapponese, prefazione di Mauro Müller, Milano, Mimesis Edizioni, 2021, ISBN 9788857576848.
  • Jonathan Clements e Helen McCarthy, The Anime Encyclopedia: a Guide to Japanese Animation Since 1917, Berkeley, Stone Bridge Press, 2006, ISBN 1933330104.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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