L'albero degli zoccoli

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L'albero degli zoccoli
Tree of the Wooden Clogs.jpg
Mènec sul carro
Lingua originaleBergamasco, milanese
Paese di produzioneItalia
Anno1978
Durata186 min
Dati tecniciGevacolor
rapporto: 4:3
Generedrammatico, storico
RegiaErmanno Olmi
SoggettoErmanno Olmi
SceneggiaturaErmanno Olmi
ProduttoreErmanno Olmi
Produttore esecutivoErmanno Olmi
Casa di produzioneRai, Italnoleggio Cinematografico
Distribuzione in italianoItalnoleggio Cinematografico
FotografiaErmanno Olmi
MontaggioErmanno Olmi
MusicheBach, Mozart - Musica eseguita da Fernando Germani
ScenografiaFranco Gambarana
CostumiFrancesca Zucchelli
TruccoGuiliana De Carli
Interpreti e personaggi
  • Luigi Ornaghi: Batistì
  • Francesca Moriggi: Batistìna
  • Omar Brignoli: Mènec
  • Antonio Ferrari: Tunì
  • Teresa Brescianini: vedova Runc
  • Giuseppe Brignoli: nonno Anselmo
  • Carlo Rota: Peppino
  • Pasqualina Brolis: Teresina
  • Massimo Fratus: Pierino
  • Francesca Villa: Annetta
  • Maria Grazia Caroli: Bettina
  • Battista Trevaini: Finard
  • Giuseppina Sangaletti: moglie del Finard
  • Lorenzo Pedroni: nonno Finard
  • Felice Cervi: Ustì
  • Pierangelo Bertoli: Secondo
  • Brunella Migliaccio: Olga
  • Giacomo Cavalleri: Brena
  • Lorenza Frigeni: moglie di Brena
  • Lucia Pezzoli: Maddalena
  • Franco Pilenga: Stefano
  • Guglielmo Badoni: padre dello sposo
  • Laura Locatelli: madre dello sposo
  • Carmelo Silva: don Carlo
  • Mario Brignoli: padrone
  • Emilio Pedroni: fattore
  • Vittorio Capelli: Frikì
  • Francesca Bassurini: suor Maria
  • Lina Ricci: donna del segno
Doppiatori italiani
  • Luigi Ornaghi: Batistì
  • Francesca Moriggi: Batistìna
  • Omar Brignoli: Mènec
  • Antonio Ferrari: Tunì
  • Teresa Brescianini: vedova Runc
  • Giuseppe Brignoli: nonno Anselmo
  • Carlo Rota: Peppino
  • Pasqualina Brolis: Teresina
  • Massimo Fratus: Pierino
  • Francesca Villa: Annetta
  • Maria Grazia Caroli: Bettina
  • Battista Trevaini: Finard
  • Giuseppina Sangaletti: moglie del Finard
  • Lorenzo Pedroni: nonno Finard
  • Felice Cervi: Ustì
  • Pierangelo Bertoli: Secondo
  • Brunella Migliaccio: Olga
  • Giacomo Cavalleri: Brena
  • Lorenza Frigeni: moglie di Brena
  • Lucia Pezzoli: Maddalena
  • Franco Pilenga: Stefano
  • Guglielmo Badoni: padre dello sposo
  • Laura Locatelli: madre dello sposo
  • Carmelo Silva: don Carlo
  • Mario Brignoli: padrone
  • Emilio Pedroni: fattore
  • Vittorio Capelli: Frikì
  • Francesca Bassurini: suor Maria
  • Lina Ricci: donna del segno

L'albero degli zoccoli è un film drammatico-storico del 1978 diretto da Ermanno Olmi, vincitore della Palma d'oro al 31º Festival di Cannes.[1][2]

La pellicola, girata principalmente in dialetto bergamasco da attori non professionisti, fu poi dagli stessi doppiata in italiano al termine delle riprese.[2]

Il film, trasmesso su Rai 3 in segno di solidarietà ai bergamaschi il 10 aprile 2020,[2][3] è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.[4][5]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In una cascina di pianura a Palosco, nella campagna bergamasca, tra l'autunno 1897 e la primavera 1898, vivono 4 famiglie di contadini.

Episodi[modifica | modifica wikitesto]

Il film è strutturato in quattro differenti episodi che ripercorrono le vicende delle quattro famiglie che abitano la cascina dove il film è ambientato. Gli episodi si intersecano tra loro nella narrazione degli eventi che proseguono e si alternano col trascorrere le stagioni, proprio come le stagioni determinavano il passare della vita contadina nelle campagne.

La famiglia Batistì[modifica | modifica wikitesto]

Mènec, un bimbo di 6 anni sveglio e intelligente, deve fare 6 chilometri per andare a scuola. Un giorno torna a casa con uno zoccolo rotto. Non avendo soldi per comprare un nuovo paio di scarpe, il padre Batistì decide di tagliare di nascosto un albero di ontano[6] per fare un nuovo paio di zoccoli al figlio. Il padrone della cascina però viene a saperlo e alla fine viene scoperto il colpevole: la famiglia di Mènec, composta dal padre Batistì, dalla moglie Battistina e dai tre figli di cui uno ancora in fasce, caricate le povere cose sul carro, viene cacciata dalla cascina.

La vedova Runc[modifica | modifica wikitesto]

Accanto a questa vicenda che apre, chiude e dà il titolo al film, si alternano episodi dell'umile vita contadina della cascina, contrassegnata dal lavoro nei campi e dalla preghiera. La vedova Runc, a cui è da poco mancato il marito, è costretta a lavorare come lavandaia per poter sfamare i suoi figli, mentre il figlio maggiore di 14 anni viene assunto come garzone al mulino. Anche in questa situazione d'indigenza, non viene mai a mancare la carità verso i più poveri, come Giopa, un mendicante che si reca da loro in cerca di cibo. A peggiorare la situazione, la mucca da latte della famiglia si ammala, tanto che il veterinario, fatto chiamare dal paese, consiglia loro di macellarla, considerandola spacciata. Tuttavia la vedova riempie un fiasco d'acqua presso un fontanile benedetto che scorre accanto alla cappellina del locale lazzaretto implorando la grazia al Signore e fa bere l'acqua benedetta alla mucca. L'animale dopo alcuni giorni guarisce. Con loro vive anche nonno Anselmo, padre della vedova, un ingegnoso e saggio contadino. Sostituendo in gran segreto, con la complicità della nipote Bettina, lo sterco di gallina a quello di mucca come concime, riesce a far maturare i propri pomodori un mese prima degli altri. Anselmo è molto amato dai bambini ed è il continuatore della cultura popolare, fatta di proverbi e filastrocche, che si tramanda oralmente di generazione in generazione.

Stefano e Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

Altra vicenda narrata è il timido corteggiamento di Stefano a Maddalena, fatto d'intensi e casti sguardi e pochissime parole. Significativo è il loro primo incontro in cui Stefano, dopo aver seguito a pochi passi di distanza Maddalena lungo il sentiero per un lungo tratto, le chiede il permesso di salutarla, la giovane dopo un breve silenzio, dà l'assenso, Stefano allora la saluta, lei ricambia il saluto e si separano. I due alla fine si sposano e si recano il giorno stesso in barca a Milano, agitata dai moti del maggio 1898 con la repressione del generale Fiorenzo Bava Beccaris,[7] per andare a trovare in un convento di bambini esposti suor Maria, zia di lei. Su richiesta della religiosa adottano un bambino di nome Giovanni Battista.

La famiglia si riunisce per scartocciare il grano.

La famiglia Finard[modifica | modifica wikitesto]

La quarta e ultima famiglia che vive nella cascina è quella del Finard. Essa è composta da padre, madre, tre figli e il nonno. Una peculiarità di questa famiglia sono i litigi, frequenti e violenti, tra il padre autoritario e il figlio maggiore accusato di non lavorare mai abbastanza (è alcolista). Un giorno Finard, alla festa del paese in mezzo alla folla che assiste a un comizio socialista trova una moneta d'oro da 20 lire (un marengo). Tornato in cascina la nasconde nello zoccolo del suo cavallo. Dopo qualche tempo cerca di recuperare la moneta. Accortosi che non c'è più, incomincia a inveire contro il cavallo che s'imbizzarrisce. Per calmare il Finard, che si è preso un malanno per la rabbia, la moglie chiama la donna del segno che gli dà una pozione.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

«L'albero degli zoccoli è la prima sceneggiatura che scrivo per il cinema, subito dopo la morte di mia nonna Elisabetta: una donna straordinaria che ha rappresentato molto per me. Ho voluto fissare per sempre ciò che aveva scritto su carta»

confida Ermanno Olmi. Ma,[8]

«nel 1964, ho scritto un soggetto di cui non ero pienamente soddisfatto: la mia storia sembrava troppo personale, una sorta di album di famiglia. Sei anni fa, nel 1976 ho trovato quasi per caso delle note e da quel momento mi sono impegnato a stenderne una versione definitiva.»

Da quel momento,

«ho considerato questa compito come una testimonianza.»

Qui, Olmi parla di un mondo contadino in cui ha vissuto. Poi, opponendosi alla fine di questo mondo come prospettato da Visconti ne La Terra trema, ci dice:[9]

«sono semplicemente tornato tra la gente da cui provengo, e loro hanno recitato bene, raccontando la cultura contadina che è anche la mia.»

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Frame della scena ambientata a Castelletto di Cuggiono sul Naviglio.

Il film, le cui riprese furono realizzate tra febbraio e maggio del 1977 prevalentemente nella bassa pianura bergamasca orientale compresa tra i comuni di Martinengo, Palosco, Cividate al Piano, Mornico al Serio, e Cortenuova, mentre alcune scene con la presenza del Naviglio Grande sono state girate nella campagna milanese, nei borghi di Castelletto di Abbiategrasso, Robecco sul Naviglio, Bernate Ticino e Castelletto di Cuggiono.[10][11]

La cascina, il luogo principale del film, è la cascina Roggia Sale, così chiamata perché si affaccia sulla roggia stessa. Si trova in territorio di Palosco, al confine con Cividate al Piano.[11] Essa è stata trovata dopo ricerche infruttuose e solo per caso, appunto quando Ermanno Olmi stava ritornando a Martinengo:[11][12]

«da un giro pomeridiano per la campagna tra Martinengo, Cividate e Palosco, si perse nella nebbia fitta e percorrendo in auto un viottolo a fondo cieco, finì proprio davanti ad un cancello chiuso. Era solo, scese per rendersi conto di dove potesse essere finito e si accorse di trovarsi davanti ad una tipica cascina lombarda abbandonata che ricordava la cascina della sua giovinezza e pianse per la commozione. Quella fu la cascina che avrebbe scelto per girarvi tutto il film.»

Nel film compaiono anche delle scene girate in navigazione sul Naviglio Grande (anziché sul Naviglio della Martesana come vorrebbe la logica della storia)[N 1], tra le quali è possibile riconoscere Palazzo Cittadini Stampa a Castelletto di Abbiategrasso che simula la darsena ottocentesca di Milano; sono inoltre riconoscibili lungo il percorso Villa Gaia di Robecco sul Naviglio, il settecentesco ponte "a schiena d'asino" di Castelletto di Cuggiono e la chiesa parrocchiale di Bernate Ticino, sempre nella campagna milanese.[10]

Dopo lo sbarco le scene sono un sapiente montaggio di inquadrature tra Treviglio, Pavia e Milano volte a rappresentare il capoluogo lombardo.[13]

A Treviglio si vede via Cavallotti (altezza numero 9) milanesizzata con le insegne dei negozi.[13][14]

Tra le scene che si alternano vi è una breve inquadratura di via Palazzo Reale a Milano che lascia intravedere una piccola porzione del Duomo.[13]

Alcune scene sono girate a Pavia, in particolare la scena col tram è Piazza Botta a Pavia ripresa da Piazza Garavaglia, per rappresentare la Milano di fine ottocento.[15][13]

Nei titoli di coda vengono ringraziati i comuni di Martinengo e Palosco.

Effetti speciali[modifica | modifica wikitesto]

Gli effetti speciali sono stati eseguiti esclusivamente durante il film. Nelle scene del film ambientate in inverno è stata aggiunta neve artificialmente tirandola con un rastrello, mentre per le scene di pioggia sono state utilizzate due canne dell'acqua collegate ma poste ad una differente altezza.[16]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Il filandone a Martinengo fornisce gli interni per l'uscita dalla filanda delle operaie e lavori.
Il chiostro del monastero dell'Incoronata a Martinengo compare come orfanotrofio nella meta finale del viaggio di nozze.
I portici in cui arriva nonno Anselmo e Bettina per vendere i pomodori e dove si trova l’osteria “Da Celesto” durante il giorno della festa della Madonna (Via Tadini a Martinengo).
La chiesa parrocchiale di Palosco che fa da sfondo alla scene delle feste: della Madonna e del paese con l'albero della cuccagna.
La chiesa di san Nicolò a Cividate al Piano che serve da esterni per la chiesa.
La chiesa di sant'Alessandro a Cortenuova che serve da interni per la chiesa e nella scena del matrimonio tra Stefano e Maddalena.

La colonna sonora, composta di brani per organo di Johann Sebastian Bach, eseguita all'organo da Fernando Germani e di canzoni popolari e contadine, risulta poco invasiva quanto efficace nel rimarcare alcune situazioni salienti come il taglio dell'albero[2][17].

«Già mentre scrivevo la sceneggiatura mi resi conto che la scelta delle musiche per questo film sarebbe stato un momento delicato: non avevo idee precise e anche le poche soluzioni che mi venivano in mente non mi piacevano e le scartavo quasi subito. Durante le riprese mi tornava ogni tanto il pensiero di "quale musica" ma ogni volta rinviavo ad un altro momento aspettando che quasi fosse la musica a trovare me invece del contrario. E si può dire che è avvenuto proprio così. Per avere un'idea del ritmo di montaggio di certe sequenze di solito provo accostare alle immagini brani di musica qualsiasi e la cosa più o meno funziona sempre.. Questa volta, stranamente, il film rifiutava qualsiasi tipo di musica, come se le atmosfere della campagna e le vicende dei contadini appartenessero ad un mondo diverso (a una cultura diversa). Alla fine quasi per rassegnazione, provai con una Sonata per organo di Bach, e subito mi resi conto che avevo finalmente trovato la musica per il mio film. Qualcuno ha detto che Bach è forse un tocco eccessivamente aristocratico per un film sui contadini. Non sono d'accordo. Credo che la grandezza di Bach, come la poesia, non sia né aristocratica né popolaresca ma semplice ed essenziale come la verità. Perciò sono convinto che il mondo contadino e la musica di Bach si conoscessero e andassero d'accordo ancora prima che si incontrassero nella colonna sonora dell'Albero degli Zoccoli.»

(nota del regista sulla copertina del disco delle Edizioni Musicali EDI-PAN stereo CS 2006)

Album[modifica | modifica wikitesto]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Adagio della cantata op. 156
  2. Nun freut euch, lieben Christen g'mein (Gioite, o amati cristiani)
  3. Wachet auf, ruft uns die Stimme (Alzatevi, la voce ci chiama)
  4. Kyrie, Gott Vater in Ewigkeit (Kyrie, Dio padre in eterno)
  5. Nun komm', der Heiden Heiland (Vieni, redentore delle genti)
  6. Liebster Jesu, wir sind hier (O amato Gesù, noi siamo qui)
  7. Fuga in sol minore BWV 578
  8. Komm, süsser Tod (Vieni dolce morte)
  9. Kyrie, Gott Vater in Ewigkeit (Kyrie, Dio Padre in eterno)
  10. Corale dalla cantata op. 147
  11. Erbarm' dich mein, o Herre Gott (Abbi pietà di me, o Signore Iddio)[18]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Data di uscita[modifica | modifica wikitesto]

Le date di uscita internazionali nel corso degli anni sono state:

  • 28 agosto 1978 in Canada (The Tree of Wooden Clogs / L'arbre aux sabots)
  • 21 settembre 1978 in Italia (L'albero degli zoccoli)
  • 27 settembre 1978 in Francia (L'arbre aux sabots)
  • 12 ottobre 1978 in Paesi Bassi (De klompenboom)
  • 18 gennaio 1979 in Belgio (L'arbre aux sabots / De klompenboom)
  • 14 marzo 1979 in Svezia (Träskoträdet)
  • 16 marzo 1979 in Danimarca (Træskotræet)
  • 30 marzo 1979 in Germania Ovest (Der Holzschuhbaum)
  • 28 aprile 1979 in Giappone (Kigutsu no Ki)
  • 1º giugno 1979 in Stati Uniti (The Tree of Wooden Clogs)
  • 6 settembre 1979 in Argentina (El árbol de los zuecos)
  • 21 settembre 1979 in Finlandia (Puukenkäpuu)
  • 29 novembre 1979 in Uruguay (El árbol de los zuecos)
  • 18 gennaio 1980 in Portogallo (A Árvore dos Tamancos)
  • 28 febbraio 1980 in Australia (The Tree of Wooden Clogs)
  • 3 aprile 1980 in Ungheria (A facipő fája)
  • 16 luglio 1980 in Colombia (El árbol de los zuecos)
  • 28 agosto 1989 in Galizia, Spagna (A árbore dos zocos)[N 2][19]
  • 1º aprile 2005 in Repubblica Ceca (Dřevo na dřeváky)
  • 2 settembre 2011 nelle Filippine (Puno ng hoof)
  • 29 ottobre 2015 in Lituania (Medis klumpems)
  • 12 novembre 2015 in Grecia (To dendro kai ta tsokara)

Divieti[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono scene in cui viene mostrata l'eviscerazione del maiale[20] e la decapitazione di un'oca [N 3] Non sono presenti nudità di adulti, ma in due occasioni ci sono brevi scene di ragazzini nudi: uno è sistemato in una vasca da bagno e l'altro, a distanza, viene mostrato mentre urina in un vaso da notte tenuto da sua madre.

A causa di queste 2 tipologie di scene ci sono state le seguenti valutazioni:

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

La pellicola, girata in lingua lombarda nelle sue varianti bergamasca e milanese, fu poi successivamente doppiata in italiano dagli stessi attori per la distribuzione italiana.[2][21]

Edizione home video[modifica | modifica wikitesto]

Uscita originariamente in videocassetta, dopo una prima versione in DVD negli anni 2000, il 18 dicembre 2018 è uscita l'edizione in Blu-ray Disc per il 40º anniversario del film, con doppia traccia audio mono Dolby Digital sia in bergamasco che in italiano e con l'aggiunta di un'intervista a Ermanno Olmi nei contenuti speciali.[22]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

In Italia al botteghino ha incassato l'equivalente di 5 700 euro.[23]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il film è uscito due anni dopo il film Novecento di Bernardo Bertolucci con un tema simile. Ma il film Olmi ha attirato più attenzione e ha suscitato molte recensioni entusiaste. D'altra parte, alcuni critici hanno accusato Olmi di una visione egocentrica e miope della storia basata sulla nostalgia, negando problemi storici e sociali, trovando rifugio nel cattolicesimo severo.

Il film non è stato presentato in anteprima in Finlandia fino al 1979, quando ha ottenuto il secondo maggior numero di voti dai critici cinematografici finlandesi nel sondaggio organizzato dalla rivista del club Projektion per i migliori film dell'anteprima dell'anno[N 4][24]

Nel 2004, il New York Times ha votato L'albero degli zoccoli come uno dei mille migliori film di tutti i tempi.[25]

Il critico Damir Radic cita L'albero degli zoccoli come uno dei suoi dieci film preferiti:[26]

«È il più grande film cristiano immanente di sempre. Un film di una spiritualità che raramente si è vista, così nobile, così umile, la più bella dedica agli strati più nobili dell'anima umana.»

La regista Ante Babaja lo cita come un grande modello:[27]

«È un film di alone.»

Roger Ebert ha dato al film tre stelle su quattro:[28]

«Diciamo che il film è un capolavoro intendendo che riguarda persone che compiangiamo e rispettiamo. È una reazione che capisco senza però condividerla. Olmi si gioca il tutto per tutto in questo film - ovviamente voleva fare qualcosa di grande, osare il massimo - e poiché simpatizziamo per lui, vogliamo dire che ci è riuscito. Ma L'albero degli zoccoli richiede una risposta più complessa di questa. Se è davvero molto buono, non liquidiamolo con uno sbrigativo elogio umanitario.»

Dennis Schwartz ha anche valutato il film quattro:[29][30]

«L'azione non è così importante come guardare i contadini legarsi l'uno con l'altro e sopravvivere alla prova della vita. È un dolce racconto del tormento dei contadini che mantiene il suo messaggio marxista in bella vista e riesce a non essere né noioso né eccitante.»

«Considerata una delle maggiori opere del cinema italiano, L'albero degli zoccoli è il film che Ermanno Olmi aveva dentro da più di vent'anni. Molto attaccato alle sue origini contadini e bergamasche il cineasta traspone qui i racconti di sua nonna e i suoi ricordi d'infanzia. Un anno di riprese, con contadini che parlano il loro dialetto, un film che dura quasi tre ore. L'albero degli zoccoli richiama per certi versi il precedente film La terra trema di Luchino Visconti. Ma, in realtà, le similitudini son soltanto apparenti: il film non rispecchia in alcun modo il cinema neorealista e non si proietta nell'attualità contemporanea, ma piuttosto verso tempi ormai passati. Questa storia è una meditazione lirica sulla civiltà contadina del secolo scorso: essa mette in evidenza una dimensione spirituale che abbiamo perduto. Il mondo contadino è visto dall'interno attraverso i suoi riti, la sua pietà i suoi miti Olmi scruta i dettagli con minuzia in una fedeltà assoluta alla verita storica ed etnografica.»

Il regista non mette i contadini sulla griglia di un'ideologia politica.[31]

«Quando uomini e donne si conoscono, il calore condiviso in una comunità fondata sulla famiglia e sulla religione, gioca una funzione consolatrice: la storia non ha ancora colpito questo universo chiuso»

ci spiega Freddy Buache, che aggiunge:

«A ciò delicatamente, Olmi non fa che allusioni, il suo film si concentra su un tempo, un luogo, uno svelamento della realtà precisa e lascia deliberatamente fuori campi il momento della gloria estiva, dell'esuberanza dei raccolti, dei cori della festa: non prede ritmo e semplicità persino l'umorismo, d'una recita di vecchiaia.»

Émile Breton può effettivamente concludere che:[32]

«la serenità nei modi, accordata al ritmo agrario delle stagioni che dividono il film costituiscono il suo punto di forza.»

Poi aggiunge:[32]

«Senza scostarsi dal quotidiano per fare la lezione alla storia o a certi contadini che la scrivono, senza caricare di positività un eroe o un commentato "chiarendo le prospettive" il film parla con voce univoca della fine delle vecchie tradizioni, dei destini personali e intelligenze, segnando l'introduzione in campagna dei rapporti basati sul rapido profitto.»

Il cineasta britannico Mike Leigh ha elogiato il film nella rubrica del Daily Telegraph: creatori della pellicola su pellicola in serie di interviste, il 19 ottobre 2002.[33] Leigh rende omaggio all'umanità del film, al realismo, e vasta scala.[33] Ha definito il film

«straordinario per diversi aspetti»

prima di concludere[33]

«questo ragazzo (Olmi) è un genio, e questo è tutto quello che c'è da fare.»

Leigh ha descritto l'epopea della vita contadina nella Lombardia di Olmi come il film impegnato per eccellenza:[34]

«Direttamente, obiettivamente, ma compassionevolmente, mette sullo schermo la grande, dura, vera avventura di vivere e sopravvivere di giorno in giorno, e di anno in anno, l'esperienza della gente comune ovunque. La fotocamera è sempre esattamente al posto giusto, ma la grande domanda, che nasce da queste interpretazioni veritiere e assolutamente convincenti realizzate da attori non professionisti, rimane sempre: come ci riesce?»

Quando ad Al Pacino fu chiesto dall'AFI quale fosse il suo film preferito, ammise che[35]

«gli piaceva da sempre L'albero degli zoccoli.»

È stato selezionato dal Vaticano nella categoria "valori" della sua lista di 45 "grandi film"[36] e incluso tra i 1001 film da vedere prima di morire[37], a cura di Steven Schneider. Questo film fa parte della Criterion Collection, alla posizione 854.[38]

Il successo internazionale del film fu spiegato con il ricorso alla teoria dell'inconscio collettivo dello psicanalista Jung: avrebbe risvegliato le origini contadine, presenti in ognuno di noi.[39]

Quanto ai punteggi ha ottenuto 4,5 su 5 per AllMovie,[40] 7,7 su 10 per FilmAffinity,[41] 7,9 su 10 per Imdb e 94 su 100 per Tomatometer e 87 su 100 per l'audience di Rotten Tomatoes.[42]

Su MyMovies ottiene 4,11 su 5 mentre su TvZap il punteggio è 8.[2]

Primati[modifica | modifica wikitesto]

Il film a Bergamo stabilì, con la prima edizione, il record di giorni di programmazione, ben 113.[39][43]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Ponte sul naviglio Grande a Bernate Ticino.
Il ponte sul Naviglio Grande a Castelletto di Cuggiono dove i passeggeri della barca vengono fatti abbassare durante il viaggio verso Milano.
Il ponte settecentesco che si vede nel film è il ponte degli scalini sul Naviglio Grande a Robecco sul Naviglio.

Tra i riconoscimenti si contano 18 vittorie:

E una candidatura:

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Tra i film parodia, entrambi con Luigi Ornaghi che interpreta Batistì, abbiamo Ratataplan, diretto da Maurizio Nichetti,[N 5] e L'albero delle zoccole di Leo Salemi del 1995.

Una scena cinematografica compare in Splendor (1989), mentre diverse clip sono mostrate nel documentario Bellissimo: Immagini del cinema italiano (1985).

Dei poster del film sono mostrati in Splendor (1989) e ne La signora ammazzatutti (1994).[N 6]

Disposizione cognome nome di attori e personaggi nei titoli di coda[modifica | modifica wikitesto]

I nomi di battesimo degli attori, e anche quelli dei personaggi che interpretano, contrariamente alla regola che vuole il nome posto sempre davanti al cognome, sono fatti scorrere nei titoli di coda dopo il cognome per una precisa scelta poetica del regista, che intendeva in questo modo rappresentare in prospettiva storica la condizione umile e assoggettata dei contadini.[44]

Scelta degli attori[modifica | modifica wikitesto]

Tutti gli attori sono non professionisti, contadini e non, accomunati soltanto dal non avere alcuna precedente esperienza cinefila e/o di recitazione.[2][21] Tra di essi vi è anche Carmelo Silva, vignettista de il Popolo Cattolico, il Calcio Illustrato e la Gazzetta dello Sport, che interpreta il prete.[21][45]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni
  1. ^ Tale scelta fu meramente dettata da esigenze cinematografiche in quanto il Naviglio Grande, più antico, si presentava naturalmente più scenografico.
  2. ^ Attraverso il TVG.
  3. ^ le viene tirato il collo
  4. ^ superato soltanto da Manhattan di Woody Allen per numero di voti.
  5. ^ In particolare nella scena dello spettacolo di magia un gruppo di zingari vengono allontanati da contadini di una cascina perché accusati di rubare.
  6. ^ All'interno di una cineteca.
Fonti
  1. ^ a b (EN) Awards 1978, festival-cannes.fr. URL consultato il 12 aprile 2020 (archiviato dall'url originale il 19 ottobre 2013).
  2. ^ a b c d e f g h Redazione Tvzap, L’albero degli zoccoli, trama cast e trailer del capolavoro di Ermanno Olmi, su tvzap.kataweb.it, 12 aprile 2020. URL consultato il 12 aprile 2020.
  3. ^ Venerdì Santo, Rai 3 omaggia Bergamo In onda «L’albero degli zoccoli», in Eco di Bergamo, Bergamo, 30 Marzo 2020. URL consultato il 12 aprile 2020.
  4. ^ I cento film - L'albero degli zoccoli, su retedeglispettatori.it. URL consultato il 12 aprile 2020.
  5. ^ L'albero degli zoccoli, su facebook.com, 10 aprile 2020. URL consultato il 12 aprile 2020.
  6. ^ «L'albero degli zoccoli». Quelle piccole cose che spiegano le grandi questioni, su www.avvenire.it, 18 gennaio 2018. URL consultato il 12 aprile 2020.
  7. ^ infoalberodeglizoccoli.blogspot.com, su infoalberodeglizoccoli.blogspot.com. URL consultato il 12 aprile 2020.
  8. ^ Aldo Tassone, Il cinema italiano parla, Parigi, Edilig, 1982.
  9. ^ L'albero degli zoccoli, in Il Tempo, 23 aprile 1978.
  10. ^ a b I luoghi del film l'Albero degli Zoccoli: sul naviglio (il viaggio di nozze) 1/3, su infoalberodeglizoccoli.blogspot.it. URL consultato il 12 aprile 2020.
  11. ^ a b c L'ambientazione filmica, su alberodeglizoccoli.net. URL consultato il 12 aprile 2020.
  12. ^ Filmato audio L'albero degli zoccoli Intervista a Ermanno Olmi, 15 agosto 2018. URL consultato il 13 aprile 2020.
  13. ^ a b c d L'albero degli zoccoli - Pavia, Piazza Botta, su youtube.com. URL consultato il 12 aprile 2020.
  14. ^ I luoghi dell'Albero degli zoccoli, su bassabergamascaorientale.it. URL consultato il 12 aprile 2020.
  15. ^ Quatarob Pavia, su quatarobpavia.it. URL consultato il 12 aprile 2020.
  16. ^ Assessorato alla Cultura della Città di Treviglio, Dietro le quinte de L'albero degli zoccoli, a cura di Museo civico Ernesto e Teresa Della Torre, Treviglio, Leonardo Facco, 28 febbraio 2003, pp. 47, 51.
  17. ^ Colonna sonora, su infoalberodeglizoccoli.it. URL consultato il 12 aprile 2020.
  18. ^ Disco L'albero degli zoccoli, su museocinema.it. URL consultato il 12 aprile 2020.
  19. ^ (ES) Programmazione TVG, su hemeroteca.abc.es. URL consultato il 12 aprile 2020.
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