Ferrovia Bari-Barletta

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Bari-Barletta
Mappa ferr Bari-Barletta.png
InizioBari Centrale
FineBarletta Centrale
Stati attraversatiItalia Italia
Lunghezza70 km
Apertura1965
GestoreFerrotramviaria Spa
Scartamento1435 mm
Elettrificazione3 kV CC
Ferrovie

La ferrovia Bari-Barletta è una linea ferroviaria regionale che collega Bari con numerosi centri dislocati su due province e ha capolinea a Barletta, con un bacino di utenza di circa 700.000 abitanti.

La gestione della linea è curata dalla società Ferrotramviaria, che vi opera in qualità sia di gestore dell'infrastruttura sia di impresa ferroviaria e che effettua anche servizio automobilistico nel medesimo bacino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi progetti per la trasformazione in ferrovia elettrica a scartamento normale della tranvia Bari-Barletta risalgono al 1908, spinti anche dal disservizio rilevato dagli utenti e dai comuni interessati[1]; la società belga esercente la linea, dopo vari tentennamenti, presentò nel 1924 un progetto alle autorità competenti[2], ottenendo con Regio Decreto n° 2358 del 17 dicembre 1925 la concessione[3].

La posa della prima pietra avvenne a Bari il 20 settembre 1925; presentato nel marzo 1927 il progetto esecutivo, i lavori iniziarono l'anno successivo[4], ma furono interrotti nel 1934 a causa di difficoltà finanziarie dovute alla mancata corresponsione dei contributi dovuti dai comuni attraversati dalla costruenda ferrovia[5].

L'azienda che gestiva la tranvia, la Societè des Chemins de fer economiques de Bari-Barletta et extensions S.A., fu posta in liquidazione nel 1934, cedendo tre anni dopo la concessione per l'esercizio della tranvia e la costruzione della ferrovia ad una nuova società romana, la Ferrotramviaria Società Anonima Italiana (poi S.p.A.)[6] e continuò l'esercizio a vapore fino al 1959.

I lavori ripresero solo nel luglio 1948 sulla tratta Barletta-Andria[7], e furono ultimati nel 1964[8] con adeguamento a 1435 mm dello scartamento e con l'installazione della linea elettrica a corrente continua a 3000 volt.

Dopo sei mesi di preesercizio[8], l'inaugurazione della nuova ferrovia avvenne il 30 settembre 1965 alla presenza dell'allora presidente del Consiglio, il pugliese Aldo Moro, del Ministro dei trasporti Angelo Raffaele Jervolino, del sindaco di Bari Gennaro Trisorio Liuzzi e di altre autorità civili, militari e religiose[9]. Il servizio regolare iniziò il successivo 4 ottobre[10].

Stante la popolosità dei centri serviti e la presenza di zone di produzione ortofrutticola il traffico passeggeri si mantenne dall'inizio elevato, anche in considerazione dell'utilizzo di materiale relativamente moderno e anche il traffico merci si attestò su livelli significativi[11].


Nel 1983, in previsione della messa in servizio di ulteriori elettromotrici, vennero acquistati dall'Ansaldo 5 gruppi raddrizzatori in sostituzione di quelli meno potenti presenti presso le sottostazioni elettriche di Bitonto e Andria[12]. Sempre per il potenziamento degli impianti elettrici, nel 1994 furono affidati al gruppo SASIB i lavori di rifacimento della linea aerea fra Bitonto e Barletta[13].

A partire dalla fine degli anni novanta fu attuato, per fasi, il raddoppio del binario fino a Ruvo di Puglia[14] che venne attivato nei primi anni duemila: nel 2004 da Bitonto a Ruvo di Puglia per 18,525 km, nel 2005 fu la volta della tratta Palese-Bitonto lunga 9,825 km e nel 2006 di quella fra Palese e Fesca-San Girolamo (stazione in precedenza denominata Lamasinata[15]) di 4,731 km[16], che richiese la realizzazione di un nuovo viadotto ad archi in cemento armato in adiacenza a quello preesistente per lo scavalcamento della ferrovia Adriatica[17].

Nel 2008 furono appaltati i lavori[18] per la costruzione della variante a servizio dell'aeroporto di Bari, inaugurata il 20 luglio 2013.

Nel luglio 2010 fu attivata una nuova stazione nel comune di Bitonto, denominata Santi Medici, dotata di due banchine coperte, un sottopasso e una sala d'attesa.

Il 12 luglio 2016 uno scontro frontale tra due treni è avvenuto nel tratto, a binario unico, tra Andria e Corato, causando la morte di 23 persone e oltre 50 feriti[19].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La linea è elettrificata e a scartamento normale, a doppio binario nel tratto Fesca San Girolamo - Ruvo (circa 33 km), mentre per i restanti 37 km è a binario unico.

Il binario è armato con rotaie da 50 kg/m montata su traverse in cemento armato precompresso. L'alimentazione elettrica è fornita da 3 sottostazioni elettriche di conversione poste a San Cataldo, Ruvo e Andria.

La circolazione dei treni avviene con Blocco automatico bidirezionale da Bari a Ruvo[20] mediante l'ACEI (Apparato Centrale Elettrico a Itinerari) di Bitonto e gli ACS (Apparato Centrale Statico) di Terlizzi e Ruvo[21], e con Blocco telefonico da Ruvo a Barletta. Il regime di circolazione adottato presenta la peculiarità di alcuni segnali dall'aspetto rosso-giallo entrambi lampeggianti per l'inoltro su binari in cui staziona materiale pronto per l'aggancio automatico, operazione che consente un utilizzo particolarmente versatile delle composizioni multiple[11].

Gli impianti di alimentazione elettrica sono costituiti da una corda portante da 120 mm² e un filo sagomato di pari sezione; la palificazione è di tipo Mannesmann. L'alimentazione proviene dalle sottostazioni elettriche di San Cataldo-Bitonto, Andria e Ruvo di Puglia[21].

Il progetto di raddoppio della tratta Ruvo di Puglia-Corato prevede 3 lotti funzionali:

  • raddoppio della linea Ruvo di Puglia-Corato, con inizio alla progressiva km 36+735 nella stazione di Ruvo di Puglia e fine alla progressiva km 44+547 nella stazione di Corato, con sviluppo totale pari a 7812 metri;
  • realizzazione della nuova Fermata Bracco che, collocata in posizione opposta all'esistente Stazione di Corato, si propone di dare servizio all'utenza distribuita nei nuovi agglomerati urbani;
  • soppressione del passaggio a livello al km 43+517.03, causa di rallentamento del traffico veicolare in ingresso a Corato da Via Ruvo, con la realizzazione di un viadotto che sovrappassa la linea ferroviaria e collega la strada provinciale n. 2 con Via Teano.

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

Stazioni e fermate
Continuation backward
per Lecce
Straight track Continuation backward
linea FSE per Taranto
Unknown route-map component "KBHF-La" Unknown route-map component "KBHF-Ma" Unknown route-map component "BHF-M" Unknown route-map component "KBHF-Re"
Bari Centrale
Straight track Stop on track Straight track
Quintino Sella
Straight track Straight track Unknown route-map component "ABZgl" Unknown route-map component "CONTfq"
Linea RFI per Taranto
One way leftward Unknown route-map component "KRZu" Unknown route-map component "KRZu" Unknown route-map component "CONTfq"
Linea FAL per Matera
Stop on track Straight track
Brigata Bari (Quartiere Libertà)
Stop on track Straight track
Francesco Crispi
Unknown route-map component "CONTgq" Unknown route-map component "KRZo" Junction both to and from right
linea per il porto di Bari †
Straight track Stop on track
Bari Zona Industriale
Station on track Straight track
Fesca-San Girolamo
Unknown route-map component "ABZgl" Unknown route-map component "KRZu" Unknown route-map component "CONTfq"
per San Paolo
Station on track Straight track
Bivio Fesca
Unknown route-map component "ABZgl" Unknown route-map component "KRZo" Unknown route-map component "STR+r"
Stop on track Straight track Straight track
Bari Palese
Unknown route-map component "CONTgq" Unknown route-map component "KRZo" One way rightward Straight track
Linea RFI per Ancona
Stop on track Straight track
Bari Macchie
Straight track Stop on track
Europa
Stop on track Straight track
Bari Enziteto
Unknown route-map component "exCONTgq" Unknown route-map component "eABZg+r" Straight track
linea per Santo Spirito
Straight track Stop on track
Aeroporto
Unknown route-map component "ABZg+l" Transverse track One way rightward
Unknown route-map component "SKRZ-Au"
Autostrada A14 - Strada europea E55
Stop on track
Bitonto Santi Medici
Unknown route-map component "eABZgl" Unknown route-map component "exCONTfq"
linea per Bitonto
Station on track
Bitonto
Stop on track
Sovereto
Station on track
Terlizzi
Station on track
Ruvo di Puglia
Station on track
Corato
Station on track
Andria
Unknown route-map component "SKRZ-Au"
Autostrada A14 - Strada europea E55
Station on track
Barletta Scalo
Unknown route-map component "CONTgq" Unknown route-map component "STR+r" Straight track
Linea RFI per Bari
Station on track End station
Barletta Centrale
One way leftward Unknown route-map component "CONTfq"
Linea RFI per Ancona

Lunga 70 km, la ferrovia ha origine dalla stazione di Bari adiacente alla Stazione di Bari Centrale di RFI e attraversa il territorio dei comuni di Bari, Bitonto, Terlizzi, Ruvo di Puglia, Corato, Andria e Barletta.

Lasciata la stazione di origine, di testa, la linea impegna un tratto in galleria per poi affiancarsi alla ferrovia Adriatica dalla quale si discosta in località Macchie per piegare verso l'interno.

Alla progressiva 6+050 ha inizio la variante attivata nel 2013, che prosegue lungo la tangenziale di Bari per poi dirigersi verso viale Europa, in trincea; l'aeroporto è raggiunto mediante una fermata posta in galleria, posta alle spalle di un parcheggio multipiano. Proseguendo in direzione di Bitonto, il binario si riallaccia al percorso preesistente al km 14+865, che risulta a doppio binario fino a Ruvo di Puglia.

Il tratto successivo transita per Andria, ove è previsto l'interramento del tracciato ferroviario con contestuale realizzazione delle fermate di Andria Sud e Andria Nord, nell'ambito delle opere di raddoppio della tratta finale Corato-Barletta; il medesimo progetto approvato nel 2009, prevede altresì una migliore interconnessione con la rete RFI nella stazione di Barletta, consentendo l'attuazione di collegamenti che sfruttino la ferrovia Barletta-Spinazzola.[22]

Traffico[modifica | modifica wikitesto]

Elettromotrice OMS/Tibb

Nel 1964 entrarono in funzione 9 elettromotrici Stanga-TIBB con relative rimorchiate e due locomotive elettriche da 720 kW. Ad esse si aggiunsero via via altre unità che consentirono di modulare l'offerta intensificando le corse nell'area barese. Il successo fu immediato e presto la società per far fronte alle richieste dell'utenza dovette ricorrere al noleggio di materiale FS, all'acquisto di rotabili usati di provenienza tedesca tra cui una locomotiva DB V80 e di altre società italiane[23].

In seguito alla riorganizzazione dei servizi indotta dall'apertura al traffico della ferrovia Bari-San Paolo e della variante a servizio dell'Aeroporto di Bari, le relazioni vengono svolte sia con elettromotrici Stanga-TIBB e Firema E 126 e con la composizione di carrozze per medie distanze numerate nB 01-04, sia con gli elettrotreni Alstom Coradia e Stadler FLIRT ETR 431 e 342 del parco Ferrotramviaria.

Le relazioni denominate "Ferrovie del Nord Barese" sono strutturate mediante corse sull'intero percorso originario Bari-Barletta (linea FR 1) cui si aggiungono quelle che transitano dall'aeroporto (linea FR 2), alcune delle quali limitate a Bitonto (linea FM 2).

Il traffico merci, fino agli anni ottanta particolarmente fiorente sulla Bari-Barletta per la presenza di numerosi centri di produzione agricola e zootecnica[24], è ormai pressoché azzerato.

Materiale rotabile[modifica | modifica wikitesto]

Ferrotramviaria dispone di un parco rotabili relativamente omogeneo e specializzato per relazioni passeggeri vicinali.

Per i servizi urbani e suburbani FM 1 e FM 2 sono utilizzati prevalentemente elettrotreni Alstom Coradia e Stadler FLIRT ETR 431 e 342, mentre i collegamenti regionali vedono l'impiego delle meno moderne elettromotrici Stanga-TIBB e Firema E 126 e dalla composizione di carrozze per medie distanze numerate nB 01-04.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ De Santis, op. cit., p. 61
  2. ^ De Santis, op. cit., p. 77
  3. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 9 del 13 gennaio 1926
  4. ^ De Santis, op. cit., pp. 85-86
  5. ^ De Santis, op. cit., pp. 91-92
  6. ^ . La cessione fu riconosciuta con Regio Decreto n° 1449 del 25 giugno 1937, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 202 del 31 agosto 1937
  7. ^ De Santis, op. cit., p. 113
  8. ^ a b De Santis, op. cit., p. 166
  9. ^ De Santis, op. cit., p. 169
  10. ^ De Santis, op. cit., p. 176
  11. ^ a b Vito Roca, La ferrovia Bari Nord..., op. cit.
  12. ^ Notizia su I Treni Oggi, n. 30, maggio 1983, p. 6.
  13. ^ Notizia su Tutto Treno, n. 63, marzo 1994, p.10.
  14. ^ Notizia su Tutto Treno, n. 112, settembre 1998, p. 8.
  15. ^ Notizia su I Treni, n. 205, giugno 1999, p. 8.
  16. ^ Hans Jürgen Rosenberger, Gian Guido Turchi, Puglia: lavori da Nord a Sud-Est, in I Treni, n. 294, giugno 2007, p. 22.
  17. ^ Notizia su I Treni, n. 198, novembre 1998, p. 8.
  18. ^ Notizia su I Treni n. 307, settembre 2008, p. 6.
  19. ^ Scontro tra treni in Puglia: recuperata la scatola nera. Ricerche a oltranza tra le lamiere: 27 morti, su Repubblica.it, 13 luglio 2016. URL consultato il 13 luglio 2016.
  20. ^ Mario Bicchierai, La Bari-Barletta si rinnova, in Mondo Ferroviario Viaggi, n. 219, febbraio 2005, p.10.
  21. ^ a b Lorenzo Pallotta, Nuovi Coradia alle Bari Nord, in Tutto Treno, n. 182, gennaio 2015, p. 16.
  22. ^ STAZIONE ANDRIA SUD DELLA FERROVIA BARI - BARLETTA, Barletta, su www.cobargroup.it. URL consultato il 09 ottobre 2017.
  23. ^ Marco Cacozza, in Tutto Treno Tema n. 4, pp. 54-55.
  24. ^ Vito Roca, La ferrovia Bari Nord, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vito Roca, La ferrovia Bari Nord (Bari–Barletta), in "I Treni Oggi" n. 22 (settembre 1982).
  • Michele De Santis, Dalla tramvia alla ferrovia Bari-Barletta 1877-1975, Tipolitografia Mare, Bari, 1975.
  • Salvatore Rongone, Dalla Società Generale di tramways Bari-Barletta e diramazioni alla Ferrotranviaria..., 1990.
  • FENIT 1946 1996, FENIT, Roma, 1996.
  • Roberto Cocchi, Alessandro Muratori, Le ferrovie secondarie italiane, raccolta di fascicoli allegati alla rivista Mondo ferroviario, Editoriale del Garda, 1988-1996.
  • Emilio Ganzerla, Nuovo collegamento ferroviario tra Bari Centrale e l'aeroporto "Karol Wojtyla", in Mondo Ferroviario, n. 313, ottobre 2013, pp. 18–23.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]