Corrente continua

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Simbolo della corrente continua

In elettrotecnica la corrente continua (CC o DC, dall'inglese: Direct Current) è un tipo di corrente elettrica caratterizzata da un flusso di elettroni di direzione costante nel tempo [1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'asse verticale rappresenta la corrente o la tensione (V,I), l'asse orizzontale rappresenta il tempo t. La linea di colore rosso rappresenta grandezze (V,I) continue di valore costante nel tempo. La linea di colore blu rappresenta una grandezza (V,I) continua ma di valore pulsante nel tempo.

In una corrente continua gli elettroni fluiscono sempre nello stesso senso all'interno del circuito, quindi circoleranno sempre nello stesso verso.

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

In molti dispositivi la sigla per indicare la corrente continua è DC (Direct Current), oppure si utilizza il simbolo di una linea continua (—) con tre linee più corte (---) sottostanti, per la corrente alternata si utilizza invece AC (Alternating Current) o il simbolo (~).

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

In un sistema in corrente continua, a differenza di uno in alternata, è molto importante rispettare il verso della corrente, ovvero la polarità. Esistono infatti nelle batterie un polo "positivo" e uno "negativo", che devono essere correttamente collegati al carico. Per esempio, un motore in corrente continua, se alimentato al contrario ruota in senso inverso, a differenza di un motore in corrente alternata monofase. Molti circuiti elettronici, se alimentati erroneamente, possono guastarsi, in particolare se non sono protetti da un diodo antinversione.

Produzione e conversione[modifica | modifica wikitesto]

Tipi di corrente continua

La corrente continua può essere prodotta non solo con una dinamo, ma anche tramite un alternatore e quindi a partire da una corrente alternata (CA) con, a seguire, un processo di raddrizzamento, effettuato con diodi o ponti raddrizzatori. In realtà questi dispositivi eliminano la componente negativa della corrente alternata, producendo una corrente unidirezionale pulsante, ovvero composta idealmente da una corrente alternata sovrapposta ad una continua[non chiaro] oppure raddrizzano le semionde negative riportandole a positive, ottenendo così, un segnale positivo ma di ampiezza variabile nel tempo. Un condensatore posto a valle dei diodi raddrizzatori provvede a livellare il segnale, fornendo una corrente quanto più possibile vicina a un valore continuo (vedi circuito RC).

Viceversa, la conversione di una corrente continua in una alternata è molto più complessa, in particolare perché è necessario generare informazione relativa a forma d'onda, frequenza e fase. L'operazione è svolta da complessi dispositivi elettronici definiti inverter.

Applicazioni e uso[modifica | modifica wikitesto]

La corrente continua è largamente usata a bassa tensione in elettronica, specialmente nelle apparecchiature alimentate con pile e batterie, che sono in grado di generare esclusivamente corrente continua. Per questo motivo è obbligatoriamente impiegata negli impianti elettrici delle automobili, dove viene accumulata in una batteria al piombo dopo essere stata generata dall'alternatore e trasformata in continua. È continua anche l'energia elettrica prodotta da pannelli fotovoltaici e pile a combustibile.

La corrente continua fu adottata da Thomas Alva Edison verso la fine del XIX secolo agli inizi della distribuzione elettrica industriale. Successivamente però la tecnologia si è spostata verso la corrente alternata, inventata da Nikola Tesla, più conveniente per la trasmissione di energia elettrica a distanza.

Oggigiorno la corrente continua è adottata in alcuni elettrodotti (HVDC), nei cavi sottomarini e nell'alimentazione ferroviaria in alcune nazioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raymond A. Serway, John W. Jewett Jr., [edises.it 28], in Carlo Angelini, Pierluigi Braccini, Mauro Morganti (a cura di), Fisica per scienze e ingegneria, traduzione di Carlo Angelini, Sergio Betti, Pierluigi Braccini, Ersilio Castorina, Enrico Maccioni, Marco Maria Massai, Mauro Morganti, vol. 2, IV, Napoli, EdiSES S.r.l., 2010 [2008], p. 775. URL consultato l'8 dicembre 2020.

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