Salapia
| Salapia | |
|---|---|
| Nome originale | Salapia vetus |
| Cronologia | |
| Fondazione | X secolo a.C. |
| Fine | 1547 |
| Amministrazione | |
| Dipendente da | Magna Grecia, Sanniti, Antica Roma, Longobardi, Normanni |
| Territorio e popolazione | |
| Nome abitanti | salapini |
| Coordinate | 41°23′54.87″N 15°57′35.54″E |
Salapia è stata un'antica città della Daunia, la cui diversa dislocazione sul territorio si è accompagnata ad una trasformazione del suo nome.
Topografia
[modifica | modifica wikitesto]La prima attestazione di Salapia risale al IV Secolo a.C. col toponimo di Salapia vetus, di cui parla Vitruvio, nota tra gli studiosi come Salapia preromana. La sua fondazione però è sicuramente molto più antica[1] ed affonda nel mito di Diomede colonizzatore dell'Adriatico, da cui il toponimo Elpia citato da Strabone che fa riferimento alla località rodiana[2]. Nel I secolo a.C. fu rifondata da Marcus Hostilius in località Monte di Salpi[3]. Divenuta palude la laguna su cui si affacciava la città, i Salapini chiesero ed ottennero di potersi trasferire a quattro miglia di distanza in una zona più salubre: nasce così la Salapia romana, il cui nome piano piano si corroderà in Salpia e poi in Salpi[4]. Con quest'ultima denominazione è ricordata anche come sede vescovile dal 314 al 1547, allorché la diocesi di Salpi viene soppressa e il suo territorio unito all'arcidiocesi di Trani[5].
Sito archeologico
[modifica | modifica wikitesto]Il sito archeologico relativo all'antica Salapia si trova nella parte meridionale del Tavoliere delle Puglie, a pochi chilometri a nord-ovest di Margherita di Savoia. Si tratta della Salapia vetus, citata in varie fonti letterarie, ma la cui ubicazione, incerta, è stata alla fine individuata in contrada Torretta dei Monaci grazie all'aerofotografia e agli scavi eseguiti a partire dal 1967[6].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]È stato ipotizzato che le origini della città fossero da riportare alla fine del X secolo a.C., nell'ambito delle ipotetiche migrazioni di genti illiriche dalla costa dalmata a quella pugliese. Sulla base di elementi emersi dall'indagine archeologica condotta negli anni '70, è stata avanzata l'ipotesi, in gran parte oggi superata, che coloni liburnici della città di Nin si siano trasferiti sul litorale pugliese, dove trovarono lo stesso ambiente lagunare da cui provenivano[7].
La città si estendeva su tre “penisole” sporgenti nella laguna e, in un'area di circa 9 km², vi era l'abitato, la necropoli e gli spazi destinati al pascolo e alla coltura, utili in tempo di guerra. Il nucleo abitativo principale si trovava nella penisola maggiore ed era difeso, dalla parte del retroterra, da un bastione e un fossato[8]. Salapia in origine era una frazione o colonia di Canusium, l'attuale Canosa di Puglia.
Dal punto di vista politico, Salapia come altri centri della Daunia, era organizzata in città-Stato, in cui il potere era nelle mani di una ristretta oligarchia. Conferma di questa autonomia politica viene dalla coniazione di una propria moneta, su cui troviamo spesso i nomi dei governanti del tempo.
Al tempo della seconda guerra punica Salapia ebbe al proprio interno due schieramenti, uno filoromano, guidato da Blattio, e uno filocartaginese, con a capo Dasio. Quest'ultimo prevalse in un primo tempo, tanto che Annibale soggiornò a lungo a Salapia: qui ebbe una relazione con una donna del luogo, bollata come prostituta da Plinio, che definì la città Oppidum Annibalis meretricio amore inclutum[9].
In un secondo momento Salapia decise di passare dalla parte romana, cacciando il presidio cartaginese e ritornando a fianco di Roma (210 a.C.);[10] con uno stratagemma Annibale cerca di entrare in città e vendicarsi, ma non ci riesce.
Successivamente Salapia sarà coinvolta nella guerra sociale, durante la quale fu assediata dal pretore Caio Cosconio, incendiata e quasi rasa al suolo[11].
Alla metà del I secolo a.C., quindi, la città è in piena decadenza, dovuta non solo alle vicende belliche e alle difficoltà economiche, ma anche alle mutate condizioni ambientali. Infatti, la laguna su cui si affacciava cominciò ad interrarsi per i detriti portati da vari corsi d'acqua e a trasformarsi in una palude generatrice di malaria. I Salapini, allora, grazie alla mediazione di un M. Hostilius – probabilmente un patronus della città –, ottennero dal senato romano di potersi trasferire a quattro miglia di distanza, in direzione sud-est, su di una piccola altura, località oggi denominata “il Monte”, a ridosso delle vasche delle Saline. La nuova città fu delimitata da mura e provvista, tramite un canale, di un porto sul mare[12], le cui strutture dovevano trovarsi nell'area dell'attuale Torre di Pietra.
Nasce così la Salapia romana, che pian piano vedrà il suo nome modificarsi in Salpia e poi in Salpi[13].
La floridezza economica raggiunta dalla nuova città fa sì che nel IV secolo ci appaia come sede vescovile: nel 314, infatti, Pardo, vescovo di Salpi, insieme al diacono Crescente partecipa al Concilio di Arles, in Gallia. E Pardo, allo stato attuale delle ricerche, è il primo vescovo pugliese storicamente certo[14]. Altri vescovi sono annoverati nel V secolo, ma nell'Alto Medioevo la città non sfugge alla crisi che coinvolge l'intero Occidente, per cui la civitas si riduce ad un castrum, occupato in seguito dai Longobardi.
In costante ripresa a partire dal Mille, Salpi, prima signoria normanna e poi locus solatiorum prediletto da Federico II di Svevia, vivrà una fase di particolare floridezza nei secoli XI-XIII, allorché si ha anche la costituzione della Universitas hominum civitatis Salparum.
L'ultimo Medioevo, però, registra una crisi irreversibile della città, la cui fine è sancita dalla soppressione della sede vescovile nel 1547[15].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ trinitapoli-comunita-ospitale, su trinitapoli.comunitaospitali.it.
- ↑ Treccani, su treccani.it.
- ↑ CartApulia, su cartapulia.it.
- ↑ Meluta Marin, Il problema delle tre Salapia, in Salapia nell'ambito della civiltà dauna, Atti del IV Convegno dei Comuni Messapici, Peuceti e Dauni (Trinitapoli, 1972), in "Archivio Storico Pugliese", 1973
- ↑ Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi. La vicenda di Salpi, Fasano, 1985
- ↑ Salapia nell'ambito della civiltà dauna, Atti del IV Convegno dei Comuni Messapici, Peuceti e Dauni (Trinitapoli, 1972), in “Archivio Storico Pugliese”, 1973
- ↑ Fernanda e Santo Tinè, Gli scavi del 1967-68 a Salapia, in Salapia nell'ambito della civiltà dauna, cit. Enzo Lippolis, Tonia Giammatteo (a cura di), Salpia vetus: archeologia di una città lagunare: le campagne di scavo del 1967-68 e del 1978-79, Venosa, 2008. Un dettagliato excursus sulla Salapia vetus in Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi. La vicenda di Salpi, Fasano, 1985
- ↑ Fernanda Tinè Bertocchi, Formazione della civiltà daunia dal X al VI secolo a.C., in Civiltà preistoriche e protostoriche della Daunia, Atti del Colloquio internazionale di Preistoria e Protostoria della Daunia (Foggia, 1973), Firenze, 1975
- ↑ Plinio, Naturalis historia, III, 103
- ↑ Livio, XXVI, 38.5-14.
- ↑ Appiano, Bellum civile, 227-230
- ↑ Vitruvio, De Architectura, I, 4, 12; Emilio Gabba, La rifondazione di Salapia, in “Athenaeum”, 61, 1983
- ↑ Pietro di Biase, Puglia medievale ed insediamenti scomparsi, cit.
- ↑ Pietro di Biase, Apulia cristiana: Pardus fu vescovo di Salpi, Trinitapoli, 1982, ristampato in Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi, cit.
- ↑ Sulla Diocesi di Salpi cfr. Pietro di Biase, Puglia medievale e insediamenti scomparsi, cit., pp. 233-254; Pasquale Corsi, Pietro di Biase, Documenti vaticani relativi alla diocesi di Salpi (1237-1544), Trinitapoli, 1994; la voce Salpi, a cura di Pietro di Biase, in Cronotassi, iconografia ed araldica dell'episcopato pugliese, Bari, 1986
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- De Venuto, Giovanni; Goffredo, Roberto; Totten, Darian Marie, Salapia-Salpi 1. Scavi e ricerche 2013-2016, Edipuglia, Bari 2022.
- De Venuto, Giovanni; Goffredo, Roberto; Totten, Darian Marie; Ciminale, Marcello; De Mitri, Carlo, Salapia : storia e archeologia di una città tra mare e laguna, Mélanges de l'École française de Rome:antiquité: 127, 1, 2015.
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