Bagni di Nerone

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Bagni di Nerone
Bagni di nerone, pisa, 01.JPG
I bagni di Nerone.
Civiltà Civiltà romana
Utilizzo Edificio termale
Stile Opus victatum mixtum
Epoca I secolo d.C.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Pisa
Scavi
Data scoperta XVI secolo
Date scavi 1881
Archeologo Clemente Lupi
Amministrazione
Ente Comune di Pisa
Visitabile
Mappa di localizzazione

Coordinate: 43°43′20.28″N 10°24′06.84″E / 43.7223°N 10.4019°E43.7223; 10.4019

Bagni di Nerone

I Bagni di Nerone sono un sito archeologico del centro di Pisa, situati presso Porta a Lucca, a poca distanza dalla piazza del Duomo. Si tratta dell'unico monumento della Pisa romana che sia ancora emergente.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta degli scavi di un edificio termale romano, impropriamente detto a partire dal medioevo "di Nerone", ritenendolo parte di un suo fantomatico palazzo. I resti si trovano al di sotto del livello stradale odierno. L'impianto originale del complesso risale agli ultimi decenni del I secolo d.C. (sotto Domiziano), come sembra suggerire l'uso della tecnica a opus victatum mixtum, con un paramento in filari variamente alternati di laterizio e blocchi di panchina. Nel secolo successivo si ebbe un rifacimento, del quale resta un'epigrafe (CIL XI, 1433, oggi al Museo nazionale di San Matteo) che cita la famiglia dei Veruleii Aproniani[1], che era rinomata per il possesso di ampi terreni e di fabbriche ceramiche. In particolare finanziò il rifacimento Lucio Venuleio Aproniano Prisco[2], patrono della Colonia Pisana, console di Attidium (città romana nei pressi di Fabriano), che nel 92 d.C. costruì l'acquedotto di Caldaccoli e la conserva di Corliano e che aveva rivestito numerose cariche al tempo degli Antonini, permettendo quelle elargizioni pubbliche tipiche dei personaggi di rilievo del mondo romano.

Le terme furono messe in evidenza e restaurate nel XVI e XVII secolo per volere di Cosimo III. I vari scavi cominciarono nel 1881 a cura di Clemente Lupi. Successivamente nel 1938, una volta abbattute alcune case intorno, l'intera area fu recintata per salvaguardarne i resti. Infine nel 1947 furono completamente restaurate.[3]

Nel 2007 è stata sostituita la cupola di copertura a causa dei danni che gli agenti atmosferici avevano esercitato.[4]

Nel 2017 verranno eseguiti nuovi scavi per comprendere con maggior certezza le funzioni degli ambienti termali circostanti, poco studiati all'inizio del XX secolo, e delle fasi antropiche precedenti alle terme.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ben conservato è il sudatio laconicum (locale per il bagno di acqua calda), composto da una sala ottagonale absidata, con una copertura a cupoletta traforata, in parte restaurata. Sono poi visibili i resti delle mura della palestra dell'apodyterium e solo due pareti del tepidarium.

L'acqua arrivava dal vicino Auser e tramite l'antico acquedotto romano di Caldaccoli proveniente da San Giuliano Terme. L'edificio doveva essere caratterizzato da una certa monumentalità, a giudicare dai marmi rinvenuti e da alcune sculture ritrovate, che verosimilmente lo decoravano.

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) J. Scheid, Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, Dr. Rudolf Habelt GmbH, Bonn (Germany), 1983, p. 225-228.
  2. ^ (EN) Mario Torelli, Studies in the Romanization of Italy, University of Alberta, 1995, ISBN 978-0-88864-241-7.
  3. ^ Paolo Gianfaldoni, Chiese e Porte nella storia di Pisa, C.L.D. Libri Srl, 2007, p. 36, ISBN 978-88-7399-199-1.
  4. ^ Restauro delle antiche Terme Romane dette “Bagni di Nerone” (PDF), pisainformaflash.comune.pisa.it. URL consultato il 29 aprile 2010.
  5. ^ Terme di Nerone: si scava per trovare la Pisa romana, in PisaInformaFlash, 7 giugno 2017. URL consultato l'8 giugno 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Toscana. Guida d'Italia (Guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2003.

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