Terme della Rotonda

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Terme della Rotonda
TermeRotondaCT.JPG
Vista della cupola dell'ex Chiesa di Santa Maria della Rotonda
CiviltàRomana, Bizantini
Utilizzoterme, chiesa
Epocaromana, medievale e moderna
Localizzazione
StatoItalia Italia
ProvinciaCatania Catania
Amministrazione
EntePolo Regionale di Catania dei Siti Culturali
ResponsabileMaria Costanza Lentini
Visitabilesu prenotazione
Sito webwww.regione.sicilia.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 37°30′14.6″N 15°04′57.9″E / 37.504056°N 15.08275°E37.504056; 15.08275

Le Terme della Rotonda sono un vasto complesso monumentale nel centro storico di Catania, comprendente strutture termali di epoca romana, datate al I-II secolo d.C. trasformate in chiesa in epoca bizantina dedicata alla Vergine Maria.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Rotonda deriva dalla singolare struttura architettonica della chiesa, formata da una grande cupola a tutto sesto circondata da contrafforti, posta su un edificio a perimetro quadrato culminante in un'aula centrale circolare. L'edificio è spesso indicato col toponimo de La Rotonda nelle vedute cittadine del Cinquecento e del Seicento. In passato, l'edificio era noto anche con il nome di Pantheon che gli antiquari secenteschi locali (quali Giovanni Battista de Grossis e Ottavio D'Arcangelo) ritenevano essere stato il modello del più celebre edificio di Roma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo recenti studi, frutto di campagne di scavo condotte nel 2004-2008 e nel 2015, la struttura termale, sorta in un'area già frequentata nell'Eneolitico iniziale, risalirebbe nel suo primitivo impianto al I-II secolo d.C., conobbe una fase di monumentalizzazione intorno al III secolo d.C., durante un'epoca di notevole arricchimento della città di Catania, per poi essere abbandonata e quindi trasformata in chiesa verso la fine del VI d.C. La chiesa - probabilmente sin dal suo sorgere dedicata al culto della Madonna - venne orientata in senso nord-sud[1]. Dal IX secolo, addossata alla chiesa e tra le rovine delle terme, sorse un'ampia area cimiteriale, intensamente utilizzata fino al secolo XVI secolo. Al terremoto del 1169, che danneggiò il presbiterio bizantino, risale il cambio di orientamento (dal senso nord-sud al senso est-ovest), l'apertura dell'ingresso con portale ad ogiva e la realizzazione di un'abside ad esso contrapposto. La chiesa venne successivamente adeguata a cappella funebre per figure alto-borghesi, forse cappella cavalleresca della guardia di Federico II. L'orientamento tornò ad essere nel senso nord-sud nel Cinquecento, con la realizzazione di un nuovo ingresso con portale rinascimentale. Il più antico ricordo storico risale ai frammenti dell'opera di Lorenzo Bolano sulle antichità di Catania per il tramite del Carrera[2]. Ottavio D'Arcangelo nei suoi manoscritti del 1633 così la descriveva: «È a tutta volta fabbricata tanto la cupola maggiore quanto le otto in forma di cappellette che vi sono attorno in figura quadra»[3].

L'edificio, ritenuto il più antico tempio di culto a Catania, era stimato come un Pantheon pagano riconvertito in luogo di culto cristiano,[4] e consacrato a Maria nel 44 d.C.[5]. Tale tradizione, seppur errata, mantenne per quasi tre secoli il suo fascino, almeno fino a D'Orville[6] e agli studi del Principe di Biscari,[7] il quale identificò per primo l'edificio quale ambiente termale di epoca imperiale romana.
Il bombardamento aereo del 1943 devastò la vicina chiesa di Santa Maria della Cava, risalente al Settecento,[8] e rovinò pesantemente la struttura. Tra gli anni quaranta e cinquanta si operarono quindi una serie di lavori di consolidamento delle strutture. La direzione dei lavori fu affidata a Guido Libertini il quale tuttavia non risparmiò le strutture ecclesiastiche, né alcuni preziosi affreschi, per mettere in luce le strutture romane. Libertini suggerì[9] la seguente cronologia:

  • un livello ellenistico-romano con i resti delle sue costruzioni termali, oggi meglio identificato con le strutture di I secolo;
  • un rimaneggiamento di età imperiale che diede all'ambiente la forma circolare del calidarium, in realtà la struttura circolare risale all'epoca bizantina;
  • un altro rimaneggiamento di età romana più tarda;
  • il pavimento bizantino;
  • alcune trasformazioni di età medievale;
  • la sistemazione più recente che risale al XVII o al XVIII secolo
Pianta del complesso. Legenda:
verde: ruderi del primitivo impianto (I-II secolo d.C.); blu: struttura delle Terme romane di epoca antonina (monumentalizzazione del II-III secolo d.C.).
1= grande sala absidata con vasca (frigidarium)
2= grande sala ad ipocausto (calidarium)
3= ambienti (vasche?)
4= piccolo ambiente a doppio circolo ad ipocausto
5= grande area pavimentata in opus sectile
arancio: rifacimento e riduzione delle strutture in età tardoantica; nero: ambienti della chiesa di Santa Maria della Rotonda; bianco: sagrestia di fine XVIII secolo ricavata in un ambiente forse rinascimentale, oggi ingresso e area di accoglienza visitatori.

Nell'opera di sbancamento venne abbattuta anche una monumentale tomba cavalleresca che faceva da altare durante il XIII secolo e, sulla base dei resti superstiti ospitati presso il Castello Ursino, si deve identificare quale sepolcro di un cavaliere membro della guardia personale di Federico II, forse un membro della famiglia Alagona, seguendo quanto affermato dal Ferrara[10].
Nell'arco di anni dal 2004 al 2008 l'edificio e l'area ad esso orbitante furono interessati da un nuovo ciclo di scavi atti alla preservazione, allo studio e alla fruizione della struttura. In questa campagna di scavo si rinvenne una gran quantità di tombe, si poterono identificare con certezza nove ambienti termali e ipotizzarne molti altri che si estendono al di sotto delle vicine Via Rotonda e Via della Mecca, venne messa in luce l'abside di età sveva e si misero in luce diversi affreschi precedentemente coperti da un anonimo intonaco monocromo. Lo studio, oltre a rivelare le diverse fasi di vita dell'edificio, ha anche permesso il riconoscimento del ciclo di pitture che decoravano gli interni della chiesa, riconducendo a datazioni più corrette quelle più antiche. Nel 2015 è stato espropriato e sottoposto a scavi e restauri tutto l'isolato a nord della chiesa, anch'esso danneggiato dai bombardamenti del 1943. Durante questa campagna di lavori, che hanno liberato la visuale della cupola dal lato nord, permettendone la vista da via dei Gesuiti, è stato messo in luce un imponente castellum aquae collegato ad un ramo dell'acquedotto romano di Catania, trasformato in edificio al servizio della chiesa verso la fine del VI secolo, ed una corte quadrangolare circondata da esedre che costituiva l'originario ingresso alla Rotonda in epoca romana.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La struttura termale, sorta fra I e II secolo d.C. e più volte rimaneggiata fino alla tarda antichità, è un grande complesso di ambienti quadrangolari, circolari e misti, connessi tra loro. Il principale è una grande sala absidata - forse un frigidarium - orientata in direzione nord-sud, databile alla prima fase vitale delle terme, cui si giustappone sul lato est un grande ambiente ad ipocausto, caratterizzato da numerose suspensurae che in origine soreggevano un pavimento a mosaico di cui si è rinvenuta qualche traccia, identificato come calidarium che in un secondo momento venne suddiviso in più ambienti di minori dimensioni. Ad ovest della grande sala absidata si apre un vasto ambiente pavimentato con grandi lastre marmoree, su cui si rinvennero diverse tombe di epoca medievale, alcune realizzate distruggendo il pavimento stesso. A sud si aprono diversi altri ambienti appartenenti alla fase di II-III secolo, come due pavimenti ad ipocausto, pertinenti a piccoli ambienti circolari adibite a saune, e forse un tepidarium. Altri ambienti quadrangolari si trovano a nord, all'interno dell'edificio della chiesa, che in parte si appoggia a queste strutture. Appartengono al complesso termale anche le strutture che si trovano a nord della chiesa, costituite da un imponente castellum aquae e da una corte circondata da esedre che fungeva da ingresso principale alle terme.

Acquerello di Jean Houel (1776-77) rappresentante la struttura nei tre periodi, romano (presunto), medioevale e moderno.
Affresco sull'arcata di nord-ovest, rappresentante Sant'Omobono; nelle due vele soprastanti si scorgono più chiaramente Sant'Agata e San Pietro.
Cupola della chiesa di Santa Maria della Rotonda, dopo i lavori di maggio 2015.

Santa Maria della Rotonda[modifica | modifica wikitesto]

La struttura più appariscente è tuttavia quella dell'ex Basilica di Santa Maria della Rotonda, ricavata riadattando il complesso verso la fine del VI secolo. L'edificio, a pianta quadrata, presenta due ingressi - una a sud, con un portale in calcare del Cinquecento, l'altro a ovest, con portale di stile gotico in pietra lavica del Duecento - e due aree presbiterali ad essi corrispondenti: un presbiterio in forma di triclinium, circondato da angusti corridoi che fungono da deambulacro si apre verso nord, mentre a est un piccolo catino absidale di cui rimane una porzione dell'alzato. Al centro dell'edificio quadrato si apre un ambiente circolare, del diametro di 11 metri, coperto da una cupola a tutto sesto. L'ambiente circolare è circondato da grandi arcate che danno accesso a nicchie ed esedre che fungevano da cappelle. Sopra la cupola, un lucernaio ad archetto fungeva da campanile, mentre a decorazione dell'esterno si poteva osservare fino agli anni quaranta una merlatura tutto intorno al perimetro. A est della chiesa si aprivano alcuni ambienti, usato come sagrestia, danneggiati dai bombardamenti aerei e oggi usarti come atrio d'ingresso al complesso monumentale.

Affreschi[modifica | modifica wikitesto]

Le più antiche tracce di affreschi risalgono al VII secolo. Appartengono al XII - XIV sec. alcune rappresentazioni di stile bizantino, con le figure dei Santi vescovi Leone e Nicola, negli stipiti dell'arco ovest del presbiterio; una Madonna in Trono sulla parete orientale dello stesso ambiente; una Madonna in Trono con Bambino. Al XVIII secolo appartiene il ciclo più recente: nel presbiterio sono rappresentati l'Annunciazione e la Natività e, sulla volta, l'Assunzione della Vergine al cielo; nei triangoli d'imposta della cupola sono i Santi Pietro, Paolo, Agata, Lucia e gli Evangelisti Luca, Matteo, Marco, Giovanni; sulle pareti che chiudevano le arcate pure vi erano diverse figure, rimosse durante i restauri degli anni '40 del Novecento, delle quali sopravvive ancora l'immagine di Sant'Omobono. Alla base della cupola una lunga iscrizione anulare in latino recita:

(LT)

«QUOD INANI DEORUM OMNIUM VENERATIONI SUPERSTITIOSÆ CATANENSIUM EREXERAT PIETAS IDEM HOC PROFUGATO EMENTITÆ RELIGIONIS ERRORE IPISIS NASCENTIS FIDEI EXORDIIS DIVUS PETRUS APOSTOLORUM PRINCEPS ANO GRATIÆ 44 CLAUDII IMPERATORIS II. DEO. OP. MAX. EIUSQUE GENITRICI IN TERRIS ADHUC AGENTI SACRAVIT PANTHEON.»

(IT)

«Ciò che la pietà dei Catanesi aveva eretto all'inutile superstiziosa venerazione di tutti gli dei questo stesso tolto l'errore della falsa religione negli stessi primordi della nascente fede San Pietro Principe degli Apostoli consacrò nell'anno di grazia 44 a Dio Ottimo Massimo e alla sua genitrice ancora vivente nell'anno II di Claudio Imperatore[11]»

a.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Analogamente a quanto avvenne per le strutture forse coeve come la chiesa del Salvatore o la cappella ricavata nelle cosiddette Grotte bianche.
  2. ^ Pietro Carrera, Delle memorie historiche della città di Catania, spiegate in tre volumi. In Catania, nel Palazzo dell'illustrissimo senato, per Giovanni Rossi, 1639-1641.
  3. ^ Guido Libertini, Scoperte recenti riguardanti l'età bizantina a Catania e provincia. La trasformazione di un edificio termale in chiesa bizantina (La Rotonda), in Aa.Vv., Atti dell'VIII Congresso Internazionale di Studi bizantini, Palermo, 3-10 aprile 1951, Roma, Associazione nazionale per gli studi bizantini, 1953, p. 167.
  4. ^ Vito Maria Amico scrive: "Dicono essere stata S. Maria della Rotonda un antico tempio a tutti i Numi consacrato, volgarmente Pantheon, e cambiato ai sacri riti dall'Apostolo S. Pietro". Idem, Dizionario topografico della Sicilia (già Lexicon topographicum Siculum..., Panormi, 1757-1760), tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di Marzo, Palermo, 1855, vol.1, p.287.
  5. ^ Francesco Paternò Castello di Carcaci, Descrizione di Catania e delle cose notevoli ne' dintorni di essa, Catania, 1841, p. 188. Afferma il Carcaci: "Questo bagno attesa la elevatezza del sito non potea essere animato che dalle acque di Licodia e Valcorrente. In tempi a noi più vicini la descritta stanza fu volta a chiesa mediante apertura d'ingresso prima ad ovest a sesto gotico, dopo a sud di forma moderna. Il volgo e gli scrittori di cose patrie alquanto remoti come il Bolano il Carrera il Grosso il Previtera l'Amico credeano l'edificio essere stato a bella posta alzato a tempi di paganesimo in onore delle false divinità, ad imitazione del panteon di Roma, errore che la iscrizione sopra la porta d'ingresso, e a caratteri cubitali replicato nell'interno, conferma, aggiungendo questo cangiamento diculto essersi effettuato dallo stesso principe degli apostoli San Pietro l'anno 44 di nostra era".
  6. ^ Jacques Philippe D'Orville, Sicula, quibus Siciliae veteris rudera, additis antiquitatum tabulis, illustrantur, con aggiunte a cura di Pieter Burman il Giovane, Amstelaedami [Amsterdam], apud Gerardum Tielenburg, 1764, parte prima, pp.214-215. Afferma D'Orville: "Primo loco notandum venit Templum rotundae structurae, &, nisi quod longe minus fit, fatis adsimile illi aedi Romanae, quae hodie la Rotonda, olim Pantheon vocabatur. Carrera id describit fide P. Blondi, Bolani & Archangeli: qui partim falsa de eo aedificio tradunt, partim vera. Quale illud sit, ex adjecta figura colligitur, integrum enim plane est: muri ex coctis lapidibus firmissimis ducti sunt. Tholus hodie clausus est turricula: sed superiora fuisse adaperta, & hanc structuran esse aevi recentioris cum Carrera arbitror. forte etiam fenestrae illae posteriorum temporum sunt. hodie Sancatae Mariae dicatum est. idem adseverat fuisse omnium Deirum templum sife Pantheon. Sed hoc nullo testimonio adstruitur. nam aliis numinibus singularibus etiam fabricae rotundae sana exstrui solebant. inepte & indocte autem ex aedificii antiquitate judicat, Romanos ad hujus imitationem fabricasse Pantheon, quod secundum ipsum non valde antiquum est, ut pote M. Marcelli opera Augusti Caesaris aetate estructum. quum omnes omnes sciant a M. Agrippa fuisse factum, sive potius instauratum, & ornatum. Joann. Bapt. de Grossis nugas Carrerae supergressurus, negat dubitari posse, quin primitiae hujus templi a M. Marcello fuerint decori suo restitutae, qui floruit trecentis annis ante natum Christum, & a D. Petro anno quarto supra quadragesimum post natum mundi servatorem fuissa dedicatum D. Mariae.".
  7. ^ Ignazio Paternò Castello, Viaggio per tutte le antichità della Sicilia, Napoli 1781, p.30: "Trovandosi il Viaggiatore in questo sito poco lontano scoprirà un'antica robusta fabbrica, convertita in uso di Chiesa sotto titolo di S. Maria della Rotonda, prendendo tal nome dalla circolare sua figura. Si accorgerà facilmente il medesimo, che questo edificio era Ottagono nella sua pianta, che sostenea la cupola circolare; e che ne' lati era aperto con più archi, che oggi restano chiusi, riducendolo esternamente in figura quadrata. Dalla parte, dov'è oggi l'Altar Maggiore, era attaccato ad altra fabbrica di maggior estensione. La sua situazione fa credermi essere questo una parte delle vaste Terme; di cui rovinati residui restano sepolti la maggior parte nella Piazza avanti il Monasterio de' PP. Benedettini, ed altresì a queste credo appartenere una stanza a volta circondata da un acquedotto, che si osserva oggi attaccata alla Chiesa de' PP. Minoriti sotto il titolo della Concezione servendosene di Cappella dedicata a S. Cataldo" (denominazione dell'omonima contrada, dove, per tradizione, si dice furono fatti prigionieri i Santi martiri Alfio, Cirino e Filadelfo). Inoltre cfr. Francesco Ferrara, Storia di Catania sino alla fine del Secolo XVIII, Catania, 1829, p. 324. Scrive Ferrara: "È stato un errore, ed una credulità popolare che sia stata l'antico Panteon di Catania, perché ha la forma rotonda. Fu evidentemente un atrio ai bagni; ve ne era un'altra uguale a poca distanza di cui sino a poco se ne vedevano le rovine". E ancora in Vincenzo Cordaro Clarenza, Osservazioni sopra la storia di Catania, cavate dalla Storia Generale di Sicilia, Catania, per Salvatore Riggio, 1833, tomo primo, p.124. Scrive Cordaro-Clarenza: "... la cupoletta della chiesa di S. Maria la Rotonda era forse l'antico laconico: sebbene l'abate Amico ed altri storici non avendo per apocrifi quei caratteri che avvi nel lato meridionale di detta chiesa, pretendono esser questo sito l'antico pantheon".
  8. ^ Vincenzo Pavone, Storia di Catania: dalle origini alla fine del secolo XIX, prefazione di Michele D'Agata, Catania, S.S.C., 1969, p. 257.
  9. ^ Guido Libertini, Scoperte recenti riguardanti l'età bizantina a Catania e provincia..., cit., pp. 166–172.
  10. ^ Francesco Ferrara, Storia di Catania..., cit., p.537. Scrive Ferrara: "I domenicani erano prima nel Piano del Castello, dove è ora la chiesa di S. Sebastiano. Il re Martino credendoli di nocumento al Castello diede loro le case di Biagio (Blasco?) di Alagona presso la Rotonda".
  11. ^ Cfr. Giuseppe Rasà Napoli, Guida alle chiese di Catania e breve illustrazione delle chiese di Catania e sobborghi, Catania, 1900, ristampa anastatica a cura di Lucio Cammarata, Catania, Tringale editore, 1984, p. 294.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vito Maria Amico, Lexicon topographicum Siculum..., Panormi, 1757-1760; poi col titolo Dizionario topografico della Sicilia, tradotto dal latino ed annotato da Gioacchino Di Marzo, Palermo, 1855, vol.1.
  • Maria Grazia Branciforti, Claudia Guastella, Le terme della rotonda di Catania, Regione Siciliana, 2008
  • Giovanna Buda, Fabrizio Nicoletti, Viviana Spinella, Catania. Scavi e restauri a nord della Rotonda, in F. Nicoletti (a cura di), Catania Antica. Nuove prospettive di ricerca, Regione Siciliana, Palermo 2015, pp. 507–572.
  • Vincenzo Cordaro Clarenza, Osservazioni sopra la storia di Catania, cavate dalla Storia Generale di Sicilia, Catania, per Salvatore Riggio, 1833, tomo primo.
  • Francesco Ferrara, Storia di Catania sino alla fine del Secolo XVIII, Catania, 1829.
  • Giovanni Florio Castelli, Memorie storiche intorno la distruzione dei vetusti monumenti in Catania, Catania, Tip. Caronda, 1866.
  • Francesco Giordano, La Rotonda - Mito e verità di un Tempio catanese, Catania, Edizioni Greco, 1997, isbn 978-88-7512-492-2
  • Guido Libertini, Scoperte recenti riguardanti l'età bizantina a Catania e provincia. La trasformazione di un edificio termale in chiesa bizantina (La Rotonda), in Aa.Vv., Atti dell'VIII Congresso Internazionale di Studi bizantini, Palermo, 3-10 aprile 1951, Roma, Associazione nazionale per gli studi bizantini, 1953.
  • Filippo Libra, Progetto di uno stabilimento di Pubblici Bagni pella città di Catania, letto nella seduta del 21 agosto 1832, Atti dell'Accademia Gioenia di scienze naturali di Catania, dai torchi di Giuseppe Pappalardo, 1835, tomo IX, semestre I, pp. 93–119.
  • Francesco Paternò Castello di Carcaci, Descrizione di Catania e delle cose notevoli ne' dintorni di essa, Catania, 1841.
  • Ignazio Paternò Castello, Viaggio per tutte le antichità della Sicilia, Napoli 1781, ristampa anastatica, [Sala Bolognese], Arnaldo Forni Editore, 1981.
  • Giuseppe Rasà Napoli, Guida alle chiese di Catania e breve illustrazione delle chiese di Catania e sobborghi, Catania, 1900, ristampa anastatica a cura di Lucjo Cammarata, Catania, Tringale editore, 1984, pp. 294–296.

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