Domus Severiana

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Domus Severiana
Roma
Bagni severiani sul palatino.jpg
Resti delle terme (già domizianee) della Domus Severiana
Civiltàromana
Utilizzoimperatori romani
Stileromano
EpocaIII - V secolo d.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneRoma-Stemma.png Roma
Altitudine20-50 m s.l.m.
Amministrazione
PatrimonioCentro storico di Roma
EnteParco Archeologico del Colosseo
ResponsabileAlfonsina Russo
Visitabile
Sito webparcocolosseo.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°53′11.76″N 12°29′16.08″E / 41.8866°N 12.4878°E41.8866; 12.4878

La Domus Severiana[1] era l'ultimo ampliamento dei palazzi imperiali sul Palatino a Roma, realizzata a sud-est dello Stadio palatino nella Domus Augustana da Settimio Severo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I resti del Septizodium in una stampa del 1582, poco prima della definitiva demolizione

Dell'edificio restano oggi solo le imponenti sostruzioni in laterizio sull'angolo del colle, che creavano una piattaforma artificiale alla stessa altezza del palazzo di Domiziano, dove era stato realizzato un ampliamento, essendo ormai esaurito lo spazio fisico disponibile sul colle.

Il vero e proprio edificio si trovava quindi sulla terrazza sotto le sostruzioni, e i resti sono molto scarsi. Incomparabile è il panorama di Roma che spazia dall'Aventino al Circo Massimo, dalle Terme di Caracalla al Celio.

Facevano parte del complesso le terme imperiali, oggi visibili nei resti al di sotto dell'esedra dello Stadio palatino, che forse erano state fatte costruire da Domiziano stesso e rifatte all'epoca di Massenzio. Esse erano alimentate da un ramo dell'Aqua Claudia, che scavalcava la valle tra Palatino e Celio tramite poderosi archi ancora in parte visibili.

Sul lato verso la via Appia Settimio Severo aveva fatto realizzare un'imponente facciata simile a una scena teatrale, dotata di fontane e colonnati a tre livelli: il Settizonio. Si narra che l'imperatore avesse fatto monumentalizzare questo lato per impressionare i suoi conterranei dell'Africa, che arrivavano a Roma da sud percorrendo proprio la via Appia. I resti dello splendido edificio vennero demoliti nel XVI secolo e ci è noto solo da disegni rinascimentali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La denominazione è moderna.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Arnoldo Mondadori Editore, Verona 1984.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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