Villa di Traiano

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Villa di Traiano
Villamuseotraiano4.jpg
Villa di Traiano
CiviltàRomana
UtilizzoAlto Impero romano
StileArte traianea
Epocafine del I secolo d.C.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ComuneArcinazzo Romano
Dimensioni
Superficie50 000 
Amministrazione
EnteSoprintendenza archeologica del Lazio e dell'Etruria Meridionale
ResponsabileComune di Arcinazzo Romano
VisitabileSi
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°51′16.6″N 13°09′34.67″E / 41.854611°N 13.159631°E41.854611; 13.159631

La residenza estiva dell'Imperatore Traiano (98-117 d.C.) sorge nello scenario naturale degli Altipiani di Arcinazzo, più precisamente alle falde del Monte Altuino (1271 m s.l.m.), in una zona attraversata dal fiume Aniene, le cui acque pregiate erano considerate le più buone e salubri dell'antichità. La villa, i cui lavori iniziarono a partire dalla fine del I secolo d.C., occupa una superficie di circa 5 ettari, molti dei quali ancora da scavare.

Storia del complesso[modifica | modifica wikitesto]

La Villa di Traiano presso gli Altipiani di Arcinazzo non è menzionata in maniera esplicita in nessuna delle fonti letterarie antiche, tuttavia in un passo del Panegirico a Traiano, orazione laudatoria pronunciata nel 100 d.C. da Plinio il Giovane in onore dell'Imperatore, si è voluto vedere un chiaro riferimento proprio alla suddetta residenza, in quanto la descrizione del paesaggio circostante, presente nel passo letterario che verrà riportato di seguito, è coerente con quello che doveva presentarsi agli occhi dell'Imperatore quasi duemila anni fa proprio in quei luoghi.[1] Plinio il Giovane, infatti, nel tessere le doti fisiche e mentali di Traiano, parla anche dei suoi interessi, in particolar modo della pesca e della caccia: “quale altra distensione tu infatti ti concedi se non battere pendii selvosi, cacciare dalle tane le fiere, superare immense creste di monti, scalare sommità coperte di ghiaccio senza nessuno che ti presti aiuto e ti apra la via e, nel mentre, andare nei boschi sacri in devoto raccoglimento e venerare le divinità? (…). Egli si affatica nel cercare e nel catturare le fiere e la maggiore e più gradita fatica consiste nello stanarle. E quando vuole mettere alla prova la sua forza in mare, egli non si limita a seguire con lo sguardo e con i gesti le veleggianti navi, ma o si mette al timone o con qualcuno dei più valenti compagni gareggia a frangere i flutti, a domare i venti ribelli e a vincere gli avversi marosi con i remi ".[2] A supporto di questo dato letterario ci sono però anche dati archeologici: alla fine dell'Ottocento, infatti, furono rinvenute nei pressi della Villa una serie di Fistula acquaria, ossia condutture dell'acqua in piombo, recanti la titolatura imperiale ed il nome del procuratore Hebrus, lo stesso ricordato per la residenza di Traiano a Centumcellae (l'odierna Civitavecchia). Il rinvenimento di queste fistulae è stato importante non soltanto perché ha permesso di attribuire con certezza il complesso a Traiano, ma anche perché è stato possibile ottenere una datazione precisa. Sulla prima serie di fistulae è presente il seguente testo: Imp(eratoris) Nervae Traiani Caesar(is) Aug(usti) / Germanic(i) sub cura Hebri lib(erti) proc(uratoris) .[3] Questo gruppo si può datare tra il 97 d.C. ed il 99 d.C. grazie alla presenza dell'epiteto[4]Germanicus” riferito a Traiano, che quest'ultimo acquisì dopo la sua vittoria nelle guerre contro i Germani. Sulla seconda serie, invece, si può leggere: Imp(eratoris) Caesaris Nervae Traiani / Optimi Aug(usti) Germanic(i) Dacici[5]. Questo secondo gruppo si data tra il 114 d.C. ed il 115 d.C.; compare infatti nella titolatura imperiale l'attributo “Dacicus”, che indica la vittoriosa conclusione delle due guerre daciche nel 106 d.C.[6], ma non è presente l'attributo “Parthicus” che l'imperatore riceverà soltanto nel 116 d.C. dopo la vittoriosa campagna militare contro i Parti. Le fistulae plumbee dicono dunque che i lavori presso la Villa dovettero svolgersi prima del 116 d.C. e dopo la vittoria sui Germani del 97 d.C. - 99 d.C.[7] A sostegno di questa datazione si aggiungono altri dati archeologici, come la tecnica edilizia in opus mixtum di reticolato e mattoncini, tipica dell'età traianea; alcuni interventi eseguiti da Traiano nella vicina Valle dell'Aniene[8] e i materiali rinvenuti[9]. Dalla prima serie di fistulae si può ricavare un altro dato, ossia l'incarico di curatore dei lavori presso la Villa conferito a Hebrus, liberto e Procuratore dell'Imperatore. Questo personaggio è documentato, come già detto in precedenza, anche su altre iscrizioni provenienti dalla Villa di Centumcellae (CIL, XV 7770 e 7771). Dunque è assai probabile che, per la fiducia ed il lavoro condotto, Traiano abbia affidato a Hebrus l'incarico di curatore dei lavori sia presso Centumcellae, sia presso gli Altipiani di Arcinazzo.

Storia degli scavi[modifica | modifica wikitesto]

La Villa di Traiano fu oggetto di spogli già a partire dall'età tardo antica, alto-medievale e nel corso del Seicento. Dalla fine del Settecento in poi si hanno notizie certe di alcuni interventi in quest'area; più che essere un cantiere di scavo nel senso attuale del termine, questa, come le successive iniziative, furono intraprese per riutilizzare i materiali antichi, in particolar modo i marmi, di cui la Villa era ricca, per la realizzazione di nuove costruzioni. Intensi scavi furono effettuati nel 1777 ed erano tesi al recupero dei marmi necessari per la costruzione della chiesa di Sant'Andrea presso Subiaco. Dall'analisi del carteggio tra il direttore degli scavi G. Corradi ed il Prefetto delle Antichità dello Stato Pontificio G. B. Visconti, si deduce che il rifornimento di marmi preziosi fu ingente; gli scavi si interruppero nel 1778 dal momento che i materiali per la costruzione della Chiesa erano sufficienti[10]. Nel 1829 e fino a tutto il 1833 furono avviati ulteriori lavori nella Villa per il recupero del materiale utile per la costruzione della Chiesa di Santa Maria Assunta presso Arcinazzo Romano. Il processo di spoliazione fu lungo, graduale e generalizzato e coinvolse non esclusivamente materiali di elevato pregio, ma anche quelli più umili come ad esempio il piombo.

Bisogna attendere gli anni Cinquanta del secolo scorso (1955, 1958, 1960) per poter parlare di una vera e propria campagna di scavo così come la intendiamo noi oggi, nel corso della quale furono portati alla luce un piccolo settore della Villa lungo la via Sublacense, il muro di contenimento che delimita la terrazza inferiore e parte di quello analogo per la terrazza superiore: si intuì che la pianta fosse dotata di un peristilio e si studiò la zona di quello che fu allora considerato un ninfeo (oggi identificato con il triclinio) nella terrazza inferiore. Furono inoltre individuate una cisterna e una vasta pianta di forma ellittica nella terrazza superiore[11].

Altri interventi limitati ci furono negli anni Settanta e tra il 1980 ed il 1982 che portarono alla scoperta dell'importante area del triclinio. Il più recente cantiere di scavo è stato aperto nel 1999 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (odierna Sopraintendenza Archeologia del Lazio ed Etruria Meridionale) con obiettivi da un lato volti alla ricerca, dall'altro ad un restauro delle aree già riportate in luce. Sono stati ottenuti importanti risultati anche nel settore dei ritrovamenti pittorici e ornamentali. Nella terrazza superiore, invece, attraverso prospezioni elettromagnetiche condotte dall'Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del Consiglio Nazionale delle Ricerche si è raggiunto lo scopo di avere una pianta delle strutture sepolte in questa parte del complesso, che con ogni probabilità può essere identificata con l'area abitativa e privata.

Descrizione del sito[modifica | modifica wikitesto]

L'area archeologica
L'area archeologica
L'area archeologica
L'area archeologica

La Villa si compone di due vaste plateae (spianate artificiali) che furono realizzate, tramite terrazzamenti, a partire dal pianoro, che dalle pendici del Monte Altuino (1271 m s.l.m.) digrada fino a valle: la prima, in alto; la seconda più in basso, l'unica fino ad oggi fatta oggetto di scavi.

Platea Inferiore[modifica | modifica wikitesto]

La platea inferiore, che costituisce la parte di rappresentanza del complesso, è orientata in direzione Est-Ovest ed è meno estesa della superiore. Essa ha la forma di un lungo rettangolo (100 x 40 m) ed è sorretta a valle da una sostruzione continua a massicci contrafforti: il rivestimento del nucleo murario è l’opus mixtum di reticolato e fasce di mattoni, coniugato nelle piccole superfici con il listato o il laterizio[12].

L'area al centro di questa platea, che appare oggi spoglia e priva di edifici, è identificabile con il giardino; nell'antichità, come d'altro canto ancora oggi, una Villa era tanto più bella, quanto più lo fosse stato il suo giardino. La centralità di quest'ultimo nella concezione architettonica degli spazi della Villa di Traiano trova diretti confronti con altre residenze limitrofe e non solo, sia più antiche, sia più recenti. Se proviamo ad immaginare il giardino centrale ricco di piante ornamentali, fontane ed architetture decorative, potremo renderci conto che rappresentava uno dei punti nevralgici dell'intero complesso. Le costruzioni, infatti, gli ruotano intorno, circoscrivendolo all'interno di una cornice di grande bellezza.

Alle estremità del giardino sono state rinvenute due grandi vasche-fontana semicircolari, con gradini agli angoli, rivestite interamente di lastre di marmo bianco; entrambe erano affiancate da una base in muratura che forse sorreggeva un bacino[13].

Il giardino è circondato su tre lati (Est-Ovest-Sud) da portici voltati: a Sud (lato lungo verso la strada) e ad Est (uno dei due lati brevi) si succedono grossi pilasti con applicate delle semicolonne in laterizio rivestite di stucco, nel lato Ovest, invece, i pilastri erano sostituti da nove colonne scanalate e architrave in marmo cipollino su basi ioniche di marmo bianco con intercolumni più larghi al centro. Il portico Sud costituisce il vero e proprio corridoio di accesso all'ala di rappresentanza, situata nella parte Ovest della platea; la volta di questo portico era decorata da affreschi continui su fondo scuro con costolature in rosso ed oculo centrale posto sul vertice, il pavimento era rivestito in lastre di marmo bianco. Di questo complesso apparato pittorico rimane testimonianza grazie al rinvenimento di una consistente porzione centrale di un clipeo recante la raffigurazione di una Vittoria Alata, con spada e disco d'oro. Il portico si apriva integralmente verso il giardino mentre a Sud, lungo la strada, erano presenti dei grossi finestroni che consentivano di ammirare il magnifico paesaggio circostante[14].

Nel lato Nord il giardino è delimitato dalle sostruzioni che sorreggono la platea superiore, che sono decorate da una successione di nicchie rivestite di marmo da cui sgorgava acqua. Poco dopo la costruzione, però, queste nicchie-fontane furono murate, per ragioni che a noi rimangono sconosciute, ma probabilmente legate a dissesti delle strutture. Ad Ovest del giardino si apre il corpo di fabbrica principale dell'intera platea, ed è la parte più rappresentativa dell'intero complesso, e quella che ha restituito il maggior numero di reperti. Al centro è identificabile il triclinio (13 x 9 m), al quale si accede per mezzo di quattro porte intervallate da finestroni che aprono sugli ambienti laterali. L'ingresso verso il giardino era inquadrato da una coppia di colonne. Sulla parete di fondo c'è un ninfeo costituito da tre nicchie dalle quali fuoriusciva l'acqua che si riversava nel lacus sottostante. Le nicchie erano incorniciate da mensole in marmo, decorate da delfini e tritoni, che servivano come appoggio per le colonnine che sostenevano l'architrave decorata. Al di sopra era presente una fascia formata da un mosaico composto da tessere in pasta vitrea, in modo da riflettere i raggi del sole, che colpendo il sottostante specchio d'acqua, creavano un gioco di luce e colori sulle pareti circostanti in marmo e stucco dorato. Il ninfeo era dotato di un volta che garantiva armonia e grazia a tutta la struttura. Il pavimento era invece decorato in opus sectile, ossia da lastre rettangolari di marmo africano bordate da listelli in giallo antico. Ai due lati del triclinio è presente la medesima successione di ambienti di forma, dimensioni e funzioni identiche: in primo luogo un ampio atrio rettangolare (18 x 7,20 m), inquadrato da una doppia coppia di colonne. I vani collocati nel fondo sono stati identificati con luoghi destinati agli ospiti di prestigio. Questi ambienti possedevano due ingressi distinti, uno per angolo, posti ai lati del grande finestrone che dava sull'atrio-vestibolo; il tetto era voltato a botte, mentre i pavimenti erano in opus sectile. Di estrema preziosità era la decorazione delle pareti e della volta, della quale è stata rinvenuta una grande quantità di frammenti[15].

Platea Superiore[modifica | modifica wikitesto]

Nella vasta platea superiore non sono stati eseguiti scavi, ma è stata condotta una campagna di prospezioni elettromagnetiche, che ha consentito una lettura delle strutture sottostanti. È apparso chiaro che, mentre la platea inferiore aveva un carattere prevalente di rappresentanza, nella superiore è possibile localizzare il nucleo privato dell'intera residenza. Si può riconoscere, infatti, il palatium privato affiancato forse da un complesso termale ed una struttura ellittica identificabile con un vivarium, grande vasca per l'allevamento dei pesci. Questa platea, contrariamente all'altra, costituisce la parte privata dell'intero complesso[16].

Approvvigionamento idrico[modifica | modifica wikitesto]

La Villa era alimentata da due capienti cisterne collocate ad una quota superiore. Una, sulla collina a Nord-Est, è costituita da due lunghi ambienti rettangolari con volte a botte, collegate da passaggi aperti nel muro centrale. La seconda cisterna, i cui resti sono inglobati in casaletti rustici, sorgeva ad Ovest, più vicina alla platea superiore; questa serviva per alimentare le fontane all'interno del Triclinio. Tutta l'acqua in uscita defluiva all'esterno tramite uno speco che sbocca sotto un contrafforte del terrazzamento[17].

Museo Civico Archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Museo Civico

Inaugurato il 20 giugno 2004 e ricavato da due piccoli casali appositamente restaurati, è posto all'interno dell'area archeologica. Il Museo ospita la collezione dei più significativi reperti rinvenuti nel corso delle campagne di scavo. La raccolta è composta da elementi architettonici e decorativi come marmi, stucchi d'orati, raffinatissimi pavimenti in opus sectile, e affreschi dai colori vivaci che decoravano le sale di questa splendida residenza montana. Il museo è uno strumento fondamentale per la lettura e la comprensione della Villa Imperiale. Il museo si trova all'interno del sistema OMR (Organizzazione Museale Regionale - si tratta di musei che rispondono ad appropriati standard di funzionamento che offrono buoni servizi al pubblico. Attualmente sono più di cento e conservano beni culturali di archeologia, di storia, di arte, di tradizioni popolari, di scienza e di natura); nel sistema MEDANIENE (Sistema Museale Territoriale) ed infine nel Sistema Museale Tematico Archeologico PROUST.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Altipiani di Arcinazzo
Monte Altuino

La località degli Altipiani di Arcinazzo, si trova all'interno del territorio comunale di Arcinazzo Romano a circa 80 km da Roma; il territorio, di origine carsica, è posto al centro fra la catene montuose pre-appenniniche dei Monti Affilani (direzione Nord-Est) e le ultime propaggini dei Monti Ernici occidentali (direzione Sud-Ovest). L'altopiano si estende per circa 3 km di lunghezza e 1,5 km di larghezza ad una quota media di 850 m s.l.m. Gli Altipiani di Arcinazzo si trovano a cavallo delle due Valli del Sacco e dell'Alto Aniene. Le cime più importanti che sovrastano l'altopiano sono Monte Scalambra (1420 m s.l.m. - Monti Ernici occidentali) e Monte Altuino (1271 m s.l.m.- Monti Affilani). Il territorio è attraversato dalle limpide acque del fiume Aniene che da millenni rifornisce la città di Roma. La vegetazione è quella tipica del paesaggio dell'Appennino calcareo, che presenta nelle quote più basse boschi di querce, di diversi tipi con prevalenza di carpine nero, cerro e roverella, mentre sopra quota 800–1000 m s.l.m. sulle montagne sono presenti fitti boschi di lecci e faggi. La fauna maggiormente presente nel territorio è rappresentata da: lupi, cinghiali, istrici, scoiattoli, tassi, ricci, volpi, picchi verdi, cornacchie, civette e aquile poiane. In primavera e in estate l'altopiano offre una varietà di colori e di profumi grazie alla presenza dei numerosi fiori come: l'orchidea appenninica, l'anemone giallo, il giglio rosso e il cardo. Fino a metà degli anni Cinquanta questo altopiano fu una risorsa per la pastorizia; dalla seconda metà del secolo scorso diventerà un'importante località turistica, grazie alla bellezza e salubrità dei luoghi, nonché alle mutate condizioni socio-economiche post belliche.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cinti T., Lo Castro M., Arcinazzo Romano. Guida ai musei, Roma 2011, p. 20.
  2. ^ Plinio il Giovane, Panegirico a Traiano, cap. 81,1.
  3. ^ CIL, XVI 7893 a; 7893 b = AE 1892, 139; 7894. “Dell’Imperatore Nerva Traiano Cesare Augusto Germanico, sotto la cura di Hebrus, liberto e procuratore”.
  4. ^ Attribuito acquisito dagli imperatori in seguito alla conclusione vittoriosa delle campagne militari. Era consuetudine introdurre nella propria titolatura imperiale il nome delle popolazioni sconfitte e sottomesse.
  5. ^ CIL, XIV 3447 = CIL, XIV 7895 a1= AE 1892, 138. “Dell’Imperatore Cesare Nerva Traiano Ottimo Augusto Germanico Dacico”.
  6. ^ Le due guerre daciche si datano: la prima tra il 101 d.C. ed il 102 d.C., mentre la seconda inizia nel 105 d.C. e culmina con la vittoria di Traiano nel 106 d.C.
  7. ^ Mari Z., Fiore Cavaliere M. G., Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: prospettive di ricerca, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d’Arte, 71, 1998, pp. 153-154. Fiore Cavaliere M .G., Mari Z., La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano. Guida alla lettura del territorio, Tivoli 1999, pp. 27-28. Fiore M.G., Mari Z., Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: risultati dei nuovi scavi, in Lazio e Sabina, I, Roma 2003a, p. 39. Fiore M. G., Mari Z., Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, Tivoli, Roma 2003b, p. 1. Cinti T., Lo Castro M., Arcinazzo Romano. Guida ai musei, Roma 2011, pp. 22-26.
  8. ^ Traiano con ogni probabilità doveva conosce la zona degli Altipiani di Arcinazzo. Infatti, proprio durante il suo regno, nel 98 d.C., vennero effettuati due interventi di manutenzione all’acquedotto Anio Novus; mentre un altro intervento databile tra il 103 d.C. ed il 104 d.C. riguardò un restauro della via Sublacense.
  9. ^ Fiore M.G., Mari Z., Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: risultati dei nuovi scavi, in Lazio e Sabina, I, Roma 2003a, p. 39.
  10. ^ Cesa L., Altipiani di Arcinazzo. La villa imperiale, Roma 1987, pp. 45-48.
  11. ^ Lissi E., Altipiani di Arcinazzo. – Campagne di scavo nell’area della villa detta di Traiano, in “Notizie degli Scavi d’Antichità comunicate alla reale Accademia Nazionale dei Lincei, 14, 1960, pp. 393-394.
  12. ^ Fiore Cavaliere M.G., Mari Z., La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano. Guida alla lettura del territorio, Tivoli 1999, p. 14. Fiore M.G., Mari Z. Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: risultati dei nuovi scavi, in Lazio e Sabina, I, Roma 2003a, pp. 39-40. Fiore M.G., Mari Z., Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, Tivoli, Roma 2003b, p. 2.
  13. ^ Fiore M.G., Mari Z. Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: risultati dei nuovi scavi, in Lazio e Sabina, I, Roma 2003a, p. 40. Fiore M.G., “Il Giardino” , in Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, (a cura di ) Fiore M. G., Mari Z., Tivoli, Roma 2003b, scheda 5.
  14. ^ Fiore M.G., Mari Z. Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: risultati dei nuovi scavi, in Lazio e Sabina, I, Roma 2003a, p. 40. Fiore M.G., Mari Z., Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, Tivoli, Roma 2003b, p. 2-4.
  15. ^ Fiore Cavaliere M.G., Mari Z., La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano. Guida alla lettura del territorio, Tivoli 1999, pp. 19-22. Fiore M.G., Mari Z. Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: risultati dei nuovi scavi, in Lazio e Sabina, I, Roma 2003a, p. 41. Fiore M.G., Mari Z., Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, Tivoli, Roma 2003b, p. 4-6. Fiore M.G., “La fontana del triclinio” , in Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, (a cura di ) Fiore M.G., Mari Z., Tivoli, Roma 2003b, scheda 7. Fiore M.G., Appetecchia A., La villa di Traiano agli Altipiani di Arcinazzo: le campagne di scavo 2009, in Lazio e Sabina VII, Settimo Incontro di Studi sul Lazio e la Sabina (Atti del Convegno, Roma 9-11 marzo 2010), a cura di Ghini G., Roma 2011, pp. 501-508. Cinti T., Lo Castro M., Arcinazzo Romano. Guida ai musei, Roma 2011, pp. 40-44.
  16. ^ Fiore M. G., Mari Z., Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, Tivoli, Roma 2003b, p. 7.
  17. ^ Fiore M.G., Mari Z. Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: risultati dei nuovi scavi, in Lazio e Sabina, I, Roma 2003a, p. 39. Fiore M.G., “Il rifornimento idrico” , in Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, (a cura di ) Fiore M. G., Mari Z., Tivoli, Roma 2003b, scheda 6.

Bibliografia citata[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesa L. Altipiani di Arcinazzo. La villa imperiale, Roma 1987.
  • Cinti T., Lo Castro M., Arcinazzo Romano. Guida ai musei, Roma 2011.
  • Fiore Cavaliere M.G., Mari Z., La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano. Guida alla lettura del territorio, Tivoli 1999.
  • Fiore M.G., Mari Z. Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: risultati dei nuovi scavi, in Lazio e Sabina, I, Roma 2003a,, pp. 39–46.
  • Fiore M.G., Mari Z., Villa di Traiano. Il recupero di un grande monumento, Tivoli, Roma 2003b.
  • Lissi E., Altipiani di Arcinazzo – campagne di scavo nell'area della Villa detta di Traiano, in Notizie degli Scavi d'Antichità comunicate alla reale Accademia Nazionale dei Lincei, 14, 1960, pp. 393–414.
  • Mari Z., Fiore Cavaliere M.G., Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: prospettive di ricerca, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte, 71, 1998, pp. 153–164.

Bibliografia di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

  • Donati A., “I miliari delle Regioni IV e V dell'Italia”, in Epigraphica, XXXVI, 1974 pp. 195–196, n. 35.
  • Fiore M.G., Mari Z. 2001, La Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano, in F. Festa Farina (a cura di), Tra Damasco e Roma: l'Architetura di Apollodoro nella cultura classica, Roma, pp. 125–135.
  • Fiore M.G., “Rinvenimenti pittorici nella villa di Traiano ad Arcinazzo Romano. Prime valutazioni”, in Lazio e Sabina, II, Roma 2003, pp. 39–45.
  • Fiore M.G., Mari Z., Pavimenti e rivestimenti in opus sectile della villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (École Française de Rome, 352), 2005, VOL 1, pp. 629– 644.
  • Fiore M.G., “Le pitture della villa di Traiano ad Arcinazzo Romano: prime ipotesi di ricostruzione ed interpretazione”, in Lazio e Sabina, VII, Roma 2011.
  • Fiore M.G., Appetecchia A., Un contesto ceramico di V-VI secolo dalla villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM), in Le Forme della Crisi. Produzioni ceramiche e commerci nell'Italia centrale tra romani e longobardi (III-VIII secolo), Atti del Convegno, Spoleto – Campello sul Clitunno, 5-7 ottobre, 2012.
  • Fiore M.G., Appetecchia A., Villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM). Nuovi dati dalla campagna di scavo 2011, in Lazio e Sabina, IX, Nono Incontro di Studi sul Lazio e la Sabina (Atti del Convegno, Roma 27-29 marzo 2012), a cura di Ghini G., Mari Z., Roma 2012.
  • Fiore M.G., Appetecchia A., I rivestimenti marmorei parietali e pavimentali della villa di Traiano ad Arcinazzo Romano (RM). Primi dati dalla campagna di scavo 2011, in Atti del XVIII Colloquio AISCOM (Cremona, 14-17 marzo 2012), Tivoli 2013, pp. 321–334.
  • Giuliani C.F., Note sull'architettura delle residenze imperiali dal I al III secolo d.C., in Ausfstieg und Niedergang der Römischen Welt, 2, 12, 1, Berlin 1982, pp. 233–258.
  • Lilli M., Scavi di antichità nell'area della Villa detta di Traiano ad Arcinazzo Romano tra la fine del Settecento e la seconda metà dell'Ottocento, in Xenia Antiqua, 6, 1997, pp. 159–174.
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  • Mari Z., La Valle dell'Aniene nell'Antichità, in Atti e Memorie della Società Tiburtina di Storia e d'Arte, 68, 1995b, pp. 25–52.
  • Sgalambro S., “L'impiego dei pulvini nelle piattabande e negli archi in laterizio della villa di Traiano ad Arcinazzo Romano”, in Lazio e Sabina, I, Roma 2002, pp. 47–52.
  • Tomei M.A., La villa detta di Traiano ad Arcinazzo Romano, in Archeologia Laziale, 7, 1985, Settimo incontro di studio del Comitato per l'Archeologia Laziale, Roma 10-12 dicembre 1984, 1984, pp. 178–184.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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