Villa Jovis

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Villa Jovis
Villa Jovis.jpg
I resti di Villa Jovis.
Civiltà Romana
Utilizzo Villa imperiale
Epoca Epoca romana
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune stemma Capri
Altitudine 354[1] m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 7.000 m²[2]
Scavi
Data scoperta XVII secolo
Date scavi XVII secolo
Organizzazione Carlo di Borbone
Archeologo Norbert Hadrawa
Amadeo Maiuri
Amministrazione
Ente Polo museale della Campania
Visitabile
Sito web cir.campania.beniculturali.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 40°33′30″N 14°15′44″E / 40.558333°N 14.262222°E40.558333; 14.262222

Villa Jovis o Iovis (dal latino Villa di Giove), è situata sulla vetta del monte Tiberio, che si trova nella parte orientale dell'isola di Capri.

Nel 2016 ha fatto registrare 27 488 visitatori[3].

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Villa Jovis è nota per essere stata sia la dimora dell'imperatore romano Tiberio Giulio Cesare Augusto sia il palazzo del governo di Roma negli anni tra il 26 e il 37 d.C. Scoperta dagli archeologi Norbert Hadrawa e Amedeo Maiuri, villa Jovis ha suscitato un grande interesse tra gli studiosi di tutto il mondo soprattutto per il suo ruolo svolto durante la permanenza degli antichi romani sull'isola di Capri.

Gli scavi di villa Jovis.

Tiberio e la sua villa[modifica | modifica wikitesto]

Da questa e dalle sue altre ville sull'isola di Capri, Tiberio Giulio Cesare Augusto governò l'Impero per oltre undici anni.

Sulla personalità di Tiberio ancora oggi si fanno molte speculazioni. Alcuni cronisti dell'epoca, lo descrivevano come un despota dalla personalità crudele e senza scrupoli. L'ozio e i vizi di corte lo avrebbero indotto nel commettere brutalità eccessive, come quella di far lanciare nel vuoto del Salto di Tiberio i suoi schiavi. Questa e altre analoghe malignità storiche hanno macchiato la sua immagine per secoli perché non corrispondono alla realtà.
Fonti più attendibili e a lui contemporanee descrivono invece Tiberio come una persona distaccata, introversa, di poche parole. Difficilmente riceveva ospiti, tanto meno organizzava serate di gala, ancora più rari erano i ricevimenti diplomatici. Trascorreva intere giornate in profonda solitudine, rinunciando addirittura alla presenza della sua scorta, della sua servitù e del segretariato imperiale dedicandosi a passeggiate solitarie lungo il belvedere della sua villa che affaccia sui golfi di Napoli e di Salerno.[4]

Durante il suo lungo soggiorno sull'isola parte delle cariche dello Stato vennero trasferite da Roma a Capri, da ciò si rese necessario realizzare alla villa ulteriori aumenti di volume, malgrado tutto gli ampliamenti e le aree realizzate risultarono insufficienti. Più tardi si resero necessarie altre modifiche a causa del decadimento progressivo dello stato di salute dell'Imperatore dovuto soprattutto alla sua età avanzata. Un sistema di torri costiere per comunicazioni ottiche e di veloci liburne consentiva comunque all'imperatore di ricevere rapidamente messaggi e d'impartire ordini.

Statua marmorea di Tiberio ritrovata a Capri ed oggi esposta al Louvre

Alcuni studiosi affermano che Tiberio soffrisse di tubercolosi, ragione in cui i suoi medici gli avrebbero consigliato un lungo soggiorno in zone costiere. L'aria marina sarebbe stata la terapia indicata. Sulla veridicità e sulle ipotesi avanzate fino ad oggi non ci sono conferme.
Lo stesso Svetonio[5] narra che l'Imperatore Tiberio aveva con il Senato, le classi patrizie ed i vertici militari relazioni torbide e caratterizzate da forti divergenze.
Una delle cause principali era la sua politica di risparmio, essendo contrario all'espansionismo dell'Impero. Tiberio riuscì a risanare con grande successo e in pochi anni il disastrato bilancio dello Stato lasciatogli dai suoi predecessori . Un'opera che tuttavia lo pose in forte contrasto con il Senato, fino al suo isolamento.
Dopo essersi reso conto che qualcosa contro di lui era da tempo in atto, se non per sfuggire ad un possibile attentato, lasciò la capitale appena in tempo per una «lunga convalescenza». La scelta appunto di venire a Capri ed abitare a Villa Jovis non fu casuale, fu proprio in ragione della sua incolumità. Negli ambienti di corte la decisione del suo trasferimento verso l'isola delle Sirene venne accolta dalle classi nobili, le alte cariche militari e del Senato con grande soddisfazione. La sua assenza da Roma per curarsi appunto "la salute" venne considerata come una saggia decisione, decisione che tuttavia ancora oggi è rimasta un grande mistero.

Tra le ipotesi più azzardate del suo stato di salute è quella secondo cui Tiberio durante la sua gioventù nelle sue campagne d'Africa e del Reno avrebbe contratto una malattia che gli avrebbe reso la vista debole. Pare che il suo carattere talvolta "scontroso" fosse presumibilmente dovuto ai malanni che aveva contratto sui campi di battaglia.
Nonostante tutto Tiberio continuò con la sua investitura d'imperatore, tenendo le dovute distanze dai suoi cospiratori rimasti a Roma.

Ma certo la carriera politica ed il potere non erano mai stati all'apice delle sue ambizioni. Tiberio era affascinato dalle meraviglie del Mediterraneo come dimostra il suo lungo soggiorno a Rodi dedicato agli studi e alla riflessione.
Durante la sua permanenza sull'isola di Capri ordinò la modifica e la costruzione di altri palazzi intorno ad essa: tra i più noti vi è quello di Palazzo a Mare, altrimenti noto come «Bagni di Tiberio».

Ricostruzione ottocentesca dell'aspetto originario di Villa Jovis.

Nella stagione estiva si trasferiva qui: proprio in questo suo quartiere marittimo, dove l'imperatore amava fare il bagno.

Gli architetti che progettarono gli ampliamenti della già esistente villa Jovis, per rendere il soggiorno dell'imperatore confortevole, si trovarono di fronte al grande problema dell'approvvigionamento idrico. L'acqua potabile, abbondante nei bassi rilievi dell'isola, scarseggiava a quote superiori. Già da qualche decennio prima che l'imperatore lasciasse Roma, vennero quindi costruite due o più cisterne di grande capienza disposte nelle fondamenta della Villa Jovis. Quest'opera unica e ben concepita rese possibile la raccolta di grandi volumi di acqua piovana, così da renderne possibile l'erogazione in aree dell'isola meno accessibili, sia durante l'epoca romana che nei secoli successivi.

Dall'età borbonica in poi[modifica | modifica wikitesto]

La parte settentrionale della villa.

Villa Jovis venne riscoperta nel XVIII secolo sotto il regno di Carlo di Borbone[2] e subì dei devastanti scavi durante i quali vennero asportati molti preziosi pavimenti in marmo.[6]

La villa fu oggetto di un intervento di recupero nel 1932 diretto dall'archeologo Amedeo Maiuri: furono rimosse le macerie che si erano nuovamente accumulate sulle rovine della villa, che ne risultarono rivalorizzate. A Maiuri è stata intitolata la strada che, partendo dal centro della contrada di Tiberio, conduce alle rovine.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Villa Jovis è situata in posizione del tutto strategica, sul monte Tiberio, promontorio orientale dell'isola, a 334 metri sul livello del mare. Dalla sua posizione sublime si possono osservare l'isola d'Ischia, Procida, il golfo di Napoli, la penisola sorrentina quindi il golfo di Salerno fino alle terre del Cilento.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Capri - Rovine di villa Jovis, SorrentoHoliday.
  2. ^ a b c Villa Jovis e Monte Tiberio, Capri.it.
  3. ^ Dati visitatori dei siti museali italiani statali nel 2016 (PDF), beniculturali.it. URL consultato il 17 gennaio 2017..
  4. ^ La grotta delle Felci, Pompeii Restaurant.
  5. ^ Svetonio, Tiberio, 10; trad. di Felice Dessì, Le vite dei Cesari, BUR.
  6. ^ Guida ai monumenti antichi dell'isola di Capri (PDF), CapriTourism.
  7. ^ Le ville di Tiberio, Capri.net.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Clemens Krause, Villa Iovis, Electa Napoli, 2005, ISBN 978-88-510-0149-0.
  • Luigi Veronese, Villa Jovis a Capri: lo scavo e il restauro negli anni del regime. In Confronti,Vol. 0, 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]