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Impruneta

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Impruneta
comune
Impruneta – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Firenze-Stemma.png Firenze
Amministrazione
Sindaco Alessio Calamandrei (PD) dal 27/05/2013
Data di istituzione 1929
Territorio
Coordinate 43°41′07.53″N 11°15′15.82″E / 43.685425°N 11.254394°E43.685425; 11.254394 (Impruneta)Coordinate: 43°41′07.53″N 11°15′15.82″E / 43.685425°N 11.254394°E43.685425; 11.254394 (Impruneta)
Altitudine 275 m s.l.m.
Superficie 48,72 km²
Abitanti 14 906[1] (31-12-2010)
Densità 305,95 ab./km²
Frazioni Bagnolo, Cantagallo, Baruffi, Bottai, Falciani, Il Ferrone, Poggio Ugolino, Pozzolatico, Tavarnuzze, San Gersolè-Torre Rossa
Comuni confinanti Bagno a Ripoli, Firenze, Greve in Chianti, San Casciano in Val di Pesa, Scandicci
Altre informazioni
Cod. postale 50023
Prefisso 055
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 048022
Cod. catastale E291
Targa FI
Cl. sismica zona 3s (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 186 GG[2]
Nome abitanti imprunetini
Patrono san Luca Evangelista
Giorno festivo 18 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Impruneta
Impruneta
Posizione del comune di Impruneta all'interno della provincia di Firenze
Posizione del comune di Impruneta all'interno della provincia di Firenze
Sito istituzionale

Impruneta (detta comunemente L'Imprunéta, con l'articolo; pronuncia: /l impru'neta/[3]) è un comune italiano di 14.778[4] abitanti della Città Metropolitana di Firenze, in Toscana, celebre soprattutto per l'industria della terracotta (il cosiddetto cotto di Impruneta), per la tradizionale Fiera di S. Luca, che si svolge ogni anno alla metà di ottobre, e per la Festa dell'Uva, che si svolge ogni ultima domenica di settembre.

Le sue tradizioni risalgono all'epoca etrusca, successivamente la posizione geografica, le potenzialità del suolo e la relativa vicinanza da Firenze favorirono la nascita di un agglomerato romano.

Il santuario mariano che vi si trova è sicuramente uno dei fattori che hanno reso noto il comune. Notevole anche la piazza Buondelmonti che con i suoi loggiati della fine del Cinquecento ospita le principali feste cittadine. Il turismo svolge una parte importante nell'economia del comune.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Impruneta si estende sulle colline comprese tra il torrente Ema e il fiume Greve digradando verso Firenze. Qui la cerealicoltura si affianca, in modo promiscuo, a quella delle piante con alberi da frutto, alla viticoltura e alla olivicoltura.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

“L’Impruneta è una Comunanza di dodici piccoli Borghi, situati in pochissima distanza l’uno dall’altro, o per meglio dire,raccolti quasi in un mucchio, sopra alcuni Colli, che sorgono in quella parte del Distretto, o come lo chiamano, Contado Fiorentino, che dal Fiume che lo bagna, prende il nome di Valdigreve; distante da Firenze poco più di sei miglia, andando verso scirocco”. Così scriveva Giovan Battista Casotti nelle sue Memorie Istoriche del 1714 avvalorando l’immagine idilliaca di un“aggruppamento di piccoli borghi brevidistanti” inseriti in una cornice diboschi di pino.

Ancora alla fine dell’800 un attento osservatore della realtà toscana come Guido Carocci descrive Impruneta come “una terra ampia, popolata, elegante” circondata da “una catena di poggi pittoreschi popolati di villaggi, di case e di signorili dimore”. È l’immagine forte,radicata nel tempo, di Impruneta.

La bellezza del paesaggio rappresenta la qualità innata e distintiva di questo territorio, ma è attraverso una fitta trama di avvenimenti, credenze religiose, manifestazioni di culto, tradizioni popolari – insieme anche alle risorse naturali ed al loro intelligente utilizzo da parte degli abitanti – che si definisce e si articola l’identità culturale e sociale di questo microcosmo.

Tracce di insediamenti etruschi e testimonianze archeologiche rinvenute all’Impruneta rimandano infatti ad un’origine remotadel paese, così come è certa la presenza romana testimoniata dai toponimi indicanti le località di Quintole, Valiano, Fabbiolle.

Ma è in epoca medievale che si afferma il ruolo sociale e civile di Impruneta, già a capo, dopo il Mille, di una delle settantadue leghe del contado di Firenze.

Dotata di uno statuto nel 1415, era governata dal Podestà e da un cosiglio formato da undici membri; la Lega, divenuta successivamente Potesteria del Galluzzo, fu divisa nel 1536 con un’ordinanza di Alessandro de’ Medici in quattro quartieri: Legnaia, Santa Margherita a Montici, Giogoli e Santa Maria all’Impruneta.

La successiva trasformazione della Potesteria in Comune, che portò alla separazione sia da Legnaia che da Casellina e Torri, definì 21 popoli nella nuova comunità del Galluzzo.

Dal gennaio 1929 Impruneta è comune autonomo.

Impruneta ha mantenuto nel tempo un forte legame con Firenze: dapprima residenza di campagna di nobili casate come Gherardini, Ricci, Rossi, Antinori, Corsini, poi luogo di villeggiatura per molte famiglie cittadine, oggi il paese e la sua campagna sono preferiti come residenza permanente grazie alla particolare posizione geografica, la facilità delle vie di comunicazione e le ottimali condizioni climatiche.

Non è un caso che all’interno delle singole imprese del cotto convivano oggi modelli di produzione tecnologicamente avanzati e antichi metodi di lavorazione. In effetti, la Civiltà del Cotto è fortemente legata alla tradizione e denota uno stretto rapporto con il territorio circostante e con Firenze in particolare.

Gli embrici della cupola di Santa Maria del Fiore del Brunelleschi, i materiali da costruzione delle ville medicee e di tanti palazzi signorili, le sculture dei Della Robbia rappresentano gli aspetti concreti del collegamento culturale tra il paese e la sua città.

Del resto, il vincolo con Firenze si manifestò fin dalle origini del borgo grazie al culto nato con il ritrovamento dell’Immagine della Madonna e la costruzione della chiesa in suo onore: la Pieve di Santa Maria, consacrata nel 1060 dal Cardinal Candida.

“Nostra Signora dell’Impruneta – ha scritto lo storico Franco Cardini – scende in una Firenze in crisi per stendere su di essa il suo manto protettore di grande, benevola, amorosa ma terribile Signora”. Le traslazioni, che si susseguirono nel corso dei secoli, rafforzarono il rapporto tra una città in crisi per fattori politico-sociali, economici  naturali – carestie, calamità, epidemie – e duna comunità locale che all’espressione di questo culto trovava la propriaunità.

Il culto mariano spingeva alla mobilitazione di un’intera comunità sotto la protezione dei Buondelmonti, la quale, arroccata nel castello di Montebuoni sulla valle della Greve, lungo la strada per Roma,esercitò il dominio sul territorio ed il protettorato sulla Pieve anche dopo il suo inurbamento, seguito alla distruzione del castello da parte dell’esercito fiorentino nel 1135.

Le vicende dell’antica famiglia – narrate anche da Dante nella Divina Commedia – richiamano i noti avvenimenti storici che divisero la città Firenze nelle due fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Per 5 secoli, attraverso eventi anche drammatici come la morte di Buondelmonte e vicende di rilievo di personaggi come i pievani Stefano e Andrea, po i Arcivescovo di Firenze, i Buondelmonti legarono la propria storia politica locale con quella fiorentina.

Se le fonti dell’epoca permettono di ricostruire lastoria politica di Impruneta, non è così per quella “folla composta di pastori,guardiani, mercanti” che si muoveva con il bestiame in un flusso imponente,scandito dal ritmo delle stagioni.  Che questi mercanti del bestiame passassero dall’Impruneta è comunque certo; del resto, il territorio si trovava al centro di importanti vie di comunicazione e transumanza: in primo luogo, la strada alta che attraversando il paese proseguiva per il Valdarno e la Maremma.

Le folle di viandanti e di mercanti che nel corso dei secoli sostarono nel paese favorirono la nascita di un importante mercato di bestiame, divenuto poi anche luogo di scambio di altre merci, fino ad assumere la fisionomia di una tradizionale Fiera che si ripete ogni anno.

Sebbene le sue origini non siano storicamente datate, si ritiene certo che la Fiera di San Luca, dal nome del patrono del paese, possa essere letta sia come momento di scambio commerciale, che come fenomeno di espressione religiosa per i numerosi pellegrinaggi legati al culto della Madonna.

La fama della Fiera crebbe nel tempo al punto di richiamare, dalla città e dai dintorni, folle di visitatori e non più soltanto mercanti e pellegrini, come testimoniato dalla nota incisione seicentesca di Jacques Callot e dai numerosi dipinti del Filippo Napoletano, del Brill e di tanti altri artisti minori.

La necessità di valorizzare i prodotti agricoli locali, ed il vino in particolare, favorì in tempi più recenti la nascita di un’altra manifestazione folcloristica: la Festa dell’Uva.

Nel 1926 i proprietari delle principali aziende e fattorie del paese e dei dintorni sostennero l’allestimento di carri allegorici che sfilando per le vie e le piazze del paese, presentavano scene di vita agreste.

All’interno di un clima politico e sociale che tendeva a celebrare i momenti di svago e di lavoro delle masse come esaltazione della forza e dell’ingegno dell’uomo, la Festa dell’Uva assunse ben presto importanza e notorietà, coinvolgendo nella sua realizzazione l’intero paese,suddiviso in quattro rioni.

I carri allegorici, ideati e costruiti dai rioni,vengono riproposti ancora oggi in forme molto originali e con tecniche sempre più moderne. Questa festa ha acquisito l’aspetto di una sagra paesana che, pur richiamando l’attenzione di spettatori fiorentini e suscitando notevole interesse nei turisti, resta in primo luogo fulcro di aggregazione sociale e di impegno lavorativo ed al tempo stesso ludico, per gli abitanti di Impruneta.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Santuario di Santa Maria ad Impruneta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario di Santa Maria ad Impruneta.
Il Santuario

Tutta la storia del paese è legata a questo santuario. Probabilmente in epoca etrusca (VI secolo a.C.) sul luogo era presente un santuario legato ad una divinità salutare. In epoca altomedievale nasce l'attuale basilica (1060 circa), in seguito al ritrovamento della sacra immagine della Madonna oggi conservata nel santuario (vedi sotto). L'edificazione del santuario fece anche nascere un gran movimento di pellegrini con conseguente sviluppo di un mercatale. Questo portò allo sviluppo di tutto l'abitato di Impruneta. A testimonianza di questi eventi sono rimasti i Loggiati del Pellegrino, situati a lato della basilica, e, come evento connotativo tradizionale, la Fiera di San Luca, rimasta per secoli una delle più importanti fiere di bestiame della Toscana, raffigurata in una famosa incisione di Jacques Callot.

Jacques Callot - La Fiera dell'Impruneta

La basilica è stata bombardata durante la seconda guerra mondiale e molte delle decorazioni che si potevano vedere all'inizio del secolo scorso (particolarmente il soffitto) sono andate perdute o sono ancora in corso di restauro.

La facciata è preceduta da un portico di Gherardo Silvani del 1634, costruito dai fiorentini in ringraziamento ad un intervento della Madonna che avrebbe debellato la peste, e dalla torre campanaria (XIII secolo). L'interno ad una navata conserva opere di notevole pregio tra cui una Natività del Passignano e una Vocazione di S.Pietro dell'Andrea di Jacopo da Empoli. Di fianco al presbiterio due edicole di Michelozzo e decorate da Luca della Robbia conservano le reliquie della Vera Croce, quella di destra, e l'immagine della Madonna (spesso velata), quella di sinistra, che la tradizione assegna a San Luca Evangelista, patrono del paese. In controfacciata ha ripreso il suo posto, da pochi anni, la ricca Cantoria del XVIII secolo che ospitava l'organo del XVI secolo.

Secondo la leggenda, il dipinto fu ritrovato in un campo sito sul monte oggi noto come Monte delle Sante Marie. Tale doveva essere in origine il luogo scelto per l'edificazione del santuario. In realtà, stando alla leggenda, tutti i tentativi di costruzione della chiesa venivano vanificati da crolli improvvisi. Si decise quindi di far decidere alla Madonna stessa dove far costruire il suo santuario. Quindi il dipinto fu posto su un carro trainato da due buoi senza conducente. Gli animali furono fatti partire dalla cima di detto monte e dove si fermarono fu deciso di costruire il santuario.

La Madonna di Impruneta fu molto cara ai fiorentini e sono documentate molte traslazioni dell'immagine a Firenze fin dal XV secolo. Addirittura, nel 1711, fu proclamata compatrona della città di Firenze e dell'arcidiocesi, nonché liberatrice della Toscana dai flagelli che l'avevano colpita. L'immagine è stata restaurata pesantemente, (in pratica ridipinta) da Ignazio Hugford nel 1758. Notevoli anche i chiostri e l'annesso Museo del Tesoro di Santa Maria dell'Impruneta.

San Gersolè

Altre architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Miniato a Quintole: Il portale di accesso è di epoca romanica. È stata più volte trasformata nel corso dei secoli, e poche tracce restano dell'edificio medievale. All'interno, nel braccio sinistro del transetto, conserva un frammento di affresco trecentesco raffigurante la Madonna col Bambino.
  • Chiesa di San Lorenzo alle Rose: Pesantemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale è stat riaperta la culto nel 1957 e alla fine del XX secolo è stata restaurata. Presenta una semplice facciata a capanna preceduta da un portico su colonne toscane L'interno, ad unica navata è a pianta rettangolare, appare nella veste datole dopo i restauri del XVI secolo.
  • Chiesa di San Michele a Nizzano: Si tratta di una suggestiva chiesa di campagna dall'architettura semplice di impronta barocca. Si segnala il caratteristico campanile a vela. A fianco della chiesa una fila di cipressi incornicia il piccolo cimitero.
  • Chiesa di San Lorenzo a Colline: Di questa antica e graziosa chiesa si hanno notizie sin dal 1156. Nel secolo XIII ne ebbero patronato i Rossi d'Oltrarno e i Buondelmonti; la protezione passò in seguito ai Capitani di Parte e poi al Granducato. La chiesa custodisce al suo interno un magnifico polittico di Lorenzo di Niccolò, avente in mezzo la Madonna in trono col Bambino tra i santi Nicola di Bari, Lorenzo, Michele Arcangelo e Giuliano.
  • Chiesa di San Pietro in Jerusalem: Dell'originaria costruzione mantiene solo poche tracce riscontrabili nella facciata e nel fianco meridionale. Lungo la fiancata settentrionale, in origine si doveva sviluppare un chiostro al quale si accedeva da un portale, allargato in epoca recente. L'interno ad unica navata presenta una copertura a capriate lignee e le pareti laterali sono stonacate. Le opere d'arte qui conservate sono una tela seicentesca raffigurante la Madonna col Bambino, e una tavola, pure seicentesca, con il Miracolo di San Pietro.
  • Chiesa di San Stefano a Pozzolatico: All'esterno spicca soprattutto la torre campanaria che nella parte inferiore mantiene ancora l'originale paramento murario di epoca romanica. La facciata si presenta intonacata e molto semplice, sopra il portale è murato uno stemma in pietra. All'interno ad aula unica con altri laterali in pietra serena sono custodite diverse opere d'arte.
  • Chiesa di San Martino a Bagnolo: La chiesa di San Martino a Bagnolo ha carattere seicentesco ma è ricordata fin dal 1076 come dipendente della pieve di Santa Maria, sotto il patronato prima di alcuni nobili longobardi, poi della famiglia Buondelmonti.
  • Chiesa di San Pietro a Montebuoni: Già menzionata come San Pietro "de muliere mala" nel 1156, la chiesa fu retta dai Buondelmonti, poi dai Capitani di Parte e infine dallo stesso Granduca di Toscana. Ricostruita quasi certamente nel Trecento, oggi non conserva i lineamenti originari per i notevoli interventi successivi. Divenne prioria nel 1518. La presenza del fonte battesimale diede sempre più importanza alla piccola chiesa. Conserva all'interno una trecentesca Madonna col Bambino di Lorenzo Bicci.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Corsini a Mezzomonte: In questo luogo era esistita una fattoria fortificata sin da un'epoca molto antica, da alcuni datata intorno all'anno Mille, quando la proprietà apparteneva alla famiglia dei Buondelmonti. Di quell'epoca restano solo alcune mura, tra le quali quella meridionale dove si possono ancora riconoscere alcune merli incorporati nella parete. Nel Trecento venne costruita una prima abitazione signorile dalla famiglia Barducci Ottavanti, con un'architettura quadrangolare con cortile centrale, edificata con blocchi di "pietra forte", in mezzo a una collina (a "mezzo monte", da cui il nome). Lorenzo il Magnifico la acquistò nel 1480, ma la tenne solo due anni: Messer Bernardo del Nero la acquistò infatti nel 1482. Passata in seguito in eredità alla famiglia Ridolfi, essi la vendettero ai Panciatichi, che per primi iniziarono una vasta opera di trasformazione della villa in senso rinascimentale, verso il 1580. La villa da allora si staglia compatta sul panorama delle colline del Chianti, con una torretta rialzata (forse un retaggio dell'edificio trecentesco) e con le tipiche finestre inquadrate da cornici grigie che risaltano sull'intonaco bianco. Successivamente venne acquistata dal futuro cardinale Giovan Carlo de' Medici, fratello del granduca Ferdinando II, quando il rampollo di casa Medici aveva appena diciotto anni, nel 1629. A lui di deve la gran parte della decorazione interna della villa, affrescata da alcuni dei più importanti artisti fiorentini dell'epoca. Fu infatti realizzata una galleria decorata da affreschi e ampliato il lato dell'edificio verso Impruneta, dove esistono ancora alcuni soffitti intagliati dell'epoca. Anche il giardino sul lato est si è mantenuto grosso modo secondo lo schema decorativo realizzato in quel periodo. Nel 1644, il Cardinale Carlo de' Medici vendette la villa al Marchese Bartolomeo Corsini, figlio del senatore Neri Corsini, e da allora continua ad essere nel patrimonio dell'antica famiglia fiorentina. I Corsini realizzarono gran parte dei giardini, ed oggi, dopo essere stata accuratamente restaurata, è abitualmente abitata da alcuni discendenti, i quali aprono la loro villa per ricevimenti e altre manifestazioni speciali.
  • Villa di Larderel: è una costruzione risalente alla seconda metà del Trecento situata a Pozzolatico di Impruneta. Nel sec. XVI apparteneva alla nobile famiglia fiorentina dei Ricci. Nel 1869 divenne la dimora della contessa di Mirafiori e di Fontanafredda, la famosa Bella Rosina che proprio nella cappella della villa si era unita in matrimonio morganatico con il re Vittorio Emanuele II. Nel 1837, con il passaggio di proprietà ai conti de Larderel, la villa venne ristrutturata sia all’interno che all’esterno. Nel 1872 vi fu celebrato il matrimonio fra Bianca Enrichetta de Larderel e il figlio del re Vittorio Emanuele II e della Bella Rosina, il conte Emanuele Alberto Guerrieri di Mirafiori. Nel Novecento divenne la dimora di Francesca Bertini, famosa attrice del cinema muto. Il corpo centrale, addossato alla villa, fu costruito negli anni Trenta dall'allora proprietaria Gioventù Italiana del Littorio. L'8 giugno 1949 il Ministero dei Lavori Pubblici approvò il progetto di trasformazione e completamento dell'ex Collegio GIL e l'intera struttura fu utilizzata per soddisfare le esigenze della Pro Infanzia Mutilata (divenuta poi Centro di Riabilitazione della Fondazione Pro Juventute Don Gnocchi) che vi fece ingresso il 1º ottobre 1951. È stato centro di riabilitazione fino alla fine degli anni Novanta.[5] Nella parte antica sono visibili ambienti con stucchi ed affreschi. La facciata è settecentesca. Attorno alla villa vi sono giardini che comprendono un cottage (in decadenza) e un laghetto artificiale.
  • Scuola Elementare Ferdinando Paolieri: L'edificio viene commissionato dal podestà dell'Impruneta, Lelio Botti, all'ingegner Ferdinando Pietramellara. Un primo progetto viene presentato alla locale commissione il 20 marzo del 1930; nel giugno del 1930 questo riceve il parere favorevole del Genio civile ma non quello del Ministero dei Lavori Pubblici che richiede sostanziali modifiche all'impianto. Nell'ottobre del 1931 il progettista produce nuovi elaborati grafici che tengono conto delle richieste del ministero, approvati nel marzo successivo; ulteriori elaborati, riguardanti esclusivamente i fronti, vengono presentati nel settembre del 1932. Tra il 1932 ed il 1933 vengono definiti i capitolati, poi rivisti a seguito delle modifiche apportate. I lavori, avviati nell'estate del 1933, sono eseguiti dall'impresa Oddo Frati: a seguito di divergenze sopraggiunte con il progettista, il contratto viene rescisso e i lavori interrotti. Il cantiere viene riaperto nell'ottobre del 1934 e i lavori sono eseguiti dall'impresa Nervi e Bartoli. La nuova scuola è collaudata nel novembre del 1936 e ufficialmente inaugurata nel settembre dell'anno successivo.
  • Cimitero americano dei Falciani: Iniziato a costruire nel 1949, quando vi vengono seppellite le prime salme, viene completato nel 1959 e ufficialmente inaugurato nel 1961. Gli architetti McKim, Mead e White di New York vengono incaricati della progettazione del cimitero e del memoriale, mentre gli architetti paesaggisti Clarke e Rapuano provvedono alla sistemazione delle aree verdi. Particolare dell'area cimiteriale. Il cimitero occupa una superficie di 28 ettari che in parte si estende nel territorio comunale di Impruneta, in località Falciani, e la restante parte ricade sotto l'amministrazione del comune di San Casciano Val di Pesa, in località Scopeti.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Le Terme di Firenze, nonostante il nome, si trovano nella frazione dei Falciani. Le sorgenti, quattro in tutto, sorgono all'interno di un parco inserito nell'ambito di una casa di cura privata:
    • Fonte Antica (Acqua Cassia). Sgorga a circa 15 °C
    • Fonte Celeste. Sgorga a circa 12 °C
    • Pozzo N° 1. Sgorga a circa 12-13 °C
    • Pozzo N° 2. Sgorga a circa 12-13 °C
Sono quindi tutte fredde e di tipo salso-bromo-iodico-sulfurea.
Vi è inoltre una piscina termale che è alimentata dalle medesime sorgenti che danno all'acqua il caratteristico odore.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 1.444 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Albania Albania 334 2,24%

Romania Romania 238 1,60%

Filippine Filippine 159 1,07%

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Impruneta[modifica | modifica wikitesto]

  • Accursio':' conosciuto anche come Accorso da Bagnolo e in latino Accursius (Impruneta, 1184 – Bologna, 1263), è stato un giurista e glossatore italiano, rappresentante della scuola di Bologna, allievo di Azzone. Fu il padre di Francesco d'Accorso e Accursia. Il sarcofago di Accursio e di suo figlio Francesco d'Accorso, si trova a Bologna. Fu autore di una raccolta di circa 97.000 glosse, all'intero testo del Corpus iuris civilis, chiamata la Glossa ordinaria o magistralis o Magna glossa, fondamento del diritto comune europeo. Il lavoro eccezionale compiuto su tutto il corpo del testo costituì la sintesi ideale della scuola dei glossatori. Il lavoro di Accursio può essere considerato come una risposta concreta alla crisi che attraversava il movimento in quel periodo: all'incapacità di offrire contributi originali si affiancarono difficoltà di carattere tecnico. Molto spesso, infatti, i testi delle glosse finivano per fondersi al testo originale; in altri casi invece diversi strati di glosse marginali, opera di diversi maestri, finivano per sovrapporsi, rendendo incomprensibile la lettura. Come ci ricorda Azzone, nel proemio alla sua Summa Codicis, in molti casi la giustapposizione di appunti era dovuta alla maggior praticità del metodo, rispetto ad una totale riproduzione dei testi originari. La Magna glossa è sintesi efficace di tutto il lavoro compiuto nelle scuole italiane dell'XI e XII secolo; tacciata di scarsa originalità, va invece considerata massimamente per la capacità dell'autore di vagliare criticamente un'opera sconfinata, per poi orientarne l'utilizzo e coordinarlo in un unico testo. Le caratteristiche della Magna Glossa ne decretarono il successo sia negli Studi, che tra i pratici. La sua apparizione è collegata al fenomeno della "Serrata delle Glosse"; gli ultimi spunti vitali del movimento confluirono nella successiva generazione di Commentatori. L'invenzione della stampa ne accelerò la diffusione. In Germania, nel XV secolo, con la creazione del Reichskammergericht (Tribunale camerale del Reich, 1495), la glossa ebbe riconoscimento ufficiale, divenendo l'unico strumento di interpretazione del corpus.
  • Ferdinando Paolieri':' Giovanissimo si dedicò alla pittura, nella scia dei macchiaioli, esponendo anche a Berlino, ma presto si volse alla scrittura, rimanendo estraneo alle mode letterarie dell'epoca, e proseguendo sul solco tracciato da Renato Fucini, senza apportarvi le innovazioni di Giovanni Papini o Curzio Malaparte.[1] Nel 1913 fondò a Siena assieme a Federigo Tozzi e Domenico Giuliotti il settimanale di ispirazione cattolica La Torre. Fu l'ultimo cantore della Maremma, allora selvaggia, abitata da butteri, cacciatori, briganti. Coperta di boschi intricati e di paludi e canneti. Lì e all'Isola del Giglio, all'Impruneta ambientò le sue storie di cui sono protagonisti bracconieri, doganieri e contrabbandieri, guardiani di faro, butteri, briganti, contadini illetterati ma sapienti, ergastolani in fuga dai bagni penali delle Isole toscane (Elba, Pianosa). Il suo linguaggio è semplice e al tempo stesso prezioso, in un italiano perfetto. Per lunghi anni tenne la rubrica letteraria de La Nazione di Firenze. Fu anche autore teatrale, anche in collaborazione con Giovacchino Forzano e librettista di operette.
  • Marianna Maltoni':' maestra nella scuola elementare di San Gersolè (Impruneta). Il suo metodo didattico era teso a fare una scuola dell'oggettività, con un procedimento di rielaborazione dell'ambiente di vita, dopo la necessaria osservazione degli eventi, escludendo il modello di scuola inculcata dall'educatore. Nella scuola ex-rurale di San Gersolè, frazione del comune dell'Impruneta, Maria Maltoni, diplomata nel 1910 presso la Scuola Normale Margherita di Savoia a Ravenna, insegnò dal 1920 fino al 1956, per un periodo di trentasei anni di attività. Si cominciò a conoscere la sua scuola negli anni della seconda guerra mondiale, grazie all'interessamento di Francesco Bettini, ispettore capo della Pubblica Istruzione, animatore pedagogico-didattico che pubblicò vari articoli e un volumetto[2] sull'opera di Maria Maltoni[3]. Nel 1943 Maria Maltoni entrò nel Partito d'Azione clandestino, dove incontrò Ernesto Codignola che, nel 1944, insieme alla moglie Anna Maria, fondò la Scuola-Città Pestalozzi, una nuova esperienza scolastica della quale Maria Maltoni parlò con Francesco Bettini nel 1945[4]. La maestra Maltoni conobbe anche Tristano Codignola, figlio di Ernesto, Piero Calamandrei, Margherita Fasolo, pedagogista e collaboratrice di Ernesto Codignola, Raffaello Ramat, Enzo Enriques Agnoletti, Emilio Cecchi, Alessandro Parronchi, Giovanni Michelucci. Grazie all'interessamento di Michelucci, organizzò a Firenze, nel 1949, una mostra di disegni dei ragazzi di San Gersolè che riscosse un grande successo, anche dopo il servizio di Oriana Fallaci intitolato "Aria di San Gersolè" ne Il Mattino dell'Italia centrale, 7 giugno 1949, che produsse un caso, del quale si occuparono le terze pagine[5]. La frazione di San Gersolè era considerata l'ultimo asilo dei sogni[6], lo stereotipo [...] che coglieva solo la bellezza del paesaggio di pagliai e di uliveti[7]. In realtà il lavoro rurale cominciava ad essere sostituito dai pendolari che svolgevano la loro opera fuori del paese.

Nel 1949 uscirono I diari di San Gersolè, una antologia di disegni e di brani tratti dai quaderni dei ragazzi, che esponevano con chiarezza e precisione artigianale le osservazioni sulla natura e sul mondo contadino. Nel 1963 i Diari, pubblicati col nome di Quaderni di San Gersolè, furono editi da Einaudi e presentati da Italo Calvino[8]; ogni brano in questo libro era corredato da due illustrazioni. Nei Quaderni si dà spazio ai mestieri del carbonaio, del pecoraio, del barbiere, ci sono descrizioni di momenti di vita quotidiana, con l'episodio dell'uccisione del maiale, quello dell'addestramento del cane da caccia, quello del taglio del fieno ed altri. Nella rivista Il Ponte, 1956, n. 7, pagg. 1203-1218, Piero Calamandrei introdusse alcuni brani dei diari, seguiti da un commento della Maltoni. Alcuni di questi brani raccontano l'atteggiamento dei ragazzi di fronte ad un nuovo stile di vita, che consisteva nel passaggio dai giochi nei campi con l'osservazione degli animali, all'abitudine, che iniziava a prendere campo, di dedicare un certo tempo ai programmi televisivi. La Biblioteca Comunale dell'Impruneta, nel fondo Maria Maltoni, conserva circa 1500 quaderni, più di mille disegni e seicento pagine del Giornale di San Gersolè.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

  • Si racconta che il famoso Peposo alla fornacina, ovvero uno stracotto abbondantemente pepato e piatto tipico della cucina fiorentina, sia nato proprio ad Impruneta. Gli operari, al mattino, accendevano le fornaci e mettevano a cuocere per ore ed ore un bel pezzo di manzo, la lunga cottura conferiva (e conferisce) una straordinaria morbidezza. Si dice che venisse offerto al Brunelleschi, quando soventemente si recava alle fornaci per seguire la realizzazioni del cotto da lui cammissionato.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • La Festa dell'Uva è una gara tra rioni che si svolge l'ultima domenica di settembre. Nata nel 1926, richiama spettatori da tutta la Toscana. I quattro rioni in cui è diviso il comune (Fornaci, Sante Marie, S.Antonio e Pallò) presentano dei carri costruiti durante tutto il mese di settembre, con i quali vengono celebrati la vendemmia, l'uva ed il vino. Molto alto è il numero dei figuranti impegnati nelle coreografie che accompagnano le complesse macchine sceniche, e molte sono anche le persone che disegnano e cuciono i costumi per la sfilata dei carri. Durante il mese dei lavori i rionali si ritrovano tutte le sere a cena "al carro" dove mangiano, bevono vino e cantano le canzoni rionali.
  • Il terzo fine settimana di giugno, in occasione del solstizio d'estate, si svolge il Festival 7 Sois 7 Luas. È una Rete culturale di 30 città di 13 Paesi – Brasile, Capo Verde, Croazia, Francia, Grecia, Israele, Italia, Marocco, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Tunisia – che privilegia relazioni vive e dirette con i piccoli centri e con gli artisti. Un viaggio nel Mediterraneo e nel mondo lusofono: un viaggio fatto d’incontri. Vengono coinvolti nelle azioni di mobilità internazionale gli artisti, gli operatori culturali e gli spettatori. Un Festival che cerca le persone, non le piazze e i monumenti. Un Festival della creazione musicale: produce ogni anno una o più orchestre multiculturali. Promotore di turismo culturale: il pubblico può seguire il Festival nelle varie fermate del suo viaggio nel mondo lusofono e mediterraneo.
  • In ottobre, in occasione dell'onomastico di San Luca Evangelista, santo protettore di Impruneta, una fiera è organizzata per festeggiare il santo.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Olio, vino e cotto sono i prodotti che più caratterizzano la produzione locale.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Presso le aziende agricole di Impruneta si può trovare quanto di meglio possa offrire la produzione vitivinicola e olivicola delle colline attorno a Firenze.  Si possono trovare grandi vini IGT e Chianti Colli Fiorentini DOCG, oltre a oli extravergini di oliva che hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti a livello nazionale. 

Olio di oliva e vino di Impruneta
Agriturismo Inalbi
Azienda Agricola S. Isidoro
Azienda Agricola Ginevra Ginanneschi
Azienda Agricola Ottomani
Castello di Cafaggio
Corsini Giovanni
Fattoria Corsini di Mezzomonte
Fattoria di Bagnolo
Fattoria di Campiano
Fattoria di Pozzolatico
Fattoria Montanine
I Collazzi
Il Sagittario
Il Termine
L'Erta di Quintole
La Colombaia
La Porcinaia
La Querce
La Torre Rossa
Lanciola
Le Massete
Podere Capiteto
Poggio Solatio
Villa Doglia
Villa l'Olmo

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Il cotto ha qui una tradizione secolare; ne è prova che anche il Brunelleschi lo utilizzò per la sua cupola. L'attività è specializzata lungo due direttrici principali:

  • Industriale: con la produzione di pavimenti e laterizi per abitazioni a cui si affianca la nuova produzione di pareti ventilate e dei nuovi impasti in cui resine e quarzi si legano in modo innovativo alla tradizionale argilla.
  • Artigianale: orci, vasi e oggetti di arredo creati con tecniche artigiane secondo la tradizione locale

La fortuna e fama della terracotta dell'impruneta è dovuta a una concomitanza di fattori quali la qualità dell'argilla, la presenza di importanti boschi che, in principio, erano la fonte di combustile delle varie fornaci e la fortunata posizione geografica, importante crocevia tra Firenze, Arezzo e Siena. Da un documento del 23 marzo 1308 si apprende dell'esistenza, già allora, di una corporazione di 23 orciolai e mezzinai riunitasi con l'obiettivo di proteggere e controllare la qualità del prodotto.

Le Fornaci della Terracotta di Impruneta:

Carbone Massimo
Corsiani Alessandro
Cotto Chiti
Cotto R.E.F.
Europa Impruneta
F.lli Masini
Fornace Pesci
Il Sole Terrecotte
Fornace Impruneta
Mariani Mario
M.I.T.A.L.
Pesci Giorgio e Figli
Poggi Ugo
Ricceri Giuliano
Ricceri Sergio
Sannini Impruneta
Vanni Luca

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

L'Impruneta è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Atletico Impruneta 2012 Calcio che milita nel girone H toscano di 2ª Categoria. È nata nel 2012.

Nella stagione 2012/2013 ha militato nel girone C fiorentino di 3ª Categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Cfr. la voce Impruneta, l' del Dizionario d'ortografia e di pronunzia: [1].
  4. ^ Bilancio demografico anno 2007, dati ISTAT
  5. ^ Fondazione Don Gnocchi Onlus, La Fondazione Don Gnocchi a Firenze : ieri, oggi, domani : accanto alla vita, sempre, Italia, Fondazione Don Gnocchi, 2009.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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