Cison di Valmarino

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Cison di Valmarino
comune
Cison di Valmarino – Stemma Cison di Valmarino – Bandiera
Panorama da Castelbrando.
Panorama da Castelbrando.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Amministrazione
Sindaco Cristina Pin (lista civica L'Obiettivo del Comune) dal 26-5-2014
Data di istituzione 1866
Territorio
Coordinate 45°58′13″N 12°08′35″E / 45.970278°N 12.143056°E45.970278; 12.143056 (Cison di Valmarino)Coordinate: 45°58′13″N 12°08′35″E / 45.970278°N 12.143056°E45.970278; 12.143056 (Cison di Valmarino)
Altitudine 261 m s.l.m.
Superficie 28,81[2] km²
Abitanti 2 647[3] (31-12-2015)
Densità 91,88 ab./km²
Frazioni Gai, Mura, Rolle, Tovena

Località: Soller, San Boldo, Zuel[1]

Comuni confinanti Follina, Mel (BL), Pieve di Soligo, Refrontolo, Revine Lago, Tarzo, Trichiana (BL)
Altre informazioni
Cod. postale 31030
Prefisso 0438
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 026018
Cod. catastale C735
Targa TV
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 808 GG[4]
Nome abitanti cisonesi
Patrono San Giovanni Battista
Giorno festivo 24 giugno
PIL (nominale) € 28.378.768
PIL procapite (nominale) € 10.507
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cison di Valmarino
Cison di Valmarino
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Cison di Valmarino (Cisón in veneto) è un comune italiano di 2 647 abitanti[3] della provincia di Treviso in Veneto.

Fa parte del club dei Borghi più belli d'Italia[5].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Si trova verso la fine della Valmareno (chiamata anche Valsana), la vallata che da Vittorio Veneto arriva a Follina seguendo il corso del Soligo.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Cison di Valmarino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Fu certamente abitata fin dalla preistoria come testimoniano i ritrovamenti paleolitici a Follina, mesolitici a Valmareno e frammenti embrici dell'età del bronzo.

L'età antica[modifica | modifica wikitesto]

Pochi sono i reperti che testimoniano la presenza umana nel periodo precristiano. Forse in età romana di qui passava la via Claudia Augusta Altinate che collegava Altino alla Germania attraverso l'attuale passo di Resia. L'arteria, fondamentale sia dal punto di vista civile che militare, in questa zona valicava il passo di Praderadego e raggiungeva la Valbelluna.

Il medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Degli abitati stabili dovettero svilupparsi solo durante le invasioni barbariche (a questo periodo risale il primo nucleo dell'attuale Castelbrando, poi sede della signorie locali) e in particolare sotto il dominio dei Longobardi, la cui influenza era molto forte vista la vicinanza alla sede del Ducato di Ceneda. Secondo la tradizione, proprio allora fu costituito il feudo della Valmareno che, oltre a Cison, comprendeva anche le attuali Miane e Follina; sarebbe stato poi concesso ai vescovi di Ceneda dalla regina Teodolinda (fine VI secolo) e rimase sotto la loro autorità sia sotto il Regno dei Franchi, che durante il Sacro Romano Impero.

Attorno all'XI secolo, ai vescovi succedettero le famiglie nobiliari. Il feudo passò ai conti di Porcia e, in seguito al matrimonio tra Sofia di Colfosco e Guecello Da Camino (XII secolo), ai Caminesi. Quando morì senza eredi Rizzardo VI, ultimo dei Caminesi "di Sopra" (1335), il territorio passò per un breve periodo di nuovo ai vescovi, i quali infine lo diedero alla Repubblica di Venezia.

La Serenissima[modifica | modifica wikitesto]

Solo nel 1421, tuttavia, Venezia poté imporre definitivamente la propria podestà a causa di una serie di eventi, come le rivendicazioni da parte dei Da Camino.
Il 18 febbraio 1436 il doge Francesco Foscari affidò il territorio a Erasmo da Narni (meglio conosciuto come Gattamelata) e Brandolino da Bagnacavallo, noti condottieri che combatterono per la causa di Venezia. Tuttavia i conti erano costretti a pagare una gravosa tassa per i diritti feudali, sicché nel 1439 il primo rinunciò ai suoi diritti cedendo tutta la signoria al secondo. I suoi discendenti, detti Brandolini e in seguito Brandolini D'Adda, tennero la Valmareno sino al 1797, quando la Serenissima cadde per mano di Napoleone.

Dall'Ottocento ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Cison seguì le sorti di tutto il Veneto e, dopo essere passata dai francesi agli austriaci e viceversa, fu definitivamente austriaca divenendo parte del Regno Lombardo Veneto. Dal 1866 fu comune del Regno d'Italia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dei santi Giovanni Battista e Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa e il campanile di Cison

Si tratta di una pieve antichissima: un documento del 1170 asserisce che già allora era parrocchia. L'attuale chiesa fu iniziata nel 1683, completata attorno al 1740 e consacrata il 31 maggio 1746 dal Vescovo Lorenzo Da Ponte[6].

Sarebbe stata progettata da un architetto locale, un certo Paolo Crempsen. Il campanile non fu mai ultimato e rimane tuttora tronco. Cosa molto peculiare, presenta due facciate, una rivolta ad ovest (la più antica) e ornata da tre statue di Marco Casagrande (la Fede, la Speranza e la Carità) e l'altra ad est con la statua di San Giovanni attorniata dalla Prudenza, dalla Giustizia, dalla Fortezza e dalla Temperanza, disposte in coppia ai lati. C'è probabilmente in questa un significato allegorico, con riferimento alle virtù politiche di chi esercita il potere civile, visto che si affaccia sulla loggia, sede del potere amministrativo e giudiziario.

All'interno, a navata unica, si trovano altre statue del Casagrande (ancora Fede e Giustizia) e, presso l'altare maggiore, due angeli di Antonio Bianchi. Di Egidio Dall'Oglio, pittore locale, sono un'Assunzione (copiata da una pala del Piazzetta ora conservata al Louvre) e una Nascita e morte del Battista, mentre la pala con il Transito di San Giuseppe è attribuita a Francesco Fontebasso. Del primo Settecento è il monumento funebre a Guido VIII Brandolini, nella cappella della Beata Vergine del Rosario. Opera di Pietro Baratta, è completato da tre sculture raffiguranti la Religione, la Prudenza e la Pazienza.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo di Montalbano[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione era deputata all'esercizio di attività politico-amministrative di Cison e conservò questo ruolo per secoli nonostante la presenza del castello. Quando nel 1337, il vicario generale del vescovo di Ceneda, Piero de Moxo, investe del feudo di Valmareno, i Caminesi Gerardo e Rizzardo tramite il loro procuratore Gaiacino di Aicardo, ha luogo una particolare cerimonia di consegna delle chiavi del feudo. La cerimonia si ripete tre volte, una presso il Castello di Costa di Cison, una presso la casa chiamata “Mons Albanus” ed una presso la Chiesa Parrocchiale dei SS. Maria e Giovanni. Questo testimonia che il Palazzo di Montalbano era politicamente importante, paragonabile in termini giuridici e simbolici, alla Chiesa Parrocchiale ed al presidio militare del Castello. Quando nel 1349 il Castello e la curia di Valmareno sono venduti a Marin Faliero, costui affida ad un capitano la sorveglianza militare e ad un Gastaldo l'amministrazione civile (con i compiti di riscossione di rendite, decime, mude, e l'amministrazione della giustizia anche criminale). Il Gastaldo, notaio Enrico della Valmareno ha l'obbligo di abitare nel “Palacium” di Montalban e di curarne la manutenzione. Il palazzo di Montalbano è stato distrutto quasi certamente dalle truppe di Francesco da Carrara, 200 padovani che nel mese di febbraio del 1383 stazionano nella valle per tre giorni e bruciano tutte le case assediando il Castello di Costa e andandosene solo dopo averne distrutto la porta e i belfredi

Loggia[modifica | modifica wikitesto]

Il municipio.

Già da fine Duecento su un lato della piazza è attestata la presenza di strutture provvisorie e mobili (una tenda o una tettoia in legno) per l'espletamento degli atti amministrativi, queste strutture diventate col tempo solide strutture in muratura che assumono il nome di “loggia”. Così com'è oggi la Loggia: “Luogo deputato all'esercizio del potere feudale e allo scontro politico, la cancelleria. Nel 1599 gli abitanti di Cison e delle altre 11 regole del feudo di Valmareno, richiedono che gli statuti delle leggi fossero tradotti dal latino e pubblicati, la loro richiesta ebbe seguito nell'anno 1600. Viene costruita tra 1647 e 1648 su progetto dell'architetto Michel Zambianco di Farra di Soligo oltre che da centro amministrativo, doveva funzionare da tribunale, dove, tre giorni alla settimana, il podestà coadiuvato dal cancelliere doveva rendere giustizia penale e civile. Ai piani superiori aveva la sua residenza il Cancellier e il Cavalier di corte; nei sotterranei c'erano le carceri. È nella sala delle udienze, riservata alle riunioni dei “dodeci”.

Castelbrando

Nel 1653, in un momento di grave tensione politica tra i comuni e il podestà Piccoli, questi tiene sotto sequestro i dodici rappresentanti per molte ore, minacciandoli “di voler far alla peggio” e aggiungendo che gli abitanti del feudo “sino allora havevano bevuto vin dolce, ma che in avvenire volevano farli bever vin garbo, di quel bestiale, et voglio mortificarvi tutti”. Inoltre la piazza si trasformava, all'occorrenza, in triste palcoscenico per le esecuzioni delle condanne a morte, in verità non molte.

Castelbrando[modifica | modifica wikitesto]

È la fortezza che si erge sopra il paese e le sue aree rurali e industriali, dominando l'intera vallata.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castelbrando.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Platano monumentale[modifica | modifica wikitesto]

Nel giardino di Villa Brandolini sorge un grande Platanus orientalis, la cui circonferenza è di 6,2 metri, per un'altezza di 28; è classificato nella lista dei circa 22.000 alberi monumentali italiani tutelati dalla guardia forestale e uno dei 16 dislocati in provincia di Treviso[7].

Cedro del Libano monumentale[modifica | modifica wikitesto]

Nell'area del Castello sorge un grande Cedrus libani, la cui circonferenza è di 5,2 metri, per un'altezza di 22; è classificato nella lista dei circa 22.000 alberi monumentali italiani tutelati dalla guardia forestale e uno dei 16 dislocati in provincia di Treviso[8].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Persone legate a Cison di Valmarino[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Sin dal XVI secolo i Brandolini intrapresero una politica volta al potenziamento economico del feudo, intrattenendo rapporti commerciali con il Trevigiano, il Bellunese, il Friuli e la stessa Venezia. Negli anni venti del Settecento si tentò di introdurre la produzione di tessuti di qualità che imitassero le tipologie straniere. Più volte, inoltre, si cercò di istituire un mercato stabile nella contea. Ampiamente documentate sono le attività artigianali e industriali, dalla lavorazione di lana e seta alla presenza di vari opifici (mulini, folli, segherie, fucina, fornaci), in gran parte mossi da un complesso sistema di canalizzazione. Il ruolo predominate dei conti nella vita economica e sociale di Cison era ben presente ancora nell'Ottocento, essendo ancora proprietari di gran parte dei terreni e degli opifici. In questo senso, si ricorda il ruolo Luigi Alpago Novello, giovane medico condotto noto per le denunce rivolte contro i Brandolini, accusati di non curarsi della salute dei mezzadri.

Sull'esempio delle latterie bellunesi, nel 1882 fu aperta una latteria sociale con cui gestire al meglio questo genere di economia.

Fra le due guerre, il settore primario è rappresentato ancora da un'agricoltura di sussistenza, basata sull'allevamento, la viticoltura e lo sfruttamento dei boschi. Le donne erano in gran parte occupate stagionalmente nelle filande. Come tutta la zona, tuttavia, molti abitanti furono costretti a trovare lavoro altrove, specie nella zona del Triangolo Industriale e nell'Europa centrale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione del comune fino al 1867 era Cison.[10]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Cison di Valmarino - Statuto.
  2. ^ Dato ISTAT.
  3. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  5. ^ www.borghitalia.it
  6. ^ Informazioni dal sito della Diocesi.
  7. ^ Cfr. il censimento nazionale degli alberi monumentali
  8. ^ Cfr. il censimento nazionale degli alberi monumentali
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • D. Gasparini, Tra il Castello e la Loggia: contadini e artigiani a Cison nel settecento
  • Note Storiche in Egidio Dall'Oglio di Cison di Valmarino ed il suo tempo. 1705-1784, Pieve di Soligo, Grafiche Bernardi, 1984
  • AA. VV., Associazione La via dei Mulini, Il Rujo, 2006
  • AA.VV., I Quaderni del Mazarol, Cison di Valmarino, 2000-2009:
    • Maria Grazia Biscaro, Il lavoro e il salario nella contea di Valmareno
    • Teresa Ballancin, Società e giustizia nel feudo di Valmareno
    • Danilo Gasparini, La contea di Valmareno tra sei e settecento
    • Cristina Munno, Fra maghi e tiraossi. Luigi Alpago-Novello, medico di frontiera a Cison a fine Ottocento ( ed. 2009)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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