Montebelluna

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Montebelluna
comune
Montebelluna – Stemma
Montebelluna – Bandiera
Montebelluna – Veduta
Montebelluna – Veduta
Panorama da Santa Maria in colle
Localizzazione
StatoBandiera dell'Italia Italia
Regione Veneto
Provincia Treviso
Amministrazione
SindacoAdalberto Bordin (Lega Nord - FdI - Lista Grande Montebelluna) dal 4-10-2021
Territorio
Coordinate45°46′31″N 12°02′20″E / 45.775278°N 12.038889°E45.775278; 12.038889 (Montebelluna)
Altitudine109 m s.l.m.
Superficie49,01 km²
Abitanti31 194[1] (31-10-2023)
Densità636,48 ab./km²
FrazioniBiadene, Busta, Caonada, Contea, Guarda, La Pieve (sede comunale), Mercato Vecchio, Pederiva, Posmon, San Gaetano, Sant'Andrea
Comuni confinantiAltivole, Caerano di San Marco, Cornuda, Crocetta del Montello, Trevignano, Vedelago, Volpago del Montello
Altre informazioni
Cod. postale31044
Prefisso0423
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT026046
Cod. catastaleF443
TargaTV
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 2 404 GG[3]
Nome abitantimontebellunesi
PatronoImmacolata Concezione
Giorno festivo8 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Montebelluna
Montebelluna
Montebelluna – Mappa
Montebelluna – Mappa
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Montebelluna (Montebełuna in veneto) è un comune italiano di 31 194 abitanti[1] della provincia di Treviso in Veneto.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Montebelluna è in gran parte pianeggiante, con altitudini che variano dai 69 m s.l.m., riscontrabili a sud di San Gaetano, ai 144 m, a nord di Pederiva. Il paesaggio si caratterizza poi per la presenza di due colline, comprendendo l'estremità occidentale del Montello (dove si ravvisa l'altitudine massima, 343 m) e il più modesto Capo di Monte (o Montebelluna Alta, o ancora collina di Mercato Vecchio, 199 m). Tra i due rilievi passa un corridoio naturale (lungo il quale transita la Feltrina), un tempo l'alveo originale del Piave.

La zona è naturalmente povera di corsi d'acqua ma l'approvvigionamento idrico è assicurato, sin dai tempi antichi, da un sistema di canali artificiali derivanti dal Piave. Si tratta in particolare del Canale del Bosco e del Canale di Caerano, diramazioni della Brentella di Pederobba.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Montebelluna.

Il clima presenta estati calde, sovente con forti temporali e possibili gradinate. In base alla media di riferimento (1961-1990), la temperatura passa dal valore minimo di circa 0 °C di gennaio-febbraio al valore massimo medio di 29 °C di luglio-agosto. La temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a 3,1 °C, quella del mese più caldo, luglio, è di 23,0 °C Saltuariamente possono verificarsi nevicate ma di scarsa entità. [4]

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo è chiaramente un composto. Monte- indicherebbe la collina di Mercato Vecchio, ai piedi della quale è sorto l'abitato. Più discussa l'origine di -belluna: potrebbe essere in relazione al culto della dea Bellona; o, posticipandone l'origine, si richiamerebbe alla città di Belluno che, nel X secolo, aveva espanso la propria giurisdizione fin oltre il Piave grazie alle conquiste del vescovo Giovanni[5].
I primi riscontri del toponimo si hanno nell'anno 1000 "de Musano usque in capite montis Belluni", nel 1239 "Montis Bellunensis Castrum", nel 1245 "Castrum Montisbellune" e nel 1251 "Montebelluna"[6].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età protostorica e romana[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce di attività umana risalgono all'età della pietra e del bronzo (Paleolitico medio). La nascita di un vero insediamento si ha però verso il IX secolo a.C. Il suo sviluppo fu favorito dalla strategica posizione geografica all'imboccatura della valle del Piave, collegamento tra la pianura e l'area prealpina. Con il tempo diventerà il più importante centro del Veneto preromano. Tali informazioni ci sono date dai numerosi rinvenimenti di aree cimiteriali presso le località di Santa Maria in Colle e Posmon. L'area continua ad essere abitata durante il periodo romano (dalla romanizzazione del Veneto tra il II-I secolo a.C. fino al II secolo d.C.). Montebelluna entrerà a fare parte della centuriazione del municipio romano Acelum (Asolo). Non è ancora accertata come ipotesi, tanto meno quella che Montebelluna fosse un centro residenziale (presso Santa Maria in Colle) o un castra romano a difesa dei reticolati di Asolo e Treviso.

L'età medievale[modifica | modifica wikitesto]

L'esistenza documentaria della pieve di Montebelluna coincide con l'esistenza, abbondantemente documentata a partire dal 1100, del castello medioevale, attraverso la concessione imperiale di Ottone III a Rambaldo II, conte di Treviso e poi divenuto feudo vescovile allorché, nel 1047 e nel 1065, Enrico III e Enrico IV lo confermeranno rispettivamente ai vescovi Rotario e Volframmo.

Del castello, un presidio, affidato, come prescrivevano gli Statuti cittadini, a due capitani in carica per sei mesi e adeguatamente stipendiati, e a sei custodi equipaggiati e armati, sul finire del Cinquecento, rimaneva solo la celebre descrizione del Bonifacio:

La Rocca s'innalzava nel mezzo del Castello di Montebelluna grande e popolato assai; indi, poco discosto, erano due Gironi, l'un detto della Cisterna, e l'altro del Capitano; perché quello ad una bella cisterna era vicino, e in quest'altro il capitano del luogo dimorava: di dentro s'aggirava una spaziosa strada vicina alla muraglia, che con alcune torri era stata assai alta fabbricata: di fuori era un'ampia fossa che abbracciava il Castello, attorno al quale era una lunga strada; poi circondavano per buon spazio le Cerchie, che da un'altra fossa erano attorniate: e avea questo Castello tre porte: l'una dalla Chiesa a questo Santo consacrata, di S.Cristoforo si chiamava; l'altra era detta di sotto dal Girone; e la terza Bagnalasino. (G. Bonifacio, Istoria di Trevigi, p. 187).

Il Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

La difesa in ogni caso continuò e produsse un'infinità di contenziosi con Treviso che prendevano la strada delle magistrature venete. Venezia sanzionava la tradizione dell'esenzione, anche e soprattutto per motivi politici (la fedeltà dei fedelissimi rustici contava molto di più degli infidi ceti urbani). E poi non si trattava solo di principi e tradizioni. Va infatti ribadito che gestire lo spazio esente del mercato sul colle assicurava alte rendite alla comunità e sicuro prestigio agli amministratori. Per governare la Fabrica bisognava essere eletti e quindi anche tale funzione amministrativa rientrava nell'alveo, sia pur discutibile, della cosiddetta democrazia diretta delle comunità rurali. Ma, contrariamente ad altre cariche locali come quella di mariga (sorta di sindaco eletto a rotazione tra i capi di casa dei rispettivi communi) governare la Fabrica era ambìto, talmente ambìto da spingere all'uso di clientele diffuse e determinate dalla rete dei rapporti di dipendenza economica. I contadini ricchi erano quasi sempre grossi prestatori di denaro e sostanzialmente degli usurai. I più arrembanti (i Dalla Riva, i Vendramini, i de Bettini, i Pellizzari) riuscivano a legare a sé decine di famiglie sui cui membri indebitati essi stendevano protezioni e procure, riscatti e ipoteche, un ombrello a larghe tese persino morali (padrini, tutele), sino all'inevitabile e legittima acquisizione dei patrimoni vincolati. I protagonisti di queste ascese patrimoniali erano, di fatto, gli amministratori della fabbriceria, una decina di persone fra loro legate da interessi economici e politici, un'alleanza sanzionata e rafforzata, non a caso, dalle strategie matrimoniali.

Il Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Come detto, la posizione di centralità dell'area nella circolazione dei beni e delle persone continuò e si rafforzò nel passaggio al Comune moderno di età napoleonica e austriaca. Tale ormai consolidata vocazione sarà all'origine delle prime forme di manifattura e di commercializzazione della calzatura, attività che, seppur presente sin dal Medioevo, si afferma in modo deciso solo nella seconda metà dell'Ottocento (dai dieci calzolai del 1808 si passa ai 36 degli anni trenta, ai 55 del 1873 per arrivare ai 200 di inizio Novecento).

Lo spostamento in piano del mercato (1872) e la conseguente nascita del centro urbano segnano il passaggio alla modernità, dando alla cittadina i suoi tratti ancora riconoscibili (le grandi piazze, gli edifici). Montebelluna conta allora 7 100 abitanti che, nel 1885, saliranno a 9 008 per superare i 10 000 nei primi anni del '900. Sempre negli anni sessanta dell'800 gli alunni iscritti all'insegnamento elementare erano 150 e saliranno a 900 all'inizio del secolo.

Il centro di Montebelluna negli anni Trenta

Nonostante l'alto tasso di emigrazione, fenomeno diffuso in tutto il Veneto, è in questo periodo, tra la seconda metà del XIX secolo e i primi decenni del '900, che la città vive la sua fase più intensa di sviluppo, anche grazie all'arrivo della ferrovia (la tratta Treviso-Montebelluna viene inaugurata il primo aprile 1884). Rimane da ricordare la delibera del 1886 per la presa stabile del canale irriguo Brentella (l'opera verrà però realizzata solo nel 1929), la linea ferroviaria Padova-Montebelluna del 22 luglio 1886 e nel novembre dello stesso anno la Treviso-Belluno, l'elettrificazione del 1903, l'acquedotto di San Giacomo di Fener nel 1901, i lavori pubblici (costruzione delle carceri nel 1884), la decisa e imponente sistemazione della viabilità, l'istituzione della banca popolare (1877), la ragguardevole espansione edilizia e l'inizio dei lavori per la tratta ferroviaria Montebelluna-Susegana nonché l'elaborazione del progetto che porterà, ben dentro al ‘900, della tramvia elettrica.

All'inizio del secolo si insediano le prime aziende industriali di media portata e già nel 1904 il distretto di Montebelluna occupava il quarto posto in Provincia per potenza installata. La rapidità dello sviluppo è peraltro confermata dal fatto che, ancora nel 1885, l'unica attività non agricola di una certa rilevanza erano le sette filande di bozzoli che davano lavoro a 140 donne. L'industrializzazione dei primi del '900 annovera così la Filatura Cotonifici Trevigiani, il Cascamificio Bas (poi Filatura del Piave), gli stabilimenti in via Piave per la produzione dei perfosfati, solfati di rame e acido solforico, le manifatture tessili di Biadene e Pederiva, l'industria alimentare (i pastifici di Biadene, il molino "Cerere") e si allarga progressivamente alla lavorazione del legno e soprattutto allo sviluppo del settore calzaturiero, che diverrà nel corso del secolo il motore dello sviluppo industriale locale[7].

Alla crescita economica si accompagnarono le prime forme associazionistiche: in particolare la Società popolare di mutuo soccorso, fondata nel 1870 da una classe dirigente illuminata e responsabile. Dalle iniziali e consuete finalità di assistenza a operai e artigiani, la Società operaia si trasformò progressivamente in un volano di civiltà e di iniziativa culturale. Nel suo ambito si promosse l'iscrizione dei soci alla cassa nazionale della previdenza sociale, l'istituzione nel 1901 di una scuola di disegno applicato alle arti e ai mestieri, la promozione della biblioteca circolante "Antonio Fogazzaro" nel 1911, la scuola tecnica nel 1920. In questo contesto va sicuramente ricordata la costituzione, nel 1897, della Società per la costruzione e la gestione di un teatro sociale.

Un paese vitale dunque, come testimonia, almeno in parte, il noto resoconto economico-morale del 1909 nel quale vengono riportate con enfasi le conseguenze dei primi insediamenti industriali e il continuo sviluppo commerciale della città imperniato sul volano mercantile.

Nel 1928 un regio decreto declassò il comune di Caerano San Marco a frazione di Montebelluna. Nel 1946 fu ristabilita la situazione precedente.

Dal 1987 fa parte dei "100 Comuni della Piccola Grande Italia".[8]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma è stato riconosciuto con D.P.C.M. del 29 ottobre 1952.[9]

«D'azzurro, alla figura della dea Bellona vestita d'argento e di rosso, coperta dell'elmo, armata di lancia e fiancheggiata a destra dalla torre d'oro, merlata alla ghibellina, e dall'albero al naturale sul colle di verde, con ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone, concesso con D.P.R. dell'11 marzo 1953, è un drappo di azzurro.[9]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria
«Decreto del Presidente della Repubblica»
— 11 ottobre 1972[9]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Duomo dell'Immacolata Concezione[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo dell'Immacolata Concezione
Lo stesso argomento in dettaglio: Duomo di Montebelluna.

La chiesa collegiata prepositurale di Montebelluna, dedicata all'Immacolata e più nota semplicemente come duomo di Montebelluna, è il principale edificio religioso della città, nonché sede del vicariato omonimo della Diocesi di Treviso. La chiesa dedicata all'Immacolata si presenta come un grandioso edificio costruito in stile neogotico a partire dal 1908, è stato progettato dall'ingegnere montebellunese Guido Dall'Armi per volere del prevosto mons. Giuseppe Furlan.

Chiesa di Santa Maria in Colle

Chiesa di Santa Maria in Colle[modifica | modifica wikitesto]

Antica chiesa prepositurale, riedificata nel 1609 e completata a metà Settecento da Giorgio Massari, spoglia degli altari barocchi trasportati nel nuovo duomo, conserva il grande soffitto La Gloria del Paradiso di Francesco Fontebasso, alcuni altari del XVII secolo, un coro ligneo della fine del Seicento opera di Francesco Comin e Paolo Della Mistra e l'organo doppio progettato da Gaetano Callido.

Chiesa dei Santi Lucia e Vittore[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa dei Santi Lucia e Vittore, a Biadene

Edificio settecentesco di Biadene, costruito dai Pisani e donato alla comunità. Al suo interno è presente il primo affresco del pittore Gian Battista Tiepolo (datato circa tra 1716 e 1719), raffigurante l'incoronazione della Vergine e la gloria dei Santi Lucia e Vittore. Il suo antico patrimonio artistico è stato trasferito nella parrocchiale novecentesca. [10]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Municipale
Monumento ai Caduti delle guerre
  • Palazzo Municipale –Ampliamento di antico edificio rurale di metà Ottocento su progetto di Giuseppe Legrenzi senior.
  • Loggia dei Grani – Saggio architettonico di Giobatta Dall'Armi e perno del sistema di piazze progettato in occasione del trasporto dell'antico mercato.[11]
  • Palazzi cittadini. Si tratta di una serie di edifici ottocenteschi di nobile e dignitosa fattura costruiti negli anni immediatamente successivi alla nascita del nuovo centro urbano (1872). Da ricordare almeno palazzo Bolzon, Morassutti, Sarri Dall'Armi e Polin.
  • Biblioteca comunale - Un grande edificio di mattoni a vista, progettato dall'architetto Toni Follina per accogliere, dal 2002, la Biblioteca comunale di Montebelluna. Si caratterizza per le luminose strutture in vetro e acciaio e per le forti geometrie ingentilite lungo il perimetro dal verde e dall'acqua.

Ville venete[modifica | modifica wikitesto]

A Posmon (considerando anche l'antico colmello di Visnà) il quattrocentesco insediamento residenziale favorito dal passaggio del Brentella ha prodotto un proliferare di dimore signorili, a partire dalle antiche proprietà dei Pola (con il barco quattrocentesco dei paladini), dei Contarini (con le importantissime vedute di San Marco e Piazza dei Signori a Treviso di primo Cinquecento), e dei Cicogna. Anche nel territorio del Montello, come in tutta la provincia di Treviso, sono presenti delle ville venete, per dimensioni e qualità urbana e architettonica vanno ricordate villa Mora Morassutti, Villa Giustinian (Rinaldi) e villa Correr-Pisani (Biadene).[12]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[13]

Dagli anni 70 ad oggi la popolazione è aumentata di quasi 10mila unità. Se si considerano i tanti lavoratori domiciliati la popolazione presumibilmente potrebbe tranquillamente toccare cifre decisamente più alte. Rimane il fatto che buona parte delle abitazioni presenti Montebelluna furono erette prima o durante gli anni 70, elemento questo che oggi rende quasi impossibile trovare un'abitazione in affitto, poiché se è aumentata la popolazione, il numero delle case è rimasto pressoché lo stesso. La scarsità di abitazioni ha favorito anche il dilagare di comportamenti tendenti alla speculazione immobiliare.

Stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2021 gli stranieri residenti nel comune erano 3 780, ovvero il 12,2% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:[14][15]

  1. Cina 1 166
  2. Romania 627
  3. Marocco 384
  4. Albania 377
  5. Ucraina 185
  6. Kosovo 179
  7. Macedonia del Nord 141
  8. Moldova 92
  9. Nigeria 69
  10. Ghana 51

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1990 si svolge nel comune il Palio del vecchio mercato. La prima domenica di settembre le contrade di Montebelluna (Biadene, Busta, Caonada, Centro, Contea, Guarda, Mercato Vecchio, Pederiva, Posmon, San Gaetano e Sant'Andrea) si sfidano in una gara a squadre tirando un carro agricolo carico di prodotti tipici, lungo il percorso che dal Municipio porta a Mercato Vecchio (quasi due chilometri in salita): è la strada che un tempo i mercanti dovevano faticosamente percorrere per arrivare a vendere la loro merce al mercato che si teneva nella località. Dal 2000 è stato istituito l'Europalio, manifestazione interna a quella del Palio in cui gareggiano le città gemellate con Montebelluna contro una squadra di montebellunesi.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

IIS Einaudi Scarpa
Sede indirizzo professionale IIS Einaudi Scarpa

Nel comune sono presenti numerose istituzioni prescolastiche, scolastiche primarie e secondarie di primo grado. Le scuole secondarie di secondo grado di una certa rilevanza per la città sono l'Istituto Istruzione Superiore (ex liceo ginnasio e scientifico) "Primo Levi", il liceo statale "Angela Veronese" con i quattro indirizzi che lo caratterizzano: scienze umane, linguistico, economico-sociale ed artistico, l'Istituto Istruzione Superiore Einaudi-Scarpa, che ospita gli indirizzi: tecnologico, economico e professionale.[16] L’Istituto Agrario di Castelfranco Veneto (I.S.I.S.S. "D. Sartor") dagli anni novanta gestisce anche la sede di San Gaetano di Montebelluna.[17]

Il nuovo edificio accanto al Palazzetto O. Frassetto[18] che ospita gli Istituti Einaudi-Scarpa e Maffioli di Montebelluna è suddiviso in due parti di diversa altezza, rispettivamente di due e tre piani, presenta due ampi patii interni e ospita spazi per aule, laboratori, uffici amministrativi e servizi igienici.[19]

Istituzioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca Comunale

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nello statuto comunale di Montebelluna sono riconosciute undici frazioni: Biadene, Busta, Caonada, Contea, Guarda, la Pieve (che è la sede comunale), Mercato Vecchio, Pederiva, Posmon, San Gaetano, Sant'Andrea.

Vanno tuttavia fatte delle precisazioni.

Storicamente, la comunità di Montebelluna, che si identificava con la pieve di Santa Maria in Colle, era divisa in cinque colmelli, ovvero Posmon, Visnà, Pieve, Guarda e Pederiva (quest'ultima fu in seguito associata a Mercato Vecchio). Busta, Contea, Sant'Andrea e San Gaetano erano località minori dipendenti rispettivamente da Posmon, Visnà e Pieve, mentre Caonada e Biadene avevano una propria autonomia, facendo capo alle rispettive parrocchie.

Sino alla seconda metà del secolo scorso, il territorio comunale era ancora diviso nelle sette frazioni tradizionali (i cinque colmelli più Biadene e Caonada). L'espansione urbana del secondo dopoguerra ha portato alla formazione di una grande conurbazione e allo sviluppo di nuove frazioni che ha stravolto questa organizzazione. Visnà e Pieve sono praticamente scomparsi, tant'è che la stessa cartellonistica li identifica come un unico quartiere definito "Centro". Anche Posmon e Guarda risultano ormai delle semplici appendici di questo agglomerato, e nel frattempo hanno assunto una propria autonomia Busta, Contea, Sant'Andrea e San Gaetano, un tempo località minori. D'altra parte, anche Mercato Vecchio e Pederiva hanno visto uno sviluppo tale da doverle dividere.

Questa evoluzione si è riflessa anche nell'organizzazione ecclesiastica: alle tre parrocchie "storiche" se ne sono infatti aggiunte altrettante (Busta-Contea, Guarda e San Gaetano).

Posmon[modifica | modifica wikitesto]

È l'estremità occidentale dell'agglomerato di Montebelluna. Un tempo il suo territorio si estendeva anche sulla campagna a sud, comprendendo le località di Busta e Contea.

Il toponimo deriverebbe da pos bon "pozzo buon", vista la fitta presenza di pozzi artesiani tuttora sfruttati dall'agricoltura locale.

La civiltà è qui presente da tempo immemore, come provano i reperti oggi conservati nel Complesso di Santa Caterina, sede dei Musei civici di Treviso, (è stata rinvenuta una necropoli) e le fonti storiche (molti documenti antichi ricordano i resti di un accampamento romano). Durante la dominazione della Serenissima vi furono eretti diversi palazzi signorili (villa Cicogna, villa Loredan-Van Axel, villa Giustiniani, villa Falier).

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Posta lungo la Strada statale 248 Schiavonesca-Marosticana, Montebelluna rappresenta altresì una tappa importante della cosiddetta via Feltrina, attuale strada provinciale 2. La città è servita dall’omonimo casello della Superstrada Pedemontana Veneta, aperto al traffico il 28 maggio 2021.

Fra il 1913 e il 1931 il centro cittadino e le suddette direttrici stradali videro la presenza dei binari delle tranvie Montebelluna-Asolo e Montebelluna-Valdobbiadene, gestite dalla Società Veneta, che rappresentarono al tempo un importante strumento di sviluppo per l'economia della zona.

Il 18 febbraio 2023, dopo il ritardo dovuto alla particolare congiuntura economica internazionale è stato aperto l’atteso sottopasso ferroviario di via Piave.[24]

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

I servizi di autolinee urbani e extraurbani sono svolti a cura della società Mobilità di Marca[25]. Il territorio comunale è servito da n.4 linee urbane. Montebelluna dispone di un'autostazione dalla quale si diramano le linee MOM dirette verso Treviso, gli altri comuni della marca trevigiana ed estese anche verso altre località al di fuori della Provincia di Treviso.

La nuova stazione, vista dal lato binari

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Montebelluna, parzialmente elettrificata dal dicembre 2020[26] è servita da corse regionali svolte da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Veneto, un tempo comune alle tranvie, posta sulla linea Calalzo-Padova, ed è origine della linea per Treviso.

Fino al 1966 dalla medesima stazione si diramava inoltre la ferrovia Montebelluna-Susegana, costruita nel 1916 per finalità militari.

Con l'aggiornamento del contratto di programma Rfi-Mit del 24 luglio 2019 sono stati stanziati i fondi mancanti per l'elettrificazione dell'intera linea fino a Belluno, andando così a completare l'ultimo tassello dell'anello basso bellunese.[27]

Una prima interruzione continuativa c'è stata per il tratto di linea ferroviaria Montebelluna-Feltre, per consentire un'altra fase di lavori di elettrificazione della tratta fino a Belluno terminata l’11 giugno 2022. Fino al 25 febbraio prossimo tutte le linee a servizio della Marca trevigiana e della provincia di Belluno saranno regolarmente aperte e attive e partire dal 26 febbraio chiuderà nuovamente la tratta Montebelluna – Feltre, ancora interessata da lavori di elettrificazione fino al 09 settembre 2023.[28]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci fino al 1946[modifica | modifica wikitesto]

[29]
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1808 1810 Marco Galanti Podestà Regno Italico
1810 1815 Gio. Batta Contarini Podestà Regno Italico
1815 1815 Gio. Maria Princivalli Podestà dominazione austriaca
1816 1823 Gio. Maria Princivalli Deputato politico
1824 1834 Andrea Gregorin Deputato politico
Stefano Pulin Deputato politico
Bortolo Pulin Deputato politico
Giovanni Ferrari Deputato politico
1867 1869 Clarimbaldo Cornuda Sindaco
1870 1872 Domenico Zuccareda Sindaco
1873 1885 Clarimbaldo Cornuda Sindaco
1886 1890 Pietro Bertolini Sindaco
1891 1891 Gio Batta Dall'Armi Sindaco
1892 1898 Giovanni Peratoner Sindaco
1899 1907 Antonio Lodovico Manin Sindaco
1917 1918 Guido Dall'Armi Sindaco
1918 1918 Vincenzo Merricone Commissario prefettizio
1918 1919 Vincenzo Messina Commissario prefettizio
1919 1920 Guido Dall'Armi Commissario prefettizio
1920 1922 Pietro Desirò Regio Commissario
1922 1923 Giuseppe Dall'Armi Sindaco
1923 1923 Luigi Menichella Commissario prefettizio
1923 1926 Baldassare Baldassari Commissario prefettizio
1926 1926 Antonio Baccega Sindaco
1926 1927 Walter Guerrino Squarzoni Commissario prefettizio
1927 1932 Alberto Polin Commissario prefettizio
1932 1937 Alberto Polin Podestà
1937 1937 Carlo Cenacchi Podestà
1937 1937 Gilberto Mazzanti Commissario prefettizio
1937 1938 Mario Pellizzari Commissario prefettizio
1938 1939 Mario Pellizzari Podestà
1939 1940 Gino Mattei Commissario prefettizio
1940 1941 Giulio Tessari Commissario prefettizio
1941 1941 Isaia Ziliotto Commissario prefettizio
1941 1942 Domenico Legrenzi Commissario prefettizio
1942 1944 Gino Mattei Commissario prefettizio
1944 1944 Gino Saccol Commissario prefettizio
1944 1945 Demetrio Bassi Commissario prefettizio
1945 1946 Giuseppe Vergani Commissario prefettizio
1946 1946 Lino Sanson Bortolo Sindaco

Sindaci dal 1946[modifica | modifica wikitesto]

Sindaco Partito Periodo Elezione
Francesco Rossi Democrazia Cristiana 1946-1951 1946
Aristide Sartor Democrazia Cristiana 1951-1956 1951
Pietro Fasan Democrazia Cristiana 1956-1960 1956
Giovanni Bressan Democrazia Cristiana 1960-1967 1960
1964
Pietro Fasan Democrazia Cristiana 1967-1973 (1964)
1970
Ernesto Danieli Democrazia Cristiana 1973-1975 (1970)
Giovanni Bressan Democrazia Cristiana 1975-1976 1975
Francesco Adami Democrazia Cristiana 1976-1985 (1975)
1980
Dino De Longhi Democrazia Cristiana 1985-1992 1985
1990
Leopoldo Bressan Democrazia Cristiana 1992-1993 (1990)
Secondo Campanelli Democrazia Cristiana 1993 (1990)
Vittorio Labrocca (Commiss. prefettizio) - 1993 -
Sindaci eletti direttamente dai cittadini (dal 1993)
Silverio Zaffaina Lega Nord 1993-2002 1993
1997
Laura Puppato Centro-sinistra 2002-2010 2002
2007
Franco Andolfato (Vicesindaco f.f.) Centro-sinistra 2010-2011 (2007)
Marzio Favero Lega Nord 2011-2020 2011
2016
Elzo Severin (Vicesindaco f.f.) Lega 2020-2021 (2016)
Adalberto Bordin Lega 2021-in carica 2021

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

fontana Piazza Dammarie-les-Lys

Montebelluna è gemellata con[30]:

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Per un periodo al comune di Montebelluna fu assegnato il territorio di Caerano di San Marco, soppresso nel 1928 e ricostituito nel 1946 (Censimento 1936: pop. res. 3348)[31].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Montebelluna 1919 Calcio S.r.l. principale squadra di calcio della città che milita nel girone C di Serie D.
  • Montebelluna Basket ASD società cestistica che milita nel campionato di Serie C Nazionale
  • Rugby Montebelluna 1977 società rugbistica che milita nel campionato di Serie C
  • Montebelluna Volley ASD (nata nel 1969), società pallavolistica attiva sia nel settore maschile che femminile. Con entrambe le prime squadre milita nei campionati di 1ª divisione interprovinciale.
  • San Gaetano Calcio società calcistica che milita nel campionato regionale di Prima Categoria
  • A Montebelluna è nato e cresciuto il campione di calcio Aldo Serena

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bilancio demografico mensile anno 2023 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ Montebelluna, Ansa VIaggiArt, 2019.
  5. ^ Francesco Ferrarese, Elementi di toponomastica (PDF), in Montello, Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna, 2005, p. 101. URL consultato il 29 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2007).
  6. ^ AA. VV., Dizionario di toponimastica-Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET editore, 1990, p. 410.
  7. ^ Montebelluna: Distretto Industriale Della Calzatura Sportiva tradenordest.com
  8. ^ Craxi scopre i cento comuni dell'Italia piccola e opulenta, su ricerca.repubblica.it. URL consultato il 18 ottobre 2020.
  9. ^ a b c Montebelluna, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 27 settembre 2022.
  10. ^ Chiesa di Santa Lucia Ex Parrocchiale Affeschi fondoambiente.it 2022
  11. ^ «Il corso si chiamerà piazza Dall’Armi», su tribunatreviso.gelocal.it, 24 aprile 2015.
  12. ^ Sito Microturismo delle Venezie
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  14. ^ Bilancio demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2021 per sesso e cittadinanza, su demo.istat.it, ISTAT. URL consultato il 19 gennaio 2023.
  15. ^ Cittadini stranieri 2022 tuttitalia.it
  16. ^ Scuole secondarie di II grado, su comune.montebelluna.tv.it. URL consultato il 10 settembre 2021.
  17. ^ L'istituto, su istitutoagrariosartor.edu.it. URL consultato il 14 febbraio 2022.
  18. ^ Palafrassetto, approvata la variante qdpnews.it
  19. ^ Nuova sede degli Istituti Einaudi-Scarpa e Maffioli oggitreviso.it 2023
  20. ^ Biblioteca Comunale di Montebelluna, su Biblioteca Comunale di Montebelluna. URL consultato il 10 settembre 2021.
  21. ^ Museo di Storia Naturale ed archeologia di Montebelluna, su museomontebelluna.it. URL consultato il 10 settembre 2021.
  22. ^ Villa Burchielati, Zuccareda, Binetti (PDF), su irvv.net. URL consultato il 21 dicembre 2022.
  23. ^ Memoriale Veneto della Grande Guerra di Montebelluna, su memorialegrandeguerra.it. URL consultato il 10 settembre 2021.
  24. ^ Inaugurato il sottopasso ferroviario di via Piaveqdpnews.it 18/02/2023
  25. ^ Mobilità di Marca - sito aziendale
  26. ^ Trasporti, inaugurata la linea ferroviaria elettrificata Padova-Montebelluna, su padovaoggi.it, 13 dicembre 2020.
  27. ^ Comunicato n° 1214 - Regione del Veneto, su Regione Veneto, 24 luglio 2019.
  28. ^ Nuova tranche di lavori: a febbraio chiude di nuovo la ferrovia Montebelluna – Feltre, su qdpnews.it, 10 dicembre 2022.
  29. ^ Per l'elenco dal 1808 al 1946 si è fatto riferimento ad Augusto Serena, Cronaca Montebellunese., pp. 212-213.
  30. ^ Gemellaggi, su comune.montebelluna.tv.it. URL consultato il 28 agosto 2021.
  31. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Serena A., Cronaca Montebellunese, Treviso 1903
  • R., Storia di Montebelluna e del suo comprensorio, I, Montebelluna, 1970.
  • De Bortoli L., Montebelluna. La Fabrica di S.Maria in Colle (il cantiere, la comunità e il mercato) secoli XVII-XVIII, Canova, Treviso 1993
  • Montebelluna fa giocare il mondo, Fondazione Museo dello Scarpone e della Calzatura Sportiva, a cura di A. Durante, Montebelluna 1997
  • De Bortoli L., Appunti su Serena, in A. Serena, Cronaca Montebellunese [1948], Nuova edizione critica, Biblioteca Comunale di Montebelluna, Montebelluna 1998
  • Montebelluna e il Mercato (Origini e costruzione di una città), Atti del Convegno di studi, Montebelluna 2004, a cura di Lucio De Bortoli, Montebelluna-Caerano, Zanetti Editore 2006
  • Durante A., Dalla pancia contadina al mondo globalizzato (Montebelluna Sportsysem Distretto Cosmopolita), Fondazione Museo dello Scarpone e della Calzatura Sportiva, Montebelluna 2006
  • De Bortoli L., Montebelluna nel Primo Novecento (Gli edifici privati nei disegni originali e nelle carte d’archivio), Quaderni dell’Archivio Storico, 1, Biblioteca Comunale di Montebelluna, 2007
  • Storia di una Banca di territorio. Dalla Popolare di Montebelluna a Veneto Banca, 1877-2007, a cura di L. De Bortoli e D. Gasparini, Treviso, Canova Edizioni 2008
  • De Bortoli L., Ville di Montebelluna e dintorni, Zanetti Editore, Montebelluna 2009
  • Carta geomorfologica e archelogica del Comune di Montebelluna. Il Progetto Archeogeo, Museo di Storia Naturale e Archeologia di Montebelluna (Treviso), 2012
  • De Bortoli L., Società e Guerra. Montebelluna (1915-1918), Popolazioni e Militari. Dalla zona di guerra al fronte del Piave, Treviso Antilia, 2015

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