Porcia (famiglia)

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Porcia
Schloss Porcia - Arkadenhof - Wappen.jpg
D'azzurro, a sei gigli d'oro disposti 3-2-1; col capo d'oro pieno.
  • cimieri: il pellicano con la sua pietà, volo d’azzurro caricato da 6 gigli d’oro disposti 3-2-1.
  • motto: fiat pax in virtute tua et abundantia in turribus tuis, diu felix, in te domine speravi.
Stato
  • Stato patriarcale di Aquileia
  • Flag of the Republic of Venice.svgRepubblica di Venezia (dipendenza)
  • Principato di Porcia
  • Contea di Porcia e Brugnera
  • Casata di derivazioneDa Prata
    Titoli
    • Patrizio Veneziano(N.H.),
    • Altezza Serenissima(S.A.S),
    • Principi del Sacro Romano Impero con trattamento di Don e Donna,
    • Regierende Grafen "Conti regnanti" della contea di Ortemburg e di Mitterburg,
    • Conti Palatini del Sacro Romano Impero(m. f.),
    • Conti dei Principi di Porcia e Brugnera(m.),
    • Nobili Parlamentari del Friuli,
    • Signori di Ragogna(m.),
    FondatoreGuecello di Prata
    Data di fondazioneAnte 1077
    Stemma dei Porcia
    Schloss Porcia - Arkadenhof - Wappen.jpg
    Blasonatura
    D'azzurro, a sei gigli d'oro disposti 3-2-1; col capo d'oro pieno.

    Blasone voluto dal III° principe Giovanni Francesco Antonio, tra il 1667 e il 1668.

    La famiglia di Porcia è una delle più antiche casate nobili del Friuli. La dinastia deriva dall’antichissima nobile famiglia dei Da Prata, e assume il nome dall’infeudamento degli omonimi castelli di Porcia e Brugnera ricevuti in eredità da Federico di Porcia (figlio di Guecello di Prata). Nel corso dei secoli, i membri di questa insigne famiglia hanno raggiunto posizioni eminenti nei vari governi che si sono succeduti sul territorio friulano, anche in qualità di condottieri, alti prelati ecclesiastici, grandi diplomatici ed eccellenti accademici di gran fama.

    Storia[modifica | modifica wikitesto]

    I di Porcia traggono origine dalla famiglia feudataria di Prata, con sede in un castello che un tempo si ergeva nell'attuale Prata di Pordenone. Guecello I (Guecello da Prata) o Vecelletto o Guecelletto (+1203) q. Gabriele, nel 1175 appare nei documenti come Avogaro di diritto del Vescovo di Ceneda (possedevano per investitura del vescovo il castello di Sant'Eliseo ora San Martino di Ceneda) e conte libero, nel 1177, lo stesso, sposò Gisla da Romano (figlia di Ezzelino I da Romano, che aveva presenziato alla pace tra Federico I e il Papa Alessandro III). Guecelletto di Prata, Porcia e Brugnera fu insignito dal Vescovo Sigifredo nel 1181 del castello omonimo. Essi in tal condizione ebbero il primo posto nel parlamento friulano e poterono esercitare le funzioni di conte libero[1] anche senza l'intervento del Patriarca(a cui rendevano soltanto omaggio e un contingente militare in tempo di guerra composto da trentadue elmi e dieci balestrieri). Agli inizi del Duecento, Gabriele e Federico, figli di Guecello di Prata, definirono i confini dei propri beni. È a partire da questi anni che possiamo collocare la nascita politica e amministrativa del feudo di Porcia, con giurisdizione civile e criminale su una ventina di ville attorno al castello, diretto e amministrato dalla famiglia che prese il nome del paese e che fu parte attiva in tutti gli avvenimenti politico-militari che interessarono sia il Veneto che il Patriarcato di Aquileia[2], di cui faceva parte”. Gabriele conservò il titolo di signore di Prata, con l’avvocazia del Vescovado di Concordia. Il titolo di comes appare per la prima volta in un documento del 15 luglio 1314[3]. In Friuli solo i Porcia dopo i conti di Gorizia ebbero il privilegio del Vexillo Rubeo.

    Come territorio, oltre al castello di Prata, ebbe, tra l’altro, Sant’Andrea, Campagnola, Cimpello, Corva, Ghirano, Gradisca, Mantova (di Azzano Decimo), San Martino, Morsano di là, Mosson, Orsaria, Parussa, Pasiano di Sopra, Peressine, Pozzo, Praturlone, Puia, Rivarotta, Tamai, Piezzo, Prata vecchia, Prata di qua, Villanova, Villotta e Visinale. A Federico, che prese il titolo di signore di Porcia e Brugnera, con l’avvocazia del Vescovado di Ceneda, toccarono: Fontanafredda, Palse, Ronche, San Foca, Castions di Zoppola (allora detta di Porcia), Maron, Talmasson, Talponedo, San Cassiano, Pieve, Francenigo e Roveredo. La casata in questione discende da Federico, il quale ereditò dal padre i castelli di Porcia e Brugnera, appartenenti ai di Prata almeno dal 1077. I nipoti di Federico: Artico e Gabriele, diedero origine ai due rami principali della famiglia. Artico fu il capostipite dei Porcia di Sopra e Gabriele dei Porcia di Sotto. Per quanto riguarda la stirpe del secondo, essa continuò a chiamarsi di Prata. Dopo essersi scontrata con i Veneziani, finì in esilio e si estinse nel Cinquecento[4].

    Altri feudi appartenenti a questo casato si trovavano nel trevigiano. I villaggi legati ai loro feudi erano più di cinquanta. I membri della famiglia ricoprirono in effetti la carica di avogari (cioè di amministratori dei beni) sia del vescovo di Ceneda, sia del vescovo di Concordia[5]. A conferma del loro ruolo di primo piano nella storia del Friuli e della Marca Trevigiana, i di Porcia contrarono matrimoni con alcune tra le più potenti famiglie del nord Italia, quali i da Romano, i da Carrara, i da Camino, i della Torre, i Visconti, gli Scaligeri, i Savorgnan, i Polcenigo, i Colloredo, i Fugger, gli Starhemberg e gli Attems.

    Con l'arrivo della Serenissima in Friuli, la famiglia si sottomise spontaneamente alla Repubblica (1418), mantenendo così il potere feudale su Brugnera e Porcia. Nel 1433 il conte Federico di Porcia aveva difeso Rosazzo dagli Ungheri. Nel 1463 il conte Brazzalea di Porcia aveva assediato Trieste. Dal 1470 vennero investiti anche del feudo gravitante attorno al castello di Ragogna. Nel 1473 il conte Artico combatté valorosamente contro i Turchi. Nel 1532 la famiglia ospiterà l'imperatore Carlo V. Il conte Silvio di Porcia (1526-1603) fu un membro insigne della famiglia, ottenne l'investitura dei feudi familiari nel 1539. Nel 1564 fu governatore delle postazioni strategiche di Orzinuovi. Nel 1567 e nel 1569 fu incaricato di organizzare i trasporti delle truppe a Cipro, ricevendo il 14 marzo 1570 il grado di Colonnello. Combatté nella Battaglia di Lepanto sulla galea del provveditor generale Agostino Barbarigo, coprendosi di gloria restando ferito alla coscia sinistra e al fianco destro (tanto che resterà claudicante e soffrirà di complicazioni polmonari tutta la vita), nonostante le ferite, assunse subito il comando e con Antonio Canal e Federico Nani inseguirono le navi nemiche amplificando la vittoria(ebbe menzioni e lettere di encomio da parte di Agostino Barbarigo prima di morire e di Sebastiano Venier per la sua impresa). Nonostante le ferite ancora aperte aveva partecipato alla spedizione militare in Albania nell'area di Margariti. Ritornato a Porcia, ordinò che nella chiesa di San Giorgio a Porcia venisse eretto un trofeo composto dalle bandiere e armi nemiche conquistate (l'epitaffio diceva: Alle nonne di ottobre sconfitta la flotta dei Turchi ad Echinata combattendo aspramente. Nel 1572 fu nominato governatore dei fanti a Bergamo. Venne inviato nel 1573 a Brescia ebbe il comando delle cernide padovane, trevigiane,rodigine, bassanesi e asolane. Nel 1574 ospiterà Enrico III re di Polonia. Nel 1578 venne inviato a Zara come governatore delle milizie. Nel 1584 fu trasferito al governo dell'isola di Corfù. Ottenne dal governo veneziano il titolo di condottiero con il comando della compagnia che fu riservata a Giovanni Enea degli Obizzi. Nel 1591 ebbe il governatorato di Padova. Nell'ottobre 1592 fu governatore di Verona.

    Giovanni Ferdinando.

    Il primo principe di Porcia (allora ancora solo conte) Giovanni Ferdinando, del ramo dei Porcia di Sotto, nacque a Venezia nel 1605 (il ramo si era trasferito al servizio degli Asburgo già da due generazioni), venne educato assieme ad un principe austriaco (il futuro Ferdinando III). Fu proprio Ferdinando III, nel 1652, che gli affidò l’educazione suo figlio dodicenne Leopoldo (futuro Imperatore). Leopoldo stesso, salito al trono, ricordò sempre con somma benevolenza il suo maestro, colmandolo di privilegi: nominato Prinziplaminister (primo ministro) e Obersthofmeister (gran maestro di corte) e il 17 febbraio 1662 venne elevato al rango di principe(con un decreto di ben quindici pagine). Giovanni Ferdinando nell’aprile dello stesso anno acquistò la contea di Ortemburg, con capoluogo Spittal (il suo castello è considerato tra i più significativi castelli rinascimentali a nord dell’Italia). Esso divenne la residenza di principi e di conti regnanti di Porcia (regierende Grafen) di Ortemburg. Oltre alle alte cariche e i titoli come l’elevazione al rango di conti palatini e alle donazioni, il principe ricevette talmente tanti privilegi che ancora oggi è difficile elencarli tutti, i più importanti furono: il diritto di precedenza nelle cerimonie e nei duelli; Il diritto di coniare monete d’argento e d’oro e di erigere una zecca(i principi coniarono una sola moneta d’oro, lo “Zecchino di Porcia”, la più squisitamente preziosa delle monete da ostentazione, fatto coniare probabilmente a Vienna, dal principe Annibale Alfonso Emanuele nel 1704, decisero però di non erigere mai una zecca a Spittal); il diritto di nominare maestri, notai, tutori e incoronare poeti; il diritto di creare nobili (elevandoli a loro discrezione e con pompa magna) e cavalieri (con vesti adeguate e catene d’oro) equiparandoli in tutto e per tutto agli altri nobili dell’impero; il diritto di usare il tamburo d’armata in ogni occasione (quando un principe lo desiderava), il suo arrivo dove essere segnalato dal rullo del tamburo d’armata; la concessione dell’uso degli stemmi ai borghesi; il diritto di affrancare i servi della gleba; il diritto di permettere l’adozione di figli e di dichiarare maggiorenni o minorenni; il diritto di imporre l’ungeld (tassa su tutte le bevande); il diritto di unire al loro nome tutti i loro possedimenti presenti e futuri; il diritto del bergregal o ius minerarum (il diritto di estrarre l’oro, l’argento, piombo e altri metalli preziosi; il diritto di potersi stabilire in tutte le città dell’impero e di essere esenti da ogni tassa ivi in uso, comprese quelle che erano in conflitto con l’imperatore); il diritto di imporre la “salvaguardia” in caso di conflitto (ai principi di Porcia era concesso di mettere su ogni loro proprietà: castello, palazzo, fattoria, ecc. l’aquila imperiale e la scritta “salvaguardia”) con questo privilegio la sua famiglia e le sue proprietà passavano sotto la protezione immediata e personale dell’imperatore; il diritto di esenzione da ogni tassa doganale, pedaggio di strade e ponti; il diritto di amministrare la bassa e la alta giustizia in tutti i suoi possessi; il diritto, secondo solo all’imperatore, di usare o non usare tutti o in parte i privilegi concessi. Per molti aspetti araldici, come per gli Asburgo, nei loro atti ufficiali non c’era più posto per tutti i titoli. La loro titolatura, anche se non racchiudeva tutti i titoli, ma solo i più importanti, era questa: principe imperiale di Porcia, conte principesco di Tettensee e Mittelburg, conte di Brugnera, conte regnante di Ortemburg, Signore di Spittal, Afritz, Flaschberg, Prem, Senosetsch, Oberdranbourg, Pittersbourg, Goldenstein, Grünbourg, Moedendorf, Gran Maestro Ereditario della contea principesca di Gorizia, Membro della Dieta della Carniola, Membro della Dieta della Carinzia, Membro Ereditario della Camera dei Signori del Consiglio dell’Impero d’Austria. I garanti dei privilegi dei principi di Porcia erano gli stessi dell’imperatore: l'arcivescovo di Magonza, l'arcivescovo di Treviri, l'arcivescovo di Colonia, re di Boemia, elettore palatino, elettore di Baviera, elettore Palatino, elettore di Sassonia, elettore di Brandeburgo e l’elettore di Hannover.

    Francesco Serafino.


    La linea principesca[modifica | modifica wikitesto]

    • Giovanni Ferdinando, che ottenne incarichi politici in Austria e che fu nominato I° principe del Sacro Romano Impero nel 1662 (+1665)[6][7][8].
    • Giovanni Carlo +1667
    • Giovanni Francesco Antonio (1663-1698)
    • Gerolamo o Geronimo Ascanio (1638-1712)
    • Annibale Alfonso Emanuele (1679-1738)
    • Giovanni Antonio (1702-1750)
    • Gabriele I (1703-1776)
    • Giuseppe I (1747-1785)
    • Francesco Serafino (1753-1827)
    Alfonso Gabriele.

    *Alfonso Gabriele (1761-1835)

    • Alfonso Serafino (1801-1876)
    • Leopoldo (1801-1878)
    • Ferdinando (1834-1896)
    • Luigi Alfonso “Lajos” (1838-1902)
    • Eleuterio “Aladar” (1869-1960)
    • Antonio Hermes (1905-1980)
    • Guecello Pirro Giovan Battista (1911-1994), Cavaliere S.M.O.M. e Cav. del lavoro OMRI.
      Guecello Pirro Giovan Battista.
    • Gherardo Artico (1944-2013)
      Gherardo Artico
    • Guecello Uguccione (1971-
      Guecello Principe di Porcia e Brugnera.

    I vari rami del casato ovvero “Gli Splendori dei Porcia”[modifica | modifica wikitesto]

    I Porcia nel corso del tempo dopo essersi divisi in due rami principali (conosciuti come colonnelli): i Porcia di Sopra e i Porcia di sotto[5]. I Porcia di Sopra diedero origine al ramo pordenonese e al ramo opitergino; i Porcia di Sotto diedero origine al ramo bavarese, al ramo austro-italiano e al ramo ungherese. I Porcia meritarono per i loro servigi resi, sia ai vescovi di Ceneda e al Patriarcato sia alla Serenissima nonché all’Impero, moltissimi privilegi, alcuni dei quali erano appannaggio solo ed esclusivamente delle case reali europee. La corte di Spittal, dove risiedevano i principi di Porcia, costituiva di diritto un vero e proprio stato nello stato. La famiglia nel corso del tempo diede cardinali, un quasi papa, vescovi, nunzi, ambasciatori, governatori, capitani, ministri, generali e studiosi nelle più disparate discipline scientifiche e umanistiche. Ciascun ramo aveva dei rappresentanti che con il loro operato hanno dato nuovo lustro alla casata come il conte Massimiliano, nipote del nunzio papale Gerolamo e capostipite del ramo bavarese (il ramo era iniziato con atto notarile, firmato il 25 febbraio 1637 nel palazzo di Gaiarine). Al V° principe, Annibale Alfonso, si deve il raro zecchino di Porcia (moneta non di circolazione, bensì di ostentazione), la moneta venne realizzata dalla zecca imperiale di St. Veit nel 1704 su conio di Michael Miller; ma fu certamente Francesco Serafino (1753-1827) uno degli esponenti maggiori del casato, ciambellano del duca Guglielmo di Baviera e cavaliere del rarissimo Ordine di Sant’Uberto, IX° principe di Porcia. Il principe fu un filantropo e un benefattore, specialmente verso l’ospedale fiorentino di Santa Maria Novella, dove prestava in incognito conforto materiale e morale. Visse per lo più a Venezia, lasciando la cura delle sue vastissime proprietà in Baviera, Carinzia, Istria e Carniola al cugino Alfonso Gabriele suo erede, in quanto dal matrimonio con la baronessa von Jöchlinger aveva avuto nove figlie. Nel 1814 Alfonso Gabriele, X° principe, lo raggiunse a Venezia essendo stato nominato consigliere intimo e nel 1823 governatore del Littorale di Trieste; sua moglie Teresa era una Porcia di Sopra, la quale venne nominata dama del Croce Stellata (il più alto ordine femminile dell’impero austriaco) e dama di Palazzo. A Venezia sull’esempio del cugino Francesco, Alfonso scrisse più di centocinquanta poesie all’amata moglie. Il governatore a Trieste nel 1828 promosse l’apertura nel 1828 di una strada che da Opicina portava al porto (il maggiore dell’impero), favorì la creazione delle prime compagnie di assicurazione (Assicurazioni Generali nel 1831 e Lloyd austriaco nel 1833), per i suoi meriti e i buoni rapporti con il Metternich e con l’imperatore, ebbe nel 1828 la Gran Croce dell’Ordine di Leopoldo e nel 1830 il Toson d’Oro (il massimo e più antico ordine imperiale). Il figlio Alfonso Serafino (laureato a Padova in legge nel 1823), trovandosi a Milano durante le “cinque giornate” del 1848, venne arrestato dagli insorti e nel 1867 ebbe la nomina a membro della Camera dei Signori d’Austria e della Dieta dei Magnati d’Ungheria (privilegio imperiale riservato ai sudditi di provata fedeltà).

    Altri eccellenti militari della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

    • Tiberio (1509), servi la Serenissima Repubblica di Venezia e difese Conegliano dall'esercito imperiale.[9]
    • Ermes (fine XVI sec.), generale e ciambellano dell'imperatore Ferdinando II.
    • Venceslao (+1637), comandante di fanteria della Serenissima Repubblica di Venezia.
    • Carlo (+1672), generale imperiale nella guerra di Sicilia.
    • Rambaldo (+1682), servi come colonnello di fanteria Filippo IV di Spagna nella guerra contro il Portogallo.
    • Antonio Massimiliano (+1678), generale imperiale, combatté contro il re di Svezia Gustavo II Adolfo.
    • Carlo Antonio (+1722), generale imperiale dell'imperatore Carlo VI.

    Personaggi illustri[modifica | modifica wikitesto]

    Dei di Porcia vanno ricordati:

    [10][11]

    • Adeleita da Porcia sposa Valfredo di Collalto (?-1120).
    • Federico, (1160 - 1230), fu il capostipite che prese il titolo di conte di Porcia e Brugnera.
    • Guido I di Porcia era nel 1253 a Verona come giudice presso Ezzelino da Romano.
    • Federico detto “Brazzaleo”, ( - 1348) sposa Margherita, figlia di Guido della Torre Capitano del Popolo e Signore di Milano. Fu capitano cesareo di Pordenone (1331).
    • Silvio, Colonnello distintosi nella Battaglia di Lepanto.
    • Leopoldo, Imperial-Regio Colonnello Austro Ungarico in forza a Mantova residente in Bozzolo, ebbe un figlio di nome Carlo nato nel 1838, che nel 1859/60 si iscrisse alla facoltà Politico Legale dell'Università di Padova.
    • Beatrice sposa Guecello Da Camino.
    • Bianchino nel 1333 capitano cesareo di Pordenone.
    • Guecellone, podestà di Portogruaro (1335) e del libero comune di Trieste(1338).
    • Bianchino dal 1347 al 1350, capitano cesareo di Pordenone.
    • Guecellone, podestà di Portogruaro nel 1348 e nel 1351.
    • Bacchino, podestà di Pordenone (1367).
    • Amabilia/Mabilia, sposa nel 1348 Gerardo Rangoni Signore di Castelvetro.
    • Aica fu Badessa del monastero delle suore benedettine di Santa Maria di Aquileia.
    • Bonifacio, protonotario apostolico, ciambellano di Giulio II e governatore di Benevento.
    • Girolamo (+1526), vescovo di Torcello.
    • Girolamo il Vecchio (1531-1606), nunzio apostolici in Francia e Germania.
    • Giovanni Sforza, figlio del conte Ermes, ambasciatore imperiale a Venezia, Firenze, Roma e in Spagna alla corte di Filippo III. Dal 1610 al 1624 capitano di Gorizia, nominato gran falconiere ereditario della contea e cavaliere di San Giorgio.
    • Girolamo il Giovane (1569 – 1612), Vescovo di Andria e nunzio apostolici in Germania.
    • Leandro (1673-1740), cardinale, venne proposto per il papato.
    • Teresa Alessia (+ 1805) fu dama della corte imperiale di Vienna.

    Alcuni fra i letterati più insigni della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

    • Ludovico(+1413), del ramo di Sotto, Capitano di Vicenza e pretore di Bologna, famosa è una Vita di Cesare, scritta in francese antico.[9]
    • Jacopo, (1462-1538), del ramo di Sopra, combatté ad Agnardello (1509), difese Serravalle, Cividale e spezzò l'assedio di Sacile, concorse alla riconquista di Pordenone; volle l'insegnamento nella scuola pubblica di Porcia e a tal fine chiamò l'umanista Bartolommeo Uranio. Fu uno scrittore prolifico, scrisse diversi trattati: De Re Militari; De generosa liberorum educatione; De bello germanico Venetorum cum Maximiliano; De reipublicae Venetae administratione; De venationibus, aucupationibus et piscationibus; vari altri opuscoli e scritti inediti.
    • Antonio, vice abate dell'Abbazia di Fanna, autore di una famosa Cronaca cinquecentesca.
      Il castello di Porcia, veduta a volo d'angelo.
    • Gerolamo (1540 circa-1601), del ramo di Sotto, nel 1585 priore della chiesa di san Michele Arcangelo in Porcia e dell'annesso hospitale dell' ex-Ordine templare, vescovo di Torcello e nunzio pontificio in Francia e Germania, autore della Descrizione della Patria del Friuli con l'utile che se ne ricava il Serenissimo Principe e le spese che fa (1567), stampata a Udine nel 1897.
    • Giovanni Andrea scrittore di bellissimi sonetti barocchi, al quale P. Antonio Tadeo, terziario di S. Francesco e prefetto del Seminario di Gradisca, dedicò la sua Galleria panegirica al conte Gio. Andrea di Porcia.[12].
    • Gaspare (+1637), eccelso poeta e giurista.
    • Giovanni Carlo +1667
    • Giovanni Artico (1678-1743), notevole letterato, scrisse due importanti tragedie: Medea e Sejano. Tenne una fitta corrispondenza con Francesco Scipione Maffei e con Apostolo Zeno.
    • Enea Saverio (1739-1813), del ramo di Sotto notevole letterato, scrisse: Sopra tre sigilli appartenenti a tre diversi personaggi delli antichi conti di Porcia e Brugnera; I primi da Prata e Porcia; Il merlotto spennacchiato, ossia la storia piacevole del Conte Enea P. friulano.
    • Francesco Serafino (1753-1827), IX° principe, scrisse numerosi opuscoli, tra cui: Deo Optimo Maximo e Meditazioni sulle grandezze di Dio e le miserie dell'uomo(scritte in tedesco e tradotte in italiano).
    • Alfonso Gabriele (1761-1835), del ramo di Sotto, fu il X° principe, famose le sue Allucuzioni (stampate dall'Accademia delle Belle Arti di Venezia 1818) e una autorevole ricostruzione dell'Albero genealogico della famiglia(stampato a Pordenone nel 1892).

    Signorie e possedimenti in Italia, Austria, Istria, e Germania dei Principi di Porcia[modifica | modifica wikitesto]

    Adam Matthäus de Sukovtiz, Storia della famiglia dei principi di Porcia, pubblicato nel 1716 ad Ausburg.

    Le proprietà di si trovavano nelle seguenti città e località Afriz, Flaschberg, Goldenstein, Grünburg, Hermagor, Horneckh, Hornegg, Karlstadt, Klagenfurt, Laibach, Landshut, Lauterbach, Mattighofen, Mauthen, Meillenhofen, Mitterburg, Möderndorf, Möllbrücke, München, Niederlauterbach, Oberdrauburg, Oberlauterbach, Ortenburg, Pittersberg am Gailberg, Prem, Senosetsch, Spittal Tettensee, Wien, Winklern. Tra queste, quelle di un certo interesse per i principi furono:

    • Il Castello di Spittal
      Il castello dei principi Porcia a Spittal.

    In seguito all’acquisizione principi degli anni 1667-68 del castello, il III° principe Giovanni Carlo Antonio oltre ai notevoli restauri fece aggiungere il suo blasone con le parole: PORTIA AUT PORCIA EX SANGUINE REGUM TROIANORUM ET SICAMBRORUM PROGENITUS.

    • Castello di Ragogna
      Il castello di Ragogna.

    Acquistato nel 1503 con il feudo. Venne restaurato con lo scopo di trasformarlo in residenza. Rovinato dal terremoto del 1511 e dall'incendio del 1560, rimase comunque possesso della famiglia.

    • Palazzo di Pordenone
      Il Palazzo Porcia a Pordenone.

    Il palazzo cinquecentesco originariamente fatto costruire dai patrizi veneziani Dolfin, divenne in seguito proprietà dei nobili Spelladi che nel 1852 ospitarono per cinque giorni Francesco Giuseppe I imperatore d’Austria, ora appartiene alla famiglia dei Porcia.

    • Castello di Lauterbach
      Il castello di Lauterbach.

    Una tra le più importanti signorie della famiglia con al centro il suo meraviglioso castello.

    • Il palazzo di Monaco

    Fu un dono di nozze a Maria Josepha Topor-Morawitzka moglie del VI° Giovanni Antonio di Porcia.

    • La Fortezza di Karlstadt

    Costruita nel 1378, fu venduta nel 1704 al V° principe di Porcia, Annibale Alfonso.

    • Il Castello di Primano

    Possente maniero già appartenuto ai patriarchi di Aquileia e agli Asburgo, giunge ai Porcia come dote nunziale tramite una baronessa von Raunach nel 1894, la quale andò sposa al XIII° principe di Porcia, Ferdinando.

    • Pisino (Mitterburg)

    Con diploma imperiale del 3 agosto 1660, la contea venne al conte Giovanni Ferdinando di Porcia (futuro I° principe).

    • Il palazzo di Vienna

    Venne costruito verso il 1666 nella Herrengasse.

    • Palazzo di Milano

    Attualmente sede dell'ACI.


    Note[modifica | modifica wikitesto]

    1. ^ L'attributo di "Liberi" era dovuto a quei nobili che erano stati immessi nel privilegio anteriormente allo stato patriarcale della marca friulana (1077).
    2. ^ Thesaurus Ecclesie Aquileiensis, compilato per ordine dei patriarca di Aquileia, la famiglia di Porcia è descritta come: "..Nobiles de Prata et de Porcileis comites et liberi.."
    3. ^ Diplomatorium Portusnaonense, si riferiva ad antiche investiture patriarcali dei feudi di Prata e Porcia e Brugnera, che venivano conferite "cum comitatu".
    4. ^ Francesco Boni De Nobili, Araldica in contrada di San Marco a Pordenone, Pordenone 2007. Vedi anche Francesco Boni De Nobili, La croce e la spada. Le armi araldiche nei luoghi di culto a Pordenone, Pordenone 2010.
    5. ^ a b I Porcia. Avogari del Vescovo di Ceneda, condottieri della Serenissima, Principi dell'Impero, Atti del convegno 9 aprile 1994, Castello Vescovile di Vittorio Veneto, De Bastiani ed. 1994
    6. ^ NOTIZIE STORICHE Archiviato il 27 marzo 2012 in Internet Archive. dal sito della Pro-loco di Porcia.
    7. ^ CASTELLO DI PORCIA - STORIA dal sito CASTELLIPORDENONE
    8. ^ Adam Matthäus de Sukovtiz, Marcus Porcius Cato redivivus - in Principe et D. D. Hannibale Alphonso Emanuele S. R. J. Principe a Porcia etc. seu Genealogia historica antiquissimae Porciae Prosapiae etc. - In cujus honorem - dedicat Adamus Matth. de Sukowitz. Nobilis Provincialis incl. Ducatus Carnioliae, Augsburg 1716.
    9. ^ a b V. Spreti, Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, Milano 1928, Vol. 5°.
    10. ^ Il quadro rimase a Porcia fino agli inizi del XIX secolo, fino a quando Venne donato alla pinacoteca di Brera da Eugenia figlia del principe Alfonso Gabriele, esso fu posto tra i quadri di Bellini e del Mantegna.
    11. ^ http://www.wandruszka-genealogie.eu/Antonio/Antonio_Upload/Porcia.pdf
    12. ^ TADEO (P. Antonio), " Se insino le Stanze Troiane apprestarono le Culle ai Pargoletti Vostri Aui, Illustrissimo Signor Conte; de’ quali i Figli con la fuga schermiti da quelle fiamme nemiche, sotto il Cielo dell’Orse à sé, & à suoi Parti, riportarono sicuro soggiorno. Se l’Alemagna fecondata de’ suoi figli trinciati dalle vostre sciable; produsse alle destre, vittoriose le palme, & inaffiata col sangue dalle vostre piche, partorì le rose, per incoronar le tempie Auite de vostri Scipioni. Se la Gallia per il sommo capitale delle prodezze de vostri Epaminondi, impegnata; si disimpegnò col esborso de’ primi honori di sua Reggia, e col inesto de Regij Gigli donati alle vostre insegne. Se l’Augustissima Casa d’Austria, [p. 167 modifica]delle Spagne con i Tosoni, della Germania con le Contee, dell’Imperio con i Principati, della sua Corte con le prime Prefetture, & ai Sommi Pontefici con iterate, & applaudite Ambasciarie, riconobbe i vostri saputissimi Soloni. E final mente se ’l Vicario di Christo con il decoro delle Mitre, con le Secretarie del Vaticano, con le Plenipotenze delle Nonciature, e col Ostro delle Sacre Porpore rauuisò i vostri religiosissimi Aaroni....

    Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

    • ASDPn, Fondo Porcia Ricchieri.
    • Nerio de Carlo, Portia, Milano (Inedito).
    • Pier Carlo Begotti, Ermanno Contelli, Brugnera, feudo e comune, Brugnera 1990.
    • Gabriella Cruciatti, L’archivio Porcia-Ricchieri, Udine 2017.
    • Genealogia dei conti di Prata e Porcia presso la Biblioteca del Seminario diocesano di Pordenone e la voce relativa alla famiglia Porcia nelle Genealogie Del Torso presso la Biblioteca Civica “V. Joppi” di Udine.
    • Günter Probszt-Ohstorff, Die Porcia. Aufstieg und Wirken eines Fürstenhauses, Klagenfurt, Geschichtsverein für Kärnten, 1971.
    • Kaerntner landesarchiv, Familienarchiv Porcia, Faszikel I/4, 1785.
    • A. De Pellegrini, Genti d'arme della Repubblica di Venezia. I condottieri Porcia e Brugnera(1495-1797), Udine 1915.
    • I Porcia. Avogari del Vescovo di Ceneda, condottieri della Serenissima, Principi dell'Impero, Atti del convegno 9 aprile 1994, Castello Vescovile di Vittorio Veneto, De Bastiani ed. 1994.
    • Enea Saverio di Porcia, Diatriba sopra tre sigilli appartenenti a tre diversi personaggi delli antichi conti di Prata, e stemma gentilizio di detti conti e de' conti di Porcia e Brugnera, G.B. Doretti, Udine 1902.
    • Girolamo di Porcia, Descrizione della Patria del Friuli fatta nel secolo XVI, Udine 1897.
    • Nozze Porcia-Gherardini Documenti e regesti sui servi di masnada della nobile famiglia dei signori di Prata, Porcia e Brugnera, S.l., s.n., Udine 1908.
    • Nozze Antonio Giotto Lucrezia di Porcia, in dedica da Giuseppe e Pirro di Porcia, Schiavi e manomissioni. Documenti dei secoli XIII e XIV. Dall’archivio dei conti di Porcia e Brugnera, Genova 1904.
    • Adam Matthäus de Sukovtiz, Marcus Porcius Cato redivivus - in Principe et D. D. Hannibale Alphonso Emanuele S. R. J. Principe a Porcia etc. seu Genealogia historica antiquissimae Porciae Prosapiae etc. - In cujus honorem - dedicat Adamus Matth. de Sukowitz. Nobilis Provincialis incl. Ducatus Carnioliae, Augsburg 1716.
    • Enrico Del Torso, Cenno storico sui conti e principi di Porcia e Brugnera, Udine 1933.
    • Enrico del Torso, I patti dotali del conte Federico di Porcia colla marchesa Orsina d’Este - 15 gennaio MCCCCXXII, Udine 1908.
    • Francesco Schroeder, Repertorio Genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili delle province venete, Tipografia di Alvisopoli, 1830, pp. 160-162.
    • Vania Santon, Al servizio degli Asburgo: carriere, famiglie, proprietà di nobili friulani in Austria tra Seicento e Settecento. Università degli Studi di Trieste, tesi di dottorato in scienze umanistiche, indirizzo storico-artistico, a.a. 2010/2011.
    • Franz Türk: Castle Porcia to Spittal an der Drau (Storia e leggenda) . Libreria editrice Ferdinand Nest, Spittal ad Drau.
    • Renate Wagner-Rieger, Ingeborg Mitsch: il castello di Spittal an der Drau in Carinzia . Vienna 1962.
    • Tadeo (P. Antonio), Galeria Panegirica dell’Illustrissima, &’ Eccellentissima Casa di Portia, dedicata all’Illustrissimo Signor, Sig.r Gioanni Andrea di Portia, Conte del Sacr. Rom. Imperio, di Brugnara, &c. &c. di Sua Maestà Cesarea Cameriere, Signore di Senesecchia, Prem. Ortemburg, & Ospitol; Cavaliere Gierosolimitano, e Commendatore di Stragau, &c. &c. — In Udine, 1679.

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