Monastier di Treviso

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Monastier di Treviso
comune
Monastier di Treviso – Stemma
Monastier di Treviso – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Amministrazione
SindacoPaola Moro (lista civica Per Monastier) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate45°39′N 12°26′E / 45.65°N 12.433333°E45.65; 12.433333 (Monastier di Treviso)Coordinate: 45°39′N 12°26′E / 45.65°N 12.433333°E45.65; 12.433333 (Monastier di Treviso)
Altitudinem s.l.m.
Superficie25,26 km²
Abitanti4 388[2] (31-5-2019)
Densità173,71 ab./km²
FrazioniChiesa Vecchia, Fornaci (sede comunale), Pralongo, San Pietro Novello[1]
Comuni confinantiFossalta di Piave (VE), Meolo (VE), Roncade, San Biagio di Callalta, Zenson di Piave
Altre informazioni
Cod. postale31050
Prefisso0422
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT026044
Cod. catastaleF332
TargaTV
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona E, 2 337 GG[3]
Nome abitantimonastieresi
Patronosan Valentino
Giorno festivo14 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Monastier di Treviso
Monastier di Treviso
Monastier di Treviso – Mappa
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Monastier di Treviso (Monastièr in veneto[4]) è un comune italiano di 4 388 abitanti della provincia di Treviso in Veneto. Si tratta di un comune sparso in quanto sede comunale è la frazione Fornaci.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'antichità[modifica | modifica wikitesto]

La notevole presenza di corsi d'acqua, come ad esempio il Meolo, anche alimentati da risorgive ha favorito l'insediamento umano nella zona sin dal neolitico (5000 a.C.), come testimoniano i numerosi reperti del periodo: punte in selce, strumenti vari e un pugnaletto.
Anche la presenza romana è ben comprovata da numerosi ritrovamenti. Lo stesso impianto stradale sembra seguire l'antica centuriazione, avvenuta in due momenti successivi. Tra l'altro, sembra che qui passasse l'importante arteria che collegava Altino ad Oderzo.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Bisognerà tuttavia aspettare l'880 per avere una prima testimonianza scritta di Monastier. Nella trascrizione di un atto di quell'anno è ricordato Pilum (Pero), porto fluviale rilevante nell'ambito dei commerci dell'entroterra veneto.
La storia del comune, però, è indissolubilmente legata a quella del monastero (lat. monasterium da cui il nome) dell'Ordine di san Benedetto fondato nel 958 in luogo palustre e ricco di boschi grazie alle donazioni di Ottone I che, qualche anno più tardi, sarebbe diventato imperatore del Sacro Romano Impero. L'originario titolo dell'abbazia era di San Pietro. Dipendente dal Patriarcato di Aquileia, l'Abbazia di Santa Maria del Pero controllava "tutti i territori" tra i fiumi Piave e Vallio, sino alla Laguna Veneta. Nel 1017 l'imperatore Enrico II donò all'abbazia la villa di San Polo di Piave, confermò all'abate Adalberto con un diploma i suoi privilegi e impose un'ammenda di cento libbre d'oro a chi li avesse violati. Poco dopo, il monastero, arricchito da donazioni e dotato dal patriarca Poppone di Aquileia di venti magazzini o botteghe nel porto pirense, fu coinvolto in conflitti di giurisdizione con il clero di Treviso ed Ezzelino da Romano. Nella metà del Duecento si presume che la primitiva chiesa veneto-bizantina venne riedificata in stile romanico, mutando il titolo di San Pietro con quello di S. Maria Assunta. Dopo duecento anni di dominio aquileiense, in una data imprecisata del 1300 il monastero si stacca dal Patriarcato di Aquileia e si lega alla diocesi di Treviso.

Il periodo veneziano[modifica | modifica wikitesto]

Nel Quattrocento il bosco è ancora l'elemento prevalente del paesaggio a Monastier, ma si intensifica l'opera di coltivazione delle campagne e di disboscamento. Dalla Regola del Monastero di Pero dipendevano le Regole di Frassalongo, Riva di Predalcino e Rovarè. I pochi monaci del periodo erano per lo più appartenenti alla nobiltà veneta e ne sostenevano gli interessi. Tra il 1449 e il 1479 il monastero fu chiuso per carenza di vocazioni e trasformato in commenda, affidata a Giovanni Barbo. Gli edifici andarono in grave disuso, per poi risorgere quando vi subentrò la congregazione Benedettina Cassinese di Santa Giustina di Padova il 13 marzo 1480. Successivamente il complesso fu affidato al monastero di San Giorgio Maggiore di Venezia, che lo ricostrui, applicando nel cortile centrale il grande tondo con lo stemma del protettore San Giorgio, per dare evidenza di chi fosse da ora il nuovo proprietario. Nel 1489 anche la chiesa, paragonata per grandezza e bellezza al duomo di Treviso, fu restaurata e ingrandita con l'elevazione delle navate laterali permettendo così la creazione di un secondo piano di chiostro illuminato da bifore. Interventi e migliorie continuarono negli anni a seguire. Del 1604 gli affreschi del refettorio riportanti brani di vita benedettina. Vi si trovano raffigurati un paio di miracoli di San Benedetto e le Abbazie di: Montecassino, Praglia (PD) e Santa Giustina con Prato della Valle. Ed ancora nel 1621 un ulteriore abbellimento del complesso con la costruzione del portale marmoreo della chiesa e della sacrestia. Nel 1622 l'abate Cornelio Giroldi, detto Morendelio, ingrandì il chiostro mediano, che fu abbellito da pregevoli bassorilievi e affreschi. Nel 1710 si provvide alla costruzione della canonica (attuale Villa Ninni) e del pozzo alla veneziana nel cortile del chiostro romanico. Le stanze dell'abbazia era arricchite da affreschi e da pitture a fresco ad olio, in particolare una pregevole tela di Vittore Carpaccio con San Giorgio che uccide il drago, ora nel Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia. Vi erano anche due statue di San Marco e San Giorgio, che si trovano ora nella sacrestia dell'abbazia di San Giorgio Maggiore a Venezia. Nel 1757 vi erano una dozzina di monaci e altrettanti "servi" laici, che svolgevano le attività agricole e vitivinicole. Nell'abbazia si produceva anche l'acquavite. L'Abbazia continuò la sua attività sino alla caduta della Serenissima.

La soppressione napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Quando Napoleone occupò Venezia nel 1797, l'abate di San Giorgio Maggiore, Bonaventura Venier, si vide confiscare il monastero veneziano e si rifugiò con alcuni monaci a Monastier, che quindi divenne nuova sede provvisoria dell'abate. Ma nell'agosto del 1797, arrivò l'ordine per i monaci di abbandonare definitivamente anche Monastier. Incamerato nel 1807 dal Regio Demanio, l'edificio fu spogliato degli arredi e abbandonato dai monaci, che si rifugiarono prima a Venezia e poi nell'Abbazia di Praglia. Solo la chiesa rimase in funzione.

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1806 fu istituito il Comune di "Monastier e Losson": primo sindaco fu il conte Vincenzo Rizzi.Nel 1837, durante il dominio austriaco Monastier aveva solo 2245 abitanti e buona parte del territorio era ancora coperto da bosco o soggetto a inondazioni. Il regio Demanio incamerò l'archivio abbaziale (ora all'Archivio di Stato di Venezia) e diede in locazione i beni a privati: nel 1825 fu locatore dell'abbazia il nobile veneziano conte Giovanni Querini Stampalia. Successivamente nel 1837 il monastero e gran parte dei beni furono acquistati dalla famiglia Ninni di Venezia, originaria della Grecia, la quale tuttora vi dimora. In quell'anno sono testimoniate in paese due confraternite: del Santissimo Sacramento e di San Valentino. Nel 1854 venne costruito il nuovo cimitero, tra Monastier e Fornaci. Nel 1866 il Comune passò, con tutto il Veneto, al neonato Regno d'Italia. In quell'anno ci fu un grave furto in chiesa di quasi tutta l'argenteria e nel 1875 un prezioso paliotto d'argento e smalti fu alienato in circostanze poco chiare; Alla fine dell'Ottocento la crisi dei prezzi, l'imposizione fiscale e il frazionamento fondiario determinarono una pesante crisi del mondo rurale. Di questo periodo sono da ricordare la costruzione accanto alla Chiesa della Sala della dottrina cristiana (1907), la fondazione della Cassa rurale (1908), delle scuole e l'arrivo della corrente elettrica (1912).

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]


La prima guerra mondiale colpì duramente il paese nel 1916 dopo la disfatta di Caporetto, per la vicinanza al fronte del Piave. Il paese si riempì di Comandi, alloggi di soldati, posti di soccorso. Il monastero divenne ospedale militare; un duro bombardamento austriaco distrusse quasi totalmente il paese, la chiesa di Monastier e l'attigua Sala della dottrina sociale, ribattezzata Casa del soldato. Il campanile fu utilizzato come vedetta militare e fu risparmiato dagli austriaci solo perché era utile come riferimento per aggiustare il tiro delle loro batterie. La località è descritta spesso anche da Ernest Hemingway nei suoi racconti, che allora frequentava come volontario l'ospedale della Croce Rossa Americana allestito a Casa Botter. Il ponte sul fiume Meolo nella frazione Fornaci di Monastier fu luogo ferocemente conteso dagli austriaci, che volevano riunire due loro avanguardie e accanitamente difeso dagli italiani. Nelle vecchie scuole elementari di Fornaci c'era una sezione di sanità, dove poi fu ricoverato Hemingway, ferito vicino a Fossalta. Un giovane soldato del 232º fanteria della Brigata Avellino, Albino Schileo, partecipò nel 1918 a Monastier alla grande battaglia del Solstizio. Successivamente divenne prete e per quarant'anni fece il parroco di Monastier[5]. Nel 1922 Hemingway ritornò nei posti dove fece il volontario e cita "gli allevamenti di bachi da seta a Monastir", probabilmente in Villa Albrizzi a san Pietro Novello. Nel 1920 fu Sindaco di Monastier il magg. Vittorio Bozzoli, già commissario prefettizio, che segui la ricostruzione del paese. Nel 1922 viene istituito un mercato settimanale, a riprova della ripresa dell'economia, ma l'emigrazione continuò. Nel 1923-27 la chiesa arcipretale viene ricostruita in stile neoromanico in località Fornaci, in un terreno donato dal Comune, determinando lo spostamento del baricentro del paese in tale località. Nel 1928 la chiesa fu aperta al culto, ma le spese furono ingenti, tanto che nel 1934 la Banca d'Italia fece commissariare la Cassa rurale di Monastier, eccessivamente indebitata dai prestiti. Nel 1932 fu aperta la Casa di Cura, dove morirà il politico socialista Sivio Trentin, nel 1944.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]


La seconda guerra mondiale portò nuovi lutti alle famiglie del paese. Dopo il 1943 Monastier fu coinvolta nella resistenza partigiana contro i tedeschi e i fascisti: nel 1944 fu incendiato il municipio, per ostacolare i controlli di leva. Gli scontri tra fascisti e partigiani, con rappresaglie anche sui civili, si susseguirono nel 1944. Reparti tedeschi della Wehrmacht occuparono l'abbazia, danneggiando il lastricato del porticato per ricoverare i loro mezzi pesanti. Il primo maggio 1945 a Monastier circa 3000 marinai tedeschi, provenienti da Jesolo, dopo aver minato il paese, furono attaccati a San Pietro Novello da truppe neo zelandesi assistite da partigiani; dopo un breve scontro, si arresero.

Dal Dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra il paese fu governato per un quinquennio (1946-51) dalla Democrazia Cristiana. Per necessità di dare lavoro ai numerosi disoccupati, l'amministrazione decise di asfaltare e sistemare diverse strade comunali. L'abbazia ospitò temporaneamente dei profughi istriani, scacciati dalla Jugoslavia. Nel 1947 il parroco di Monastier, mons. Albino Schileo, ottiene da papa Pio XII per la chiesa la dignità abbaziale.[6] Negli anni cinquanta Monastier si dota di una zona industriale in via Pralongo; tuttavia rimane una rilevante emigrazione della popolazione verso il Piemonte, la Lombardia ed i Paesi esteri.
Dopo l'uragano del 1965 e l'alluvione del Piave nel 1966 Monastier è riuscita a reagire, divenendo una delle aree economiche più dinamiche e sviluppate della Marca e in essa ha sede la Banca di Monastier e del Sile. La strada provinciale Treviso-mare e il casello autostradale di Meolo permettono un traffico agevole verso il capoluogo di provincia e le direttrici delle autostrade.

L'Abbazia ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente l'abbazia è suddivisa in più proprietà. Nel cortile centrale sono stati recentemente ripristinati gli archi e restaurati gli ambienti, al fine di renderli fruibili al pubblico. Pregevole il recupero degli affreschi e delle due meridiane solari con l'antica ora italica. La porzione più antica denominata "Chiostro Romanico", della famiglia Porcellato - Zorzi, è interessata da un intervento di recupero. Sono state rimosse le superfetazioni che nulla avevano a che vedere con gli usi originari. È stato recuperato il "Frutteto Antico" con il reinserimento di specie rintracciate nel territorio circostante e ricreando le partizioni con siepi di acero campestre "a Gelosia". Nel chiostro romanico, nel refettorio e nella tinaia, si svolgono eventi culturali quali incontri, spettacoli, mostre in collaborazione con enti ed associazioni.

Ville Venete[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Monastier, sebbene poco edificato, possiede un patrimonio edilizio storico di notevole interesse. Esso è rappresentato per lo più, da insediamenti in villa. Di seguito è riportato l'elenco delle ville venete, presenti nel comune di Monastier di Treviso, con nota che riporta alla relativa schede dell'Istituto Regionale Ville Venete.

  • Villa Stefani, Albrizzi, in via Barbarana in località S. Pietro Novello[7]
  • Villa Pia, Zevi, in via S. Pietro Novello in località S. Pietro Novello[8]
  • Villa Giustiniani, Recanati, in via Pralongo in località Fornaci[9]
  • Villa Serafini, in via Serafini in località Chiesa Vecchia[10]
  • Villa Botter, in via Castelletto in località Monastier[11]
  • Villa Ninni, in via Monastero, in località Chiesa Vecchia[12]
  • Villa Levi, in via Brusoni in località Fornaci[13]
  • Villa Tramonti, Ninni, in via Giovanni XXIII in località Fornaci[14]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[15]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2017 gli stranieri residenti nel comune erano 424, ovvero il 9,7% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[16]:

  1. Romania: 114
  2. Marocco: 52
  3. Albania: 37
  4. Macedonia del Nord: 30
  5. Senegal: 27
  6. Kosovo: 21

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione del comune fino al 1868 era Monastier[17].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Monastier di Treviso - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 maggio 2019.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Carla Marcato, Monastièr di Treviso, in Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Torino, UTET, 1990, p. 403.
  5. ^ "Hemingway Americani e Volontariato in Italia nella Grande Guerra" di Giovanni Cecchin.Collezione Princeton
  6. ^ L'abbazia benedettina di Monastier di Treviso" di p. Davide da Portogruaro 1948
  7. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete[collegamento interrotto]
  8. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete[collegamento interrotto]
  9. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete[collegamento interrotto]
  10. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete[collegamento interrotto]
  11. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete[collegamento interrotto]
  12. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete[collegamento interrotto]
  13. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete[collegamento interrotto]
  14. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete[collegamento interrotto]
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ Bilancio demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2017 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 31 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2017).
  17. ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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