Monastier di Treviso

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Monastier di Treviso
comune
Monastier di Treviso – Stemma
Monastier di Treviso – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Amministrazione
Sindaco Paola Moro (lista civica Per Monastier) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate 45°39′N 12°26′E / 45.65°N 12.433333°E45.65; 12.433333 (Monastier di Treviso)Coordinate: 45°39′N 12°26′E / 45.65°N 12.433333°E45.65; 12.433333 (Monastier di Treviso)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 25,26 km²
Abitanti 4 276[2] (31-12-2015)
Densità 169,28 ab./km²
Frazioni Chiesa Vecchia, Fornaci (sede comunale), Pralongo, San Pietro Novello[1]
Comuni confinanti Fossalta di Piave (VE), Meolo (VE), Roncade, San Biagio di Callalta, Zenson di Piave
Altre informazioni
Cod. postale 31050
Prefisso 0422
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 026044
Cod. catastale F332
Targa TV
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 337 GG[3]
Nome abitanti monastieresi
Patrono san Valentino
Giorno festivo 14 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Monastier di Treviso
Monastier di Treviso
Monastier di Treviso – Mappa
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Monastier di Treviso (Monastièr in veneto[4]) è un comune italiano di 4 276 abitanti della provincia di Treviso in Veneto. Si tratta di un comune sparso in quanto sede comunale è la frazione Fornaci.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'antichità[modifica | modifica wikitesto]

La notevole presenza di corsi d'acqua, come ad esempio il Meolo, anche alimentati da risorgive ha favorito l'insediamento umano nella zona sin dal neolitico (5000 a.C.), come testimoniano i numerosi reperti del periodo: punte in selce, strumenti vari e un pugnaletto.
Anche la presenza romana è ben comprovata da numerosi ritrovamenti. Lo stesso impianto stradale sembra seguire l'antica centuriazione, avvenuta in due momenti successivi. Tra l'altro, sembra che qui passasse l'importante arteria che collegava Altino ad Oderzo.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Bisognerà tuttavia aspettare l'880 per avere una prima testimonianza scritta di Monastier. Nella trascrizione di un atto di quell'anno è ricordato Pilum (Pero), porto fluviale rilevante nell'ambito dei commerci dell'entroterra veneto.
La storia del comune, però, è indissolubilmente legata a quella del monastero (lat. monasterium da cui il nome) benedettino fondato nel 958 in luogo palustre e ricco di boschi grazie alle donazioni di Ottone I che, qualche anno più tardi, sarebbe diventato imperatore del Sacro Romano Impero. L'originario titolo dell'abbazia era di San Pietro. Dipendente dal Patriarcato di Aquileia, l'Abbazia di Santa Maria del Pero controllava "tutti i territori" tra i fiumi Piave e Vallio, sino alla Laguna Veneta. Nel 1017 l'imperatore Enrico II confermò con un diploma i suoi privilegi e impose un'ammenda a chi li avesse violati. Il monastero, arricchito da donazioni e dotato di venti magazzini, fu coinvolto in conflitti di giurisdizione con il clero di Treviso ed Ezzelino da Romano. Nel 1200 il complesso mutò il titolo di San Pietro con quello di Maria Assunta. Nel 1300 il monastero si stacca dal Patriarcato di Aquileia e si lega alla diocesi di Treviso.

Il periodo veneziano[modifica | modifica wikitesto]

Nel Quattrocento i monaci erano per lo più appartenenti alla nobiltà veneta e ne sostenevano gli interessi. Tra il 1449 e il 1479 il monastero fu trasformato in commenda e gli edifici andarono in disuso, per poi risorgere quando passò alla congregazione Benedettina Cassinese di Santa Giustina di Padova, affidato all'abate di San Giorgio Maggiore di Venezia. Nel 1489 la chiesa, paragonata per grandezza e bellezza al duomo di Treviso, fu restaurata e ingrandita con l'elevazione delle navate laterali permettendo così la creazione di un secondo piano di chiostro illuminato da bifore. Interventi e migliorie continuarono negli anni a seguire. Del 1604 gli affreschi del refettorio riportanti brani di vita benedettina. Vi si trovano raffigurati un paio di miracoli di San Benedetto e le Abbazie di: Montecassino, Praglia (PD) e Santa Giustina con Prato della Valle. Ed ancora nel 1621 un ulteriore abbellimento del complesso con la costruzione del portale marmoreo della chiesa e della sacrestia. Nel 1622 l'abate Cornelio Giroldi, detto Morendelio, ingrandì il chiostro mediano, che fu abbellito da pregevoli bassorilievi e affreschi. Nel 1710 si provvide alla costruzione della canonica (attuale Villa Ninni) e del pozzo alla veneziana nel cortile del chiostro romanico. Le stanze dell'abbazia era arricchite da affreschi e da pitture a fresco ad olio, in particolare una pregevole tela del Carpaccio con San Giorgio che uccide il drago, ora nel Monastero di San Giorgio Maggiore a Venezia. Vi erano anche due statue di San Marco e San Giorgio, che si trovano ora nella sacrestia dell'abbazia di San Giorgio Maggiore a Venezia. Nel 1757 vi erano una dozzina di monaci e altrettanti "servi" laici, che svolgevano le attività agricole e vitivinicole. Nell'abbazia si produceva anche l'acquavite. L'Abbazia continuò la sua attività sino alla caduta della Serenissima.

La soppressione napoleonica[modifica | modifica wikitesto]

Quando Napoleone occupò Venezia nel 1797, l'abate di San Giorgio Maggiore, Bonaventura Venier, si vide confiscare il monastero e si rifugiò con alcuni monaci a Monastier, che quindi divenne nuova sede dell'abate. Ma nell'agosto del 1797, arrivò l'ordine per i monaci di abbandonare definitivamente anche Monastier. Incamerato nel 1807 dal Regio Demanio, l'edificio fu abbandonato e spogliato degli archivi e degli arredi. Solo la chiesa rimase in funzione.

L'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1837, durante il dominio austriaco, il monastero e gran parte dei beni furono venduti alla famiglia Ninni, originaria della Grecia, la quale tuttora vi dimora. Il comune passò, con tutto il Veneto, al neonato Regno d'Italia. Alla fine dell'Ottocento la crisi dei prezzi, l'imposizione fiscale e il frazionamento fondiario determinarono una pesante crisi del mondo rurale. Di questo periodo sono da ricordare la costruzione accanto alla Chiesa della Sala della dottrina cristiana (1907), la fondazione della Cassa rurale (1908), delle scuole e l'arrivo della corrente elettrica (1912).

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]


La prima guerra mondiale colpì duramente il paese per la vicinanza al fronte del Piave. Il monastero divenne ospedale militare; un duro bombardamento austriaco distrusse quasi totalmente il paese, la chiesa di Monastier e l'attigua Sala della dottrina sociale, ribattezzata Casa del soldato. Il campanile fu risparmiato dagli austriaci solo perché era utile come riferimento per aggiustare il tiro delle batterie. La località è descritta anche da Ernest Hemingway nei suoi racconti, che allora gestiva l'ospedale della Croce Rossa Americana allestito a Casa Botter. Nel 1923-27 la chiesa arcipretale viene ricostruita in stile neoromanico in località Fornaci, determinando lo spostamento del baricentro del paese in tale località. Le spese furono ingenti, tanto che nel 1934 la Banca d'Italia fece commissariare la Cassa rurale di Monastier, eccessivamente indebitata dai prestiti.

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]


La seconda guerra mondiale vide Monastier coinvolta nella resistenza partigiana contro i tedeschi e i fascisti: nel 1944 fu incendiato il municipio. Reparti tedeschi della Wehrmacht occuparono l'abbazia, danneggiando il lastricato del porticato per ricoverare i loro mezzi pesanti.

Dal Dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra l'abbazia ospitò temporaneamente dei profughi istriani. Nel 1947 il parroco di Monastier, mons. Albino Schileo, riottiene per la chiesa la dignità abbaziale.[5] Negli anni cinquanta vi fu una rilevante emigrazione della popolazione verso il Piemonte, la Lombardia ed i Paesi esteri.
Dopo l'uragano del 1965 e l'alluvione del 1966 Monastier è riuscita a reagire, divenendo una delle aree economiche più dinamiche e sviluppate della Marca e in essa ha sede la Banca di Monastier e del Sile.

L'Abbazia ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente l'abbazia è suddivisa in più proprietà. Nelle pareti del cortile centrale sono state recentemente restaurate le antiche meridiane solari con le ore "italiche". Vengono tuttora utilizzate le antiche cantine per la produzione del vino da parte dell'azienda agricola fratelli Bozzoli. La porzione più antica denominata "Chiostro Romanico", della famiglia Porcellato - Zorzi, è interessata da un intervento di recupero. Sono state rimosse le superfetazioni che nulla avevano a che vedere con gli usi originari. È stato recuperato il "Frutteto Antico" con il reinserimento di specie rintracciate nel territorio circostante e ricreando le partizioni con siepi di acero campestre "a Gelosia". Nel chiostro romanico, nel refettorio e nella tinaia, si svolgono eventi culturali quali incontri, spettacoli, mostre in collaborazione con enti ed associazioni.

Ville Venete[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Monastier, sebbene poco edificato, possiede un patrimonio edilizio storico di notevole interesse. Esso è rappresentato per lo più, da insediamenti in villa. Di seguito è riportato l'elenco delle ville venete, presenti nel comune di Monastier di Treviso, con nota che riporta alla relativa schede dell'Istituto Regionale Ville Venete.

  • Villa Stefani, Albrizzi, in via Barbarana in località S. Pietro Novello[6]
  • Villa Pia, Zevi, in via S. Pietro Novello in località S. Pietro Novello[7]
  • Villa Giustiniani, Recanati, in via Pralongo in località Fornaci[8]
  • Villa Serafini, in via Serafini in località Chiesa Vecchia[9]
  • Villa Botter, in via Castelletto in località Monastier[10]
  • Villa Ninni, in via Monastero, in località Chiesa Vecchia[11]
  • Villa Levi, in via Brusoni in località Fornaci[12]
  • Villa Tramonti, Ninni, in via Giovanni XXIII in località Fornaci[13]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[14]

Persone legate a Monastier di Treviso[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione del comune fino al 1868 era Monastier[15].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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