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Diano d'Alba

Coordinate: 44°39′N 8°02′E
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Diano d'Alba
comune
Diano d'Alba – Stemma
Diano d'Alba – Veduta
Diano d'Alba – Veduta
Scorcio dal punto panoramico, 2013
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Piemonte
Provincia Cuneo
Amministrazione
SindacoPaolo Olivero (lista civica Vivere Diano d'Alba) dal 25-5-2026
Territorio
Coordinate44°39′N 8°02′E
Altitudine496 m s.l.m.
Superficie17,54 km²
Abitanti3 537[1] (31-5-2026)
Densità201,65 ab./km²
FrazioniConforso, Ricca, Valle Talloria
Comuni confinantiAlba, Benevello, Grinzane Cavour, Montelupo Albese, Rodello, Serralunga d'Alba
Altre informazioni
Cod. postale12055
Prefisso0173
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT004080
Cod. catastaleD291
TargaCN
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)[2]
Cl. climaticazona E, 2 930 GG[3]
Nome abitantidianesi
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Motto(LA) Dianæ Sacrum
(IT) Consacrato a Diana
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Diano d'Alba
Diano d'Alba
Diano d'Alba – Mappa
Diano d'Alba – Mappa
Posizione di Diano d'Alba nella provincia di Cuneo
Sito istituzionale

Diano d'Alba (Dian in piemontese) è un comune italiano di 3 537 abitanti[1] della provincia di Cuneo, in Piemonte.

Il comune è situato nelle Langhe, su un rilievo collinare a sud di Alba, in posizione panoramica sul territorio circostante. Dal capoluogo, posto a circa 500 metri di altitudine, la vista si estende sulle colline delle Langhe e del Roero sino all'arco alpino piemontese e valdostano.[4]

Il territorio comunale comprende, oltre al capoluogo, le frazioni e borgate di Ricca, Valle Talloria e Conforso; le prime due si sviluppano alla base dei versanti della collina dianese, rispettivamente nelle valli dei torrenti Cherasca e Talloria.

Il paesaggio, caratterizzato dalla presenza estesa dei vigneti, è strettamente legato alla tradizione vitivinicola delle Langhe: la produzione vinicola costituisce storicamente una delle principali attività economiche del territorio.

Geografia fisica

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Veduta di Diano d'Alba

Diano d'Alba è situato nelle Langhe, pochi chilometri a sud di Alba, su una dorsale collinare che domina il territorio circostante. Il comune si estende su una superficie di 17,54 km² e presenta un'altitudine media di 496 m s.l.m.[5]

Il capoluogo occupa la parte sommitale della collina, a circa 500 m di quota, in posizione dominante rispetto alle vallate circostanti. La particolare collocazione geografica ne fa un punto panoramico sulle Langhe: dal rilievo lo sguardo si estende verso il Monferrato, il Roero e la pianura piemontese fino all'area torinese, mentre all'orizzonte è visibile l'arco delle Alpi piemontesi e valdostane.

La morfologia del territorio è caratterizzata dalle colline e dai versanti tipici delle Langhe, profondamente modellati dall'attività agricola e in particolare dalla viticoltura. I pendii che circondano il capoluogo sono infatti estesamente occupati da vigneti, favoriti dall'esposizione e dalle caratteristiche dei terreni collinari; la produzione vitivinicola costituisce uno degli elementi maggiormente caratterizzanti del paesaggio dianese.

Ai piedi dei due principali versanti della collina si sviluppano le frazioni di Ricca e Valle Talloria. La prima sorge nella valle del torrente Cherasca, sul versante rivolto verso Alba, mentre Valle Talloria è situata sul versante opposto, lungo l'omonimo torrente Talloria. Il reticolo idrografico minore ha contribuito alla formazione delle incisioni vallive che separano le dorsali collinari del territorio.

Il comune confina con Alba, Benevello, Grinzane Cavour, Montelupo Albese, Rodello e Serralunga d'Alba.[5]

Diano d'Alba appartiene alla zona climatica E e presenta 2 930 gradi giorno.

Per la sua collocazione nell'area collinare delle Langhe, il territorio risente delle caratteristiche climatiche del Piemonte meridionale, con inverni freddi ed estati calde. Le differenze di esposizione dei versanti e la disposizione delle vallate determinano inoltre variazioni microclimatiche locali, particolarmente rilevanti per la coltivazione della vite.

Origini del nome

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Il toponimo Diano è tradizionalmente posto in relazione con Diana, dea romana della caccia, alla quale sarebbe stato dedicato un luogo di culto sulla collina occupata dall'attuale abitato. La stessa tradizione è richiamata dal motto comunale latino Dianae Sacrum, traducibile come «consacrato a Diana».[6]

Secondo la tradizione storica locale, prima della completa romanizzazione del territorio le colline circostanti erano abitate da popolazioni Liguri, presso le quali la caccia rivestiva particolare importanza. Con l'inserimento dell'area nell'orbita romana, il culto della dea Diana avrebbe trovato sul colle una particolare diffusione. La tradizione vuole che nei dintorni di Alba Pompeia esistessero diversi boschi sacri: quello consacrato a Diana sarebbe sorto sul colle di Diano, mentre un altro, dedicato a Marte, sarebbe stato situato nell'area dell'odierna Barbaresco.[6]

A testimonianza della persistenza di questa tradizione, la documentazione storica locale ricorda inoltre l'esistenza, lungo l'antica strada tra Alba e Diano, di un'edicola ricavata nella roccia e associata al culto di Diana. Il luogo venne successivamente cristianizzato e, poco prima del 1888, trasformato in una cappella dedicata a Santa Lucia.[6]

Il collegamento del nome del paese con la divinità romana, pur profondamente radicato nella tradizione locale e ripreso anche dalla simbologia civica, deve essere considerato una ricostruzione tradizionale dell'origine del toponimo e non un'etimologia definitivamente accertata.[6]

Le origini dell'insediamento sono ricondotte all'epoca antica e alla presenza delle popolazioni Liguri, successivamente assoggettate a Roma. Il territorio seguì quindi le vicende della vicina Alba Pompeia, centro principale dell'area in età romana. La tradizione locale, che collega il toponimo al culto di Diana, ricorda la presenza sul colle di un bosco sacro dedicato alla dea; nel territorio sono inoltre segnalati reperti di età romana, tra cui bassorilievi e pietre scolpite.[7][8]

Il periodo di maggiore importanza politica e militare di Diano ebbe inizio nel Medioevo. Intorno all'anno Mille venne costruito il primo nucleo del castello di Diano, sorto in posizione dominante sulla sommità della collina, nell'area oggi occupata dal belvedere. Secondo la ricostruzione storica riportata dal Comune, la fortificazione nacque con finalità difensive, anche in relazione alle incursioni che interessarono il Piemonte meridionale nell'alto Medioevo.[8]

Tra il X e il XII secolo, nel quadro della frammentazione politica seguita alla dissoluzione dell'Impero carolingio, si rafforzò nell'Albese il potere temporale dei vescovi di Alba. Sotto il loro dominio il castello dianese venne progressivamente ampliato e fortificato, assumendo una notevole importanza strategica. La fonte comunale lo descrive come una delle maggiori fortezze dell'area e attribuisce a Diano, per un certo periodo, il ruolo di centro di un territorio soggetto all'autorità vescovile esteso verso l'alta Langa.[8]

I rapporti con Alba furono particolarmente stretti. Il 18 settembre 1197 gli abitanti di Diano si fecero cittadini di Alba; la comunità continuò tuttavia a riconoscere la signoria del vescovo albese, dalla quale tentò di emanciparsi alla fine del XIII secolo, per poi riconoscerne nuovamente l'autorità.[7]

Nei secoli successivi il possesso del borgo e della sua fortezza divenne oggetto delle contese che coinvolsero le principali potenze dell'Italia nord-occidentale. Nel 1361 Diano venne occupata da una compagnia di ventura inglese; nel 1372 il controllo della località fu recuperato dal marchese Manfredo di Busca.[7]

Particolarmente travagliate furono le vicende dell'inizio del XV secolo, quando il territorio fu coinvolto nelle contrapposizioni tra i marchesi di Busca, i marchesi del Monferrato e i Savoia. Una rivolta sostenuta dal vescovo di Alba e dal marchese di Monferrato sottrasse Diano a Raimondo di Busca; il 21 novembre 1412 il castello fu quindi affidato in deposito a Oddone Roero, conte di Monticello, nel tentativo di comporre la contesa.[7]

Raimondo di Busca riuscì a recuperare la località nel 1413, ma il conflitto non si concluse. Il 4 ottobre 1416 rimise infine i propri diritti su Diano ad Amedeo VIII di Savoia, ricevendo in compensazione un censo. Pochi anni dopo, nel 1420, il duca restituì il possesso al marchese del Monferrato.[7]

Con la pace di Ferrara del 26 aprile 1433, che ridefinì gli equilibri territoriali dell'Italia settentrionale, Diano e Alba rientrarono tra i possedimenti dei marchesi del Monferrato. Il territorio dianese rimase quindi per circa due secoli inserito nell'orbita monferrina, attraversando successivamente la fase del governo dei Gonzaga, duchi di Mantova e marchesi, poi duchi, del Monferrato.[7][8]

La rilevanza raggiunta dalla comunità in età moderna è testimoniata anche dalla produzione normativa locale. Presso l'Archivio di Stato di Torino sono conservati gli statuti della comunità di Diano del 3 maggio 1560, una conferma di privilegi del 28 novembre 1594 e una copia degli statuti civili e criminali e del governo politico della comunità, pubblicati a stampa nel 1623.[9]

Dal Monferrato ai Savoia

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Il definitivo mutamento politico avvenne nel contesto della guerra di successione di Mantova e del Monferrato. Con il trattato di Cherasco del 6 aprile 1631, una parte del territorio monferrino, comprendente Diano e altre località dell'Albese, passò sotto il dominio di Vittorio Amedeo I di Savoia.[7]

Il passaggio non avvenne senza resistenze. Secondo la ricostruzione tramandata dalle fonti locali, gli abitanti di Diano tentarono inizialmente di opporsi alle truppe sabaude; le forze ducali collocarono quindi le artiglierie sulle alture sovrastanti il paese e iniziarono a colpire l'abitato. Venuta meno la prospettiva di un intervento in loro favore da parte del Monferrato, i dianesi si arresero.[7]

Poco dopo Vittorio Amedeo I ordinò la completa demolizione del castello, che per secoli aveva costituito il principale elemento difensivo e il simbolo dell'importanza militare di Diano.[7][8] Della grande fortificazione medievale non rimangono oggi strutture emergenti significative: la sua area corrisponde sostanzialmente all'attuale belvedere, dal quale si domina il paesaggio delle Langhe.[10]

Il 12 ottobre 1631 il duca concesse quindi la giurisdizione di Diano, con titolo comitale, a Ruffino Ottavio Ruffino di Savigliano, già signore di Castiglione Falletto.[7] La famiglia Ruffino mantenne un ruolo di primo piano nella storia locale nei secoli successivi; la sua residenza, il Palazzo Ruffino, costituisce uno dei principali edifici storici del paese.[8]

Venuta meno la funzione militare che aveva caratterizzato il borgo medievale, il centro conservò la propria vocazione prevalentemente agricola, strettamente connessa allo sfruttamento delle colline circostanti e alla viticoltura, destinata a diventare uno degli elementi fondamentali dell'economia e del paesaggio dianese.

Nel corso dell'XIX secolo si concluse anche la lunga presenza dei Ruffino: la casata si estinse nel 1856 e il palazzo signorile passò al Comune, che lo destinò a sede municipale, funzione che l'edificio conserva tuttora.[8]

Età contemporanea

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Tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo anche Diano fu coinvolta nei profondi mutamenti politici che interessarono il Piemonte in seguito all'espansione della Francia rivoluzionaria e alla successiva incorporazione dei territori piemontesi nell'Impero napoleonico. L'occupazione francese determinò la cessazione dell'esercizio dei diritti feudali dei Ruffino sul paese, pur senza porre fine alla presenza della famiglia a Diano.[11]

Con la Restaurazione, il territorio tornò nel 1814 sotto la sovranità sabauda e seguì da allora le vicende del Regno di Sardegna. Nel corso dell'Ottocento l'assetto del paese andò progressivamente assumendo caratteri differenti rispetto all'antico borgo fortificato: ormai scomparsa la funzione militare del colle, l'economia e il paesaggio locale rimasero strettamente legati all'agricoltura e, in particolare, alla coltivazione delle colline.

Un passaggio importante nella storia amministrativa e urbanistica del paese avvenne nel 1856, quando si estinse la famiglia dei conti Ruffino. Palazzo Ruffino, che per oltre due secoli aveva costituito la residenza dei feudatari e dei loro discendenti, venne ceduto al Comune di Diano, che vi stabilì la propria sede municipale.[8] L'edificio conserva ancora tale funzione e rappresenta una delle principali testimonianze monumentali della storia moderna del paese.

A seguito del processo di unificazione italiana, nel 1861 Diano entrò a far parte del Regno d'Italia, seguendo successivamente le vicende amministrative della provincia di Cuneo.

Tra il XIX e il XX secolo il territorio conservò una marcata vocazione agricola. Un ruolo progressivamente sempre più rilevante fu assunto dalla viticoltura, favorita dall'esposizione delle colline e dalle caratteristiche dei terreni delle Langhe. La coltivazione della vite contribuì a modellare il paesaggio agrario contemporaneo e divenne uno degli elementi distintivi dell'economia locale.[12]

Nel corso del XX secolo il comune conobbe le trasformazioni economiche e sociali proprie dell'Albese e delle Langhe, con il progressivo ridimensionamento dell'agricoltura tradizionale e la contemporanea specializzazione della produzione vitivinicola. Il rapporto tra il paese e la coltivazione del Dolcetto assunse particolare rilievo, fino al riconoscimento della denominazione specificamente legata al territorio comunale.

A partire dalla seconda metà del Novecento e soprattutto nei decenni successivi, alla tradizionale economia agricola si affiancarono attività produttive, commerciali e turistiche, mentre la prossimità con Alba favorì l'integrazione del territorio dianese nel più ampio sistema economico albese.

Il paesaggio vitivinicolo costituisce oggi uno degli elementi caratterizzanti del territorio comunale. Diano d'Alba è compresa nell'area delle Langhe-Roero e Monferrato, i cui paesaggi vitivinicoli sono stati iscritti nel 2014 nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. La viticoltura, insieme al turismo enogastronomico e paesaggistico, continua a rappresentare uno dei principali elementi dell'identità economica e culturale del paese.

Lo stesso argomento in dettaglio: Armoriale dei comuni della provincia di Cuneo.
Stemma

Lo stemma comunale e il gonfalone furono concessi con decreto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini del 21 marzo 1983.[13] L'emblema presenta come figura principale Diana cacciatrice e costituisce pertanto un'arma alludente, richiamando direttamente la tradizionale associazione tra il nome di Diano e la divinità romana. Il medesimo riferimento è espresso dal motto comunale Dianae Sacrum, «consacrato a Diana».

L'araldica civica dianese conobbe tuttavia diverse trasformazioni nel corso del XX secolo. Una prima concessione di stemma risale all'epoca fascista, quando al Comune venne attribuita un arma di concezione completamente diversa:

«D'argento, al triplice mastio di rosso, merlato alla guelfa, aperto e finestrato di nero, fondato su campagna di verde. Ornamenti esteriori da Comune.»

Lo stemma era completato dal Capo di Savoia e dal Capo del Littorio, quest'ultimo all'epoca previsto per legge.

Dopo la caduta del fascismo e la conseguente eliminazione del Capo del Littorio dagli stemmi degli enti territoriali, l'emblema con il castello fu riconfermato con decreto del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi dell'8 novembre 1957, privo dei due capi che avevano caratterizzato la precedente versione.

Alla documentazione relativa alla concessione del 1957 è allegato anche un diverso bozzetto, che non risulta essere stato adottato: vi è raffigurata, in campo d'argento, la dea Diana in piedi accanto a un cervo sopra una pianura di verde, il tutto al naturale. Tale proposta anticipava quindi il recupero dell'elemento iconografico legato alla divinità romana, divenuto successivamente centrale nello stemma concesso nel 1983.

Con il decreto del 1983 il precedente emblema incentrato sulla fortificazione fu infine sostituito dallo stemma con Diana cacciatrice, collegando in maniera esplicita l'araldica comunale alla tradizione sull'origine del toponimo e al motto Dianæ Sacrum.[13]

Gonfalone

Il gonfalone attuale è un drappo di bianco.

Quello concesso nel 1957 era così blasonato:

«Drappo partito di bianco e di rosso riccamente ornato di ricami d'argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento: COMUNE DI DIANO D'ALBA. Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dai colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'argento.»

Monumenti e luoghi d'interesse

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Chiesetta di San Sebastiano a Diano d'Alba

Il patrimonio storico-artistico di Diano d'Alba è concentrato principalmente nel capoluogo, sviluppatosi sulla sommità della collina un tempo occupata dal castello medievale, ma comprende anche numerosi edifici religiosi minori distribuiti lungo le antiche vie del territorio. Tra gli elementi di maggiore interesse figurano la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, il complesso di San Sebastiano, Palazzo Ruffino e il belvedere ricavato nell'area dell'antica fortificazione.[8]

Architetture religiose

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Chiesa di San Giovanni Battista

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La chiesa di San Giovanni Battista, parrocchiale del capoluogo, sorge nella parte più elevata dell'abitato, nelle vicinanze dell'area un tempo occupata dal castello medievale, demolito nel 1631.[14]

L'esistenza di un edificio religioso a Diano è documentata almeno dal 1325; l'antica pieve risulta inizialmente dedicata a san Calogero, mentre l'intitolazione a san Giovanni Battista è attestata dal 1344. Nel corso dell'età moderna la chiesa fu ripetutamente interessata da lavori di ampliamento e adeguamento, documentati anche dalle visite pastorali dei vescovi di Alba.[14]

L'attuale edificio venne costruito a partire dal 1763, dopo che nel 1761 il parroco Valentino Bocchiardi aveva ottenuto dal vescovo di Alba Enrichetto Virginio Natta l'autorizzazione alla ricostruzione della parrocchiale. I lavori si protrassero sino al 1769-1770. Il progetto è tradizionalmente attribuito all'architetto Carlo Francesco Rangone, nella cui opera sono riconoscibili elementi del barocco piemontese e l'influenza della scuola di Filippo Juvarra.[8][15]

L'edificio presenta una navata unica affiancata da sei cappelle laterali e conclusa da un presbiterio quadrangolare e dall'abside. La facciata, in mattoni a vista, è preceduta da un ampio pronao aperto da tre arcate. L'interno è caratterizzato da un ricco apparato decorativo, con fregi, capitelli dorati e rappresentazioni evangeliche; parte delle decorazioni pittoriche venne realizzata nel 1894 dal pittore torinese Rodolfo Morgari, con il contributo del pittore albese Fedele Finati.[8]

Tra le opere conservate nella parrocchiale figurano otto dipinti ricordati dalle fonti comunali, fra i quali un'ostensione della Sindone attribuita ad Antonio Tempesta e indicata come dono di Casa Savoia, un Battesimo di Gesù attribuito a Claudio Francesco Beaumont e sei opere attribuite al pittore Claret.[8]

Accanto alla chiesa si innalza il campanile, realizzato separatamente rispetto all'edificio parrocchiale nel corso del XVIII secolo e successivamente armonizzato con il complesso religioso.[8]

Chiesa di San Sebastiano

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La chiesa di San Sebastiano sorge nell'omonimo complesso posto nella parte alta del paese. L'area, nota come Spianamento San Sebastiano, costituisce uno dei nuclei di interesse storico del capoluogo ed è stata interessata da interventi di recupero e valorizzazione finalizzati all'inserimento del complesso nel sistema turistico e ciclo-turistico delle Langhe.

Il complesso conserva testimonianze di una stratificazione insediativa di lunga durata: gli studi condotti nell'ambito degli interventi di valorizzazione collegano l'organizzazione storica dell'area alla presenza dell'antica pieve di San Giovanni e alla strutturazione del territorio in epoca tardoantica e altomedievale. L'attuale consistenza immobiliare del complesso di San Sebastiano risulta sostanzialmente riconducibile alla configurazione raggiunta alla fine del XVIII secolo.[16]

Cappelle rurali

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Il territorio dianese conserva inoltre numerose cappelle, in buona parte risalenti al XVII secolo, sorte lungo le antiche strade che attraversavano il territorio comunale e lungo le direttrici di collegamento con i centri vicini. Questi piccoli edifici religiosi costituiscono una testimonianza della capillare organizzazione religiosa delle campagne e del rapporto storico tra gli insediamenti rurali, le vie di comunicazione e i luoghi di culto.[8]

Architetture civili

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Palazzo Ruffino

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Palazzo Ruffino, attuale sede municipale, costituisce uno dei principali edifici storici del centro abitato. Fu originariamente residenza dei conti Ruffino, feudatari di Diano a partire dal XVII secolo.[8]

Una prima costruzione del palazzo risale alla metà del XVII secolo; l'edificio venne successivamente ricostruito quasi integralmente nel 1730, assumendo caratteri propri dell'architettura nobiliare piemontese dell'epoca. Con l'estinzione della famiglia Ruffino nel 1856, il complesso passò al Comune e venne destinato a sede municipale.

Gli ambienti interni conservano sale decorate, fregi e arredi storici. Di particolare interesse è l'attuale sala consiliare, nella quale sono conservate anche carte geografiche risalenti all'periodo napoleonico.[8]

Sulla centrale piazza Trento e Trieste sorge un edificio storico conosciuto come Porta Rossa, antica residenza privata appartenuta a personalità locali. La costruzione risale alla fine del XVII secolo e contribuisce, insieme a Palazzo Ruffino, alla caratterizzazione architettonica del nucleo storico di Diano.[8]

Palazzo del conte Rangone

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Nella parte settentrionale dell'abitato, nel borgo di Remondato, si trova il cosiddetto palazzo del conte Rangone. L'edificio è di origine più antica rispetto agli altri palazzi nobiliari del centro e sarebbe stato ricavato da un precedente monastero dei padri agostiniani, del quale rimane un chiostro. Secondo la tradizione storiografica locale, il complesso potrebbe essere collegato all'antica pieve di Diano.[8]

Il belvedere di Diano d'Alba occupa la sommità della collina sulla quale sorge il capoluogo, nell'area dell'antico castello medievale demolito nel 1631 per ordine del duca Vittorio Amedeo I di Savoia. La posizione elevata permette una visuale pressoché completa sul territorio circostante.[8]

Dal punto panoramico lo sguardo si estende sull'arco alpino piemontese e, nelle giornate più limpide, verso le montagne della Valle d'Aosta e della Lombardia; più vicino, verso est sono visibili le colline del Moscato e del Barbaresco, mentre verso ovest il panorama comprende le colline del Barolo e la valle del Tanaro.[15]

Il belvedere, insieme alla vicina chiesa parrocchiale, costituisce pertanto uno dei principali punti di osservazione del paesaggio collinare delle Langhe e uno degli elementi maggiormente caratterizzanti il centro storico di Diano d'Alba.

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[17]

Etnie e minoranze straniere

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Secondo i dati ISTAT, al 31 dicembre 2017 i cittadini stranieri residenti nel comune erano 295.[18]

Tra le comunità straniere maggiormente rappresentate figuravano:[19]

Tradizioni e folclore

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Festa patronale di San Giovanni Battista

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La principale ricorrenza religiosa del capoluogo è la festa patronale di San Giovanni Battista, celebrata il 24 giugno. San Giovanni Battista è ufficialmente riconosciuto come patrono di Diano d'Alba e la ricorrenza costituisce la festività patronale del comune.[20]

Alla celebrazione religiosa si affiancano tradizionalmente iniziative comunitarie. Tra queste è documentata la cena tradizionale della festa patronale, organizzata in occasione della ricorrenza di San Giovanni Battista.[21] Le celebrazioni patronali comprendono inoltre, nelle diverse edizioni, manifestazioni culturali e momenti di aggregazione organizzati nel paese.[22]

Manifestazioni

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La vita culturale e aggregativa del comune è caratterizzata da manifestazioni legate anche al paesaggio e alla tradizione vitivinicola delle Langhe. Il rapporto con la coltivazione del Dolcetto costituisce uno degli elementi maggiormente caratterizzanti l'identità locale e trova espressione anche nelle iniziative organizzate sul territorio.

Nel novembre 2024, in occasione di una tradizionale manifestazione locale, è stato inaugurato il Sentiero del Dolcetto, itinerario dedicato alla valorizzazione del territorio e del paesaggio vitivinicolo dianese.[23]

L'economia di Diano d'Alba è tradizionalmente legata all'agricoltura e, in particolare, alla viticoltura, favorita dalla conformazione collinare del territorio e dalle caratteristiche dei terreni delle Langhe. Il paesaggio agrario è caratterizzato dalla diffusa presenza dei vigneti, attorno ai quali si è sviluppata una filiera comprendente aziende agricole, cantine, attività di trasformazione dei prodotti, agriturismi, strutture ricettive e servizi connessi all'enogastronomia e al turismo.[24]

La produzione vinicola costituisce una delle principali attività economiche del comune.[8] Nel territorio sono coltivati diversi vitigni caratteristici delle Langhe, dai quali vengono prodotti, tra gli altri, Barolo, Barbera e Nebbiolo, oltre a vini bianchi; particolare importanza riveste tuttavia il Dolcetto.[8]

Il comune dà infatti il nome al Diano d'Alba, o Dolcetto di Diano d'Alba, vino prodotto esclusivamente con uve Dolcetto e riconosciuto come DOCG. La produzione locale è storicamente legata ai cosiddetti sorì (in piemontese, terreni particolarmente esposti al sole), denominazione tradizionalmente utilizzata per individuare le posizioni viticole maggiormente vocate del territorio dianese.[25]

La produzione del Dolcetto è tutelata e valorizzata anche attraverso l'attività dei produttori locali e della Cantina comunale dei Sorì. La forte specializzazione vitivinicola è testimoniata dalla presenza nel territorio comunale di numerose aziende agricole e cantine, alcune delle quali concentrate nelle frazioni di Valle Talloria e Ricca.[26]

Nel territorio comunale ricadono inoltre aree interessate dalla produzione del Barolo: sono documentate le menzioni geografiche aggiuntive Gallaretto, La Vigna e Sorano, quest'ultima condivisa con il territorio di Serralunga d'Alba.[27]

Turismo ed enogastronomia

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Alla viticoltura si è progressivamente affiancato il turismo, in particolare nelle forme del turismo rurale, paesaggistico ed enogastronomico. Il settore beneficia dell'inserimento di Diano d'Alba nel comprensorio delle Langhe, della vicinanza ad Alba e ai principali centri vitivinicoli della zona e della presenza di aziende agricole, cantine, ristoranti, agriturismi e altre strutture ricettive.[24]

Il comune è compreso negli itinerari di valorizzazione enogastronomica delle Langhe e aderisce alla Strada del Barolo e grandi vini di Langa, circuito dedicato alla promozione del patrimonio vitivinicolo, gastronomico, storico e paesaggistico del territorio.

Diano d'Alba è inoltre comune capofila del progetto di promozione territoriale Langa del Sole, che riunisce Diano e altri comuni delle Langhe con l'obiettivo di valorizzarne congiuntamente il patrimonio ambientale, culturale, storico ed enogastronomico.[28] Al progetto partecipano, oltre a Diano d'Alba, i comuni di Albaretto della Torre, Arguello, Benevello, Bosia, Bossolasco, Castino, Cerretto Langhe, La Morra, Lequio Berria, Mombarcaro, Montelupo Albese, Niella Belbo, Paroldo, Rodello, San Benedetto Belbo, Serralunga d'Alba, Serravalle Langhe e Trezzo Tinella.[29]

Il turismo locale è strettamente connesso anche alla fruizione del paesaggio vitivinicolo, attraverso itinerari escursionistici e percorsi tra i vigneti; tra questi rientra il Sentiero del Dolcetto, collegato alla valorizzazione del territorio rurale di Diano d'Alba.[15]

Attività produttive e servizi

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Accanto all'agricoltura e alla vitivinicoltura, il tessuto economico locale comprende attività artigianali, commerciali e di servizio. Secondo la programmazione comunale, la struttura produttiva è costituita prevalentemente da micro e piccole imprese e da aziende agricole a conduzione familiare, strettamente integrate con le attività di trasformazione agroalimentare e con il comparto turistico e ricettivo.[24]

Il sito istituzionale del Comune censisce, oltre alle numerose aziende agricole, attività nei settori della ristorazione, dell'edilizia, del commercio e della ricettività, comprendente alberghi, bed and breakfast, affittacamere e numerosi agriturismi.[30]

Nella frazione di Valle Talloria ha sede uno stabilimento di Giordano Vini, impresa operante nel settore vinicolo e nella commercializzazione di vini e prodotti alimentari. L'azienda figura inoltre tra le attività agricole e vitivinicole censite dal Comune di Diano d'Alba.[26]


Infrastrutture e trasporti

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La viabilità di Diano d'Alba è costituita prevalentemente da strade provinciali che collegano il capoluogo e le frazioni con Alba, con i comuni circostanti e con l'area dell'Alta Langa. La particolare conformazione collinare del territorio determina un reticolo viario caratterizzato da numerosi tratti in pendenza e da strade che seguono i crinali e le vallate delle Langhe.

La principale direttrice è la strada provinciale 32, che collega Alba a Diano d'Alba e prosegue in direzione di Benevello e Bossolasco. Il primo tronco della strada provinciale si sviluppa da Alba sino al bivio di Diano con la SP 157, mentre il successivo prosegue da Diano verso Tre Cunei, dove si trova la diramazione per Benevello; da qui l'arteria continua verso Bossolasco e l'Alta Langa.[31]

Un'altra importante arteria è la strada provinciale 157, che dalla SP 32 attraversa il territorio dianese in direzione di Grinzane Cavour e raggiunge la SP 130 presso Gallo d'Alba. La strada costituisce pertanto uno dei collegamenti tra Diano d'Alba e il sistema viario della Langa del Barolo.[32]

La rete stradale locale assicura inoltre i collegamenti tra il capoluogo e le frazioni di Valle Talloria, Ricca, Gallo Conforso, Carzello, Farinetti e Servetti, nonché con i territori di Serralunga d'Alba, Montelupo Albese, Rodello, Benevello e Grinzane Cavour.

La vicinanza ad Alba permette l'accesso alle principali direttrici stradali dell'Albese e, attraverso queste, alla viabilità regionale e autostradale del Piemonte meridionale.

Il territorio comunale non è attraversato da linee ferroviarie e Diano d'Alba non dispone di una propria stazione ferroviaria. La stazione di riferimento è la stazione di Alba, situata sulla ferrovia Alessandria-Cavallermaggiore e raggiungibile dal territorio dianese attraverso i collegamenti stradali e il trasporto pubblico locale.

Mobilità extraurbana

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Diano d'Alba è servita dalle autolinee del sistema di trasporto pubblico della provincia di Cuneo, che garantiscono principalmente i collegamenti con Alba e con gli altri centri delle Langhe.

Secondo la rete del trasporto pubblico locale, il territorio comunale è interessato dalle linee 3 San Cassiano–Ricca, 49 Alba urbano–Pontegrosso–Cimitero, 71 Alba–Albaretto Torre, 120 Alba–Bossolasco, 162 Cortemilia–Alba, 204 Alba–Savona e 208 San Rocco–Alba–Monticello–Fossano ITIS.[33]

La frazione di Valle Talloria è inoltre interessata dalla linea 9 Alba–Grinzane–Sinio, che assicura il collegamento della valle con Alba e con gli abitati posti lungo la direttrice verso Sinio.[33]

La rete autobus assume particolare importanza per i collegamenti con Alba, principale polo urbano e ferroviario di riferimento per il comune.

Amministrazione

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Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute nel comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
7 giugno 1985 22 maggio 1990 Lorenzo Destefanis Democrazia Cristiana Sindaco [34]
22 maggio 1990 24 aprile 1995 Lorenzo Destefanis lista civica Sindaco [34]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Gianfranco Alessandria indipendente Sindaco [34]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Lorenzo Destefanis lista civica Sindaco [34]
14 giugno 2004 24 settembre 2004 Lorenzo Destefanis lista civica Sindaco Deceduto in carica.[34]
5 aprile 2005 30 marzo 2010 Claudio Cardinale lista civica Sindaco [34]
30 marzo 2010 1º giugno 2015 Giuseppe Ciravegna lista civica Sindaco [34]
1º giugno 2015 21 settembre 2020 Ezio Cardinale lista civica Sindaco [34]
21 settembre 2020 25 maggio 2026 Ezio Cardinale lista civica Diano d'Alba nel cuore Sindaco [34][35]
25 maggio 2026 in carica Paolo Olivero lista civica Vivere Diano d'Alba Sindaco [36][37]

Alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 Paolo Olivero, sostenuto dalla lista civica Vivere Diano d'Alba, è stato eletto sindaco con 1 066 voti, pari al 57,97% dei voti validi, succedendo a Ezio Cardinale. La candidata della lista Diano d'Alba nel cuore, Cristina Taricco, ha ottenuto 773 voti, pari al 42,03%.

Diano d'Alba intrattiene rapporti di gemellaggio con:[38]

I rapporti con le tre comunità gemellate comprendono incontri istituzionali e iniziative di scambio tra le rispettive amministrazioni e comunità locali. Nel 2010 rappresentanti dei tre comuni gemellati furono ricevuti a Diano d'Alba in occasione di una manifestazione locale, mentre negli anni successivi sono proseguiti gli incontri con le delegazioni di Diano Marina, Néoules e Dolegna del Collio.[38][39]

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. Arte e territorio, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  5. 1 2 Comune di Diano d'Alba, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  6. 1 2 3 4 Cenni storici, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Cenni storici, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Arte e territorio, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  9. Inventario degli statuti (PDF), su archiviodistatotorino.cultura.gov.it, Archivio di Stato di Torino. URL consultato il 25 agosto 2026.
  10. I Belvedere nella Langa del Barolo, su stradadelbarolo.it, Strada del Barolo e grandi vini di Langa. URL consultato il 25 agosto 2026.
  11. The Lost Castle, su Visit Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  12. Diano d'Alba, su regione.piemonte.it, Regione Piemonte. URL consultato il 25 agosto 2026.
  13. 1 2 Diano d'Alba, decreto 1983-03-21 DPR, concessione di stemma e gonfalone, su dati.acs.beniculturali.it, Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 25 agosto 2026.
  14. 1 2 Chiesa di San Giovanni Battista, su Città e Cattedrali, Diocesi di Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  15. 1 2 3 Itinerario turistico, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  16. Spianamento San Sebastiano di Diano d'Alba - Restauro e valorizzazione nel sistema turistico e ciclo-turistico di Alta Langa (PDF), in Manifesta bellezza, Fondazione CRC. URL consultato il 25 agosto 2026.
  17. Dati tratti da:
  18. Popolazione straniera residente al 31 dicembre 2017, su demo.istat.it, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 22 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2017).
  19. Si riportano le cittadinanze con più di 20 residenti.
  20. Festività di San Giovanni Battista patrono di Diano d'Alba: mercoledì 24 giugno 2026 tutti gli uffici comunali resteranno chiusi, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba, 18 giugno 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
  21. Festa patronale di San Giovanni Battista - Tradizionale cena, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba, 24 giugno 2022. URL consultato il 25 agosto 2026.
  22. Festa patronale di San Giovanni Battista - Presentazione libro, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba, 17 giugno 2022. URL consultato il 25 agosto 2026.
  23. Eventi, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  24. 1 2 3 Piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028 (PDF), su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba, 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
  25. Parland 'd Dian (PDF), su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba, 2013. URL consultato il 25 agosto 2026.
  26. 1 2 Aziende agricole, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  27. Parland 'd Dian (PDF), Comune di Diano d'Alba, 2013. URL consultato il 25 agosto 2026.
  28. Langa del Sole, su langadelsole.it. URL consultato il 25 agosto 2026.
  29. Langa del Sole. Alta Langa, Langa Altra (PDF), su langadelsole.it, Langa del Sole. URL consultato il 25 agosto 2026.
  30. Attività economiche e servizi, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  31. Allegato A – Classificazione strade provinciali (PDF), su provincia.cuneo.it, Provincia di Cuneo. URL consultato il 25 agosto 2026.
  32. Diano d'Alba, progetto di fattibilità per la sistemazione delle provinciali 32 e 157, su notizie.provincia.cuneo.it, Provincia di Cuneo, 24 dicembre 2019. URL consultato il 25 agosto 2026.
  33. 1 2 Ricerca per comune, su grandabus.it, Grandabus. URL consultato il 25 agosto 2026.
  34. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Storia amministrativa dell'ente – Comune di Diano d'Alba, su Anagrafe degli amministratori locali e regionali, Ministero dell'interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali. URL consultato il 26 aprile 2026.
  35. Piano integrato di attività e organizzazione 2026 (PDF), su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba, 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
  36. Politici, su comune.dianodalba.cn.it, Comune di Diano d'Alba. URL consultato il 25 agosto 2026.
  37. Risultati Diano d'Alba, Elezioni comunali 2026: candidati e percentuali, in Corriere della Sera, 25 maggio 2026. URL consultato il 25 agosto 2026.
  38. 1 2 Parland d'Dian (PDF), Comune di Diano d'Alba, 2010. URL consultato il 25 agosto 2026.
  39. Parland d'Dian (PDF), Comune di Diano d'Alba, dicembre 2015. URL consultato il 25 agosto 2026.

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