Squillace

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Squillace
comune
Squillace – Stemma Squillace – Bandiera
Squillace – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
Sindaco Pasquale Muccari (lista civica) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 38°47′00″N 16°31′00″E / 38.783333°N 16.516667°E38.783333; 16.516667 (Squillace)Coordinate: 38°47′00″N 16°31′00″E / 38.783333°N 16.516667°E38.783333; 16.516667 (Squillace)
Altitudine 344 m s.l.m.
Superficie 34,33 km²
Abitanti 3 450[1] (31-12-2010)
Densità 100,5 ab./km²
Frazioni Fiasco Baldaia, Scalo (Squillace Lido), Piscopio, Colazzocca, Madonna del Ponte, Impise, Gebbiola, Poveromo, Mandrelle, Tri Cerzi (in italiano "Tre quercie"), Porte, Perroncino, Fontana nuova, Fontana vecchia, Cappuccini, Ghetterello, Santa Chiara, San Domenico, Porta Giudaica, Rione Castello
Comuni confinanti Amaroni, Borgia, Girifalco, Montauro, Palermiti, Stalettì, Vallefiorita
Altre informazioni
Cod. postale 88069
Prefisso 0961
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 079142
Cod. catastale I929
Targa CZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti squillacesi
Patrono sant'Agazio martire
Giorno festivo 7 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Squillace
Squillace
Posizione del comune di Squillace nella provincia di Catanzaro
Posizione del comune di Squillace nella provincia di Catanzaro
Sito istituzionale
« Rifulge di luce chiarissima e, dotata di un clima molto mite, ha inverni aprichi (soleggiati), estati fresche, e la vita ivi trascorre senza alcun malanno per la mancanza d'intemperie. Perciò anche gli abitanti sono svegli nelle sensazioni, perché la contemperanza del clima regola ogni cosa...[2] »
(Cassiodoro)

Squillace è un comune italiano di 3.417 abitanti situato in provincia di Catanzaro. La Squillace Storica [3] sorge su tre colli a circa 344 metri s.l.m. chiusi da due torrenti, l'Alessi e il Ghetterello. E' posta in una posizione strategica a controllo dell'omonimo golfo sul mare Ionio, sul quale sorgono i quartieri di Squillace Marina [4] e Fiasco Baldaia.

Storia e mito della città di Squillace[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le sue origini si perdono nel lungo trascorrere del tempo, mentre la leggenda conferisce ad Ulisse la fondazione della città. Il Re di Itaca, mentre stava tornando a Troia, approda, dopo una tempesta, in una zona pianeggiante tra il fiume Corace e il fiume Alessi, qui avrà origine Squillace. Altre fonti storiche vedono in Menesteo il fondatore della città. Il primo nome che si conosce del comune è Skyllation, località che divenne un importante centro di comunicazione e un porto militare e commerciale di grande importanza. Il suo porto viene perfettamente descritto da Virgilio nell'Eneide: “....Hinc sinus Hercules si vera est fama Tarenti cernitur, attolit se diva Lacinia contra. Caulonisque arces et navifragum Scylaceum ..."[5]

La città non riuscì mai ad essere autonoma, prima dipendente da Kroton, poi conquistata da Dionigi di Siracusa, fu sottoposta a Locri. Alla fine della seconda guerra punica, fu conquistata da Roma, e, nel sito dell'antica città greca, venne successivamente organizzata come colonia romana. Tra il 123 ed il 122 a.C. la città greca di Skillation diventava la romana Scolacium, il cui nome completo era “Colonia Minervia Nervia Augusta Scolacium”. Scolacium non venne costruita sopra la struttura greca ma accanto: la nuova città si presentava con la forma classica delle città romane con un cardo e un decumano con il foro, le terme, l'anfiteatro, il teatro gli acquedotti e i vari templi. Così la città perse il suo ruolo di porto militare e commerciale, ma divenne snodo fondamentale per la comunicazione viaria : un unico passo, di semplice accesso, tra la costa ionica e la costa tirrenica. Il passaggio di Spartaco, che con 60.000 ribelli saccheggiò il Bruttio, mettendo a ferro e fuoco Scolacium, la costrinse ad un successvio un recupero durato circa un secolo. Con l'avvento del Cristianesimo a Scolacium nel 71 d.C. , grazie all'intercessione del Vescovo di Reggio Calabria, venne aperta una diocesi . La Scolacium cristiana, con il passare degli anni si consolidò così tanto, da diventare guida delle diocesi calabresi.

Cassiodoro e Squillace medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Le coste calabresi, non più difese dalle legioni romane, vennero prese d'assalto dai Saraceni, costringendo gli abitanti delle coste a ritirarsi sulle colline circostanti : questo accadde anche a Scolacium, dove i suoi abitanti fondarono, a 15 km dal mare e su una collina di 360 m, Squillace. L'espansione della città, stimolata dalla diocesi, non si fece attendere, facendo rifiorire in Squillace il centro religioso di un tempo, incrementando il turismo grazie al bel clima e al paesaggio sublime. Squillace ha dato i natali in questo periodo ad un personaggio illustre in tutto il mondo, sicuramente il più illustre nella millenaria vita della "Calabria", Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, l'ultimo dei romani e il primo degli italiani. Cassiodoro, nato nel 485 d.C. a Squillace secondo il compilatore di quest'articolo, ma nel 480 secondo le fonti storiche [6] . Gia da giovanissimo è “Consiliarius” del padre, il quale, esercitando allora la prefettura, divenne, forse, il primo maestro nell'arte del governo : sappiamo, infatti, che il suo genitore fu esemplare ed esperto funzionario di re Odoacre. Nel 507 entra nelle grazie di Teodorico ed è nominato Questore e Segretario del Re e viene insignito del titolo di Patrizio. Nel 514 è Console. Successivamente seguendo la tradizione di famiglia diventa "Corrector" del Bruttio e della Lucania. Morto Teodorico l'impegno politico di Cassiodoro non viene certamente rallentato. Amalasunta prima, Atalarico dopo, pongono praticamente nelle mani di Cassiodoro il governo del regno. Nel 552 l'ultimo re goto, Teia, muore a Ravenna, le sue spoglie verranno portate a Costantinopoli ai piedi dell'imperatore Giustiniano che voleva assicurarsi della morte del suo acerrimo nemico.

Cassiodoro

Cassiodoro dovette partire in esilio verso la nuova capitale del mondo, Costantinopoli, dove accentuò il suo pensiero politico auspicando un' unione tra la cultura pagana e cristiana, tra la civiltà occidentale ed orientale. Giustiniano nel 554 riuscì ad annettere, all'Impero Romano d'Oriente, l'Italia, che però mantenne gran parte della giurisdizione preesistente; si riscontra sicuramente la mano di Cassiodoro in questa scelta : per riuscire ad unire due mondi c'era bisogno di alcuni compromessi, e dell'assenza di conflitti. Cassiodoro, però, si rese conto che era solo una utopia unire le tradizioni Barbare con quelle Romane. Il nuovo equilibrio, dettato dalle armi bizantine, pose completamente fine all'illusione in cui Cassiodoro aveva lavorato tutta la vita. Decide così di ritirarsi dall'attività politica e di tornare in Italia; la sua nuova sede sarà la terra d'origine della sua famiglia: Scolacium. Il calabrese tornato nella sua terra natia è deciso a consacrare le sue energie alla pietà e allo studio. Verso l'anno 555, presso alcuni vivai fonda il Monastero di Vivario. Se nello sforzo politico di conciliazione e integrazione fra popolo romano e mondo goto aveva lanciato il coraggioso appello: “Audiat uterque populus quod amamus” [7], d'ora in poi dal Vivarium diffonderà lo stesso messaggio, però rivolgendosi non alla cerchia ristretta di due popoli, ma all'umanità intera: il suo ideale è diventato più nobile e universale, quanto più la cultura è superiore alla politica, e lo spirito alla materia. Cassiodoro non sarà più il ministro di un Re, un servitore dello Stato, un governatore o un diplomatico: diventerà ministro di un'altra potenza che ha per missione il dominio dello spirito, il santuario della coscienza, la difesa della verità per dirigere l'uomo al fine supremo per cui è stato creato. Il cittadino di SquIllace comprende che non è l'integrazione tra Roma e i barbari che permetterà alla romanità di sopravvivere, ma la fusione della romanità con la Chiesa di Cristo, dall'armonizzazione della cultura profana con quella religiosa. Il Vivarium è una specie di “urbs religiosa”, "città religiosa", nella quale, sotto la guida di due superiori religiosi, oltre all'ideale della vita contemplativa, si cerca un'efficace conciliazione tra spirito e profano. Viene lasciata ai monaci la maggiore libertà nella preghiera e nella scelta degli interessi. In questo famoso cenobio, Cassiodoro istruiva i suoi monaci alla pietà con continui esercizi spirituali, allo studio delle lettere, e delle scienze sacre e profane, procurando di trasmetterle ai posteri col magistero dell'insegnamento e con il trascrivere codici dai calligrafi. Vi raccolse perciò i tesori della sapienza degli antichi, ed istituì una accademia di studi divini ed umani, simili a quella che ai giorni nostri, prende il nome di Università. L'ideale enciclopedico romano divenne cristiano: nasce così l'esigenza di una biblioteca che fu, per quei tempi estremamente completa, pagana e cristiana, latina e greca. La biblioteca era ricca di codici pregevolissimi, molto ben divisa e disposta secondo le varie scienze. Anzitutto c'era la Sacra Scrittura, accanto ad essa vi erano i 22 libri della Antichità Giudaica e centinaia di altri che trattavano di religione. La struttura fu arricchita di molti libri che trattavano di cosmografia, vi erano le opere di Giulio Oratore di Macellino Illirico, il famoso codice di Tolomeo. Seguivano le opere di filosofia e di agraria perché i monaci diventassero intelligenti agricoltori: sono ricordati i trattati di Marziale, del Columella e di Emiliano. Per i monaci addetti alle cure mediche erano disponibili le opere di Ippocrate, di Aurelio Celio, la Terapeutica di Galeno e l'Erbario di Dioscoride. Non potevano sicuramente mancare diverse opere di Aristotele con la traduzione di Boezio. Dalle esigenze culturali e spirituali della comunità del Vivariense nasce la ricchissima produzione letteraria di Cassiodoro negli ultimi decenni della sua vita e trattasi di almeno 9 delle 13 o più opere da lui scritte. Grazie a lui possiamo conoscere come poteva essere la Squillace del tempo: ”Squillace la prima tra le città dei Brutti, che si crede sia stata fondata da Ulisse il distruttore di Troia... è posta nel golfo dell'Adriatico... sta come un grappolo d'uva sospeso ai colli; né si solleva in alto con erta malagevole, se non per osservare con piacere i campi verdeggianti e la cerulea superficie del mare…. Guarda il sole quando spunta sull'orizzonte, senza bisogno che l'aurora lo annunci; giacché non appena vibra i suoi primi raggi, tosto mostra tutto il suo luminoso disco. Essa mira Febo che si rallegra di riflettere colà la chiarezza della sua luce; di che superando la stessa Rodi, con più di ragione può appellarsi la patria del sole...”.

Nascita e caduta del Principato di Squillace[modifica | modifica wikitesto]

Interno del castello di Squillace

Grazie alla sua posizione strategica Squillace continuava ad essere nel mirino dei Saraceni. Subiva ripetute incursioni, ed anzi, per un certo periodo fu dominata dagli Arabi, che ne fecero una temibile base militare. Dopo un breve dominio cadde sotto l'egemonia Normanna. La sua funzione strategica militare, già riconosciuta dai greci, venne confermata anche dai Normanni, che, nel 1044 vi costruirono un forte - castello, trasformandola in contea munita di insediamento.

L'assedio[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo normanno, Ruggero volle cingere d'assedio Squillace, la quale era tenuta a presidio dei soldati, e contemporaneamente chiamare l'esercito di Blasio d'Alagona : il tentativo di assalto fallì, confermando ai Terrazzani di possedere una città ben difesa. Così, resisi conto di essere superiori in numer rispetto alle truppe del presidio, uscirono e s'allontanaro temerariamente per dare caccia ai nemici. Ruggiero di Loria, che invano si impegnava a combattere per la terra dal mare, fece sbarcare i soldati ed occupò quel luogo, tra i cittadini usciti del presidio della Città, e Blasio, che avendo ricevuto i rinforzi del Ruggero rinnovò la battaglia, trovandosi i Terrazzani chiusi in una morsa : fu una carneficina. Non vi fu casa in Squillace ove non fosse morto in quella giornata: dei soldati del presidio si salvarono pochissimi. La città restò tanto spaventata al loro ritorno che Pietro Ruffo, Signore per antica nobiltà di sangue illustre, il quale pensando di vivere in pace non aveva previsto la possibilità di un lungo assedio. Pur i Terrazzani che l'amavano, lo confortarono promettendo di voler morire tutti sotto la bandiera sua, ma il buon Signore volle assicurarsi, per cui mandò emissari a Riggio per patteggiare con Re Federico, e così si promise che se fra quaranta giorni, l'esercito di Re Carlo non veniva a soccorrere, si sarebbe arreso. [8]

Le Casate, la Contea, il Principato e il Marchesato[modifica | modifica wikitesto]

Squillace passa prima a Roberto d'Angiò e poi ai conti Monfort, poi, per circa 150 anni, fu dominata dalla Signoria dei Marzano. Da Contea nel 1485 la città divenne Principato, di cui Federico I di Napoli d'Aragona ne fu re. Squillace, poi, grazie al matrimonio tra la figlia di re Federico e Goffredo Borgia, passa sotto la casata dei Borgia. La cittadina sperava che con l'avvento dei Borgia potesse tornare a splendere di luce propria; non fu così, e, nel 1630 un terremoto colpisce Squillace e le città vicine, nel 1648 una incursione Saracena ne accelera la crisi demografica e la decadenza. Dopo gli avvenimenti della prima metà del 1600, i Borgia abbandonarono Squillace alla desolazione, infatti, nel piano di ricostruzione, il castello, che dominava la zona, venne ristrutturato male, preferendovi la costruzione di un carcere. I Borgia che governeranno sino al 1730, impegnati a Roma, lasciarono Squillace alla famiglia De Gregorio che la tennero sino al 1802. Il principato venne ridotto a Marchesato, e, con l'avvento di pestilenze e di nuovi terremoti, il degrado fu inevitabile. Nel 1783, sotto l'impeto di un nuovo grande terremoto, Squillace vide crollare suo castello e le sue mura : crollava così miseramente l'intera struttura feudale di un vecchio mondo in via di estinzione. Squillace, questa volta, non riuscì più a risollevarsi.

Le idee risorgimentali a Squillace. I fratelli Pepe e Damiano Assanti[modifica | modifica wikitesto]

Guglielmo Pepe

Con l'avvento di Napoleone, la città divenne il centro direttivo per i paesi vicini : Stalettì, Borgia, Girifalco, Amaroni e Sant'Elia. Caduto l' impero Francese, il sud d'Italia tornò, grazie al Congresso di Vienna, sotto la giurisdizione Borbonica. Squillace perse ogni diritto sui paesi vicini, restando legato solo il paesino di Amaroni. I moti del 1820 - 1821, che sconvolsero l'Europa, trovarono in varie città della Calabria ionica molti sostenitori, tra cui Squillace, dove le idee risorgimentali trovano la loro massima espressioni in 3 illustri personaggi che contribuiranno all'unità d'Italia: il gen. Guglielmo Pepe, il gen. Florestano Pepe e Damiano Assanti. Guglielmo Pepe già a sedici anni si fece notare come valoroso combattente e difensore di ideali patriottici, forse pari a quelli del Mazzini e del Garibaldi. Il gen. Pepe con la legione italica affronta in battaglia gli austriaci a Marengo. Dopo un breve ritorno a Squillace si pone contro i Borboni, ma viene arrestato e, pur rimanendovi solo tre anni, venne condannato a vita nella Fossa del Marittimo. La cacciata dei Borboni lo vede bonopartista come ufficiale d'ordinanza di Gioacchino Murat, e, con la restaurazione borbonica, fidandosi del revisionismo costituzionale di re Ferdinando II, accetta la carica di comandante dell'esercito del Regno delle due Sicilie. Nel 1848 ritorna a Napoli, dopo un altro esilio a Londra, dove è incaricato dal Re di Napoli di un comando militare; Guglielmo Pepe disobbedisce agli ordini superiori per correre in difesa di Venezia, seguito dal fratello Florestano e da Damiano Assanti. Guglielmo Pepe tornato a Napoli viene esiliato in Francia, poi va a Torino dove muore nel 1855. Il generale Pepe viene rimpiazzato, nel ruolo di difensore di una patria che ancora non esiste, da Damiano Assanti, che, distintosi già a Venezia, nel 1859 partecipa alla campagna militare per l'unità d'Italia, partecipando anche alla spedizione dei Mille che gli valse la nomina, da parte di Garibaldi, a generale Comandante della divisione Cosenza. Nella Campagna del 1860-1861, Assanti dà il nome alla I° Brigata in cui era stata incorporata la Divisione Stocco, divenuta dopo il 21 novembre 1860 la IV Risorgimento. Importante anche il suo contributo politico. Deputato in quattro legislature, dal 1873 ricopri anche la carica di senatore. Indulgendo all' aneddottica ricordiamo il suo duello con il giornalista Suller che aveva denigrato il comportamento dei meridionali a Venezia: gli fracassò la testa con un colpo di pistola.

Squillace oggi[modifica | modifica wikitesto]

Panorama Squillace.JPG
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Panorama di Squillace dal Castello con vista sul Mar Ionio

Squillace Storica[modifica | modifica wikitesto]

Via di Squillace

Squillace Storica è divisa in quartieri più piccoli, tra i quali spiccano il centro storico [9], e la Squillace Nuova, quartiere di recente costruzione che si espande da Viale Fuori le Porte fino alla Contrada Micciulla. Oltre ai quartieri ve ne sono altri più piccoli di aspetto rurale. Nel centro storico sono inoltre presenti molteplici monumenti e chiese, tra cui il Duomo, il Castello Normanno, il palazzo del Municipio e il Centro del Folklore. Un ampio lavoro di restauro ha reso al castello quell'imponenza persa da tempo, rendendo Piazza Castello un luogo importante per i turisti che finalmente possono godere della meravigliosa veduta.

Squillace vanta un riconoscimento speciale da parte del Ministero dello Sviluppo Economico che consente ai ceramisti squillacesi di applicare il marchio DOC sulle proprie ceramiche, caratteristica che la rende unica in Calabria. Feste e tradizioni sono ritornate in auge nella città antica grazie alle associazioni presenti sul territorio, all'impegno e alla partecipazione di cittadini volenterosi e volontari. Tra le manifestazioni più sentite si ricorda il Palio del Principato, la Cavalcata dei Magi, Castello in festa, Il Presepe Vivente.

Squillace Lido[modifica | modifica wikitesto]

Alba a Squillace lido

Negli ultimi trenta anni si sviluppato lungo le spiagge della città antica un centro balneare in rapida espansione. Conosciuto prima con il nome di Squillace Scalo, per via dello "scalo" della stazione di Squillace, ora viene comunemente riconosciuto come Squillace Lido, o Marina di Squillace.

Nel corso del decennio 1940-1950, molti abitanti di Squillace costruirono in prossimità della spiaggia capanne in legno e paglia, note nel dialetto locale come "pagghjari". Alcuni di questi villeggianti estivi decisero di prendere dimora fissa, formando il primo nucleo della futura frazione. Intorno agli anni '70 fu realizzato un gradevole lungomare e abbozzato un piano edilizio. La costruzione della chiesa di San Nicola Vescovo ha sancito anche la volontà di creare un nucleo stabile e residente.

Oggi i cittadini di Squillace sono equamente divisi tra chi vive nel centro storico e chi invece nelle frazioni [10]

Palazzi e chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Castello Normanno
  • Basilica concattedrale di Santa Maria Assunta
  • Palazzo Vescovile
  • Ponte del Diavolo
  • Chiesa di San Pietro Apostolo
  • Chiesa di San Nicola delle Donne o dell'Immacolata (sconsacrata)
  • Chiesa di San Matteo o di Ogni Santi
  • Chiesa di San Giorgio
  • Santuario Madonna del Ponte
  • Chiesetta della Madonna della Catena (sconsacrata)
  • Chiesetta Gotica di Santa Maria della Pietà (sconsacrata)
  • Monastero di Santa Chiara (distrutto dal terremoto)
  • Palazzo Pepe (oggi sede del Municipio)
  • secondo Palazzo Pepe (con affresco sul portico, con stemma della famiglia Pepe)
  • Palazzo Palmisani
  • Palazzo Baldaya
  • Palazzo Maida-Chillà
  • Finestra Bifora di origine gotica lungo via Antico Senato
  • Portali lungo corso Guglielmo Pepe
  • Chiesa San Nicola Vescovo in Squillace Lido
  • 7 conventi (3 maschili e 4 femminili) andati tutti distrutti

Piazze e vie principali[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Castello
  • Piazza Castello
  • Piazza Risorgimento
  • Piazza Duomo
  • Corso Guglielmo Pepe
  • Via Damiano Assanti
  • Viale Cassiodoro
  • Via Fuori le Porte
  • Via Florestano Pepe
  • Via Antico Senato
  • Via Roma
  • Via Santa Chiara
  • Via SS. Apostoli
  • Via dei Normanni
  • Via dei Feaci
  • Via dei Fenici
  • Piazza San Nicola
  • Lungomare Ulisse
  • Lungomare Odisseo
  • Via Laerte

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Persone legate a Squillace[modifica | modifica wikitesto]

Statua dedicata a Guglielmo Pepe
  • Cassiodoro (Scolacium, 485 circa – Scolacium, 580 circa), politico, letterato e storico romano, vissuto nella zona di Squillace
  • Guglielmo Pepe (Squillace, 1783 – Torino 1855), patriota e generale italiano nell'esercito del Regno delle Due Sicilie
  • Florestano Pepe (Squillace, 1778 – Napoli, 1851), militare italiano, tra i difensori della Repubblica Partenopea del 1799
  • Guido Rhodio (Squillace, 1935), politico italiano
Duomo visto da Borgo Tirone

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

I sindaci di Squillace


  • 1947-1951: Giuseppe Rhodio
  • 1951-1955: Giuseppe Rhodio
  • 1955-1959: Guido Mantella
  • 1959-1963: Guido Mantella
  • 1963-1967: Francesco Taverniti
  • 1967-1971: Guido Mantella
  • 1971-1975: Francesco Taverniti
  • 1975-1979: Guido Rhodio
  • 1979-1983: Giuseppe Mercurio
  • 1983-1987: Guido Mantella
  • 1987-1991: Giuseppe Mercurio
  • 1991-1994: Guido Mantella
  • 1994-1995: Domenico Nuciforo
  • 1995-1999: Pasquale Muccari
  • 1999-2004: Guido Mantella
  • 2004-2009: Guido Rhodio
  • 2009-2014: Guido Rhodio
  • 2014-In corso: Pasquale Muccari

Elezioni politiche[modifica | modifica wikitesto]

Dc Pci Psi Msi Pri Pli Psdi altri
1948 62,8 27,4 2,9 0,5 6,4
1953 73 4,5 13,9 1,8 0,5 2,1 1,5 2,7
1958 66,8 7,3 19,7 0,9 0,2 1,6 0,8 2,7
1963 62 17,9 11,9 2,1 0,2 1,2 3,3 1,4
1968 65 18,3 10,8 1,8 0,5 0,6 2 1
1972 66,5 18,3 5,7 3,2 0,5 0,3 4,7 0,8
1976 57,2 29,9 2,8 5,8 1,5 0,1 1,9 0,8
1979 63 21,1 4,3 6,3 1 0,2 0,4 3,7
1983 63,3 20,8 4,9 6,7 1,2 0,5 0,5 2,1
1987 56,1 21,1 8,6 9 0,4 0,2 0,7 3,9
1992 70,5 4,4 4,7 6,8 2,1 1,3 0,7 9,5
Ppi Idv Ccd Rc Pds PSI Fi AN Fiamma altro
1994 28,9 8,9 14,4 0,9 12,4 22,7 0,8 11
1996 10,5 23,4 10,2 17,3 8 25,1 1,2 4,3
2001 16,2(1) 2,9 15,4(3) 5,6 15,5 1,7 20,5 18,6 1,1 2,5
2006 13(2) 4,1 8,5(3) 5,6 10(2) 0,5 19,8 10,6 0,9 27
PD Idv UDC La Sinistra Socialisti PDL La Destra altro
2008 31,9 3,8 10,2 3 1,2 40,5 5,3 4,1
  • (1) La Margherita
  • (2) L'Ulivo
  • (3) Udc

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Squillace, nella lirica descrizione di Cassiodoro, Istituto di studi su Cassiodoro e sul Medioevo in Calabria.
  3. ^ Detta anche Squillace Superiore o Squillace Antica.
  4. ^ Detta anche Squillace Lido o Squillace Scalo.
  5. ^ Trad. Lat " .... di qui si scorge il golfo di Taranto sacro ad Ercole, se è vero quanto si dice, e di fronte si erge la dea Lacinia e le rocche di Caulon e Scylaceum che infrange le navi."
    Virgilio, Eneide , III, 551-553.
  6. ^ Cit. Bibl : "De scriptoribus ecclesiasticis" di Giovanni Tritemio.
  7. ^ Trad. Lat : "Ascoltate tutti coloro che amate"
  8. ^ Angelo di Costanzo, Istoria del regno di Napoli, Società Tipografica dei Classici Italiani, Milano 1805
  9. ^ La zona più importante della città dal punto di vista culturale ed amministrativo.
  10. ^ Oltre che Squillace Lido, le frazioni della Gebbiola e di Fiasco Baldaia.
  11. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN244715997