Girifalco

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Girifalco
comune
Girifalco – Stemma
Girifalco – Veduta
Vista su una parte del centro storico
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
SindacoPietrantonio Cristofaro dal 31/05/2015
Territorio
Coordinate38°49′N 16°26′E / 38.816667°N 16.433333°E38.816667; 16.433333 (Girifalco)Coordinate: 38°49′N 16°26′E / 38.816667°N 16.433333°E38.816667; 16.433333 (Girifalco)
Altitudine456 m s.l.m.
Superficie43,1 km²
Abitanti5 860[1] (31-8-2017)
Densità135,96 ab./km²
Comuni confinantiAmaroni, Borgia, Cortale, San Floro, Squillace, Vallefiorita
Altre informazioni
Cod. postale88024
Prefisso0968
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT079059
Cod. catastaleE050
TargaCZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantigirifalcesi
PatronoSan Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Girifalco
Girifalco
Girifalco – Mappa
Posizione del comune di Girifalco all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Girifalco (IPA: [ʤiriˈfalko][2], Girifarcum in latino[3]) è un comune italiano di 5 860 abitanti[1] della provincia di Catanzaro in Calabria.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Girifalco si estende tra la zona montana e submontana del monte Covello e l'altopiano che degrada verso est e in direzione della valle, detta Carìa, che scende verso il Golfo di Squillace. Storicamente da questa valle passava l'antica via istmica greca che collegava, passando per il pianoro di Girifalco e attraversando l'Istmo di Catanzaro, lo Ionio al Tirreno.[4] Proprio al centro dell'Istmo si trova Girifalco adagiato a 456 m s.l.m. ai piedi di monte Covello, con una superficie di 43,1 km².[5] Nel territorio comunale nasce il torrente Alessi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità e origini[modifica | modifica wikitesto]

Come dimostrato da alcuni ritrovamenti in contrada Carìa, nella parte alta del torrente Alessi, vi erano degli insediamenti precedenti alla Magna Grecia. La necropoli rinvenuta risale al Neolitico superiore e consente di affermare che nel territorio erano presenti delle popolazioni autoctone che si erano stanziate nelle valli fluviali.[4][6][7][8][9]

Tuttavia per avere una prima testimonianza scritta sulle origini dell'insediamento bisogna fare riferimento ad un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata del 7 febbraio del 1937, in cui si legge:[10]

«Girifalco deve la sua nascita alla morte di due paesi, Toco e Carìa, distrutti dai Saraceni nell'836. Gli scampati, all'incendio ed al macello, si rifugiarono sopra una rupe chiamata Pietra dei Monaci; e respinsero ogni assalto lanciando, in disperata difesa, le pietre strappate alla montagna. Furono chiamati, quei prodi, una "Sacra Falange", e, da quel loro nome, detto in greco, venne il nome del loro nuovo nido: Girifalco.»

(Girifalco, La Tribuna Illustrata, 7 febbraio 1937, anno XV)

La presenza di questi due antichi villaggi è stata suffragata dai ritrovamenti effettuati in località San Vincenzo, sotto la rupe Pietra dei Monaci, dove sono state ritrovate delle tombe a camera risalenti alla metà del VII secolo, circa due secoli prima delle invasioni saracene. Gli abitanti dei villaggi, Toco e Carìa posti di fronte al golfo di Squillace verso est, risalivano ai tempi delle migrazioni greche ed erano insediamenti presenti nella vallata, i quali probabilmente non vennero mai conquistati dai Bruzi perché si trovavano nei pressi dell'antica Skylletion, essendo questi in continuo conflitto con le città della Magna Graecia. Questo spiega la decisione del console Claudio Marcello, nel mentre della guerra contro Annibale, di porre i suoi presidi militari sul monte Covello per la particolarità di poter controllare contemporaneamente i due golfi dell'istmo da quelle alture, in una località denominata successivamente setto di Marcello, dove sono state ritrovate delle punte di lancia e delle piccole anfore probabilmente di epoca romana.[11][12] Prima dell'arrivo dei Normanni in Calabria, in piena epoca Bizantina, per difendersi dalle incursioni dei Saraceni che infestavano quelle contrade tra il IX e il X secolo, nell'anno 836 la popolazione si rifugiò in un luogo più alto e sicuro dal quale era visibile l'intera valle sottostante. Quel luogo era una rupe che denominarono Terravecchia e che in seguito sarà conosciuta come Pietra dei Monaci, perché in quella zona sorse un cenobio o un convento del quale sono visibili alcuni ruderi. In quel luogo nacque il primo nucleo abitativo, Pioppi, tipicamente medioevale adagiato su uno sperone roccioso, che si popolò degli abitanti della vallata, dando vita al primo centro urbano dell'antica Girifalco.[13][4]

Dal 1200 al 1500[modifica | modifica wikitesto]

Uno scrittore e viaggiatore inglese, Edward Lear, percorse a piedi il sud Italia, e così scrisse nel suo Diario di un viaggio a piedi:[14]

«Arrivai ad una città di montagna chiamata col delizioso nome di Girifalco... probabilmente se uno potesse scavare nella sua storia, potrebbe trovare che il nome arrivi ai Normanni o probabilmente al più grande dei falconieri, Federico II.»

(Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi)

Per la sua posizione centrale all'interno dell'istmo, punto più stretto della Calabria, la terra di Girifalco poteva costituire una posizione strategica favorevole all'istallazione di guarnigioni, potendo controllare entrambi i golfi dalle alture del monte Covello. Nella corte di Federico II erano presenti i falconieri, ufficiali che allevavano e addestravano i falconi per la caccia e inoltre il sovrano di Sicilia era lui stesso un grande falconiere. Aveva creato una grande riserva di caccia fino ai territori vicini ed è dunque possibile che dei falconieri normanni risiedessero nella terra di Girifalco, visto che il territorio costituisce da sempre un passaggio migratorio di questi rapaci.[13]

Girifalco, la leggenda del suo nome

L'etimologia del nome di Girifalco da sempre ha destato grande mistero e le sue origini si perdono nella leggenda.

In un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata si legge che gli abitanti dei villaggi Toco e Carìa per rifugiarsi dagli assedi e dai saccheggi dei Saraceni, salirono su una rupe e lanciarono le pietre della montagna per difendersi. Quei prodi furono denominati una Sacra Falange e quel termine detto in greco diede il nome al luogo in cui si insediarono, Girifalco.

Giovanni Alessio nel Saggio di toponomastica calabrese lo fa derivare da Kurios-Falcos, Dominus Falcus che però sta ad indicare un presbitero, mentre Niccolò Tommaseo, nel Dizionario della lingua italiana, alla voce Girifalco scrive che la prima parte del vocabolo può essere il greco ierax che vuol dire sparviero, falco. Avremmo così la ripetizione dello stesso termine in due lingue diverse.

Tuttavia è nello stemma comunale che risiede la leggenda dalla quale pare arrivi il nome di Girifalco, un falco che volteggia ad ali spiegate nel cielo azzurro dall'alto di una torre. Senza dubbio il rapace ha a che fare con il nome della cittadina. Lo scrittore e viaggiatore inglese, Edward Lear, nel suo Diario di un viaggio a piedi scriveva che il nome di Girifalco derivi dai Normanni e probabilmente dal più grande dei falconieri, Federico II di Svevia.
Falconieri di Federico II
Per il sovrano, Girifalco, essendo al centro dell'istmo, poteva costituire una postazione strategica e la chiave della soluzione potrebbe essere ricercata nel suo ambiente di corte[15]. All'epoca era in voga la caccia con il falco e i falconieri erano gli ufficiali di corte preposti all'allevamento e addestramento dei falconi. È plausibile che dei falconieri normanni risiedessero nella terra di Girifalco, visto che questa zona in alcuni periodi dell'anno costituisce un passaggio obbligato per questi uccelli, ed è probabile che essi diedero il nome Girifalco, dall'antico vocabolo nordico geirfalk, al luogo dove addestravano questi falchi in onore del rapace del nord Europa, loro terra d'origine[16].

Intorno al 1220 Federico II, una volta domati i Saraceni e riconquistato le roccaforti musulmane in Sicilia, ne trasferì una parte a Girifalco, oltre a quelli di Lucera (che era la colonia principale) e Acerenza, per evitare un loro ritorno sull'isola dando inizio a nuove rivolte. Ma questi iniziarono a spingersi di nuovo troppo a sud verso la Sicilia costringendo così il sovrano di Svevia a emanare nel 1239 un decreto in base al quale tutti i Saraceni del continente dovevano essere confinati nella città di Lucera, la più distante delle tre località iniziali dall'isola. Questo sancì l'abbandono della colonia di Girifalco.[17]

In quegli anni era Signore di Girifalco un certo G. Maffhei, il quale si era messo al servizio di Federico II e quest'ultimo per riconoscenza lo fece Signore di queste terre. Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera Della Calabria illustrata scriveva che ai tempi di Manfredi (figlio di Federico II) questa era la terra di un cavaliere spagnolo di nome Annibale, il quale per i servizi fatti alla corona, si era meritato quella terra e per il lungo possesso che ne aveva avuto, prese per cognome il nome della terra stessa, Girifalco.[18] Gli successero suo figlio e successivamente suo fratello, il quale fu mandato in esilio da Carlo I per la vicinanza con Manfredi, facendo così cadere la terra di Girifalco nel patrimonio del Regno.[19] Con il sistema feudale, che in Calabria era stato diffuso dai normanni, la terra di Girifalco venne temporaneamente assegnata al feudo di Maida.

All'inizio del XIV secolo, Girifalco fu possedimento di Caterina Niceforo, figlia del tiranno e despota dell'Epiro, Niceforo I Ducas. Successivamente fece parte, fino al 1494, della Contea di Arena. Da quell'epoca, con la dominazione spagnola nel Meridione, passò al Principato di Squillace sotto la famiglia dei Borgia fino al 1506. In quell'anno il Re Cattolico la staccò per annetterla alle terre che costituivano la Contea di Soriano, sotto il dominio dei Carafa. Nel 1526 la terra di Girifalco appartenne a un certo Camillo de Gennaro per poi ritornare sotto i Carafa fino al 1609.[20][21]

Durante il dominio dei Carafa, nel 1548, il vescovo Marco Laureo, fratello del cardinale Vincenzo Laureo, fece erigere in Girifalco il convento dei padri domenicani, dedicato a San Domenico, che fu anche centro di studi teologici e dove pare vi abbia dimorato il frate domenicano Tommaso Campanella.[4][19]

1600 e 1700 - Epoca Ducale[modifica | modifica wikitesto]

«Sulla terra della Calabria, legata alle sorti di Napoli, si susseguono varie dominazioni fino a che, per via di trapassi ereditari, Girifalco diventa feudo dei Caracciolo, e Fabrizio Caracciolo, legato a quel feudo da titolo ducale, innalza su di una altura vicino al primo nucleo del paese, un castello; e fa anche costruire un convento pei religiosi che si piantano lassù. Il castello non avrà una vita molto lunga perchè il luogo è franoso e si trova in una zona battuta dal terremoto; ma, del suo nascere, resterà un segno nella scheda di un notaio (notar Fausto). Di don Fabrizio Caracciolo, duca di Girifalco, rimarrà invece un ricordo nella statua, mutilata, erettagli, in senso di riconoscenza, nel convento da lui donato che poi diventerà sede dell'Ospedale psichiatrico della provincia di Catanzaro.»

(Girifalco, La Tribuna Illustrata, 7 febbraio 1937, anno XV)

Nel 1609 il tesoriere di Calabria Ultra, Pietro Francesco Ravaschieri dei Conti di Lavagna, acquistò la terra di Girifalco per 25.000 ducati dal Conte di Soriano. Non avendo avuto figli la donò alla nipote Virginia Ravaschieri, la quale con privilegio di Re Filippo IV, nel 1624 ottenne il titolo Ducale di Girifalco per lei e i suoi discendenti. La prima Duchessa espanse i possedimenti feudali di Girifalco acquistando nel 1631 la terra di San Vito e il casale di Lucente (Cenadi) e nel 1672 Torre di Spadola (Torre di Ruggiero, nel 1686 venduta ai Caracciolo di Soreto).[22][23] In virtù del matrimonio della Duchessa Ravaschieri con un certo Annibale Caracciolo, nel 1607 nacque Fabrizio Caracciolo, secondo Duca di Girifalco e patrizio napoletano. Divenne una figura di grande spicco anche al di fuori del Ducato di Girifalco, perfino ai piani alti del Regno essendo stato reggente della Gran Corte della Vicaria e in seguito consigliere del Sacro Regio Consiglio, nonché comandante del presidio militare di Pizzofalcone e uomo di fiducia del viceré di Napoli Pedro Antonio d'Aragona.[24][25] Fu Duca dal 1634 (anno in cui morì la madre Virginia) al 1683 divenendo artefice di un periodo fiorente per il Ducato consolidando lo sviluppo socio economico della cittadina con la presenza della universitas e dell'istituzione feudale. Il Duca fece costruire, nel 1635, un convento (divenuto successivamente, nel XIX secolo, ospedale psichiatrico) e lo concesse ai frati minori riformati che, per ringraziarlo, nel 1669 fecero erigere una statua in suo onore e la collocarono all'interno del convento stesso (trasferita in epoche successive presso il palazzo Ducale). Nella prima metà del '600, Girifalco venne colpita da due importanti eventi tellurici: quello del 4 aprile del 1626, dove crollarono più di duecento case, le chiese, venne quasi distrutto il palazzo Ducale, lesionata in modo grave la torre di difesa e si creò una grande voragine in un monte[26]; e il terremoto nel marzo del 1638, dove venne gravemente danneggiata quasi la totalità del centro e soprattutto il rione Pioppi con l'annessa chiesa Matrice, la quale venne successivamente ricostruita. I due eventi sono citati da tale Lutius De Urso:

«Girifalco di fuochi 180. Fu negli anni addietro poco men che disfatto dal terremoto (anno 1626); la terra si fracassò e particolarmente una torre altissima di fabbrica assai antica; in una delle due parti della terra si è spezzato il monte e fatta apertura, molti cittadini hanno fatto le case in altro luogo. Il Duca Fabritio dell'illustrissima famiglia Caracciolo che ne è padrone, l'avea non solo restaurata, ma abbellita; ma in questo 27 marzo rovinò con la morte di 50 persone ordinarie»

(Lutius De Urso)

La torre menzionata dal De Urso probabilmente era un'antica torre difensiva o parte di un castello situata in località Pietra dei Monaci o Pioppi Vecchi dalla cui sommità si poteva osservare tutta la vallata fino al Golfo di Squillace. Questo spiega la presenza delle torri nello stemma cittadino.[27]

Contemporaneamente il sindaco Carlo Pacino fece realizzare delle opere di grande importanza come la monumentale fontana barocca nel 1663, la prima Casa Comunale nel 1665 e l'ampliamento della chiesa di San Rocco. Nel XVII secolo dunque il centro abitato si andava sempre di più espandendo e vi era la presenza di diverse importanti strutture sia religiose che civili: due conventi, quello dei padri domenicani e quello dei frati minori riformati; le chiese maggiori erano cinque, la Matrice dei Pioppi Vecchi con la limitrofa chiesa dell'Immacolata, la chiesa di San Rocco, la chiesa del convento dei frati minori riformati e la chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento dei domenicani (chiesa Matrice attuale); la prima casa comunale, il palazzo Ducale e la fontana Barocca. In quel periodo venne anche realizzato lo stemma della città con le tre torri sorvolate dal falco.

Il frate Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera storiografica, Della Calabria illustrata, nel XVII secolo scriveva su Girifalco:[19]

«Terra molto antica, e forse ò ristretta, ò mutata di sito dalla sua prima fondazione, e può trarsene conghiuttura dalle rovinate fabriche, che se le veggono all'intorno, avvertito, e notate dal Marafioti; Nel rimanente, Ella è Abitazione Civile, con buone Famiglie, ed abbondante di molte cose al necessario vivere. Accresce i titoli della Famiglia Napolitana, con quel di Duca. Numeroso di duecento ventidue fuochi.»

(Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, 1691)
Veduta dal palazzo Ducale, con la statua del Duca Fabrizio Caracciolo, al Complesso Monumentale (già ospedale psichiatrico e convento dei frati minori riformati)

Dopo la morte del Duca Fabrizio Caracciolo, ereditò il ducato il nipote Nicola Maria, figlio di Maria Virginia detta Cilla (figlia del Duca Fabrizio) e di un Caracciolo di Gioiosa, che divenne il terzo Duca di Girifalco. Il nuovo Duca nei primi anni del XVIII secolo riuscì a ingrandire il patrimonio feudale, che già comprendeva le terre di San Vito e Cenadi, annettendo le Baronie di San Demetrio, Stefanaconi e San Floro. Durante il suo Ducato, precisamente nel 1723, a Girifalco venne fondata la loggia massonica denominata Fidelitas, la prima nata sul suolo Italico (all'epoca sul suolo del Regno di Napoli). I Caracciolo erano signori della cittadina da quasi un secolo e la loggia nacque grazie al loro potere e prestigio.[28][29][30]

Il Ducato di Nicola Maria durò fino al 1736, anno della sua morte e a succedergli fu il nipote Gennaro Caracciolo, quarto Duca di Girifalco, figlio di Francesco Antonio il quale mori un anno prima del padre, nel 1735. Il Duca Gennaro Caracciolo, contrariamente a quanto usavano fare i suoi avi, ossia sposare donne della stessa famiglia dei Caracciolo, decise di prendere in moglie una donna esterna alla famiglia, donna Olimpia Colonna Barberini dei Conti di Palestrina. Donna Olimpia era una dama di alto rango raffinata e gentile, mentre il Duca Gennaro era un uomo geloso, avvezzo a modi rozzi e da guerra. Per questi motivi e probabilmente per l'impossibilità della consorte di mettere al mondo un erede, il Duca fece spargere la voce che donna Olimpia fosse morta, tant'è che le furono celebrati solenni funerali e dopo qualche tempo della dama non se ne parlò più. In realtà fu rinchiusa da don Gennaro nei sotterranei del palazzo Ducale. Il Duca aveva una cattiva fama, tanto grande da offuscare anche quella importante dell'avo materno, il Duca Fabrizio Caracciolo. La leggenda vuole che due frati, del convento dei domenicani o del convento dei riformati, udirono i lamenti di donna Olimpia da un piccolo lucernario delle segrete del palazzo Ducale e per evitare le ire del Duca ritornarono al convento dove confidarono il tutto ai padri superiori, i quali sospettando che la dama fosse ancora in vita, allertarono le autorità massime a Napoli che mandarono il Preside della Calabria a controllare se fosse davvero viva e rinchiusa nei sotterranei del palazzo Ducale di Girifalco. Donna Olimpia fu liberata e trascorse il resto della sua vita in un monastero a Roma, mentre il Duca Gennaro morì nell'anno 1766.[31][32][33]

Stemma dei Caracciolo di Girifalco

Gli successe, essendo morto senza eredi, la sorella Margherita, quinta Duchessa di Girifalco dal 1766 al 1802. Essendo l'ultima del suo ramo, da li a poco con la sua morte, scomparvero i Caracciolo di Girifalco dopo quasi due secoli e subentrarono i Piccolomini d'Aragona per il matrimonio della Duchessa con don Pompeo, Principe di Maida e Duca di Amalfi. La Duchessa Margherita fu anche l'ultima intestataria per diritto e di fatto delle terre di Girifalco, che comprendevano le Baronie di San Demetrio, Stefanaconi, San Floro, le terre di San Vito e il casale di Lucente (Cenadi), a causa delle leggi eversive della feudalità che sarebbero state emanate nel 1806. Margherita Caracciolo è ricordata soprattutto per aver donato un tesoro alla Chiesa di San Rocco, in particolare alla Cappella di San Michele con il relativo altare, su cui i Caracciolo esercitavano il ius patronatus. Queste donazioni, la Duchessa, le ordinò da Napoli, capitale del Regno, dove si era trasferita assieme alla figlia.[34][4]

Girifalco dopo il terremoto del 1783 (in tratteggiato le zone diroccate dopo il sisma) nell'Atlante Geografico del Regno di Napoli (1788-1812)

Sul finire del XVIII secolo un altro terremoto colpì gravemente la Calabria, quello del 28 marzo 1783, con epicentro proprio tra Girifalco e Borgia. Il centro venne distrutto o danneggiato gravemente, soprattutto il rione Pioppi con la chiesa Matrice (già danneggiata pesantemente nel terremoto del 1638) che si decise di non ricostruire più. Per il graduale abbandono dei Pioppi Vecchi a causa del sisma e per l'espansione del borgo in direzione della collina del convento dei padri domenicani (odierna piazza Umberto I), si decise di trasferire le funzioni di Matrice alla chiesa di quel convento, essendo in una zona più centralizzata.[35]

Negli ultimi anni del '700 il Regno di Napoli decise di andare verso la soppressione e l'incameramento del patrimonio ecclesiastico, che rimase alla mercé degli avvenimenti politici insieme ai beni del feudo, causando delle tensioni all'interno della società girifalcese perché i conventi assieme alle chiese rappresentavano un punto di riferimento economico per molte famiglie con l'affitto di terre e mulini o prestiti di denaro. Inoltre, nel 1799, i Borbone fuggirono a Palermo, mentre a Napoli nacque la Repubblica Partenopea, alla quale aderirono numerosi comuni della Calabria. Girifalco, insieme ad altri centri, rimase invece fedele ai Borbone e alcune spedizioni di girifalcesi si unirono al Cardinale Ruffo e al suo Esercito Sanfedista, il quale si stava dirigendo verso Napoli contro i Francesi per far cadere la Repubblica Napoletana. Nel frattempo l'amministrazione feudale di Girifalco fu temporaneamente affidata alla famiglia dei Magno Oliverio.[4]

1800 - Fine del feudo dei Caracciolo e istituzione del comune[modifica | modifica wikitesto]

La Duchessa Margherita morì nel 1802 e le successe la figlia Anna Maria Piccolomini d'Aragona, sesta Duchessa e ultima feudataria di Girifalco. Nel febbraio del 1806 Giuseppe Bonaparte invase il Regno di Napoli e attuò le leggi eversive della feudalità decretando la fine dei feudi, compreso quello di Girifalco che vide così definitivamente la fine dei Caracciolo e dei Duchi nel proprio territorio. La Duchessa Anna Maria morì ultima della sua casata nel 1812 e si era unita in matrimonio con la famiglia Pignatelli dei Duchi di Monteleone, passando tutta la titolatura nobiliare dell'estinta casa dei Caracciolo di Girifalco ai Pignatelli d'Aragona Cortez.[36] Nei primi anni dell'Ottocento si chiude, dunque, l'epoca Ducale di Girifalco, importante era che ha segnato la storia della cittadina.

Nel decennio francese (1806-1815) divenne dunque comune della Calabria Ulteriore con la legge del 4 maggio 1811, per la nuova circoscrizione delle quattordici province del Regno di Napoli. Durante il Regno delle Due Sicilie (1816-1861) a Girifalco, che rientrava nella Calabria Ulteriore Seconda, ci furono dei cittadini rivoluzionari che parteciparono ai moti di Napoli del 1821 e soprattutto a quelli del 1848. Nel mese di febbraio di quell'anno, dopo che Ferdinando II dovette concedere nuovamente la Costituzione al Regno, a Girifalco nacque una setta carbonara, Gioventù italica e fratellanza, che cospirava contro il governo borbonico per i disagi generali che affliggevano la popolazione. Dopo vari tumulti cittadini una spedizione di volontari partì per Filadelfia, dove era stanziato un accampamento delle armate di rivoluzione della provincia di Catanzaro, con il compito di ostacolare i movimenti dell'esercito borbonico guidato dal generale Nunziante che stava per approdare e collocare una base operativa a Monteleone.[13][4]

Manicomio di Girifalco a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento

In seguito all'unità d'Italia, negli anni '70 del XIX secolo, il Prefetto di Catanzaro Colucci fu promotore dell'istituzione di un manicomio interprovinciale nella Calabria. Dopo la verifica di varie strutture presenti in altri comuni più o meno nella zona, nel 1878 venne ritenuto idoneo il convento dei frati minori riformati di Girifalco, costruito e donato a quei frati dal Duca Fabrizio Caracciolo più di due secoli prima, che venne così trasformato in manicomio diretto in principio dallo psichiatra Dario Maragliano dal 1880. L'ospedale rappresentò una grande fonte di beneficio per Girifalco, dando inizio allo sviluppo e alla modernizzazione dell'economia cittadina.[37]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma araldico di Girifalco raffigura tre torri sorvolate da un falco.

La blasonatura del gonfalone recita:

«Drappo di azzurro riccamente ornato di ricami d'oro caricato dallo stemma comunale che è racchiuso in una circonferenza all'interno di una pergamena, ornata da fogliame di colore verde a sua volta sovrastata da elmo piumato di rosa e con al vertice l'iscrizione centrata in oro recante: "Comune di Girifalco". La cravatta e i nastri tricolore sono fregiati di color oro.»

(Blasonatura del gonfalone)

Nello stemma araldico venne accolta la tradizione dalla quale pare discenda il nome della cittadina girifalcese, che vuole un falco volteggiante che si erge ad ali spiegate nel cielo dall'alto di un complesso di tre torri.[38][39][40]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Rocco nei primi anni del '900

Gioiello di architettura barocca tutelata ipso-jure, come attesta il Ministero per i beni culturali e ambientali, soprintendenza per i beni architettonici artistici e storici della Calabria. Al suo interno custodisce la pregevole statua di San Rocco, opera d'arte realizzata in legno massiccio che risale al '500, epoca di fioritura artistica. Le sue origini si perdono nel tempo e sulla sua prima fondazione non si hanno fonti certe (probabilmente XVI secolo), ma è comunque assai remota e resta uno dei monumenti più antichi di Girifalco. Edificata, secondo la leggenda, dopo il ritrovamento di un'effige del Santo di Montpellier tra gli arbusti di un pantano nel luogo dove in seguito fu innalzata la chiesa. Di certo si sa che l’antica chiesa, di maggiori proporzioni dell’attuale, venne distrutta o pesantemente danneggiata da un terremoto nel XVII secolo, probabilmente quello del 1626 con epicentro proprio a Girifalco o il sisma del 1638[41]. Nel 1672 per l’estendersi del paese e della popolazione, per l’incremento del culto del Santo e per l'importanza assunta dalla chiesa, la medesima venne elevata a Parrocchia. Riedificata in quel secolo con grandi sacrifici di tutto il popolo senza subire più gravi danneggiamenti, nonostante la spaventosa potenza di terremoti come quello del 1783 che distrusse quasi l’intero paese e non venne modificata in modo rilevante fino al 1860. Fu consacrata solennemente nel 1914 dal cardinale e arcivescovo Mons. Eugenio Tosi, in quell'epoca vescovo di Squillace. Sulla facciata ci sono quattro colonne con capitello, il portale lapideo è sormontato da una grande finestra a mezzaluna e sulla sinistra il campanile decorato con delle trabeazioni presenta un orologio posto nella parte superiore. L'interno, che è costituito dalla grande navata centrale e una laterale sul lato del campanile, custodisce varie opere di grande pregio oltre la statua del Santo, tra cui un ostensorio barocco, l'altare maggiore opera di scalpellini di Serra San Bruno, cinque altari laterali tra cui l'altare di San Michele Arcangelo, che fu l'antico patrono del paese, adornato con candelieri in ottone e nell'abside si può notare un grande quadro del Santo di Montpellier. Dietro la chiesa è presente l'Asilo di San Rocco, palazzo costruito nella prima metà del '900.[42][43]

Chiesa Matrice Santa Maria delle Nevi[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Matrice Santa Maria delle Nevi (a sinistra) e chiesa del SS. Rosario (a destra)
Interno della chiesa Matrice, altare con calvario

La sua prima fondazione risale al XVI secolo ed è dedicata alla Madonna delle Nevi (titolo che ha ereditato dalla distrutta chiesa Matrice del rione Pioppi Vecchi). Sul finire del XVIII secolo venne riedificata sul sedime della chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento di San Domenico, costruito nel 1548 per volere del vescovo Marco Laureo. Della vecchia struttura del convento dei frati domenicani esistono ancora oggi interessanti ruderi e arredi, tra i quali l'ampio giardino interno delimitato dalle antiche mura con al suo interno il pozzo e la fossa comune per le sepolture. La facciata un tempo era di stile barocco (oggi presenta uno stile tipicamente moderno essendo stata restaurata negli anni cinquanta del '900) e possiede un grande portale lapideo affiancato da due nicchie al quale si accede tramite una doppia scalinata. L'ingresso laterale è incorniciato in un portale bugnato e si trova nella struttura del campanile dove sono presenti tre campane e l'orologio. L'interno è tipicamente bianco sia per il richiamo al titolo stesso della chiesa, Madonna delle Nevi, e sia per il richiamo all'ordine dei domenicani, dai quali la chiesa deriva, il cui colore simbolo è il bianco. La grande navata è adornata da una serie di archi con fregi e capitelli dorati. Adiacente alla chiesa Matrice è situata la chiesa del SS. Rosario.[35][42]

Chiesa del SS. Rosario[modifica | modifica wikitesto]

Fu edificata alla fine del XVIII secolo. Nella Lista di Carico della cassa sacra, al capitolo Fabriche Religiose, non ne viene fatta alcuna menzione e la sua costruzione è, dunque, posteriore al terremoto del 1783, ossia in seguito alla promozione della chiesa del convento dei domenicani (chiesa di Santa Maria delle Grazie) a Matrice. Pertanto, i confratelli ne costruirono una nuova dedicandola alla Beata Vergine del Rosario. La chiesa presenta due navate in stile barocco e sulla facciata il portale in pietra chiara è sormontato da una monofora circolare affiancata da due nicchie. Sul soffitto, proprio al di sopra dell'altare principale, si può leggere l'antifona biblica Domus mea domus orationis vocabitur, mentre alla sommità dell'arco centrale è presente lo stemma dei frati domenicani.[42]

Chiesa dell'Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

La sua prima edificazione risale al XV secolo, epoca in cui era situata poco al di fuori del centro urbano, mentre oggi delimita il versante occidentale del centro storico. Adagiata su una piccola collina, venne più volte riedificata nel tempo e l'attuali struttura e aspetto risalgono al XVIII secolo. L'interno è composto da tre navate di piccole dimensioni abbellite da colonne e decori in oro. Al di sopra dell'altare, che è di color rosa antico e bianco, è riposta la statua della Madonna Addolorata. Sull'ala di sinistra si erge il campanile, mentre di fronte la facciata ci sono delle interessanti icone sormontate da croci che raffigurano alcune scene del calvario di Gesù Cristo.[42]

Chiesa dell'Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Risale al XVIII secolo. Nella Lista di Carico della cassa sacra, redatta dopo il terremoto del 1783, si rileva che in epoca antecedente al sisma al posto della chiesa attuale ne sorgeva un’altra, ossia una cappella rurale con delle proprie rendite. Infatti fino agli anni ’60 del XX secolo era fuori dal centro abitato, in mezzo agli ulivi in contrada Conella, prima che l'espansione urbana la circondasse. Annessa alla chiesa c'era una celletta per il Romito, l’eremita.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Fontana Carlo Pacino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fontana barocca di Girifalco.

La monumentale fontana è situata nel centro storico in piazza Vittorio Emanuele II a fianco della chiesa di San Rocco e venne realizzata nel XVII secolo (1663) dai maestri scalpellini locali in stile barocco.[44][42]

Complesso monumentale - Ospedale psichiatrico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ospedale psichiatrico di Girifalco.

Imponente struttura del vecchio manicomio provinciale istituito nel 1881. In passato era un convento dei frati minori riformati del XVII secolo (1635). Nel 1878 venne ritenuto idoneo per la conversione in manicomio dopo un lungo iter di selezione tra varie strutture di altri comuni e fu diretto, dal 1880, dallo psichiatra Dario Maragliano.[37][45][46]

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Nel centro storico di Girifalco sono presenti diversi palazzi concentrati all'interno o nei pressi delle due piazze principali, piazza Umberto I e piazza Vittorio Emanuele II:[47]

  • Palazzo Ducale: ubicato in piazza Umberto I è stato per lungo tempo residenza signorile. Risale al XIII secolo, costruito dopo la VI crociata. Fu di proprietà della famiglia Ravaschieri e passò ai Caracciolo agli inizi del XVII secolo. Nel tempo ha subito diverse trasformazioni in particolare dopo il terremoto del 1783. Il portone d'ingresso è incorniciato da un portale bugnato e conserva al suo interno un altare palatino. All'esterno, a fianco al portone d'ingresso è collocata la statua del Duca Fabrizio Caracciolo risalente al 1669
  • Prima Casa Comunale: risale al 1665 ed è situata in piazza Vittorio Emanuele II. È fregiata dallo stemma della famiglia dei Caracciolo. Oggi al suo interno è presente un piccolo museo dell'epoca borbonica e in passato è stata biblioteca comunale
  • Palazzo Municipale: risalente ai primi del '900 è sede del comune e della biblioteca comunale
  • Palazzo Spagnuolo
  • Palazzo Ciriaco
  • Palazzo Staglianò
  • Palazzo Rossi
  • Palazzo Giampà
  • Palazzo Cefaly
  • Palazzo Vaiti
  • Palazzo Siniscalco
  • Palazzo Fragale
  • Palazzo Valenti

Altre opere e località[modifica | modifica wikitesto]

Statua del Duca Fabrizio Caracciolo

Statua marmorea risalente al 1669. In origine era posta all'interno del convento dei frati minori riformati (ex ospedale psichiatrico e attualmente Complesso Monumentale), i quali la fecero scolpire e la dedicarono come segno di riconoscenza al duca medesimo per avergli donato la terra e costruito il convento. Successivamente è stata prima posta all'esterno dell'ala est dell'ospedale psichiatrico e attualmente si trova adiacente alle mura del palazzo Ducale. Di fattura napoletana, è una delle sole due statue del genere presenti in Calabria.[48]

Acquedotto località Battandieri (Vottandìari)

Resti di un antico acquedotto del XVII secolo. Faceva parte dell'antica via dei mulini (13 in origine) che dal monte Covello scendeva fino al centro abitato per poi dirigersi a valle. Questi acquedotti e mulini furono costruiti nella seconda metà del '600 dalla famiglia Caracciolo, i quali amministravano queste terre in quell'epoca. Erano tutti concentrati in un raggio di 6 km e venivano azionati sfruttando i corsi d'acqua Longa e Ponzo. La maggior parte di queste strutture è oramai ridotta a dei ruderi o assimilate in strutture successive. Il primo da est si trova in località Cacinari, sei si ritrovavano all'interno del tessuto urbano (due in località Coste e quattro in località Battandieri, tra cui quello più noto insieme al mulino soprastante), mentre altri sei si trovavano sulla vecchia strada poderale verso il monte Covello partendo dalla località Battandieri (in località Pontani, Jervasili, Montagnella, Sussarvo, Castaneto).[49]

Pietra dei Monaci e Pioppi Vecchi

Siti più antichi della cittadina essendo stati il primo nucleo urbano di Girifalco, distrutti da vari terremoti (1626, 1638, 1783, 1905). Il nome della località Pietra dei Monaci è collegabile al fatto che un tempo in questa zona sorgeva un convento, distrutto da uno dei terremoti sopracitati. Molti ruderi sono ancora presenti tra i quali i resti della chiesa Matrice dei Pioppi Vecchi.

Ruderi dell'antica chiesa Matrice dei Pioppi Vecchi

La Matrice che sorgeva ai Pioppi Vecchi era la principale chiesa di Girifalco fino al 1783 ed era dedicata alla Madonna delle Nevi, titolo che venne poi ereditato dall'attuale chiesa Matrice. Non molto si sa sulle sue origini e fu praticamente rasa al suolo dai due terremoti che si verificarono nel 1638 e nel 1783. Questi avvenimenti sono descritti nella Relazione ad Limina del vescovo della diocesi di Squillace nel 1661 e nel verbale che fu stilato dall'allora arciprete del paese dopo il sisma del 1783. Era annessa alla Matrice la chiesa dell'Immacolata, anch'essa distrutta. Era risaputo che quella zona fosse molto a rischio, infatti, all'indomani del sisma del 1638 in molti si chiesero se ricostruire la chiesa in quel luogo o altrove. Ventidue anni dopo ancora si stava discutendo sul da farsi, come documentato nella relazione del 1661 e alla fine si decise di ricostruirla nello stesso medesimo posto, i Pioppi Vecchi. Ma nel secolo successivo, il terremoto del 1783 la distrusse nuovamente, lasciando il paese ancora una volta senza chiesa Madre. Si ripose quindi il problema della riedificazione nello stesso luogo o spostarne la parrocchia in una delle altre due chiese abbastanza grandi del paese, quella di San Rocco o quella del convento dei padri riformati (futuro ospedale psichiatrico). La prima fu ritenuta non molto grande per soddisfare le esigenze della popolazione nelle festività, mentre la seconda era troppo distante dal centro del paese che intanto si stava estendendo verso la collina del convento dei domenicani, la futura piazza Umberto I. Si decise alla fine di riedificare la chiesa di Santa Maria delle Grazie del sopracitato convento, che fu anch'essa distrutta dal sisma del 1783, trasferendovi le funzioni di chiesa Matrice e assegnandola alla Madonna delle Nevi, come la distrutta chiesa dei Pioppi Vecchi. Questa decisione fu presa per la necessità di collocarne la sede in una zona più centrale, vista l'espansione del centro urbano e per il graduale abbandono del rione Pioppi dopo il tremendo sisma di fine XVIII secolo. Oggi sono ancora visibili i suoi ruderi e in particolar modo le mura della navata laterale sinistra.[42][50]

Località San Vincenzo: in questa contrada sono stati rinvenuti i resti di un antico cimitero ebraico databile al VII secolo.

La Cannaletta: fontana a sei cannali del 1897.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[51]

Eventi e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa di San Rocco: 15-24 agosto[43]
  • Madonna del Rosario: 1ª domenica di ottobre
  • Cumprunta: domenica di Pasqua
  • Festa dell'Addolorata: 15 settembre
  • Festa dell'Annunziata: 25 marzo
  • Azata: vigilia delle ceneri
  • Festa di San Giuseppe: 19 marzo
  • Festa della Madonna di monte Covello: 1ª domenica di agosto

Infrastrutture[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è attraversato dalle seguenti infrastrutture:

  • Strada provinciale 59: Girifalco (bivio SP 172) - Squillace (bivio SP 162/2)
  • Strada provinciale 61: verso monte Covello fino al bivio con la SP 145
  • Strada provinciale 92: Girifalco (contrada Cannalelli verso Caraffa di Catanzaro) - Cortale (bivio SP 87)
  • Strada provinciale 162/2: Squillace Lido (bivio SS 106) - Maida (bivio SS 19)
  • Strada provinciale 172: collega Girifalco con la costa catanzarese

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Contrade[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Girifalco si estende per più di 43 km² e sono numerose le contrade che lo circondano, dalle località del monte Covello (sud-ovest) a quelle verso il bosco Farnoso e più internamente nei pressi della Pietra dei Monaci (sud-est), dalle località in direzione della SP 172 (est) fino a quelle della zona nord del territorio e oltre alle contrade interne.[52][53]

  • Nel centro urbano: Bufalello, Colaierni, Conella, Curcio, Frà Giacinto, Guzzoni, Libertina, Misigonì, San Marco, Sportà.
  • Nord, Nord-est: C.Bongiorno, Cannanelli, Cannavù, Carruse, Currola, Giardino, Girello, Nucarella, Pranci, Quadri, Zingarello.
  • Est, verso la SP 172: Arena, Serra, Tre Conoli, Vasia.
  • Sud-est, nei pressi della località ''Pietra dei Monaci'': Orto della Duchessa, San Vincenzo, Scalella.
  • Sud-est, verso il bosco Farnoso: Carìa, Correnti, Domitini, Insalata, Piano di Porro, Pietre Grandi, Pucciarello, Scriselli, Scugnietto, Toco.
  • Sud-ovest verso il monte Covello: Castaneto, Covello, Gulladi, Lacco, Lucertola, Mangravite, Montagnella, Pantano, Piano di Acquaro, Spanò, Ziofrò.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Monte Covello[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monte Covello.

Monte Covello raggiunge l'altezza di 848 metri s.l.m., è noto per la ricchezza della flora con abbondanti boschi, per la varietà faunistica e per la qualità delle acque oligominerali. È presente un centro ornitologico e inoltre è possibile attraversare suggestivi percorsi naturalistici, visitare il laghetto in località Rimitello e lo sbarramento del torrente Pesipe. Dalle sue massime alture si possono osservare sia lo Ionio che il Tirreno.[54][55]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2017.
  2. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it.
  3. ^ Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, composto dall'Abate D. Francesco Sacco e dedicato alla maestà di Ferdinando IV Re delle Sicilie, 1795, p. 347
  4. ^ a b c d e f g Aspetti e momenti del Risorgimento a Girifalco: il 1848.
  5. ^ Italiapedia, Descrizione territorio di Girifalco, su italiapedia.it.
  6. ^ Storia della Calabria: dall'antichità ai giorni nostri.
  7. ^ Vaso del Neolitico Superiore (IV- III millennio a. C.) Girifalco, su calabriaonline.com.
  8. ^ I Pelasgi o popoli del mare, su circoloculturalelagora.it.
  9. ^ Dalla Καλαβρία la parola Italia.
  10. ^ Girifalco, in La Tribuna Illustrata, Anno XV, nº 6, 7 febbraio 1937.
  11. ^ Girifalco su sapere.it, su sapere.it.
  12. ^ La storia di Girifalco, su quicalabria.it.
  13. ^ a b c Storia - Comune di Girifalco, su www.comune.girifalco.cz.it. URL consultato il 29 maggio 2017.
  14. ^ Edward Lear, Diario di un viaggio a piedi.
  15. ^ | Storia Comune di Girifalco
  16. ^ | Storia di Girifalco, Italiapedia
  17. ^ Massimiliano Monaco, Luceria saracenorum, su academia.edu.
  18. ^ Araldica della famiglia Girifalco, su heraldrysinstitute.com.
  19. ^ a b c Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata.
  20. ^ Italiapedia, Girifalco - Storia, su www.italiapedia.it. URL consultato il 29 maggio 2017.
  21. ^ Contributo alla storia feudale della Calabria nel sec. XVII.
  22. ^ Gal Serre Calabresi - Territorio - Comuni, su galserrecalabresi.it.
  23. ^ La famiglia Ravaschieri, in Pagine Bianche, Anno III - Giugno 1999, nº 6.
  24. ^ Napoli spagnola dopo Masaniello: politica, cultura, società, pp. 158, 231, 237.
  25. ^ Conte Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle provincie meridionali d'Italia, Volume III, 1876.
  26. ^ Il quadro sismotettonico del grande terremoto del 1905 (PDF), su fis.unical.it, p. 192 - Il terremoto di Girifalco del 1626.
  27. ^ G. Boca, Luoghi sismici della Calabria.
  28. ^ Rocco Ritorto, Tavole Massoniche 2.
  29. ^ In Calabria la prima Loggia Massonica d’Italia, su nuovomonitorenapoletano.it.
  30. ^ La Massoneria Italiana, su grandeorienteitaliano.com.
  31. ^ La prigioniera muta, in La Tribuna Illustrata, Anno XV, nº 6, 7 febbraio 1937.
  32. ^ Gennaro Maria Caracciolo, quarto duca di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno III - settembre 1999, nº 9.
  33. ^ Famiglia Colonna, sezione E1, su genealogy.euweb.cz.
  34. ^ Margherita, quinta Duchessa di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno III - ottobre 1999, nº 10.
  35. ^ a b Progetto di ricostruzione della Chiesa Madre di Girifalco, su movio.beniculturali.it.
  36. ^ Anna Maria Piccolomini d'Aragona, ultima feudataria di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno III - novembre 1999, nº 11.
  37. ^ a b SIUSA - Ospedale psichiatrico di Girifalco, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 29 maggio 2017.
  38. ^ girifalco.asmenet.it, http://girifalco.asmenet.it/index.php?action=index&p=76.
  39. ^ Comuni italiani.it - Stemma di Girifalco, su comuni-italiani.it.
  40. ^ Studio comparato di due stemmi calabresi, su notiziarioaraldico.info.
  41. ^ Terremoti più forti della Calabria - righe 8, 9, su calabriaportal.com.
  42. ^ a b c d e f Identità Storico-Culturali dei comuni nel territorio del G.A.L. Serre Calabresi.
  43. ^ a b Chiesa di San Rocco, su sanroccodigirifalco.it.
  44. ^ Fontana Carlo Pacino, su artbonus.gov.it.
  45. ^ Manicomio provinciale di Girifalco, su spazidellafollia.eu.
  46. ^ Manicomio Provinciale di Catanzaro in Girifalco, su architetturemanicomiali.altervista.org.
  47. ^ G.A.L. Serre calabresi, Le terre del sole, 2015.
  48. ^ I monumenti di Girifalco, in Pagine Bianche, Anno VI - giugno 2002, nº 6.
  49. ^ La via dei mulini, in Pagine Bianche, Anno III, dicembre 1999, nº 12.
  50. ^ Girifalco nel XVII secolo, in Pagine Bianche, Anno VI - aprile 2002, nº 4.
  51. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  52. ^ Stradario centro urbano, su comune.girifalco.cz.it.
  53. ^ Mappa di Girifalco, su tuttocitta.it.
  54. ^ GIRIFALCO su turiscalabria, su turiscalabria.it.
  55. ^ Gal Serre Calabresi - Girifalco, su galserrecalabresi.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La Tribuna Illustrata - Anno XV - N° 6, 1937
  • Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, 1691
  • Gabriele Barrio, De Antiquitate et Situ Calabriae, 1571
  • D. Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, 1795
  • M. Rosanò, Aspetti e momenti del Risorgimento a Girifalco: il 1848, 1987
  • G. Galasso, Napoli spagnola dopo Masaniello: politica, cultura, società, 1972
  • F. Pastore, Dalla Καλαβρία la parola Italia, 2017
  • G. Boca, Luoghi sismici della Calabria, 1981
  • Rocco Ritorto, Tavole Massoniche 2, 1996
  • J. Mazzoleni, Contributo alla storia feudale della Calabria nel sec. XVII, 1963
  • Augusto Placanica, Storia della Calabria dall'antichità ai giorni nostri, 1994

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito del Comune di Girifalco, su comune.girifalco.cz.it.

Mappa di Girifalco, su tuttocitta.it.

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