Girifalco

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Girifalco
comune
Girifalco – Stemma
Girifalco – Veduta
Panorama su parte del centro storico con il monte Covello sullo sfondo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaProvincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
SindacoPietrantonio Cristofaro dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate38°49′N 16°26′E / 38.816667°N 16.433333°E38.816667; 16.433333 (Girifalco)Coordinate: 38°49′N 16°26′E / 38.816667°N 16.433333°E38.816667; 16.433333 (Girifalco)
Altitudine456 m s.l.m.
Superficie43,1 km²
Abitanti5 761[1] (30-11-2019)
Densità133,67 ab./km²
Comuni confinantiAmaroni, Borgia, Cortale, San Floro, Squillace, Vallefiorita
Altre informazioni
Cod. postale88024
Prefisso0968
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT079059
Cod. catastaleE050
TargaCZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitantigirifalcesi
PatronoSan Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Girifalco
Girifalco
Girifalco – Mappa
Posizione del comune di Girifalco all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Girifalco (AFI: /ʤiriˈfalko/[2], Girifarcum in latino[3]) è un comune italiano di 5 761 abitanti[1] della provincia di Catanzaro in Calabria. Centro collinare di origini medievali adagiato ai piedi del monte Covello in posizione terrazzata al centro della penisola calabrese e dell'istmo di Catanzaro, quasi equidistante dalle due coste[4].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Vista aerea verso ovest

Girifalco sorge a nord dei monti delle Preserre affacciandosi sull'istmo, nel quale si trova in posizione centrale e proiettato leggermente a nord-est[5][6].

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Girifalco ha una superficie di 43,1 km² e si estende tra la zona montana e submontana del monte Covello e l'altopiano che degrada verso est e in direzione della valle, detta Carìa, che va in direzione del golfo di Squillace. Anticamente presso questa valle passava la via istmica greca che collegava, passando per il pianoro di Girifalco e percorrendo l'Istmo di Catanzaro, lo Ionio al Tirreno[7][8]. Affacciato sull'Istmo si trova Girifalco adagiato a 456 m s.l.m. (altezza minima 224, massima 889) ai piedi di monte Covello, dal quale si possono osservare, dai suoi punti più elevati, entrambi i mari[9].

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il torrente Ghetterello, che ha origine presso il bosco Farnoso[10], attraversa il territorio nella parte sud-est e sfocia nelle acque del golfo di Squillace dopo essersi unito al torrente Alessi, mentre la parte nord-ovest del territorio è attraversata dal torrente Pesipe[11].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità e origini[modifica | modifica wikitesto]

Storicamente, la nascita di Girifalco è fatta risalire al dominio bizantino, nel IX secolo. Tuttavia erano presenti degli insediamenti precedenti alla Magna Grecia, come dimostrato da alcuni ritrovamenti nella valle denominata Carìa, nella parte alta del torrente Ghetterello fino al bosco Farnoso[7]. La necropoli, con delle tombe a lastroni di pietra rinvenuta durante gli ultimi anni del XIX secolo dallo storico e archeologo Armando Lucifero nella quale reperì il cranio di Carìa[12][13][14], risale al Neolitico superiore e consente di affermare che nel territorio erano presenti delle popolazioni autoctone che si erano stanziate nella sopracitata valle[15][16][17][18].

Per avere una prima testimonianza scritta sulle origini dell'insediamento bisogna fare riferimento ad un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata del 7 febbraio del 1937, in cui si leggono le sue origini medievali[19]:

«Girifalco deve la sua nascita alla morte di due paesi, Toco e Carìa, distrutti dai Saraceni nell'836. Gli scampati, all'incendio ed al macello, si rifugiarono sopra una rupe chiamata Pietra dei Monaci; e respinsero ogni assalto lanciando, in disperata difesa, le pietre strappate alla montagna. Furono chiamati, quei prodi, una "Sacra Falange", e, da quel loro nome, detto in greco, venne il nome del loro nuovo nido: Girifalco.»

(Girifalco, La Tribuna Illustrata, 7 febbraio 1937, anno XV)
I Pioppi Vecchi, nucleo più antico di Girifalco, visti da dietro il complesso monumentale.

La presenza dei due antichi villaggi è stata suffragata dai ritrovamenti effettuati in località San Vincenzo, sotto la rupe Pietra dei Monaci, dove sono state ritrovate delle tombe a camera risalenti alla metà del VI o VII secolo, circa due secoli prima delle invasioni saracene. Gli abitanti dei villaggi, Toco (Tochio) e Carìa, risalivano all'epoca romana o ai tempi delle migrazioni greche ed erano insediamenti presenti nella vallata, i quali probabilmente non vennero mai conquistati dai Bruzi perché si trovavano a pochi chilometri dell'antica Skylletion, essendo questi in continuo conflitto con le città magnogreche. Questo spiega la decisione del console Claudio Marcello, nel mentre della guerra contro Annibale, di porre i suoi presidi militari sul monte Covello per la particolarità di poter controllare contemporaneamente i due golfi dell'istmo da quelle alture, in una località denominata successivamente setto di Marcello, dove sono state ritrovate delle punte di lancia e delle piccole anfore probabilmente di epoca romana[20][21]. Prima dell'arrivo dei Normanni in Calabria, in piena epoca Bizantina, per difendersi dalle incursioni dei saraceni che infestavano quelle contrade intorno al IX secolo, nell'anno 836 la popolazione si rifugiò in un luogo più alto e sicuro dal quale era visibile l'intera valle sottostante. Quel luogo era una rupe che denominarono Terravecchia e che in seguito sarà conosciuta come Pietra dei Monaci, perché in quella zona sorse un cenobio o un convento del quale sono visibili alcuni ruderi. In quel luogo nacque il primo nucleo abitativo della Girifalco antica (odierno rione Pioppi Vecchi), tipicamente medioevale adagiato su uno sperone roccioso che si popolò degli abitanti della vallata[22][7].

Dal 1200 al 1500 - Terra contesa[modifica | modifica wikitesto]

Uno scrittore e viaggiatore inglese, Henry Vollam Morton, visitò il sud Italia, e così scrisse su Girifalco[23][24]:

«Sono arrivato in una città di montagna chiamata con il delizioso nome di Girifalco, che è l'italiano di 'gerfalcon', e probabilmente, se uno potesse scavare nella sua storia, potrebbe trovare che il nome risale ai Normanni o probabilmente al più grande dei falconieri, Federico II.»

(Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy)

In effetti, per la sua posizione centrale all'interno dell'istmo punto più stretto della penisola italiana, la terra di Girifalco poteva costituire una posizione strategica favorevole all'istallazione di guarnigioni, potendo controllare entrambi i golfi dalle alture del monte Covello. Nella corte di Federico II, all'epoca Re di Sicilia, erano presenti i falconieri, ufficiali che allevavano e addestravano i falconi per la caccia e lui stesso era un grande falconiere. Sostava spesso nella sua abitazione nell'antica Nicastro e andava a caccia con il falcone spingendosi fino ai boschi nella terra di Girifalco e aveva creato una grande riserva di caccia fino ai territori vicini (Maida) rendendo dunque probabile la presenza dei falconieri normanni nella terra di Girifalco, che era stata assegnata al feudo di Maida, visto che il territorio costituisce da sempre un passaggio migratorio di questi rapaci[25][22].

Federico II intorno al 1220 mandò una colonia di saraceni, i quali erano insorti in Sicilia, a Girifalco (altri furono mandati a Lucera in Puglia e Acerenza in Basilicata) per farli integrare nella propria terra evitando di farli ritornare sull'isola a creare altre insurrezioni. Questa piccola colonia durò fino al 1239, anno in cui furono tutti confinati nella colonia pugliese, la più distante dalla Sicilia[26][27].

Girifalco, la leggenda del suo antico nome

L'etimologia del nome di Girifalco da sempre ha destato grande mistero e le sue origini si perdono nella leggenda, come quella popolare che vuole la nascita del nome da un falco che volteggiava ad ali spiegate nel cielo azzurro dall'alto di una torre, così com'è rappresentato nello stemma comunale.

Ma le ipotesi più razionali sono altre:

In un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata si legge che gli abitanti dei villaggi Toco e Carìa per rifugiarsi dagli assedi e dai saccheggi dei saraceni, salirono su una rupe e lanciarono le pietre della montagna per difendersi. Quei prodi furono denominati una Sacra Falange e quel termine detto in greco diede il nome al luogo in cui si insediarono, Girifalco.

Giovanni Alessio nel Saggio di toponomastica calabrese lo fa derivare da Kurios-Falcos - Dominus Falcus, ossia Signore Falco o Dio Falco, ma potrebbe indicare anche un presbitero, mentre Niccolò Tommaseo, nel Dizionario della lingua italiana, alla voce Girifalco scrive che la prima parte del vocabolo può essere il greco ierax che vuol dire sparviero, falco. Avremmo così la ripetizione dello stesso termine in due lingue diverse.

Senza dubbio il rapace ha a che fare con il nome del borgo come affermava, tra gli altri, lo storico e viaggiatore inglese Henry Vollam Morton il quale scriveva che il nome di Girifalco derivi dai Normanni e da Federico II di Svevia, un grande falconiere.
Falconieri di Federico II
Per il sovrano, Girifalco, essendo al centro dell'istmo, poteva costituire una postazione strategica e la chiave della soluzione potrebbe essere ricercata nel suo ambiente di corte[28]. All'epoca era diffusa la caccia con il falco e i falconieri erano gli ufficiali di corte preposti all'addestramento dei falconi. È plausibile che dei falconieri normanni risiedessero nella terra di Girifalco, visto che questa zona in alcuni periodi dell'anno costituisce un passaggio obbligato per questi uccelli, ed è probabile che essi diedero il nome Girifalco, dall'antico vocabolo nordico geirfalk, al luogo dove addestravano questi falchi in onore del rapace del nord Europa, loro terra d'origine[29].

Nel XIII secolo dopo la VI crociata fu costruita una fortificazione, il castello sulla collina a nord ovest dell'antico centro (rione Pioppi Vecchi), il quale in epoche successive venne convertito nel palazzo Ducale, dove sulla parte posteriore si possono notare le mura e una torre dell'originale struttura fortificata. Dopo il 1234, era signore di Girifalco un certo Giulius Maffei, al servizio di Federico II e quest'ultimo per riconoscenza lo fece signore di quella terra, mentre nel 1258 Manfredi confermò il possedimento al figlio, Scipione Maffei[30]. Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera Della Calabria illustrata scriveva che ai tempi di Manfredi, quindi tra il 1258 e il 1266, questa era la terra di un cavaliere spagnolo di nome Annibale, il quale per i servizi fatti alla corona, si era meritato quella terra e per il lungo possesso che ne aveva avuto, prese per cognome il nome della terra stessa, Girifalco. Gli successero suo figlio e successivamente suo fratello, il quale fu mandato in esilio da Carlo I per la vicinanza con Manfredi, facendo così cadere la terra di Girifalco nel patrimonio del Regno[31]. La presenza normanna in questa terra può essere ricercata anche nell'antico patrono cittadino, San Michele Arcangelo, del quale è presente un antico dipinto all'interno della chiesa di San Rocco e verso il quale i normanni erano particolarmente devoti.

Galleria delle carte geografiche nel Vaticano, carta della Calabria Ulteriore (1580 - 1585) - particolare di Girifalco e territorio confinante visti verso sud.

Agli inizi del XIV secolo (1308), Girifalco fu possedimento di Caterina Niceforo (o di Niceforo), figlia del tiranno e despota dell'Epiro. In quegli anni, nel 1312, a Girifalco furono condannati al rogo tre uomini del casale dei pellegrini che si trovava nei pressi del monastero dei santi Anargiri nel territorio dell'odierna Cortale[32]. Durante il regno di Ferrante I (1458-1494) fece parte della Contea di Arena ed era signore di Girifalco un certo Luigi di Longobucco, consigliere del re e dopo di lui Alfonsina ''Longobucca'' moglie di Carlo Ruffo (1424-?) il quale divenne signore di Girifalco[33][34]. Dal 1494, con la dominazione spagnola nel Meridione, passò al Principato di Squillace sotto la famiglia Borgia fino al 1506. In quell'anno il Re Cattolico la staccò per annetterla alle terre che costituivano la Contea di Soriano sotto i Carafa[31] con titolo di Baronia[35], mentre nel 1526 appartenne ai conti di Nicotera, precisamente a Camillo de Gennaro[36], il quale dopo qualche anno divenne vescovo di Nicotera. Successivamente ritornò ai Carafa di Soriano fino al 1609[37][38].

Nel 1548 il vescovo Marco Lauro, fece erigere in Girifalco il convento dell'ordine dei frati predicatori, padri domenicani, dedicato a Santa Maria delle Grazie (chiesa Matrice e chiesa del Rosario attuali) che fu anche centro di studi teologici e dove pare vi abbia dimorato il frate domenicano Tommaso Campanella[7][31][39].

Sul finire del '500 gli storici Barrio e Marafioti descrissero il territorio di Girifalco. Nel 1571 il Barrio scriveva che Girifarcum castellum (questo termine può avere diversi significati: borgo elevato, cittadella, fortezza, roccaforte, castello) aveva un territorio fertile, adatto ai pascoli e alla caccia di diversi tipi di uccelli[40]. Mentre nel 1595 il Marafioti descrisse che dopo il fiume Lameto (Amato) e Maida c'era un castello denominato Cirifarco, con vestigia di antiche fabbriche (costruzioni) che evidenziavano la grande antichità del luogo ma che di esse non erano rimaste tracce nelle scritture, le campagne abbondavano di grano e diverse piante e sulle falde dell'appennino (pendici del monte Covello) c'erano le pietre frigie[41].

1600 e 1700 - Epoca Ducale[modifica | modifica wikitesto]

«Sulla terra della Calabria, legata alle sorti di Napoli, si susseguono varie dominazioni fino a che, per via di trapassi ereditari, Girifalco diventa feudo dei Caracciolo, e Fabrizio Caracciolo, legato a quel feudo da titolo ducale, innalza su di una altura vicino al primo nucleo del paese, un castello; e fa anche costruire un convento pei religiosi che si piantano lassù. Il castello non avrà una vita molto lunga perché il luogo è franoso e si trova in una zona battuta dal terremoto; ma, del suo nascere, resterà un segno nella scheda di un notaio (notar Fausto). Di don Fabrizio Caracciolo, duca di Girifalco, rimarrà invece un ricordo nella statua, mutilata, erettagli, in senso di riconoscenza, nel convento da lui donato che poi diventerà sede dell'Ospedale psichiatrico della provincia di Catanzaro.»

(Girifalco, La Tribuna Illustrata, 7 febbraio 1937, anno XV)

Nei primi anni del XVII secolo la terra di Girifalco cominciò a formarsi in un piccolo stato feudale diventando poi un Ducato che durò dal 1624 al 1806. Nel 1609 il tesoriere di Calabria Ultra, Pier Francesco Ravaschieri dei conti di Lavagna, acquistò la terra di Girifalco per 25.000 ducati dalla Contea di Soriano e non avendo avuto figli la donò alla nipote Vittoria Ravaschieri (?-1624), figlia del fratello Torino signore di Girifalco, la quale con privilegio di Re Filippo IV nel 1624 ottenne il titolo Ducale[42] per lei e i suoi discendenti[31]. La prima duchessa espanse i possedimenti feudali di Girifalco acquistando nel 1631 la terra di San Vito e il casale di Cenadi[43][44]. In virtù del matrimonio della duchessa con un certo Annibale Caracciolo (1576-?) patrizio napoletano, barone di Girifalco[45][35], signore di Oppido Mamertina e Ripacandida nacque Fabrizio Caracciolo (1607-1683).

Statua del Duca Fabrizio Caracciolo (1669), palazzo Ducale di Girifalco.
Stemma[46] ducale di Fabrizio Caracciolo

Il secondo duca di Girifalco divenne una figura di grande importanza anche al di fuori del suo feudo, nella capitale del Regno, essendo stato reggente della Gran Corte della Vicaria[47], titolo che si era meritato per aver partecipato al fianco del viceré di Napoli alla rivolta napoletana del 1647-1648[48], e in seguito consigliere del Sacro Regio Consiglio, comandante del presidio militare di Pizzofalcone e inoltre fu governatore di Messina[49][50]. Fu duca dal 1634 al 1683 divenendo artefice di un periodo fiorente per il suo feudo consolidandone lo sviluppo socio economico con la presenza della universitas e dell'istituzione feudale. Diede un grande impulso alle attività artigianali, in particolar modo alla concia delle pelli (attività che fu prolifica a Girifalco fino alla metà del XX secolo) e la produzione di pergamene. Il duca fece costruire, nel 1635, un convento (divenuto nel XIX secolo, ospedale psichiatrico) e lo concesse ai frati minori riformati che, per ringraziarlo, nel 1669 fecero erigere una statua in suo onore e la collocarono all'interno del convento stesso (trasferita in epoche successive presso il palazzo Ducale). Espanse anche i confini territoriali acquistando nel 1636 il feudo di Prateria (giurisdizione di Galatro), nel 1642 la baronia di Ioppolo e il casale di Coccurino (subito venduti dopo due mesi dall'acquisto al barone di Monterosso)[51] e nel 1672 Torre di Spadola (Torre di Ruggiero, venduta nel 1686)[52]. Nella prima metà del '600, Girifalco venne colpita da due importanti eventi tellurici: quello del 4 aprile del 1626, dove crollarono più di duecento case, le chiese, venne quasi distrutto il palazzo Ducale, lesionata duramente la torre di difesa e si creò una profonda apertura in un monte[53][54]; e il terremoto nel marzo del 1638, dove venne gravemente danneggiata quasi la totalità del centro e soprattutto il rione Pioppi con l'annessa chiesa Matrice, la quale venne successivamente ricostruita. I due eventi sono citati da un certo Lutius De Urso:

«Girifalco di fuochi 180. Fu negli anni addietro poco men che disfatto dal terremoto (anno 1626); la terra si fracassò e particolarmente una torre altissima di fabbrica assai antica; in una delle due parti della terra si è spezzato il monte e fatta apertura, molti cittadini hanno fatto le case in altro luogo. Il Duca Fabritio dell'illustrissima famiglia Caracciolo che ne è padrone, l'avea non solo restaurata, ma abbellita; ma in questo 27 marzo rovinò con la morte di 50 persone ordinarie»

(Lutius De Urso)

La torre menzionata dal De Urso probabilmente era un'antica torre difensiva o parte di un castello situata in località Pietra dei Monaci o Pioppi dalla cui sommità si poteva osservare tutta la vallata fino al golfo di Squillace. Questo spiega la presenza delle torri nello stemma cittadino[55].

Prospetto principale dell'ex convento dei frati minori di Girifalco con annessa la chiesa di Sant'Antonio

Contemporaneamente il sindaco Carlo Pacino fece realizzare delle opere di grande importanza come la monumentale fontana barocca nel 1663, la prima Casa Comunale nel 1665 e l'ampliamento della chiesa di San Rocco. Nel XVII secolo dunque il centro abitato si andava sempre di più espandendo e vi era la presenza di diverse importanti strutture sia religiose che civili: due conventi, quello dei padri domenicani e quello dei frati minori riformati; le chiese maggiori erano cinque, la Matrice dei Pioppi con la limitrofa chiesa dell'Immacolata, la chiesa di San Rocco, la chiesa di Sant'Antonio del convento dei frati minori riformati e la chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento dei domenicani (chiesa Matrice attuale); la prima casa comunale, il palazzo Ducale e la fontana Barocca. In quel periodo venne anche realizzato lo stemma della città con le tre torri sorvolate dal falco.

Il frate Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera storiografica, Della Calabria illustrata, nel XVII secolo scriveva su Girifalco[31].

«Terra molto antica, e forse ò ristretta, ò mutata di sito dalla sua prima fondazione, e può trarsene conghiuttura dalle rovinate fabriche, che se le veggono all'intorno, avvertito, e notate dal Marafioti; Nel rimanente, Ella è Abitazione Civile, con buone Famiglie, ed abbondante di molte cose al necessario vivere. Accresce i titoli della Famiglia Napolitana, con quel di Duca. Numeroso di duecento ventidue fuochi.»

(Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, 1691)
Veduta dal palazzo Ducale al complesso monumentale (già ospedale psichiatrico e convento dei frati minori riformati).

Dopo la morte del duca Fabrizio Caracciolo ci fu un periodo di ''reggenza'' del marchese di Gioiosa Francesco Maria Caracciolo (1632-1696), marito dell'unica erede del duca Fabrizio Cilla Maria (1630-1666), deceduta precedentemente al padre. Alla morte del marchese, il quale per nomine maritali aveva ottenuto tra le altre quella di duca consorte di Girifalco, ereditò il Ducato il figlio Nicola (Cola) Maria (1653-1736) diventando il terzo duca ereditario di Girifalco[56]. Quest'ultimo, nei primi anni del XVIII secolo riuscì a ingrandire il patrimonio feudale acquistando nel 1700 le Baronie di San Demetrio, Stefanaconi e nel 1711 la Baronia di San Floro. In questo periodo lo stato feudale di Girifalco raggiunse la sua estensione massima, circa 200 km², formato da otto centri e terre (il Ducato di Girifalco, il Ducato di Orta[57], il Marchesato di Gioiosa[58], le Baronie di San Demetrio, San Vito[35] e Stefanaconi, San Floro e Galatro e il Casale di Lucenadi) che insieme superavano i 12 000 abitanti[44]. Nel 1703 il Ducato di Girifalco veniva così descritto:

«Scuopre vestigi di Antichità questa Civile e fertile Terra, Ducato particolare della Casa Caracciolo, in sito alquanto elevato, col numero de' fuochi 322.»

(Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie, 1703)

Durante la guida feudale del duca Nicola Maria[59], Grande di Spagna e feudatario evoluto e anticonformista molto vicino agli ambienti della cultura transalpina[60], nel 1723 a Girifalco venne fondata una loggia massonica denominata Fidelitas, che anche secondo la versione storica del GOI sarebbe la prima nata sul suolo Italico (all'epoca sul suolo del Regno di Napoli)[61][62][63][64], non distante da San Mango d'Aquino (sede di una delle più antiche rivendite carbonare della Calabria). I Caracciolo erano duchi di Girifalco da quasi un secolo e la loggia nacque grazie al loro potere e prestigio, nascita che è provata da un documento rinvenuto nel 1921 in cui si legge[65][66]:

«Annali della Massoneria di Girifalco anno 1845 di numero centoventiduesimo dalla fondazione di essa a Girifalco, ovvero l'anno 1723 sotto degnissima direzione di S.A. il Duca di Girifalco del nobil casato de' Caracciolo di Napoli»

(Rocco Ritorto, Tavole Massoniche)

Il Ducato di Nicola Maria durò fino al 1736, anno della sua morte e visto che il figlio Francesco Antonio (1694-1735), prossimo in successione, premori al padre un anno prima, a succedergli fu il nipote Gennaro Maria Caracciolo (1720-1766) che fu il quarto duca di Girifalco[67][56]. Durante la sua ducea, nel 1750 Girifalco aveva due parrocchie, una nella vecchia chiesa Matrice dei Pioppi (retta dall'arciprete) e l'altra nella chiesa di San Rocco. C'erano due conventi (domenicani e frati minori con le rispettive chiese), altre due chiese (l'Immacolata adiacente alla Matrice dei Pioppi distrutta insieme ad essa e l'Addolorata) e inoltre c'erano tre confraternite. In quell'anno il borgo contava 647 famiglie (fuochi) con 2759 abitanti[68]. Il duca Gennaro per alcune ragioni offuscò la memoria di suo nonno il duca Nicola Maria e soprattutto dell'avo materno, il duca Fabrizio Caracciolo. Si era meritato la fama di tiranno per aver rinchiuso spacciandola per morta la moglie, la duchessa donna Olimpia Colonna Barberini, nelle segrete del palazzo Ducale avendola sorpresa in presenza di un nobile[69]. Venne liberata dopo che due frati, di uno dei due conventi sopracitati, udirono i suoi lamenti da un piccolo lucernario delle segrete del palazzo e trascorse il resto della sua vita in un monastero[70].

Al duca Gennaro, deceduto nel 1766 senza eredi, successe la sorella Margherita (1719-1802) che divenne la quinta duchessa di Girifalco fino al 1802[56]. Essendo l'ultima del suo ramo, da li a poco con la sua morte, scomparvero i Caracciolo di Girifalco dopo quasi due secoli e subentrarono i Piccolomini d'Aragona per il matrimonio della duchessa con don Pompeo, principe di Maida e duca di Amalfi. La duchessa Margherita fu anche l'ultima intestataria sia per diritto che di fatto delle terre del feudo di Girifalco a causa delle leggi eversive della feudalità che sarebbero state emanate nel 1806 ed è ricordata soprattutto per aver fatto grandi donazioni alla chiesa di San Rocco, in particolare alla cappella di San Michele con il relativo altare, su cui i Caracciolo esercitavano il ius patronatus[71][72][7].

Atlante Geografico del Regno di Napoli (1788-1812). Girifalco e dintorni dopo il terremoto del 1783 (in tratteggiato le zone diroccate dopo il sisma).

Sul finire del XVIII secolo un altro terremoto colpì gravemente la Calabria, quello del 28 marzo 1783, con epicentro proprio tra Girifalco e Borgia. Il centro venne distrutto o danneggiato gravemente, soprattutto il rione Pioppi con la chiesa Matrice (già danneggiata pesantemente nel terremoto del 1638) che si decise di non ricostruire. Per il graduale abbandono dei Pioppi a causa del sisma e per l'espansione del borgo in direzione della collina del convento dei padri domenicani (odierna piazza Umberto I), si decise di trasferire le funzioni di Matrice alla chiesa di quel convento, essendo in una zona più centrale[73].

Negli ultimi anni del '700 il Regno di Napoli decise di andare verso la soppressione e l'incameramento del patrimonio ecclesiastico, che rimase alla mercé degli avvenimenti politici insieme ai beni del feudo, causando delle tensioni all'interno della società girifalcese perché i due conventi assieme alle chiese rappresentavano un punto di riferimento economico con l'affitto di terre e mulini o prestiti di denaro. Inoltre, nel 1799, i Borbone fuggirono a Palermo, mentre a Napoli nacque la Repubblica Partenopea, alla quale aderirono numerosi comuni della Calabria. Girifalco, insieme ad altri centri, rimase invece fedele ai Borbone e alcune spedizioni di girifalcesi si unirono al Cardinale Ruffo e al suo Esercito Sanfedista, il quale si stava dirigendo verso Napoli contro i francesi per far cadere la Repubblica Napoletana. Nel frattempo l'amministrazione feudale di Girifalco fu temporaneamente affidata alla famiglia dei Magno Oliverio[7].

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

La duchessa Margherita morì nel 1802 e le successe la figlia Anna Maria Piccolomini d'Aragona (1748-1812), sesta duchessa e ultima feudataria per diritto di Girifalco. Nel febbraio del 1806 Giuseppe Bonaparte invase il Regno di Napoli e attuò le leggi eversive della feudalità decretando la fine dei feudi, compreso quello di Girifalco che vide così definitivamente la fine dei Caracciolo e dei duchi nel proprio territorio. La duchessa Anna Maria morì ultima della sua casata nel 1812 e si era unita in matrimonio con la famiglia Pignatelli dei duchi di Monteleone, passando tutta la titolatura nobiliare dell'estinta casa dei Caracciolo di Girifalco ai Pignatelli d'Aragona Cortez[74]. Dunque, nei primi anni dell'Ottocento si chiude l'epoca Ducale, importante era che ha segnato la storia girifalcese.

Fine '800 e prima metà del '900. In alto: chiesa Matrice (1870) e il manicomio provinciale; al centro: Municipio e piazza Vittorio Emanuele II; in basso: corso Garibaldi (all'epoca entrata nord del centro) e piazza Umberto I attraversata dall'esercito nel secondo conflitto mondiale.

Nel decennio francese (1806-1815) divenne comune della Calabria Ulteriore con la legge del 4 maggio 1811, per la nuova circoscrizione delle quattordici province del Regno di Napoli. Durante il Regno delle Due Sicilie (1816-1861) a Girifalco ci furono dei cittadini rivoluzionari che parteciparono ai moti di Napoli del 1821 e soprattutto a quelli del 1848. Nel mese di febbraio del 1848 a Girifalco arrivò la carboneria con la nascita di una setta denominata Gioventù Italica e Fratellanza, istituita da Don Francesco Magno Oliverio e Don Francesco Pristipini. Quest'organizzazione preparò l'insurrezione cittadina, fece abbattere il muro del convento dei domenicani allargando l'allora piano di Santa Maria, che in seguito sarà denominato piazza Umberto I e si rendeva protagonista di numerose cospirazioni contro il governo borbonico per i disagi che affliggevano la popolazione, infatti, dopo vari tumulti cittadini un comitato allestito nella chiesa di San Rocco organizzò una spedizione di volontari che partì per Filadelfia, dove era stanziato un accampamento delle armate di rivoluzione della provincia di Catanzaro, con il compito di ostacolare i movimenti dell'esercito borbonico guidato dal generale Nunziante che stava per approdare e collocare una base operativa a Monteleone[22][7].

In seguito all'unità d'Italia, negli anni '70 del XIX secolo, il prefetto di Catanzaro Colucci fu promotore dell'istituzione di un manicomio interprovinciale nella Calabria, perché l'unico ospedale psichiatrico nel Meridione, in quell'epoca, era ad Aversa. Dopo la verifica di varie strutture presenti in altri comuni più o meno nella zona (Chiaravalle Centrale, Soverato, Maida, Borgia, Squillace, San Vito sullo Ionio e Badolato), nel 1878 venne ritenuto idoneo il convento dei frati minori riformati di Girifalco, la cui amministrazione aveva offerto con l'area verde circostante, costruito e donato a quei frati dal duca Fabrizio Caracciolo nel 1635, che venne così trasformato in manicomio interprovinciale. Fu diretto in principio dallo psichiatra Dario Maragliano dal 1880, mentre il primo ricovero registrato fu nel 1881. L'ospedale rappresentò una grande fonte di beneficio per Girifalco, dando inizio allo sviluppo e alla modernizzazione dell'economia cittadina, facendola passare dal settore primario (agricoltura, allevamento, ecc.) al terziario[75].

Stemma araldico[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma araldico di Girifalco raffigura tre torri sorvolate da un falco.

Nello stemma araldico venne accolta la tradizione dalla quale pare discenda il nome della cittadina girifalcese, che vuole un falco volteggiante che si erge ad ali spiegate nel cielo dall'alto di un complesso di tre torri[76][77][78].

«Drappo di azzurro riccamente ornato di ricami d'oro caricato dallo stemma comunale che è racchiuso in una circonferenza all'interno di una pergamena, ornata da fogliame di colore verde a sua volta sovrastata da elmo piumato di rosa e con al vertice l'iscrizione centrata in oro recante: "Comune di Girifalco". La cravatta e i nastri tricolore sono fregiati di color oro.»

(Blasonatura del gonfalone)

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni punti del centro storico
Veduta aerea di corso Garibaldi, di piazza Vittorio Emanuele II e del complesso monumentale in fondo.

Il centro storico di Girifalco è compreso tra quattro punti chiave: a sud dal complesso monumentale, a sud-est dai Pioppi Vecchi, a nord dal corso Garibaldi fin dietro la chiesa Matrice e a nord-ovest dal viale Marconi. Nel suo caratteristico disegno urbanistico sono visibili soprattutto le tradizioni e l'architettura del '600 e del '700 del periodo feudale e Ducale che hanno contribuito alla costruzione e all'espansione urbanistica, ma sono anche evidenti i segni dei tanti terremoti che hanno colpito Girifalco e il territorio confinante, distruggendo molte costruzioni che in fase di riqualificazione sono state spesso modificate notevolmente durante i secoli e alcune che sono andate irrimediabilmente perdute.

Sono altresì presenti delle architetture ottocentesche come diversi palazzi, concentrati nei pressi delle due principali piazze e dei primi del '900, come il palazzo del Municipio costruito durante l'epoca fascista. La situazione orografica del centro storico è conformata a più livelli di altezza ed è attraversato da due corsi principali, corso Garibaldi, corso Roma (ex corso Teodosio) e da via Marconi (in direzione della chiesa dell'Addolorata) che si intersecano tra le due piazze principali, piazza Vittorio Emanuele II (piazza San Rocco) e piazza Umberto I (già piano di Santa Maria). Il nucleo più antico sono i Pioppi Vecchi, l'antica area nata nel IX secolo.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Le chiese sono molto antiche e le loro prime fondazioni sono quasi tutte antecedenti al terremoto del 1783. Per quanto riguarda le chiese scomparse la Matrice dei Pioppi Vecchi e l'adiacente chiesa dell'Immacolata non hanno una datazione certa a causa della documentazione assente, mentre la chiesa di Sant'Antonio del convento dei frati minori riformati risaliva al XVII secolo (1635). La chiesa Matrice Santa Maria delle Nevi attuale è sorta dopo il terremoto del 1783, ricostruita su progetto dell'architetto Sintes del 1795 (progetto che venne modificato a lavori in corso riducendo le dimensioni della struttura e cambiandone un po l'aspetto) sulle rovine della precedente chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento dell'ordine dei frati predicatori (domenicani) risalente al 1548[79][80].

Gli edifici religiosi sono quasi tutti concentrati nel centro storico.

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Campanile della chiesa di San Rocco
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Rocco (Girifalco).

Situata in piazza Vittorio Emanuele II, è gioiello di architettura barocca tutelata dal Ministero per i beni culturali e ambientali. Custodisce la pregevole statua di San Rocco, opera d'arte realizzata in legno massiccio che risale al '500, epoca di fioritura artistica. Sulla sua prima fondazione non si hanno fonti certe (probabilmente XVI secolo), ma è comunque molto remota e resta uno dei monumenti più antichi di Girifalco. È molto probabile che sia stata fondata grazie all'influenza dell'ordine dei frati predicatori (domenicani)[81] che per secoli furono propagatori del culto di San Rocco e che a Girifalco giunsero nella metà del '500 nel convento di Santa Maria delle Grazie (chiesa Matrice e del Rosario odierne). Di certo si sa che l’antica chiesa, di maggiori proporzioni dell’attuale, venne pesantemente danneggiata da un terremoto nel XVII secolo, probabilmente nel 1659[82] (in alcune parti è riportato un terremoto nel 1654 ma in quell'anno in Calabria non ci sono stati eventi rilevanti documentati) o anche il sisma del 1626 con epicentro proprio a Girifalco o del 1638 e l'attuale chiesa venne edificata nel 1666 sulle rovine della precedente[83]. Secondo la leggenda invece venne fondata dopo il ritrovamento di un'effige del Santo di Montpellier tra gli arbusti di un pantano nel luogo dove in seguito fu innalzata la chiesa. Alle sue spalle è presente l'Asilo di San Rocco, palazzo costruito nella prima metà del '900[80][84].

Chiesa Matrice Santa Maria delle Nevi[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Matrice (sinistra) e chiesa del Rosario
Altare del Paradiso, Ascensione di Cristo (Chiesa Matrice)

È la chiesa parrocchiale del centro, la sua prima fondazione risale al XVI secolo ed è dedicata alla Madonna delle Nevi (titolo che ha ereditato dalla distrutta chiesa Matrice del rione Pioppi Vecchi). Sul finire del XVIII secolo venne riedificata sul sedime della chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento dell'ordine dei frati predicatori, padri domenicani, costruito nel 1548 per volere del vescovo Marco Lauro[39][31], della quale erano rimasti in piedi soltanto i muri perimetrali essendo stata quasi distrutta dal terremoto del 1783. Il progetto di ricostruzione fu ideato e seguito dall'architetto Ermenegildo Sintes, allievo di Vanvitelli[85], ma i lavori non furono completati definitivamente e venne anche trasformato il suo progetto iniziale riducendo le proporzioni della chiesa[73]. Della vecchia struttura del convento dei domenicani esistono ancora oggi interessanti ruderi e arredi, tra i quali l'ampio giardino interno delimitato dalle antiche mura con al suo interno il pozzo e la fossa comune per le sepolture. La facciata un tempo era di stile barocco ma attualmente presenta uno stile tipicamente moderno essendo stata ristrutturata nei primi anni del '900, dopo il terremoto del 1905[86], e ancora nella prima metà di quel secolo perdendo in parte il suo antico splendore (è stata eliminata, ad esempio, la seconda trabeazione al di sopra della monofora centrale e delle due nicchie superiori) e possiede un grande portale lapideo affiancato da due nicchie al quale si accede tramite una doppia scalinata. L'ingresso laterale è incorniciato in un portale bugnato e si trova nella struttura del campanile dove sono presenti tre campane e l'orologio. L'interno è tipicamente bianco sia per il richiamo al titolo stesso della chiesa, Madonna delle Nevi, e sia per il richiamo all'ordine dei domenicani, dai quali la chiesa deriva, il cui colore simbolo è il bianco. La grande navata è adornata da una serie di archi con fregi e capitelli dorati e su un altare nella parte sinistra è presente una particolare e antica ascensione di Cristo che in precedenza si trovava nella chiesa del convento dei padri riformati (complesso monumentale) e che in seguito è stata traslata nella chiesa Matrice[80].

Chiesa del Rosario[modifica | modifica wikitesto]

È adiacente alla chiesa Matrice e risale al XVIII secolo o XIX secolo, infatti, nella Lista di Carico della cassa sacra al capitolo Fabbriche Religiose non ne viene fatta alcuna menzione e la sua costruzione è, dunque, posteriore al terremoto del 1783, ossia in seguito alla ricostruzione della chiesa del convento dei domenicani la quale venne elevata a chiesa Matrice. Pertanto, i confratelli che per lungo tempo furono ospiti del convento ne costruirono una nuova dedicandola alla Beata Vergine del Rosario. La chiesa presenta due navate in stile barocco e sulla facciata il portale in pietra chiara è sormontato da una monofora circolare affiancata da due nicchie. Sulla sommità dell'arco centrale è presente lo stemma dei frati domenicani[80].

Chiesa dell'Addolorata[modifica | modifica wikitesto]

La sua prima edificazione risale al XV secolo, epoca in cui era situata poco al di fuori del centro urbano, mentre oggi delimita il versante occidentale del centro storico. Adagiata su una piccola collina, venne più volte riedificata nel tempo e l'attuali struttura e aspetto risalgono al XVIII secolo. L'interno è composto da tre navate di piccole dimensioni abbellite da colonne e decori in oro. Al di sopra dell'altare, che è di color rosa antico e bianco, è riposta la statua della Madonna Addolorata. Sull'ala di sinistra si erge il campanile, mentre di fronte la facciata ci sono delle interessanti icone sormontate da croci che raffigurano alcune scene del calvario di Gesù Cristo[80].

Chiesa dell'Annunziata[modifica | modifica wikitesto]

Risale al XVIII secolo. Nella Lista di Carico della cassa sacra, redatta dopo il terremoto del 1783, si rileva che in epoca antecedente al sisma al posto della chiesa attuale ne sorgeva un'altra, ossia una cappella rurale con delle proprie rendite. Infatti fino agli anni ’60 del XX secolo era fuori dal centro abitato, in mezzo agli ulivi in contrada Conella, prima che l'espansione urbana la circondasse.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Fontana Carlo Pacino o del Diavolo[modifica | modifica wikitesto]

Fontana Carlo Pacino o del Diavolo

La monumentale fontana barocca Carlo Pacino, detta anche Fontana del Diavolo è situata nel centro storico in piazza Vittorio Emanuele II a fianco della chiesa di San Rocco. Fu costruita nel XVII secolo, nel 1663, per volontà del sindaco dell'epoca Carlo Pacino[80].

Costruita in stile barocco in pietra calcarea dai maestri scalpellini locali, la fontana ha una pianta particolare a doppia forma, circolare all'interno e ottagonale all'esterno e sulla vasca maggiore si legge la scritta Carolo Pacino MDCLXIII Sindico, grazie alla quale la si può datare all'anno 1663. L'opera è stata eseguita in due tempi: la prima porzione fino alla vasca maggiore è del '600, mentre i tre pezzi superiori sono stati realizzati nell'anno 1830 come si può evincere dalla scritta MDCCCXXX[87].

Su quest'opera aleggia una leggenda popolare riguardo la sua realizzazione ad opera del diavolo che l'avrebbe realizzata in una sola notte ponendola davanti alla chiesa di San Rocco quasi in segno di scherno e una volta terminata l'opera si sarebbe allontanato dal centro abitato a grandi passi, lasciando una delle orme sui gradoni della fontana. Sull'ultimo pezzo superiore si può notare scolpita la figura di un serpente, che nella Bibbia è un simbolo associato appunto al demonio[88].

Complesso monumentale, ex frenocomio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ospedale psichiatrico di Girifalco.

Imponente struttura del vecchio manicomio provinciale istituito nel 1881. In passato era un convento dei frati minori riformati del XVII secolo (1635). Nel 1878 venne ritenuto idoneo per la conversione in manicomio dopo un lungo iter di selezione tra varie strutture di altri comuni e fu diretto inizialmente dallo psichiatra Dario Maragliano[75][89][90].

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Nel centro storico di Girifalco sono presenti diversi palazzi concentrati all'interno o nei pressi delle due piazze principali, piazza Umberto I e piazza Vittorio Emanuele II e lungo i corsi Garibaldi e Roma[79].

Corso Roma e piazza Vittorio Emanuele II dall'alto
Primi anni venti del XX secolo, ex caserma sulla quale venne costruito il palazzo Municipale. Sul fondo il campanile della chiesa del Rosario.

Prima Casa Comunale: si trova in piazza Vittorio Emanuele II su corso Garibaldi e risale al 1665. Sulla facciata si può notare un antico stemma del comune. Per lungo tempo è stata la sede dell'universitas e successivamente del comune nonché biblioteca comunale e oggi al suo interno è presente un piccolo museo dell'epoca borbonica.

Palazzo Municipale: edificato in piazza Umberto I su corso Garibaldi nel 1928 al posto di una caserma. Sede del comune e della biblioteca comunale.

Palazzo Ducale: ubicato sul corso Garibaldi e in piazza Umberto I è stato per lungo tempo residenza signorile. Risale al XIII secolo, costruito dopo la VI crociata come fortificazione, ne sono segni caratteristici una torre e delle mura di cinta sulla parte posteriore che fanno percepire le grandi proporzioni della struttura, venendo in seguito trasformato in palazzo signorile dalle famiglie nobili che amministrarono il feudo dal XVII secolo. Fu di proprietà della famiglia Ravaschieri agli inizi del '600, dei Caracciolo nel '600, '700 e primi dell'800 e dei Magno Oliverio. Nel tempo ha subito diverse trasformazioni in particolare dopo il terremoto del 1626 e il terremoto del 1783. Il grande portone d'ingresso è incorniciato da un portale bugnato, conserva al suo interno un altare palatino e i sotterranei. All'esterno, a fianco al portale d'ingresso è collocata la statua del duca Fabrizio Caracciolo risalente al 1669[44]. Nel corso del secolo precedente è stato suddiviso in residenze private.

Palazzo Spagnuolo: si trova nel rione Pioppi Vecchi sulla parte finale del corso Roma. La torretta, insieme a gran parte del palazzo, risale al XIV secolo circa ed era una torretta di guardia costruita per controllare le contrade della valle sottostante. In passato presentava delle feritoie, segni inconfutabili di una postazione militare di difesa e di avvistamento. Ha subito diverse restaurazioni a causa dei terremoti che hanno interessato l'area dov'è ubicato e lo stile della facciata, che ha un portale bugnato, risale all'epoca Ducale[80].

Palazzo De Stefani-Ciriaco: risale al 1780 ed è situato lungo corso Roma, ex corso Teodosio, in piazza Vittorio Emanuele II.

Palazzo della Casa di San Rocco (Asilo di San Rocco): palazzo della rettoria della chiesa di San Rocco situato nel vico I Roma risalente al 1938 e costruito per volere dell'allora rettore della chiesa Mons. Francesco Palaia.

Altri Palazzi

  • Palazzo Autelitano
  • Palazzo Cefaly: corso Garibaldi
  • Palazzo De Luca: corso Garibaldi e piazza De Luca
  • Palazzo Fragale: corso Roma
  • Palazzo Giampà-Valentini: corso Roma
  • Palazzo Palaia: via Fontana
  • Palazzo Rossi: vico IV Carlo Pacino e vico II Garibaldi
  • Palazzo Siniscalco: corso Garibaldi
  • Palazzo Staglianò: corso Roma
  • Palazzo Valenti: via Marconi

Altre opere e località[modifica | modifica wikitesto]

Statua del Duca Fabrizio Caracciolo

Statua marmorea risalente al 1669. In origine era posta all'interno del convento dei frati minori riformati (ex ospedale psichiatrico e attualmente Complesso Monumentale), i quali la fecero scolpire e la dedicarono come segno di riconoscenza al duca medesimo per avergli donato la terra e costruito il convento. Successivamente è stata prima posta all'esterno dell'ala est dell'ospedale psichiatrico e attualmente si trova adiacente alle mura del palazzo Ducale. Di fattura napoletana, è una delle sole due statue del genere presenti in Calabria[91].

Acquedotto località Battandieri

Acquedotto Battandieri

Resti di un antico acquedotto facente parte dell'antica via dei mulini (13 in origine) che dal monte Covello scendeva fino al centro abitato per poi dirigersi a valle. La maggior parte di questi acquedotti e mulini furono costruiti nella seconda metà del '600 dalla famiglia Caracciolo i quali amministravano queste terre in quell'epoca, mentre quello più noto (in dialetto locale denominato Vottandìari) per tipologia di architettura dovrebbe risalire ad epoca molto più antica. Concentrati in un raggio di 6 km, venivano azionati sfruttando i corsi d'acqua Fiumara Longa e Ponzo. La maggior parte di queste strutture è oramai ridotta a dei ruderi o assimilate in strutture successive. Il primo da est si trova in località Cacinari, sei si ritrovavano all'interno del tessuto urbano (due in località Coste e quattro in località Battandieri, tra cui quello più noto insieme al mulino soprastante), mentre altri sei si trovavano sulla vecchia strada poderale verso il monte Covello partendo dalla località Battandieri, in località Pontani, Jervasili, Montagnella, Sussarvo, Castaneto[92].

La Cannaletta

La Cannaletta (o Canaletta): fontana a sei cannali del 1897 che porta direttamente nel centro le acque dal monte Covello[93].

Pioppi Vecchi, Pietra dei Monaci e San Vincenzo

Scavi località San Vincenzo

La Pietra dei Monaci e i Pioppi Vecchi (un tempo denominato soltanto Pioppi, prima della nascita del nuovo rione Pioppi Nuovi) sono le località più antiche di Girifalco essendo stati il suo primo nucleo urbano, danneggiati da vari terremoti (1626, 1638, 1659, 1783, 1905)[94]. Il nome della località Pietra dei Monaci è collegabile al fatto che un tempo in questa zona sorgeva un convento, distrutto da uno dei terremoti sopracitati o, nel caso di un cenobio bizantino, abbandonato per lo smantellamento delle diocesi e dei conventi di rito greco, voluto dai sovrani e avallata dai Papi dopo l'arrivo dei Normanni. In fondo la Pietra dei Monaci è presente una grotta con delle nicchie nelle mura probabilmente frequentata proprio dai monaci di quel convento, dalla quale si può ammirare l'intera vallata sottostante. Molti ruderi sono ancora presenti tra i quali i resti della chiesa Matrice dei Pioppi Vecchi e del sopracitato convento. In località San Vincenzo, sotto la Pietra dei Monaci, sono stati rinvenuti i resti di un antico cimitero ebraico databile al VI o VII secolo D.C.[95].

Ruderi dell'antica chiesa Matrice dei Pioppi Vecchi

Pioppi Vecchi. In rosso tratteggiato sono indicativamente sottolineati i ruderi delle mura perimetrali della chiesa Matrice distrutta dal terremoto del 1783.

La Matrice che sorgeva ai Pioppi Vecchi era la chiesa parrocchiale di Girifalco fino al 1783 ed era dedicata alla Madonna delle Nevi, titolo che venne poi ereditato dall'attuale chiesa Matrice. Non molto si sa sulle sue origini, ma dal libro parrocchiale più antico, datato 1631, presente nella parrocchia si legge che in quell'anno l'edificio esisteva. Fu gravemente lesa dai due terremoti che si verificarono nel 1638 e nel 1783 e questi avvenimenti sono descritti nella Relazione ad Limina del vescovo della diocesi di Squillace del 1661 e nel verbale che fu stilato dall'allora arciprete del paese dopo il sisma del 1783. Era annessa alla Matrice la chiesa dell'Immacolata, anch'essa distrutta. Era risaputo che quella zona fosse molto a rischio, infatti, all'indomani del sisma del 1638 in molti si chiesero se ricostruire la chiesa in quel luogo o altrove. Ventidue anni dopo ancora si stava discutendo sul da farsi, come documentato nella relazione del 1661 e alla fine si decise di ricostruirla nello stesso medesimo posto, i Pioppi Vecchi. Ma nel secolo successivo, il terremoto del 1783 la distrusse nuovamente, lasciando il paese ancora una volta senza chiesa Madre. Si ripose quindi il problema della riedificazione nello stesso luogo o spostarne la parrocchia in una delle altre due chiese abbastanza grandi del paese, quella di San Rocco o quella di Sant'Antonio del convento dei padri riformati (futuro ospedale psichiatrico). La prima fu ritenuta non molto grande per soddisfare le esigenze della popolazione, mentre la seconda era troppo distante dal centro del paese che intanto si stava estendendo verso la collina del convento dei domenicani, la futura piazza Umberto I. Si decise alla fine di riedificare la chiesa di Santa Maria delle Grazie del sopracitato convento, che fu anch'essa distrutta dal sisma del 1783, trasferendovi le funzioni di chiesa Matrice e assegnandola alla Madonna delle Nevi, come la distrutta chiesa dei Pioppi Vecchi. Questa decisione fu presa per la necessità di collocarne la sede in una zona più centrale, vista l'espansione del centro urbano e per il graduale abbandono del rione Pioppi dopo il tremendo sisma di fine XVIII secolo. Oggi sono ancora visibili le mura della navata laterale sinistra[80][96].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[97]

Tradizioni e folklore[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa di San Rocco: 14-24 agosto, chiesa di San Rocco in piazza Vittorio Emanuele II[84]
  • Festa della Madonna del Rosario: prima domenica di ottobre, chiesa del Rosario in piazza Umberto I
  • ''Cumprunta'' o ''Cunfrunta'': domenica di Pasqua su corso Roma[98][99].
  • Festa dell'Addolorata: 15 settembre, chiesa dell'Addolorata
  • Festa dell'Annunziata: 25 marzo, chiesa dell'Annunziata
  • ''Azata'': vigilia delle ceneri, chiesa di San Rocco in piazza Vittorio Emanuele II
  • Festa della Madonna di monte Covello: prima domenica di agosto, monte Covello

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Cartina di Girifalco dei primi del '900 corrispondente all'attuale centro storico[100]
Vista aerea del centro urbano

Il nucleo più antico della cittadina è arroccato su uno sperone roccioso (Pietra dei Monaci e Pioppi Vecchi), luogo da dove è partita l'espansione urbana nei secoli, prima verso ovest (piazza Vittorio Emanuele II e zone limitrofe), poi verso nord (piazza Umberto I e zone limitrofe, via Marconi) dopo il terremoto del 1783 e lungo tutto il corso Garibaldi verso nord. Dalla seconda metà del XX secolo il nucleo urbano ha iniziato ad espandersi soprattutto verso nord nord-est lungo il viale Migliaccio (SP 172) dalla congiunzione con il corso Garibaldi e via Milano (SP 162/2)[101].

Contrade e località[modifica | modifica wikitesto]

link=File:Girifalco_from_%22Pietra_dei_Monaci%22_-_panoramio.jpg

Il territorio di Girifalco si estende per più di 43 km² e sono numerose le contrade e le località che lo circondano, da quelle del monte Covello (sud-ovest) a quelle verso il bosco Farnoso e più internamente nei pressi della Pietra dei Monaci (sud-est), dalle località in direzione della SP 172 (est) fino a quelle della zona nord del territorio e oltre alle località interne[102]:

  • Nel centro urbano: Bufalello, Colaierni, Conella, Curcio, Frà Giacinto, Guzzoni, Libertina, Misigonì, Nivera, Pioppi Vecchi, San Marco, Sportà.
  • Nord, Nord-est: Bongiorno, Cannanelli, Cannavù, Carruse, Currola, Giardino, Girello, Nucarella, Pranci, Quadri, Rivaschiera, Zingarello.
  • Est, verso la SP 172: Arena, Serra, Tre Conoli, Vasia.
  • Sud-est, nei pressi della località Pietra dei Monaci: Orto della duchessa, San Vincenzo, Scalella.
  • Sud-est, verso il bosco Farnoso: Carìa, Correnti, Domitini, Insalata, Piano di Porro, Pietre Grandi, Pucciarello, Scriselli, Scugnietto, Toco.
  • Sud-ovest verso il monte Covello: Castaneto, Covello, Gulladi, Lacco, Lucertola, Mangravite, Montagnella, Pantano, Piano di Acquaro, Sant'Elena, Spanò, Ziofrò.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Monte Covello[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monte Covello.

Il monte Covello raggiunge l'altezza di 848 metri s.l.m., è noto per la ricchezza della flora con abbondanti boschi, per la varietà faunistica e per la qualità delle acque oligominerali. È presente un centro ornitologico e inoltre è possibile attraversare suggestivi percorsi naturalistici, visitare il laghetto in località Rimitello e lo sbarramento del torrente Pesipe. Dalle sue massime alture si possono osservare sia lo Ionio che il Tirreno[103].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale è interessato dalle seguenti direttrici stradali:

  • Strada provinciale 162/2 ex strada statale 181 di Maida e Squillace.
  • Strada provinciale 172 ex strada statale 384 di Girifalco.
  • Strada provinciale 59: Girifalco (bivio SP 172) - Squillace (bivio SP 162/2).
  • Strada provinciale 61: verso monte Covello fino al bivio con la SP 145.
  • Strada provinciale 92: Girifalco (contrada Cannalelli verso Caraffa di Catanzaro) - Cortale (bivio SP 87).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, su dipionline.it.
  3. ^ D. Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, composto dall'Abate D. Francesco Sacco e dedicato alla maestà di Ferdinando IV Re delle Sicilie, 1795, p. 347.
  4. ^ Localizzazione territorio di Girifalco, su italiapedia.it.
  5. ^ (IT) Google Maps, su Google Maps. URL consultato il 7 febbraio 2020.
  6. ^ D. Laruffa, Incontro con la Calabria, 1981.
  7. ^ a b c d e f g Aspetti e momenti del Risorgimento a Girifalco: il 1848.
  8. ^ Idee e luoghi di Calabria, Catanzaro, su quotidianodelsud.it.
  9. ^ Descrizione territorio di Girifalco, su italiapedia.it.
  10. ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli - parte II - de fiumi, laghi, fonti, golfi, monti, promontori, vulcani e boschi, 1816. URL consultato il 15 febbraio 2020.
  11. ^ ARPACAL, Carta Idrografica della Regione Calabria, in Atlante Cartecologico.
  12. ^ A Crotone il cranio di Carìa, su ansa.it.
  13. ^ CALABRIA, su treccani.it.
  14. ^ Archivio storico del Comune di Crotone, Delibera di Giunta n°. 289 del 26 maggio 1934
  15. ^ Storia della Calabria: dall'antichità ai giorni nostri.
  16. ^ Vaso del Neolitico Superiore (IV- III millennio a. C.) Girifalco, su calabriaonline.com.
  17. ^ I Pelasgi o popoli del mare, su circoloculturalelagora.it.
  18. ^ Dalla Καλαβρία la parola Italia.
  19. ^ Girifalco, in La Tribuna Illustrata, Anno XV, n. 6, 7 febbraio 1937.
  20. ^ Girifalco su sapere.it, su sapere.it.
  21. ^ La storia di Girifalco, su quicalabria.it.
  22. ^ a b c Storia - Comune di Girifalco, su www.comune.girifalco.cz.it. URL consultato il 29 maggio 2017.
  23. ^ Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy, su books.google.it, p. 384.
  24. ^ Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy.
  25. ^ Il Castello di Nicastro - riga 13, su itedefazionews.altervista.org.
  26. ^ Guilielmus Wachsmuth, Dissertationis de Luceria Apuliae Urbe Pars I - III, 1844.
  27. ^ La Nuceria calabrese tra Svevi e Angioini. Alla ricerca di una verità, su ilreventino.it.
  28. ^ | Storia Comune di Girifalco
  29. ^ | Storia di Girifalco, Italiapedia
  30. ^ Girifalco ai Maffhei, in Pagine Bianche, vol. 9, Anno VI, Settembre 2002.
  31. ^ a b c d e f Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata.
    «Quantunque, com'egli è da credere, fosse questa terra posseduta da molti e grandi signori, a me però non sono noti che li soli Caraccioli».
  32. ^ La tradizione e leggenda vuole che i tre fossero dei cavalieri Templari (che in quegli anni erano stati accusati di eresia e il loro ordine soppresso) di ritorno dalla terra santa e membri del presidio templare del casale dei pellegrini (vicino il monastero dei santi Anargiri nel territorio di Cortale) i quali presidiavano l'antica via istmica greca che passava nei pressi della terra di Girifalco, scorciatoia tra i due golfi per raggiungere facilmente il Tirreno. (P. Agosteo, I roghi di Girifalco, in Pagine Bianche, vol. 12, Anno II, Dicembre 1998), (http://www.nobili-napoletani.it/Migliaccio2.htm).
  33. ^ Ferrante della Marra, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere o non comprese ne'Seggi di Napoli, imparentate colla Casa della Marra, 1641.
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  41. ^ Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, 1596.
  42. ^ Il titolo di Duca di Girifalco fu creato da Filippo IV di Spagna il 2 novembre 1624, in favore di Vittoria Ravaschieri figlia dell'allora Signore di Girifalco, Torino Ravaschieri. Il titolo, passato alle famiglie Caracciolo e poi Piccolomini d'Aragona, venne soppresso con la legge di Eversione della feudalità nel regno di Napoli promulgata il 2 agosto 1806.
  43. ^ La famiglia Ravaschieri, in Pagine Bianche, Anno III - Giugno 1999, n. 6.
  44. ^ a b c Girifalco nel Settecento, 1995.
  45. ^ In un'azione legale, contro il vescovo di Squillace Fabrizio Sirleto, attuata da Annibale Caracciolo per rivendicare il diritto di poter carcerare nella sua terra, si legge che egli nel 1609 era barone di Girifalco, titolo ricevuto per matrimonio. (Giuseppe Galasso, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, 1967)
  46. ^ Lo stemma è l'unione degli scudi dei Caracciolo Pisquizi e dei Ravaschieri.
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  48. ^ Alessandra Anselmi, La Calabria del viceregno spagnolo: storia, arte, architettura e urbanistica, 2009.
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  57. ^ Sarà probabilmente dopo il 1626 che questa famiglia lo venderà ad una Maria Caracciolo dei duchi di Girifalco. Nel 1648 Orta raggiungeva il numero di 400 abitanti e in quell'anno avviò un primo processo di liberazione dai Caracciolo. Ma dovette passare quasi un secolo di altra dominazione da parte di questa famiglia se ancora tra il 1745 e il 1747 l'Università degli abitanti di Orta dette vita ad aspre liti giudiziarie contro un Caracciolo, duca di Girifalco. Nel 1796 Orta contava 1718 abitanti e il feudo era nelle mani di Donna Margherita Caracciolo Valle Piccolomini, duchessa di Girifalco. Atella e i suoi Casali, 1991
  58. ^ Quantunque, com'egli è da credere, fosse questa terra posseduta da molti e grandi signori, a me però non sono noti che li soli Caraccioli. (Fino al 1806 Gioiosa fu un Marchesato del Ducato dei Caracciolo di Girifalco). Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, 1691.
  59. ^ Alcune fonti citano il duca Gennaro Maria Caracciolo, nipote di Nicola Maria, ma nel 1723 aveva soltanto tre anni.
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  71. ^ Nella tradizione popolare è indicato, anche se difficile in quell'epoca, lo ius primae noctis perpetuato dai duchi Caracciolo a Girifalco, probabilmente confuso con lo ius patronatus.
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  98. ^ Si svolge domenica di Pasqua dopo la messa, intorno a mezzogiorno, sul corso Roma (già corso Teodosio). La Madonna vestita di nero e la Veronica scendono dalla chiesa del Rosario in piazza Umberto I verso Piazza Vittorio Emanuele II, mentre Gesù risorto e San Giovanni apostolo (che nel frattempo ha compiuto il suo terzo viaggio dai Pioppi Vecchi al Rosario, per un tragitto di circa un chilometro tra andata e ritorno, per annunciare la resurrezione di Cristo alla Madre) procedono dai Pioppi Vecchi verso corso Roma. Alla metà esatta del corso in mezzo alla folla, le statue si ritrovano le une di fronte alle altre incontrandosi e il drappo nero che avvolgeva la Madonna viene strappato, facendola apparire nel suo mantello azzurro ricamato di stelle dorate mentre vengono fatte volare alcune colombe. P. Vitaliano, Tradizioni pasquali di Girifalco, in Soverato Web.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gabriele Barrio, De Antiquitate et Situ Calabriae, 1571
  • Girolamo Marafioti, Croniche et antichità di Calabria, 1596
  • Giovanni Fiore, Della Calabria illustrata, 1691
  • P.E. Commodaro, La Diocesi di Squillace attraverso gli ultimi tre Sinodi (1754-1784-1889)
  • D. Francesco Sacco, Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, 1795
  • Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli - Parte II, 1816
  • La Tribuna Illustrata - Anno XV - N° 6, 1937
  • J. Mazzoleni, Contributo alla storia feudale della Calabria nel sec. XVII, 1963
  • Henry Vollam Morton, A traveller in Southern Italy, 1969
  • G. Galasso, Napoli spagnola dopo Masaniello: politica, cultura, società, 1972
  • D. Laruffa, Incontro con la Calabria, 1981
  • G. Boca, Luoghi sismici della Calabria, 1981
  • M. Rosanò, Aspetti e momenti del Risorgimento a Girifalco: il 1848, 1987
  • Augusto Placanica, Storia della Calabria dall'antichità ai giorni nostri, 1994
  • M. Rosanò, Girifalco nel Settecento, 1995
  • Rocco Ritorto, Tavole Massoniche, 1996
  • Alessandra Anselmi, Collezionismo e politica culturale nella Calabria vicereale borbonica e postunitaria, 2012
  • G. Gravier, Raccolta di tutti I più rinomati scrittori dell'istoria generale del Regno di Napoli, 2012
  • F. Pastore, Dalla Καλαβρία la parola Italia, 2017

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito del Comune di Girifalco, su comune.girifalco.cz.it.

Mappa di Girifalco, su tuttocitta.it.

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