Amato (Italia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Amato
comune
(IT) Amato
(AAE) Amati
Amato – Stemma
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaCoat of Arms of the Province of Catanzaro.svg Catanzaro
Amministrazione
SindacoSaverio Ruga (Vivere Amato) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate38°56′N 16°28′E / 38.933333°N 16.466667°E38.933333; 16.466667 (Amato)Coordinate: 38°56′N 16°28′E / 38.933333°N 16.466667°E38.933333; 16.466667 (Amato)
Altitudine480 m s.l.m.
Superficie20,93 km²
Abitanti807[1] (30-11-2019)
Densità38,56 ab./km²
FrazioniMagauda, Piro, Case sparse
Comuni confinantiMarcellinara, Miglierina, Pianopoli, Serrastretta
Altre informazioni
Cod. postale88040
Prefisso0961
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT079004
Cod. catastaleA257
TargaCZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[2]
Cl. climaticazona D, 1 674 GG[3]
Nome abitantiamatesi
Patronosan Francesco di Paola
Giorno festivo2 aprile / ogni seconda domenica di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Amato
Amato
Amato – Mappa
Posizione del comune di Amato all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Amato (Amati in arbëresh) è un comune italiano di 807 abitanti[1] della provincia di Catanzaro in Calabria.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Amato si estende su una superficie di km² 22 nell’area montana della presila catanzarese ad una altitudine di media di m 525 con un minimo di 86 metri s.l.m ed un massimo di 1035 s.l.m. È ubicato al centro della regione nell'Istmo di Marcellinara, il punto più stretto d'Italia. Dal territorio si gode un'ottima vista del Golfo di Sant'Eufemia e delle Isole Eolie. Tra queste spicca l'Isola di Stromboli. Data la particolarità della zona dove è ubicato il Comune, dal suo territorio, si scorge il Mar Ionio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Storia del Comune[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Amato è uno dei paesi più antichi della Calabria, essendo più volte menzionato da Plinio il Vecchio. I suoi abitanti, sembra, siano originari dell'antichissima città di Lametia, che sorgeva sul promontorio del Golfo di Sant'Eufemia. Poiché questa città, per ignota sciagura, nei primi secoli dell'era cristiana scompare, i superstiti cercano rifugio dapprima in Nicastro (Neocastrum), per poi trasferirsi nella vallata del Lamato, la cui omofonia si presta a far credere che derivasse dall'antica Lametia. Esistono, infatti, ancora oggi, nelle contrade "Lachi" e "Ammendola" i ruderi delle chiese di Sant'Andrea e di San Nicola e le fondamenta di un castello.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

I primi cenni storici su Amato risalgono al 1060. Il feudo venne descritto come quasi disabitato e il Signore di Amato era Guglielmo Altavilla, figlio di Tancredi d'Altavilla.[4]

Le prime notizie certe su Amato si hanno nel il 1º novembre del 1441, quando il Re Alfonso I d'Aragona riconobbe a Francesco Rodìo (anche: Rodio o Rhodio), figlio illegittimo di Giovannello Rodìo, il diritto alla successione paterna del feudo denominato "de Lornato".[5] Successore divenne il figlio Paolo con regio decreto di re Ferdinando il 2 ottobre del 1464.[4] Il feudo rimase in mano al Rodio fino al 26 maggio del 1505 quando, con regio assenso donò la Baronia di Amato alla figlia Moisessa,[6] che nel 1515 sposò Roberto della famiglia catanzarese Susanna.[7]

L’arrivo degli albanesi[modifica | modifica wikitesto]

Se pensa che gli albanesi giunsero ad Amato dopo il 1479, quando la maggior parte dell'Albania, con la caduta di Kruja (1478) e di Scutari (1479), era nelle mani degli Ottomani. In quell’occasione molti albanesi abbandonarono l’Albania per venire a vivere in Italia, sperando di trovare condizioni di vita migliori. Con loro vennero fondate nuove colonie o reinsediate località spopolate.

Amato non si trova nei censimenti dei fuochi albanesi negli anni del 1503[8] e del 1508.[9] Ma i primi documenti ufficiali che ci confermano la presenza degli albanesi ad Amato risalgono al 1530. La prima numerazione di fuochi di Amato, conservata nell’Archivio di Stato di Napoli, registra esclusivamente tassazioni albanesi per 19 fuochi.[10]

Per quasi due secoli ad Amato gli albanesi hanno parlato solomante la lingua dei loro padri ed hanno mantentuto il rito greco-bizantino, oltre alle usanze e ai costumi simili a quelli del loro paese di origine.

A partire dal XVIII secolo, iniziò un inarrestabile processo di assimilazione; gli Albanesi, che avevano già perso il rito greco-bizantino, persero gradualmente la loro cultura e la loro lingua e, tanto che oggi troviamo pochissime tracce della loro permanenza. Resta, a ricordo della loro esistenza una fontana, chiamata "dei Greci" e una via intitolata ai "greci".

Periodo moderno e contemporaneo[modifica | modifica wikitesto]

Storia sismica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Amato ha visto durante la sua storia vari eventi sismici. Dai dati storici a noi giunti si può affermare che l'evento tellurico che ha causato i maggiori danni al borgo è stato il Terremoto della Calabria meridionale del 1783 con danni tra VIII-IX grado della scala Mercalli. A causa di questo evento vengono riportate dalle fonti la presenza di fratturazioni del suolo e frane. La fratturazione del suolo si è notata anche nel Terremoto della Calabria del 1905. Quest'ultimo evento ha causato danni pari al VI-VII grado della scala Mercalli.

Monumenti e luoghi d'interesse storico-sociale[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi storici di Amato[modifica | modifica wikitesto]

Tra i palazzi antichi ad Amato possiamo ben citare e ricordare: Palazzo Timpone (Palazzo gentilizio del ‘600 appartenuto alla famiglia Mottola fino al 1811), Palazzo Rossi (Edificio costruito intorno alla metà del Settecento; casa Natale del Predicatore Francesco Rossi),Palazzo Mauro (LA SUA COSTRUZIONE RISALE ALLA META’ DEL 700),Palazzo Jenzi (costruzione risalente al 1700), Palazzo Papucci (risasale alla metà dell’800) ed infine Palazzo Graziano (risalente alla prima metà del 1600)

Castello feudale[modifica | modifica wikitesto]

Ad Amato, in via Marconi, troviamo i resti, i ruderi, del castello feudale risalente ai secoli XI-XII. Di questo castello oramai si può osservare un portale, alcune mura ed una torretta ristrutturata a fini abitativi.

Fontane ed opere d'interesse culturale[modifica | modifica wikitesto]

Tra le fontane monumentali vi troviamo: la fontana, detta "dei Greci" nell'omonima via, la fontana dei surici (sorgente originaria della fontana dei Greci) e la fontana degli italiani (costruita nella prima metà del ‘700).

In piazza Caligiuri si trova il monumento dedicato a Michele Torica (1736-1808) che fu un diplomatico poliglotta e fiero assertore della Repubblica partenopea del 1799.

Edifici ed opere religiose[modifica | modifica wikitesto]

Ad Amato vi troviamo la chiesa madre dedicata al culto dell'Immacolata concezione che si celebra l'8 dicembre con una suggestiva processione. Al suo interno vi è la statura a mezzo busto di San Francesco da Paola, risalente al XVII secolo, fu donata alla Chiesa dai marchesi Mottola con atto notarile redatto dal notaio Pietro Bruni di Miglierina nel 1782. Infine vi si trova, ad Amato, la "Chiesulilla", una Chiesa risalente al 1100 circa. Ad oggi si pensa possa essere considerata la prima chiesa costruita per gli amatesi.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[11]

Dialetto locale[modifica | modifica wikitesto]

Ad Amato è parlato il Dialetto calabrese centrale caratterizzante la zona dell'Istmo di Catanzaro.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 54 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Amato è collegata al territorio circostante attraverso una rete viaria provinciale, ma anche attraverso la stazione ferroviaria di Marcellinara. Benché dotata di una posizione geografica favorevole (i centri di Lamezia Terme e di Catanzaro distano entrambi solo 27 km) i collegamenti sono spesso assicurati solo dall’utilizzo dei mezzi personali dei privati. Il trasporto pubblico su gomma è strettamente legato e sostenuto dagli studenti di scuole superiori o università, i quali per continuare gli studi sono costretti a fare i pendolari con i centri sedi di Istituti Superiori ed Atenei. Di notevole importanza fungono l'Aeroporto di Lamezia Terme, Autostrada del Mediterraneo con lo svincolo presso Sant'Eufemia Lamezia, la Stazione di Lamezia Terme Centrale ed infine la Strada statale 280 dei Due Mari (fondamentale per raggiungere Lamezia Terme e Catanzaro).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. ^ a b Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, Volume 3, p. 193
  5. ^ López, Rodríguez, Carlos, Palmieri, Stefano, a cura di, I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo della serie Neapolis dell'Archivio della Corona d'Aragona, p. 49
  6. ^ Archivio storico per la Calabria e la Lucania, Volumi 33-34, p. 186
  7. ^ Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, Volume 3, p. 389
  8. ^ Italo Sarro, Albanesi in Italia, percorsi migratori (secc. XV-XVIII), p. 101
  9. ^ Italo Sarro, Albanesi in Italia, percorsi migratori (secc. XV-XVIII), p. 44
  10. ^ Archivio storico per la Calabria e la Lucania, Volumi 33-34, p. 162
  11. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio storico per la Calabria e la Lucania, Volumi 33-34, Roma, 1964.
  • Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata, Volume 3, Soveria Mannelli, Rubettino, 2001, ISBN 978-88-49801-96-5.
  • Carlos López Rodríguez, Stefano Palmieri (a cura di), I Registri Privilegiorum di Alfonso il Magnanimo della serie Neapolis dell'Archivio della Corona d'Aragona, Napoli, Sede dell'Accademia Pontaniana, 2018, ISBN 978-88-943432-0-5.
  • Italo Sarro, Albanesi in Italia, percorsi migratori (secc. XV-XVIII), Nardò, Besa Editrice, 2019, ISBN 884971002X.
  • Domenico Zangari, Le colonie italo albanesi di Calabria - Storia e demografia, Napoli, Caselli, 1941.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Calabria Portale Calabria: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Calabria