Olivadi

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Olivadi
comune
Olivadi – Stemma Olivadi – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Catanzaro-Stemma.png Catanzaro
Amministrazione
Sindaco Renato Vito Puntieri (Pace) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate 38°44′N 16°25′E / 38.733333°N 16.416667°E38.733333; 16.416667 (Olivadi)Coordinate: 38°44′N 16°25′E / 38.733333°N 16.416667°E38.733333; 16.416667 (Olivadi)
Altitudine 485 m s.l.m.
Superficie 7,17 km²
Abitanti 553[1] (30-04-2011)
Densità 77,13 ab./km²
Comuni confinanti Cenadi, Centrache, Petrizzi, San Vito sullo Ionio, Vallefiorita
Altre informazioni
Cod. postale 88067
Prefisso 0967
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 079088
Cod. catastale G034
Targa CZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti olivadesi
Patrono sant'Elia
Giorno festivo 20 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Olivadi
Olivadi
Posizione del comune di Olivadi all'interno della provincia di Catanzaro
Posizione del comune di Olivadi all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Olivadi è un comune di 500 abitanti della provincia di Catanzaro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Olivadi, piccolo centro delle preserre nella parte meridionale della provincia di Catanzaro, accomuna le sue origini a quelle di tanti altri paesi della zona e di altre aree della Regione.

Da premette, prima di ogni discorso sulle origini e sulla storia di Olivadi, che l'intera zona che va da Catanzaro a Cardinale e Torre di Ruggiero fu interessata nel periodo Neolitico da insediamenti umani. Se si dovesse prestare fede alle parole del padre Lodovico Pontieri, biografo del Venerabile Antonio Pontieri, Cappuccino: “Olivadi picciola terra della diocesi di Squillace……fondata, circa l'undecimo secolo, secolo, da Roggerio, Conte del/e Calabrie, e da' suoi valorosi Normanni….“, si potrebbe affermare che le origini di Olivadi risalgono al 1000, ma queste notizie non forniscono una risposta definitiva e del tutto esauriente al problema. Infatti, le origini di Olivadi, avvolte ufficialmente nel mistero, si fanno risalire, in maniera plausibile, ad almeno un secolo prima, all'epoca cioè, dell'arretramento della Città di Squillace (Skilletion o Scolacium) o ad insediamenti di popolazioni al seguito dei monaci basiliani (Convento di Torre Spadola (oggi Torre Ruggiero) o Monastero dell'Arsafìa (oggi Monasterace).

La documentazione ufficiale più antica ed inconfutabile che riferisce di Olivadi consiste in Registri della Cancelleria Angioina del 1272 e del 1310, dove si legge, tra l'altro… de casali Libathi. Tale elemento toponomastico dà la certezza che il centro abitato di Olivadi aveva l'originario nome greco di libàdion, termine che indicava una zona piana, erbosa, umida, pratosa. In effetti, esiste una pianura, detta Runci, oggi una prospera area coltivata, ma un tempo, probabilmente, umida ed acquitrinosa. Da ciò riusciamo a comprendere l'origine del nome di Olivadi che ci è pervenuto oggi per com'è, trasformandosi nei secoli (per latinizzazione e volgarizzazione) da: tò libàdion (t) o libàdion (VIII-IX sec) - libàthion (XIII sec)-.Livàdi o lolivàdi (XVI sec)- Olivadi (dal 1700).

È chiaro quindi che il toponimo attuale di Olivadi, nulla ha che fare con l'olivo! Olivadi non vanta un glorioso passato né personaggi o eventi che ne abbiano esaltato la notorietà. Pur tuttavia, è importante sapere che esso ha dato i natali a persone che, per l'epoca in cui vissero e per le allora condizioni sociali della Calabria, hanno di certo contribuito ad accrescere quel lustro che oggi, purtroppo, è negato a questa piccola comunità. Anche Olivadi, come quasi tutti i casali della zona si emanciparono ad Universitas ossia a comunità con un minimo di organizzazione interna e di autonomia amministrativa sia rispetto allo status di casale rurale sia rispetto al centro sede del feudatario, dopo l'avvento degli Aragonesi agli inizi del ‘400.

Inoltre, gli Aragonesi prima e poi i Borgia rinfoltirono i centri con famiglie notabili giunte con loro direttamente dalla Spagna, allo scopo di una migliore gestione del territorio. D'altronde, stante la notizia più antica su famiglie presenti in Olivadi, che è quella riscontrabile nella Platea del Monastero di Santo Stefano del Bosco (oggi Serra San Bruno) del 1533, a cura dell'Amectis, un certo Martino Mellace era già proprietario di terre confinanti con quelle del monastero, in agro di Petrizzi. Ciò evidenzia che vi era già stata l'emancipazione ad Universitas con conseguente ed inequivocabile stratificazione sociale. Olivadi seguì sempre e comunque le vicende del Principato di Squillace, anzi nel 1619 ne diventa la parte più estrema a sud, dopo la varie cessioni di Cardinale, Satriano, Soverato, San Vito e Cenadi ed altri casali. A tal proposito, vi è da evidenziare un elemento urbanistico che si collega a tale nuova situazione amministrativa: infatti, un' importante costruzione, pur negli ultimi ruderi, dimostra come la sua impostazione costruttiva a mo' di fortilizio, dovesse rappresentare l'avamposto dell'intero feudo ridisegnato (Casa Mellace).

L'impianto urbanistico originario (comune ad altri centri della zona) è di agevole interpretazione, in quanto esso risponde al criterio (tipicamente bizantino) dello sviluppo lungo l'asse est-ovest; orientamento che, secondo la visione ecclesiastica antica, indicava la ‘linea sacra” in quanto parallela al percorso del Sole, simbolo della luce divina. L'espansione lungo questa direttrice è segnata visibilmente dall'asse viario individuato dalla “Cona “ e dalla via Umberto e Gradoni San Rocco; una sorta di decumano maggiore che trova il suo centro ed apice nella piccola piazza dove, pochi decenni fa, prospettava la facciata dell'antica chiesa matrice, ubicata appunto sul punto più alto della dorsale sulla quale l'agglomerato urbano ha avuto (si ritiene) il suo iniziale sviluppo.

Rimanendo ancora nell'area del nucleo antico, è interessante notare la disposizione delle piccole chiese situate, secondo le direzioni cardinali, nei punti si ingresso del paese; così sul lato orientale sorgeva la chiesa di S. Giorgio (sotto la quale sono stati rinvenuti scheletri umani di eccezionali dimensioni (Normanni?); su quello meridionale, la piccola chiesetta di San Rocco; ad ovest la chiesa dell'Addolorata e a nord la chiesa del Crocifisso. La posizione di quest'ultima - oggi centrale – in tempi più antichi segnava, per chi proveniva dal lato settentrionale, un punto di entrata (è ancora esistente il tracciato che conduceva a Centrache, principale tragitto per Squillace prima della costruzione post-unitaria della strada Statale 382). La chiesa, posta al limite del nucleo urbano, rappresentava una sorta di porta urbis dalla quale si diramavano tre percorsi primari corrispondenti oggi a via Toselli, via Marconi, via V.Emanuele. Una seconda linea di espansione urbana è costituita dall'odierna via Duca degli Abruzzi, denominata “il fiume “, toponimo legato molto probabilmente al canale di scorrimento dell'acqua che dal mulino arrivava sino all'attuale piazza per poi incanalarsi per l'attuale via Risorgimento. Il suo sviluppo è dovuto proprio alla presenza del mulino lungo un asse viario probabilmente già esistente e segnato all'imbocco dalla piccola chiesa dell'Addolorata. I monumenti più significativi del paese restano oggi alcuni portali a corredo delle dimore delle famiglie notabili. Esiste un mirabile esempio di condotta di mulino ad acqua risalente al ‘700, con anelli in granito. Mentre l'edilizia religiosa è oggi assai più ridotta, limitandosi alla chiesa del Crocifisso (già S. Nicola). Un lodevole esempio di recupero architettonico e funzionale è rappresentato dal Teatro “S. Elia”, ricavato dalla antichissima Chiesa Madre ormai rudere a causa di svariate vicende calamitose. Ma il manufatto sicuramente più interessante ed antico di Olivadi (in comune con altri due paesi) è la diga cosiddetta di Muru Ruttu fatta costruire da Ruggiero I Gran Conte di Calabria prima del 1100, al fine di ricavare dalla ubertosa ed acquitrinosa pianura dei Runci una pescaia. Olivadi divenne Comune nel 1811, in pieno decennio francese, al pari di tutti i comuni vicini. Si conserva nella Parrocchia, oltre ad un Crocifisso ligneo dei primi del ‘600, opera del frate siciliano Umile da Petralìa, al secolo Giovan Francesco Pintorno, una Madonna delle Grazie, sicuramente anteriore al Concilio Tridentino per via dell'immagine del seno scoperto.

Dei suoi figli il più illustre è senza dubbio il cappuccino Padre Antonio Pontieri, di cui si è interrotto già nel ‘700 il processo di beatificazione. Ma altri nomi hanno dato lustro al paese, oggi quasi dimenticati se non del tutto sconosciuti. Il cappuccino: Padre Francesco da Olivadi (1670), padre spirituale di padre Antonio. Padre Gregorio da Olivadi, cappuccino, Ministro provinciale a Reggio; Padre Ludovico Pontieri da Olivadi, cappuccino, nipote di padre Antonio – Ministro Provinciale (1754); Padre Ludovico Gemelli, da Olivadi, Ministro Provinciale a Reggio, figura di intellettuale e filosofo con al suo attivo diverse pubblicazioni (1808). Padre Felice Antonio da Olivadi, cappuccino, Ministro Provinciale (1826). Svariati gli uomini di legge operanti in paese, a Messina, a Monteleone (Vibo Valentia) e a Catanzaro.

Ad Olivadi nacque nel 1653 il Beato Padre Antonio da Olivadi, frate francescano, che predicò in tutto il Meridione, fece diversi miracoli e fu venerato come un santo dalla popolazione. Predisse il papato al cardinale Orsini divenuto Papa col nome di Benedetto XIII.

OPERE E PUBBLICAZIONI SU OLIVADI

Bibliografia su OLIVADI:

Giuseppe Sinopoli

Il Padre Venerabile Antonio da Olivadi

a cura dell'amministrazione comunale 1997

Luigi Fusto-Francesco Paparo

OLIVADI

a cura dell'Associazione Culturale Olivadese

(pubblicato da Calabria letteraria-Rubbettino-Soveria Mannelli 2000)

Daniele Tommaso Mellace - Dario Puntieri

OLIVADI: Architetture e Paesaggi Tracce di Storia e di vita

a cura dell'Ass. Cult. Olivadese 2004;

Daniele Tommaso Mellace – Anna Maria Colabraro

RURALITÀ E SAPIENZA POPOLARE IN CALABRIA

OLIVADI, un itinerario nelle preserre catanzaresi

a cura dell'Ass. Cult. Olivadese 2007

Luigi Fusto

OLIVADI A META' DEL 700 – Analisi del Catasto Onciario

a cura dell'Associazione Culturale Olivadese

(pubblicato da Calabria Letteraria-Rubbettino Soveria Mannelli 2007)

Produzioni Audiovisive su OLIVADI

Romano Singlitico

LO SPAVENTAPASSERI

Cortometraggio con Rocco Barbaro-Francesco Scimemi

a cura dell'Ass. Cult. Olivadese 2000 – G.A.L. “Serre Calabresi”

Giuseppe Miggiano

ASSURDO A SUD

Monologo sull'eccidio di Olivadi 21 giugno 1908

Con Federico Della Ducata e Piero Schirinzi – Musiche originali di Anna Maria Colabraro

a cura dell'Ass. Cult. Olivadese 2007 – C.O.E. del G.A.L. “Serre Calabresi”

La strage di Olivadi[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 giugno 1908, il comune di Olivadi fu teatro di una protesta popolare a motivo dei mancati aiuti per la ricostruzione dopo il terremoto che aveva funestato il paese tre anni prima. Le conseguenze del cataclisma, infatti, pesavano ancora gravemente sulla vita degli abitanti. La manifestazione fu repressa da alcuni carabinieri, che spararono sulla folla uccidendo quattro persone e ferendone altrettante.[2]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaco: Renato Puntieri

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2011.
  2. ^ Comune di Olivadi - Cenni Storici
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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