Nocera Terinese

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Nocera Terinese
comune
Nocera Terinese – Stemma
Nocera Terinese – Veduta
Panorama di Nocera Terinese
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Calabria.svg Calabria
ProvinciaCoat of Arms of the Province of Catanzaro.svg Catanzaro
Amministrazione
SindacoAntonio Albi (lista civica "Unità Popolare Nocerese") dal 26-5-2019
Territorio
Coordinate39°02′N 16°09′E / 39.033333°N 16.15°E39.033333; 16.15 (Nocera Terinese)Coordinate: 39°02′N 16°09′E / 39.033333°N 16.15°E39.033333; 16.15 (Nocera Terinese)
Altitudine249 m s.l.m.
Superficie46,58 km²
Abitanti4 733[1] (30-11-2019)
Densità101,61 ab./km²
Comuni confinantiAmantea (CS), Cleto (CS), Falerna, Lamezia Terme, Martirano Lombardo, San Mango d'Aquino
Altre informazioni
Cod. postale88047
Prefisso0968
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT079087
Cod. catastaleF910
TargaCZ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)[2]
Nome abitantinoceresi
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo5 febbraio / 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Nocera Terinese
Nocera Terinese
Nocera Terinese – Mappa
Posizione del comune di Nocera Terinese all'interno della provincia di Catanzaro
Sito istituzionale

Nocera Terinese (Nucéra in dialetto calabrese) è un comune italiano di 4 733 abitanti[1] della provincia di Catanzaro in Calabria.

È l'ultimo comune della provincia sul mar Tirreno in direzione nord posto al confine con la provincia di Cosenza. Confina con Amantea, Cleto, San Mango d'Aquino, Martirano Lombardo, Falerna e Lamezia Terme.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il centro abitato di Nocera Terinese è ubicato in collina a 249 metri s.l.m. Dal paese si riesce ad osservare il Savuto sfociare nel mar Tirreno presso Villaggio del Golfo. Inoltre dal territorio di Nocera Terinese si può godere la vista, al tramonto, delle isole Eolie ed in particolar modo di Stromboli. Il territorio comunale ha una escursione altimetrica pari a 1 332 metri. Appartiene alla zona climatica C. Il rischio sismico del territorio è al livello massimo (livello 1).

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Varie e molteplici sono  le ipotesi circa l’etimologia della denominazione del centro abitato, a partire da una di chiara impronta fitonimica (con evidente allusione alla notevole presenza di noceti nell’ambito del suo territorio), sino ad altre di svariata natura. Secondo un’opinione fortemente probabile e molto seguita (Cfr. Michele Manfredi-Gigliotti, Terenewn, Memorie storiche sull’antica città di Terina, Editrice Pungitopo, 1984), il centro antropizzato, posto anch’esso tra due fiumi (Grande e Rivale, così come lo era stata l’antica Terina), assunse il nome di Nocera a seguito della distruzione, ad opera dei Saraceni, all’incirca intorno all’anno mille, della colonia crotoniate di Terina, dalla quale ultima proveniva la maggior parte dell’elemento antropico fondatore, scampato al massacro. L’etimo proviene dalla lingua greca ed è composto da neos (nuovo/a) e kairos (casa/abitazione). Anche l’etimo della colonia greca distrutta dai legni barbarici che infestavano il Mediterraneo,  affondava le radici nella lingua greca: Terina, in origine (in onore della sirena- detta Tereina [ la Tenera] oppure Ligeia [la Canora, la Melodiosa] il cui corpo era stato dal mare Tirreno spiaggiato in un punto  sottostante il pianoro di Terina e al quale i Terinei avevano dato pietosa sepoltura) e, in successione cronologica, la denominazione onomastica era mutata in  Tereneon-Terenon (dal verbo tereo=custodire, proteggere e, quindi, dal sostantivo teros= rifugio, asilo, porto) e neon  (da naus=navi: asilo delle navi). In ricordo della affermata sicurezza del porto della scomparsa città magnogreca, per una lunga soluzione temporale e all’origine della sua fondazione, Nocera si chiamò Nocera della Pietra della Nave. Tuttora, nell’ambito della circoscrizione amministrativa del Comune, esiste annotato il toponimo Pietra della Nave proveniente, almeno, dal 1240, in quanto contenuto in un privilegium di Federico II, emesso in pari data, nel quale si fa esplicito riferimento alla Terra Noceriae con praedicto Portu Maris, qui dicitur Navis de Arata (Arata [da Ares=Marte] è, in modo pacifico, l’attributo del fiume Ocinaro (Okinaros) che bagnava, e bagna tuttora (ribattezzato Savuto) , il pianoro su cui sorgeva Terina, la cui denominazione ancora oggi è Piano di Terina). E’ necessario precisare, a proposito di tale toponomastica, che non vi è autore che riporti la denominazione in modo corretto, così che il Piano di Terina è diventato, via via, Piano della Tirena (Orsi), Piano della Tirrena (Topa), Piano di Tirina (Ciaceri). Tali denominazioni altro non sono che deformazioni toponomastiche, le quali non significano proprio niente. L’errore deriva da una cattiva ed errata traduzione dal dialetto nocerese dal quale il luogo è indicato come “ ‘u Chianu ‘e Tirene”, la cui traduzione italiana corretta (tenendo conto che “Tirene” rappresenta una forma ipocoristica di natura demotica  di “Terina”) è Il Piano di Terina. Può anche comprendersi che tale lectio possa dare fastidio a tutti coloro che, pur non sussistendo alcuna prova in proposito, propongono, tuttavia, il sito lametino come quello dell’ubicazione della antica colonia crotoniate, non possiamo esimerci dall’affermare che la Storia è proprio questa che abbiamo esposto e che la Sovrintendenza ai beni culturali e archeologici per la Calabria continua ad ignorare non avendo giammai incluso, in tutti suoi programmi di scavi archeologici, il Piano preferendo, con ogni evidenza, la Piana.

I profughi terinei dovevano necessariamente conoscere il territorio dove appostarono la loro nuova fondazione, rappresentando tale territorio la loro antica cora (contado circostante la città) che sicuramente avevano frequentato sia con finalità agronomiche e zootecniche, che venatorie. Esiste tuttora, proveniente ab immemorabili, un antico sentiero, chiamato ‘a Crapara (sentiero di capre), congiungente il Piano di Terina con il luogo del primo insediamento nocerese, la Motta (dall’arabo con il significato di luogo elevato e fortificato). Il sito evocava una caratteristica del Piano terineo: la Motta, in posizione elevata, è posta, a sua volta, alla confluenza di due fiumi (Grande e Rivale, tributario del primo) e circondata dal cosiddetto Fosso Cupo, fossato profondo che, in caso di attacco, veniva riempito, tramite un sistema di opere idrauliche, con l’acqua proveniente dai suddetti due fiumi. Il sito era munito di due torri di guardia (una esiste ancora ed è detta “ ‘u Turrazzu”, opera monumentale; l’altra è stata distrutta in epoca relativamente recente in seguito a lavori di imbrigliamento. L’edificio più antico della Motta è la Chiesa di Santa Maria della Pietà retrodatabile al secolo XV. L’accesso alla Motta era, ed è ancora, garantito da un ponte (mobile-ritirabile e, in seguito, levatoio, detto “ ‘a Ponta” [La Ponta])

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di Nocera Terinese è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 16 luglio 1936.[3]

«D'argento, alla sirena uscente dal mare e suonante la lira, il tutto al naturale[4]»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La piazza principale di Nocera Terinese

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Matrice di San Giovanni Battista: da semplice cappella intorno al 1300, nel corso dei secoli, assunse la sua attuale forma dopo il terremoto del 1783 e i lavori terminarono nel 1828, anno in cui venne ultimata la stupenda e superba cupola che, sovrastando il presbiterio si alza dal suolo di ben 32 metri, opera di esperti carpentieri venuti a Nocera dalla vicina S. Lucido. Di buona fattura alcune tele: l'ultima Cena del Pascaletti, e la Madonna del Rosario di autore ignoto. Tra le statue lignee quelle di S. Giovanni Battista, della Madonna del Suffragio, di S. Francesco di Paola e di S. Caterina d'Alessandria. Festeggia il patrono San Giovanni il 24 giugno e il 5 febbraio (San Giovanni d'i terremoti), poiché secondo la leggenda in questo giorno il Santo preservò il paese dal tragico terremoto del 1638.
  • Chiesa dell'Annunziata: l'altare centrale dell'Annunziata in marmo verde, monumento nazionale, nella nicchia custodisce la statua lignea risalente al 1600, della Vergine Addolorata con il Cristo morto sulle ginocchia "la Pietà ", venerata dal popolo nocerese specie durante la Quaresima e tale devozione culmina nella Settimana Santa, in particolare il Sabato Santo con la solenne processione della Vergine Addolorata e del Cristo morto durante la quale si svolge il secolare rito dei "vattienti". Custodisce anche la statua lignea bellissima della titolare, la Vergine Annunziata.
  • Chiesa di San Martino: è una piccola e austera chiesa, innalzata nel XV secolo nella piazza principale.
  • Chiesa di San Francesco: un tempo del Cenobio dei Minori Conventuali, alla sommità del paese i ruderi del vecchio convento dei PP. Cappuccini, un tempo fortilizio normanno,.
  • Il “Portale del Palazzo Procida” appartenente alla omonima famiglia e risalente al XV° sec.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio dell'attuale Nocera Terinese si trova il sito della città magnogreca di Terina, da molti collocata sul Piano della Tirena, massiccio costiero lambito alla sua base dei corsi dei fiumi Savuto e Grande, che si uniscono poco prima di incontrare il mare. Il Lenormant nel suo viaggio in Calabria si mostrò certo nel non attribuire al Piano della Tirena la collocazione del sito di Terina, in quanto il Piano gli fu mostrato da una delle colline circostanti, verosimilmente il Piano di Stia. Lo studioso francese, ricordando il riferimento di Strabone a due fiumi che lambivano il piano prima di unirsi, non era stato infatti in grado di osservare il corso dei due fiumi che effettivamente esistono. Vi è ancora oggi un dibattito aperto sulla collocazione di Terina, da alcuni collocata nel territorio di Lamezia Terme per via della monetazione ritrovata.

“Lo studioso, al quale si deve l’insinuazione del dubbio secondo cui l’antica città magno-greca di Terina non fosse da collocare (così come, al contrario, riteneva la maggior e più qualificata parte degli storici: ex plurimis, Barrio, Marafioti, Fiore, Grimaldi, Pagano, Amato, Quattromani, Cluverio, Bisogni) nel territorio di Nocera Terinese, sul Piano di Terina, è il Lenormant, il quale, in una frettolosa visita sui posti, essendogli stato indicato da un punto di osservazione alquanto lontano il Piano di Terina quale sede della scomparsa colonia crotoniate, sentenziò che il sito di Terina non potesse essere quello indicato e ciò per due ordini di ragioni: 1)La città, secondo la minuziosa descrizione di Strabone, era lambita da presso da due fiumi, di cui il più importante, era denominato Ocinaro, mentre, a lambire il Piano di Terina, egli ne vedeva solo uno; 2)Terina era annoverata tra le città marittime, mentre egli faceva notare che il mare era distante dal Piano qualche chilometro, di conseguenza, quello indicato non poteva essere il sito della città scomparsa. Proseguendo il suo viaggio, Lenormant, senza alcun approfondimento e dimostrando una incredibile superficialità professionale, così come, del resto, aveva fatto a Nocera Terinese, indicò il sito di Sant’Eufemia Vetere.”

Così lo studioso Michele Manfredi-Gigliotti (Terhnewn, memorie storiche sull’antica città di Terina,1984), il quale contrasta la collocazione della città a Sant’Eufemia Vetere, ritenendo che essa vada collocata in territorio di Nocera Terinese, sul Piano di Terina, per il seguente ordine di considerazioni:

“Intanto, occorre evidenziare che entrambe le località contendenti (Nocera-Lamezia) non possiedono prove archeologiche a sostegno delle rispettive tesi, ma solo documentali, appartenenti, cioè, alla storia. Il tesoretto monetale rinvenuto in località Terravecchia di Lamezia e altri rinvenimenti similari, coevi e successivi, non possono costituire una prova della presenza di Terina in quei posti, in quanto, a parte la considerazione che si tratta di monete di Taranto, Metaponto, Sybaris, Thurii, Crotone, Caulonia, Velia, Poseidonia (di Terina, sono solo diciassette), é dato di comune esperienza che le monete coniate da una delle tante zecche italiote venivano, il più delle volte, spese in luoghi diversi da quelli del conio, per conseguenza, il luogo della loro tesaurizzazione non può assurgere a prova storica dell’esistenza di un agglomerato urbano (ipotesi eccezionale), ma semplicemente di una transazione negoziale (ipotesi rientrante nella normalità).

Inoltre, quando Lenormant sostiene la tesi contraria a quella che afferma l’ubicazione della colonia sul Piano di Terina, a motivo che il mare sarebbe lontano da esso qualche chilometro e poi afferma che Terina era ubicata a Sant’Eufemia Vetere, la sua tesi è assolutamente risibile in quanto commette un errore anacronistico (con l’aggravante che non se ne accorge neppure in prosieguo di tempo) e cioè: sulla distanza dal mare egli opera un riferimento ai tempi della sua visita (siamo nell’800), mentre avrebbe dovuto riferirsi, com’è ovvio, al V-IV secolo a. C.- Chi scrive ricorda che il mare di Nocera, nel 1955, arrivava nei pressi della stazione ferroviaria. Così strutturata, la teoria di Lenormant, che pone Terina a Lamezia, viene annullata dal medesimo suo ragionamento: nel V-IV secolo a. C., Sant’Eufemia Vetere si trovava sott’acqua!

Terina era allocata al Piano, che da essa ha preso il nome, in base alle molteplici considerazioni storiche di cui si indicano le più importanti:

1)Terina era (lo afferma lo storico Strabone) lambita da due fiumi (Ocinaro, oggi Savuto) e (Grande, non intravisto da Lenormant), entrambi tuttora esistenti. L’Ocinaro era, secondo la descrizione di tutti gli storici, così turbolento e frastornante da essere stato posto sotto l’egida protettrice di Ares (Marte), il dio guerriero. La stessa sua denominazione Ocinaro (oku=velocemente; naros da nao=scorrere).

Il sito lametino non solo non possiede i due fiumi che cingevano la città da presso, in quanto i due corsi d’acqua indicati per questo (Amato e Zinnavo) non hanno evidentemente le caratteristiche necessarie: l’Amato è sonnolento, silenzioso, quasi malarico; lo Zinnavo è poco più di un ruscello, per non evidenziare, poi, che le distanze tra questi due corsi fluviali sono tali da escludere che essa possa essere una evidente caratteristica topografica di Terina;

2)Se spostiamo Terina nel Lametino e ci riferiamo alle distanze in miglia romane tra le due mansiones del territorio, Ad Sabatum flumen-(Martirano) e Ad Turres (fiume Caronte), le distanze miliarie non tornano. I magistri viarum di Roma erano inflessibili nel pretendere che la distanza tra le mansiones, stationes e mutationes non dovesse superare le 25 miglia di Roma e ciò al fine di consentire al peregrino (colui che andava per agros) di partire ed arrivare con la luce del giorno. Se fosse vero ciò che si sostiene a favore del sito lametino, l’intervallo topografico tra i due punti di accoglienza sarebbe eccessivo;

3)Terzo argomento definitivamente risolutore è la pacificità della vicinanza tra Terina e Temesa indicata da Strabone come sunekhs: i due insediamenti erano talmente vicini da doversi ritenere coabitanti. Se spostiamo Terina nel sito Lametino, essa non può assolutamente ritenersi sunekhs di Temesa, essendo il sito di quest’ultimo insediamento stato individuato, in seguito agli scavi condotti da F. La Torre, nella zona di Campora San Giovanni.

Le caratteristiche che corrispondono all’ubicazione dell’insediamento effettuata dagli storici sul Piano di Terina in territorio di Nocera Terinese, sono possedute solo ed esclusivamente da quest'ultima località (Cfr. Michele Manfredi-Gigliotti in bibliografia)”.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Nocera è servita dalla stazione di Nocera Terinese, posta sulla ferrovia Tirrenica Meridionale.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
12 aprile 1994 24 maggio 1998 Pasquale Motta Partito Democratico della Sinistra sindaco
24 maggio 1998 27 maggio 2002 Pasquale Motta lista civica di centro-sinistra sindaco
27 maggio 2002 28 maggio 2007 Luigi Ferlaino Casa delle Libertà sindaco
28 maggio 2007 7 maggio 2012 Luigi Ferlaino lista civica di centro-destra sindaco
7 maggio 2012 3 novembre 2015 Gaspare Rocca lista civica di centro-destra "per Nocera" sindaco
3 novembre 2015 5 giugno 2016 commissario straordinario
5 giugno 2016 22 febbraio 2018 Fernanda Gigliotti lista civica "Ripartiamo dal Paese Che Vogliamo" sindaco
22 febbraio 2018 10 giugno 2018 commissario straordinario
10 giugno 2018 28 settembre 2018 Massimo Pandolfo lista civica "Unità Popolare Nocerese" sindaco
28 settembre 2018 26 maggio 2019 commissario straordinario
26 maggio 2019 in carica Antonio Albi lista civica "Unità Popolare Nocerese" sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio locale è l'A.S.D. Terina, la squadra amaranto milita nel campionato di Prima Categoria e gioca le sue gare interno allo Stadio Comunale De Luca.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  3. ^ Nocera Terinese, Archivio centrale dello Stato, Ufficio araldico, Fascicoli comunali, busta 035, fascicolo 5902.
  4. ^ Comune di Nocera Terinese – (CZ), su araldicacivica.it. URL consultato il 25 aprile 2021.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ernesto Pontieri, I flagellati di Nocera Terinese, Rivista critica di cultura calabrese, Napoli, 1921.
  • Ignazio Ventura, Nocera Terinese: storia d'una terra di Calabria, Tipografia G. Genovese, Napoli, 1955.
  • Vincenza Graziano, Il cuore antico del paese, Quaderno n. 1, Nocera Terinese, marzo 1999.
  • Vincenza Graziano, Il luogo detto Santa Caterina, Quaderno n. 2, Nocera Terinese, dicembre 2000.
  • Vincenza Graziano, Dal Torrazzo a Portavecchia. Le vie pubbliche della Marina, Quaderno n. 3, Nocera Terinese, aprile 2001.
  • Vincenza Graziano, Le terre del Conventi di Campo D'Arato, Quaderno n. 4, Nocera Terinese, febbraio 2002.
  • Adriano Macchione, I giorni delle emozioni, Città del Sole, Ravagnese (RC) 1995
  • Adriano Macchione, Temesa, Terina Nucria, Città del Sole, Ravagnese, (RC) 2008
  • Franco Ferlaino, Vattienti: Osservazioni e riplasmazione di una ritualità tradizionale, Qualecultura, Vibo Valentia, 1991.
  • Armido Cario, La vis poëtica di Francesco Acerbo, "Calabria Letteraria", n. 12/1997, pag. 42-43.
  • Antonio Macchione, Nocera sotto la dominazione normanna, Nocera Terinese 2006
  • Antonio Macchione, La Diocesi di Tempsa, Soveria Mannelli 2007
  • Michele Manfredi-Gigliotti, TEΡENHΩN, Memorie storiche sull'antica città di Terina, Editrice Pungitopo, Messina 1984.
  • Michele Manfredi-Gigliotti, TEMHSA-TEMΨA,memorie storiche sull'antica città di Temesa, con particolare riguardo alla individuazione del suo sito, Edizioni Brenner Cosenza 1994.
  • Michele Manfredi-Gigliotti, Λυκόφρων kὰι ώkιναρώs, Licofrone e il fiume Savuto, Ma.Per. Editrice, Campora San Giovanni, 2010.
  • Michele Manfredi-Gigliotti, "Il tempio arcaico di contrada Imbelli- Amantea, frazione Campora San Giovanni, provincia di Cosenza"- Nuove prospettive per l'individuazione dei siti di Temesa e Terina, Lussografica Editrice,Caltanissetta 2015.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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