Obelisco Vaticano

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Coordinate: 41°54′08.06″N 12°27′26.15″E / 41.902239°N 12.457264°E41.902239; 12.457264

Obelisco Vaticano

L'Obelisco Vaticano è uno dei tredici obelischi antichi di Roma ed è situato in piazza San Pietro.

L'Obelisco Vaticano nella sua collocazione originaria

Realizzato in granito rosso, svetta per un'altezza di 25,5 metri e con il basamento (composto da quattro leoni bronzei, opere di Prospero Antichi) e la croce raggiunge quasi i 40 metri. L'iscrizione recita: ECCE CRUX DOMINI - FVGITE - PARTES ADVERSAE - VICIT LEO DE TRIBV IVDA, ossia, in italiano: "Ecco la croce del Signore, fuggite parti avverse, trionfa il leone della tribù di Giuda".

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Di origine egiziana, privo di geroglifici e proviene, secondo Plinio, dalla città di Heliopolis; prima venne sistemato nel Forum Iulii di Alessandria d'Egitto e in seguito fu portato a Roma da Caligola nel 40, e collocato sulla spina del Circo di Nerone. Rimase in questa posizione anche dopo che il circo cadde in disuso, occupato da una necropoli. Si ritrovò poi a fianco dell'antica basilica di San Pietro, presso Rotonda di Sant'Andrea. Infatti è l'unico obelisco antico di Roma che non sia mai caduto.

Spostamento[modifica | modifica wikitesto]

Pittura murale (1685-1688) della Biblioteca apostolica vaticana -. Erezione dell'obelisco in piazza San Pietro.

Fu spostato e rialzato per volere di papa Sisto V nell'estate del 1586 sotto la direzione dell'architetto Domenico Fontana che impiegò grandi mezzi e quattro mesi per compiere l'opera: fu il primo degli obelischi ad essere rialzato in epoca moderna. Nelle operazioni di innalzamento svoltesi il 10 settembre del 1586 vi fu il famoso grido di un certo marinaio Benedetto Bresca: "Acqua alle funi!", al fine di evitare la rottura delle corde che stavano pericolosamente per cedere sotto il gran peso dell'obelisco.

Nell'occasione dello spostamento il globo collocato sulla vetta venne trasferito ai Musei Capitolini. Secondo la leggenda nel globo da cui era sormontato erano contenute le ceneri di Cesare; dal riferimento cesareo all'aquila imperiale romana deriva il termine aguglia, inizialmente usato solo per gli obelischi, e oggi trasformato in guglia.

Reliquia[modifica | modifica wikitesto]

La concessione di una indulgenza perpetua di dieci anni e altrettante quarantene a chi, di fronte all'obelisco, venerasse la croce di Cristo recitandovi un Pater e un Ave, fece presumere che Sisto V avesse collocato nella gran croce di bronzo posta sull'obelisco una particella della Vera Croce il 26 settembre 1586, seppure in occasione del restauro della croce, non si trovò reliquia alcuna. Tuttavia il 12 aprile 1740 vi fu posta e presa da un reliquiario della basilica di San Pietro, già di quella di santa Croce in Gerusalemme.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, Tipografia Emiliana, 1848, p. 194.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Armin Wirsching, Obelisken transportieren und aufrichten in Aegypten und in Rom, Norderstedt 2007, 3rd. ed. 2013 ISBN 978-3-8334-8513-8
  • L'Italia. Roma (guida rossa), Touring Club Italiano, Milano 2004
  • Cesare D'Onofrio, Gli obelischi di Roma, Bulzoni, 1967

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