Fetonte

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La caduta di Fetonte, Johann Liss, inizi del XVII secolo.

Fetonte è una figura della mitologia greca. Secondo la maggior parte degli autori egli era figlio di Apollo, che come dio del Sole era chiamato anche Febo, e della ninfa Climene. Solo Esiodo ne fa un figlio di Cefalo ed Eos.

Nella mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il mito, Fetonte, per dimostrare a Epafo la sua discendenza divina, pregò il padre di lasciargli guidare il carro del Sole, ma, a causa della sua inesperienza, ne perse il controllo, i cavalli si imbizzarrirono e corsero all'impazzata per la volta celeste: prima salirono troppo in alto, bruciando un tratto del cielo che divenne la Via Lattea (questo è uno dei miti che spiegano l'origine della Via Lattea; ve ne sono diversi altri), quindi scesero troppo vicino alla terra, devastando la Libia che divenne un deserto. Gli uomini chiesero aiuto a Zeus che intervenne e, adirato, scagliò un fulmine contro Fetonte, che cadde alle foci del fiume Eridano, forse nell'odierna Crespino o nelle terre di Alfonsine.

Le sue sorelle, le Eliadi, spaventate, piansero abbondanti lacrime con viso afflitto e vennero trasformate dagli dei in pioppi biancheggianti. Le loro lacrime divennero ambra. Un'altra versione racconta, invece, che Fetonte precipitò nella zona termale dei Colli Euganei, fra Abano Terme e Montegrotto, collegandosi con il culto locale del dio veneto Aponus, identificato con Apollo.

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Secondo alcuni mitografi, fu in questa occasione che Zeus fece straripare tutti i fiumi uccidendo completamente il genere umano a eccezione di Deucalione e Pirra.

Citando questo mito nella Divina Commedia, Dante si riferisce all'eclittica (il cammino percorso dal Sole nel sistema geocentrico) come «...la strada che mal non seppe carreggiar Fetòn»[1]; viene citato anche nell'Inferno riguardo al volo sopra il demone Gerione come «Maggior paura non credo che fosse quando Fetonte abbandonò li freni, per che 'l ciel, come pare ancor, si cosse».[2] Viene citato nel Paradiso[3]: «Qual venne a Climenè, per accertarsi di ciò ch'avea incontro a sé udito, quei ch'ancor fa li padri ai figli scarsi» e nel canto XXXI, v.125, in riferimento alla visione della Vergine Maria paragonata al sorgere del sole.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Purgatorio IV, 71-72
  2. ^ Inferno, XVII, 106-108
  3. ^ Paradiso, Canto XVII, vv.1-3, senza però essere nominato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Palefato, Incredibilia, LII
  • Igino Fabulae, 152A-154
  • Clube & Napier The cosmic serpent, 1982, pgs 206-9

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