Bernardino Drovetti

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Bernardino Michele Maria Drovetti

Bernardino Michele Maria Drovetti (Barbania, 4 gennaio 1776Torino, 9 marzo 1852) è stato un collezionista d'arte, esploratore e diplomatico italiano, al servizio della Francia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del notaio Giorgio Drovetti e di Anna Vittoria Vacha, nasce a Barbania il 4 gennaio 1776. Sulla sua casa, tuttora esistente, è stata apposta una targa che ricorda la sua nascita.

Esplorazioni in Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Egli fece il suo ingresso in Egitto nel 1798 come ufficiale dell'esercito napoleonico durante la Campagna d'Egitto. In seguito svolse a lungo attività diplomatica in Egitto, prima come incaricato di affari e in seguito come console francese ad Alessandria. Durante la sua permanenza in Egitto, fu un grande collezionista di antichità, specialmente raccolte durante scavi presso Tebe.

La sua prima collezione fu venduta al re di Sardegna nel 1824, e costituì la base del Museo Egizio di Torino[1]. Successivamente altri pezzi da lui raccolti furono venduti al Louvre ed al Museo Egizio di Berlino.

Drovetti fu inviato in Egitto al servizio del Primo Console, e nel 1802 divenne plenipotenziario degli affari francesi ad Alessandria, con un crescendo di incarichi che lo condusse a diventare console generale nel 1811. Nel frattempo, l'albanese Mehmet Ali, ufficiale della spedizione turca antifrancese, a seguito di un cambio di casacca, nel 1806 fu nominato Vicere' d'Egitto da Napoleone.

Fu Drovetti ad esercitare pressioni su Napoleone per la promozione di Mehmet Ali alle più alte cariche d'Egitto[2].
Con lui condusse una politica di laicizzazione e ammodernamento del Paese in senso occidentale, traccia della presenza napoleonica anche nel continente europeo: dopo la sconfitta degli inglesi, la costruzione di uno Stato autonomo, con un esercito addestrato e adeguatamente armato (1815), ospedali e vaccinazioni, scuole francesi, interscambio con la madrepatria, l'"esodo" forzato delle opere d'arte.

Negli stessi anni si era recato in Egitto anche il padovano Belzoni, con il quale Drovetti litigò, dopo un primo periodo di amicizia, tanto che i due giunsero alle mani coinvolgendo le loro maestranze.[3]. Drovetti godette presso le autorità egiziane di influenza, denaro, e di una intimità maggiori, che utilizzò a proprio favore per eseguire gli scavi archeologici e riuscire a portare i reperti fuori dall'Egitto[3]. Gli scontri avvennero in quanto all'epoca ognuno cercava di acquisire i reperti battendo la concorrenza.

Da ultimo riconobbe la superiorita' dei "ritrovamenti del rivale", il primo a mettere piede nel Tempio di Abu Simbel nel l'Agosto 1817, ma disegni e musurazioni dovettero essere sospesi dopo poche ore a causa del caldo insopportabile[4]. L'impresa riuscì al conte Vidua, cui lettere inedite fino al 2009 attribuiscono anche il merito dell'acquisizione della collezione Drovetti, che sarebbe divenuta la principale attrazione espositiva del nuovo Museo Egizio di Torino: con lettera del 1º aprile 1821 inviata da Atene, sollecito' il padre, Pio Vidua, influente figura del Regno di Sardegna, perché con Cesare di Saluzzo (capo dei precettori dei futuri eredi al troni) intervenisse a favore di un Museo Egizio in Italia, inducendo Drovetti a interrompere le trattative coi francesi, che erano già quasi concluse[4].

Drovetti morì a Torino il 9 marzo 1852 ed è sepolto nel Cimitero monumentale di Torino. Un suo busto con lapide si trova all'ingresso del Museo Egizio di Torino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sin dal 1839 gli ospiti di riguardo di passaggio a Torino erano condotti a visitare il nucleo della collezione Drovetti nelle sale del Palazzo dei Nobili: v. Elisa Fiore Marochetti, Michela Sgherzi, Bernardino Drovetti ed i suoi contemporanei: documenti inediti, Aegyptus, Anno 82, No. 1/2, La visione dell'«altro» nell'antico Egitto. Atti dell'VIII Convegno Nazionale di Egittologia e Papirologia (Torino, 11-13 aprile 2003), (Gennaio-Dicembre 2002), pp. 197-237.
  2. ^ Bernardino Drovetti, su accademiadellescienze.it. URL consultato il 28 aprile 2018.
  3. ^ a b (EN) Roderick Cavaliero, Ottomania: The Romantics and the Myth of the Islamic Orient, su google.it/libri, I.B. Tauris, 2 luglio 2010, p. 133, ISBN 978-1-78076-482-5.
    «Bernardino Drovetti, who was an unscrupolous about appropriating for his special clients, his benchmen even in one occasion making an attempt of Belzoni's life.[..] Belzoni greatest coup was to find the temple that Ramses II had built to himself behind the colossal figures of Abu Simmel, virtually buried in sand, which Belzoni helped to clear away with his bare hands.».
  4. ^ a b Roberto Coaloa, Carlo Vidua e l'Egitto, su coaloa lab, La Carmelitana Edizioni, 13 maggio 2009, p. 96.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvio Curto, Storia del Museo Egizio di Torino, Torino 1979
  • Ronald T. Ridley, Napoleon's Proconsul In Egypt: The Life and Times of Bernardino Drovetti, Rubicon Press, 1998. ISBN 0-948695-59-5
  • Sylvie Guichard, Lettres de Bernardino Drovetti, consul de France à Alexandrie (1803 à 1830), Paris, Maisonneuve & Larose, 2003
  • Giorgio Seita - Valerio Giacoletto Papas, Bernardino Drovetti, storia di un piemontese in Egitto, Le chateau edizioni, Aosta, 2008. ISBN 88-7637-035-8

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