Papiro giuridico di Torino

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Il papiro giudiziario di Torino (o papiro legale di Torino o papiro della congiura dell'harem) è un antico documento egizio, conservato al Museo Egizio di Torino, che tratta dei processi svolti contro i cospiratori che tentarono di assassinare Ramses III, in quella che è stata definita la "cospirazione dell'harem". Il papiro contiene soprattutto elenchi di accuse, condanne e punizioni inflitte.[1]

Altri due papiri trattano gli aspetti magici di questo caso, ovvero i papiri Rollin e Lee, che elencano le magie utilizzate e le punizioni inflitte (in tutti e tre i casi la pena di morte)

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Il regno di Ramses III fu caratterizzato da un eterno conflitto e da un declino interno, che sembrano aver indebolito la posizione del faraone, circondato da servi e ufficiali di discendenza straniera. Era sintomatico per lo stato di salute del paese l'apparente incapacità della burocrazia di fornire lavoratori a Deir el-Medina, il che portò al primo sciopero conosciuto della storia dell'umanità, nell'anno 29° del regno di Ramses.[2] In quest'atmosfera di incertezza, la regina Tiye[3] volle sostituire il proprio figlio Pentawer al legittimo erede di Ramses, Ramesses-Hekma-Meriamun, figlio della moglie principale Ese (Iside),[4] e non ebbe problemi a trovare gente influente che la aiutasse.

La cospirazione[modifica | modifica sorgente]

Tiye si comprò l'aiuto di Pebekkamen e numerosi importanti ufficiali che lavoravano a stretto contatto col re. Questi ottennero figure magiche in cera tramite le quali speravano di togliere forza alle guardie reali. Il principale attacco contro il re avrebbe dovuto avvenire dall'interno dell'harem, supportato da una rivolta all'esterno. Il complotto fu scoperto prima di essere attuato, e i cospiratori furono arrestati e processati.

Il processo[modifica | modifica sorgente]

La corte era composta da dodici giudici, due sorveglianti della Casa Bianca (l'antico tesoro egizio) e dieci ufficiali di basso rango. Nelle sue istruzioni alla corte, il re ordinò di applicare la giustizia senza fare riferimento a lui. Questa cosa fu interpretata da alcuni[5] come un tentativo del re di non apparire responsabile del loro destino.

Il papiro non è un resoconto dettagliato del processo, ma piuttosto una lista dei difensori (spesso citati con pseudonimi come Mesedsure, che significa "Re lo odia",[6]), dei crimini di cui erano accusati e della sentenza. Gli atti della corte furono così sintetizzati:

« Egli fu posto davanti ai nobili della corte di giudizio; essi lo trovarono colpevole; Essi gli inflissero la punizione »
(Breasted, op.cit., sect;§427ff.)

A causa della gravità del loro crimine, generalmente si pensa che furono condannati a morte.[7] Il tipo di esecuzione non viene citato. Ad alcuni degli accusati, tra cui il figlio di Ramses, Pentawer, fu concesso di (o furono obbligati a) suicidarsi. Il testo afferma laconicamente:

« Essi (ovvero i giudici) lo lasciarono solo, egli si suicidò »
(Breasted, op.cit., §§446ff.)

Durante il processo si verificò un incidente imbarazzante per il re, quando cinque dei suoi giudici si unirono a sei delle donne accusate in una gozzoviglia. Uno dei giudici fu condannato a suicidarsi, tre furono sfigurati ed uno rimproverato.[8]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Ramses morì prima che il resoconto fosse scritto, dato che in essi è citato come "il Grande Dio", termine usato solo per i re morti.[9] A lui successe il figlio Ramesses-Hekma-Meriamun, noto comunemente come Ramses IV. Secondo un articolo pubblicato sul British Medical Journal[10] Ramses III sarebbe stato ucciso da una lama estremamente affilata che gli avrebbe reciso la gola. Sembrerebbe quindi che il Faraone sia stato ucciso nel complotto, forse proprio da suo figlio Pentawer, che lo stesso studio identifica come una mummia di uomo sconosciuto detta Mummia E, apparentemente morto per strangolamento o impiccagione, il cui DNA sembra avere punti in comune con quello di Ramses

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vernus, op.cit., pp.108f.
  2. ^ Edwards, op.cit., p.246
  3. ^ Generalmente si pensa che Tiye fosse una delle spose minori di Ramses (cfr. Edwards, op.cit., p.246), ma Breasted ipotizza che non fosse impossibile che fosse la madre o la matrigna dello stesso Ramses III (Breasted, op.cit., p.208)
  4. ^ Breasted, op.cit. §416
  5. ^ Vernus, op.cit., p.109
  6. ^ Montet, op.cit., p.217
  7. ^ Breasted, op.cit. §420, Watterson, op.cit., p.122
  8. ^ Edwards, op.cit., p.247
  9. ^ Breasted, op.cit., §418
  10. ^ http://www.bmj.com/content/345/bmj.e8268

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pascal Vernus, Affairs and Scandals in Ancient Egypt, Cornell University Press 2003
  • James Henry Breasted, Ancient Records of Egypt, Parte quattro, Chicago 1906
  • Barbara Watterson, The Egyptians, Blackwell Publishing 1997
  • Pierre Montet, Everyday Life in Egypt in the Days of Ramesses the Great, University of Pennsylvania Press 1981
  • I. E. S. Edwards ed., Cambridge Ancient History, Part 2, Cambridge University Press 2000

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]