Letteratura sapienziale
La letteratura sapienziale (dal latino tardo sapientiālis) è un genere letterario assai antico, teso a diffondere e a divulgare la sapienza nella forma di massime e consigli pratici. Il genere era assai rilevante nell'antico Egitto, dov'era chiamato sebayt. Questa tradizione egizia giunse ad influenzare anche la Bibbia ebraica, una cui porzione, Ketuvim, comprende scritti ascrivibili al genere.[1]
Caratteristica di questo genere è l'astrazione dal discorso propriamente religioso e, in ambito ebraico, l'indipendenza dalla legge mosaica.[1]
La letteratura sapienziale egizia
[modifica | modifica wikitesto]I testi sapienziali egizi sono sopravvissuti solo in forma frammentaria.
Del periodo dell'Antico Regno sono i cosiddetti Insegnamenti di Djedefhor, attribuiti a Djedefhor, principe della IV dinastia, che mettono al centro la preoccupazione per la tomba e il servizio funebre. Vissuto durante la IV dinastia è il ṯaty Kagemni, cui sono attribuiti i cosiddetti Insegnamenti di Kagemni.[1]
Dopo l'Antico Regno, la sebayt acquista una dimensione politica. L'Insegnamento per Merikarê pone la questione del buon governo. Temi analoghi sono presenti nell'Insegnamento di Amenemhat I (XII dinastia). All'epoca, la sebayt fa propria un'idea forte di regalità, come nel caso dell'Insegnamento di un uomo a suo figlio e nel cosiddetto Panegirico Reale. Ancora sul tema delle responsabilità delle cariche apicali sono Le Istruzioni al Visir e l'Insegnamento di Kheti (o Satira dei Mestieri).[1]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 sapienziale, in Sapere.it, De Agostini.