Paese di Punt

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Il leggendario Paese di Punt, o Terra di Punt, è identificato dagli storici moderni con il Corno d'Africa, ovvero quella regione dell'Africa orientale, che va dall'Eritrea, passando per il Gibuti, al Capo Guardafui, e comprende Somaliland (ex Somalia britannica), Puntland, Migiurtinia (ex Somalia italiana) e Ogaden all'interno (annesso all'Etiopia). Mancando una storia scritta dell'antica Somalia, l'identificazione è stata fatta correlando le testimonianze orali della cultura nomade somala, con le caratteristiche territoriali e con i testi di altre culture che ebbero attinenze col Paese di Punt.

La terra di Punt nelle fonti antiche[modifica | modifica wikitesto]

La Bibbia cita il Punt, come la regione abitata dai discendenti di Cam, figlio di Noè, che si chiamarono Camiti, e stanziarono tra il Nilo e il Mar Rosso, tra l'altopiano dell'Abissinia e il mare.

Il Punt è ancora citato da geroglifici egizi, posti su una parete del tempio di Amon a Tebe, risalente al regno di Seti I, secondo faraone della XIX Dinastia. Quei geroglifici descrivono un viaggio navale per portare oro, incenso e mirra, dal Paese di Punt a Tebe, oltre a un carico di zanne di elefante, lapislazzuli, ebano, pavoni e scimmie.

Probabilmente le prime spedizioni egizie per Punt ebbero inizio già nella IV dinastia dal porto di Wadi al-Jarf nel golfo di Suez.[1]

Più dettagliate descrizioni del Punt, ci pervengono dalla storia della Fenicia. Hiram re dei fenici a Tiro, era il genero del re di Giuda e di Israele Salomone (961-922 a.C.), e per conto del suocero, fece un viaggio al Paese di Punt, da dove portò ricchezze per abbellire il grandioso Tempio di Salomone a Gerusalemme. Le ricchezze del Punt, secondo la Bibbia (Libro dei Re), consistevano in incenso, mirra, resine, ambra, agata verde, lapislazzuli, oro, avorio, ebano e altri legni pregiati.

Il riconoscimento in epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il riconoscimento fisico del Punt con la Somalia del nord, è dato dal territorio arido e sferzato dal monsone, dove cresce la savana e dove abitano pastori nomadi che da millenni praticano la transumanza di capre, pecore e cammelli. Costoro svolgono ancora la raccolta e il commercio di incenso e mirra, tuttora molto richiesti dagli arabi.

La Somalia del nord è l'unico posto al mondo dove cresca spontaneo l'arbusto dell'incenso, oltre a mirra, spezie, aromi e profumi. A questa regione corrispondono anche le altre caratteristiche citate dall'antichità, cioè la presenza di pavoni, scimmie, giraffe ed elefanti. Dalla savana veniva preso l'avorio delle zanne d'elefante, mentre dall'interno dell'Abissinia, dove sono monti e foreste, veniva ricavato il legname come l'ebano, le pietre preziose e l'oro. Tutto veniva trasportato via Mar Rosso in Egitto e in Palestina da dove passava al Mediterraneo.

Il luogo più favoloso[non chiaro] che si collega all'incenso spontaneo è l'isola di Socotra, mentre l'incenso d'Arabia e Yemen è stato importato dal Punt nell'antichità e poi coltivato, ancor oggi da secoli.

Anche altre spezie, come il pregiato “caffè arabica” (“bunni” in arabo egiziano, forse da collegare con Opone e Punt) in realtà è la coltivazione in Arabia di quella che era una pianta selvatica d'Etiopia. Il fatto che l'antichità indichi l'incenso come esclusivo del Punt, e non anche dell'Arabia, è da ritenersi il collegamento fondamentale tra Punt e Somalia.

I fratelli archeologi ed etnologi Angelo e Alfredo Castiglioni, hanno recentemente ipotizzato che la Terra di Punt possa essere localizzata nell'area di Adulis (Eritrea), importante sito archeologico dove l'équipe dei fratelli Castiglioni sta effettuando dal 2011 scavi archeologici con la collaborazione di numerose università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana (PIAC) e Università degli Studi dell'Insubria.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Un riferimento al Paese di Punt è presente anche nella serie di romanzi di Ulysses Moore, scritta da Pierdomenico Baccalario. Infatti la Terra di Punt è uno dei paesi immaginari raggiungibili tramite le Porte del Tempo, che la collega agli altri porti dei sogni. Inoltre il secondo libro, La Bottega delle Mappe Dimenticate, è ambientato per intero nel paese di Punt.

Nel 1985 l'illustratore e fumettista italiano Sergio Toppi ambientò un'avventura del personaggio da lui creato, Il collezionista, proprio nella Terra di Punt (L'obelisco della terra dei Punt), Terra in cui il protagonista vuole rubare un obelisco sacro etiope. Questo fumetto, inoltre, ha il primato di essere molto probabilmente il primo fumetto italiano a problematizzare l'avventura colonialista italiana nell'Africa orientale: fino ad allora, dagli anni '30 fino alla fine degli anni '60, i fumetti rappresentavano gli africani come soggetti inferiori e stereotipati e gli italiani come portatori di civiltà e progresso (si veda il caso delle storie a fumetti come le avventure di Gian Saetta di Attilio Mussino e le avventure de Il tamburino di Amba Alagi nel Corriere dei Piccoli; oppure come le avventure de L'eroe del Giuba, quest'ultimo disegnato da V. Canevari e che racconta le vicende dell'esploratore italiano Vittorio Bottego presso il fiumi etiopi Omo e Giuba). In una pagina, infatti, vediamo l'imperatore etiope Menelik II dire al Collezionista, del quale conosce bene il motivo della suo arrivo nella Terra dei Punt:

Ci piacciono gli uomini che non amano chinare la testa davanti ai potenti. Troppi francesi, inglesi, moscoviti, russi son venuti da noi con inchini profondi e con grande doppiezza nel cuore. Tutti vengono in questo Paese per prendere qualcosa, fingendosi solleciti del nostro sommo bene. Tu almeno non mascheri le tue intenzioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pierre Tallet, Ayn Sukhna and Wadi el-Jarf: Two newly discovered pharaonic harbours on the Suez Gulf (PDF), British Museum Studies in Ancient Egypt and Sudan, vol. 18, 2012, pp. 147-68, ISSN 2049-5021 (WC · ACNP). URL consultato il 21 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Johannes Dumichen: Die Flotte einer ägyptischen Königin, Leipzig, 1868.
  • Wilhelm Max Müller: Asien und Europa nach altägyptischen Denkmälern, Leipzig, 1893.
  • Adolf Erman: Life in Ancient Egypt, London, 1894.
  • Édouard Naville: "Deir-el-Bahri" in Egypt Exploration Fund, Memoirs XII, XIII, XIV, and XIX, London, 1894 et seq.
  • James Henry Breasted: A History of the Ancient Egyptians, New York, 1908.
  • Francis Breyer: “Punt”, Leiden, 2016

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Notizie sugli scavi di Wadi Gawasis[modifica | modifica wikitesto]

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