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Thutmose IV

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Thutmose IV
Egypt.KV43.01.jpg
Decorazione dalla tomba di Thutmose IV
Signore dell'Alto e del Basso Egitto
In carica Nuovo Regno
Incoronazione 1398 a.C.(± 30 anni)
Predecessore Amenofi II
Successore Amenofi III
Nome completo Menkheperura Thutmose
Morte 1388 a.C. (± 30 anni)
Luogo di sepoltura Valle dei Re tomba KV43 poi in KV35
Dinastia XVIII dinastia egizia
Padre Amenhotep II
Madre Tiaa
Coniugi Nefertari
Iaret
Mutemuia
Figli Amenofi III, Siatum, Amenemhat, Tiaa, Amenemopet, Petepihu (o Pyhia), Tentamon[1]

Thutmose IV (o Thutmosi IV; anche Menkheperura Thutmose) (... – Tebe, 1391/1388 a.C.) è stato un faraone della XVIII dinastia egizia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Amenhotep II e di Tia, una sposa secondaria, o concubina, che solo dopo l'ascesa al trono del figlio verrà identificata come Grande Sposa Reale e come Sposa del dio.

Anche Thutmose IV, seguendo una tradizione iniziata con Thutmose I, venne allevato ed educato a Menfi.
Di questo sovrano conosciamo il nome di due Grandi Spose Reali: Nefertari e Iaret. Il suo successore Amenhotep III fu però figlio di una sposa secondaria, Mutemuia. Tra le altre sposò anche una figlia di Artatama I di Mitanni il cui nome potrebbe essere Mutemweye.
Nell'arco di tempo del regno, durato dieci anni (Manetone, peraltro soggetto a frequenti errori cronologici, gli attribuirà 9 anni e 8 mesi di regno), abbiamo notizie di campagne militari sul sempre instabile fronte siriano dove la pressione ittita andava sempre più aumentando.
Tra le altre opere edilizie realizzate da questo sovrano va ricordato l'innalzamento, a Karnak, di un grande obelisco di Thutmose III, la cui altezza di 32,18 metri ne fa l'obelisco monolitico più alto del mondo, e che giaceva ancora a terra. Attualmente questo monolito si trova a Roma dal 357 per volere dell'imperatore Costanzo II, e in piazza San Giovanni in Laterano dal 1588 per volere di papa Sisto V[2].
Altra opera fu il restauro della Sfinge unito alla costruzione di un muro perimetrale per difenderla dall'insabbiamento che l'aveva frequentemente colpita.

L'episodio del sogno e il restauro della Sfinge[modifica | modifica wikitesto]

Riproduzione della Stele del Sogno: dettaglio con Thutmose IV che presenta offerte alla Sfinge. Museo Rosacruciano di San Jose, California

Per legittimare, probabilmente, le sue pretese al trono, non essendo il primogenito, Thutmose fece scolpire la Stele del Sogno, ritrovata tra le zampe della Sfinge, a Giza[3]. Provvide inoltre a un suo imponente restauro e la tenne sempre in gran considerazione attribuendole un ruolo mistico nella sua ascesa al trono: sulla stele è riportata la narrazione di come al giovane principe Thutmose, addormentatosi durante una battuta di caccia presso la testa della Sfinge, allora insabbiata fino al collo, fosse apparso in sogno il dio della Sfinge (assimilato al dio solare Ra) che lo avrebbe incaricato di salire al trono quando avesse liberato il corpo della scultura dalle sabbie[4]. Nel testo Harmakis-Khepri-Ra-Atum afferma:

<< Guardami figlio mio, Tuthmose; sono io tuo padre Harmakis-Khepri-Ra-Atum. Io ti assegnerò la mia regalità sulla terra dei viventi: tu porterai la corona bianca e la corona rossa sul trono di Geb. >>

Mummia e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della testa della mummia di Thutmose IV

Thutmose morì in giovane età (l'anatomista Grafton Elliot Smith, che per primo esaminò il corpo, deduce che morì intorno ai 25 anni[5]). Venne sepolto nella tomba KV43 nella Valle dei Re, ma la sua mummia, come molte altre, venne traslata - durante il pontificato di Pinedjem II, Primo Profeta di Amon ai tempi della XXI dinastia, sotto il faraone Siamon - in quella di Amenhotep II (KV35), giustamente ritenuta più sicura di altre dalle predazioni, e ivi scoperta dall'archeologo Victor Loret nel marzo 1898.

Un esame medico della mummia, lunga un metro e 64 centimetri[5], ha permesso di appurare il cattivo stato di salute di Thutmose e un logoramento fisico verificatosi nei mesi precedenti la sua morte prematura[5]. Una curiosa annotazione, da parte dell'anatomista Elliot Smith, si riferisce all'apparenza femminea della testa di Thutmose e la sua forte somiglianza con Amenofi II[5].

Nuove ipotesi mediche[modifica | modifica wikitesto]

Un recente studio comparativo delle morti premature dei faraoni della XVIII dinastia condotto dall'Imperial College London di Londra ha portato a ipotizzare la presenza nella famiglia reale dell'epilessia del lobo temporale in via ereditaria, responsabile forse della visione di Thutmose IV presso la Sfinge, così come del pronunciato misticismo del suo discendente Akhenaton (di cui era nonno) e delle morti precoci di questi ultimi come di Tutankhamon, altro discendente di Thutmose[6].

Liste Reali[modifica | modifica wikitesto]

Nome Horo Lista di Abydos Lista di Saqqara Giuseppe Flavio anni di regno Sesto Africano anni di regno Eusebio di Cesarea anni di regno Altri nomi
Ka-nekhet tut-khau (nº72)
Hiero Ca1.svg
N5 mn L1
Z2
Hiero Ca2.svg

mn ḫpr w rˁ - Menkheperura
(nº53)
Hiero Ca1.svg
N5 mn L1
Z2
Hiero Ca2.svg

mn ḫpr w rˁ - Menkheperura
Thmosis 9 Tuthmosis 9 Tuthmosis 9 Thutmose IV

Titolatura[modifica | modifica wikitesto]

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
E1
D44
t G43 t N28
Z2
Srxtail.jpg
k3 nḫt twt ḫ՚w Kha nekhet tut khau
Toro possente, perfetto nell'apparizione
G16
nbty (nebti) Le due Signore
R11 R11 M23 t i i W19 t
U15
dd swt y mi tm
Costante nella regalità, come Atum
G8
ḥr nbw Horo d'oro
F12 s T16
D46
r
D44
T10
Z3 Z3 Z3
wsr ḫps dr pdt 9
Potente di spada,che respinge i 9 archi
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
N5 mn L1
Z2
Hiero Ca2.svg
mn ḫpr w r՚ Menkheperura Immutabile è la forma di Ra
G39 N5
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
G26 F31 s
Hiero Ca2.svg
dhwt ms Dhutmose Thot lo ha generato

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aidan Dodson & Dyan Hilton, The Complete Royal Families of Ancient Egypt, Thames & Hudson (2004) ISBN 0-500-05128-3, p.137-140.
  2. ^ Nicolas Grimal, A History of Ancient Egypt, Blackwell Books, 1992. p.303
  3. ^ Peter Clayton, Chronicle of the Pharaohs, Thames & Hudson Ltd, 1994. pp.113-114
  4. ^ E. A. Wallis Budge, Magia Egizia (titolo originale: Egyptian Magic), Newton & Compton, Roma 1996. ISBN 88-8183-285-2. p.141
  5. ^ a b c d G. Elliot Smith, The Royal Mummies, Duckworth Egyptology, 1912 (ristampa 2000), ISBN 0-7156-2959-X. pp. 42-6
  6. ^ Ashrafian, Hutan. (2012). "Familial epilepsy in the pharaohs of ancient Egypt's eighteenth dynasty". Epilepsy & Behavior. 25 (1): 218–9.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cimmino, Franco - Dizionario delle dinastie faraoniche - Bompiani, Milano 2003 - ISBN 88-452-5531-X
  • Gardiner, Alan - La civiltà egizia - Oxford University Press 1961 (Einaudi, Torino 1997) - ISBN 88-06-13913-4
  • Hayes, W.C. - Egitto: la politica interna da Thutmosis I alla morte di Amenophis III - Il Medio Oriente e l'Area Egea 1800 - 1380 a.C. circa II,1 - Cambridge University 1973 (Il Saggiatore, Milano 1975)
  • Wilson, John A. - Egitto - I Propilei volume I -Monaco di Baviera 1961 (Arnoldo Mondadori, Milano 1967)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore dell'Alto e del Basso Egitto Successore Double crown.svg
Amenofi II 13971387 a.C. Amenofi III
Controllo di autorità VIAF: (EN26233914 · LCCN: (ENn90727404 · ISNI: (EN0000 0000 8366 2317 · GND: (DE119037734 · CERL: cnp00545598