Abido (Egitto)

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Coordinate: 26°11′05.5″N 31°55′07.96″E / 26.184861°N 31.918878°E26.184861; 31.918878

Abido
Abydos
Ȝbḏw
Lepsius-Projekt tw 1-1-67.jpg
Civiltà Antico Egitto
Utilizzo Capoluogo dell'VIII distretto, Necropoli
Epoca Epoca predinastica
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Governatorato Sohag

Abido[1] (o Abydos, secondo la versione greco-latina in uso presso altre lingue) è una delle più antiche città dell'Alto Egitto ed era il capoluogo dell'VIII distretto.[2] Si trova a circa 11 km a Ovest del Nilo a una latitudine di 26º 10' N.
Il nome originale è Ȝbḏw (pronunciato convenzionalmente Abdju) che significa collina del tempio, in quanto si riteneva che in quell'antica città, nel tempio simbolo della collina primigenia emergente dal Nun, vi fosse conservata la testa di Osiride[3] come recita una versione del mito del dio.[4]

Abydos, assieme a Eliopoli è stata una delle due città sante dell'antico Egitto.[5]

S42 D58 N26
O49

ȝb ḏw (Abdju),

il segno

O49

è il determinativo che indica città.

Per assonanza i greci chiamarono la città Abido come la sua omonima posta sull'Ellesponto. Il moderno nome arabo è Arabet el Madfuneh.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della città si perdono nella preistoria; sicuramente esiste già in epoca predinastica essedo la capitale dell'Alto Egitto, come provano i ritrovamenti di tombe e i primi riscontri sulla presenza del tempio, attribuibili appunto a sovrani, detti Seguaci di Horo,[6] del periodo predinastico di Naqada[7] e del protodinastico.
I re della I dinastia e alcuni della II dinastia sono sepolti ad Abido (necropoli di Umm el-Qa'ab) di cui ricostruirono anche il tempio.
Due grandi fortezze vennero costruite tra il deserto e la città da tre re della II dinastia a Shunet el-Zebib.[6]
Il tempio e la città vennero ricostruiti più volte nell'arco delle 30 dinastie e la necropoli era utilizzata con continuità.
Durante la XII dinastia una grande tomba venne scavata nella roccia da Sesostri III.
Seti I, della XIX dinastia, costruì un nuovo tempio a sud della città in onore dei sovrani ancestrali delle dinastie più antiche. Questo tempio venne poi completato da Ramesse II che costruì anche un ulteriore tempio, di dimensioni più ridotte.
Merneptah aggiunse al tempio di Seti il grande ipogeo di Osiride.
L'ultima opera costruita ad Abido fu un nuovo tempio dovuto a Nectanebo I, sovrano della XXX dinastia.
Durante il periodo tolemaico la città cadde via via in rovina e non sono conosciute nuove opere o restauri.

Le divinità[modifica | modifica wikitesto]

Il culto più antico attestato ad Abido fu quello del dio-sciacallo Khenti-amentiu. Questo culto aumentò d'importanza a partire dalla I dinastia fino alla XII dinastia e scomparve del tutto dopo la XVIII dinastia.
Il culto di Anher apparì durante l'XI dinastia e quello di Khentamenti, l'equivalente dell'Ade greco, crebbe d'importanza durante il Regno Medio per poi scomparire anch'esso dopo la XVIII dinastia.
Il culto di Osiride, nelle sue varie forme, si iniziò con la XII dinastia e divenne più importante in seguito fino a oscurare tutti gli altri culti. La festa di Osiride ricorreva il 2 settembre, ovvero il 16º giorno del secondo mese (Paophi), nella prima stagione (Akhet).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calendario egizio.

Il tempio[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio principale di Abido ha subito nove, o forse dieci, ricostruzioni in un arco di tempo che va dalla I dinastia fino alla XVI.
La struttura più antica fu costituita da un recinto avente le dimensioni di m 10 x 17, circa, circondato da un muro di mattoni seccati al sole. Il secondo tempio fu costituito da un'area coperta avente una superficie di circa 10 metri quadri addossata a uno dei muri del primo tempio. Un ulteriore recinto circondava la struttura. Questo ricostruzione dovrebbe risalire alla II dinastia o, al massimo alla III.
Nel corso della IV dinastia questa costruzione fu abbattuta e sostituita da un piccolo edificio comprendente un grande braciere. All'interno di questo sono state rinvenute figurine in ceramica raffiguranti offerte, probabilmente sostituiti simbolici delle offerte reali, in ottemperanza al decreto di Cheope sulla riforma di questo tempio.
Probabilmente in occasione di questa ricostruzione viene fatta una raccolta di precedenti offerte e una camera, piena di queste, ci ha reso preziosi lavori in avorio intagliato e tavolette risalenti alla I dinastia. Un vaso attribuibile a Narmer con inserti geroglifici viola su pasta vetrosa verde e alcune tavolette con figure in rilievo sono i pezzi di maggior pregio tra quelli ritrovati. La statuetta in avorio raffigurante Cheope, trovata ad Abido, è il solo ritratto che possediamo di questo importante sovrano.
Il tempio venne ricostruito completamente, con dimensioni maggiori, da Pepi I durante la VI dinastia. Questo sovrano fece erigere un grande portale di pietra, pilone, all'ingresso del recinto, un ulteriore muro di recinzione con un altro portale e un colonnato tra i piloni. Questo tempio, con dimensioni di circa 13 x 17 m, portali in pietra davanti e dietro, mostra di essere di tipo processionale.
Montuhotep I (XI dinastia) aggiunse un colonnato e alcuni altari.[senza fonte] Montuhotep II, poco dopo, ricostruì completamente il tempio realizzando un pavimento in pietra e alcune camere sussidiarie. Subito dopo Sesostri I (XII dinastia) posò massicce fondazioni in pietra sul pavimento del suo predecessore. Un grande recinto venne costruito intorno a tutta l'area del tempio che ormai aveva dimensioni triplicate rispetto all'originale.
I primi interventi sul tempio nel corso della XVIII dinastia furono una vasta cappella dovuta ad Ahmose che costruì anche il suo complesso piramidale e il tempio della regina Tetisheri.[6]
Thutmose III ingrandì ulteriormente il tempio con dimensioni di circa 40 x 65 metri. Costruì anche una strada processionale che conduceva dal tempio alla necropoli con un grande pilone di granito. Ramesse III aggiunse un vasto edificio mentre Ahmose II (XXVI dinastia) ricostruì ancora una volta il tempio e vi pose un grande monolito di granito rosso finemente lavorato.

All'interno del tempio sono visibili due incisioni in bassorilievo che a una prima vista appaiono a forma di elicottero e di carro armato. Questa immagine, a lungo scambiata per un oggetto fuori dal tempo, è in seguito stata identificata con certezza come una sovrapposizione fortuita di due strati di incisioni di epoche diverse.

Altri templi[modifica | modifica wikitesto]

Il tempio di Seti I venne eretto con una fondazione completamente nuova a meno di un chilometro a sud del precedente. Quello eretto da Seti I è noto come grande tempio di Abido. Il tempio venne eretto per venerare gli antichi sovrani, la cui necropoli si trovava presso le sue mura. La lunga lista di re delle principali dinastie scolpita su un muro è conosciuta come Tavola di Abido ed è una delle principali fonti utilizzate per ricostruire la sequenza dei sovrani dell'antico Egitto. Il tempio comprende anche sette cappelle, caratterizzate dai soffitti a volta, destinate al culto del re e degli dei principali, tra i quali Ptah e Amon. Nella parte posteriore vi sono grandi stanze connesse con il culto di Osiride da cui, probabilmente, si accedeva all'ipogeo, eretto da Merneptah destinato alle celebrazioni di culti misterici. Il tempio, al momento della sua erezione aveva una lunghezza di 180 metri circa ma attualmente le parti più esterne sono a mala pena rintracciabili e la parte in buono stato misura circa 80 metri per una larghezza di circa 120 metri che comprende anche l'ala laterale.
Fatta eccezione per la lista reale e un panegirico di Ramesse II i soggetti delle decorazioni del tempio non sono storici bensì mitologici.

L'adiacente tempio funerario di Ramesse II, da lui eretto, è molto più piccolo e semplice come pianta con la differenza di possedere decorazioni, di cui ci rimangono le parti inferiori, legate a fatti storici, come il Poema di Pentaur.

Un'altra costruzione religiosa, molto importante, è l'Osireion, situato presso il templio di Seti I, che risulta formato sia da una struttura sotterranea sia da una estesa sulla superficie. In esso era conservata la testa di Osiride ed era il centro più importante per la celebrazione dei così chiamati "Misteri osiriaci". Una sala di buone dimensioni ospita le fosse dei sarcofagi dei re.

La lista reale di Abido[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista di Abido.

La lista reale di Abido comprende 76 nomi di sovrani dell'Egitto.
I nomi riportati sono quelli corrispondenti al titolo nesut byti, indicato anche come prenomen.

Vista d'insieme della lista reale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In greco Ἄβῡδος, in latino Abȳdos; l'accentazione sarà quindi Àbido alla greca, Abìdo alla latina.
  2. ^ Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, pag.255
  3. ^ Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, pag. 22
  4. ^ Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, pag. 24
  5. ^ Silvio Curto, Atlante di Archeologia, Utet, Torino, 1998, pag.222
  6. ^ a b c Maurizio Damiano-Appia, Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, pag. 33
  7. ^ Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, pag. 21

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 88-8440-144-5
  • Paul Bahn, Dizionario Collins di archeologia, Gremese Editore, ISBN 88-7742-326-9
  • Edda Bresciani, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini, ISBN 88-418-2005-5
  • Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell'antico Egitto, vol. II, Ananke, ISBN 88-7325-115-3
  • Maurizio Damiano-Appia, Dizionario enciclopedico dell'antico Egitto e delle civiltà nubiane, Mondadori, ISBN 88-7813-611-5
  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bompiani, Milano 2003, ISBN 88-452-5531-X
  • Alan Gardiner, La civiltà egizia, Oxford University Press 1961 (Einaudi, Torino 1997), ISBN 88-06-13913-4

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