Medio Regno (Egitto)

Il Medio Regno è la fase della storia egizia che si colloca tra il 2055 a.C. e il 1790 a.C. (o il 1650 a.C. se si include la XIII dinastia) e che corrisponde a una ripresa dello stato unitario dopo la frammentazione del potere seguita al crollo dell'Antico Regno. Secondo la cronologia tradizionale basata sull'opera di Manetone comprende due dinastie: l'XI e la XII.
XI dinastia (2160-1994 a.C.)
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La storia dell'XI dinastia è la storia della lotta di Tebe e dei suoi governanti per elevarsi da semplice capoluogo del suo nomo a città dominante su tutto l'Egitto. Con il dissolvimento dell'unità statale seguito alla fine dell'Antico Regno, il dominio e il titolo di Re dell'Alto e Basso Egitto erano passati da Menfi a Eracleopoli.
| Date (a.C.)[1] | Principali re |
|---|---|
| 2160 - 2123 | Antef I e Mentuhotep I (principi tebani) |
| 2123 - 2073 | Antef II (principe tebano) |
| 2073 - 2065 | Antef III (principe tebano) |
| 2065 - 2014 | Mentuhotep II (riunificazione delle Due Terre) |
| 2014 - 2001 | Mentuhotep III |
| 2001 - 1994 | Mentuhotep IV |
Mentuhotep II e il Rinascimento egizio
[modifica | modifica wikitesto]Salito al trono intorno al 2065 a.C. come principe tebano, Mentuhotep II scelse come nome di incoronazione «Colui che vivifica le Due Terre» (Seankhibtaui). Dopo una lunga campagna militare, conquistò Assiut determinando la caduta della dinastia eracleopolitana e ottenendo la proclamazione come re delle Due Terre; nell'anno trentanovesimo di regno, occupata anche l'area del Delta, assunse come nuovo nome di Horus «Colui che ha unificato le Due Terre» (Semataui).[2]
In politica estera si ricollegò a quanto raggiunto in epoca menfita: condusse spedizioni verso la Libia e nel Sinai; in Nubia riprese lo sfruttamento delle miniere e garantì la sicurezza delle vie carovaniere. Sul fronte edilizio, fece restaurare i templi di Elefantina, eresse costruzioni a Deir el-Ballas, Dendera e Nekheb, e ampliò il tempio di Osiride ad Abido. Il suo monumento più famoso fu il tempio funerario nella piana di Deir el-Bahari, primo di una serie che verrà poi affiancata da quelli di Hatshepsut e Thutmose III. La vastità della produzione edilizia e il rilancio dei rapporti commerciali con la Nubia e il Paese di Punt hanno fatto definire il suo regno «Rinascimento egizio».[3]
Da Mentuhotep III alla fine della dinastia
[modifica | modifica wikitesto]Mentuhotep III proseguì l'attività edilizia del padre a Tebe, Abido, Ermant, Tod ed Elefantina, rafforzò le posizioni difensive nell'area sinaitica e inviò una spedizione verso il Paese di Punt. Alla sua morte, nell'anno dodicesimo di regno, il Canone Reale indica «sette anni vuoti»[4] corrispondenti al regno di Mentuhotep IV, di cui le uniche tracce sono ricavabili da un graffito nello Uadi Hammamat che menziona il visir Amenemhat — verosimilmente il futuro fondatore della XII dinastia.
XII dinastia (1994-1785 a.C.)
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La XII dinastia viene spesso identificata con il Medio Regno nella sua pienezza. I suoi sovrani, allo scopo di rinsaldare l'unitarietà dello stato, si impegnarono in una politica di ridimensionamento del potere dell'aristocrazia provinciale, che era stata alla base della fine dell'Antico Regno.
| Date (a.C.)[1] | Principali re |
|---|---|
| 1994 - 1964 | Amenemhat I |
| 1974 - 1929 | Sesostri I |
| 1932 - 1898 | Amenemhat II |
| 1900 - 1881 | Sesostri II |
| 1881 - 1842 | Sesostri III |
| 1842 - 1794 | Amenemhat III |
| 1798 - 1785 | Amenemhat IV |
| 1785 - 1781 | Nefrusobek |
Amenemhat I e l'inizio della dinastia
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Amenemhat I, probabilmente già visir di Mentuhotep IV, fondò la nuova capitale Imenemhat-Ity-Tawy nei pressi dell'odierna El-Lisht, a voler simboleggiare la rottura tanto con l'eredità tebana quanto con il polo menfita. Il nome di incoronazione scelto, «Colui che rende soddisfatto il cuore di Ra» (Sehetepibra), affiancato al nome proprio Amenemhat («Amon è alla testa»), costituiva un vero manifesto politico, anticipando il processo che avrebbe portato alla fusione sincretica delle due divinità nell'unica Amon-Ra.[5]
Per legittimare la propria ascesa al trono, Amenemhat I ricorse a un espediente letterario, la Profezia di Neferti, in cui si preconizzava la nascita di un re, «Ameny», che avrebbe riportato ordine e prosperità nel Paese. Nell'anno ventesimo istituì la pratica della coreggenza, elevando il figlio Sesostri I al rango di co-reggente. Morì assassinato in un complotto dell'harem, narrato indirettamente dagli Insegnamenti di Amenemhat a suo figlio Sesostri.
Sesostri I e la letteratura del periodo
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Il lungo regno di Sesostri I (45 anni) fu prospero e pacifico. Suoi edifici vennero eretti in 35 siti; fece costruire la sua piramide a Lisht, ricostruì il tempio di Ra a Eliopoli e vi eresse una coppia di obelischi — i più antichi di cui si abbia notizia — e fece erigere una cappella a Karnak, della quale fu probabilmente il fondatore del nucleo originale dedicato ad Amon.[6]
Fu soprattutto un'epoca di straordinaria produzione letteraria: lingua e letteratura raggiunsero la perfezione, tanto da aver fatto parlare di «classicismo» della XII dinastia. Tra i testi più noti: il Racconto di Sinuhe, gli Insegnamenti di Amenemhat, la Satira dei mestieri dello scriba Khety, il Racconto del naufrago, la Kemit e i principali racconti mitologici come la Disputa tra Horo e Seth.[7]
Da Amenemhat II a Sesostri III
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Il regno di Amenemhat II (30 anni) fu caratterizzato da un'intensa politica estera: presenza egizia è attestata a Ugarit, Qatna e Megiddo, mentre nel deposito di fondazione del tempio di Montu a Tod furono rinvenute casse contenenti tributi siriani in vasi d'argento e lapislazzuli dalla Mesopotamia. Ceramiche minoiche rinvenute a Illahun e ad Abido attestano legami commerciali con le isole egee.[8]
Sesostri II intraprese la bonifica dell'area paludosa del Fayyum canalizzando il Bahr Yussef e costruendo una diga a Illahun. Gli succedette Sesostri III, considerato il più grande e potente re della XII dinastia: abolì la carica di nomarca, sottoponendo l'intero Paese direttamente a un visir che si avvaleva di tre ministeri. Ne conseguì la perdita d'influenza della nobiltà locale e l'ascesa della classe media.[9] In politica estera consolidò il potere in Nubia fino alla seconda cataratta, costruendo le fortezze contrapposte di Semna e Kumna rinforzate da altri otto fortilizi, e condusse una campagna nell'area siro-palestinese fino a Sichem e al fiume Litani.
Amenemhat III e la fine della dinastia
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Amenemhat III governò per circa 45 anni e portò a termine la bonifica del Fayyum. L'ampliamento delle aree coltivabili, la prosperità e la consistente attività edilizia comportarono un notevole afflusso di manodopera straniera, specie orientale. Onde garantire la necessaria manutenzione alle strutture, sorse il primo insediamento urbano pianificato di cui si abbia storicamente notizia: il villaggio operaio di Kahun.[10] Il suo successore Amenemhat IV regnò meno di dieci anni; gli succedette la regina Nefrusobek, forse sua sorella e sposa, prima donna ad assumere il titolo completo di faraone.[11] Il suo breve regno concluse la XII dinastia, cedendo il potere alla XIII.
Il declino: XIII dinastia e fine del Medio Regno
[modifica | modifica wikitesto]Il progressivo indebolimento del potere centrale con la XIII dinastia — caratterizzata da oltre 50 re in circa 150 anni, in quella che alcuni studiosi hanno interpretato come una carica elettiva — aprì la strada al Secondo periodo intermedio e all'avvento degli hyksos.[12]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 La datazione di molte dinastie è controversa: si è preferito riferirsi alle indicazioni cronologiche di John Baines e Jaromír Málek (1985) dalla I alla X dinastia, mentre dall'XI dinastia all'età tolemaica si è seguito il testo di Jürgen von Beckerath (1984).
- ↑ Grimal, 2002, p. 206
- ↑ Grimal, 2002, p. 223
- ↑ Grimal, 2002, p. 207
- ↑ Grimal, 2002, p. 208
- ↑ Grimal, 2002, pp. 210–211
- ↑ Grimal, 2002, pp. 223–227
- ↑ Grimal, 2002, p. 216
- ↑ Grimal, 2002, p. 219
- ↑ Grimal, 2002, pp. 217–218
- ↑ Grimal, 2002, p. 223
- ↑ Grimal, 2002, p. 240
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Nicolas Grimal, Storia dell'Antico Egitto, traduzione di G. Scandone Matthiae, Bari, Laterza, 2002, ISBN 978-88-420-5651-5.
- Approfondimenti
- Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Milano, Bompiani, 2003, ISBN 88-452-5531-X.
- Pascal Vernus e Jean Yoyotte, Dizionario dei Faraoni, Edizioni Arkeios, ISBN 88-86495-66-8
- Guy Rachet, Dizionario Larousse della civiltà egizia, Gremese Editore, ISBN 88-8440-144-5
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Middle Kingdom, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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