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Periodo Predinastico (Egitto)

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Storia dell'Egitto
Storia dell'Egitto
Storia dell'Egitto
Egitto preistorico – >3900 a.C.
ANTICO EGITTO
Periodo Predinastico c. 3900 – 3150 a.C.
Periodo Protodinastico c. 3150 – 2686 a.C.
Antico Regno 2700 – 2192 a.C.
Primo periodo intermedio 2192 – 2055 a.C.
Medio Regno 2055 – 1650 a.C.
Secondo periodo intermedio 1650 – 1550 a.C.
Nuovo Regno 1550 – 1069 a.C.
Terzo periodo intermedio 1069 – 664 a.C.
Periodo tardo 664 – 332 a.C.
PERIODO GRECO ROMANO
Egitto tolemaico 332 – 30 a.C.
Egitto romano e bizantino 30 a.C. – 641 d.C.
EGITTO ARABO
Conquista islamica dell'Egitto 641 – 654
Periodo tulunide 868 – 904
Periodo ikhshidide 904 – 969
Periodo fatimide 969 – 1171
Periodo ayyubide 1171 – 1250
Periodo mamelucco 1250 – 1517
EGITTO OTTOMANO
Eyalet d'Egitto 1517 – 1867
Chedivato d'Egitto 1867 – 1914
EGITTO MODERNO
Sultanato d'Egitto (Protettorato britannico) 1914 – 1922
Regno d'Egitto 1922 – 1953
Repubblica Araba d'Egitto 1953–presente
Voce principale: Storia dell'antico Egitto.
Mappa dell'antico Egitto, con il Nilo fino alla quinta cataratta, le maggiori città e siti del periodo predinastico e poi dinastico (dal 3150 a.C. al 30 a.C. circa).

Il Periodo Predinastico (o Egitto predinastico) è la fase della storia dell'Antico Egitto che copre il IV millennio a.C. Generalmente si colloca dopo il periodo dell'Egitto preistorico e termina con il periodo protodinastico, che contiene al suo interno.

In questa fase si passa gradualmente da una struttura sociale composta al più da piccoli gruppi di villaggi all'aggregazione di questi in strutture politiche più grandi fino alla fusione di questi nei due regni dell'Alto Egitto e Basso Egitto.

Visione generale

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Alle competenze acquisite nel periodo preistorico antico provenienti in parte dall'area siro-palestinese, se ne aggiunsero, a partire dal 4000 a.C,. altre di provenienza asiatica[1]. Benché si continuasse a utilizzare strumenti in selce per la lavorazione del vasellame in pietra, dell'avorio e per la mietitura dei raccolti si sviluppò la lavorazione di utensili e armi in rame. Conseguenza fu la necessità di spedizioni e di commercio nei territori nella Penisola del Sinai e nel deserto arabico per l'approvvigionamento del metallo.

In tale periodo altre innovazioni pervennero in Egitto da genti verosimilmente di provenienza mesopotamica, anatolica o siriana: preparazione dei mattoni rettangolari crudi; nuovi schemi decorativi; uso di sigilli cilindrici per imprimere segni sull'argilla (di tipica derivazione mesopotamica), primi tentativi di scrittura pittografica[2]. Si aggiungano a tale situazione generale, i primi contatti marittimi, anche con le isole egee, che apportarono innovazioni, perciò, anche nella e dall'area mediterranea,[3][4] tanto che si ritiene[5] che tali contatti possano aver favorito la quasi simultanea fioritura delle civiltà egizia e cretese nella loro fase iniziale.[N 1]

La scarsità, in Egitto, di legname atto alla costruzione di navigli in grado di affrontare il mare, indica anche la necessità di rapporti con i paesi della costa siro-palestinese che disponevano, oltre che del legname, dei litorali giusti per poter costituire basi di approdo navale.

Archeologia del periodo Predinastico

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Lo stesso argomento in dettaglio: Naqada e Arte di Naqada.
Statuetta in terracotta, soprannominata "Danzatrice di Brooklyn", risalente al Periodo Predinastico Arcaico. Brooklyn Museum, New York.

Uno dei più grandi studiosi del periodo predinastico, ritenuto peraltro tra i fondatori della moderna egittologia, è da individuarsi in Flinders Petrie[6] il cui interesse precipuo era teso specialmente all'individuazione della provenienza della cultura egizia.

Dopo scavi nel Fayyum e nel Delta nilotico, nel 1894-1895[7][8][9] Petrie indirizzò il suo lavoro nell'area di Naqada, località situata nell'Alto Egitto più a nord della zona di Luxor.

Indipendentemente dall'area di ritrovamento, Petrie aveva infatti rilevato caratteristiche comuni, specie nelle ceramiche, compendiate proprio nei manufatti della cultura di Naqada così verificando e confermando la progressione della cultura da sud verso nord. A Naqada Petrie scoprì tre necropoli che identificò con le lettere N, T, B.

  • Necropoli N[10], che comprendeva oltre 2000 sepolture non riferibili o inquadrabili in un preciso momento storico poiché conseguenti all'andamento storico-demografico del vicino abitato;
  • Necropoli T, che conteneva circa 70 tombe, risalenti al periodo storico identificato come Naqada II. Questa necropoli comprendeva sepolture più ricche riferibili a un periodo di consistente ampliamento del villaggio;
  • Necropoli B, detta "necropoli dei contadini", che comprendeva 144 sepolture.

Circa l'80% delle sepolture era di forma rettangolare, specie quelle delle classi più abbienti, mentre le più antiche, e più povere, erano di forma circolare ed ellissoidale. Si trattava, in genere, di fosse scavate nel deserto, delle dimensioni di circa 100x150 cm, con mummificazioni naturali dovute al clima secco e asciutto. L'orientamento delle sepolture era, generalmente, nord-sud ed erano sormontate da monticelli di terra o di pietre. È possibile vedere in tali tumuli quello che poi si trasformerà nelle mastabe e poi nelle piramidi. Queste strutture erano poste a protezione dei corpi dall'aggressione di animali, ed in seguito anche dei ladri che depredavano le sepolture, e come segnacolo delle sepolture stesse.

Ricostruzione di sepoltura in posizione fetale. Fase Naqada II, British Museum, Londra

I corpi erano deposti sul fianco, in posizione fetale, come di persona addormentata a simboleggiare la possibilità di risveglio o di rinascita; la testa era posizionata a sud e il viso rivolto a est, ovvero verso il sole nascente.

Nell'archeologia delle fasi preistoriche e protostoriche in assenza di documenti scritti riveste molta importanza l'analisi delle forme vascolari (ceramica).

Classi di ceramiche e datazione

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Dall'esame del vasellame (non ancora lavorato al tornio) presente nei corredi, in misura maggiore o minore a seconda della condizione sociale del defunto, Petrie individuò 700 tipi di ceramiche che raccolse in nove classi contrassegnate con lettere dell'alfabeto:

  • B: a bocca nera (Black topped in inglese);
  • P: a ingobbiatura rossa (Polished red)[N 2];
  • F: a ingobbiatura nera (Polished black);
  • C: a ingobbiatura rossa, ma con semplici motivi geometrici dipinti di bianco (White cross);
  • R: ceramica grezza comune (Raw);
  • L: ceramica del periodo tardo (Late);
  • D: raffinata ceramica di colore marrone chiaro e motivi in ocra rossa (Dark);
  • W: ceramica ad anse ondulate (Wavy)[N 3];
  • N: Nubiana, ceramica di colore marrone scuro con motivi geometrici incisi.

Da questa classificazione fece derivare un sistema di catalogazione e datazione, detto di datazione sequenziale (Sequence dating) contrassegnato dalla sigla SD, delle sepolture non solo di Naqada in senso stretto, prevedendo quattro periodi all'interno dei quali è possibile reperire ceramiche appartenenti alle precedenti 9 classi:

Cronologia delle tipologie e stili ceramici inquadrati nella datazione sequenziale, dei periodi Naqada.
Lo stesso argomento in dettaglio: Ieracompoli.

Pochi anni dopo i lavori di Flinders Petrie, nel 1897, James Edward Quibell e Frederick William Green scoprirono la necropoli di Nekhen (la greca Ieracompoli), un'area cimiteriale in cui fu possibile notare già una netta bipartizione tra un'area destinata al ceto comune e un'altra destinata alla classe aristocratica. Ne derivò l'evidenza di una distinzione in classi della popolazione, segno evidente dell'esistenza di una ben precisa struttura gerarchica e, conseguentemente, della possibile esistenza di una figura assimilabile a un re, condizione ancora non rilevabile, peraltro, nelle sepolture coeve del Basso Egitto.

Corpo di adulto mummificato naturalmente, Epoca Predinastica, Naqada I. Museo Egizio, Torino (S.293)[11]

Le sepolture più povere erano costituite da fosse ovali in cui il corpo veniva posto in posizione fetale (come il corpo di adulto mummificato naturalmente (S.293) del Museo Egizio di Torino)[11] coperto da stuoie o materiale vegetale, con corredo ridotto di vasellame e poche suppellettili. Le tombe più ricche, di converso, erano rettangolari, presentavano fondamenta di pietra o roccia, pareti in mattoni crudi probabilmente dipinte all'interno, ed erano sormontate verosimilmente da costruzioni in legno di cui vennero rinvenute le tracce, le cui analisi col C14 fornirono una datazione tra il 3800 a.C. ed il 3600 a.C.

Dettaglio della mazza cerimoniale di re Scorpione II. Ashmolean Museum, Oxford

Al 1897 risale il ritrovamento, nei pressi del tempio dedicato ad Horus, di una testa di mazza cerimoniale rappresentante un personaggio, che indossa la corona bianca dell'Alto Egitto, che impugna quella che è stata interpretata come una zappa o un aratro; un segno geroglifico all'altezza del viso, rappresentante uno scorpione, ha dato il nome a tale personaggio che appare, data la corona, come un re. Nonostante si tratti sostanzialmente di un'arma, il Re Scorpione, seguito da flabelliferi, è rappresentato verosimilmente nell'atto di scavare un solco da irrigazione a voler evidentemente rappresentare l'aspetto politico e paternalistico della sua figura per il benessere del suo popolo. In alto, in un registro superiore, sono invece rappresentati stendardi probabilmente relativi a città sconfitte.

Nel 1898-1899 venne portata alla luce la tomba 100, risultata soggetta a saccheggi durante l'antichità, in cui venne rinvenuto quello che si ritiene il più antico dipinto conosciuto dell'antico Egitto. Attualmente i resti del dipinto sono conservati presso il Museo Egizio del Cairo.[N 4]

Copia di un dipinto della "Tomba 100" di Ieracompoli. Acquerello di Frederick W. Green

Conosciamo però l'aspetto originale degli affreschi grazie agli acquerelli eseguiti da Frederick W. Green all'atto della scoperta. Si tratta di un dipinto decisamente importante sia per l'età che, soprattutto, per i soggetti rappresentati di cui vengono date interpretazioni diverse. Secondo una di queste si tratterebbe di una processione funebre su barche; secondo un'altra di una scena di caccia, ma un'ulteriore ipotesi vorrebbe il dipinto come rappresentazione di un'invasione di popoli stranieri dal mare.

Storia del periodo Predinastico

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Contesto storico

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Il periodo predinastico è convenzionalmente preceduto dal periodo dell'Egitto preistorico, che copre tutto il periodo dall'arrivo dei primi uomini nella regione (avvenuta verso la fine del Pleistocene, durante il Paleolitico) fino grossomodo al periodo neolitico, durante il quale si affermarono culture e insediamenti stabili e avanzati dal punto di vista tecnologici. Già dallo studio di questi insediamenti si può osservare la netta differenziazione tra Alto e Basso Egitto, rafforzatasi e poi nullificatasi durante questo periodo.[12]

Il Basso Egitto per esempio, più antico e ricco per la sua posizione strategica e favorevole, era caratterizzata da grandi culture, come quelle dell'oasi del Fayyum (6500 – 4400 a.C.)[13] che abbandonò decisivamente la vita nomade. Studi sui loro resti hanno inoltre gettato luce sulle origini etnico-genetiche degli antichi egizi, tra chi sostiene che si siano originati da popolazioni migratorie esterne e chi invece sostiene che siano stati già un popolo autoctono.[14][15] Ma la cultura del Basso Egitto per antonomasia è la cosiddetta cultura Maadiana, dal sito archeologico di Maadi. Questa cultura era significativamente più avanzata delle altre, per l'ampio uso dei metalli e di altri materiali come pietra e basalto.[16] Si conoscono anche i nomi di alcuni sovrani che regnarono nella regione della cultura, i famigerati "faraoni della dinastia 0", conosciuti da documenti archeologici come la pietra di Palermo, la necropoli di Umm el-Qa'ab e altri, mettendo in dubbio l'effettivo progresso di questa cultura, che secondo alcuni egittologi sarebbe già dinastica.[17]

Mappa dettagliata del Basso Egitto.
Mappa dettagliata dell'Alto Egitto.

In Alto Egitto invece prevalevano inizialmente le due culture tasiana e badariana, creduta una la continuazione dell'altra per le loro similitudini. Furono infatti loro ad iniziare a produrre la ceramica a bocca nera, ed intrattenevano rapporti commerciali con le popolazioni settentrionali da cui erano possibilmente anche dipendenti politicamente, e raggiungevano anche il loro livello di sviluppo. Le due culture furono in seguito sostituite da quella di Naqada, ereditando (forse perché derivava direttamente da loro) certe pratiche che poi saranno riprese dagli egizi.[18][19]

Naqada I: Amraziano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Naqada e Naqada I.

Il sito archeologico di Naqada era situato non lontano dalla città di Tebe, nella regione spesso definita Medio Egitto (in questo caso solo una definizione geografica). Ivi si formò una civiltà che aiuta a definire il periodo predinastico egizio, e che eventualmente lo unificherà portando ai periodi protodinastici e dinastici, così trasformandosi nella vera civiltà egizia.[20]

La prima fase è quella di Naqada I, chiamata anche cultura amraziana dal nome di El-Amra, dove si attestano le prime scoperte, assieme a Naqada stesso. La fase è datata tra il 4000 e il 3500 a.C. (predinastico arcaico e medio)[21], mentre Flinders Petrie assegnò alle ceramiche di questo periodo le cifre da 30 a 39. Prevalente era infatti la produzione della ceramica di tipo B e C (Black topped e White cross), mentre si conosceva lo sfruttamento della pietra, del rame, dell'ossidiana e dell'oro, importati dalla Nubia, dal Basso Egitto o dalle oasi.[18] Si attesta anche la conoscenza dei mattoni di fango e di tavolette cosmetiche zoomorfe.

Estensione della cultura Naqada.

Dal punto di vista genetico, i primi studi sui geni dei resti umani appartenenti alla cultura scoperti, condotti da S. O. Y. Keita, hanno fatto ipotizzare che la popolazione fosse di origini del Nordafrica e Africa orientale.[19] Nel 1996 Nancy Lowell e Tracy Prowse hanno individuato tracce di origini nubiane, particolarmente del gruppo A[22], mentre nel 2023 sono state individuate da Christopher Ehret tracce genomiche dal Levante.[23] Tutte queste ipotesi sono poi state confermate nel 2025, quando la scoperta di un individuo dell'Antico Regno a Nuwayrat ha permesso di concludere unanimemente che gli egizi fossero di origine levantina (circa 76,4% ± 4,0%), di origine mesopotamica (32,4% ± 3,8%) e di origine ibero-maurusiana (22,4% ± 3,8%).[24]

Naqada II: Gerzeano

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Lo stesso argomento in dettaglio: Naqada II e Teoria della razza dinastica.

La seconda fase è Naqada II, chiamata anche gerzeana dal nome dell'insediamento di Gerzeh. Viene datata intorno al 3500–3200 a.C. (predinastico medio e recente) e sulla datazione sequenziale corrisponde ai numeri 40–62. Viene inoltre spesso suddivisi in quattro subperiodi: IIA e IIB (c. 3500 a.C.), IIC (c. 3400 a.C.) e IID (c. 3300/3200 a.C.).[25]

Si tratta di una evoluzione della precedente cultura, che dall'Alto Egitto si espanse fino al delta del Nilo. Le ceramiche del periodo erano molto più complesse, con figure animali appartenenti ai gruppi D e W (Dark, Wavy).[21][26]

Il periodo gerzeano coincise con la conclusione del periodo umido africano, per cui l'agricoltura lungo le rive del Nilo era diventata l'attività predominante, per cui la definitiva adozione della sedentarietà deve risalire a questo periodo, sebbene sia possibile che la caccia venisse ancora praticata. I villaggi crebbero e nacquero le prime proto-città, che non erano più costruite in canne ma in mattoni di fango, Gli utensili in pietra erano ancora utilizzati in forme evolute, ma vennero gradualmente sostituiti da materiali in rame, sono inoltre scoperti altri materiali come argento, oro, lapislazzuli e la maiolica, una particolare ceramica prodotta dalla polverizzazione del quarzo e simile al vetro, tipica degli egizi.[27][28] Si attestano anche le prime tombe classiche.

Un'altra notevole caratteristica di questo periodo è l'influenza della Mesopotamia sull'Egitto, dal punto di vista commerciale, culturale e (forse) etnico. L'influenza era così eminente al punto che in passato molti egittologi, tra cui Flinders Petrie, avevano formulato la "teoria della razza dinastica", secondo la quale l'Egitto si sarebbe trasformato in una società teocratica e dinastica a seguito di un'invasione da parte di popoli mesopotamici, che quindi avrebbero fondato la I dinastia. Per quanto sia incontestabile l'influenza dei mesopotamici sugli egizi, la teoria oggi non è più accreditata e anzi viene considerata obsoleta perché presume l'appartenenza degli egizi a una singola etnia, come la simile teoria degli "egizi neri", entrambe rigettate dall'egittologia moderna.[29][30] Si attestano diversi oggetti di indubbia provenienza sumera (periodo di Uruk) in Egitto e viceversa, tra cui utensili, cornici e altri beni di commercio, come dell'argento proveniente probabilmente dall'Asia minore, alcune produzioni egizie inoltre mostrano chiare ispirazioni mesopotamiche come sigilli cilindrici e mazze.

È difficile determinare la rotta commerciale, ma presumendo che inizia dalla città di Uruk, e considerando che non sembrano esserci relazioni con la terra di Canaan prima del periodo dinastico, probabilmente le rotte passavano dal mar Mediterraneo, o forse dal mar Rosso (passando dal Sinai o forse circumnavigando l'intera Arabia) dal momento che molti insediamenti erano vicini di uadi che poi portavano al mar Rosso. Il consenso generale è che la merce arrivasse via mare, ma passasse dalla Fenicia, dato che vi sono molti oggetti provenienti dalla città di Biblo.[32][26] I sumeri influenzarono indubbiamente anche l'arte, l'architettura e forse la scrittura degli egizi.[33][34]

Naqada III: periodo protodinastico

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L'ultima grande fase della civiltà Naqada è il Naqada III, chiamata Semainiano dal villaggio di Semain, ma più spesso è associata con il periodo protodinastico, ultima propaggine del periodo predinastico, o in senso lato il periodo che va da Naqada III alla II dinastia in cui si formarono le basi della civiltà egizia. Altri nomi spesso usati sono periodo arcaico o tinita (da Tini, enigmatica capitale antica). Il Naqada III si estende tra il 3200 e il 3000 a.C. (predinastico recente e pretinita) e nella datazione sequenziale detiene i numeri 63–72 e 77–88, era quindi contemporaneo con la civiltà Maadiana nel nord del paese.[35][21] Viene suddivisa in sette subperiodi: IIIA1, IIIA2, IIIB1, IIIB2, IIIC1, IIIC2 e IIID. Oltre a Semain i centri del potere erano Qustul, Ieracompoli, Naqada e Abido.

Naqada III, come il periodo ad esso associato, è un periodo di transizione e di forte sviluppo: si hanno i primi esempi di uso di geroglifici, vagamente basati sulla scrittura cuneiforme (disputato), i primi usi dei serekht, delle tecniche di irrigazione (anch'esse forse basate sull'economia idraulica sumera) e le prime tombe reali.[36] In questo periodo la cultura Naqada si espande in tutto l'Egitto soggiogando la cultura Maadiana dove regnava la dinastia 0. Allo stesso tempo si registra anche un'altra "stirpe" di sovrani, che regnarono principalmente in Alto Egitto, raggruppati certe volte nella "dinastia 00", chiamata così perché gli storici ritengono si sia formata prima della vicina dinastia 0. Alcuni di questi sovrani erano Conchiglia, Pesce, Elefante e Cicogna, ma la loro esistenza è questione di varie dispute. Del resto è difficile trarre una linea di differenza tra i sovrani della dinastia 0 e 00, se non che probabilmente la prima governava in Alto Egitto e l'altra in Basso Egitto, ma di fatti entrambe le dinastie compaiono nella necropoli reale di Umm el-Qa'ab.[37][38]

Questo fu l'assetto dell'Egitto in quello che viene definito periodo protodinastico, e continuò fino a quando, secondo la tradizione, un faraone in particolare sarebbe riuscito a prevalere su tutti gli altri e sarebbe riuscito a riunificare Alto e Basso Egitto in una sola entità, chiamata "Due Terre", e proprio questo periodo avrebbe concluso il periodo predinastico e iniziato il periodo dell'Antico Regno, cioè la storia vera e propria dell'Antico Egitto.[39][40] Ma controverso è tutto il resto riguardo questa tradizione: autorevoli fonti antiche come Manetone ed Erodoto attribuiscono l'evento a Menes, mentre l'ugualmente autorevole tavoletta di Narmer scoperta nel 1898 a Ieracompoli la attribuisce a Narmer. Gli storici generalmente considerano Narmer e Menes come la stessa persona, ma non concordano se considerarli ancora parte della dinastia 0 o già della I dinastia (iniziata altrimenti con Aha, che comunque potrebbe anche lui essere la stessa persona). La data tradizionalmente indicata invece è il 3150 a.C., ma non esistono fonti del periodo a confermarlo.[41][42]

Politica del Predinastico

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Sotto il profilo politico, nel periodo del tardo predinastico (Naqada III), intorno al 3400 a.C., appare evidente l'aumento dell'attività politica: le entità costituite dall'Alto e Basso Egitto appaiono ormai consolidate ed entrambe le regioni sono raggruppate attorno ad alcune città principali, con un dio riconosciuto e sotto la guida di un capo autorevole. Secondo ipotesi accreditate[43], mentre nel sud del Paese (Alto Egitto) la compagine sociopolitica è più compatta, forse per il carattere prettamente rurale degli insediamenti, scarsamente autonomi, e forse per la presenza di capi più incisivi; nel Basso Egitto (a nord) le città hanno un maggior grado di sviluppo e di autonomia, di cui sono particolarmente gelose, che le rende più difficili da unificare. Prova di tale situazione più compatta dell'Alto Egitto sono alcuni manufatti, non riscontrabili nell'area del delta nilotico, sintomatici di un potere centralizzato tra i quali si annovera la già citata testa di mazza da guerra del cosiddetto Re Scorpione che viene già ascritto a una dinastia "0" e che può, embrionalmente, essere identificato come l'iniziatore di quella che, con il successivo Periodo Protodinastico, porterà all'unificazione delle Due Terre.

Cronologia archeologica

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Anche il predinastico viene suddiviso, dagli archeologi, in fasi caratterizzate da particolari siti. Una suddivisione è quella proposta da Nicolas Grimal:[32]

  • Predinastico arcaico 4500 – 4000 a.C.
  • Predinastico medio 4000 – 3500 a.C.
  • Predinastico recente 3500 – 3300 a.C.
  • Epoca pretinita 3300 – 3150 a.C.

Nella tabella che invece segue vengono messe in relazione la fasi del sito di Naqada con altri siti archeologici che hanno fatto da riferimento. Infine le fasi di Naqada vengono messe in relazione con la cronologie storica.

Cronologia
Data (a.C.)NaqadaBasso EgittoAlto EgittoLocalitàPeriodo
3900 – 3650Naqada IMaadianoAmrazianoel-MaadiPredinastico arcaico
3650 – 3400Naqada IIGerzeanoel-GerzaPredinastico medio
3400 – 3200Naqada IIISemainiano(periodo protodinastico)NaqadaPredinastico recente
  1. Poche sono, benché non per questo meno importanti, le testimonianze di rapporti con le isole egee in questo periodo: una zanna d'avorio d'ippopotamo lavorata, corniole e ametiste, sigilli cilindrici in avorio. Vasi in pietra, provenienti dalla necropoli di Mokhlos e Zakhros, appaiono di derivazione egizia, benché quasi sicuramente realizzati localmente; altri provenienti da Cnosso sono invece palesemente di provenienza egizia e risalgono a un periodo compreso tra il predinastico e la VI dinastia egizia.
  2. Si tratta di un procedimento attuato nella produzione di ceramiche consistente nel rivestire con un velo di terra, in questo caso di colore rosso, l'argilla parzialmente essiccata.
  3. Si tratta dell'unica classificazione che, invece della colorazione, prende in considerazione la struttura del manufatto.
  4. Elise Jenny Baumgartel (1892-1975), egittologa tedesca specializzata in storia del Predinastico, in occasione di una sua visita al Museo Egizio del Cairo negli anni '60 del '900 ebbe a dire, a proposito di tale dipinto: i pochi frammenti rimasti sono talmente scuri che è difficile distinguere anche solo la pittura dal resto.
  1. Aldred 1996, pp. 58-62.
  2. Aldred 1996, p. 58.
  3. P.M. Warren, Minoan stone vases, Cambridge, 1969
  4. P. M. Warren, Minoan Crete and Pharaonic Egypt, in Egypt the Aegean and the Levant, London, 1995, pp. 1-28.
  5. Aldred 1996, p. 59.
  6. Flinders Petrie Ten years' digging in Egypt (1881-1891) , Fleming H. Revell Co., New York & Chicago, 1891.
  7. Flinders Petrie, A history of Egypt, from the earliest times to the XVI th Dinasty, Methuen & Co., London, 1897, pp. 1-15.
  8. Flinders Petrie (1909), The arts & crafts of ancient Egypt, T.N. Foulis, Edinburgh & London, p.126.
  9. Flinders Petrie, A history of Egypt, Vol. I, Methuen & Co., London, 1897, pp. 13, 17, 81, 126 et al.
  10. Da New Race (Nuova Razza) poiché, è bene ricordarlo, Petrie effettuava scavi a Naqada specialmente per trovare conferme alla sua duplice teoria della provenienza della razza egizia dall'area mesopotamica o da quella etiopica.
  11. 1 2 collezioni.museoegizio.it, https://collezioni.museoegizio.it/it-IT/material/S_293/.
  12. Béatrix Internet Archive, The prehistory of Egypt : from the first Egyptians to the first pharaohs, Oxford, UK ; Malden, MA : Blackwell Publishers, 2000, ISBN 978-0-631-20169-4. URL consultato il 22 settembre 2025.
  13. (FR) Stan Hendrickx, Wouter Claes, Yann Tristant, IFAO - Bibliographie de l’Égypte des Origines : #2998 = The Early Neolithic, Qarunian burial from the Northern Fayum Desert (Egypt), su www.ifao.egnet.net. URL consultato il 22 settembre 2025.
  14. Lounes Chikhi, Richard A. Nichols e Guido Barbujani, Y genetic data support the Neolithic demic diffusion model, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, vol. 99, n. 17, 20 agosto 2002, pp. 11008–11013, DOI:10.1073/pnas.162158799. URL consultato il 22 settembre 2025.
  15. (EN) William H. Stiebing Jr e Susan N. Helft, Ancient Near Eastern History and Culture, Taylor & Francis, 3 luglio 2023, ISBN 978-1-000-88066-3. URL consultato il 22 settembre 2025.
  16. (EN) Buto – Maadi Culture | Ancient Egypt Online, su ancientegyptonline.co.uk. URL consultato il 22 settembre 2025.
  17. The Palermo Stone: the Earliest Royal Inscription from Ancient Egypt (PDF), su ancientportsantiques.com.
  18. 1 2 Alan Gardiner, Egypt of the Pharaohs (1964), p. 389.
  19. 1 2 (EN) S. O. Y. Keita, Early Nile Valley Farmers From El-Badari: Aboriginals or “European”AgroNostratic Immigrants? Craniometric Affinities Considered With Other Data, in Journal of Black Studies, vol. 36, n. 2, 1º novembre 2005, pp. 191–208, DOI:10.1177/0021934704265912. URL consultato il 22 settembre 2025.
  20. (EN) Sonia R. Zakrzewski, Population continuity or population change: Formation of the ancient Egyptian state, in American Journal of Physical Anthropology, vol. 132, n. 4, 2007, pp. 501–509, DOI:10.1002/ajpa.20569. URL consultato il 22 settembre 2025.
  21. 1 2 3 (EN) The Oxford History of Ancient Egypt, OUP Oxford, 23 ottobre 2003, ISBN 978-0-19-160462-1. URL consultato il 22 settembre 2025.
  22. (EN) Tracy L. Prowse e Nancy C. Lovell, Concordance of cranial and dental morphological traits and evidence for endogamy in ancient Egypt, in American Journal of Physical Anthropology, vol. 101, n. 2, 1996, pp. 237–246, DOI:10.1002/(SICI)1096-8644(199610)101:2<237::AID-AJPA8>3.0.CO;2-Z. URL consultato il 22 settembre 2025.
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  37. "Dynasty 00", su xoomer.virgilio.it. URL consultato il 22 settembre 2025 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2023).
  38. Egyptian Rulers Chronology (PDF), su ancient-cultures.info.
  39. Francesco Raffaele, Late Predynastic and Early Dynastic Egypt by Francesco Raffaele, su xoomer.virgilio.it. URL consultato il 22 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2023).
  40. (EN) Unification of Lower and Upper Egypt | Research Starters | EBSCO Research, su EBSCO. URL consultato il 22 settembre 2025.
  41. Who Was Menes? - Was He Narmer or Aha?, su www.narmer.org. URL consultato il 22 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 1º settembre 2017).
  42. Inscriptions From the Canaan Region - The Narmer Catalog, su www.narmer.org. URL consultato il 22 settembre 2025 (archiviato dall'url originale il 20 settembre 2017).
  43. Aldred 1966, p. 60.

Testi in italiano

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  • Nicolas Grimal, Storia dell'Antico Egitto, Bari, Laterza, 1990, ISBN 8842036013.(orig. "Histoire de L'Egypte ancienne", Fayar, 1988)
  • Patrizia Piacentini (a cura di)., L'antico Egitto di Napoleone, Mondadori, 2000
  • Alan Gardiner, La civiltà egizia, Torino, Einaudi, 1961, ISBN 88-06-13913-4. (orig. Egypt of the Pharaohs, Oxford University Press, 1961)
  • Brian Fagan, Alla scoperta dell'antico Egitto, Roma, Newton & Compton, 1996, ISBN 88-8183-286-0. (orig. The Rape of the Nile: Tomb Robbers, Tourists, and Archaeologists in Egypt, Charles Scribner's Sons, New York, 1975)
  • Edda Bresciani, Sulle rive del Nilo, Bari, Laterza, 2000.
  • Cyril Aldred, Gli Egiziani - tre millenni di civiltà, Roma, Newton & Compton, 1996, ISBN 88-8183-281-X. (orig. The Egyptians, Thames and Hudson, London, 1961)
  • Cyril Aldred, Christiane Desroches Noblecourt et al., I faraoni - il tempo delle piramidi, Rizzoli, 1979
  • Cyril Aldred, Christiane Desroches Noblecourt et al., I faraoni - l'impero dei conquistatori, Rizzoli, 1980
  • Cyril Aldred, Christiane Desroches Noblecourt et al., I faraoni - l'Egitto del crepuscolo, Rizzoli, 1981
  • Nicolas Grimal, Storia dell'Antico Egitto, traduzione di G. Scandone Matthiae, Bari, Laterza, 2002, p. 619, ISBN 978-88-420-5651-5.
  • Sergio Donadoni, L'Egitto, Torino, UTET, 1982, ISBN 88-02-03571-7.

Testi in altre lingue

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  • (EN) Flinders Petrie, Ten years' digging in Egypt (1881-1891) , Fleming H. Revell Co., New York & Chicago, 1891
  • (EN) Flinders Petrie, Naqada and Ballas, Bernard Quaritch, London, 1896
  • (EN) Flinders Petrie, A history of Egypt, from the earliest times to the XVI th Dinasty, Methuen & Co., London, 1897
  • (EN) Flinders Petrie, A history of Egypt, Vol. I, Methuen & Co., London, 1897
  • (EN) Flinders Petrie, Hyksos and Israelite Cities, Bernard Quaritch, London, 1906
  • (EN) Flinders Petrie, The arts & crafts of ancient Egypt, T.N. Foulis, Edinburgh & London, 1909
  • (EN) Flinders Petrie, Tools and Weapons, British School of Archaeology in Egypt, 1917
  • (EN) Iorwerth E. S. Edwards, The early dynastic period in Egypt, The Cambridge Ancient History, Cambridge, Cambridge University Press, 1971
  • (EN) Barbara Adams, Predynastic Egypt, New York, Bloomsbury, 1988

Altri progetti

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