Esercito egiziano

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Esercito egiziano
Egyptian Army
القوات البرية المصرية
(Al-Quwwāt al-Barriyyat al-Miṣriyya)
Flag of the Army of Egypt.svg
Insegna dell'esercito egiziano
Descrizione generale
Attiva 1922
Nazione Egitto Egitto
Tipo esercito
Dimensione 440,000 attivi (stima 2013)[1]
350,000 riservisti (stima 2013)[1]
Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Eliopoli
Marcia "Abbiamo dipinto sul cuore" (رسمنا على القلب وجه الوطن‎, rasamna ala al qalb wagh al watan)
Parte di
Comandanti
Comandante Supremo Presidente
ʿAbd al-Fattāḥ al-Sīsī
Ministro della Difesa Colonnello Generale
Ṣidqī Ṣubḥī
Seconda Armata Maggiore generale
Mohammed el-Shahat
Terza Armata Maggiore generale
Osama Askar

[senza fonte]

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L'esercito egiziano (arabo: القوات البرية المصرية letteralmente: Forze di terra egiziane, translitterato: Al-Quwwāt al-Barriyyat al-Miṣriyya) è la più grande componente delle Forze armate egiziane (arabo: القوات المسلحة المصرية letteralmente: alquwwat almusallahat almisria), ed è il più grande esercito sia del Medio Oriente che dell'Africa. Si stima che abbia una forza di circa 468.500 militari ed oltre 1.000.000 di riservisti, per un totale di 1.468.500.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale esercito venne fondato durante il regno del wali (in arabo: والي‎, turco vali; ossia governatore) Muhammad Ali Pasha, capo della dinastia alawita, che è considerato il "fondatore dell'Egitto moderno", in quanto, in seguito alla campagna d'Egitto di Napoleone (1798-1799), l'Egitto finì per cadere in potere di Mehmet Ali, che lo rese di fatto indipendente dal sultano di Istanbul, pur restando formalmente una Provincia dell'Impero ottomano. Muhammad ʿAli Pascià (in arabo: محمد علي باشا‎) era un capo militare albanese, nato a Kavala il 4 marzo 1769 –) è stato un capo militare albanese che contribuì ad abbattere il regime neo-mamelucco, che agiva arbitrariamente, pur in stato di vassallaggio nei confronti dell'Impero ottomano, governando poi l'Egitto dal 1805 fino alla sua morte avvenuta ad Alessandria d'Egitto il 2 agosto 1849. Muhammad ʿAli, giovane ufficiale arrivato in Egitto col contingente albanese che faceva parte delle forze di spedizione ottomane, intervenne per colmare il vuoto di potere che si era creato in seguito all'occupazione francese, creandosi una base di potere con i capi dei villaggi, con l'elemento religioso musulmano e con i ricchi mercanti del Cairo, eliminando o espellendo i tre governatori consecutivamente inviati da Istanbul e poiché non vi era nessun altro in grado di assumere le funzioni di governo, il Sultano fu costretto a nominare Muhammad ʿAli suo wālī, ossia governatore (in arabo: والي‎, turco vali) in Egitto nel 1805.

Il primo impiego in guerra dell'esercito egiziano fu contro i wahhabiti nella penisola araba. Mehmet Ali nominò comandante (Amīr) il figlio Ṭūsūn Pascià. La guerra, conosciuta come guerra ottomano-saudita o anche come guerra ottomano-wahabita o guerra ottomano-salafita, venne combattuta dall'inizio del 1811 al 1818, tra l'esercito egiziano e l'esercito dell'Emirato di Dirʿiyya conosciuto anche come Primo Stato Saudita e portò alla dissoluzione di quest'ultimo e all'occupacione egiziana dell'Hegiaz. A partire dal 1816 il comando dell'esercito egiziano venne assunto da Ibrāhīm Pascià fratello di Ṭūsūn, morto per malattia. e lo stesso Ibrāhīm

Mehmet Ali ritratto da Louis Dupré

A partire dal 1820 Mehmet Ali inviò un esercito agli ordini di suo figlio Ibrāhīm Pascià per occupare il Sudan orientale. La conquista sarebbe stata poi completata dal figlio di Ibrāhīm, Isma'il Pascià (poi Isma'il I), con la sottomissione della regione meridionale del paese nel 1839 e nel 1861.

Lo stesso Ibrāhīm Pascià durante la guerra d'indipendenza greca venne inviato nel Peloponneso nel 1824 in soccorso del sultano ottomano Mahmud II con una squadra navale e un esercito di 17.000 uomini. Ibrāhīm dopo avere sconfitto i greci nella battaglia di Sfacteria, combattuta tra il 29 aprile e l'8 maggio 1825, pose fine nell'aprile del 1826 all'assedio di Missolungi ma l'intervento delle potenze europee Francia, Regno Unito e Russia in favore dei ribelli greci cambiò gli esiti del conflitto e dopo la battaglia di Navarino dell 20 ottobre 1827 terminata con la sconfitta della flotta ottomana-egiziana, la successiva Spedizione di Morea, condotta dalla Francia, costrinse Ibrāhīm a capitolare e lasciare la Grecia il 1º ottobre 1828.

Mehmet ʿAli riconobbe che gli strumenti militari che aveva utilizzato da quando era entrato nei ranghi dell'esercito ottomano non rappresentavano più una forza affidabile sul lungo periodo e soprattutto che erano ormai invalse tecniche di combattimento assai più fruttuose in campo aperto, basate in particolare sul modello di efficiente disciplina militare di cui aveva visto gli esempi in occasione dell'intervento dell'esercito francese in Egitto. Un simile criterio di addestramento e di combattimento aveva il vantaggio di surclassare facilmente le tecniche ormai superate messe in atto dai Mamelucchi e un punto di forza indubbio era l'uso dell'artiglieria che aveva sgominato facilmente la cavalleria mamelucca quando essa, coraggiosamente ma insensatamente, aveva caricato le batterie francesi nella battaglia delle Piramidi.

Nel 1823, Muhammad ʿAli cominciò ad arruolare i contadini dall'Alto Egitto, facendoli poi addestrare da un ufficiale francese che aveva assunto al suo servizio, il colonnello Joseph Anthelme Sève (Suleyman Pascià), affinché le reclute adottassero lo stile di combattimento napoleonico. Muhammad ʿAli chiamò le sue nuove truppe Nizām jadīd (in arabo: نظام جديد‎, letteralmente, "Nuovo Ordinamento"). Queste truppe operarono positivamente nella battaglia, soffocando insurrezioni in vari parti dell'Egitto e furono destinate all'acquartieramento nelle vicinanze dei propri distretti di provenienza e ciò comportò un ottimo livello di affidabilità di queste nuove truppe.

Ritratto di Ibrāhīm Pascià

Nella guerra d'indipendenza greca, su richiesta del Sultano ottomano Mahmud II, Muhammad ʿAli dispiegò le sue truppe niẓāmī contro i Greci, costituendo inoltre un'armata navale affrontando enormi costi. L'esito della guerra d'indipendenza greca diede a Muhammad 'Ali ebbe la possibilità di sottoporre a un esame critico la forza e la debolezza delle sue truppe. L'artiglieria aveva eseguito bene il proprio dovere ma la campagna aveva dimostrato che molti degli ufficiali ottomani erano inadeguati alla missione di comando delle nuove fanterie e soprattutto che il Nizām jadīd non era stato esteso al settore della marina e di conseguenza si era dovuto affidare a personale di marina assai meno disciplinato. Muhammad 'Ali affrontò queste questioni in modo pragmatico. Per rimediare al problema dell'addestramento degli ufficiali fondò un collegio militare e assunse ufficiali francesi come istruttori militari. Convinto dell'efficacia del Nizām jadīd congedò tutti i suoi vecchi reggimenti albanesi e mamelucchi e cominciò a costruire un esercito composto esclusivamente da truppe nizāmī, per alimentare le quali dispose il reclutamento obbligatorio dei contadini egiziani.

Tra il 1831 e il 1833 l'esercito egiziano venne impiegato nella prima guerra ottomano-egiziana conclusa con la pace di Kütahya con la quale l'Egitto poté annettersi i Vilayet di Siria e di Aleppo, il dominio sull'isola di Creta occupata nel 1832 e il riconoscimento del dominio dell'Egitto sull'Hegiaz, che di fatto l'Egitto esercitava sin dal 1818, al termine della guerra ottomano-saudita.

Le conquiste territoriali ottenute non durarono però a lungo e andarono perdute con la seconda guerra egizio-ottomana combattura tra il 1839 e il 1841. Nel 1839, l'Impero Ottomano si mosse per occupare le terre perdute a favore di Muhammad Ali durante la Prima guerra egizio-ottomana, ma dopo la sconfitta nella Battaglia di Nezib, che portò l'Impero ottomano quasi sul punto di collassare, Regno Unito, Impero austriaco e altre potenze europee decisero di intervenire per forzare l'Egitto ad accettare le condizioni di un trattato di pace. Nel 1841 venne firmato un trattato finale ampiamente condizionato dalle potenze europee coinvolte nel conflitto. Il trattato impose che Muhammad ʿAli avrebbe rinunciato ai suoi territori della Grande Siria, a Creta e all'Hijāz, che avrebbe rinunciato alla sua flotta militare e avrebbe limitato gli effettivi dell'esercito a 18.000 uomini e in cambio Muhammad ʿAli e i suoi discendenti avrebbero goduto della sovranità ereditaria solo per quanto riguardava la provincia d'Egitto – con lo status di viceré (chedivè) ottomano, titolo che venne ufficialmente riconosciuto solo nel 1867 con la costituzione del Khedivato d'Egitto (in arabo: خديوية مصر‎, Khudaywiyyat Miṣr; turco: Hidiviyet-i Mısır), stato tributario dell'Impero ottomano, de jure sotto sovranità dell'Impero ottomano, ma di fatto pienamente autonomo.

Ritratto di Isma'il Pascià

Durante il regno di Isma'il Pascià, l'Egitto cercò di estendere il suo ruolo in Africa. Ismāʿīl sognava di espandere il suo regno su tutto il bacino del Nilo, incluse le sue varie sorgenti, e sull'intera costa africana del Mar Rosso, avviando una politica di espansione ai danni dell'Etiopia. Nel 1865 la Sublime Porta aveva ceduto a Ismāʿīl la provincia ottomana di Habesh (Habesh Eyalet), con Massaua e Sawakin sul mar Rosso e le principali città di quella provincia confinante con l'Etiopia, che essenzialmente consisteva soltanto in una striscia costiera, ma che aveva il suo retroterra naturale nel territorio controllato dal governo etiopico. L'esercito egiziano occupò le regioni originariamente reclamate dagli Ottomani nel momento in cui s'erano insediati nella provincia ( eyalet ) di Habesh nel XVI secolo. Nel 1872 il territorio dei Bogos, con la città di Cheren) venne annesso alla nuova "Provincia del Sudan orientale e della Costa del mar Rosso", nel 1874 venne annesso il Darfur e nell'ottobre del 1875 l'esercito egiziano occupò l'adiacente altopiano di Amasien, che era all'epoca tributario dell'Imperatore d'Etiopia, ma l'espansione in Etiopia venne bloccata dopo che l'esercito egiziano fu ripetutamente sconfitto dall'Imperatore Giovanni IV (Yohannes IV), prima a Gundat il 16 novembre 1875, e ancora una volta a Gura, nel marzo dell'anno seguente.

ʿOrābī Pascià

La costosa guerra contro l'Etiopia lasciò l'Egitto in una pesante situazione debitoria nei confronti delle Potenze europee, che approfittarono di tale situazione per strappare concessioni a Ismāʿīl. L'inevitabile crisi finanziaria che ne seguì costrinse il Khedivè, non potendo ottenere più alcun prestito, a cedere le sue quote di proprietà della Compagnia del Canale di Suez (nel 1875) al governo britannico che ebbe come conseguenza l'avvio delle pesanti ingerenze della Corona britannica e della Francia. Nel 1879, sfruttando l'estrema debolezza del dominio turco e la situazione finanziaria del Khedive Isma'il Pascià, giustificando il tutto con la necessità di proteggere gli investimenti europei nella zona del Canale di Suez, che era stato aperto nel 1871, il Regno Unito e la Francia obbligarono l'Egitto a nominare due loro esperti alla guida dei dicasteri delle Finanze e dei Lavori Pubblici. Un simile controllo del Paese fu avvertito come inaccettabile da molti Egiziani, che si unirono al Colonnello ʿOrābī Pascià. La cosiddetta "Rivoluzione di ʿUrābī" incendiò l'Egitto. Sperando che la rivolta potesse liberarlo dal controllo europeo, Ismāʿīl fece poco per contrastare ʿUrābī e cedette alle sue richieste di sciogliere il governo. La Gran Bretagna e la Francia insistettero nel maggio 1879 perché fossero nuovamente insediati i ministri britannici e francese., ma con l'Egitto ampiamente sotto controllo di ʿUrābī, Ismāʿīl non poté acconsentire. Gli europei effettuarono pressioni sul Sultano ottomano perché revocasse dal suo posto Ismāʿīl, e così avvenne. Ismāʿīl abbandonò la sua carica il 26 giugno 1879 e al suo posto venne insediato il figlio Tawfīq. Il seguito di cui godeva Aḥmad ʿOrābī, era diventato ormai un pericolo anche per lo stesso Khedivè, allarmò particolare i britannici, preoccupati che ʿOrābī volesse disconoscere il massiccio debito contratto dall'Egitto e che conseguentemente tentasse di riprendere il controllo del Canale di Suez e quando l'attrito tra egiziani e cittadini stranieri raggiunse il culmine ad Alessandria, il 12 giugno 1882 con l'esplosione, in seguito a una rissa, di una rivolta anti-europea che vide gruppi di egiziani attaccare le proprietà degli europei e incendiare le loro case e i loro negozi e che si concluse con quasi 200 morti e centinaia di feriti, gli inglesi, il 12 luglio, scaduto l'ultimatum lanciato il giorno precedente, che ingiungeva di smantellare le difese costiere, aprirono il fuoco con le loro navi sulle fortificazione del porto di Alessandria e, il giorno successivo, i primi reparti britannici sbarcano sul suolo egiziano, prendendo possesso della città.

Nel settembre di quello stesso anno truppe britanniche vennero fatte sbarcare nella zona del Canale il 13 settembre 1882 e, alla guida del maresciallo Garnet Joseph Wolseley, sgominarono l'esercito di ʿOrābī nella battaglia di Tell al-Kebir ristabilendo l'autorità del khedivé[3] e il 18 dicembre 1882 venne proclamata formalmente l'autonomia dell'Egitto dalla sublime porta, instaurando, peraltro, un "protettorato di fatto" britannico sull'Egitto con l'esercito egiziano ricostruito sotto il comando di ufficiali britannici e con il comandante in capo britannico che aveva il titolo di Sirdar.

Alla fine del XIX secolo l'esercito egiziano venne impegnato nella guerra mahdista, un conflitto combattuto tra il 1881 e il 1899 tra le truppe di Muhammad Ahmad, detto il Mahdi e l'esercito anglo-egiziano, che alla guida del maresciallo Horatio Herbert Kitchener, Sirdar dell'esercito anglo-egiziano, sconfisse definitivamente i mahdisti nella battaglia di Omdurman del 1898, riconquistando il Sudan, che nel 1899 venne costituito come condominio anglo-egiziano con Kitchener che ne divenne il primo governatore generale e con le cariche di comandante in capo dell'esercito egiziano (Sirdar) e di governatore del Sudan Anglo-Egiziano che venivano abbinate.

Nel 1914, allo scoppio della Prima guerra mondiale, il Khedivè ʿAbbās II si schierò al fianco dell'Impero Ottomano e fu prontamente deposto dai britannici che proclamarono Sultano dell'Egitto e del Sudan suo zio, Ḥusayn Kāmil, che decretò la fine della sovranità turca e la trasformazione del Paese in un protettorato britannico anche a livello giuridico. Alla morte di Ḥusayn Kāmil il suo posto venne preso da Fu'ad I che nel 1922 divenne Re d'Egitto quando il Paese ottenne l'indipendenza dal Regno Unito nel 1922, oltre a divenire Re del Sudan, Sovrano di Nubia, Kordofan e Darfur ed è al 1922 che viene fatta risalire la costituzione del moderno esercito egiziano. Il protettorato britannico venne riconvertito in un'alleanza bilaterale tra due Paesi sovrani, perdurando tuttavia di fatto l'occupazione militare britannica per le basi militari che il Regno Unito mantenne nel Paese e il pieno controllo, assieme alla Francia, del Canale di Suez. Il comando dell'esercito egiziano rimaneva affidato ad un ufficiale inglese. Il 19 November 1924 il Maggior generale Lee Stack, Sirdar e Governatore del Sudan Anglo-Egiziano venne assassinato il 19 November 1924 al Cairo insieme al suo autista e in seguito al suo assassinio le cariche di Sirdar e di Governatore del Sudan Anglo-Egiziano vennero separate.

Nel 1936 Fārūq I, diventato Re d'Egitto all'età di 16 anni, in seguito alla morte del padre Fu'ad I, appena salito al trono siglò un trattato con i britannici, in base al quale fu stabilito che il Regno Unito avrebbe sgomberato tutte le sue forze armate presenti sul suolo egiziano, con la corposa eccezione di diecimila uomini posti a protezione del Canale di Suez e delle sue sponde ed inoltre il Regno Unito s'impegnava a rifornire e ad addestrare le forze armate egiziane, e a soccorrere l'Egitto in caso di guerra. Con tale trattato il comando dell'esercito egiziano veniva affidato a ufficiali egiziani. Il trattato venne firmato il 26 agosto e ratificato il 22 dicembre e stabiliva che avrebbe avuto una durata ventennale.

Durante la Seconda guerra mondiale, le truppe britanniche utilizzarono l'Egitto come base per le operazioni alleate in tutta la regione araba e nel Mediterraneo, e le truppe di stanza in Egitto furono usate per bloccare l'avanzata italo-tedesca in Nordafrica

Nel corso del XX secolo gli impegni più significativi per l'esercito egiziano furono le cinque guerre contro lo Stato di Israele (nel 1948, 1956, 1967, 1967-1970, e 1973), una delle quali, la Crisi di Suez del 1956, vide affrontare anche gli eserciti di Gran Bretagna e Francia. L'esercito egiziano venne anche fortemente impegnato nella lunga guerra civile dello Yemen del Nord, e nella breve guerra libico-egiziana del luglio 1977. Partecipò all'operazione Desert Storm per la liberazione del Kuwait dall'occupazione irachena nel 1991, in cui l'esercito egiziano costituì il secondo più grande contingente delle forze alleate.

Muḥammad Naǧīb e Gamāl ʿAbd al-Nāṣer

L'esercito egiziano nel corso della sua storia è stato più volte protagonista delle vicende politiche dell'Egitto.

La constatazione della manifesta impreparazione dell'esercito emersa nella guerra arabo-israeliana del 1948 aprirono una serie di dibattiti all'interno dell'esercito, che sfociarono nella costituzione dell'organizzazione segreta dei “Liberi Ufficiali” (al-Ḍubbāṭ al-Aḥrār) e nella notte fra il 22 e il 23 luglio 1952 un colpo di Stato promosso dal movimento Liberi ufficiali costrinse Re Fārūq I ad abdicare in favore del figlio neonato Fuʾād II e a partire in esilio con la sua famiglia il 26 luglio a bordo dello yacht reale "El-Mahrūsa". Venne formato un governo provvisorio e a guidarlo fu chiamato il generale Muḥammad Naǧīb, capo del Consiglio del Comando della Rivoluzione egiziano. Naǧīb il 18 giugno 1953, a seguito dell'abrogazione della monarchis e della proclamazione della Repubblica, ne divenne il primo Presidente. Il protagonosta del colpo di stato fu il colonnello Gamāl ʿAbd al-Nāṣer che nel novembre 1954 divenne Presidente dell'Egitto (Raʾīs), carica che manterrà fino alla morte avvenuta nel settembre 1970.

Durante la sua presidenza Gamāl ʿAbd al-Nāṣer nazionalizzò il 26 luglio 1956 la Compagnia del Canale di Suez, di proprietà franco-britannica, ma Francia e Regno Unito organizzarono un'operazione militare congiunta contro l'Egitto, cui s'unì Israele che riuscì a condurre una brillante operazione militare, in risposta alla minaccia di Gamāl ʿAbd al-Nāṣer d'impedire allo Stato ebraico il transito attraverso il Canale di Suez, che si concluse con la rapida conquista dell'intero Sinai, da Rafah ad al-'Arīsh. il 31 ottobre truppe anglo-francesi bombardano Il Cairo, e il 5 novembre occupano Port Saʿīd. L'operazione per prendere il canale ebbe molto successo dal punto di vista militare, ma si risolse in un totale disastro politico per inglesi, francesi e israeliani. La guerra del 1956 fu interrotta dall'intervento congiunto sovietico-statunitense, con l'ordine dell'ONU di un cessate il fuoco fra le parti, anche se nonostante l'ordine nulla venne fatto per impedire che l'esercito israeliano guidato dal generale Moshe Dayan, proseguisse nella sua rapida avanzata dopo l'ordine dell'ONU di cessate il fuoco fra le parti. Il "cessate-il-fuoco" entrò in vigore l'8 novembre, ed il 15 dello stesso mese, truppe di pace dell'ONU giunsero nella zona di guerra; le forze d'invasione si ritirarono nel marzo 1957.

Anwar al-Sādāt nel 1953

Tra il 1962 e il 1967 l'esercito egiziano venne anche impegnato nella lunga guerra civile dello Yemen del Nord, impegno che avrebbe pagato duramente nella guerra arabo-israeliana del 1967, detta anche guerra dei sei giorni, in quanto le forze armate egiziane vennero pesantemente sconfitte nel giro di una settimana dagli israeliani.

Se la guerra Arabo-Israeliana del 1956 fu per Nasser un successo politico, la "guerra dei sei giorni" del 1967 fu devastante per l'Egitto e per le sorti del nasserismo e nonostante Nasser fosse riuscito in qualche misura a raddrizzare la situazione grazie ad imponenti rifornimenti di armi sovietiche e all'avvio nel luglio del 1969 di una "guerra d'attrito" con Israele che mantenne vivo lo spirito patriottico e nazionalistico egiziano l'esperienza nasseriana era ormai segnata dalla catastrofe militare e politica del 1967.

Il presidente al-Sīsī

Alla morte di Nasser, alla Presidenza della Repubblica salì il vicepresidente Anwar al-Sādāt, che con lui aveva fatto parte del movimento dei "Liberi ufficiali", che nell'ottobre del 1973, guidò l'Egitto al fianco della Siria di Ḥāfiẓ al-Asad nella guerra del Kippur. Malgrado l'attacco che colse di sorpresa il suo esercito, Israele riuscì a riorganizzarsi e fermare l'avanzata degli egiziani, che comunque riuscirono a recuperare parzialmente la penisola del Sinai, perduta dall'Egitto durante la precedente guerra dei sei giorni. Con l'attacco l'Egitto poté rivendicare di aver "lavato l'onta" della sconfitta del 1967. Al-Sādāt l'utilizzò per imprimere un ritmo rapido al processo di pace con Israele, che culminò, grazie all'intervento del presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, negli accordi di Camp David del 1978, e nel trattato di pace israelo-egiziano del 1979, che ponevano fine a decenni di ostilità e che valsero a Begin e Sādāt il premio Nobel per la pace 1978. Nelle fasi successive Israele si ritirò dalla penisola del Sinai, restituendo all'Egitto l'intera area nel 1983. Nel 1977 truppe egiziane intervennero a sostegno del regime di Mobutu nello Zaire e Sādāt si schierò a fianco della Somalia nella guerra dell'Ogaden. Il processo di pace con Israele deteriorò irrimediabilmente i rapporti dell'Egitto con gli altri Paesi della regione e culminarono nel breve ma intenso conflitto che vide contrapposta l'Egitto e la Libia di Mu'ammar Gheddafi nel luglio 1977. Il 6 ottobre del 1981, al-Sādāt venne assassinato al Cairo durante una parata militare che ricordava l'inizio della guerra del Kippur, da Khalid al-Islambuli facente parte dell'organizzazione terroristica di stampo fondamentalista della Jihad islamica egiziana, braccio armato dei Fratelli Musulmani che intendevano punirlo per la pace con Israele.

A succedere a Sadat fu il suo vicepresidente, il maresciallo dell'aria Hosnī Mubārak che governò l'Egitto per tre decenni, quando le sommosse popolari del 2011 portarono alle sue dimissioni. L'uscita di scena di Mubārak lasciò il potere politico sotto il controllo del Consiglio supremo delle forze armate, composto da 18 militari e presieduto dal maresciallo Moḥammed Ḥoseyn Ṭanṭāwī, uomo chiave della giunta e Presidente provvisorio dell'Egitto in virtù dell'assunzione de facto dei poteri presidenziali,[4] in attesa delle elezioni legislative e presidenziali dalle quali sarebbero usciti vincitori nel 2012 il Partito Libertà e Giustizia islamista e il suo leader Muḥammad Mursī che è rimasto in carica per circa un anno, fino al 3 luglio 2013[5], quando venne deposto da un colpo di Stato militare guidato dal maresciallo al-Sīsī.

Ordine di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Prima armata[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma della Prima Armata

Primo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

  • Base: al-Iskandariyya
    • 2ª Divisione meccanizzata
    • 18ª Brigata blindata Indipendente
    • 218ª Brigata de fanteria Indipendente
    • 118ª Brigata di Artigliería
    • 119ª Brigata di Artigliería
    • 129º Reggimento delle Forze speciali

Terzo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

  • Base: Asyūṭ
    • 3ª Divisione meccanizzata
    • 36ª Brigata corazzata Indipendente
    • 120ª Brigata di Artigliería
    • 121ª Brigata di Artigliería
    • 222ª Brigata Aviotrasportata

Seconda Armata[modifica | modifica wikitesto]

Primo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

  • Base: Būr Saʻīd
  • 21ª Divisione corazzata
  • 7ª Divisione meccanizzata
  • 122ª Brigata di Artigliería
  • 123ª Brigata di Artigliería
  • 117º Reggimento delle Forze speciali

Secondo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

  • Base: Ismāʿīliyya
  • 4ª Divisione corazzata
  • 18ª Divisione meccanizzata
  • 124ª Brigata di Artigliería
  • 125ª Brigata di Artigliería
  • 123º Reggimento delle Forze speciali

Terzo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

  • Base: al-Manṣūra
  • 6ª Divisione corazzata
  • 19ª Divisione meccanizzata
  • 219ª Brigata Indipendente di fantería
  • 815ª Brigata mortai
  • 126ª Brigata di Artigliería
  • 153º Reggimento delle Forze speciali

Terza Armata[modifica | modifica wikitesto]

quartier generale (HQ): al-Suways

Organigramma della Terza Armata

Primo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

  • Base: Al Ghardaqah
  • 9ª Divisione corazzata
  • 23ª Divisione fanteria meccanizzata
  • 94ª Brigata Indipendente meccanizzata
  • 127ª Brigata di Artigliería
  • 159º Reggimento delle Forze speciali

Secondo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

  • Base: al-Suways
  • 36ª Divisione fanteria meccanizzata
  • 44ª Brigata blindata indipendente
  • 816ª Brigata mortai
  • 128ª Brigata di Artigliería
  • 129ª Brigata di Artigliería
  • 141º Reggimento delle Forze speciali

Terzo Corpo d'armata[modifica | modifica wikitesto]

  • Base: al-Qāhira
  • 16ª Divisione fanteria meccanizzata
  • 82ª Brigata corazzata indipendente
  • 110ª Brigata meccanizzata indipendente
  • 111ª Brigata meccanizzata indipendente
  • 130ª Brigata di Artigliería
  • 147º Reggimento delle Forze speciali

Gradi[modifica | modifica wikitesto]

I gradi dell'esercito egiziano furono cambiati dopo la rivoluzione egiziana del 1952 che ha abolito la monarchia e trasformato l'Egitto in una repubblica. Nel 1958 la corona venne sostituita dall'Aquila di Saladino e la denominazione dei gradi turco-egiziani sostituiti la denominazione araba.

I gradi Turco-Egiziani vennero usati dal Regno d'Egitto dal 1922 fino al 1958.[6] Le denominazioni turco-egiziane derivavano dal turco ottomano e dall'arabo e derivavano almeno in parte dalle preesistenti strutture militari sviluppate con le riforme militari di Muhammad ʿAli Pascià. I gradi erano identici a quelli del British Army, essendo diventato di fatto l'Egitto un protettorato britannico a partire dal 1882. Alcuni gradi, pur rimanendo invariati nella denominazione cambiarono significato gerarchico rispetto al periodo ottomano, assumendo il valore gerarchico di quelli britannici: Līwa'ā, omologo del grado di brigadier generale, divenne omologo al Maggior generale, Amiralay, che era omologo del colonnello divenne omologo del Brigadiere, Qāʾim maqām che era omologo al tenente colonnello, divenne omologo del colonnello, Bimbashi che era mologo del maggiore, divenne omologo al tenente colonnello, Sagh Kol Aghasi, che era omologo al primo capitano dell'esercito ottomano, divenne omologo del maggiore dell'esercito britannico.

I gradi più alti durante l'occupazione britannica dell'Egitto venivano conferiti solamente ad ufficiali britannici. Il grado di Sirdar veniva conferito solamente al comandante in capo britannico dell'esercito egiziano.

Regno d'Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Gradi degli ufficiali dell'esercito egiziano
Maresciallo C.llo generale Generale Brigadiere C.llo brigadiere Colonnello T.te colonnello Maggiore Capitano 1° Tenente 2° Tenente
(in arabo: مشير‎)
(Mushīr)
(in arabo: سردار‎)
(Sirdar)
(in arabo: فريق‎)
(Farīq)
(in arabo: لواء‎)
(Līwa'ā)
(in arabo: أميرألاي‎)
(Amiralay)
(in arabo: قائم مقام‎)
(Qāʾim maqām)
(in arabo: بكباشي‎)
(Bimbashi)
(in arabo: صاغ‎)
(Sagh Kol Aghasi)
(in arabo: يوزباشي‎)
(Yuzbashi)
(in arabo: ملازم أول‎)
(Mulāzīm 'awwāl)
(in arabo: ملازم ثاني‎)
(Mulāzīm tani)
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Gradi attuali[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiali
Feldmaresciallo 1° generale Generale Brigadiere C.llo brigadiere Colonnello Tenente colonnello Maggiore Capitano Primo tenente Tenente
in arabo: مشير
(Mushīr)
in arabo: فريق أول
(Farīq 'awwāl)
in arabo: فريق
(Fārīq)
in arabo: لواء
(Līwa'ā)
in arabo: عميد
(Amīd)
in arabo: عقيد
(Aqīd)
in arabo: مقدم
(Muqāddām)
in arabo: رائد
(Rāyīd)
in arabo: نقيب
(Nāqīb)
in arabo: ملازم أول
(Mulāzīm 'awwāl)
in arabo: ملازم
(Mulāzīm)
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Marescialli Sergenti e graduati Truppa
Primo aiutante Aiutante Primo sergente Sergente Caporale Soldato
in arabo: مساعد أول'
(Musaīd 'awwāl)
in arabo: مساعد
(Musāīd)
in arabo: رقيب أول
(Rāqīb 'awwāl)
in arabo: رقيب
(Rāqīb)
in arabo: عريف
(Arīf)
in arabo: جندى
(Jundī)
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EgyptianArmyInsignia-Sergeant.svg
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Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b INSS Military Balance Files - Egypt (PDF), Institute for National Security Studies, 21 luglio 2010, pp. 7–8. URL consultato il 22 agosto 2011.
  2. ^ International Institute for Strategic Studies, The Military Balance 2006, p.183.
  3. ^ D.Featherstone, Tel el-Kebir 1882, p. 93.
  4. ^ Niccolò Locatelli, Egitto anno zero, in Limes, 14 febbraio 2011. URL consultato il 16 febbraio 2011.
  5. ^ Morsi agli arresti domiciliari, Rai News 24, 3 luglio 2013.
  6. ^ Egyptian Military Hierarchy

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]