Galena

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Galena
Fluorite-Galena-flu35c.jpg
Classificazione Strunz2.CD.10
Formula chimicaPbS
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallinomonometrico
Sistema cristallinocubico
Classe di simmetriaesottaedrica
Parametri di cellaa = 5.936
Gruppo puntuale4/m 3 2/m
Gruppo spazialeF m3m
Proprietà fisiche
Densità7.4[1], 7.58[2] g/cm³
Durezza (Mohs)2,5[1][2]
Sfaldaturaperfetta secondo {100}[1][2]
Fratturasubconcoidale[2], irregolare[1]
Coloregrigio piombo chiaro o scuro[1][2]
Lucentezzametallica[1][2] o non-lucente[2]
Opacitàopaca[1][2]
Strisciogrigio-nera[1][2]
Diffusioneabbondante e molto comune[3].
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce – Minerale

La galena è un minerale, un solfuro di piombo appartenente al gruppo omonimo. Il nome deriva dal greco γαλήνη, mare calmo. Descritto per la prima volta da Plinio il Vecchio come minerale di piombo.

Spesso la galena contiene percentuali sensibili di argento, per questa ragione è nota anche come galena argentifera o piombo argentifero.

Abito cristallino[modifica | modifica wikitesto]

Cubi, ottaedri e loro combinazioni, raramente in lamine e geminati. Concresce, a volte, con sfalerite, oppure come pseudomorfa di piromorfite. La superficie dei cristalli è spesso ruvida, a volte ricoperta da quarzo, calcite e calcopirite. La galena non è un metallo nobile.

Origine e giacitura[modifica | modifica wikitesto]

Si trova soprattutto in giacimenti filoniani di origine idrotermale, accompagnata da diversi tipi di ganga (ad esempio calcite, quarzo, fluorite e barite).

Quando affiora in superficie la galena si può trovare spesso alterata, per azione degli agenti atmosferici, e trasformata parzialmente in carbonati di piombo, ossidi e solfati.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica wikitesto]

Si presenta in cristalli cubici di colore grigio piombo, aggregati granulari, grossolani o compatti, scheletrici o in stalattiti.

Caratteri fisico-chimici[modifica | modifica wikitesto]

Malleabile, fonde molto facilmente sul carbone di legna, producendo vapori solforosi e piccole sferule malleabili. Solubile in HNO3 con separazione di zolfo e formazione di PbSO4. Nella pulitura, eventuali rivestimenti di calcite possono essere rimossi con acido acetico.

Località di ritrovamento[modifica | modifica wikitesto]

Molto comune e diffusa[3]. I più grandi depositi si trovano negli Stati Uniti (Missouri, Oklahoma, Kansas, Colorado, Utah, Idaho), in Inghilterra (Cumberland), in Australia (Broken Hill), in Germania (Erzgebirge) e in Messico (Eulalia)[3]. Grandi cristalli si trovano anche nel giacimento di Stříbro, presso Příbram, in Repubblica Ceca.

In Italia si trova a Cuasso al Monte e a Boarezzo, in provincia di Varese; in Val Calolden, in provincia di Lecco; sulle pendici del monte Civillina a Recoaro, in provincia di Vicenza; a Gorno e Dossena in provincia di Bergamo; a Raibl in provincia di Udine; a Corvara e Terlano, in provincia di Bolzano; nelle miniere di Grigna e di Auronzo di Cadore; e in tante altre località come Montevecchio e Monteponi nella provincia del Sud Sardegna e "Sos Enattos" di Lula (Nuoro)[3].

Si trova anche a Stazzema, un piccolo comune ai piedi delle Alpi Apuane, più precisamente in un sito che ne prende direttamente il nome, ovvero il paese di Gallena dove si trova una miniera abbandonata scavata in epoca romana[4].

Utilizzo[modifica | modifica wikitesto]

È il principale minerale utile per l'estrazione di piombo.

Nel passato la galena è stata estratta più per il suo contenuto di argento (soprattutto in epoca medievale quando l'argento era largamente usato per battere moneta) che per la produzione di piombo. Nel secolo scorso, prima del crollo del prezzo dell'argento, questo prezioso metallo ha assunto connotazioni economiche interessanti come sottoprodotto assai remunerativo delle miniere di galena.

Era utilizzata per costruire un primitivo tipo di diodo raddrizzatore, usato nelle ormai obsolete radio a galena.

Veniva utilizzata anche come componente per le vernici, ma già da tempo questo uso è stato abbandonato per l'alta tossicità del piombo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Scheda tecnica del minerale su webmineral.com
  2. ^ a b c d e f g h i Scheda tecnica del minerale su mindat.org
  3. ^ a b c d Annibale Mottana, Rodolfo Crespi, Giuseppe Liborio, "Minerali e rocce", Mondadori Editore, 1977"
  4. ^ Le miniere della Versilia, su apuane2007.it. URL consultato il 13 marzo 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mineralogia - Cornelis Klein - Zanichelli (2004)
  • Le rocce e i loro costituenti - Morbidelli - Ed. Bardi (2005)
  • Minerali e Rocce - De Agostini Novara (1962)
  • Guida al riconoscimento dei minerali - Borelli e Cipriani - Mondadori (1987)
  • Atlante delle rocce magmatiche e delle loro tessiture - Mackenzie,Donaldson e Guilford - Zanichelli (1990)
  • Atlante delle rocce sedimentarie al microscopio - Adams, Mackenzie e Guilford - Zanichelli (1988)
  • I minerali d'Italia - SAGDOS - 1978
  • Minerali e Rocce - Corsini e Turi - Enciclopedie Pratiche Sansoni (1965)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Webmin, su webmineral.com.
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