Necropoli di Giza
| Necropoli di Giza Piramidi di Giza | |
|---|---|
| Civiltà | egizia |
| Utilizzo | necropoli reale |
| Epoca | XXV secolo a.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Dimensioni | |
| Superficie | 163 590 000 m² |
| Amministrazione | |
| Ente | Ministero delle Antichità |
| Mappa di localizzazione | |
| |
| Menfi e la sua Necropoli - I campi delle Piramidi da Giza a Dahshur | |
|---|---|
| Tipo | Culturali |
| Criterio | (i) (iii) (vi) |
| Pericolo | Non in pericolo |
| Riconosciuto dal | 1979 |
| Scheda UNESCO | (EN) Memphis and its Necropolis – the Pyramid Fields from Giza to Dahshur (FR) Scheda |
La Necropoli di Giza, nota anche come complesso piramidale di Giza o semplicemente Piramidi di Giza, è un complesso funerario dell'Antico Egitto situato sull'Altopiano di Giza, al margine del deserto a ovest dell'area di Giza, in Egitto,[1] alla periferia occidentale del Cairo. Il nucleo monumentale del sito è formato dai tre complessi piramidali reali della IV dinastia, associati ai faraoni Cheope, Chefren e Micerino, sepolti nelle tre grandi piramidi dell'altopiano.[1]
Il complesso comprende la Piramide di Cheope, la Piramide di Chefren, la Piramide di Micerino, la Grande Sfinge, piramidi minori, mastabe, tombe di membri della famiglia reale, sepolture di funzionari e strutture cultuali connesse ai complessi funerari dei sovrani.[2] I complessi reali comprendevano in origine la piramide, il tempio funerario, un recinto, una rampa processionale e un tempio a valle.[1]
La necropoli di Giza fa parte del patrimonio UNESCO "Menfi e la sua Necropoli - I campi delle Piramidi da Giza a Dahshur", iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità nel 1979 secondo i criteri culturali (i), (iii) e (vi).[3] È il sito archeologico più visitato dell'Egitto, con circa 14,7 milioni di presenze annue.[4] A circa due chilometri di distanza sorge il Grande museo egizio (GEM).[5]
Sito archeologico
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1 - Piramide di Cheope
2 - Tempio funebre di Cheope
3 - Via cerimoniale
4 - Piramidi secondarie
5 - Necropoli occidentale
6 - Necropoli orientale
7 - Fosse delle barche solari
8 - Piramide di Chefren
9 - Piramide secondaria
10 - Tempio funerario di Chefren
11 - Via cerimoniale
12 - Sfinge
13 - Tempio a valle di Chefren
14 - Tomba della regina Kentkaus
15 - Piramide di Micerino
16 - Piramidi secondarie
17 - Tempio funerario di Micerino
18 - Via cerimoniale
19 - Tempio a valle di Micerino
Localizzazione e contesto topografico
[modifica | modifica wikitesto]La necropoli occupa un altopiano isolato di calcare nummulitico sul margine del deserto, a ovest dell'abitato di Giza.[1] Il sito fa parte della necropoli di Menfi, estesa da Giza verso Dahshur.[3] Le ricerche paleoambientali hanno ricostruito la presenza di un ramo oggi scomparso del Nilo, il ramo di Cheope, che durante il III millennio a.C. consentiva la navigazione fino al settore portuale collegato al complesso di Giza.[6]
- Veduta aerea dell'altopiano di Giza, con i complessi piramidali e il margine urbano dell'area di Giza.
- Le piramidi di Giza viste oltre un ramo del Nilo in una fotografia di Félix Bonfils del 1883-1885, Archivio fotografico del Museo Egizio, Museo di antropologia UniTo (MAFM 0242).
- Il sito di Giza ripreso dall'orbita terrestre, con le piramidi visibili nel settore occidentale dell'area urbana del Cairo.
Complessi piramidali reali
[modifica | modifica wikitesto]I tre complessi funerari reali di Cheope, Chefren e Micerino costituiscono il nucleo monumentale della necropoli; i tre sovrani vi furono sepolti nelle grandi piramidi che dominano l'altopiano.[1] I complessi funerari regali delle dinastie IV e V comprendevano la piramide, il tempio funerario, il muro di cinta, la rampa processionale e il tempio a valle.[1] Intorno ai complessi reali furono costruite piramidi minori, mastabe di membri della famiglia reale e della corte, e tombe di funzionari sacerdotali collegati ai culti funerari.[2]
- I complessi piramidali reali di Giza, con le tre piramidi principali e le strutture monumentali circostanti.
- Schema topografico del complesso, con piramidi, templi, mastabe, Sfinge e quartieri dei costruttori.
- Veduta d'insieme delle piramidi della necropoli, disposte lungo l'altopiano secondo l'asse generale del sito.
Complesso di Cheope
[modifica | modifica wikitesto]Il complesso di Cheope è il primo nucleo funerario attestato sull'altopiano di Giza.[1] La piramide principale era affiancata da un tempio funerario sul lato orientale, da un muro di cinta, da una rampa processionale e da un tempio a valle posto sul margine del deserto.[1] A est della piramide si trovavano tre piramidi minori, destinate alle principali donne della famiglia reale; lungo i lati est, sud e ovest furono inoltre costruiti campi di mastabe per i membri della famiglia reale, i cortigiani e i funzionari collegati al culto funerario.[2]
- La piramide di Cheope, nucleo principale del più antico complesso funerario reale di Giza.
- Il lato settentrionale della piramide di Cheope, con gli accessi visibili nella muratura.
- La cosiddetta camera del re all'interno della piramide di Cheope.
Complesso di Chefren
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A sud del complesso di Cheope si sviluppò quello di Chefren, comprendente la piramide del sovrano, piramidi minori, mastabe reali e tombe di funzionari sacerdotali.[7]
- La piramide di Chefren, riconoscibile anche per i resti del rivestimento conservati presso la sommità.
- Interno del tempio a valle di Chefren, parte del complesso funerario collegato alla piramide dalla rampa processionale.
- Statua di Chefren proveniente dal tempio a valle del complesso, conservata al Museo egizio del Cairo (JE 10062; CG 14).[8]
Complesso di Micerino
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Il complesso di Micerino, il più meridionale dei tre, comprendeva il tempio funerario addossato al lato orientale della piramide, la rampa processionale, il tempio a valle, le cappelle delle tre piramidi minori e un campo di mastabe appartenenti a sacerdoti e funzionari del culto funerario del sovrano.[7]
- La piramide di Micerino, la più piccola delle tre grandi piramidi reali di Giza.
- Il complesso piramidale di Micerino, con la piramide principale e le strutture accessorie del settore meridionale.
- Statua seduta di Micerino, proveniente dal laboratorio degli scultori nel tempio a valle del complesso di Micerino e conservata al Metropolitan Museum of Art di New York (37.6.1).[9]
Grande Sfinge e templi orientali
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La Grande Sfinge sorge presso l'estremità orientale della rampa processionale di Chefren, a nord del tempio a valle, ricavata dal banco roccioso rimasto isolato dopo l'asportazione del calcare circostante; fu concepita come figura guardiana del complesso funerario.[1]
- La Grande Sfinge, scolpita nel banco roccioso dell'altopiano presso il complesso di Chefren.
- Il Tempio della Sfinge visto dall'area della rampa processionale di Chefren.
Necropoli secondarie e tombe private
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I cimiteri secondari si svilupparono attorno ai tre complessi reali, seguendone la progressione sull'altopiano.[2] I servizi nei templi regali e nelle cappelle delle mastabe reali erano mantenuti da fondazioni affidate a funzionari sacerdotali e ai loro eredi.[7] Tra le tombe esterne ai tre complessi piramidali principali figurano, nel cimitero orientale, la tomba G 7530-7540 della regina Meresankh III e, nel cimitero occidentale, la mastaba G 4000 del visir Hemiunu.[10] Nello stesso cimitero occidentale si trova anche la mastaba G 4630 di Medunefer, un dignitario attestato da una cappella in mattoni crudi con due false porte in calcare, una appartenente a Medunefer e l'altra al figlio Ankhires.[11]
La datazione delle tombe private di Giza richiede la combinazione di elementi decorativi, paleografici, prosopografici, onomastici, topografici, architettonici e materiali.[12] Un'analisi di dodici tombe dell'Antico Regno a Giza ha riconosciuto due momenti principali nella loro distribuzione cronologica, il regno di Chefren e la seconda parte della V dinastia, con particolare rilievo per i regni di Nyuserra e Djedkara.[13]
- Gruppo statuario nella tomba di Meresankh III, nel cimitero orientale di Giza.
Insediamento dei costruttori
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A sud-est dell'altopiano, circa 300 metri a sud della Sfinge, si trova il sito di Heit el-Ghurab.[15] Il settore comprende un insediamento dell'Antico Regno collegato alle attività svolte sul margine sud-orientale dell'altopiano, il tempio a valle di Micerino e la città di Khentkawes; a est di quest'ultima è stato individuato il cosiddetto Silo Building Complex, formato da silos, panetterie e una residenza, forse in uso fino alla V dinastia.[15]
Le ricerche condotte nell'area di Heit el-Ghurab e presso il tempio a valle di Micerino nell'ambito del Giza Plateau Mapping Project hanno documentato strutture residenziali, amministrative e produttive collegate alla gestione di questo settore dell'altopiano.[16]
- Immagine satellitare dell'area di Heit el-Ghurab, il settore dell'insediamento dei lavoratori a sud-est dell'altopiano di Giza.
- Ricostruzione di frammenti di sigilli provenienti da Heit el-Ghurab, con riferimento amministrativo al regno di Micerino.
- Impronta di sigillo con il nome di Micerino, in argilla semicotta, conservata al Los Angeles County Museum of Art (M.80.202.837).[17]
Patrimonio UNESCO
[modifica | modifica wikitesto]La necropoli di Giza fa parte del bene "Menfi e la sua Necropoli - I campi delle Piramidi da Giza a Dahshur", iscritto nella Lista del patrimonio mondiale nel 1979.[3] Il bene si trova nel Governatorato di Giza ed è stato iscritto secondo i criteri culturali I, III e VI.[3]
Per il sito è stato elaborato un piano di gestione integrato, comprensivo di valutazioni di incidenza sul patrimonio per gli interventi in corso e futuri.[18] Nel 2022 sono stati indicati interventi relativi all'accessibilità, ai percorsi di visita, al centro visitatori, ai mezzi elettrici e alla segnaletica; nello stesso quadro rientrano le attività di scavo e restauro svolte nel 2021-2022 e il programma di formazione per i funzionari egiziani incaricati dei siti del patrimonio mondiale.[19]
- Panorama del complesso piramidale di Giza, nucleo settentrionale del bene UNESCO menfita, con le tre grandi piramidi sull'altopiano.
- Le piramidi di Giza in rapporto all'espansione urbana moderna dell'area cairota.
- Le piramidi viste da un bacino d'acqua in una fotografia storica conservata nell'Archivio fotografico del Museo Egizio, Museo di antropologia UniTo (MAFM 0206).
Turismo
[modifica | modifica wikitesto]La necropoli di Giza è il sito archeologico più visitato dell'Egitto: nel 2023 ha accolto oltre cinque milioni di visitatori internazionali, una cifra superiore a quella del tempio di Karnak (circa 3,2 milioni) e della Valle dei Re a Luxor (circa 2,8 milioni); computando i visitatori egiziani, le stime indicano complessivamente circa 14,7 milioni di presenze annue.[4] A circa due chilometri dal complesso sorge il Grande museo egizio (GEM), inaugurato il 1º novembre 2025: il più grande museo del mondo dedicato a una singola civiltà, con oltre centomila reperti tra cui l'intera collezione di Tutankhamon.[5]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Necropoli dell'Antico Regno
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La necropoli di Giza divenne un centro funerario reale durante la IV dinastia, quando furono costruiti i complessi piramidali di Cheope, Chefren e Micerino.[1] Il nucleo iniziale del cimitero reale sull'altopiano fu il complesso di Cheope, attorno al quale furono disposte piramidi minori, mastabe e tombe di membri della famiglia reale e della corte.[2] Durante le prime sei dinastie era consuetudine collocare le tombe dei membri della famiglia reale e dei maggiori cortigiani presso la tomba del sovrano del loro tempo.[1] Anche i complessi di Chefren e Micerino ebbero piramidi minori, mastabe reali e tombe di funzionari sacerdotali connessi ai loro culti funerari.[7] Dopo Cheope, solo due sovrani della IV dinastia, Radjedef e Shepseskaf, evitarono l'altopiano di Giza, scegliendo rispettivamente Abu Rawash e Saqqara Sud per le proprie sepolture.[7]
Con la fine dell'Antico Regno il sito perse il ruolo di necropoli reale principale, ma continuò ad avere una storia cultuale e monumentale legata soprattutto alla Sfinge.[21] Nel Nuovo Regno, la Sfinge fu reinterpretata nel culto di Haurun-Harmakhis e divenne oggetto di devozione e interventi regali.[22] Nel primo millennio a.C. sono attestati a Giza oggetti votivi e restauri connessi al culto della Sfinge e di Harmakhis, in particolare in età saitica.[23]
- Statua di Micerino con una figura femminile, proveniente dal tempio a valle del sovrano e conservata al Museum of Fine Arts di Boston (inv. 11.1738).[24]
- Particolare del volto di Micerino dalla stessa statua in grovacca del Museum of Fine Arts di Boston (inv. 11.1738).[24]
Tecnica di costruzione delle piramidi
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Le tecniche di costruzione delle piramidi di Giza, e in particolare della Grande Piramide, sono state oggetto di un ampio dibattito: le ipotesi convergono sull'estrazione dei blocchi da cave vicine e sul loro trasporto mediante rampe o dispositivi di sollevamento, divergendo però sulla forma e il percorso delle rampe stesse, con proposte di rampa rettilinea, a spirale o di sistemi combinati.[26] Durante gli scavi a sud della Grande Piramide furono individuati resti interpretati come parte di una rampa usata per trasportare le pietre dalla cava alla base della piramide; formata da muri di pietrame mescolato a tafla con riempimento di sabbia e gesso, la struttura conduceva dalla cava verso l'angolo sud-occidentale.[27] L'approvvigionamento dei materiali è stato messo in relazione anche con il paesaggio fluviale antico: un'analisi paleoambientale del 2022 ha ricostruito il ramo di Cheope come via d'acqua collegata al porto delle piramidi durante il III millennio a.C.[6]
L'immagine tradizionale dei costruttori delle piramidi come schiavi è stata ridimensionata dagli studi archeologici sul villaggio e sulle necropoli dei lavoratori di Giza.[28] Gli scavi hanno individuato un'area istituzionale, un insediamento, un cimitero inferiore e un cimitero superiore collegati alla comunità dei costruttori.[29] Il cimitero inferiore, posto nel basso deserto a sud della Sfinge, comprende tombe costruite in mattoni crudi con elementi di calcare, granito e basalto; quello superiore ospita sepolture più elaborate, attribuite a individui di rango superiore nella comunità dei lavoratori e degli artigiani.[29][30] L'organizzazione del lavoro è stata interpretata come una forza lavoro a rotazione, organizzata per squadre, piuttosto che come lavoro servile nel senso moderno del termine.[28]
- Blocchi di rivestimento della piramide di Micerino, utili per osservare la finitura esterna dei monumenti piramidali.
- Sezione est-ovest della Grande Piramide e schema dell'area a chevron del lato settentrionale.
- Schema della Grande Piramide, con la disposizione dei principali corridoi e ambienti interni.
Oblio delle piramidi di Giza nel Medioevo
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Nel Medioevo si diffuse la credenza che le piramidi di Giza fossero i "granai di Giuseppe".[31] Come è narrato nella Genesi, Giuseppe, divenuto visir d'Egitto dopo avere interpretato il sogno del faraone, fece raccogliere e immagazzinare il grano durante gli anni di abbondanza, così da fronteggiare i successivi anni di carestia.[32] Questa tradizione identificò erroneamente tali riserve con la struttura più nota e in vista, le piramidi; anche Gregorio di Tours, nel VI secolo, diede credito a questa interpretazione.[31][33] Il nesso tra le piramidi e i granai di Giuseppe è attestato già tra la fine dell'Età antica e l'inizio del Medioevo, in un passo dell'Itinerarium Egeriae conservato da Pietro Diacono e nella Cosmographia di Giulio Onorio.[34]
- La Sfinge parzialmente insabbiata, con la stele del sogno visibile tra le zampe, in una fotografia ottocentesca dell'Archivio fotografico del Museo Egizio (Album2 008).[35]
- Le piramidi di Giza fotografate da Félix Bonfils, con figure e cammelli in primo piano, Archivio fotografico del Museo Egizio (inv. INV01 004).[25]
- Le piramidi viste oltre un corso d'acqua in una fotografia del 1883-1885, Archivio fotografico del Museo Egizio, Museo di antropologia UniTo (MAFM 0242).[25]
Primi viaggiatori europei in Egitto
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Dopo la perdita della conoscenza dei geroglifici, la civiltà faraonica rimase a lungo nota in Occidente soprattutto attraverso gli autori classici e alcuni episodi biblici; con il Rinascimento si riaccese invece un più vivo interesse per l'Egitto antico.[36]
Tra il XII secolo e il primo Settecento, fra i viaggiatori europei che visitarono il sito di Giza figurano Beniamino di Tudela e Ciriaco d'Ancona, poi Pierre Belon, Prospero Alpini, Jean de Thévenot, padre Vansleb e, più tardi, Paul Lucas.[37] Beniamino di Tudela, nel XII secolo, lasciò un resoconto di viaggio che comprendeva l'Egitto; nel Quattrocento Ciriaco d'Ancona visitò a sua volta il Paese nel corso dei suoi viaggi nel Mediterraneo orientale e nel settembre 1436 contemplò le piramidi.[38][39][40] Nel Cinquecento Pierre Belon viaggiò in Oriente come naturalista, mentre Prospero Alpini soggiornò al Cairo come medico del console veneziano.[41][42] Nella seconda metà del Seicento Jean de Thévenot si recò in Egitto come viaggiatore e naturalista e padre Vansleb ne lasciò un resoconto comprendente anche i monumenti faraonici; tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento Paul Lucas pubblicò a sua volta relazioni di viaggio sull'Egitto.[43][44][45] I viaggiatori più tardi, grazie alla conoscenza degli autori greci, identificarono le piramidi come le tombe di Cheope, Chefren e Micerino.[37]
- La Sfinge e il settore orientale del complesso di Chefren in una fotografia datata tra 1875 e 1877, Archivio fotografico del Museo Egizio (inv. INV01 011).[35]
- Veduta ottocentesca delle piramidi di Giza fotografate da Félix Bonfils, Archivio fotografico del Museo Egizio (inv. INV01 006).[25]
- Uomo su cammello davanti alla Sfinge, ancora parzialmente insabbiata, con una piramide sullo sfondo, Archivio fotografico del Museo Egizio, Museo di antropologia UniTo (MAFM 0246).[46]
Scavi e ricerche archeologiche
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Le indagini archeologiche ottocentesche sul sito si svilupparono a partire dalle esplorazioni e dai rilievi delle piramidi principali.[47] Nel 1837 Richard William Howard Vyse e John Shae Perring esplorarono le tre piramidi reali di Giza, pubblicandone i risultati nelle Operations carried on at the pyramids of Gizeh in 1837; Perring pubblicò inoltre The pyramids of Gizeh: from actual survey and admeasurement, una serie di rilievi dedicati alle piramidi.[48][49]
Fra il 1842 e il 1845 la spedizione prussiana diretta da Richard Lepsius documentò anche il sito di Giza, poi confluito nei Denkmäler aus Aegypten und Aethiopien.[50] Nel 1880 Flinders Petrie avviò il primo rilievo sistematico dell'altopiano di Giza, i cui risultati furono pubblicati nel 1883 in The Pyramids and Temples of Gizeh.[51]
Nel primo Novecento l'altopiano fu indagato da missioni archeologiche organizzate per concessioni, fra cui la spedizione Harvard University-Museum of Fine Arts, Boston, diretta da George A. Reisner, la cui documentazione — fotografie, diari di scavo, disegni archeologici e materiali prodotti fra il 1904 e il 1947 — è confluita nel Giza Archives Project.[52] Le ricerche sulle mastabe, sui templi e sulle necropoli private costituirono la base delle sintesi di Reisner e dei volumi della serie A History of the Giza Necropolis.[53][54]
Dal 1979 l'ARCE Sphinx Project produsse rilievi in scala, fotografie, mappe e documentazione tecnica della Grande Sfinge, poi resi accessibili nell'archivio digitale del progetto.[55] Il Giza Plateau Mapping Project, avviato nel 1984, ha sviluppato una mappatura di precisione delle caratteristiche naturali e archeologiche dell'altopiano.[56]
Le ricerche moderne sull'altopiano hanno integrato metodi di rilievo tradizionale e digitale: dallo scavo stratigrafico al georadar, dalla fotogrammetria da drone alla scansione laser.[57] Nel 2023-2024 il Giza Plateau Mapping Project ha documentato con scansione laser il pavimento meridionale della Grande Piramide, reso accessibile dopo la rimozione delle strutture del museo della barca di Cheope e degli edifici connessi alla seconda barca.[58] La stessa campagna ha proseguito le indagini al tempio a valle di Micerino, distinguendo più fasi costruttive e d'uso rispetto alla sequenza proposta dagli scavi novecenteschi.[59] Nel 2018 Mark Lehner e Zahi Hawass ripresero le ricerche sulla Sfinge con mappatura tradizionale, rilievo, georadar, riprese da drone, fotogrammetria e scansione laser.[57]
- Operai durante saggi di scavo nell'area delle mastabe di Giza, Missione archeologica italiana del 1903, Archivio fotografico del Museo Egizio (inv. INV87 010).[60]
- Resti del tempio funerario di Chefren ripresi nel 1903, con il paesaggio nilotico sullo sfondo, Archivio fotografico del Museo Egizio, Museo di antropologia UniTo (MAFM 0247).[25]
- Operai presso la mastaba G 7391 di Iteti, nella necropoli orientale di Giza, durante gli scavi Schiaparelli del 1903, Archivio fotografico del Museo Egizio (inv. INV87 030).[61]
Influenza culturale
[modifica | modifica wikitesto]Fortuna simbolica e artistica
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Per la monumentalità del complesso e per la presenza della Grande Piramide, unica delle sette meraviglie del mondo antico ancora esistente, la necropoli di Giza ha occupato un posto di primo piano nella tradizione culturale occidentale dedicata all'Egitto antico.[36][62]
All'inizio dell'Ottocento, fra le opere che contribuirono maggiormente alla diffusione europea delle immagini dell'Egitto monumentale vi furono il Voyage dans la Basse et la Haute Égypte di Vivant Denon e la successiva Description de l'Égypte; le incisioni raccolte in queste pubblicazioni circolarono ampiamente in Europa, suscitando l'interesse del pubblico e alimentando la fortuna di motivi egittizzanti nelle arti decorative.[63] A questo stesso filone appartiene il ciclo illustrato The Holy Land, Syria, Idumea, Arabia, Egypt & Nubia di David Roberts, pubblicato fra il 1842 e il 1849, che ottenne vasta diffusione e offrì al pubblico britannico la prima raccolta illustrata di grande formato dedicata ai paesaggi e ai monumenti del Vicino Oriente.[64] Fra le tavole dedicate a Giza figurano anche vedute della Grande Sfinge e delle piramidi, come Head of the great sphinx and pyramids of Gizeh.[65]
A metà del XIX secolo, la fortuna iconografica del sito proseguì attraverso la fotografia: le immagini egiziane di Francis Frith affiancarono al linguaggio pittoresco delle litografie una resa più oggettiva dei monumenti.[66]
La Grande Sfinge entrò anche nella letteratura di viaggio ottocentesca, per esempio nel capitolo a essa dedicato in Eothen di Alexander William Kinglake e nelle pagine di Eastern Life, Present and Past di Harriet Martineau.[67]
La fortuna simbolica delle piramidi di Giza si riflesse inoltre nell'architettura occidentale: la Piramide Cestia, un mausoleo costruito a Roma in epoca imperiale su diretta ispirazione delle piramidi egizie, divenne a sua volta tra XVIII e XIX secolo il modello di numerose piramidi erette in Europa.[68]
- La Sfinge di Giza in una tavola del Voyage dans la basse et la haute Égypte di Vivant Denon, opera legata alla diffusione europea delle immagini dei monumenti egizi.
- La Grande Sfinge nella Description de l'Égypte, tavola dell'edizione Panckoucke del 1823.
- La Sfinge e la Grande Piramide in una fotografia di Francis Frith, seconda metà del XIX secolo, Metropolitan Museum of Art (inv. 66.640.2.6).
- La Piramide Cestia a Roma, testimonianza antica di diffusione architettonica della forma piramidale egizia in ambito mediterraneo.
Esoterismo e altre interpretazioni non scientifiche
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La Grande Piramide ha attirato nel corso del tempo interpretazioni esoteriche e pseudoscientifiche, estranee alla moderna egittologia.[69][70] A questa fortuna contribuì anche un'egittomania di carattere esoterico, che alimentò pure ambienti massonici e para-massonici.[71]
Nella cultura di massa il motivo della piramide è stato più volte rielaborato come luogo di mistero, sapere occulto o potere sovrumano; il filone egittizzante dell'Ottocento aveva fissato lo stereotipo dell'Egitto come terra di sapienze segrete, maledizioni e poteri occulti, successivamente ripreso da film come La piramide, La mummia e dalla serie Una notte al museo.[72] Nelle opere narrative di fantasia la piramide può apparire anche come astronave o dimora di entità cosmiche, come nel film Stargate e nelle serie tv derivate, o nella serie Moon Knight basata sull'omonimo fumetto.[73]
Fra le credenze contemporanee più diffuse rientra il cosiddetto "potere delle piramidi", secondo il quale la forma piramidale produrrebbe effetti fisici o benefici speciali, mai dimostrati sperimentalmente.[70] Questa credenza pseudoscientifica è ricondotta alle speculazioni di Antoine Bovis negli anni trenta del Novecento, alla successiva domanda di brevetto del 1949 (concesso nel 1959) per un contenitore piramidale destinato ad affilare le lamette da barba e alla divulgazione del tema in Occidente negli anni settanta.[70]
Tra le teorie non scientifiche proposte sul complesso di Giza rientra anche la "teoria della correlazione di Orione",[74] che ipotizza allineamenti dei monumenti in base alle stelle; la critica ha tuttavia osservato che i Testi delle piramidi non offrono prove per identificare le singole piramidi di Giza con le stelle di Orione, e che la disposizione dei monumenti risponde piuttosto a considerazioni geometriche e dimensionali che a ipotetici allineamenti astronomici.[74]
- Mappa della costellazione di Orione, richiamata nella cosiddetta teoria della correlazione di Orione.
- Testi delle piramidi nella piramide di Unis a Saqqara, usati come riferimento critico nelle discussioni sulle interpretazioni astronomiche dei complessi piramidali.
- La piramide moderna di Sejlflod, in Danimarca, collegata alla fortuna contemporanea del cosiddetto "potere delle piramidi".
- Rappresentazione moderna dell'occhio onniveggente associato a una base piramidale, esempio di rielaborazione simbolica contemporanea del motivo piramidale.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Reisner, 1931, p. 3
- 1 2 3 4 5 Reisner, 1931, pp. 3-4
- 1 2 3 4 ICOMOS, 1979, p. 1
- 1 2 (EN) Egypt Tourism Statistics, su roadgenius.com, Road Genius. URL consultato il 13 maggio 2026.
- 1 2 (EN) Grand Egyptian Museum, su gem.eg, Grand Egyptian Museum. URL consultato il 13 maggio 2026.
- 1 2 Sheisha et al., 2022
- 1 2 3 4 5 Reisner, 1931, p. 4
- ↑ (EN) Khafre Enthroned, su arce.org, American Research Center in Egypt. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ (EN) Seated Statue of King Menkaure, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Reisner e Smith, 1955, pp. 4, 7-8
- ↑ Jánosi, 2005, p. 127
- ↑ Thuault, 2019, pp. 152-153
- ↑ Thuault, 2019, pp. 166-167
- ↑ (DE) PM 2380, su giza-projekt.org, Giza-Projekt. URL consultato il 12 maggio 2026.
- 1 2 Lehner, 2012, p. 50
- ↑ Lehner, 2024, pp. 33-40
- ↑ (EN) Seal Impression with Name of King Menkaure, su collections.lacma.org, Los Angeles County Museum of Art. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Ministry of Tourism and Antiquities, 2022, p. 2
- ↑ Ministry of Tourism and Antiquities, 2022, pp. 3-4
- ↑ Frammento del volto di una statua femminile, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Zivie-Coche, 2002, p. 2
- ↑ Zivie-Coche, 2002, pp. 41-42
- ↑ Zivie-Coche, 2002, pp. 79, 83-84
- 1 2 (EN) King Menkaura (Mycerinus) and queen, su collections.mfa.org, Museum of Fine Arts, Boston. URL consultato il 12 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 (EN) Giza/Pyramids/Pictures, su archiviofotografico.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 12 maggio 2026.
- ↑ Hawass, 1998, pp. 55-58
- ↑ Hawass, 1998, pp. 57-58
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Bibliografia
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Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Giza, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
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