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Necropoli di Giza

Coordinate: 29°59′N 31°08′E
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Necropoli di Giza
Piramidi di Giza
Le Piramidi di Giza
Civiltàegizia
Utilizzonecropoli reale
EpocaXXV secolo a.C.
Localizzazione
StatoEgitto (bandiera) Egitto
Dimensioni
Superficie163 590 000 
Amministrazione
EnteMinistero delle Antichità
Mappa di localizzazione
Map
 Bene protetto dall'UNESCO
Menfi e la sua Necropoli - I campi delle Piramidi da Giza a Dahshur
 Patrimonio dell'umanità
TipoCulturali
Criterio(i) (iii) (vi)
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal1979
Scheda UNESCO(EN) Memphis and its Necropolis – the Pyramid Fields from Giza to Dahshur
(FR) Scheda

La Necropoli di Giza, nota anche come complesso piramidale di Giza o semplicemente Piramidi di Giza, è un complesso funerario dell'Antico Egitto situato sull'Altopiano di Giza, al margine del deserto a ovest dell'area di Giza, in Egitto,[1] alla periferia occidentale del Cairo. Il nucleo monumentale del sito è formato dai tre complessi piramidali reali della IV dinastia, associati ai faraoni Cheope, Chefren e Micerino, sepolti nelle tre grandi piramidi dell'altopiano.[1]

Il complesso comprende la Piramide di Cheope, la Piramide di Chefren, la Piramide di Micerino, la Grande Sfinge, piramidi minori, mastabe, tombe di membri della famiglia reale, sepolture di funzionari e strutture cultuali connesse ai complessi funerari dei sovrani.[2] I complessi reali comprendevano in origine la piramide, il tempio funerario, un recinto, una rampa processionale e un tempio a valle.[1]

La necropoli di Giza fa parte del patrimonio UNESCO "Menfi e la sua Necropoli - I campi delle Piramidi da Giza a Dahshur", iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità nel 1979 secondo i criteri culturali (i), (iii) e (vi).[3] È il sito archeologico più visitato dell'Egitto, con circa 14,7 milioni di presenze annue.[4] A circa due chilometri di distanza sorge il Grande museo egizio (GEM).[5]

Sito archeologico

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Mappa della necropoli di Giza, legenda:
1 - Piramide di Cheope
2 - Tempio funebre di Cheope
3 - Via cerimoniale
4 - Piramidi secondarie
5 - Necropoli occidentale
6 - Necropoli orientale
7 - Fosse delle barche solari
8 - Piramide di Chefren
9 - Piramide secondaria
10 - Tempio funerario di Chefren
11 - Via cerimoniale
12 - Sfinge
13 - Tempio a valle di Chefren
14 - Tomba della regina Kentkaus
15 - Piramide di Micerino
16 - Piramidi secondarie
17 - Tempio funerario di Micerino
18 - Via cerimoniale
19 - Tempio a valle di Micerino

Localizzazione e contesto topografico

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Lo stesso argomento in dettaglio: Altopiano di Giza.

La necropoli occupa un altopiano isolato di calcare nummulitico sul margine del deserto, a ovest dell'abitato di Giza.[1] Il sito fa parte della necropoli di Menfi, estesa da Giza verso Dahshur.[3] Le ricerche paleoambientali hanno ricostruito la presenza di un ramo oggi scomparso del Nilo, il ramo di Cheope, che durante il III millennio a.C. consentiva la navigazione fino al settore portuale collegato al complesso di Giza.[6]

Complessi piramidali reali

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I tre complessi funerari reali di Cheope, Chefren e Micerino costituiscono il nucleo monumentale della necropoli; i tre sovrani vi furono sepolti nelle grandi piramidi che dominano l'altopiano.[1] I complessi funerari regali delle dinastie IV e V comprendevano la piramide, il tempio funerario, il muro di cinta, la rampa processionale e il tempio a valle.[1] Intorno ai complessi reali furono costruite piramidi minori, mastabe di membri della famiglia reale e della corte, e tombe di funzionari sacerdotali collegati ai culti funerari.[2]

Complesso di Cheope

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Lo stesso argomento in dettaglio: Piramide di Cheope.

Il complesso di Cheope è il primo nucleo funerario attestato sull'altopiano di Giza.[1] La piramide principale era affiancata da un tempio funerario sul lato orientale, da un muro di cinta, da una rampa processionale e da un tempio a valle posto sul margine del deserto.[1] A est della piramide si trovavano tre piramidi minori, destinate alle principali donne della famiglia reale; lungo i lati est, sud e ovest furono inoltre costruiti campi di mastabe per i membri della famiglia reale, i cortigiani e i funzionari collegati al culto funerario.[2]

Complesso di Chefren

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Schema del complesso piramidale di Chefren, con la piramide, il tempio funerario, la rampa processionale, il tempio a valle e la piramide satellite.

A sud del complesso di Cheope si sviluppò quello di Chefren, comprendente la piramide del sovrano, piramidi minori, mastabe reali e tombe di funzionari sacerdotali.[7]

Complesso di Micerino

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Schema della sottostruttura interna della piramide di Micerino, con corridoi, anticamere e camera funeraria.

Il complesso di Micerino, il più meridionale dei tre, comprendeva il tempio funerario addossato al lato orientale della piramide, la rampa processionale, il tempio a valle, le cappelle delle tre piramidi minori e un campo di mastabe appartenenti a sacerdoti e funzionari del culto funerario del sovrano.[7]

Grande Sfinge e templi orientali

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Schema del settore orientale del complesso di Chefren, con il tempio a valle, il Tempio della Sfinge e la Grande Sfinge.

La Grande Sfinge sorge presso l'estremità orientale della rampa processionale di Chefren, a nord del tempio a valle, ricavata dal banco roccioso rimasto isolato dopo l'asportazione del calcare circostante; fu concepita come figura guardiana del complesso funerario.[1]

Necropoli secondarie e tombe private

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Lo stesso argomento in dettaglio: Mastaba, Meresankh III, Hemiunu e Medunefer.
Falsa porta dalla mastaba G 4630 di Medunefer, conservata al Museo egizio del Cairo (EMC CG 57123), fotografata durante gli scavi di Schiaparelli del 1903.

I cimiteri secondari si svilupparono attorno ai tre complessi reali, seguendone la progressione sull'altopiano.[2] I servizi nei templi regali e nelle cappelle delle mastabe reali erano mantenuti da fondazioni affidate a funzionari sacerdotali e ai loro eredi.[7] Tra le tombe esterne ai tre complessi piramidali principali figurano, nel cimitero orientale, la tomba G 7530-7540 della regina Meresankh III e, nel cimitero occidentale, la mastaba G 4000 del visir Hemiunu.[10] Nello stesso cimitero occidentale si trova anche la mastaba G 4630 di Medunefer, un dignitario attestato da una cappella in mattoni crudi con due false porte in calcare, una appartenente a Medunefer e l'altra al figlio Ankhires.[11]

La datazione delle tombe private di Giza richiede la combinazione di elementi decorativi, paleografici, prosopografici, onomastici, topografici, architettonici e materiali.[12] Un'analisi di dodici tombe dell'Antico Regno a Giza ha riconosciuto due momenti principali nella loro distribuzione cronologica, il regno di Chefren e la seconda parte della V dinastia, con particolare rilievo per i regni di Nyuserra e Djedkara.[13]

Insediamento dei costruttori

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Porta nella diga meridionale di Heit el-Ghurab, documentata nel 1837 da Howard Vyse.

A sud-est dell'altopiano, circa 300 metri a sud della Sfinge, si trova il sito di Heit el-Ghurab.[15] Il settore comprende un insediamento dell'Antico Regno collegato alle attività svolte sul margine sud-orientale dell'altopiano, il tempio a valle di Micerino e la città di Khentkawes; a est di quest'ultima è stato individuato il cosiddetto Silo Building Complex, formato da silos, panetterie e una residenza, forse in uso fino alla V dinastia.[15]

Le ricerche condotte nell'area di Heit el-Ghurab e presso il tempio a valle di Micerino nell'ambito del Giza Plateau Mapping Project hanno documentato strutture residenziali, amministrative e produttive collegate alla gestione di questo settore dell'altopiano.[16]

Patrimonio UNESCO

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La necropoli di Giza fa parte del bene "Menfi e la sua Necropoli - I campi delle Piramidi da Giza a Dahshur", iscritto nella Lista del patrimonio mondiale nel 1979.[3] Il bene si trova nel Governatorato di Giza ed è stato iscritto secondo i criteri culturali I, III e VI.[3]

Per il sito è stato elaborato un piano di gestione integrato, comprensivo di valutazioni di incidenza sul patrimonio per gli interventi in corso e futuri.[18] Nel 2022 sono stati indicati interventi relativi all'accessibilità, ai percorsi di visita, al centro visitatori, ai mezzi elettrici e alla segnaletica; nello stesso quadro rientrano le attività di scavo e restauro svolte nel 2021-2022 e il programma di formazione per i funzionari egiziani incaricati dei siti del patrimonio mondiale.[19]

La necropoli di Giza è il sito archeologico più visitato dell'Egitto: nel 2023 ha accolto oltre cinque milioni di visitatori internazionali, una cifra superiore a quella del tempio di Karnak (circa 3,2 milioni) e della Valle dei Re a Luxor (circa 2,8 milioni); computando i visitatori egiziani, le stime indicano complessivamente circa 14,7 milioni di presenze annue.[4] A circa due chilometri dal complesso sorge il Grande museo egizio (GEM), inaugurato il 1º novembre 2025: il più grande museo del mondo dedicato a una singola civiltà, con oltre centomila reperti tra cui l'intera collezione di Tutankhamon.[5]

Necropoli dell'Antico Regno

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Frammento del volto di una statua femminile in granito, proveniente dalla necropoli di Giza e conservato al Museo Egizio di Torino (inv. S.1880).[20]

La necropoli di Giza divenne un centro funerario reale durante la IV dinastia, quando furono costruiti i complessi piramidali di Cheope, Chefren e Micerino.[1] Il nucleo iniziale del cimitero reale sull'altopiano fu il complesso di Cheope, attorno al quale furono disposte piramidi minori, mastabe e tombe di membri della famiglia reale e della corte.[2] Durante le prime sei dinastie era consuetudine collocare le tombe dei membri della famiglia reale e dei maggiori cortigiani presso la tomba del sovrano del loro tempo.[1] Anche i complessi di Chefren e Micerino ebbero piramidi minori, mastabe reali e tombe di funzionari sacerdotali connessi ai loro culti funerari.[7] Dopo Cheope, solo due sovrani della IV dinastia, Radjedef e Shepseskaf, evitarono l'altopiano di Giza, scegliendo rispettivamente Abu Rawash e Saqqara Sud per le proprie sepolture.[7]

Con la fine dell'Antico Regno il sito perse il ruolo di necropoli reale principale, ma continuò ad avere una storia cultuale e monumentale legata soprattutto alla Sfinge.[21] Nel Nuovo Regno, la Sfinge fu reinterpretata nel culto di Haurun-Harmakhis e divenne oggetto di devozione e interventi regali.[22] Nel primo millennio a.C. sono attestati a Giza oggetti votivi e restauri connessi al culto della Sfinge e di Harmakhis, in particolare in età saitica.[23]

Tecnica di costruzione delle piramidi

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La Grande Piramide in una fotografia storica attribuita a Hippolyte Béchard, 1870-1880 circa, Archivio fotografico del Museo Egizio (inv. INV01 003).[25]
Lo stesso argomento in dettaglio: Piramidi egizie e Piramide di Cheope.

Le tecniche di costruzione delle piramidi di Giza, e in particolare della Grande Piramide, sono state oggetto di un ampio dibattito: le ipotesi convergono sull'estrazione dei blocchi da cave vicine e sul loro trasporto mediante rampe o dispositivi di sollevamento, divergendo però sulla forma e il percorso delle rampe stesse, con proposte di rampa rettilinea, a spirale o di sistemi combinati.[26] Durante gli scavi a sud della Grande Piramide furono individuati resti interpretati come parte di una rampa usata per trasportare le pietre dalla cava alla base della piramide; formata da muri di pietrame mescolato a tafla con riempimento di sabbia e gesso, la struttura conduceva dalla cava verso l'angolo sud-occidentale.[27] L'approvvigionamento dei materiali è stato messo in relazione anche con il paesaggio fluviale antico: un'analisi paleoambientale del 2022 ha ricostruito il ramo di Cheope come via d'acqua collegata al porto delle piramidi durante il III millennio a.C.[6]

L'immagine tradizionale dei costruttori delle piramidi come schiavi è stata ridimensionata dagli studi archeologici sul villaggio e sulle necropoli dei lavoratori di Giza.[28] Gli scavi hanno individuato un'area istituzionale, un insediamento, un cimitero inferiore e un cimitero superiore collegati alla comunità dei costruttori.[29] Il cimitero inferiore, posto nel basso deserto a sud della Sfinge, comprende tombe costruite in mattoni crudi con elementi di calcare, granito e basalto; quello superiore ospita sepolture più elaborate, attribuite a individui di rango superiore nella comunità dei lavoratori e degli artigiani.[29][30] L'organizzazione del lavoro è stata interpretata come una forza lavoro a rotazione, organizzata per squadre, piuttosto che come lavoro servile nel senso moderno del termine.[28]

Oblio delle piramidi di Giza nel Medioevo

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Giuseppe e le piramidi rappresentate come granai, nel mosaico della terza cupola nord del nartece della Basilica di San Marco di Venezia.

Nel Medioevo si diffuse la credenza che le piramidi di Giza fossero i "granai di Giuseppe".[31] Come è narrato nella Genesi, Giuseppe, divenuto visir d'Egitto dopo avere interpretato il sogno del faraone, fece raccogliere e immagazzinare il grano durante gli anni di abbondanza, così da fronteggiare i successivi anni di carestia.[32] Questa tradizione identificò erroneamente tali riserve con la struttura più nota e in vista, le piramidi; anche Gregorio di Tours, nel VI secolo, diede credito a questa interpretazione.[31][33] Il nesso tra le piramidi e i granai di Giuseppe è attestato già tra la fine dell'Età antica e l'inizio del Medioevo, in un passo dell'Itinerarium Egeriae conservato da Pietro Diacono e nella Cosmographia di Giulio Onorio.[34]

Primi viaggiatori europei in Egitto

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La Sfinge e le piramidi in una fotografia ottocentesca conservata nell'Archivio fotografico del Museo Egizio (Album2 001).[35]

Dopo la perdita della conoscenza dei geroglifici, la civiltà faraonica rimase a lungo nota in Occidente soprattutto attraverso gli autori classici e alcuni episodi biblici; con il Rinascimento si riaccese invece un più vivo interesse per l'Egitto antico.[36]

Tra il XII secolo e il primo Settecento, fra i viaggiatori europei che visitarono il sito di Giza figurano Beniamino di Tudela e Ciriaco d'Ancona, poi Pierre Belon, Prospero Alpini, Jean de Thévenot, padre Vansleb e, più tardi, Paul Lucas.[37] Beniamino di Tudela, nel XII secolo, lasciò un resoconto di viaggio che comprendeva l'Egitto; nel Quattrocento Ciriaco d'Ancona visitò a sua volta il Paese nel corso dei suoi viaggi nel Mediterraneo orientale e nel settembre 1436 contemplò le piramidi.[38][39][40] Nel Cinquecento Pierre Belon viaggiò in Oriente come naturalista, mentre Prospero Alpini soggiornò al Cairo come medico del console veneziano.[41][42] Nella seconda metà del Seicento Jean de Thévenot si recò in Egitto come viaggiatore e naturalista e padre Vansleb ne lasciò un resoconto comprendente anche i monumenti faraonici; tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento Paul Lucas pubblicò a sua volta relazioni di viaggio sull'Egitto.[43][44][45] I viaggiatori più tardi, grazie alla conoscenza degli autori greci, identificarono le piramidi come le tombe di Cheope, Chefren e Micerino.[37]

Scavi e ricerche archeologiche

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La Sfinge, con a fianco le piramidi di Cheope e Chefren e, in primo piano, resti monumentali dell'area di Chefren durante gli scavi Schiaparelli del 1903, Archivio fotografico del Museo Egizio (C00548).[46]

Le indagini archeologiche ottocentesche sul sito si svilupparono a partire dalle esplorazioni e dai rilievi delle piramidi principali.[47] Nel 1837 Richard William Howard Vyse e John Shae Perring esplorarono le tre piramidi reali di Giza, pubblicandone i risultati nelle Operations carried on at the pyramids of Gizeh in 1837; Perring pubblicò inoltre The pyramids of Gizeh: from actual survey and admeasurement, una serie di rilievi dedicati alle piramidi.[48][49]

Fra il 1842 e il 1845 la spedizione prussiana diretta da Richard Lepsius documentò anche il sito di Giza, poi confluito nei Denkmäler aus Aegypten und Aethiopien.[50] Nel 1880 Flinders Petrie avviò il primo rilievo sistematico dell'altopiano di Giza, i cui risultati furono pubblicati nel 1883 in The Pyramids and Temples of Gizeh.[51]

Nel primo Novecento l'altopiano fu indagato da missioni archeologiche organizzate per concessioni, fra cui la spedizione Harvard University-Museum of Fine Arts, Boston, diretta da George A. Reisner, la cui documentazione — fotografie, diari di scavo, disegni archeologici e materiali prodotti fra il 1904 e il 1947 — è confluita nel Giza Archives Project.[52] Le ricerche sulle mastabe, sui templi e sulle necropoli private costituirono la base delle sintesi di Reisner e dei volumi della serie A History of the Giza Necropolis.[53][54]

Dal 1979 l'ARCE Sphinx Project produsse rilievi in scala, fotografie, mappe e documentazione tecnica della Grande Sfinge, poi resi accessibili nell'archivio digitale del progetto.[55] Il Giza Plateau Mapping Project, avviato nel 1984, ha sviluppato una mappatura di precisione delle caratteristiche naturali e archeologiche dell'altopiano.[56]

Le ricerche moderne sull'altopiano hanno integrato metodi di rilievo tradizionale e digitale: dallo scavo stratigrafico al georadar, dalla fotogrammetria da drone alla scansione laser.[57] Nel 2023-2024 il Giza Plateau Mapping Project ha documentato con scansione laser il pavimento meridionale della Grande Piramide, reso accessibile dopo la rimozione delle strutture del museo della barca di Cheope e degli edifici connessi alla seconda barca.[58] La stessa campagna ha proseguito le indagini al tempio a valle di Micerino, distinguendo più fasi costruttive e d'uso rispetto alla sequenza proposta dagli scavi novecenteschi.[59] Nel 2018 Mark Lehner e Zahi Hawass ripresero le ricerche sulla Sfinge con mappatura tradizionale, rilievo, georadar, riprese da drone, fotogrammetria e scansione laser.[57]

Influenza culturale

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Fortuna simbolica e artistica

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La testa della Grande Sfinge e le piramidi di Giza in una tavola del pittore David Roberts, Head of the Great Sphinx, Pyramids of Geezeh, 1838.

Per la monumentalità del complesso e per la presenza della Grande Piramide, unica delle sette meraviglie del mondo antico ancora esistente, la necropoli di Giza ha occupato un posto di primo piano nella tradizione culturale occidentale dedicata all'Egitto antico.[36][62]

All'inizio dell'Ottocento, fra le opere che contribuirono maggiormente alla diffusione europea delle immagini dell'Egitto monumentale vi furono il Voyage dans la Basse et la Haute Égypte di Vivant Denon e la successiva Description de l'Égypte; le incisioni raccolte in queste pubblicazioni circolarono ampiamente in Europa, suscitando l'interesse del pubblico e alimentando la fortuna di motivi egittizzanti nelle arti decorative.[63] A questo stesso filone appartiene il ciclo illustrato The Holy Land, Syria, Idumea, Arabia, Egypt & Nubia di David Roberts, pubblicato fra il 1842 e il 1849, che ottenne vasta diffusione e offrì al pubblico britannico la prima raccolta illustrata di grande formato dedicata ai paesaggi e ai monumenti del Vicino Oriente.[64] Fra le tavole dedicate a Giza figurano anche vedute della Grande Sfinge e delle piramidi, come Head of the great sphinx and pyramids of Gizeh.[65]

A metà del XIX secolo, la fortuna iconografica del sito proseguì attraverso la fotografia: le immagini egiziane di Francis Frith affiancarono al linguaggio pittoresco delle litografie una resa più oggettiva dei monumenti.[66]

La Grande Sfinge entrò anche nella letteratura di viaggio ottocentesca, per esempio nel capitolo a essa dedicato in Eothen di Alexander William Kinglake e nelle pagine di Eastern Life, Present and Past di Harriet Martineau.[67]

La fortuna simbolica delle piramidi di Giza si riflesse inoltre nell'architettura occidentale: la Piramide Cestia, un mausoleo costruito a Roma in epoca imperiale su diretta ispirazione delle piramidi egizie, divenne a sua volta tra XVIII e XIX secolo il modello di numerose piramidi erette in Europa.[68]

Esoterismo e altre interpretazioni non scientifiche

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La piramide incompiuta con l'occhio della Provvidenza nel rovescio del Grande Sigillo degli Stati Uniti, uno dei simboli moderni in cui la forma piramidale è stata caricata di significati allegorici.

La Grande Piramide ha attirato nel corso del tempo interpretazioni esoteriche e pseudoscientifiche, estranee alla moderna egittologia.[69][70] A questa fortuna contribuì anche un'egittomania di carattere esoterico, che alimentò pure ambienti massonici e para-massonici.[71]

Nella cultura di massa il motivo della piramide è stato più volte rielaborato come luogo di mistero, sapere occulto o potere sovrumano; il filone egittizzante dell'Ottocento aveva fissato lo stereotipo dell'Egitto come terra di sapienze segrete, maledizioni e poteri occulti, successivamente ripreso da film come La piramide, La mummia e dalla serie Una notte al museo.[72] Nelle opere narrative di fantasia la piramide può apparire anche come astronave o dimora di entità cosmiche, come nel film Stargate e nelle serie tv derivate, o nella serie Moon Knight basata sull'omonimo fumetto.[73]

Fra le credenze contemporanee più diffuse rientra il cosiddetto "potere delle piramidi", secondo il quale la forma piramidale produrrebbe effetti fisici o benefici speciali, mai dimostrati sperimentalmente.[70] Questa credenza pseudoscientifica è ricondotta alle speculazioni di Antoine Bovis negli anni trenta del Novecento, alla successiva domanda di brevetto del 1949 (concesso nel 1959) per un contenitore piramidale destinato ad affilare le lamette da barba e alla divulgazione del tema in Occidente negli anni settanta.[70]

Tra le teorie non scientifiche proposte sul complesso di Giza rientra anche la "teoria della correlazione di Orione",[74] che ipotizza allineamenti dei monumenti in base alle stelle; la critica ha tuttavia osservato che i Testi delle piramidi non offrono prove per identificare le singole piramidi di Giza con le stelle di Orione, e che la disposizione dei monumenti risponde piuttosto a considerazioni geometriche e dimensionali che a ipotetici allineamenti astronomici.[74]

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Approfondimenti
  • Iorwerth Eiddon Stephen Edwards, Le piramidi d'Egitto, traduzione di Cristina Brambilla, Milano, Il Saggiatore, 1962.
  • (EN) Mark Lehner e Zahi Hawass, Giza and the Pyramids. The Definitive History, Londra, Thames and Hudson, 2017, ISBN 9780500051894.
  • Miroslav Verner, Il mistero delle piramidi- I segreti, la cultura, gli enigmi e la scienza dei grandi monumenti egiziani, traduzione di G. Montinari, Roma, Newton & Compton, 2002, ISBN 9788882897765.

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