Storia della Thailandia

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La storia della Thailandia è riferita ai territori dove si trova l'odierno Regno di Thailandia, ai popoli che li hanno abitati e agli Stati che hanno esercitato su di essi il proprio dominio. In un'accezione più ristretta, la storia di Thailandia si riferisce allo Stato unitario che ha unificato tali territori, noto fino al 1939 come Siam e che in seguito ha assunto la denominazione di Regno di Thailandia, nonché agli eventi che portarono alla sua formazione. Tali eventi si possono ricondurre alla progressiva affermazione nella regione dei vari Stati costituiti a partire dal XIII secolo dal popolo thai, che comprendono in ordine cronologico i regni di Sukhothai, Ayutthaya, Thonburi e Rattanakosin, denominazioni che prendevano dalle rispettive capitali.

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono rare tracce risalenti a 180.000 anni fa di esseri umani dediti alla caccia e raccolta che soggiornarono in grotte nella zona montana della regione.[1] Lo stanziamento più antico rinvenuto nel Paese, risalente a 37.000/40.000 anni fa, è quello della grotta Lang Rong Rian nella provincia di Krabi, nella Thailandia peninsulare, dove sono stati trovati scheletri umani, vasellame ecc.[2][3] Le maggiori migrazioni verso il sudest asiatico furono quelle provenienti dalla Cina meridionale, che diedero luogo a partire da circa 20.000 anni fa alle prime comunità della regione. Lo sviluppo culturale fu condizionato principalmente da fattori ambientali. Le fitte foreste nella valle del Chao Phraya e nella zona della penisola malese assicuravano una tale quantità di cibo con la caccia e raccolta che per lungo tempo gli abitanti di quelle aree non ebbero bisogno di coltivare. Gli abitanti delle zone montane si dedicarono invece all'agricoltura e furono i primi della regione a darsi una struttura sociale.[4]

Stanziamenti risalenti al neolitico sono stati ritrovati in diverse località fluviali. Gli archeologi hanno stabilito che le Grotte degli Spiriti, una rete di caverne nella provincia di Mae Hong Son, nell'estremo nord-ovest del Paese, ospitarono stanziamenti umani datati tra l'11000 a.C. ed il 5500 a.C. e conservano le prime tracce di coltivazioni ritrovate in Thailandia.[5] Fu con l'avvento dell'agricoltura, in particolare con la coltivazione del riso, che si moltiplicarono gli insediamenti, e in misura progressivamente maggiore durante l'Età del bronzo e l'Età del ferro.[1]

Ban Chiang[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ban Chiang.
Vasellame rinvenuto nel sito di Ban Chiang, conservato nel locale museo archeologico

Uno dei siti archeologici più interessanti è quello di Ban Chiang, in provincia di Udon Thani, nella parte nordorientale del Paese, in una zona ricca di acqua dove una fiorente comunità agricola si stabilì tra il 2100 a.C. e il 200 a.C.[2][6] dedicandosi alla coltivazione del riso e alla lavorazione del bronzo. Si tratta dello stanziamento più antico scoperto nel mondo per quanto riguarda la lavorazione del bronzo, e si è stimato che gli abitanti di Ban Chiang avessero raggiunto un maggiore livello di perfezione nella metallurgia rispetto a quella prodotta in Cina a quei tempi.

È stato ipotizzato che non avessero un re, non conoscessero le guerre e che il bronzo venisse usato per fabbricare armi con cui andare a caccia, decorazioni, attrezzi da lavoro ed utensili domestici. I reperti venuti alla luce hanno messo in evidenza che a Ban Chiang veniva usato nell'agricoltura il bufalo d'acqua e che il riso era la principale fonte di sostentamento. Erano attivi l'artigianato tessile, la produzione di terracotta dipinta e di bigiotteria. Gli oggetti ritrovati all'interno delle tombe hanno spinto gli archeologi a ritenere che la comunità avesse anche credenze sulla vita ultraterrena e riti funebri evoluti. La cultura di Ban Chiang ebbe fine quando gli ultimi abitanti migrarono altrove attorno al 200 a.C., dopo che la terra si era impoverita per la deforestazione e l'erosione.[2]

Altri insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Nei vasi rinvenuti nel sito archeologico di Non Nok Tha, in provincia di Khon Kaen, sono stati trovati resti di riso (oryza sativa) risalenti al 5.000 a.C., che fanno di Non Nok Tha la località più antica in cui esistano tracce di tale cereale, dato che in quel periodo in Cina si coltivava ancora il miglio.[4] Nello stesso sito sono stati trovati diversi reperti in bronzo e in ferro risalenti a periodi compresi tra il 3000 a.C. ed i primi secoli d.C.[2] Scavi eseguiti a Khok Phanom Di, località che si trova oggi a circa 20 km dal Golfo del Siam, in Thailandia dell'Est, hanno portato alla luce tombe di un periodo compreso tra il 2000 a.C. e il 1500 a.C., in cui sono stati trovati molti vasi e scheletri di esseri umani.[7]

Un altro insediamento particolarmente evoluto fu quello di Non Mueang Kao (tumulo della città antica), situato nella odierna provincia di Ubon Ratchathani, lungo il fiume Mun. Abitato a partire dal 500 a.C., il notevole vasellame ritrovato risale però al VII secolo. Questo e altri siti archeologici disseminati lungo il Mun presentano pavimentazioni intonacate, pali in legno e tombe ricche di fine oggettistica, tracce di riso e resti di animali.[2] Altri insediamenti sono stati trovati vicino a Lopburi (con reperti che vanno dal 1225 a.C. al 700 a.C.), nella grotta Ong Ba (dal 310 a.C. al 150 a.C.) e nel sito di Ban Don Ta Phet, entrambi in provincia di Kanchanaburi. Quest'ultimo ha dei reperti funerari ritenuti la prima testimonianza dell'introduzione del Buddhismo dall'India nel Sud-est asiatico prima dell'Era cristiana.[8]

Primi abitanti della regione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Mon (etnia) e Khmer (popolo).

Sulle origini dei primi popoli che si stanziarono nel Sudest asiatico sono state avanzate varie ipotesi, spesso in conflitto tra loro. Le prime forme di scrittura apparirono nella regione nel I millennio d.C., non vi sono quindi testimonianze scritte in precedenza sulla storia del suo popolamento e le ipotesi sono basate su studi delle lingue, della genetica e delle tradizioni etniche.[9] Esistono evidenze che tra le prime popolazioni ad affermarsi in quella che è oggi la Thailandia vi furono quelle che parlano gli idiomi mon khmer, parte della famiglia linguistica austroasiatica, in particolare l'etnia mon e quella khmer. Si presume che tali popoli siano arrivati nella regione tra il 2500 a.C. ed il 500 a.C., portando con sé culture ed organizzazioni evolute.[1]

I mon sono originari della Cina occidentale e si stanziarono nelle valli del basso Irrawaddy (l'odierna Bassa Birmania) e del Chao Phraya (oggi nella Thailandia Centrale).[10] I khmer si affermarono nella valle del basso Mekong a partire dalla valle dell'affluente Mun, che si trova oggi nella Thailandia del Nordest.[11] Attorno al I secolo, le popolazioni insediatesi nelle valli del Mekong e del Chao Phraya iniziarono a commerciare con l'India, importando tecnologie, nuove idee e modelli di aggregazione urbana che erano già sviluppati tra gli indiani.[1]

Tra i primi abitanti della penisola malese di cui siano state trovate tracce figurano i negritos,[12] un'etnia di incerte origini che fu sopravanzata già tra il III ed il II millennio a.C. da popoli austronesiani, in particolare dai Proto-malesi, gli antenati degli odierni malesi.[13]

Di questi popoli, che nella terra chiamata oggi Thailandia gradualmente avrebbero lasciato il posto ai siamesi, sono rimasti nel XXI secolo nel Paese alcuni mon, soprattutto lungo le frontiere con la Birmania, la maggior parte dei quali vi si sono rifugiati per sfuggire alle persecuzioni dei bamar, nonché alcuni rari nyahkur, discendenti degli antichi mon di Dvaravati. Molti khmer sono stanziati a ridosso della frontiera con la Cambogia, mentre i malesi, convertitisi prima all'Induismo e poi all'Islam grazie ai contatti con la cultura indiana,[14] sono rimasti l'etnia maggioritaria nelle province malesi e thailandesi a cavallo della frontiera tra i due Paesi, anche se in tali zone hanno assorbito in larga parte la cultura thai.[15]

I popoli tai, di cui i thailandesi fanno parte, sarebbero arrivati gradatamente dalla Cina meridionale dopo i suddetti gruppi etnici, ed avrebbero assunto un ruolo di primo piano solo a partire dal XIII secolo. Tra i primi tai ad affermarsi vi furono gli yuan, che secondo le antiche cronache di Chiang Mai[16] fondarono Yonok, il primo nucleo dell'odierna città di Chiang Saen nella seconda metà del I millennio, nella zona dell'odierno triangolo d'oro ai confini tra Birmania, Thailandia e Laos. Fu una delle prime municipalità (mueang) che i popoli tai formarono nel Sudest asiatico.[17][18] A Yonok si formò il Regno di Ngoenyang, che nel XIII secolo sarebbe diventato il Regno Lanna.

Prime civiltà[modifica | modifica wikitesto]

L'esistenza di insediamenti evoluti in suolo thai attivi nel commercio e nella navigazione prima dell'era cristiana è ipotizzabile in base a manufatti venuti alla luce in entrambe le coste dell'istmo di Kra, situate lungo le rotte delle prime vie marittime della seta tra la Cina e le civiltà del bacino del Mediterraneo. La fondazione dei siti dove sono stati trovati i reperti fu dovuta alla scomodità di circumnavigare la penisola malese, che rese necessari degli scali sulla terraferma per accorciare il viaggio, trasferendo le merci via terra tra le due coste dell'istmo. Tali reperti risultano provenire dall'antica Roma (di un periodo compreso tra il III secolo a.C. ed il I d.C.), dalla Cina della dinastia Han occidentale (206 a.C. - 8 d.C.) e dall'India. I più antichi furono trovati presso Krabi e risalgono al IV secolo a.C.[19]

L'esistenza di questi commerci è testimoniata anche dagli annali cinesi di quell'epoca. La prima fonte scritta occidentale riguardante la regione proviene da Tolomeo, che nella sua Geografia del II secolo d.C. ha lasciato un'accurata descrizione della penisola malese, da lui chiamata Chryse Chersonesos (penisola dorata). Copie di monete romane dello stesso periodo, di probabile manifattura indiana, sono state scoperte nella penisola. Una moneta romana risalente al periodo dell'imperatore gallico Marco Piavonio Vittorino (III secolo d.C.) è stata rinvenuta nei pressi di Suphanburi, in Thailandia Centrale.[19]

Funan[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regno del Funan.

Verso la fine del I millennio a.C., varie tribù stanziatesi in Indocina cominciarono a coalizzarsi per formare i primi regni, i nomi dei quali compaiono negli annali delle dinastie cinesi di quel tempo. Si ritiene che il primo grande Stato della regione sia il Regno del Funan, fondato nel I secolo d.C. a nord del delta del Mekong,[20] che dovette la sua prosperità soprattutto al commercio marittimo del III secolo tra India e Cina.[21] l'instabilità della quale aveva reso meno sicura la Via della Seta e le altre vie di comunicazione sulla terraferma. Notizie su questo regno provengono dagli annali cinesi, che riportano resoconti di viaggiatori cinesi in Funan,[22] e dai ritrovamenti archeologici di Óc Eo, antico grande porto, e di Angkor Borei, probabilmente capitale per un periodo.

Il Funan è considerato il primo tra i "regni indianizzati" del Sud-est asiatico, avendo subito l'influenza della civilizzazione affermatasi nell'India settentrionale nel millennio precedente.[4] A diffondere la cultura indiana nel Sud-est asiatico furono i navigatori-commercianti-missionari indiani, e non vi fu alcuna conquista da parte dei regni indiani.[21]. La lingua di corte fu il sanscrito, furono adottate le leggi di Manu e un alfabeto basato sulla scrittura indiana.[20] L'origine del popolo del Funan è controversa, alcuni sostengono che appartenesse al ceppo austronesiano e altri a quello mon khmer.[23]. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che fosse di origine austronesiana e che nel corso dei secoli si fosse innestata la componente mon khmer.[24]

Il regno di Funan

Si ritiene che il Funan non fosse uno Stato centralizzato, ma una federazione di città-Stato e feudi spesso in guerra tra loro. Nel II secolo d.C., il Funan occupò i territori dove si trovano oggi la Cambogia ed il centro della Thailandia. Al III secolo risale l'introduzione del Buddhismo, tollerato nell'ambito del dominante Shivaismo.[25] Al tempo della massima espansione, nel V secolo, Funan aveva esteso la propria influenza sui territori delle odierne Cambogia, Vietnam del Sud, Laos del Sud, parti della Thailandia, della Birmania e della penisola malese.[26] La ricchezza del regno si fondò anche sul fatto che la navigazione avveniva al tempo sottocosta, rendendo necessario fare scalo nei suoi porti. Con il progredire delle tecniche nautiche, le navi potevano risparmiare tempo seguendo rotte in mare aperto e i porti del Funan declinarono a vantaggio di altri porti, soprattutto quelli controllati dal Regno di Srivijaya.

L'ultimo periodo di splendore corrispose al regno di Jayavarman, dal 480 al 514, durante il quale si diffuse e fiorì nel Funan il Buddhismo.[25] Anche la fine del regno è oggetto di controversia, alcune fonti sostengono che fu sottomesso con una guerra dal settentrionale Regno di Chenla,[21] altre sostengono che si integrò pacificamente nell'emergente Chenla.[27] Con il declino del Funan, le sue regioni occidentali si resero indipendenti.[28]

Chenla[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Chenla.

Il declino del Regno del Funan coincise con l'affermazione di nuove realtà nella regione. Il Regno di Chenla, il cui popolo viene considerato di etnia khmer, si era formato nella zona dei Monti Dangrek,[29] era diventato vassallo del Funan e si era garantito un buon grado di autonomia.[20] La conquista del Funan fu compiuta progressivamente in un arco di tempo che va dal 550 al 630, quando il re Isanavarman unificò definitivamente i due regni e portò la capitale a Isanapura, nella zona centrale dell'odierna Cambogia. La supremazia di Chenla coincise con il ritorno dello Shivaismo come religione di Stato a spese del Buddhismo.[28]

Secondo le inscrizioni ritrovate, furono recuperati buona parte dei domini che rientravano sotto la sfera d'influenza del Funan, in particolare nel VII secolo durante il regno di Jayavarman I, la cui organizzazione militare e amministrativa garantì a Chenla un maggiore controllo dei regni vassalli. Questo sovrano conferì titoli divini ai propri antenati e fu anche il primo ad arrogare a sé stesso uno status divino. La tendenza a trasformare il precedente insieme di chiefdom in un abbozzo di Stato centralizzato fu continuata da Jayadevi, figlia di Jayavarman I, malgrado la presenza di contemporanee dinastie nel territorio circostante. La penuria di inscrizioni dell'VIII secolo ha reso difficile tracciare una fedele ricostruzione degli avvenimenti dell'ultimo periodo di Chenla.[30]

Secondo alcune fonti, lotte interne decretarono nell'VIII secolo la divisione territoriale del regno in una zona settentrionale, chiamata Chenla di terra, e una meridionale, chiamata Chenla d'acqua. Il conseguente indebolimento avrebbe portato all'inizio del secolo successivo alla conquista di Chenla d'acqua da parte del regno giavanese dei Sailendra, secondo Coedes, da parte del Champa secondo interpretazioni più tarde o, meno plausibilmente, Srivijaya.[31][32] I khmer si sarebbero riorganizzati sotto la guida di Jayavarman II, fondatore nell'802 di quello che sarebbe diventato l'Impero Khmer.[33]

Dvaravati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dvaravati.
Una fase dell'espansione di Dvaravati e, in giallo, i confini odierni della Thailandia

Il periodo Dvaravati (in lingua thai: ทวารวดี, RTGS: Thawaarawadii) caratterizzò la storia del Sud-est asiatico dalla prima metà del I millennio fino al XIV secolo ed avrebbe avuto grande importanza nella formazione della cultura siamese. Il termine Dvaravati viene usato per definire, oltre al periodo storico, anche l'insieme di città-Stato e la cultura che tali municipalità espressero nei territori delle odierne zone centro-settentrionali della Thailandia e del Laos. Fu una delle prime civilizzazioni che nacquero nella regione, ed in particolare fu quella che introdusse il Buddhismo. Il principale idioma parlato fu una forma antica della lingua mon, e si presume quindi che la popolazione fosse principalmente di etnia mon,[34] affermatasi in quel periodo nel vicino territorio dell'odierna Bassa Birmania con il Regno di Thaton.[35] Non è chiaro se i principati Dvaravati fossero parte di un regno centralizzato, una confederazione o semplicemente un gruppo di città-Stato con una comune matrice etno-culturale.

Buddha del periodo Dvaravati che risale al IX-X secolo, oggi al British Museum

I ritrovamenti archeologici del primo periodo Dvaravati dimostrano l'influenza artistica della Dinastia Gupta, instauratasi a quel tempo nell'India del Nord.[36] Tra i primi centri Dvaravati nella valle del Chao Phraya vi furono il Regno di Nakhon Pathom e il Regno di Lavo, fondato a metà del V secolo nell'odierna Lopburi.[37] Nel periodo di transizione tra il declino di Funan e l'ascesa di Chenla, grazie a Dvaravati cominciò nel VI secolo a fiorire in tutta la regione l'arte buddhista, che manteneva molti dei connotati induisti del periodo precedente. Si diffusero il Buddhismo Mahāyāna e quello Theravada, che in seguito avrebbe preso il sopravvento.[38]

Sia il Buddhismo che l'Induismo si integrarono nella regione con le locali credenze ancestrali, delle quali si conservarono i connotati principali.[39] Sempre nel VI secolo si diffusero le prime forme di scrittura nel sudest asiatico, quella dei mon e dei khmer, derivate dall'alfabeto Pallava dell'India meridionale.[1]

L'espansione a nord di Dvaravati ebbe inizio tra il VII e l'VIII secolo con la fondazione del Regno di Hariphunchai. Il periodo d'oro dei regni mon nella valle del Chao Phraya durò fino al IX secolo, quando l'Impero Khmer iniziò ad espandersi e a diffondere l'Induismo. Lavo fu definitivamente sottomessa dall'Impero Khmer nella prima metà del XII secolo[38] diventandone l'avamposto nord-occidentale pur mantenendo la struttura gerarchica Dvaravati ed un discreto margine di autonomia.

Tutte le altre municipalità ad est del fiume Chao Phraya caddero sotto il dominio khmer.[36] Quanto restava della cultura Dvaravati sarebbe stato assorbito in seguito dagli emergenti popoli tai, che gradualmente fondarono o conquistarono le città-Stato ribattezzandole mueang. L'ultimo dei regni indipendenti di Dvaravati fu Hariphunchai, l'odierna Lamphun, che seppe respingere le invasioni khmer ma fu conquistato verso la fine del XIII secolo dall'esercito del Regno di Ngoenyang dei tai yuan, il cui re Mangrai avrebbe fondato il Regno Lanna. Haripunchai, che aveva diffuso la cultura mon e il Buddhismo Theravada nel nord, divenne la capitale spirituale e culturale del Regno Lanna.[40]

Sud-est asiatico nell'XI secolo. L'Impero Khmer, in rosso, in fase di espansione. Nel nord-ovest Hariphunchai e al centro la confederazione Dvaravati, in azzurro, in cui primeggia il Regno di Lavo. A sud l'Impero Srivijaya, la cui espansione verso nord fu fermata dai khmer. Ad ovest il Regno di Pagan, lo Stato dei birmani che sottomise il Regno di Thaton dei mon

Impero Khmer[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Impero Khmer.

L'Impero Khmer si affermò nel sudest asiatico a partire dal IX secolo e gradualmente divenne lo Stato più importante della regione. Si presume sia stato fondato nell'802 da un principe khmer che riunificò i regni Chenla tramite conquiste militari, matrimoni e vassallaggi; si proclamò chakravartin (sovrano universale, letteralmente "re le cui ruote del carro sono inarrestabili") a Mahendraparvata, in una cerimonia sacra volta a garantire l'indipendenza della Kamvujadeśa da Chvea (che fonti diverse hanno individuato nel regno giavanese dei Sailendra, nel Champa o in Srivijaya). Assunse il nome regale Jayavarman II e instaurò il culto induista devaraja (re divino) come religione di Stato. Fece costruire la nuova capitale Angkor.

Uno degli antichi templi khmer di Phimai, nella provincia di Nakhon Ratchasima

Fu l'inizio di una grande civilizzazione testimoniata oggi dalle rovine dei templi e dei palazzi di Angkor, che divenne un modello per lo sviluppo delle città di quel tempo nelle valli del Mekong e del Chao Phraya.[1] L'impero raggiunse immenso potere e una grande estensione, sviluppando un solido apparato governativo e giudiziario, fiorenti commerci con l'estero, nuove forme di architettura e altre arti, una varietà di fedi religiose che si alternarono nei secoli e un'imponente organizzazione militare. I khmer si distinsero per gli avanzati sistemi di agricoltura, in particolare per quanto riguarda l'irrigazione, specializzandosi nell'immagazzinare acqua in evoluti impianti come i baray.[1]

L'esercito khmer di re Suryavarman II, che regnò dal 1113 al 1150 e fece costruire il tempio di Angkor Wat,[41] invase la pianura del Chao Phraya e conquistò diversi territori dei mon di Dvaravati. Dopo aver definitivamente preso il controllo del Regno di Lavo, che era stato sottomesso per un certo periodo dai khmer il secolo prima,[36] attaccò invano l'altro regno mon di Haripunjaya.[42] Tra le annessioni verificatesi durante il regno di Suryavarman II vi furono altri territori ad ovest, verso il confine con i birmani del Regno di Pagan, a sud fu invasa la penisola malese fino al regno di Grahi (nella zona dell'odierna provincia di Nakhon Si Thammarat), mentre a nord i khmer si espansero fino ai confini meridionali dell'odierno Laos e nell'altopiano di Korat.

I regni mon conquistati furono inglobati all'impero come Stati vassalli e poterono mantenere propri regnanti e una certa autonomia. Buona parte della cultura e dell'organizzazione statale siamese sarebbe stata importata dall'Impero Khmer, grazie anche alle deportazioni che il Regno di Ayutthaya operò dopo aver ripetutamente espugnato Angkor a partire dalla seconda metà del XIV secolo, costringendo la Cambogia ad essere uno Stato cuscinetto tra il Siam e gli Stati che portarono alla formazione del Vietnam.

I primi Stati nella penisola malese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Langkasuka e Srivijaya.
Rovine del Wat Phra Laew a Chaiya, avamposto di Srivijaya situato nell'odierna provincia di Surat Thani

Secondo fonti cinesi, alcuni piccoli regni primitivi di protomalesi formatisi nella penisola malese furono tributari del Funan nel II secolo. A partire dal VI secolo si affermarono i primi regni di una certa consistenza, Kanduli che aveva il suo centro nella moderna provincia di Surat Thani e Langkasuka, con la capitale nell'odierna provincia di Pattani. Situata lungo la via marittima della seta, nella regione peninsulare si diffuse a quel tempo la cultura indiana e si svilupparono l'Induismo e il Buddhismo Mahayana. Il monaco cinese Yijing studiò grammatica Pali e Buddhismo Mahayana a Langkasuka verso la fine del VII secolo.[36]

In quello stesso periodo, il potente Impero Srivijaya dell'isola di Sumatra estese la propria influenza sulla penisola malese, alleandosi con l'emergente Regno di Tambralinga, l'odierna Nakhon Si Thammarat. L'espansionismo verso nord di Srivijaya fu fermato nell'XI secolo dall'alleanza tra i khmer e gli indiani della dinastia Chola, che sconfissero Srivijaya e Tambralinga. La disfatta fu per Srivijaya l'inizio del declino, molti dei commerci internazionali evitarono la rotta di Sumatra e la via che attraversava l'istmo di Kra fu rilanciata. I khmer occuparono Tambralinga ma dovettero richiamare le truppe ad oriente per affrontare la minaccia portata dal Regno Champa.[43]

Popoli tai[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: popoli tai.

La leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda di Khun Borom, mitologico fondatore delle stirpi tai nella tradizione dei lao e dei thai, i primi tai si insediarono nella zona di Muong Theng (la città degli Spiriti celesti), l'odierna Dien Bien Phu nel Vietnam settentrionale.[44] Il Dio del Cielo Phya Theng mandò tra loro il figlio Khun Borom per civilizzarli. Stabilito un regno, questi intraprese una vittoriosa guerra contro gli esseri ritenuti inferiori e chiamati kha (schiavi, servi), che nel frattempo si erano stanziati a Mueang Sua, l'odierna Luang Prabang. Questo evento determinò la supremazia dei tai sulle fertili pianure e la relegazione dei kha nelle aree montane.[45]

Quando il popolo fu maturo, Khun Borom radunò i propri sette figli, assegnò ad ognuno una moglie, una corte, parte dei territori e della popolazione, impartì loro nozioni sull'arte di governo e fece loro stringere un patto di collaborazione reciproca. Dopo la sua morte, i figli partirono con il loro seguito per prendere possesso delle terre assegnate. Il Regno di Mueang Sua rimase nelle mani del primogenito Khun Lo, fondatore della dinastia reale laotiana. Agli altri sei figli toccarono rispettivamente i territori corrispondenti agli odierni Sipsongpanna, Tonchino, Thailandia del Nord, Ayutthaya, Stato Shan e provincia di Xiangkhoang, in Laos.[45]

Le origini nella storiografia moderna[modifica | modifica wikitesto]

La progressiva espansione degli han cinesi nei territori a sud del Fiume Azzurro a partire dal VI secolo a.C. ebbe luogo in un lungo arco di tempo e costrinse le popolazioni autoctone a emigrare.[1] Buona parte di tali popolazioni era formata da tai, che si spostarono sia per fuggire alla dominazione han che per cercare nuovi terreni agricoli.[46] Molti storiografi sostengono che la terra di provenienza dei popoli tai sia l'odierno Sichuan,[47] mentre altri ritengono che le loro origini fossero più ad est.[48]

Gli han completarono la conquista delle coste meridionali nei primi secoli dell'era cristiana e vi fu un'ulteriore emigrazione verso ovest dei popoli tai, che si stanziarono in un ampio arco di territori compresi tra l'odierno Guangxi e la valle del Brahmaputra. Si arricchirono nelle nuove terre in virtù delle avanzate tecniche di coltura del riso e di irrigazione che possedevano.[1] Dovettero attendere a lungo prima di affermarsi a livello politico nelle zone più civilizzate. Tra i primi tai a penetrare nel sudest asiatico vi furono gli yuan, che nel I millennio si stabilirono nelle colline oggi all'estremo nord della Thailandia, e i lao, che si distribuirono nella valle del medio Mekong, nelle zone a nord dell'Impero Khmer.

Tra le altre etnie tai che migrarono vi furono: gli ahom nella valle del Brahmaputra, gli shan nelle colline del medio Saluen, i thai nella valle del Chao Phraya, i lao nella valle del medio Mekong, i tai dam e tai khao nelle colline del medio fiume Rosso, i tai lü formarono il Regno di Chiang Hung nelle terre che sono oggi dello Yunnan meridionale e gli zhuang che si fermarono nella zona che corrisponde all'odierno Guangxi).[1]

Prime forme di organizzazione sociale[modifica | modifica wikitesto]

I popoli tai sottrassero con la forza i migliori terreni coltivabili lungo i fiumi alle preesistenti tribù mon-khmer minori, costringendole a spostarsi nelle zone montane o a integrarsi nelle comunità tai. I tai si diedero quindi una struttura regionale consorziandosi nelle cosiddette mueang,[49] piccoli principati dove veniva eletto un sovrano (chao) con il capoluogo nel villaggio principale a cui facevano riferimento una cerchia di villaggi minori della stessa zona.[1] Queste prime forme di organizzazione ebbero luogo nelle zone periferiche dell'Impero Khmer, a nord delle grandi pianure.

I regni di Nanzhao e di Dali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Nanzhao e Regno di Dali.

Anche lo spostamento delle tribù tai ebbe luogo nell'arco di diversi secoli e tra le mete iniziali vi furono i territori dell'odierna Cina meridionale e in particolare dello Yunnan, dove entrarono a far parte del Regno di Nanzhao, la cui classe dominante era però di etnia bai. Nanzhao fu fondato nel 737 nella zona dell'odierno Yunnan e fu tollerato dai cinesi come Stato cuscinetto tra l'impero ed il belligerante Tibet. Disciolto nel 907 dopo un colpo di Stato, fu rifondato nel 937 come Regno di Dali. Nell'orbita culturale della Cina, i popoli tai di Nanzhao acquisirono un alto livello di conoscenze ed entrarono in contatto con la cultura indiana e buddhista, trovandosi nell'antica strada che congiungeva l'India e la Cina.[50]

Il Regno di Nanzhao/Dali riveste particolare importanza per i tai anche perché consentì lo sviluppo del Sud-est asiatico con una moderata influenza dell'Impero Cinese, di cui era uno Stato tributario.[49] Fu conquistato nel 1253 dai mongoli di Kublai Khan, che fondò quindi la dinastia Yuan e si sarebbe impadronito del trono imperiale cinese. È stato ipotizzato che se la Cina avesse conquistato Nanzhao qualche secolo prima, avrebbe esteso maggiormente la propria influenza nel Sud-est asiatico a scapito dei thai e degli altri popoli affermatisi nella regione in quel periodo.[49] I cinesi non poterono invece impedire la fondazione dei primi grandi Stati che i popoli tai formarono. Inoltre, molti degli abitanti del Regno di Dali emigrarono a sud, rafforzando la presenza tai nella regione.[49]

I thai[modifica | modifica wikitesto]

Tra le fonti che attestano l'arrivo dei thai nella regione, vi è la menzione di prigionieri di guerra Syāṃ, assieme ad altri cinesi, khmer e vietnamiti, nell'epigrafia dei Chăm dell'XI secolo. In un'inscrizione del XII secolo in un tempio nel complesso di Angkor Wat, vi è un riferimento a guerrieri syam (pronuncia IPA: /saˈjaːm/) nell'esercito khmer, identificati come thai.[50] Tra i diversi significati dati al termine syam, o siam, uno è la traduzione dal sanscrito di bruno scuro,[51] forse riferito al colore della pelle. Altre versioni sostengono che Siam derivi dal termine Sien, come i cinesi chiamarono il Regno di Sukhothai,[52] o da Xian, come gli stessi cinesi avrebbero chiamato l'area del basso Chao Phraya sottomessa da Ayutthaya, che i portoghesi trasformarono in Siam.[1] Il termine Siam, riferito allo Stato dei thai, sarebbe rimasto in uso presso gli stranieri per diversi secoli, anche se i thai lo hanno sempre chiamato Mueang Thai (Paese dei thai).[52] Stabilitisi nella valle del Chao Phraya, i thai assorbirono la cultura Dvaravati e quella khmer, sviluppando religione, società, politica e istituzioni che ne avrebbero caratterizzato la cultura e l'identità nazionale.

Rovine del Wat Mahathat nel parco storico di Sukhothai

Regno di Sukhothai[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Sukhothai.

Già nel 1180, i thai di Sukhothai e Sri Satchanalai si erano ribellati al dominio che il Regno di Lavo esercitava per conto dei khmer. I governatori di Sukhothai e della vicina Rad guidarono una nuova ribellione contro Lavo e dichiararono i loro territori indipendenti nel 1238. Sri Indraditya si proclamò sovrano del neonato Regno di Sukhothai dando inizio alla dinastia Phra Ruang. Approfittando della crisi dell'Impero Khmer,si espanse conquistando tutto l'alto bacino del Chao Phraya.

Fu il primo grande Stato dei thai e fu chiamato Sien in Cina, dove secondo la Storia degli Yuan giunse un'ambasciata di Sukhothai nel 1282.[50] I suoi sovrani regnarono secondo la filosofia buddhista del dharmaraja, instaurando un rapporto paternalistico e rendendosi sempre disponibili con i sudditi, sforzandosi di governare con giustizia secondo le leggi del dharma buddhista. Tale sistema si contrappose a quello dei sovrani khmer, che si facevano venerare come una divinità secondo il culto del devaraja, introdotto nell'802 alla fondazione dell'impero da Jayavarman II.

Sukhothai raggiunse il massimo splendore con Ramkhamhaeng il Grande, il terzo sovrano, che regnò dal 1279 el 1298. Conquistò il vicino Regno di Suphannaphum, l'odierna Suphanburi, e buona parte della penisola malese. A nord-est sottomise il regno di Mueang Sua, l'odierna Luang Prabang, e a nord sottrasse al Regno di Hariphunchai l'importante municipalità di Phrae. Ad ovest, il principe thai Wareru salì sul trono di Martaban, in quello che sarebbe diventato il Regno di Hanthawaddy, siglando così un'alleanza tra i thai e i mon occidentali.

Ramkhamhaeng fece predisporre nel 1283 il nuovo alfabeto thai, che è tuttora in uso in Thailandia. Il più antico testo in lingua thai noto, scritto con un alfabeto adattato dalla scrittura khmer, è la cosiddetta iscrizione nella stele di Ramkhamhaeng, risalente al 1292 e scoperta nel 1834, la cui originalità è però messa in dubbio da alcuni storici.[53] Durante il suo regno, il Buddhismo Theravada divenne la religione di Stato e Sukhothai raggiunse il massimo splendore anche nel campo dell'economia e delle arti.[54]

Il Sud-est asiatico attorno al 1300. Massima espansione del Regno di Sukhothai, al tempo di Ramkhamhaeng. In azzurro il Regno di Lavo, tributario dell'Impero Khmer, in rosso. A nord il neonato Regno Lanna

Alla morte di Ramkhanhaeng, diversi territori conquistati da Sukhothai si resero indipendenti ed iniziò un irreversibile declino. Il Regno di Ayutthaya, fondato nel 1350, entrò subito in conflitto con Sukhothai conquistando diversi dei suoi territori e si espanse enormemente. Nel 1378 Ayutthaya costrinse Sukhothai al vassallaggio. L'ultimo re di Sukhothai morì nel 1438 senza lasciare eredi e Ayutthaya unificò i due regni. Negli anni successivi, il titolo di re di Sukhothai fu assegnato, salvo alcuni casi, al principe ereditario del trono di Ayutthaya, unitamente al titolo di Maha Uparat (viceré).

Regno Lanna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lanna e Ngoenyang.

Il Regno Lanna fu fondato alla fine del XIII secolo nei territori dell'odierna Thailandia del Nord. Fu preceduto dai Regni di Hiran e di Ngoenyang, fondati dai tai yuan. Attorno all'anno 850 fu costruita la nuova capitale Ngoenyang. Il Regno si espanse sensibilmente, arrivando ad occupare territori nella valle del Mekong. In seguito l'influenza del vicino Regno di Hariphunchai introdusse tra la popolazione il Buddhismo Theravada.

Nel 1250, Ngoenyang fu conquistata dai tai lü del Regno di Chiang Hung, l'odierna Jinghong della prefettura cinese del Xishuangbanna. Il breve dominio tai lü venne interrotto dall'affermazione delle orde mongole di Kublai Khan, che non occuparono la zona e lasciarono un vuoto di potere di cui approfittò il re di Ngoenyang Mengrai, che espanse il territorio e nel 1262 fece costruire la nuova capitale Chiang Rai.[55] I tentativi mongoli di penetrare nel territorio di Ngoenyang furono frustrati dalla strategia di Mangrai, che spostò la propria capitale ad ogni offensiva del nemico.[55] Quando gli invasori arrivavano trovavano una città deserta ed erano costretti a ritirarsi. Fu probabilmente grazie a Mangrai che buona parte del Sud-est asiatico poté evitare l'invasione degli Yuan.[56]

Il chedi di Wat Chedi Liam a Wiang Kum Kam, una delle antiche capitali Lanna

Nel 1292, con la conquista di Haripunchai, Mengrai ampliò sensibilmente il proprio regno che ribattezzò Lanna e che avrebbe dominato la regione per molti anni. Nel 1296 spostò nuovamente la capitale, fondando Chiang Mai. Strinse una solida alleanza con i sovrani Ngam Mueng di Payao e Ramkhamhaeng di Sukhothai nel 1276 e nel 1277. Conquistò molti territori dell'odierna Thailandia del Nord, rese vassalli i regni di Chiang Hung e di Mueang Sua, arrivando a sottomettere alcune municipalità dell'odierno Vietnam settentrionale e dello Stato Shan.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1317, iniziò un periodo di instabilità del regno. Nel 1350 fu fondato il Regno di Ayutthaya, contro cui Lanna fu impegnato in diverse guerre. L'ultimo sovrano in grado di respingere gli attacchi di Ayutthaya e far prosperare il regno fu Tilokaraj, che aiutò gli alleati laotiani di Lan Xang a respingere un attacco dei vietnamiti, conquistò territori birmani nello Stato Shan e promosse importanti attività religiose.

Le continue guerre con Ayutthaya e lotte interne tra aspiranti al trono indebolirono Lanna, che fu conquistato nel 1558 dai birmani dei quali divenne uno stato vassallo e si scatenò una lunga lotta tra i birmani e Ayutthaya per la supremazia sui suoi territori. Dopo che nel 1767 Ayutthaya venne distrutta dai birmani, re Taksin del nuovo regno siamese di Thonburi avrebbe rifondato il Siam e sottratto Lanna ai birmani, che fu annesso al Siam dal 1892. Tuttora i tai yuan sono parte integrante della società thailandese, hanno conservato la propria lingua e, parzialmente, la propria scrittura.

Regno di Lan Xang[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lan Xang.

Tra il IV e l'VIII secolo, si formarono nella valle del medio Mekong le prime mueang dei laotiani, che subirono l'influenza dei regni indocinesi e dell'Impero Cinese,[57] ma mantennero autonomia e conservarono i propri regnanti. All'inizio del XIII secolo, la mueang di Sua (o Sawa), l'odierna Luang Prabang, riuscì a rendersi indipendente dai potenti Stati vicini ed a costituirsi a regno.[58] La dinastia di Meuang Sua unificò il popolo laotiano grazie a Fa Ngum, un principe lao esiliato che ottenne aiuto dall'Impero Khmer.[59]

Dopo una trionfale e lunga marcia, nel 1353 Fa Ngum conquistò Mueang Sua e l'anno successivo Vientiane, dove si fece incoronare monarca del nuovo Regno di Lan Xang.[60] Stabilì la capitale a Mueang Sua e fece del Buddhismo Theravada la religione di Stato. I confini del regno si estendevano dalle frontiere sud-ovest dell'Impero Cinese fino all'odierna frontiera tra Cambogia e Laos, dalle creste della catena Annamita fino all'altopiano di Korat. L'alleanza con i khmer portò Fa Ngum a minacciare l'emergente Regno di Ayutthaya, il cui Re Ramathibodi gli offrì in segno di pace alcuni territori e la propria figlia in sposa.[61] L'isolamento geografico e l'alleanza con i khmer a sud garantirono a Lan Xang un periodo di stabilità nei due regni successivi.[62]

L'unificazione aveva provocato una spaccatura in due fazioni dell'aristocrazia di corte; quella legata ai khmer mise in secondo piano i vecchi nobili di Mueang Sua, che reagirono legandosi ad Ayutthaya. Il conflitto tra le due fazioni si sarebbe trascinato per alcuni decenni e indebolì Lan Xang che dovette subire nel 1478 un'invasione vietnamita da cui si liberò con l'aiuto del Regno Lanna. Nel 1500, con l'ascesa al trono di Visunarat, Lan Xang tornò a prosperare e si consolidò durante il regno dei successori Phothisarat I e Setthathirat. Quest'ultimo divenne un eroe nazionale per aver respinto tre invasioni birmane e per i traguardi raggiunti in politica interna ed estera.[63]

La nuova crisi ebbe inizio alla sua morte, quando nel 1575 i birmani del re Bayinnaung della dinastia di Toungoo espugnarono Vientiane e sottomisero il regno per i 28 anni successivi.[64] Riacquisita l'indipendenza, la rinascita di Lan Xang ebbe luogo con l'ascesa al trono di Surigna Vongsa, un re illuminato che promosse le arti e strinse alleanza con re Narai di Ayutthaya. Fu per il regno il periodo di massimo splendore, durante il quale arrivarono a corte i primi inviati europei, che definirono Vientiane la più magnificente città del sudest asiatico.[57]

Inizio del XV secolo. Espansione del Regno di Ayutthaya e di Lan Xang, progressivo ridimensionamento di Sukhothai e dei khmer

Alla morte del re riaffiorarono i conflitti dell'aristocrazia, che i sovrani successivi non seppero controllare. Nel 1707 vi fu lo smembramento dello Stato nei due nuovi regni di Lan Xang Luang Prabang e di Lan Xang Vientiane.[65][66] L'aristocrazia dei principati del sud approfittò dell'instabilità creatasi e nel 1713 istituì il Regno di Champasak.[66] I tre regni, spesso in conflitto tra loro, vennero assoggettati tra il 1777 ed il 1779 dal Siam, ricostruito da re Taksin dopo la distruzione di Ayutthaya per mano dei birmani. Il territorio ad ovest del Mekong, l'odierno Isan, venne annesso al Siam nel 1779, mentre i tre regni divennero vassalli. La ribellione del re di Vientiane Anuvong, iniziata nel 1826, si concluse nel dicembre del 1828 con la distruzione della capitale, la deportazione di diverse centinaia di migliaia di laotiani nelle zone disabitate dell'Isan e l'annessione al Siam del Regno di Vientiane.[67] I discendenti di questi laotiani, che costituiscono oggi una grande parte della popolazione thai, hanno mantenuto l'identità culturale originale e tuttora parlano la lingua isan, derivata da quella laotiana.

Regno di Ayutthaya[modifica | modifica wikitesto]

Il Regno di Ayutthaya, il secondo grande Stato dei siamesi, avrebbe dominato la regione per quattro secoli ed è all'origine dell'odierna Thailandia. Fu fondato nel 1350 da Ramathibodi, un principe di origini incerte che secondo alcune fonti proveniva dal territorio Lanna.[68]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitosi nel Regno di U Thong,[69] una città-Stato situata nell'odierna zona di Suphanburi, Ramathibodi nel 1331 sposò la figlia del sovrano locale e divenne il principe Uthong.[68][70] U Thong aveva in quegli anni notevolmente espanso il suo territorio verso sud grazie al suocero di Ramathibodi, che aveva strappato al controllo del declinante Regno di Sukhothai buona parte della penisola malese, arrivando fino alle zone di Nakhon Si Thammarat e del Tenasserim.[68]

Qualche anno dopo, Ramathibodi sposò anche la figlia del sovrano del Regno di Lavo,[70] l'odierna Lopburi, e succedette al re di U Thong quando questi morì nel 1347. Dopo che probabilmente un'epidemia di vaiolo aveva colpito la città,[68] Ramathibodi diede ordine di costruire una nuova capitale alla confluenza tra i fiumi Chao Phraya, Pa Sak e Lopburi. La particolare forma di tale confluenza aveva creato un sito difficilmente attaccabile. La nuova capitale fu pronta nel 1350 e fu chiamata Ayutthaya, il cui nome deriva da Ayodhya,[68][71] antica città santa dell'India in cui secondo la leggenda nacque Rama, divinità cruciale nella tradizione induista e buddhista, dal quale Ramathibodi prese il nome.[72]

Il re di U Thong si fece incoronare sovrano del nuovo Regno di Ayutthaya il 4 marzo 1351[69] con il nome reale Ramathibodi.[68] Sotto il suo controllo vi erano i regni vassalli di U Thong, che lasciò al cognato Borommaracha Chao, e di Lavo, alla cui guida pose il figlio Ramesuan.[73]

Politica estera e prima espansione[modifica | modifica wikitesto]

La campagna più significativa di Ramathibodi I fu contro il declinante Impero Khmer, la prima intrapresa come re di Ayutthaya. Gli ultimi sovrani khmer erano usurpatori ed i piani di espansionismo avevano lasciato il posto a guerre fratricide. Ramathibodi approfittò dell'indebolimento ed il suo esercito pose sotto assedio Angkor, che resistette un anno prima di capitolare.[68][74][75] I siamesi depredarono Angkor degli immensi tesori che custodiva e deportarono in schiavitù buona parte della popolazione. Tra i deportati khmer vi furono soprattutto burocrati, artigiani e bramini che avrebbero esercitato grande influenza sulla società siamese. La conquista di Angkor portò all'annessione di diversi territori khmer nelle zone dell'altopiano di Korat.[75]

L'anno seguente, le mueang laotiane furono unificate da Fa Ngum, fondatore del Regno Lan Xang e alleato dei khmer in funzione anti-siamese. Nel corso dei successivi tre secoli, Lan Xang avrebbe costituito un ostacolo per le ambizioni espansionistiche di Ayutthaya verso oriente. Il nuovo sovrano khmer tornò ad Angkor nel 1357 al comando di un esercito organizzato con l'aiuto di Fa Ngum e si riprese il trono cacciando i siamesi.[76] In seguito Ramathibodi invase il declinante Regno di Sukhothai, il cui sovrano negoziò la pace. Negli anni successivi Ayutthaya indebolì ulteriormente Sukhothai, sottraendone al controllo diversi territori nella penisola malese. Assoggettò diversi principati, tra cui Singora,[68] l'odierna Songkhla, Phattalung[77] arrivando fino a Malacca.[68]

Nel 1357 Lan Xang invase l'altopiano di Korat; la crescente minaccia laotiana fu scongiurata da Ramathibodi concedendo in sposa la figlia a Fa Ngum.[61] In quel periodo si acutizzò in Cina l'instabilità della dinastia Yuan, che aveva allentato il controllo sulla periferia dell'impero per affrontare catastrofi naturali e rivolte interne.[61] La più grave fu quella dei Turbanti Rossi, che si concluse nel 1368 con il crollo degli Yuan e la presa del potere della dinastia Ming (1368-1644). Alla morte di Ramathibodi, gli imperatori Ming riconobbero la crescita di Ayutthaya e la resero il principale interlocutore per il Sud-est asiatico al posto di Sukhothai.[72] Come i maggiori Stati vicini, Ayutthaya riconobbe la supremazia dell'Impero cinese, anche in virtù dei vantaggi commerciali che ne derivavano.

Governo e leggi[modifica | modifica wikitesto]

Il regno fu governato secondo il sistema mandala, in cui alle mueang vassalle veniva lasciata autonomia di amministrare i territori circostanti, fornendo protezione in cambio di tasse e occasionale appoggio militare. Per garantirsi il rispetto degli accordi, il re costringeva il vassallo a concedergli una figlia in sposa e ne deportava altri parenti prossimi a titolo di ostaggio. Il rapporto si rivelò talvolta labile nei periodi di crisi dello Stato egemone, e frequenti furono i casi in cui una mueang lontana dalla capitale entrasse nella sfera di influenza di un altro Stato, a volte pagando tributi ad entrambi gli Stati.[1]

Ramathibodi nominò dei ministri per amministrare il Paese, il khun klahng addetto alle finanze, il khun mueang per le municipalità ed il khun nah per l'agricoltura. Le leggi che emanò si basarono sul codice in vigore nel Regno di Nanzhao,[69] (737 d.C.-902) considerato una delle culle della civiltà dei popoli tai, e sulle leggi dell'India antica.[75] Salvo modifiche minori, il suo sistema sarebbe rimasto in vigore fino alla fine del XIX secolo, quando re Rama V promulgò una consistente serie di nuove e rivoluzionarie norme.[69]

Rovine del Wat Mahathat, uno dei più antichi complessi templari di Ayutthaya

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Ramathibodi fu un sovrano profondamente religioso e fece del Buddhismo Theravada la religione di Stato nel 1360.[75] Conferì una sorta di ingiunzione divina al suo codice delle leggi facendolo compilare in pali, la lingua liturgica di tale religione.[72] Ne promosse la diffusione invitando monaci della sangha di Ceylon, l'odierno Sri Lanka,[75] il paese più importante della tradizione Theravada. Con il loro aiuto, vennero formati nuovi monaci e creati nuovi ordini monastici.[72] Durante il suo regno, furono costruiti importanti templi in tutto il Paese.

Al contrario del Regno di Sukhothai, dove il sovrano (raja) era una figura paterna che regnava secondo gli insegnamenti di Gautama Buddha (chiamati Dhamma) e veniva quindi considerato un Dhammaraja,[78] Ramathibodi adottò la tradizione in uso in India e nell'Impero Khmer, dove il sovrano aveva prerogative divine (Devaraja) e veniva venerato come tale.[75] Questo rapporto tra re e popolo sarebbe stato mantenuto nella successiva storia del Paese, tanto che molti secoli dopo anche i re di Thailandia sarebbero stati da molti dei loro sudditi venerati come divinità.[79]

Consolidamento[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Ramathibodi ebbe inizio una lotta per il trono tra i suoi discendenti, membri della Dinastia Uthong, e quelli della Dinastia Suphannaphum, il cui capostipite fu il cognato di Ramathibodi Borommaracha Chao, che usurpò il trono e prese il nome Borommaracha I. Questi nel 1378 costrinse Sukhothai al vassallaggio e la capitale del regno assoggettato fu spostata a Phitsanulok, dove sarebbe rimasta fino all'annessione ad Ayutthaya nel 1448. La lotta per il trono tra le due dinastie continuò fino agli inizi del XV secolo ma non indebolì Ayutthaya. Ramesuan, figlio di Ramathibodi, riprese dapprima il trono e poi il controllo dell'Impero Khmer riconquistando Angkor nel 1394. Durante il suo regno vi fu anche la prima delle numerose guerre tra Ayutthaya ed il Regno Lanna.[80]

Annessione di Sukhothai[modifica | modifica wikitesto]

Sukhothai si era resa indipendente ma fu di nuovo sottomessa durante il regno di Intharacha (1409-1424), che pose anche fine alla Dinastia di Uthong.[80] L'ultimo sovrano del Regno di Sukhothai morì senza avere avuto figli nel 1438 e da allora il titolo di re di Sukhothai fu assegnato, salvo alcuni casi, al principe ereditario del trono di Ayutthaya, che mantenne la propria sede a Phitsanulok. Il regno fu definitivamente unificato ad Ayutthaya nel 1448 con l'ascesa al trono di Re Trailokanat, la cui madre era figlia dell'ultimo re di Sukhothai. Trailokanat promosse grandi riforme in campo amministrativo che sarebbero rimaste in vigore fino al XIX secolo. Fu il primo passo verso la creazione di uno Stato centralizzato. Il sovrano fu anche un fervente buddhista, introducendo riforme anche a livello clericale, promuovendo la fede Theravada e facendo costruire molti templi. Non poté coltivare come voleva la sua natura religiosa, avendo dovuto fronteggiare diversi conflitti con il Regno Lanna.[81]

Caduta di Angkor e ridimensionamento dei khmer[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Angkor § Il declino.

Nel 1431, durante il regno di Borommaracha II, l'esercito di Ayutthaya espugnò Angkor Thom dopo un lungo assedio. I khmer spostarono la capitale a Basan, l'odierna Srey Santhor, situata sul Mekong a pochi chilometri dall'attuale Phnom Penh.[82] La caduta di Angkor pose fine all'Impero Khmer, il trasferimento della capitale ad est segna l'inizio del cosiddetto periodo buio della Cambogia; il nuovo regno sarebbe rimasto fino al XIX secolo quasi sempre vassallo del Siam o del Vietnam, che in tale periodo si scontrarono in numerose guerre per acquisirne la supremazia. Dopo il sacco di Angkor Thom, i khmer si riorganizzarono e cacciarono i siamesi ma mantennero la capitale a Basan che, essendo molto più lontana di Angkor dal confine, garantiva maggiore protezione contro eventuali nuovi attacchi di Ayutthaya.[81]

Primi contatti con l'Occidente[modifica | modifica wikitesto]

Salito al trono nel 1491, Ramathibodi II è passato alla storia per essere stato il primo monarca siamese a stabilire scambi commerciali con l'Occidente. Si distinse anche in campo militare infliggendo, con l'aiuto delle armi introdotte in Siam dai portoghesi, la più grande sconfitta mai subita prima dal Regno Lanna.[83] I portoghesi giunsero per fini commerciali nel 1509 a Malacca, a quel tempo tributaria di Ayutthaya, e la conquistarono nel 1511 al comando di Afonso de Albuquerque, viceré dell'India portoghese.[83] L'ambasciata portoghese nella capitale siamese fu ricevuta cordialmente da Ramathibodi II, che temeva un eventuale conflitto con gli europei. Furono i membri di questa ambasciata i primi europei a giungere ad Ayutthaya, e nel 1516 fu stipulato un trattato che consentiva ai portoghesi di aprire uffici commerciali ad Ayutthaya, Mergui, Tenasserim, Pattani e Nakhon Si Thammarat.[83] I portoghesi si impegnarono a rifornire Ayutthaya di armi e munizioni e in breve si formò nella capitale una colonia di 300 residenti portoghesi, che sarebbero aumentati negli anni successivi.[84]

L'Impero birmano, creato da Bayinnaung della dinastia di Toungoo, comprende i regni di Ayutthaya e Lan Xang

Crisi dinastica e resa ai birmani[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1533 al 1548, quattro sovrani di Ayutthaya furono assassinati da membri della casa reale. Nel frattempo era salito al trono del Regno di Toungoo Tabinshwehti, iniziando l'espansione che nel 1545 avrebbe riunificato la Birmania, trasformandola in una delle maggiori potenze militari del Sud-est asiatico.[85] Dopo i primi scontri con i siamesi lungo la frontiera, i birmani ne invasero i territori nel 1549. Furono respinti alle porte della capitale grazie anche alla regina Suriyothai, considerata eroina nazionale per aver sacrificato la propria vita salvando il marito re Maha Chakkraphat.[86]

Tabinshwehti morì nel 1550 e i birmani guidati dal nuovo re Bayinnaung divennero un'invincibile macchina da guerra.[85] Conquistarono prima il Regno Lanna, che perse per sempre l'indipendenza a 265 anni dalla fondazione,[86] e con la nuova invasione del Siam nel 1564 costrinsero Ayutthaya a versare tributi annuali e a cedere Mergui, a quel tempo il maggiore porto della regione. Negli anni successivi, il Regno laotiano di Lan Xang si alleò con Ayutthaya in funzione anti-birmana. Bayinnaung tornò quindi con un esercito e nel 1569 Ayutthaya fu espugnata per la prima volta nella sua storia. L'intera famiglia reale siamese fu deportata nella capitale birmana Pegu e il nuovo re siamese morì durante il trasferimento.[86] Fu deportata anche la maggior parte della cittadinanza e nella capitale rimasero 10.000 abitanti,[87] contro i 150.000 del 1544.[86]

Anche i birmani lasciavano autonomia ai Paesi conquistati, Bayinnaung premiò l'alleato Maha Thammaracha di Phitsanulok affidandogli il trono di Ayutthaya. Se ne era assicurato la fedeltà deportandone in Birmania i figli Naresuan e Ekathotsarot al termine dell'invasione del 1564.[86] Maha Thammaracha era discendente dei reali di Sukhothai e fu quindi il capostipite della dinastia di Sukhothai. Furono introdotti in Siam il calendario birmano e molte delle leggi in vigore a Pegu, basate sull'antico codice delle leggi di Manu, da lungo tempo obsoleto in Siam.[68] Il sovrano della Cambogia cercò di approfittare della crisi di Ayutthaya attaccandola diverse volte a partire dal 1570. I siamesi respinsero gli eserciti khmer subendo gravi perdite. Maha Thammaracha ordinò la ricostruzione delle difese della città con il consenso di Bayinnaung, che in tal modo affidava ai siamesi la protezione del proprio impero. Furono ricostruite le mura, scavati nuovi fossati ed acquistati cannoni dagli europei.[87]

Naresuan e la rinascita del Siam[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Naresuan.

I due figli del nuovo re siamese vissero diversi anni a Pegu e furono personalmente educati come figli da Bayinnaung. Si distinse in particolare Naresuan[88] come guerriero, stratega militare[89] e per i suoi studi in scienze politiche. Al ritorno in patria nel 1571, fu nominato re di Phitsanulok, viceré ed erede al trono di Ayutthaya. A seguito di ulteriori invasioni khmer, Maha Thammaracha iniziò a delegare ai figli le incombenze militari. Le invasioni subite e i pesanti tributi che dovevano pagare ai birmani, furono un disastro per l'economia dei siamesi, anche per le deportazioni che avevano lasciato Ayutthaya con pochissima forza lavoro.[87]

Una mappa approssimativa relativa a uno dei periodi di massima espansione di Ayutthaya, al tempo di Naresuan

Morte di Bayinnaung, indipendenza siamese e vittorie contro i birmani[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre del 1581 Bayinnaung morì ed in pochi anni si disfece l'immenso impero. Nel 1584 Naresuan proclamò l'indipendenza di Ayutthaya e guidò un esercito a Pegu, ma fu costretto a ritirarsi. Le truppe che lo inseguirono furono sconfitte e negli anni successivi molti tentativi birmani di riprendere il controllo di Ayutthaya furono respinti. Nel 1590 morì Maha Thammaracha e gli succedette Naresuan. Phitsanulok e altre città del nord furono fatte evacuare e rimasero deserte diversi anni per scoraggiare nuovi attacchi di Pegu. Ebbe così fine il titolo di re di Sukhothai, che spettava all'erede al trono di Ayutthaya e al governatore di Phitsanulok.[87] In un nuovo conflitto, decisiva fu la battaglia di Nong Sarai del 1592, quando Naresuan uccise in un duello in groppa agli elefanti l'erede al trono birmano, costringendo l'esercito rivale a ritirarsi. Dopo questo evento, i birmani sarebbero rimasti lontani dal Siam per lungo tempo.[87]

In quegli anni Naresuan guidò la rinascita di Ayutthaya ed espanse notevolmente il territorio. Fece deportare molti prigionieri e ripopolò le città siamesi. Favorì lo sviluppo dei commerci con portoghesi e spagnoli.[90] A tutto il 1604, il Siam aveva costretto al vassallaggio la Cambogia ed il Regno Lanna, conquistato tutti i territori birmani nella penisola malese e quelli tradizionalmente dei mon, compresa Pegu. Aveva inoltre assoggettato 3 dei 19 principati degli shan, mentre gli altri avevano proclamato la propria indipendenza dalla Birmania. Il nuovo re birmano Nyaungyan Min rifondò ad Ava la Dinastia Toungoo ed iniziò una serie di campagne che gli avrebbero permesso di riconquistare buona parte dei territori perduti. Spedì le sue truppe a riconquistare i principati Shan e Naresuan giunse a nord alla testa di un grosso esercito per affrontarle, ma cadde malato e morì il 25 aprile 1605.[90]

Narai[modifica | modifica wikitesto]

Diplomatico francese consegna a Narai una lettera del Re Sole

Dopo la morte di Naresuan, le truppe di Ava riconquistarono la Bassa Birmania e buona parte dei territori persi nella penisola malese e a nord, compresa Lanna. I khmer trasferirono la capitale a Oudong e si allearono in funzione antisiamese con i vietnamiti, che iniziarono una lenta penetrazione in territorio cambogiano. L'economia di Ayutthaya rimase stabile, in quegli anni i siamesi allacciarono nuovi rapporti commerciali, in particolare con britannici, olandesi e giapponesi; questi ultimi formarono una nutrita colonia nella capitale Ayutthaya e raggiunsero incarichi di prestigio a corte.[91] La dinastia di Sukhothai ebbe vita breve e venne spodestata nel 1629 da quella di Prasat Thong, il capostipite, che fece assassinare gli ultimi due sovrani di quella precedente.

Anche la nuova dinastia ebbe vita breve, ma durante il regno di Narai (dal 1656 al 1688), il suo ultimo sovrano, il Siam conobbe un periodo di grande splendore. Narai è conosciuto come uno dei grandi re del Paese, sviluppò con successo gli scambi commerciali e diplomatici con l'Occidente e promosse le arti. Accolse a corte un gran numero di importanti scrittori e poeti e fu un periodo dorato per la letteratura siamese. Ayutthaya divenne un crocevia del commercio internazionale,[92] in particolare gli scambi con persiani e francesi contribuirono ad arricchire il regno. Narai ricorse alla Francia per contrastare le crescenti ingerenze degli olandesi nell'economia e nella politica, che destavano preoccupazioni.[93]

Oltre ad essere privilegiati nel commercio, i francesi fornirono aiuto militare, inviarono importanti missioni cattoliche e inaugurarono un seminario ad Ayutthaya; un francese fu nominato governatore di Phuket. La prima missione diplomatica siamese in Europa fu ricevuta nel 1684 alla corte del Re Sole, a cui fecero seguito tre visite ufficiali in Siam di ambasciatori francesi nel giro di pochi anni. L'accoglienza riservata da Narai ai francesi, illuse i missionari di poterlo convertire al cattolicesimo. Le concessioni che fece agli stranieri e ai francesi in particolare, attirarono su Narai il malumore di larghe fasce dell'aristocrazia siamese.[93]

Ultima dinastia e caduta di Ayutthaya[modifica | modifica wikitesto]

Schema dell'attacco birmano ad Ayutthaya del 1765-1767

Alla morte di Narai, nel 1688 il cortigiano Phetracha usurpò il trono e fu il capostipite della dinastia Ban Phlu Luang. Furono allontanati dal Siam tutti gli stranieri ad eccezione dei missionari, e tale chiusura sarebbe rimasta effettiva fino alla prima metà dell'Ottocento. L'ultimo periodo di splendore per Ayutthaya corrispose al regno di Borommakot (1732-1758), in cui fiorirono le arti e l'economia. Alla prosperità socio-economica non si accompagnò l'ammodernamento delle forze armate. L'esercito non combatteva alcuna guerra dal 1717 e i fasti in cui la corte si era adagiata portarono all'assopimento dello spirito guerriero siamese. Ne approfittarono i birmani della nuova dinastia Konbaung, il cui capo-stipite Alaungpaya invase il Siam e pose invano sotto assedio la capitale nel 1760.

Gli aristocratici siamesi avevano assunto un potere che si poneva fuori dal controllo della monarchia, agirono per interesse personale e crearono fazioni in lotta fra di loro. Venne a mancare il sentimento unitario necessario per affrontare i birmani, che tra il 1763 ed il 1764 ripresero il controllo del Regno Lanna a nord, del Regno di Luang Prabang a est e del Tenasserim a sud. Un nuovo attacco birmano fu fatale ad Ayutthaya, che capitolò dopo un lungo assedio il 7 aprile del 1767. I birmani entrarono in città si lasciarono andare ad ogni sorta di barbarie. Gli annali di Ayutthaya, i manoscritti contenenti le antiche leggi ed i testi sacri furono portati via o dati alle fiamme. Furono incendiati e distrutti gli edifici e deportati ad Ava come schiavi tra i 30.000 e i 200.000 siamesi, di cui circa 2.000 appartenenti alla famiglia reale. L'inetto re Ekathat trovò la morte mentre tentava la fuga, Ayutthaya fu abbandonata e invasa dalla giungla.[94]

Regno di Thonburi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Taksin.

Riunificazione del Paese[modifica | modifica wikitesto]

Con la distruzione di Ayutthaya, le truppe birmane dovettero rientrare in patria per fronteggiare un'invasione cinese a nord, lasciando una guarnigione nei pressi di Ayutthaya e un incaricato siamese a Thonburi per riscuotere le tasse. Il Siam si spaccò in sei parti controllate da locali signori della guerra. Uno di questi era Taksin, generale siamese di origine cinese che aveva rotto l'assedio di Ayutthaya e si era rifugiato nella zona costiera ad est. Radunò un buon numero di combattenti e sottomise i governatori locali. Con una flotta risalì il Chao Phraya e occupò Thonburi, per poi cacciare i birmani da Ayutthaya, dopo soli sette mesi dalla capitolazione. Fu acclamato re del Siam dai suoi uomini e stabilì la nuova capitale a Thonburi.

Subito dopo si dedicò a riunificare il Paese e a respingere nuovi attacchi birmani. Guidò un esercito contro il ribelle governatore di Phitsanulok, ma durante la battaglia fu ferito e costretto alla ritirata. Phitsanulok si era indebolita e ne approfittò Ruan, un monaco proclamatosi re nella vicina Fang/Sawangkhaburi che occupò la città. Taksin inviò un esercito guidato dai generali Thong Duang e Bunma a Phimai, sconfiggendo un membro della casa reale di Ayutthaya che aveva preso il controllo della regione e reclamava i propri diritti al trono del Siam. Al termine di questa campagna, nel dicembre 1768 Taksin si fece incoronare re del Regno di Thonburi, di cui fu l'unico monarca. Fu sottomesso quindi il governatore di Nakhon Si Thammarat, che aveva dichiarato l'indipendenza del sud, e la riunificazione fu completata espugnando Fang nel 1769.

Massima espansione del Regno di Thonburi

Espansione e riorganizzazione del regno[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi furono respinte invasioni birmane e fu ripreso il controllo di Lanna, che accettò il vassallaggio al Siam. Furono sottomessi i sultanati malesi di Syburi (l'odierna Kedah) e Terengganu, i regni laotiani di Champasak, Vientiane e Luang Prabang, la Cambogia. Furono conquistati territori vietnamiti nel delta del Mekong e a nord. Furono sottratte ai birmani Mergui e il Tenasserim. Con la sottomissione dei regni laotiani, nel 1779 i territori conosciuti oggi come Isan furono annessi al Siam. Tra i tesori depredati a Vientiane vi fu il Buddha di Smeraldo, che è diventato simbolo della monarchia thai.[95]

Taksin favorì l'immigrazione cinese per ravvivare la stagnante economia, ma in tal modo si attirò le antipatie dell'aristocrazia siamese. Furono instaurati nuovi scambi commerciali con l'estero, in particolare con l'Impero britannico e con gli olandesi. Nel 1772 il Regno di Thonburi fu riconosciuto dall'Impero Cinese.[96] Il sovrano diede nuovo impulso alla cultura, alle infrastrutture, all'osservanza dei precetti del Buddhismo. Permise ai missionari cattolici francesi di edificare una chiesa a Thonburi.[95]

Fine del Regno di Thonburi[modifica | modifica wikitesto]

Le condizioni di miseria determinate dalle guerre avevano causato un aumento dei crimini e della corruzione nell'amministrazione pubblica e nell'esercito. Taksin represse duramente questi fenomeni generando nei vertici dell'esercito un crescente malcontento. Fu accusato di fanatismo religioso e di demenza, l'atmosfera a Thonburi era talmente tesa da sfociare nel colpo di Stato del 1782 che depose Taksin.[97]. Quando il generale Phraya Chakri venne a sapere del colpo di Stato, si trovava a combattere in Cambogia. Lasciò il comando dell'esercito al fratello Bunma, si precipitò a Thonburi alla testa di un'armata e restaurò la pace, eseguendo arresti e punendo gli autori del colpo di Stato. Secondo le fonti locali, il generale fece decapitare Taksin il 6 aprile del 1782 e si fece incoronare re, dando inizio alla dinastia Chakri che tuttora regna in Thailandia.[98] Avrebbe in seguito preso i nomi regali Buddha Yodfa Chulaloke e Rama I.

Il periodo di Rattanakosin[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Regno di Rattanakosin.

Splendore dei primi regni di Bangkok[modifica | modifica wikitesto]

Rama I spostò la capitale sulla riva opposta del fiume, fece scavare un fossato difensivo e creò l'isola di Rattanakosin, il nucleo attorno al quale si sarebbe poi sviluppata l'odierna Bangkok[99] e che diede il nome al nuovo Regno di Rattanakosin. Fu reintrodotto lo splendore classico di Ayutthaya, molto diverso dallo spartano militarismo voluto da Taksin. Fu recuperato quanto si era salvato dalla distruzione di Ayutthaya (monumenti, oggetti sacri, manoscritti) e portato nei maestosi palazzi che adornarono la nuova capitale, su tutti il Grande Palazzo Reale.[100]

L'apparato militare ebbe un'importanza centrale, furono rafforzati i confini a nord-ovest respingendo nuove invasioni birmane che si ripeterono fino al 1804 e fu riedificata Chiang Mai. Fu riaffermata la suzeraineté sulla Cambogia e sui regni laotiani e fu esercitato un controllo più diretto sui possedimenti nella penisola malese. Per tutti questi territori fu reintrodotto un vecchio sistema di tassazione che rifornì Bangkok di prodotti da esportare in Cina. Molti degli abitanti delle zone sottomesse furono deportati in Siam come forza lavoro.[100]

Rama I autorizzò la revisione dei sacri testi Tripitaka e periodici controlli sui monaci. Attribuì a sé il ruolo di guida della fede ispirandosi a re Borommakot, l'ultimo grande monarca che avesse interpretato a dovere tale ruolo. Ristrutturò anche la burocrazia, affidando gli incarichi più importanti dell'amministrazione statale e delle lontane province a personaggi fidati. Al pari di Taksin favorì l'immigrazione dei cinesi, che progressivamente cambiarono l'aspetto dell'economia nazionale con la loro esperienza negli affari e la grande prefessionalità, dando inizio in Siam all'economia di mercato. L'imponente mole di affari sviluppatasi arricchì le casse dello Stato e il governo applicò un regime di tassazione privilegiato per la nuova classe di commercianti, primo abbozzo di borghesia siamese. L'immigrazione dei cinesi sarebbe continuata anche nei decenni successivi e si stima che nel 1850 erano 300.000.[100]

Durante il regno di Rama III si registrarono alcuni conflitti significativi. Nel 1826 vi fu la ribellione del re di Vientiane Anuvong, che si concluse nel dicembre del 1828 con la distruzione della capitale, la deportazione di diverse centinaia di migliaia di laotiani nelle zone disabitate dell'Isan e l'annessione al Siam del Regno di Vientiane. Vi furono quindi due conflitti con il Vietnam tra il 1831 ed il 1845 per il controllo della Cambogia, che dal 1812 era tornata sotto la sfera d'influenza vietnamita, nei quali entrambe le volte i siamesi furono sconfitti. Dopo che avevano iniziato la colonizzazione di Birmania e Malesia, nel 1826 i britannici stipularono con Rama III il trattato Burney, accordandosi sul confine thai malese e su nuovi scambi commerciali. Fu la riapertura del Siam all'Occidente dai tempi di Narai.

Minaccia del colonialismo e modernizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Durante il XIX secolo, l'espansionismo europeo fu la più grande minaccia per la sopravvivenza del Paese, che fu l'unico del Sud-est asiatico a rimanere indipendente, diventando uno Stato cuscinetto tra i possedimenti francesi e britannici.

Conquiste britanniche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Impero anglo-indiano e Insediamenti dello Stretto.

Dopo aver conquistato l'intero subcontinente indiano, i britannici entrarono in attrito con i belligeranti birmani e nel 1824 scoppiò la prima delle tre guerre anglo-birmane, che si sarebbero concluse nel 1886 con altrettante vittorie degli europei. I territori birmani confluirono nell'Impero anglo-indiano, fondato nel 1858. Il primo insediamento dei britannici in Malesia risale invece al 1786, quando il sultano di Kedah concesse loro Penang in cambio della protezione da thai e birmani.[101] Si aggiunsero quindi Singapore e altri territori che andarono a formare la colonia degli Insediamenti dello Stretto nel 1826. Quello stesso anno i siamesi si allearono con i britannici, fornendo appoggio logistico nella prima guerra anglo-birmana.

Rama IV[modifica | modifica wikitesto]

La crescente influenza inglese fu anche riconosciuta in campo commerciale con la firma di re Rama IV (regno dal 1851 al 1868) del trattato Bowring, che liberalizzava definitivamente il commercio in Siam ai britannici, ai cui cittadini venivano inoltre garantiti i diritti di extraterritorialità.[102] L'esonimo Siam, con cui il Paese era comunemente denominato dagli europei fin dal XVII secolo, entrò nell'uso ufficiale nei trattati con le potenze straniere a partire da tale trattato del 1856.[103]

La corte di Bangkok si rese conto dell'inferiorità siamese rispetto ai britannici, che avevano trionfato contro i birmani e nelle guerre dell'oppio contro la Cina.[104] Rama IV iniziò quindi la modernizzazione del Paese, convinto che fosse necessaria anche per mantenere l'indipendenza. Diffuse le grandi scoperte scientifiche e tecnologiche dell'Occidente, con grandi benefici per l'economia. Tra le varie riforme che attuò vi furono quelle relative al clero, l'abolizione di usanze medievali, la garanzia di nuovi diritti alle donne, l'introduzione della stampa e di sistemi educativi occidentali. Grazie al suo operato, è considerato in Siam uno dei più grandi re e il "Padre della Scienza e della Tecnologia".[104]

Conquiste francesi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Indocina francese.
Territori persi dal Siam tra fine Ottocento ed inizio Novecento

L'infiltrazione militare francese in Vietnam ebbe inizio alla fine del 1857 e si concluse nel 1884 con la conquista dell'intero Paese, mentre la maggior parte della Cambogia fu occupata nel 1867 in seguito agli accordi sottoscritti con Rama IV, che riconobbero i diritti siamesi sulla parte occidentale. Nel 1887 furono inserite nella neonata Indocina francese le aree della regione in mano ai francesi, che in quel periodo iniziarono ad infiltrarsi nel territorio laotiano sostenendo il diritto vietnamita di suzeraineté su tale territorio. Minacciato alle frontiere orientali, il Siam non volle cedere alle richieste francesi e vide nell'alleanza con i britannici una garanzia per preservare l'indipendenza.

Con lo scoppio della guerra franco-siamese, il 13 luglio 1893 due navi da guerra francesi forzarono i blocchi alle foci del Chao Phraya, giunsero a Bangkok e puntarono i cannoni sul Grande Palazzo Reale. In tal modo, Rama V fu costretto a cedere ai colonialisti il controllo dei vasti territori laotiani ad est del Mekong. Le speranze siamesi di un aiuto britannico erano state frustrate dai nuovi rapporti diplomatici tra britannici e francesi in funzione anti-prussiana.[105] I britannici ottennero comunque la garanzia che il Siam avrebbe conservato l'indipendenza e l'integrità territoriale.[106] Nel 1904, le due potenze europee siglarono l'Entente Cordiale, con cui posero fine alle dispute sulle rispettive colonie in Africa e Asia. Quello stesso anno, i siamesi cedettero ai francesi vaste zone storicamente laotiane ad ovest del Mekong e nel 1907 i possedimenti cambogiani rimasti. In cambio del ruolo avuto nelle controversie franco-siamesi, i britannici ottennero nel 1893 la rinuncia siamese ad ogni rivendicazione sui territori shan a nord e nel 1909 un'analoga rinuncia riguardante i territori di frontiera tra Siam e sultanati malesi.

Rama V[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado le concessioni che dovette fare ai colonialisti europei, anche Rama V è considerato uno dei più grandi re thai per aver preservato l'indipendenza del Paese e per le importanti riforme che attuò. Educato da un'istitutrice britannica, proseguì l'opera di modernizzazione del Paese e fu il primo monarca thai a compiere viaggi in Europa. Nei primi anni di regno accentrò su di sé il potere, con l'aiuto dei molti fratelli, mettendo in disparte l'aristocrazia che nei decenni precedenti aveva assunto eccessiva importanza. Riformò radicalmente l'amministrazione, scegliendone i dirigenti e creando il primo vero Stato centralizzato nella storia del Paese.[107]

Introdusse nuovi sistemi educativi e legislativi di stile europeo e nel 1905 dichiarò illegale la schiavitù, pratica che rendeva il Siam agli occhi degli europei uno Stato retrogrado. Furono riorganizzate le forze armate. Fece costruire importanti infrastrutture, tra cui la prima ferrovia, e fece cambiare l'aspetto architettonico della capitale assumendo tecnici italiani.[108] Con i trattati internazionali da lui sottoscritti, furono fissati i confini definitivi che tuttora delimitano la Thailandia. Nelle prime decadi del XX secolo, molti thai studiarono all'estero, ed emerse una piccola élite istruita in occidente con idee tradizionali.[109]

Fine della monarchia assoluta e avvento dei militari al potere[modifica | modifica wikitesto]

10 dicembre 1932, Rama VII firma la prima Costituzione del Siam, che sostituisce la carta costituzionale provvisoria firmata il giugno precedente

Il 24 giugno 1932 un colpo di Stato incruento, conosciuto come "Rivoluzione del 1932", portò alla fine della monarchia assoluta e inaugurò l'era costituzionale thailandese. Aveva così termine il Regno di Rattanakosin ed iniziava la monarchia costituzionale del Regno del Siam. Fu opera lungamente pianificata di ufficiali militari e funzionari civili, organizzatisi nel partito Khana Ratsadon, che aveva avuto origine nel febbraio 1927 a Parigi, in cui sette studenti thai (tra i quali figurava un ventiseienne Pridi Banomyong) avevano iniziato a programmare il sovvertimento del regime assolutista monarchico.[110] Già nel 1912 era stato sventato un analogo colpo di Stato da parte di un gruppo di giovani ufficiali scarsamente organizzati.

Re Rama VII Prajadhipok inizialmente accettò la situazione e, dopo un tentativo fallito di ripristinare il regime assolutista da parte di truppe guidate dal principe Borowadet nell'ottobre 1933, al quale si era dichiarato estraneo, si recò all'estero per cure mediche. Stabilitosi in Inghilterra, dopo che il governo di Bangkok respinse le sue richieste di riforma scelse di restare in esilio e non ritornò mai più in patria. Il 2 marzo 1935 abdicò, dichiarando che era disponibile a cedere i poteri al popolo ma non a un individuo o gruppo che li utilizzasse in maniera autocratica.[109]

Il giorno stesso dell'abdicazione, il governo proclamò re il suo nipote decenne Ananda Mahidol, che si trovava a studiare in Svizzera e giunse in Thailandia solo tre anni dopo. Nel decennio successivo, la fazione militare del regime, guidata da Plaek Phibunsongkhram, e quella civile, guidata da Banomyong, entrarono in conflitto. Gli aspetti di nazionalismo e militarismo ebbero il sopravvento con la nomina a primo ministro nel dicembre 1938 di Phibunsongkhram, conosciuto come Phibun, che negli anni successivi esercitò il potere in modo dittatoriale, prendendo a modello i regimi nazi-fascisti europei.[111] Tra le sue iniziative vi furono il ridimensionamento della ricca comunità cinese nel Paese e l'aumento della thaificazione, il processo di assimilazione culturale delle minoranze etniche. L'esonimo Siam, considerato di origine cinese, fu sostituito nel 1939 da Prathet Thai (equivalente a Thailandia).[103] Phibun mise in atto le sue mire espansionistiche per l'unificazione di tutti i popoli tai sotto un unico Stato; nel 1940 diede il via alla guerra franco-thailandese nella quale, grazie all'aiuto giapponese, alla Thailandia furono riconosciuti vasti territori laotiani e cambogiani ceduti durante il regno di Rama V.[112] Nel 1941, dopo l'invasione giapponese della Thailandia, Phibun entrò a fianco del Giappone nella guerra del Pacifico.

L'avanzata giapponese nel Sud-est asiatico procurò alla Thailandia nel 1943 l'annessione di altri territori in Birmania e Malesia solo quando le sorti del conflitto avevano iniziato a volgere in favore degli Alleati.[113] Si era intanto sviluppato in Thailandia e all'estero il movimento di liberazione anti-giapponese Seri Thai, guidato in patria da Banomyong, che contribuì all'estromissione di Phibun dal governo nel 1944.[114] Subito dopo fu ripreso il nome Siam.[115]

Pridi Banomyong, conosciuto come il padre della democrazia in Thailandia[116]

Guerra fredda e brevi periodi di democrazia[modifica | modifica wikitesto]

Con l'uscita di scena di Phibun tornò al potere Pridi Banomyong, che era stato reggente di Rama VIII e si era rifiutato di firmare le dichiarazioni di guerra rendendole anti-costituzionali. Dopo la fine del conflitto si entrò in una nuova fase politica nella storia del Paese, in cui per la prima volta il governo era affidato a dei civili, anziché al re o ai militari come in passato.[112] Nell'immediato dopoguerra, Pridi Banomyong sostenne i movimenti rivoluzionari del Sud-est asiatico che lottavano per l'indipendenza: una presa di posizione che lo avrebbe reso inviso alle Potenze occidentali entrate nella guerra fredda contro l'Unione Sovietica.[117] Il 24 marzo 1946 Pridi fu posto a capo del governo, fu promulgata una nuova Costituzione, introdotto il bicameralismo e furono fondati i primi partiti liberi dall'influenza militare nel Paese.[118]

Il successivo 9 giugno, il giovane re Ananda Mahidol fu trovato morto nel suo letto in circostanze rimaste avvolte dal mistero. Quello stesso giorno fu nominato re Bhumibol Adulyadej (Rama IX), fratello minore di Ananda Mahidol. L'evento danneggiò il prestigio di Pridi, che si era dimesso dalla carica di reggente nel dicembre precedente e che fu da alcuni ritenuto il mandante del regicidio.[118] Il 23 agosto Pridi rassegnò le dimissioni e le lotte che si erano innescate tra le varie fazioni politiche dei civili nel dopoguerra favorirono il ritorno al potere dei militari.[118] Nell'ottobre del 1946 fu ufficializzato il ritorno ai francesi dei territori cambogiani e laotiani ottenuti dai thai nel 1941.

Phibun riemerse sulla scena politica come il baluardo contro l'avanzata del comunismo in Siam.[117][118] In quegli anni gli Stati Uniti estesero enormemente la propria influenza sul Paese, preoccupati per il crescente successo dei comunisti nella regione, in particolare nel Vietnam. Il colpo di Stato del 1947 pose fine alla prima vera esperienza democratica per i thai e vide il ritorno ai vertici dell'esercito di Phibun,[119] che l'8 aprile 1948 fu nominato di nuovo primo ministro.[120] Il 20 luglio 1948 l'Assemblea Costituente votò la ridenominazione Thailandia.[115]

La definitiva svolta filo-americana si ebbe dopo la presa del potere dei comunisti in Cina del 1949 ed il generale sviluppo del movimento comunista in Indocina, quando gli americani sciolsero le riserve e iniziarono a fornire alla Thailandia grandi quantità di armi. Tale evento comportò una minore influenza dei civili sulle scelte di governo e una maggiore repressione delle opposizioni interne.[120][121] Malgrado la crescente repressione delle opposizioni, il prestigio di Phibun cominciò a declinare e gli statunitensi gli preferirono il generale Sarit Thanarat, aiutandolo nel colpo di Stato che nel 1957 pose fine alla carriera di Phibun.[122]

Il feldmaresciallo Sarit Thanarat, il dittatore a cui si deve la fine del conflitto tra i militari e la casa reale, nonché la definitiva adesione del Paese alla causa statunitense nella guerra fredda

L'egemonia di Thanarat vide un ulteriore avvicinamento del Paese agli Stati Uniti ed il ritorno della monarchia Chakri a una posizione di potere,[123] il re Bhumibol Adulyadej e l'intera casa reale conseguirono notevoli vantaggi, recuperando gran parte dei privilegi perduti nel 1932. Dopo essersi fatto nominare primo ministro con il nuovo golpe del 1958, Thanarat promosse lo sviluppo economico del Paese in accordo con gli statunitensi e la sua dittatura esercitò sulle opposizioni una repressione senza precedenti.[124]

In questo periodo lo sviluppo economico fu accompagnato da ingenti investimenti dall'estero e, tra i vari fenomeni che si registrarono, vi furono un enorme incremento demografico ed urbanesimo (in particolare furono molti i thai che si trasferirono a Bangkok), nonché un notevole aumento della prostituzione e del consumo di stupefacenti. Si venne a creare una consistente classe media ed ebbe grande sviluppo l'istruzione pubblica, con la formazione di una generazione di studenti aperti e informati sulla politica e sull'economia.

Con lo scoppio della guerra del Vietnam, Thanarat fornì supporto militare e logistico agli americani, ai quali concesse l'uso delle basi aeree del nord-est per i bombardamenti del Vietnam. Alla sua morte, avvenuta nel 1963, emersero una serie di scandali che misero in evidenza quanto fosse corrotto e gli enormi capitali che aveva accumulato.[125]

I traguardi raggiunti dalla sua politica economica lo avevano reso popolare e al suo posto prese il potere il suo vice, il generale Thanom Kittikachorn, che ne continuò la politica filo-americana e anti-comunista. La durezza della repressione e la grave corruzione che caratterizzarono i suoi governi alimentarono il pubblico malcontento. La tensione crebbe e vennero organizzate imponenti dimostrazioni anti-governative. La rivolta studentesca del 1973 pose fine alla sua egemonia politica; al termine di tre giorni di scontri tra le forze dell'ordine e un numero enorme di dimostranti fu costretto dal re Rama IX a rassegnare le dimissioni e ad andare in esilio.[126]

Ebbe inizio un nuovo periodo democratico per il Paese, con gli alti gradi dell'esercito confinati ai margini della formazione governativa. Nei tre anni successivi si alternarono diversi governi e i contrasti nati tra le varie fazioni civili della politica crearono i presupposti per un nuovo colpo di Stato militare. La fine dalla guerra del Vietnam nell'aprile del 1975 decretò il trionfo dei comunisti in Vietnam, Laos e Cambogia e molti temettero che il prossimo obiettivo dei comunisti fosse quello di conquistare il potere in Thailandia.[127] Al clima di tensione contribuirono le incerte condizioni economiche del Paese; gli scioperi e le grandi dimostrazioni popolari del gennaio del 1976 costrinsero il governo ad accettare le richieste dei sindacati, tra le veementi proteste dei gruppi più radicali delle destre.[128]

Il colpo di Stato ebbe luogo il 6 ottobre 1976, poche ore dopo il massacro dell'Università Thammasat perpetrato a Bangkok da reparti di polizia e formazioni paramilitari ai danni di studenti e operai che protestavano per il ritorno, orchestrato dall'esercito, di Kittikachorn dall'esilio. Molti che avevano aderito alle proteste si unirono alla guerriglia guidata dal Partito Comunista della Thailandia. Con la fine della breve esperienza democratica cominciò una nuova stagione di feroce repressione sulle opposizioni da parte del governo controllato dal generale Kriangsak Chomanan, che si fece eleggere primo ministro con il colpo di Stato del 1977.[128]

Consolidamento del potere militare[modifica | modifica wikitesto]

I diversi colpi di Stato e i prolungati periodi di legge marziale indebolirono il sistema parlamentare e lo posero sotto il controllo dei diversi regimi che si succedettero, con diciannove carte costituzionali e costituzioni promulgate tra il 1932 ed il 2015. Con il colpo di Stato del 1976, l'esercito rafforzò il proprio potere pianificando il ritorno alla democrazia nel 1988. La nuova costituzione del 1978 diede maggiori poteri ai militari affidando al primo ministro il controllo effettivo sui due rami del Parlamento.[129]

Nei tre anni da primo ministro, Kriangsak ebbe l'intuizione che per porre fine alla guerriglia era necessario venire a patti con la Cina, che armava e sovvenzionava i ribelli thai. Permise ai cinesi di transitare in Thailandia per portare rifornimenti ai loro alleati khmer rossi, impegnati nella guerra cambogiana-vietnamita, ottenendo in cambio il blocco degli aiuti cinesi alla guerriglia thai.[130] Le elezioni che si tennero negli anni successivi videro prevalere il generale Prem Tinsulanonda, che diede un altro colpo alla guerriglia garantendone ai membri l'amnistia nel caso avessero deposto le armi. Dopo queste iniziative, la guerriglia stessa ed il Partito Comunista sparirono in breve dalla scena politica.[131]

Le prime vere libere elezioni dal colpo di Stato del 1976 si tennero nel 1988 e videro l'affermazione del partito di destra Nazione Thai, il cui leader Chatichai Choonhavan era un civile e fu nominato primo ministro. La corruzione che caratterizzò il suo governo portò al colpo di Stato militare del marzo 1991 e fu sostituito ad interim dal civile Anand Panyarachun. Le elezioni del 1992 portarono al governo del generale Suchinda Kraprayoon, la cui nomina fu duramente contestata dal popolo; le grandi dimostrazioni di protesta che seguirono furono represse nel sangue nel cosiddetto "maggio nero".[132] Il regime fu costretto a indire libere elezioni in seguito alle quali si insediò un governo civile di coalizione guidato da Chuan Leekpai del conservatore Partito Democratico. Negli anni successivi non si registrarono altri colpi di Stato e i governi che si alternarono dovettero fronteggiare la crisi finanziaria asiatica di fine secolo.

La famiglia Shinawatra[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli inizi del XXI secolo, ha avuto un grande ruolo nella politica nazionale il magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra. Eletto primo ministro nel 2001 e successivamente rieletto nel 2005 e 2006 con un margine amplissimo di voti, l'imprenditore di Chiang Mai è diventato l'idolo delle classi più disagiate per il populismo che caratterizzò i suoi governi, riducendo ad esempio i costi per l'assistenza sanitaria o aiutando gli insolventi, e per essersi contrapposto all'élite di Bangkok,[133] tradizionale centro del potere del Paese. Ha avuto una sempre più agguerrita opposizione per la sua gestione privatistica del potere. La sua carriera politica ebbe fine il 19 settembre 2006 con il colpo di Stato militare che sospese tutte le cariche di governo, del Parlamento e della Corte Costituzionale, aprendo una situazione di forte instabilità.

In seguito, la Corte Suprema di Bangkok gli avrebbe sequestrato buona parte del patrimonio accusandolo di essersi arricchito con la corruzione e il conflitto di interessi. Fu inoltre accusato di autoritarismo, tradimento, lesa maestà, di aver messo il bavaglio alla stampa e di aver svenduto beni nazionali a investitori stranieri. Inoltre, Amnesty International criticò aspramente Thaksin per la sua guerra alla droga, nella quale vennero uccise migliaia di persone, e per aver usato eccessiva violenza nel sopprimere i moti separatisti islamici nel sud del Paese.[133]

La dittatura militare ebbe fine con le elezioni del dicembre 2007, che portarono al potere il Partito del Potere Popolare (PPP), alleato di Thaksin, ma dopo un anno di proteste di piazza dei conservatori, il primo ministro Samak Sundaravej fu costretto a dimettersi dalla Corte Costituzionale con l'accusa di conflitto di interessi. Il suo vice Somchai Wongsawat, cognato di Thaksin, fu a sua volta deposto quando la Corte Costituzionale disciolse il PPP per presunti brogli elettorali. Nel dicembre 2008 una parte dei parlamentari del PPP confluì nell'opposizione, permettendo al segretario del conservatore Partito Democratico Abhisit Vejjajiva di riportare al governo una coalizione di partiti vicina alle forze armate, pur avendo perso le elezioni del 2007.

Nell'aprile e maggio del 2010, le manifestazioni ad oltranza nelle strade di Bangkok del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, gruppo che appoggia le politiche di Thaksin e che chiedeva nuove elezioni, furono disperse nel sangue. Il bilancio degli scontri fu di 91 vittime. Nei mesi successivi, Abhisit fu osteggiato anche dagli ultra-nazionalisti delle "camicie gialle", che prima l'avevano appoggiato. Le elezioni del luglio 2011 videro il largo successo del partito di opposizione Pheu Thai guidato da Yingluck Shinawatra, sorella minore di Thaksin, che fu eletta primo ministro. Dopo alcuni mesi di dure proteste anti-governative, che ne chiedevano le dimissioni perché rappresentava gli interessi del fratello, nel maggio del 2014 Yingluck fu destituita dalla Corte Costituzionale, accusata di "abuso del potere politico a fini personali". Il governo fu affidato ad interim a un altro membro del Pheu Thai e le proteste antigovernative proseguirono.[134]

Quello stesso mese, l'esercito effettuò un colpo di Stato dopo che 28 persone avevano perso la vita e 700 erano state ferite in scontri e attentati collegati alle proteste. La mattina del 23 maggio, il comandante in capo dell'esercito Prayuth Chan-ocha, guida del colpo di Stato, si auto-proclamò primo ministro ad interim. Nei mesi successivi, malgrado le pressioni internazionali per il ritorno alla democrazia, Prayuth ha mantenuto il controllo del governo senza fissare nuove elezioni e ha esercitato una forte repressione sull'opposizione legata agli Shinawatra.[135]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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