Insolvenza

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Con insolvenza o decozione, in economia e nel diritto fallimentare, si intende la situazione in cui un soggetto economico, solitamente un imprenditore commerciale, non è in grado di onorare regolarmente, con mezzi normali di pagamento, le obbligazioni assunte alle scadenze pattuite. Dipinge dunque la situazione patrimoniale dell'imprenditore da un punto di vista funzionale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

In tale circostanza l'imprenditore stesso, il pubblico ministero o, più frequentemente, i suoi creditori, possono rivolgersi al tribunale fallimentare per far dichiarare il fallimento dell'impresa. Lo stato di insolvenza deve distinguersi dallo stato di crisi. Mentre l'insolvenza è permanente la crisi è temporanea.

Lo stato di decozione, a differenza del semplice inadempimento, si riferisce, non ad una singola obbligazione, bensì a tutta la situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore, risolvendosi in una situazione di impotenza economica e funzionale, non transitoria ed irreversibile. L'insolvenza può assumere anche le caratteristiche di insolvenza fraudolenta.

Un aumentato rischio di insolvenza da parte di un'azienda può portare ad un conseguente aumento di difficoltà nell'accesso al credito nel sistema creditizio-bancario per aumentata sfiducia di questo, con effetto di retroazione positiva e aumentato rischio fallimento dell'azienda stessa.

Insolvenza sovrana[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di insolvenza può essere esteso allo Stato nel caso di insolvenza sovrana, situazione in cui questi non è in grado di restituire il proprio debito pubblico ai suoi creditori con effetti diretti sull'amministrazione statale e possibili effetti a livello macroeconomico sul sistema economico nazionale.

Effetti[modifica | modifica wikitesto]

Se l’esdebitazione dell’imprenditore (commerciale) fallito «costituisce una deroga significativa, ma comunque limitata (sotto il profilo dei soggetti coinvolti), al principio della responsabilità patrimoniale (quale racchiuso nel precetto secondo il quale il debitore risponde dei propri debiti con tutti i suoi beni, anche futuri), ben più ampia è la deroga che rispetto al medesimo principio è stata introdotta con la l. n. 3/2012, che ha disciplinato l’istituto del cd. “sovraindebitamento” del debitore civile (recte: del debitore “non fallibile”), estendendo il beneficio dell’esdebitazione anche ai debitori che sono esclusi dalle tradizionali procedure concorsuali (consumatori, professionisti, imprenditori agricoli, imprenditori commerciali “piccoli”)»[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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