Partito Palang Pracharath

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Partito Palang Pracharath
พรรคพลังประชารัฐ
พรรคพลังประชารัฐ.png
LeaderUttama Savanayon
SegretarioSontirat Sontijirawong
PortavoceKobsak Phutrakool
StatoThailandia Thailandia
SedeBangkok
Fondazione2 marzo 2018
IdeologiaConservatorismo[1]
Nazionalismo[2]
Militarismo[3]
CollocazioneDestra
Affiliazione internazionalenessuna
Iscritti(2013)
Coloriblu
Sito web

Il Partito Palang Pracharath (PPP; in lingua thai: พรรคพลังประชารัฐ) è un partito politico della Thailandia fondato nel marzo 2018 da Chuan Chuchan e Suchart Jantarachotikul. Appoggiò la candidatura del primo ministro Prayut Chan-o-cha, guida del colpo di Stato del 2014 e dittatore militare dal 2014 al 2019, durante le elezioni del 2019.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli inizi del XXI secolo, ebbe un grande ruolo nella politica nazionale il magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra, fondatore e leader del partito Thai Rak Thai. Eletto primo ministro nel 2001 e successivamente rieletto nel 2005 e 2006 con un margine amplissimo di voti, l'imprenditore di Chiang Mai divenne l'idolo delle classi più disagiate per il populismo che caratterizzò i suoi governi, riducendo ad esempio i costi per l'assistenza sanitaria o aiutando gli insolventi.[4] La sua politica fu tesa anche a intaccare gli interessi delle vecchie élite di Bangkok legate ai militari e alla monarchia, si venne così a creare un ultradecennale conflitto che coinvolse anche gran parte della popolazione.[5]

La sua carriera politica ebbe fine il 19 settembre 2006 con un colpo di Stato dopo il quale i militari fecero un lavoro capillare per distruggere il potere di Thaksin.[6] I militari guidarono il paese fino alle elezioni del dicembre 2007, che portarono al potere il Partito del Potere Popolare (PPP), alleato di Thaksin, ma dopo otto mesi di proteste di piazza dei conservatori la Corte costituzionale disciolse il PPP per presunti brogli elettorali.[7] Nell'aprile e maggio del 2010, le manifestazioni ad oltranza nelle strade di Bangkok del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, gruppo che appoggiava le politiche di Thaksin e che chiedeva nuove elezioni, furono soffocate dalle forze dell'ordine. Le elezioni del luglio 2011 videro il largo successo del Partito Pheu Thai guidato da Yingluck Shinawatra, sorella minore di Thaksin, che nel 2014 fu destituita dalla Corte costituzionale.[8]

Quello stesso mese, la giunta militare Consiglio nazionale per la pace e per l'ordine effettuò un colpo di Stato guidato dal comandante in capo dell'esercito Prayut Chan-o-cha, che si auto-proclamò primo ministro ad interim. Nei cinque anni successivi, malgrado le pressioni internazionali per il ritorno alla democrazia, Prayut mantenne il controllo del governo senza fissare nuove elezioni ed esercitò una forte repressione sull'opposizione legata agli Shinawatra.[9] Il 6 aprile 2017, re Vajiralongkorn controfirmò la nuova Costituzione (la 20ª da quando fu introdotta la monarchia costituzionale nel 1932) che aumentò i poteri dei militari e della Corte costituzionale in ambito politico per prevenire il ritorno al potere di Thaksin Shinawatra e dei suoi alleati.[10]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni furono fissate per il 2019 e Prayut volle candidarsi primo ministro creando Palang Pracharath. Tra i fondatori vi fu Suchart Jantarachotikul, colonnello dell'esercito in pensione e compagno di classe di Prayut ai tempi dell'accademia militare,[11] che era stato membro del Parlamento nel 1992 per il Partito di Nuova Aspirazione e tra il 2015 e il 2017 aveva fatto parte dell'Assemblea nazionale per le riforme di governo voluta dalla giunta militare.[12] Un altro fondatore fu Uttama Savanayana, che era stato ministro dell'Industria nell'esecutivo dittatoriale di Prayut.[13]

Partito dei militari[modifica | modifica wikitesto]

Palang Pracharath nacque per appoggiare la candidatura di Prayut Chan-o-cha all'elezione a primo ministro per le elezioni del 2019. Si distinse da altri partiti che appoggiarono la candidatura perché molti dei suoi dirigenti erano stati ministri o consiglieri nell'esecutivo di Prayut, tanto da essere chiamato "partito ufficiale pro-giunta" e "partito pro-Prayut.[14][15]

Tra i sostenitori del partito vi sono i membri del gruppo Sam Mitr ("tre amici" o "tre alleati"), che furono ministri nell'esecutivo di Thaksin Shinawatra e nel periodo prima del marzo 2018 furono in grado di fare propaganda politica, in quel periodo vietata ai partiti politici, contattando ex parlamentari dei partiti pro-Taksin (il Partito Pheu Thai e i disciolti Thai Rak Thai e Partito del Potere Popolare) e attivisti del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, il movimento delle camicie rosse che ha a sua volta appoggiato la politica di Thaksin. Il gruppo Sam Mitr si è unito a Palang Pracharath nel novembre 2018 portando con sé oltre 150 ex parlamentari,[14][16] tra i quali 44 provenienti dai partiti che avevano appoggiato Thaksin e 14 dal Partito Democratico.[17]

Elezioni del 2019[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: elezioni parlamentari in Thailandia del 2019.

I leader del partito ricevettero pesanti critiche per la loro stretta relazione con la giunta militare e per le accuse di aver abusato dei loro incarichi nel governo dittatoriale per la raccolta fondi e la campagna elettorale in favore di Palang Pracharath. A fine gennaio, dopo che era stata fissata la data delle consultazioni, quattro ministri dell'esecutivo di Prayut diedero le dimissioni per concentrarsi sulla campagna elettorale.[18] Il giorno dopo fu annunciato che i candidati del partito per la carica di primo ministro erano Prayut Chan-o-cha, Uttama Savanayana e il vice-primo ministro Somkid Jatusripitak.[19] Il successivo 8 febbraio il partito scelse come candidato unico Prayut, che non era membro del partito in quanto la Costituzione del 2017 voluta dai militari prevedeva questa possibilità.

Gruppi per i diritti civili e osservatori politici criticarono il sistema di voto e la Commissione elettorale per i molti errori e irregolarità riscontrate. Anche l'esito finale fu aspramente contestato, vi furono diversi rinvii sull'annuncio dei risultati definitivi, che secondo il comitato organizzatore avrebbe potuto essere disponibile il 9 maggio.[20] Il primo annuncio ufficiale dei risultati parziali fu il 26 marzo, con il Partito Pheu Thai in vantaggio come numero di seggi, con una maggioranza non assoluta, seguito a breve distanza dal Partito Palang Pracharath, che poteva invece contare su un numero maggiore di voti a livello nazionale. Terzo era il Partito del Futuro Nuovo, seguito dal Partito Democratico e dal Partito Bhumjaithai.[21] Il 27 marzo, i rappresentanti di Pheu Thai, Partito del Futuro Nuovo, Partito Liberale Thai, Partito Phea Chart, Partito Prachachat, Potere del Popolo Thai e Partito della Nuova Economia, che insieme ottennero 255 seggi dei 500 seggi alla Camera, annunciarono di voler formare una coalizione di governo in opposizione ai programmi della giunta militare. Anche il Partito Phalang Pracharat affermò di aver vinto le elezioni come formazione che ricevette il maggior numero di voti e di avere quindi il diritto di formare il nuovo governo.[22]

Controversie e scandali[modifica | modifica wikitesto]

Conflitto di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito Pheu Thai protestò con la Commissione elettorale per i vantaggi ricevuti da Palang Pracharat dal governo, sostenendo che non gli erano dovuti.[23][24] Nel settembre 2018, il leader del Partito Democratico Abhisit Vejjajiva invitò i ministri che erano membri del partito a rassegnare le dimissioni, sostenendo che il possibile abuso di risorse governative potevano considerarsi conflitto di interesse e avrebbero garantito un ingiusto vantaggio nelle imminenti elezioni. In particolare fu aspramente criticato il fatto che Prayut fosse a capo del governo e candidato primo ministro.[25]

Nel novembre 2018, il governo di Prayut approvò lo stanziamento di 86.9 miliardi di baht a sostegno della popolazione più bisognosa,[26] l'evento fu considerato dagli oppositori un tentativo di usare soldi pubblici per comprare voti alle prossime elezioni.[27]

Gerrymandering[modifica | modifica wikitesto]

Secondo quanto disposto dalla Costituzione del 2017 voluta dai militari, la Commissione elettorale ebbe l'incarico di ridisegnare i confini delle circoscrizioni elettorali e, quando stava per annunciarne i risultati, Prayut prorogò la data dell'annuncio in accordo con un articolo della Costituzione.[28] Con questa proroga, la Commissione elettorale fu autorizzata a ridisegnare a suo piacimento i confini, mentre in precedenza vi erano solo tre metodi utilizzabili, per prevenire il fenomeno del gerrymandering con il quale i confini possono essere suddivisi in modo iniquo e di parte.

Le critiche furono dure da parte delle opposizioni, secondo le quali la proroga avrebbe dato modo alla Commissione elettorale di favorire i partiti che appoggiavano la giunta militare, in particolare Palang Pracharat. Alcuni organi di stampa accusarono di gerrymandering la giunta e sostennero che di conseguenza poteva già essere considerata vincitrice delle elezioni.[29][30] Il presidente della Commissione negò queste ipotesi, sostenendo che la proroga era stata concessa per permettergli di sottoporsi a un'operazione agli occhi.[31] Il 29 novembre fu pubblicato il nuovo assetto delle circoscrizioni preparato dalla Commissione e subito opposizioni e osservatori protestarono sostenendo che la nuova mappa avrebbe favorito Palang Pracharat.[32]

Scandalo della raccolta fondi[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 dicembre, Palang Pracharath organizzò una cena per 200 invitati durante la quale furono raccolti 600 milioni di baht come fondi per il partito.[33] Tra gli invitati vi era il ministro delle Finanze, membri della Tourism Authority of Thailand (TAT) e, secondo le accuse, il governo metropolitano di Bangkok.[34][35] Le accuse che ne scaturirono furono che agenzie di stato stavano finanziando con soldi pubblici il partito, i cui dirigenti facevano parte del governo e usavano le loro cariche per raccogliere fondi, una pratica non consentita dalla legge.

Scandalo delle tessere per il benessere[modifica | modifica wikitesto]

Dall'ottobre 2017 il governo di Prayuth aveva iniziato a dotare i cittadini più poveri delle "tessere per il benessere", che garantivano servizi gratis. Nel dicembre 2018, un abitante della provincia di Yasothon affermò che cittadini di quella zona erano stati obbligati da membri del partito a iscriversi a Palang Pracharath se volevano ricevere la tessera che avevano richiesto e 100 baht extra.[36][37] A fine gennaio 2019, un politico del partito Thai Raksa Chart espresse il timore che Palang Pracharath stesse cercando supporto al partito minacciando di sospendere il servizio garantito dalle tessere. Era successo che diversi cittadini in possesso della tessera avevano ricevuto telefonate anonime con cui erano invitati a votare Palang Pracharath. Il politico sostenne che i chiamanti erano probabilmente impiegati governativi o similari in quanto potevano avere accesso ai nominativi dei possessori delle tessere.[38]

Durante la campagna elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il colpo di Stato del 2014, tra i vari divieti imposti dalla giunta militare vi erano stati quelli del dissenso e delle critiche al proprio operato, per evitare il conflitto tra le opposte fazioni popolari; a questo proposito i media erano stati sottoposti a una rigida censura e alcuni dovettero chiudere. L'11 dicembre 2018 il governo rimosse il divieto sui raduni pubblici e sulle attività politiche dei partiti ma non quello sulle critiche all'operato della giunta e alla monarchia.[39]

Stazioni televisive internazionali attive in quel periodo in Thailandia come la BBC, CNN, Al Jazeera, Bloomberg e Australia Network furono oscurate per alcuni giorni nel febbraio e marzo 2019 senza che fosse loro notificato il motivo della censura. Chiunque manifestasse dissenso verso la giunta o supporto per gli ex primi ministri Thaksin Shinawatra e Yingluck Shinawatra fu considerato una minaccia alla sicurezza nazionale e arrestato secondo una legge sulla sedizione che prevedeva fino a 7 anni di carcere. I politici oppositori della giunta furono incriminati quando vennero scoperti a criticarne l'operato sui media e subirono altre restrizioni, come un limitato accesso ai media, mentre Prayut ebbe un accesso illimitato. La Commissione elettorale fu meno aggressiva nel giudicare le accuse ufficiali rivolte al Partito Palang Pracharat di aver ricevuto finanziamenti statali con la raccolta fondi per la campagna elettorale che portò nelle casse del partito 650 milioni di baht. Nonostante il diritto di voto fosse normalmente garantito a tutti dagli obblighi sui diritti umani presi dalla Thailandia a livello internazionale, per queste elezioni fu negato ai monaci buddhisti e ai criminali detenuti, anche se non ancora condannati.[39]

Le elezioni furono giudicate inique da molti osservatori, sia per le regole disposte dalla Costituzione sia per l'ambiente in cui si svolsero. Particolari critiche ricevette la Commissione elettorale, nominata dalla giunta militare e ritenuta incompetente e non imparziale.[40] Secondo l'ong per i diritti civili Human Rights Watch, la repressione politica, la censura dei media, l'accesso iniquo agli stessi media, il ruolo del Senato e la mancanza di indipendenza e imparzialità della Commissione elettorale resero impossibile lo svolgersi di libere ed eque elezioni.[39]

Durante il voto[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni si svolsero senza la supervisione di osservatori internazionali, alla cui presenza si oppose il ministro degli Esteri Don Pramudwinai il quale dichiarò che le votazioni erano un affare interno e la loro presenza sarebbe stata un indice che la Thailandia era problematica. Gli osservatori dell'Asian Network for Free Elections, unica organizzazione ammessa a monitorare le elezioni,[39] posero in risalto il distorto ambiente in cui si svolsero, che favorì la giunta. Riferirono resoconti di come i militari avessero in svariate occasioni durante le operazioni di voto fatto pressioni sugli elettori per votare Phalang Pracharat, soprattutto nelle remote aree rurali lontane da possibili controlli di osservatori.[41]

Durante lo scrutinio[modifica | modifica wikitesto]

Gli osservatori dell'Asian Network for Free Elections hanno anche criticato la confusa fase di scrutinio dei voti che ha gettato un'ombra di sfiducia sul voto. I dati forniti dalla Commissione sui voti scrutinati erano molto confusi e le cifre contenevano molti errori. I ritardi sulle operazioni di scrutinio fecero nascere sospetti di brogli elettorali.[41] A tale proposito, politici del Pheu Thai sostennero che vi erano stati brogli e che avrebbero fatto ricorso alla magistratura.[20]

Tra le altre irregolarità venute alla luce, in alcuni seggi elettorali vi furono il doppio di schede votate rispetto al numero dei votanti registrati.[40] Una petizione online che chiedeva le dimissioni della Commissione raccolse nel giro di 36 ore dopo le elezioni oltre 700 000 adesioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (TH) “พรรคพลังประชารัฐ”เปิดตัวยิ่งใหญ่ “อุตตม”นั่งแท่นหัวหน้าพรรค, su tnnthailand.com.
  2. ^ (EN) Asia in Review SEA Thailand - German-Southeast Asian Center of Excellence for Public Policy and Good Governance (CPG), su cpg-online.de.
  3. ^ (EN) 2019 Political Preview: Emerging Market Elections In Focus, su fitchsolutions.com.
  4. ^ (EN) Profile: Thaksin Shinawatra, su bbc.com. URL consultato il 7 luglio 2016.
  5. ^ (EN) Aurel Croissant, Philip Lorenz, Comparative Politics of Southeast Asia: An Introduction to Governments and Political Regimes, Springer, 2017, p. 295, ISBN 3-319-68182-6.
  6. ^ (EN) Kevin Hewison, capitolo 7: Thailand's conservative democratization, in Yin-wah Chu, Siu-lun Wong (a cura di), East Asia’s New Democracies: Deepening, Reversal, Non-liberal Alternatives Politics in Asia, Routledge, 2010, pp. 122-140, ISBN 1-136-99109-3.
  7. ^ (EN) Pasuk Phongpaichit, Chris Baker, capitolo 7: Power and Profit, in Thaksin, 2ª ed., Silkworm Books, 2009, ISBN 1-63102-400-0.
  8. ^ Bultrini, Raimondo, Thailandia, destituita la premier per abuso di potere, su repubblica.it, 7 maggio 2014.
  9. ^ (EN) Thailand – time for the west to get tough on Prayuth Chan-ocha, su theguardian.com. URL consultato il 7 luglio 2016.
  10. ^ (EN) Thailand's king signs constitution that cements junta's grip, su theguardian.com, 6 aprile 2017. URL consultato il 28 ottobre 2017.
  11. ^ (EN) James Ockey, Elections won’t give Thailand’s junta legitimacy, su eastasiaforum.org, 3 aprile 2018.
  12. ^ (EN) Aekarach Sattaburuth, Bhumjaithai insists on insider PM, su bangkokpost.com, 14 maggio 2018.
  13. ^ (EN) 4 ministers, 3 ex-PDRC leaders join Palang Pracharath.
  14. ^ a b (EN) ‘Three Friends’ Join Pro-Junta Party, Say Charter Favors Them, su khaosodenglish.com, 19 novembre 2018.
  15. ^ (EN) Parties propose poll date, su bangkokpost.com, 30 giugno 2018.
  16. ^ (EN) 150+ Politicos Defect to New Pro-Junta Party, su khaosodenglish.com, 27 novembre 2018.
  17. ^ (TH) พลังดูด ‘พลังประชารัฐ’ อดีต ส.ส. – คนดังแห่ร่วมนับร้อย, su thestandard.co, 27 novembre 2018.
  18. ^ (EN) Palang Pracharath ministers resign from cabinet, su bangkokpost.com.
  19. ^ (EN) Pro-junta Palang Pracharath Party proposes Prayut for next premier, su nationmultimedia.com.
  20. ^ a b (EN) Tanakasempipat Patpicha e Kittisilpa Juarawee, Monitor says Thai election campaign 'heavily tilted' to benefit junta, su reuters.com, 26 marzo 2019. URL consultato il 26 marzo 2019.
  21. ^ (TH) สำนักงานคณะกรรมการการเลือกตั้ง, su ect.go.th. URL consultato il 28 marzo 2019.
  22. ^ (EN) Hannah Ellis-Petersen, Thailand's pro-democracy parties unite to claim right to govern, su theguardian.com, 27 marzo 2019. URL consultato il 27 marzo 2019.
  23. ^ (EN) EC asked to nip Palang Pracharat in the bud, su bangkokpost.com, 2 luglio 2018.
  24. ^ (EN) ‘No special treatment for pro-Prayut group’, su nationmultimedia.com, 3 luglio 2018.
  25. ^ (EN) Ministers in dual roles face calls to quit, su bangkokpost.com.
  26. ^ (EN) EC to investigate cash handout spree, su bangkokpost.com.
  27. ^ (EN) PPRP 'not shaken' by EC's cash handout investigation, su bangkokpost.com.
  28. ^ (EN) New EC boundary ruling under fire, su bangkokpost.com.
  29. ^ (EN) Watchdog demands govt stop meddling with EC, su bangkokpost.com.
  30. ^ (EN) Election has already been won, so what now? - The Nation, su nationmultimedia.com.
  31. ^ (EN) Govt 'didn't meddle' with constituencies, su bangkokpost.com.
  32. ^ (EN) Parties Fume Over New 'Gerrymandered' Electoral Map, su khaosodenglish.com, 30 novembre 2018.
  33. ^ (EN) PPRP 'feast' nets record cash haul, su bangkokpost.com.
  34. ^ (EN) Bellies full, but who paid?, su nationmultimedia.com.
  35. ^ (EN) Sontirat: Dinner table map doesn't belong to party, su bangkokpost.com.
  36. ^ (TH) ชาวบ้าน "เลิงนกทา" แฉ ต้องสมัครสมาชิก พปชร. ถึงได้บัตรคนจน แถมเงินกลับบ้านอีก 100 บาท, su pptvhd36.com.
  37. ^ (EN) EC to speed up poll breach probes, su bangkokpost.com.
  38. ^ (TH) Voice TV 21, su voicetv.co.th.
  39. ^ a b c d (EN) Thailand: Structural Flaws Subvert Election, Human Rights Watch, 19 marzo 2019.
  40. ^ a b (EN) Thailand election results delayed as allegations of cheating grow, su abc.net.au, 25 marzo 2019. URL consultato il 26 marzo 2019.
  41. ^ a b (EN) Hannah Ellis-Petersen, Thai election process 'deeply flawed', say independent observers, su theguardian.com, 26 marzo 2019. URL consultato il 27 marzo 2019.