Gerrymandering

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il gerrymandering (parola d'origine inglese che rappresenta la fusione di due termini, quello di “Gerry” e “salamander”) è un metodo ingannevole per ridisegnare i confini dei collegi nel sistema elettorale maggioritario.

Un'immagine esplicativa, in inglese, del fenomeno del gerrymandering

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'inventore di questo sistema di ridisegno dei collegi era il politico statunitense e governatore del Massachusetts Elbridge Gerry (1744-1814); egli, sapendo che, all'interno d'una certa regione (dipartimento o stato), ci possono essere parti della popolazione (ben localizzabili) favorevoli a un partito o a un politico (ad esempio, seguendo la dicotomia centro-periferia, giovani-vecchi, ceto basso-ceto medio o alto), disegnò un nuovo collegio elettorale con confini particolarmente tortuosi, includendo quelle parti della popolazione a lui favorevoli ed escludendo quelli a lui sfavorevoli, garantendosi così un'ipotetica rielezione. Le linee di tale collegio erano così irregolari e tortuose, da farlo sembrare a forma di salamandra (da qui la seconda parte del termine “salamander”, salamandra in inglese, appunto).[1]

Nella giurisprudenza costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

Il gerrymandering ha dato luogo, negli Stati Uniti, ad uno dei primi casi in cui i giudici abbandonarono la tradizionale deferenza verso il Legislatore elettorale, proclamando l'incostituzionalità delle modifiche “motivated by invidious partisan intent”: la legge demanda direttamente la competenza ad un collegio di tre giudici[2] e, in appello contro di esso, alla Corte suprema[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]