Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui

Chakri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Chakri
Emblem of the House of Chakri.svg
Il disco dentato "chakra" di Narayana e il tridente "trishula" di Shiva
Stato Flag of Thailand (1782).svgRegno del Siam
Flag of Thailand.svgThailandia
Fondatore Phra Phutthayotfa Chulalok (Rama I)
Attuale capo Vajiralongkorn[1] (Rama X)
Data di fondazione 1782
Etnia thai
Il Grande Palazzo Reale, residenza reale dei sovrani thai dal 1785.

La dinastia Chakri (in thai ราชวงศ์จักรี, traslitterazione RTGS: Ratchawong Chakkri) è, dal 1782, l'attuale dinastia regnante in Thailandia, già Regno del Siam.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Prima di diventare re, Rama I era stato nominato Chao Phraya Chakri per i suoi meriti in battaglia dal precedente re Taksin, titolo che detenne per diversi anni. Quando fondò la dinastia, scelse come nome ed emblema della stessa il Chakri, composto dalle due armi delle divinità Shiva e Narayana, quest'ultimo al pari di Buddha e Rama è un avatar di Visnu, al quale i sovrani siamesi sono particolarmente devoti. Tali armi sono il disco dentato di Narayana, chiamato chakram e il tridente di Shiva, detto trisula e spesso abbreviato tri in lingua thai.[2] Il nome coniato indica quindi la forza divina che anima il regno e i suoi sovrani, considerati dei cakravartin.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Al pari dei precedenti regni siamesi di Sukhothai, Ayutthaya e Thonburi, lo Stato prese il nome della capitale Rattanakosin, uno dei primi nomi di Bangkok, e fu chiamato Regno di Rattanakosin. Mantenne tale denominazione fino alla rivoluzione siamese del 1932, quando il re Rama VII fu costretto a concedere la costituzione e il nuovo Stato mantenne il solo nome alternativo con cui era conosciuto: Regno del Siam. Nel 1939, i nazionalisti che governavano il Paese imposero che fosse chiamato Thailandia, non vedendo di buon occhio le origini cinesi del nome Siam.

Rama I[modifica | modifica wikitesto]

Re Rama I.

regno dal 6 aprile 1782 al 7 settembre 1809

La dinastia venne fondata dal generale siamese Phraya Chakri. Dopo l'invasione dei birmani che avevano raso al suolo la capitale Ayutthaya e provocato la morte del sovrano Ekathat, il generale Taksin riorganizzò i siamesi e fu proclamato re di Thonburi dopo aver cacciato gli invasori. Spostò la capitale a Thonburi e con l'aiuto del generale Phraya Chakri riunificò il Siam, frantumatosi dopo la caduta di Ayutthaya. In seguito espanse notevolmente il Paese, conquistando i regni che costituivano gli odierni Stati di Laos e Cambogia. Nel 1780, il sovrano iniziò a dare segni di follia fino a quando nel 1782 venne deposto da una rivolta guidata dall'aristocrazia della capitale.

Phraya Chakri, impegnato nella campagna di occupazione della Cambogia, tornò a Thonburi alla testa del suo esercito, sedò la rivolta, giustiziò re Taksin e si proclamò nuovo sovrano con il nome di Phra Yot Fa, dando così inizio alla dinastia Chakri e al Regno di Rattanakosin. La capitale venne spostata da Thonburi alla riva opposta del fiume Chao Phraya, nella nuova città di Rattanakosin, il nucleo dell'odierna Bangkok, dove venne eretto il Grande Palazzo Reale. Il sovrano, che avrebbe ricevuto il nome postumo di Rama I, stabilizzò le conquiste del periodo di Thonburi. Respinse diverse invasioni birmane, in particolare quella del 1815, conosciuta come guerra dei nove eserciti, tante furono le armate birmane che attaccarono diversi obiettivi impiegando un totale di 144.000 uomini.

Rama II[modifica | modifica wikitesto]

regno dal 7 settembre 1809 al 21 luglio 1824

Con il suo successore Loetla, il Siam si stabilizzò come una delle principali potenze dell'Asia sud-orientale, anche se aumentò la penetrazione coloniale dei britannici, che nel 1785 avevano ottenuto in affitto l'isola malese di Penang e nel 1819 fondarono la colonia di Singapore. Il regno di Loetla, che a sua volta avrebbe ricevuto postumo il titolo di Rama II, fu all'insegna della pace e fu conosciuto come l'età dorata della letteratura di Rattanakosin. Il sovrano stesso fu un poeta e un'artista, oltreché il patrono di diversi letterati. In campo politico Loetla non ebbe il carisma del padre, si limitò ad un ruolo cerimoniale e demandò l'amministrazione a potenti clan aristocratici di Bangkok. Tra questi si mise in luce quello dei Bunnag, i cui discendenti di origini persiane erano già stati ai vertici dei ministeri nel periodo di Ayutthaya ed il suo capostipite aveva stretto un forte rapporto di alleanza politica e di parentela con Rama I avendo sposato la sorella della regina consorte, madre di Loetla.[3][4]

Rama III[modifica | modifica wikitesto]

regno dal 21 luglio 1824 al 2 aprile 1851

Con Nangklao, detto anche Jessadabodindra, succeduto al padre nel 1824, venne inaugurato il nuovo sistema di denominazione dinastica: il sovrano assunse il nome di Rama III, stabilendo per i suoi predecessori i nomi postumi di Rama I e Rama II. Il nome dinastico scelto da Phra Nangklao rievocava quello della divinità induista Rama, settimo avatar del dio Viṣṇu, che in questa forma si manifesta come regale principe che risolleva le sorti morali dell'umanità. Al contrario del fratello, Nangklao partecipò attivamente all'amministrazione che fu per il resto egemonizzata dal clan dei Bunnag.[3][4]

Mantenne una politica di equilibrio, stipulando trattati commerciali sia con la Gran Bretagna sia con gli Stati Uniti. Durante il suo regno venne incrementato il commercio con la Cina, mentre il missionario americano James Law introduceva l'uso della stampa per la lingua siamese. Fece soffocare la rivolta del re Anuvong ed annetté al Siam il Regno di Vientiane, fino ad allora vassallo. Vientiane fu rasa al suolo e centinaia di migliaia di laotiani furono deportati in Siam, andando a popolare i territori dell'odierno Isan, fino ad allora quasi deserti.

Rama IV[modifica | modifica wikitesto]

regno dal 3 aprile 1851 al 1º ottobre 1868

A Phra Nangklao succedette il fratellastro Phra Chom Klao - Rama IV, detto anche Mongkut: per molti anni monaco buddhista, erudito in sanscrito, pali, latino e inglese, salì al trono nel 1851. Le competenze linguistiche gli permisero di stabilire relazioni diplomatiche con l'occidente, firmò importanti accordi commerciali con numerosi paesi europei e modernizzò l'istruzione. Portò il paese nella sfera d'influenza dei britannici, che avevano sconfitto la Cina e la Birmania, riuscendo a mantenere l'indipendenza del Siam.

Come il padre Rama II, anche Mongkut non prese molte decisioni in campo politico e si limitò ad un ruolo cerimoniale affidando l'amministrazione all'aristocrazia, in particolar modo ai Bunnag[3][4] Non riuscì a portare a termine tutte le riforme che si era proposto, ostacolato dalla nobiltà siamese conservatrice, ma trasmise agli eredi la consapevolezza di quanto fossero necessarie tali riforme per garantirsi l'autonomia dagli Stati europei e fare del Siam un Paese progredito.

Rama V[modifica | modifica wikitesto]

Re Rama V.

regno dal 1º ottobre 1868 al 23 ottobre 1910

Chulalongkorn - Rama V venne incoronato nel 1868 e fu un re di grande personalità, rilanciò il ruolo del sovrano accentrando nelle proprie mani il potere. Con la prima legge che emanò, furono tutte poste sotto il controllo reale tutte le entrate fiscali, una grossa parte delle quali era appannaggio del Palazzo Davanti e degli aristocratici. Accentrò anche il potere legislativo, fino ad allora controllato dal Consiglio di Stato formato da rappresentanti della monarchia e dei nobili.

Continuò sulla strada delle riforme intrapresa dal padre, modernizzando l'amministrazione e la giustizia: vennero creati i primi servizi postali (1885), le prime ferrovie (1893), le accademie militare e navale e il primo istituto superiore di istruzione, che sarebbe poi diventata la prima università nel regno del suo successore. Rama V abolì la schiavitù e le corvée nel 1895, introdusse le banconote nel 1902 e il sistema decimale nel 1908. Non poté evitare di perdere il controllo del Laos e della Cambogia, cedute all'Indocina francese, e le zone di confine con la Birmania britannica, garantendo in tal modo l'indipendenza del Paese, l'unico nel sudest asiatico a non cadere sotto il dominio coloniale. Per la sua opera, il sovrano è tuttora oggetto di venerazione in Thailandia, sue statue sono diffuse ovunque nel Paese ed il 23 ottobre, anniversario della sua morte, è festa nazionale.

Rama VI[modifica | modifica wikitesto]

regno dal 23 ottobre 1910 al 25 novembre 1925

Vajiravudh Klao Mongkut - Rama VI, figlio del predecessore, salì al trono nel 1910, dopo aver studiato in Inghilterra, laureandosi a Oxford. Proseguì l'opera di rinnovamento del Paese intrapresa dai due predecessori ed istituì, fra le altre cose, l'istruzione obbligatoria. Nel 1912 subì un fallito colpo di Stato da parte dell'esercito. Nel 1918 il sovrano inviò un contingente siamese a combattere in Francia a fianco delle potenze alleate nella Prima guerra mondiale.

Rama VII[modifica | modifica wikitesto]

regno dal 25 novembre 1925 al 2 marzo 1935

Rama VI non ebbe figli maschi e gli successe nel 1925 il fratello minore Prajadhipok - Rama VII, chiamato anche Pokklao. Malgrado i suoi notevoli sforzi profusi per risollevare il Paese, fu travolto dalla crisi economica dovuta alle eccessive spese sostenute dallo Stato nei regni dei sovrani precedenti e alla grande depressione che seguì la crisi di Wall Street del 1929. Ne approfittarono i militari, che organizzarono un colpo di Stato noto come rivoluzione siamese del 1932 e lo costrinsero a concedere la costituzione, accettando la monarchia costituzionale. Nel 1934 il re proibì la poligamia e l'anno successivo abdicò, in aperto contrasto con la gestione autocratica del potere da parte dei militari. Scelse di vivere in esilio in Gran Bretagna, dove morì nel 1941.

Rama VIII[modifica | modifica wikitesto]

regno dal 2 marzo 1935 al 9 giugno 1946

Anche Rama VII non ebbe figli maschi e alla sua abdicazione il governo chiamò a succedergli sul trono il nipote Ananda Mahidol - Rama VIII, zio dell'attuale principe ereditario Vajiralongkorn. Fu dichiarato re il 2 marzo 1935, a soli 10 anni, ed il parlamento nominò alcuni reggenti fino a che non raggiunse la maggiore età nel 1945. Il 24 giugno 1939 il paese prese il nome di Thailandia. La scelta fu della giunta militare nazionalista che scelse un nome di origine tai, sostituendo il precedente Siam, di origine cinese.

Nel dicembre del 1945 Ananda Mahidol rientrò dalla Svizzera, dove aveva studiato assieme al fratello minore Bhumibol, ed iniziò a regnare confortato dall'amore del suo popolo, felice di riavere un re in patria dopo tanti anni. Fu assassinato il 9 giugno 1946 in circostanze mai chiarite, senza aver avuto il tempo di essere incoronato.

Rama IX[modifica | modifica wikitesto]

Monumento dedicato al sovrano in una strada della Thailandia.

regno dal 9 giugno 1946 ad 13 ottobre 2016

Lo stesso giorno della morte del fratello ascese al trono Bhumibol Adulyadej - Rama IX, la cui cerimonia di incoronazione avvenne nel 1950. Sin dagli inizi del suo regno si registrò un progressivo indebolimento del sistema parlamentare, segnato dal susseguirsi di colpi di Stato e nuove costituzioni del regno. Nel 1957 vi fu il colpo di Stato che assegnò il potere a Sarit Thanarat e pose fine alla carriera di Pibulsonggram, uno dei protagonisti degli eventi del 1932. Il dittatore Sarit riconsegnò alla monarchia buona parte dei poteri persi nel 1932, e diede grande impulso alla penetrazione statunitense nel Paese per contrastare i timori sollevati in Thailandia dalla guerra del Vietnam e dall'espansione dei movimenti comunisti.

Nel 1973, una serie di imponenti manifestazioni popolari portarono alle dimissioni del dittatore Thanom Kittikachorn, dando il via ad un breve periodo di democrazia che fu soffocato con il massacro dell'Università Thammasat nel 1976. Nell periodo che seguì, la repressione in Thailandia arrivò a livelli preoccupanti.[5] Nel 1991 un nuovo golpe militare portò al potere il generale Suchinda Kraprayoon, il quale abrogò la costituzione, creando un Consiglio Nazionale per il mantenimento dell'ordine. Nel 1992, dopo lunghe e dure dimostrazioni popolari in cui persero la vita molti manifestanti, il regime militare fu costretto a indire libere elezioni in seguito alle quali si insediò un governo civile.

Particolarmente attivo sulla scena sociale e politica, anche grazie al suo vasto patrimonio personale, che gli consentì di intervenire con opere pubbliche e di sostegno alla popolazione, Rama IX favorì il 19 settembre 2006 un nuovo colpo di Stato militare guidato dal generale Prapart Sakuntanak, che pose fine al governo del magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra, costringendolo a fuggire in esilio. La successiva restaurazione del regime democratico e le elezioni del 2007 hanno segnato però il ritorno al governo dei fedelissimi di Shinawatra, spingendo nel 2008 i sostenitori della casa reale ad una nuova rivolta che ha portato il consiglio costituzionale a sciogliere il partito di governo accusandolo di brogli elettorali. È stato quindi nominato un nuovo governo ostile ai fedeli di Shinawatra i quali, forti della vittoria alle elezioni del 2007, hanno inscenato vibranti proteste che hanno raggiunto culmine nell'aprile 2010, quando la violenta repressione dell'esercito ha provocato la morte di 87 tra dimostranti, militari e reporter.

A seguito delle reiterate proteste popolari, il governo e lo stato maggiore dell'esercito hanno acconsentito alle nuove elezioni tenutesi nel 2011, in cui ha trionfato la sorella di Thaksin, Yingluck Shinawatra. Dopo alcuni mesi di dure proteste anti-governative, che chiedevano le dimissioni del primo ministro perché rappresentava gli interessi del deposto fratello, nel maggio del 2014 Yingluck è stata destituita dalla Corte Costituzionale. L'accusa è stata "abuso del potere politico a fini personali", per aver rimosso dall'incarico nel 2011 l'ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale ed averlo sostituito con un proprio parente. Con tale sentenza sono stati destituiti anche tutti gli altri ministri in carica quando successe il fatto.[6] La situazione creatasi ha riportato nelle piazze anche le camicie rosse pro-Thaksin del Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, che si sono dichiarate pronte a lottare per ottenere a breve nuove elezioni.

Con l'acutizzarsi della tensione, il 20 maggio 2014 l'esercito ha dichiarato una legge marziale con l'intento di trovare una soluzione alla crisi. Il provvedimento è stato l'anticamera del colpo di Stato che i militari thailandesi hanno effettuato il successivo 22 maggio. La costituzione è stata soppressa, il governo ad interim è stato sciolto, è entrato in vigore il coprifuoco sul territorio nazionale dalle 22 alle 5 e i dimostranti di entrambi gli schieramenti sono stati invitati a disperdersi. L'intervento militare è avvenuto dopo che, a partire dall'inizio delle proteste in novembre, 28 persone hanno perso la vita e 700 sono state ferite in scontri e attentati collegati alle proteste. Si tratta del 19º tentativo di colpo di Stato nel Paese dopo l'istituzione della monarchia costituzionale nel 1932.[7] In questa delicata fase della politica nazionale, il sovrano non è intervenuto come aveva spesso fatto in precedenza, probabilmente per motivi di salute che lo ostacolano.

A partire dal 2004 si sono aggravati alcuni problemi di salute del re, che ha dovuto spesso farsi ricoverare per mal di schiena, malattia di Parkinson e depressione, trovandosi costretto a disertare eventi ufficiali che normalmente presiedeva.[8] Dal settembre del 2009 si trovava ricoverato presso l'ospedale Siriraj di Bangkok, in seguito ad un grave attacco di polmonite,[8][9] e lasciava la struttura solo occasionalmente per presenziare ad eventi particolarmente importanti. La sua età avanzata e le precarie condizioni di salute hanno innescato in Thailandia un dibattito sulla sua successione; molti dei suoi sudditi temono che l'erede al trono, principe Vajiralongkorn, non abbia il carisma e la statura politica del padre. Temono inoltre che, alla luce della precaria stabilità del Paese dovuta alle lotte politiche degli ultimi anni, si prospettino tempi difficili per la Thailandia dopo la morte di Bhumibol, che con la sua personalità ha contribuito in modo determinante a tenere unito il Paese.[8][9] È deceduto il 13 ottobre 2016, dopo lunga malattia.

Rama X[modifica | modifica wikitesto]

Re Rama X.

regno dal 13 ottobre 2016

Dopo la morte di Rama IX, avvenuta il 13 ottobre 2016, l'erede designato Vajiralongkorn non accettò subito la nomina regale, affermando di non essere pronto e di aver bisogno di tempo per decidere. Si creò, così, una situazione di interregno, durante la quale esercitò l'ufficio di reggente il presidente del Consiglio privato del re, Prem Tinsulanonda.[10]

Il 1º dicembre 2016 Vajiralongkorn accettò la nomina a sovrano e assunse il nome di regno di Rama X; con tale atto la successione ha avuto valore retroattivo alla data della morte di Rama IX.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 2016, Vajiralongkorn accettò la nomina a Re di Thailandia solo il 1º dicembre successivo alla morte del padre (Rama IX), ma con tale atto la successione ha avuto valore retroattivo alla data della morte del precedente sovrano(EN) Vajiralongkorn ascends the throne as King Rama X, khaosodenglish.com, 1º dicembre 2016. URL consultato il 31 gennaio 2017.
  2. ^ (EN) Mahidol University - Program of studies, muids.mahidol.ac.th (documento PDF)
  3. ^ a b c (EN) AA. VV., Modern Thai Politics: From Village to Nation, autore del capitolo David K. Wyatt, Clark D. Neher, 1979, pp. 44-60, ISBN 1412828872. URL consultato il 4 luglio 2015.
  4. ^ a b c Baker e Phongpaichit, pp. 30-31
  5. ^ (EN) Thanom's sometimes turbulent life, nationmultimedia.com
  6. ^ Bultrini, Raimondo, Thailandia, destituita la premier per abuso di potere, repubblica.it del 7 maggio 2014
  7. ^ (EN) Amy Sawitta Lefebvre, Thai army takes power in coup after talks between rivals fail, reuters.com del 22 maggio 2014
  8. ^ a b c (EN) Szczepanski, Kallie: Biography of King Bhumibol Adulyadej, asianhistory.about.com
  9. ^ a b (EN) Tarrant, Bill: Thai turmoil turns spotlight on silent king, reuters.com
  10. ^ (EN) Prem becomes Regent pro tempore, bangkokpost.com, 14 ottobre 2016. URL consultato il 15 ottobre 2016.
  11. ^ (EN) Vajiralongkorn ascends the throne as King Rama X, khaosodenglish.com, 1º dicembre 2016. URL consultato il 2 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Baker, Christopher John e Phongpaichit, Pasuk, A History of Thailand, New York, Cambridge University Press, 2005, ISBN 978-0-521-81615-1.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]