Celibato

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Il celibato, nel diritto, è lo stato civile di un uomo non sposato, ossia celibe. L'analoga condizione della donna non sposata (nubile), è detta nubilato.

Nella religione con celibato, ci si riferisce all'impegno di un membro del clero di vivere senza contrarre matrimonio. Per la Chiesa cattolica il voto di castità, praticato dai religiosi, differisce dal celibato come natura; non è legato alla disciplina ecclesiastica, come nel caso degli ordini maggiori (escluso il diaconato) nella Chiesa latina, ma fa parte della natura stessa del monachesimo.

In alcune religioni il celibato è comunemente praticato come una fase temporanea, come per gli uomini nel buddhismo.

Il celibato nel clero cristiano[modifica | modifica wikitesto]

Cattolicesimo, Chiese ortodosse bizantine e Chiese ortodosse orientali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Celibato ecclesiastico.

Nella Chiesa cattolica vi è varietà di disciplina a seconda della tradizione propria di ogni singola chiesa particolare. Nella chiesa latina, agli ordini non sono di regola ammessi uomini sposati,[1] a meno di avere almeno 35 anni di età e di essere destinati unicamente al diaconato permanente, senza procedere all'ordinazione sacerdotale. Talvolta vengono fatte eccezioni nel caso di ministri sposati di chiese protestanti che, diventati cattolici, vengono ordinati nella Chiesa cattolica. Questa disciplina è espressa chiaramente nel diritto canonica a partire dal 1917.[2] Le eccezioni riguardanti i diaconi permanenti e gli ex ministri protestanti datano rispettivamente dal 1967[3] e dal 1951.[4][5] Prima e (secondo dichiarazioni del IV secolo) a partire dai tempi degli apostoli, potevano essere vescovi, presbiteri e diaconi anche uomini sposati, ai quali però si richiedeva l'astinenza dai rapporti coniugali con le mogli.[6][7] Sposarsi dopo essere ordinato chierico era considerato illecito ma valido fino al 1139, quando il Concilio Lateranense II dichiarò tali matrimoni nulli.[8] Continuavano, anche se con minore favore, le ordinazioni di uomini sposati, dato che papa Giovanni XXII, nel 1322, insisteva che non si deve ordinare al sacerdozio un uomo sposato senza il consenso della moglie (ovviamente coinvolta nella proibizione di rapporti coniugali).[9] Il Concilio di Trento, pur ribadendo la nullità di matrimoni dopo l'ordinazione, non proibì assolutamente l'ordinazione di uomini già sposati, ma al decretare l'istituzione dappertutto di seminari per la formazione di candidati celibi agli ordini sacri rese non più necessario ricorrere a candidati sposati, che sarebbero poi obbligati ad asternersi da rapporti coniugali con le proprie spose,[10] inaugurando una situazione in cui il Codice di Diritto Canonico del 1917, nell'escludere gli uomini sposati dall'ordinazione, non fece altro che registrare un uso già invalso.

Nelle chiese cattoliche orientali (per esempio nelle chiese greco cattoliche, presenti soprattutto in Europa danubiana ma anche in Italia), i presbiteri e i diaconi possono essere scelti fra uomini non celibi. In altre (come nella chiesa cattolica siro-malabarese e nella chiesa cattolica siro-malankarese, presenti soprattutto in India), il presbiterato e il diaconato sono riservati ai non sposati (celibi o vedovi). I vescovi, in tutte le chiese cattoliche, sia latina che orientali, sono scelti solo fra i non sposati.

Nelle Chiese dell'est dell'Eurasia (Europa orientale e Asia), di tradizione bizantina, sia ortodosse che cattoliche, il celibato non è richiesto per i normali sacerdoti, lo è per i monaci, siano essi chierici o laici, e per i vescovi, per cui questi generalmente sono scelti fra i monaci.[11][12] In alcuni casi il marito può entrare in un monastero maschile se anche la moglie entra in un monastero femminile.

Protestantesimo[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa anglicana e le Chiese protestanti non chiedono il celibato ai loro ministri del culto. Alcune incoraggiano il matrimonio dei ministri.

Il celibato laico[modifica | modifica wikitesto]

Per la Chiesa cattolica il celibato è una condizione di vita non riservata ai soli sacerdoti. È essenziale per i membri degli istituti religiosi per uomini e donne e degli altri istituti di vita consacrata, ma è aperta anche ad altri membri laicato. L'esortazione apostolica "Christifideles laici" di Giovanni Paolo II afferma espressamente (n.15) che i fedeli laici sono chiamati a santificare se stessi nel matrimonio o nella vita celibe.[13][14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Codice di Diritto Canonio, canone 1042
  2. ^ Codex Iuris Canonici (1917), canone 987
  3. ^ Paolo VI, Sacrum diaconatus, 11–12
  4. ^ GianPaolo Salvini, "Preti che 'abbandonano', preti che 'ritornano'", citato in Sandro Magister, "'La Civiltà Cattolica' ha un direttore in più. In Vaticano"
  5. ^ Vecchi Gian Guido, "Diventa prete con moglie e quattro figli" (Corriere della Sera, 3 luglio 2005)
  6. ^ Canone 33 del Concilio di Elvira del 306 (Canoni del concilio; versione in inglese, in francese e in spagnolo).
  7. ^ Concilio di Cartagine del 390 ("Il celibato ecclesiastico nella dottrina e nella storia della Chiesa).
  8. ^ Henri Leclerc, "Lateran Councils" in Catholic Encyclopedia (New York 1910)
  9. ^ Roman Cholij, "Priestly celibacy in patristics and in the history of the Church"
  10. ^ Cesare Bonivento, "Il celibato sacerdotale: Istituzione ecclesiastica o tradizione apostolica?", p. 53–54
  11. ^ "Chiesa ortodossa 1"
  12. ^ |Sandro Magister, "Cristiani nel Medio Oriente. Schiacciati tra l'islam e Israele"
  13. ^ Christifideles laici
  14. ^ L'amicizia e il celibato apostolico

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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