Eutiche

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Eutiche (378454) archimandrita di un convento di Costantinopoli, è considerato il fondatore della teoria del monofisismo, secondo la quale nell'unica persona di Gesù Cristo, dopo l'incarnazione, vi è una sola natura (physis), quella divina.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'uomo e la dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Monofisismo.

Della prima fase della vita di Eutiche non si hanno molte informazioni. Sappiamo che era un anti-nestoriano convinto e discepolo di un tale Massimo. Eutiche entrò in scena quando era già archimandrita di un convento di Costantinopoli, alla veneranda età di settant'anni[1][2]. Ammirato per la sua pietà, dagli inizi degli anni '40 godeva di un importante ruolo alla corte dell'imperatore Teodosio II[3] grazie al potere che un suo discepolo, l'eunuco Crisafio[4], godeva a corte. Sostenitore della natura divina di Cristo propugnata dal Patriarca d'Alessandria Cirillo durante il Concilio di Efeso del 431, Eutiche radicalizzò ulteriormente la divinità del Cristo fino a darle un ruolo talmente predominante su quella umana,sostenendo che dopo l'unione di Dio con la natura umana prevalse la natura divina[5]. Ciò equivaleva a disintegrare quindi la natura ipostatica propugnata ad Efeso. Pierre Thomas Camelot, parlando del dialogo Eranistes di Teodoreto di Ciro (447), afferma che dietro il personaggio del "mendicante" potrebbe ben starci la figura di Eutiche[6]:

« «...Cristo è solamente passato attraverso il seno della VERGINE; è alla divinità di Cristo che bisogna attribuire le sofferenze della passione. Dopo l'unione, la natura divina resta ciò che era e assorbe l'umanità, come l'acqua del mare dissolve e assorbe una goccia d'acqua che vi sia caduta; la natura ce è stata assunta non è distrutta, ma trasformata nella sostanza della divinità. Il corpo di Cristo non è della medesimo sostanza del nostro. Se Cristo è «da due nature», dopo l'unione non vi è che una sola natura» »
(Teodoreto, Eranistes, citato in P.T. Camelot, Efeso e Calcedonia, cit., p.83)

Lo scontro con Flaviano[modifica | modifica wikitesto]

San Flaviano

Il Sinodo di Costantinopoli (448) e il Latrocinium Ephesi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Secondo Concilio di Efeso.

L'estremismo teologico di Eutiche, descritto all'unanimità come vecchio sciocco e ignorante[7][5], era profondamente inviso dal Patriarca di Costantinopoli Flaviano, a causa della sua influenza religiosa che esercitava grazie alla presenza di Crisafio. L'8 novembre 448[8][3] Flaviano tentò di mettere a tacere Eutiche, convocando un Sinodo a Costantinopoli in cui riuscì ad ottenere la condanna delle sue proposizioni teologiche. Il vecchio archimandrita, messo alle strette anche da Eusebio di Dorileo[3], decise di ricorrere direttamente a Teodosio II, vicino alle posizioni eutichiane grazie anche all'influenza che su costui aveva il patriarca di Alessandria, Dioscoro[3]. Teodosio, l'8 agosto 449[9], convocò ad Efeso un Concilio per «far rispettare la vera fede, custode e sostegno dell'unità del suo impero»[10], nel quale non solo riabilitò Eutiche e i monofisiti, ma costrinse Flaviano a dimettersi da Patriarca. Sostanzialmente, Teodosio II rifiutò l'autorità morale e teologica di Papa Leone I che, all'indomani del Sinodo di Costantinopoli, aveva elogiato Flaviano per la sua ortodossia, invitandolo a combattere «questo errore perverso e folle», come risulta dalla lettera del 27 maggio 449[11]. Papa Leone, deciso a sostenere Flaviano, vi inviò due rappresentanti, i quali consegnarono gli una lunga lettera, nota come Tomus ad Flavianum, in cui il pontefice sottolineava la propria posizione contraria al monofisismo[11]. Nonostante l'intervento dei legati pontifici, Dioscoro intervenne per far sì che i documenti papali non venissero letti e per proclamare la dottrina di Eutiche ortodossa[11]. Di conseguenza, Flaviano fu deposto ed esiliato, morendo poco dopo per le percosse ricevute[11]. Per il modo indegno con cui fu condotto il Concilio, fu definito poi latrocinium dallo stesso pontefice[9].

Calcedonia e la fine di Eutiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: papa Leone I e Concilio di Calcedonia.

Alla morte dell'imperatore Teodosio nel 450, gli ortodossi ottennero dall'imperatrice Pulcheria, poi canonizzata, la convocazione del concilio che si tenne a Calcedonia nell'ottobre del 451[3], in cui il monofisismo venne condannato e furono esiliati sia Dioscoro, che morì nel 454, che Eutiche[3]. Il concilio stabilì che in Cristo esistono due nature (dyo physeis) dopo l'incarnazione e una sola persona (prosopon) e sussistenza (ypostasis).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dom Leclerqu, Histoire des Conciles, 10, Tomo II, Paris, Letouzey et Ané, 1908, p. 512.
  2. ^ Pierre Thomas Camelot, Efeso e Calcedonia in Michele de Marco (a cura di), Storia dei Concili Ecumenici, II, p. 83.
  3. ^ a b c d e f Battista Mondin, Dizionario dei Teologi, p. 233. URL consultato il 23/03/2015.
  4. ^ Dom Leclerqu, Histoire des Conciles, p. 514.
  5. ^ a b Battista Mondin, Dizionario dei teologi, p. 234. URL consultato il 23/03/2015.
  6. ^ Pierre Thomas Camelot, Efeso e Calcedonia, p. 83.
    «Teodoreto non aveva dato un nome al «Mendicante» che metteva in scena nel suo libro. Le idee che gli attribuiva erano quelle di certi ambienti cirilliani, e in particolare di un personaggio in grande fama di santità a Costantinopoli, il monaco Eutiche.».
  7. ^ P.T. Camelot, Efeso e Calcedonia, p. 85.
    «I contemporanei, Leone Magno in particolare, hanno giudicato severamente questo vecchio ignorante e limitato, multum imprudens et nimis imperitus, imperitus senex, imprudentissimus senex, che non conosceva la Scrittura e ignorava finanche le prime parole del Simbolo».
  8. ^ Dom Leclerqu, Histoire des Conciles, p. 519.
  9. ^ a b G.Filoramo - D.Menozzi, L'Antichità, Storia del Cristianesimo, p. 349.
  10. ^ P.T. Camelot, Efeso e Calcedonia, p. 89.
  11. ^ a b c d Acta Oecomenicorum Conciliorum, II, IV, 9, Berlino, E. Schwartz-J.Straub, 1914.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierre Thomas Camelot, Efeso e Calcedonia in Gervais Dumeige (ed.italiana Michele di Marco) (a cura di), Storia dei Concili Ecumenici, II, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1997, ISBN 9788820924478.
  • Giovanni Filoramo e Daniele Menozzi, L'Antichità in Storia del Cristianesimo, vol. 1, Bari, Editori Laterza, 2008, ISBN 88-7094-111-6.
  • (FR) Dom Leclerq, Histoires des Conciles, 10, Tomo II, Paris, Letouzey et Ané, 1908.
  • Battista Mondin, Dizionario dei teologi, Bologna, Edizioni Studio Domenicano, 1992, SBN IT\ICCU\RAV\0213754.
  • E. Schwartz, Acta Oecomenicorum Conciliorum, Berlino % Leipzig, E.Schartz - J.Strauss, 1914.

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