Lettera ai Galati

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Lettera ai Galati
Epistle to Galatians Illuminatad.jpg
Manoscritto miniato con la Lettera ai Galati
Datazione54-57
AttribuzionePaolo di Tarso
Manoscritti46 (175-225 circa)
Destinataricomunità cristiana della Galazia

La Lettera ai Galati è uno dei testi che compongono il Nuovo Testamento.

La lettera, scritta da Paolo di Tarso tra il 54 e il 57[1][Nota 1], fu composta per controbattere una predicazione fatta da alcuni ebrei cristiani dopo che l'apostolo aveva lasciato la comunità: questi missionari avevano convinto alcuni Galati che l'insegnamento di Paolo era incompleto e che la salvezza richiedeva il rispetto della Legge di Mosè, in particolare della circoncisione. Paolo condanna tale orientamento, proclamando la libertà dei credenti e la salvezza per mezzo della fede.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

la provincia romana della Galazia.

Data e luogo[modifica | modifica wikitesto]

La lettera è stata scritta dopo il 50, epoca di massima nella quale vengono fondate le comunità della Galazia. La maggior parte degli studiosi colloca la composizione durante il terzo viaggio di Paolo e si ipotizzano tre possibili luoghi di composizione: Efeso, Macedonia e Corinto. Nel primo caso, la lettera sarebbe da datare agli anni 54-55, negli altri verso il 56-57[1].

Lingua e stile[modifica | modifica wikitesto]

La lettera è scritta in greco. Per quanto riguarda lo stile, si può osservare come i canoni della lettera mutino presto per assumere l'aspetto di un discorso difensivo, strutturato in exordium (introduzione), narratio (descrizione del problema), probatio (ragionamenti sulla discendenza di Abramo), exhortatio (nella quale si fa uso anche della tecnica della duplicazione: "Cristo ci ha liberato perché restassimo liberi", 5,1) e conclusio, con i saluti finali[2].

Destinatari[modifica | modifica wikitesto]

La lettera nasce come risposta alle notizie pervenute a Paolo riguardo ad alcune comunità che si stavano uniformando alla pratica della legge mosaica[1], probabilmente anche in seguito alla politica religiosa portata avanti dall'imperatore Claudio[2].

Il testo è indirizzato ai cristiani che abitavano nella provincia romana della Galazia sita in Asia Minore, dove si trovavano le città di Licaonia, Iconio, Listra, Derbe ed Antiochia di Pisidia.

Prospettiva storica, teologica e psicologica[modifica | modifica wikitesto]

La lettera offre spunti di interesse dal punto di visto storico, dottrinale e psicologico[3]. Per quanto riguarda il primo aspetto, la lettera contiene informazioni autobiografiche sulla vita di Paolo prima e dopo la conversione, oltre che sui suoi rapporti con Pietro e con la chiesa di Gerusalemme.
Paolo narra nella sua lettera[4] che, dopo la sua conversione a Damasco, in questa città non parlerà con nessuno e aspetterà tre anni - intraprendendo un viaggio in Arabia - prima di recarsi a Gerusalemme, dove si incontrerà solo con Pietro e poi Giacomo; tale versione non concorda con quella fornita negli Atti degli Apostoli[5] in cui, al contrario, Paolo, successivamente alla sua conversione, da Damasco - dopo aver passato invece alcuni giorni in questa città a parlare e predicare agli Ebrei - si reca subito a Gerusalemme dove incontrerà tutto il gruppo degli apostoli; gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"[6] sottolineano, in merito, come negli Atti "la principale divergenza dal racconto che Paolo fa del suo primo periodo è la omissione del suo soggiorno in Arabia (Gal1,17), il che colloca la conversione e la prima visita a Gerusalemme, molto più vicine l'una all'altra che non i «tre anni» di cui parla Gal1,18"[Nota 2]..
Paolo, sempre nella sua lettera[7], fa riferimento al suo viaggio a Gerusalemme, dove si terrà il concilio, come del suo secondo viaggio nella città, mentre secondo gli Atti degli Apostoli[8] per Paolo questo è il terzo viaggio nella città e gli esegeti dell'interconfessionale Bibbia TOB[9], evidenziano come "in Atti si tratta di un terzo viaggio, mentre in Gal di un secondo e, d'altra parte, i due racconti presentano importanti divergenze. Se riguardano gli stessi avvenimenti, il rispettivo punto di vista è molto diverso"[Nota 3].
Tali discrepanze storiche testimoniano la diversa visione teologica - a discapito della storicità del resoconto[Nota 4] - delle lettere paoline rispetto agli Atti degli Apostoli.

Dal punto di vista dottrinale, la lettera presenta il tema chiave della giustificazione per mezzo della fede in Cristo preannunciando temi che saranno poi sviluppati compiutamente nella Lettera ai Romani. Nella lettera viene espressa la libertà del credente in Cristo ed è per questo spesso considerata la "magna charta della libertà cristiana"[10].

La lettera offre infine possibilità di introspezione psicologica, perché la personalità dell'autore si rivela in modo particolarmente manifesto: l'affettività è più esplicita che negli altri scritti e si presenta bene integrata con gli aspetti cognitivi[11].

Di particolare rilievo è l'affermazione di Paolo sul superamento delle discriminazioni religiose, sociali e sessuali: "Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù." (3,28)[10].

Struttura e contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Pietro e Paolo (dipinto di Guido Reni, circa 1605)

Il tema centrale della lettera è la presentazione del vangelo paolino della giustizia cristiana derivante unicamente dalla fede in Cristo, liberando quindi i credenti dai vincoli della legge mosaica[1].

Lo scritto può essere suddiviso in quattro parti.

Introduzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel discorso introduttivo Paolo rivendica la sua qualità di apostolo alla pari dei dodici, chiamato da Gesù Cristo, e invoca la grazia e la pace sulle chiese della Galazia, alle quali scrive. Paolo esprime quindi meraviglia e sconcerto per quanto gli è stato riferito sul cammino di queste comunità (1,1-10).

Paolo e il superamento della Legge[modifica | modifica wikitesto]

L'apostolo prosegue con una nota autobiografica. Paolo non aveva conosciuto direttamente Gesù, anzi aveva all'inizio combattuto aspramente contro i primi cristiani. Il vangelo da lui annunciato non ha un modello umano, ma è stato rivelato da Cristo (" Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull'uomo; infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.", 1,11-13). Paolo descrive quindi il suo incontro con Pietro e il superamento della legge grazie all'opera di Gesù: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (2,20).

L'apostolo ricorda in particolare come si fosse scontrato pubblicamente con Pietro riguardo al trattamento dei non circoncisi (ovvero dei non giudei). In particolare Paolo condanna un atteggiamento che si stava diffondendo per cui solo gli ebrei convertiti fossero veri cristiani, a differenza degli altri fedeli di origine non ebrea (e quindi non circoncisi). Questo problema verrà ampliato nei capitolo successivi giungendo alla conclusione che l'essere cristiano non è funzione di una sequela esteriore di una legge, bensì della fede "in Gesù Cristo"(3,22). In merito a tali rapporti conflittuali di Paolo con gli apostoli di Gerusalemme, gli Atti degli Apostoli evidenziano invece - in base a una diversa visione teologica[12] - come tra lo stesso Paolo e l'intera comunità cristiana vi fosse una completa armonia[Nota 5].

La salvezza mediante la fede[modifica | modifica wikitesto]

Paolo esorta i Galati a restare nella fede, come essa è in Gesù, e ad abbandonarsi al frutto dello Spirito. L'apostolo ricorda che Abramo è stato salvato per mezzo della fede e si sofferma quindi sulla funzione della Legge, evidenziando come il cristiano sia "figlio di Dio": "Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo" (3,26-27). Per Paolo non esistono più quindi, tra chi ha fede in Cristo, differenze di etnia, sesso o classe sociale;"non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità" (5,6).

La libertà del cristiano[modifica | modifica wikitesto]

Seguono insegnamenti riguardo al giusto modo di usare la libertà come cristiani[Nota 6], in relazione al precetto dell'amore e all'invito a camminare seguendo lo Spirito."Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è Legge"(5,22-23)

Nella conclusione della lettera (6,11), Paolo scrive: «Vedete con che grossi caratteri vi scrivo con la mia propria mano». Con ciò evidenzia il valore formale e "giuridico" dello scritto[2] e pare indicare che il resto della lettera sia stato scritto con la collaborazione di uno scrivano. L'epilogo riassume infine alcuni tra i principali insegnamenti contenuti nella lettera.

Piano[modifica | modifica wikitesto]

  1. Capitoli 1 e 2: Missione dell'apostolo Paolo
    • Una missione data dal Signore Gesù stesso (cap. 1);
    • Una missione per i non Giudei (cap. 2).
    • Il contenuto della missione:
      • 1. La giustificazione avviene soltanto per mezzo della fede.
      • 2. La morte con Cristo
  2. Capitoli 3 e 4: La dottrina della legge. Tre esempi:
    • Abramo: la legge è opposta alla fede, la legge conduce alla maledizione, le promesse prima della legge (cap. 3);
    • Il bambino sotto tutori, divenuto grande, può approfittare dell'eredità: l'uomo, sotto la legge, deve crescere per approfittare della libertà in Cristo (cap. 4:1-13);
    • I due figli di Abramo: Ismaele, figlio della schiavitù, e Isacco, figlio della promessa.
  3. Capitoli 5 e 6: Esortazioni pratiche: Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi.
    • Non ritornare alla legge; se vogliamo osservare un comandamento, dobbiamo osservare tutta la legge; non c'è compatibilità tra la legge e la grazia.
    • Non usare della libertà per fare la propria volontà (i frutti della carne);
    • Tutta la legge è osservata per mezzo dell'amore;
    • La soluzione: la potenza dello Spirito Santo che produce in noi il frutto dello Spirito;
    • La grazia nelle relazioni tra fratelli e sorelle in Cristo (cap. 6)
    • La morte nelle relazioni con il mondo (cap. 6)

Uso liturgico[modifica | modifica wikitesto]

Nel rito cattolico brani della lettera sono letti in occasione della Pentecoste e il 1º gennaio, festa di Maria Madre di Dio. Alcuni passi sono inoltre letti in domeniche del tempo ordinario e usati nel rito dell'unzione degli infermi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Precisano gli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOB: "Stile e pensiero sono talmente paolini che l'autenticità di questa lettera, raramente posta in dubbio, appare oggi incontestabile". (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 2667, ISBN 88-01-10612-2.).
  2. ^ Anche il biblista Bart Ehrman sottolinea: "Paolo stesso racconta, in Galati 1,16–20, ciò che accadde dopo la sua conversione [...] Non si consultò con gli altri dopo la sua conversione, non vide nessuno degli apostoli per tre anni e anche dopo non ne vide nessuno tranne Cefa (Pietro) e il fratello di Gesù, Giacomo. Questo rende davvero interessante il resoconto trovato nel libro degli Atti. Perché secondo Atti 9, subito dopo che Paolo si convertì, trascorse un po' di tempo a Damasco «con i discepoli», e quando lasciò la città, si diresse direttamente a Gerusalemme, dove incontrò gli apostoli di Gesù (Atti 9,19–30). A tutti gli effetti, Atti sembra essere in contrasto con Paolo. Trascorse immediatamente del tempo con altri cristiani (Atti) o no (Paolo)? È andato direttamente a Gerusalemme (Atti) o no (Paolo)? Si è incontrato con il gruppo di apostoli (Atti) o semplicemente con Pietro e Giacomo (Paolo)? Per coloro che hanno familiarità con gli stessi scritti di Paolo e il libro degli Atti, non è difficile capire perché esiste questa discrepanza. Nella lettera di Paolo ai Galati vuole insistere sul fatto che il suo messaggio evangelico è venuto direttamente da Dio stesso, attraverso Gesù. Non l'ha capito da nessun altro - nemmeno dagli altri apostoli - quindi chiunque non sia d'accordo con lui sul Vangelo non è davvero d'accordo con lui ma con Dio. [...] Per Paolo stesso, tuttavia, il problema è la sua autorità, data direttamente da Dio. Non ha conferito con gli altri né incontrato gli apostoli. I due autori hanno programmi diversi e quindi hanno raccontato gli eventi in modo diverso, creando una discrepanza interessante ma anche importante". (Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 55-56, ISBN 978-0-06-186327-1. Cfr anche: Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 2666-2667, 2771, ISBN 978-88-10-82031-5; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 354, ISBN 978-88-430-7821-9.).
  3. ^ Gli studiosi dell'École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme) concordemente rilevano che "la seconda visita di Gal2,1-10 può essere identificata con la terza di At15 - con la quale presenta forti affinità - molto meglio che con la seconda (At11,30; 12,25), così poco importante che Paolo ha potuto ignorarla nell'argomentazione di Gal, a meno che essa, inoltre, non abbia avuto luogo e nasca semplicemente da un doppione letterario di Luca. Gal, dunque, è molto posteriore al concilio di Gerusalemme". Anche gli studiosi del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" osservano come "la correlazione di questa visita a Gerusalemme con i dati riportati in At costituisce uno dei problemi esegetici più difficili del NT. Non ci si può comunque sottrarre all'impressione che Gal2 si riferisca allo stesso evento che in At15 (perlomeno ai vv.1-12), nonostante tutti gli altri tentativi di identificarlo diversamente". (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, pp. 2666-2667, ISBN 978-88-10-82031-5; Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 972-973, 1024-1025, ISBN 88-399-0054-3. Cfr anche: Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, p. 354, ISBN 978-88-430-7821-9; Bart D. Ehrman, Jesus, Interrupted - Revealing the Hidden Contradictions in the Bible, HarperCollins Publishers, 2009, pp. 57-58,ISBN 978-0-06-186327-1.).
  4. ^ Ad esempio, il biblista Bart Ehrman (Bart Ehrman, I Cristianesimi perduti, Carocci Editore, 2005, pp. 221-222, ISBN 978-88-430-6688-9.) sottolinea che "gli Atti, insomma, non sono un resoconto storico di ciò che avvenne veramente [...] si tratta di un'opera più tarda, non contemporanea alla vita di Paolo [...] un punto fondamentale è acquisito: gli Atti, così come i Vangeli, sono improntati a un programma teologico che talvolta ne inficia l'accuratezza storica. Probabilmente il modo più facile di dimostrarlo è paragonare ciò che gli Atti dicono sul protagonista principale, l'apostolo Paolo, con ciò che Paolo dice di sé nelle sue lettere. Non ci sono solo piccole differenze di dettaglio su dove sia stato Paolo, quando e con chi, ma anche discrepanze più pesanti su aspetti basilari della sua attività, sulla natura della sua predicazione e sul ritratto generale del suo carattere" e gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico" (Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 880, 944, ISBN 88-399-0054-3. Cfr anche: Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 275, 282, ISBN 978-88-430-7821-9.) notano in merito che "l'interpretazione dei tratti che distinguono il Paolo lucano è difficilmente conciliabile con l'ammissione che il libro degli Atti sia stato scritto da un compagno di Paolo" e "il fatto che Luca [autore degli Atti degli Apostoli] stesso sia storicamente distante da Paolo è suffragato fortemente da numerosi fattori che mancano nel ritratto che egli ne fa: non conosce affatto le sue lettere, né l'immagine ampiamente emergente dalle lettere, di un Paolo motivo di controversia nella chiesa né alcuna differenza, o quasi, tra la missione di Paolo e quella, p. es., di Pietro, o di Stefano, o di Filippo. Luca è lo storico che riassume e dà contorni al passato; non è, in nessuno dei due suoi libri, un attore della storia che ci narra" e "poiché Luca negli Atti mostra di avere scarsa dimestichezza con la teologia di Paolo e di non conoscerne le lettere, pare che la sua associazione con lui riguardasse solo un periodo iniziale, prima che Paolo sviluppasse in pieno la sua teologia e si impegnasse a scrivere importanti lettere alle sue comunità, e prima del «Concilio» di Gerusalemme. Ad ogni modo cercherebbe invano chi pretendesse di trovare in Lc-At le più che semplici tracce della teologia paolina". Anche gli studiosi dell'interconfessionale Bibbia TOB (Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2484-2485, ISBN 88-01-10612-2.), sottolineano che "la concordanza del pensiero degli Atti con quello delle lettere di Paolo resta perlomeno problematica in certi punti, per di più importanti, come, per esempio, la nozione di apostolato oppure il ruolo della legge. Similmente, certe affermazioni o certi silenzi degli Atti risultano veramente sorprendenti: come può, ad esempio, un compagno di Paolo, che di solito si mostra così interessato al problema della conversione dei pagani, non parlare della crisi dei Galati? Questi problemi sono reali" e gli studiosi dell'École biblique et archéologique française, i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme (Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2576, ISBN 978-88-10-82031-5.), rilevano come "seguendo sant'Ireneo, degli esegeti hanno visto nei passi degli Atti che riportano la formula «noi» la prova che Luca fu compagno di Paolo durante il secondo e il terzo viaggio missionario e nel viaggio a Roma via mare. E' tuttavia rilevante che Paolo non nomini mai Luca come compagno della sua opera di evangelizzazione. Questo «noi» sembrerebbe dunque piuttosto la traccia di un Diario di viaggio tenuto da un compagno di Paolo (Sila?) e utilizzato dall'autore degli Atti". Il teologo e sacerdote cattolico Raymond Brown (Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, p. 236, ISBN 0-385-47202-1.), in relazione alla teoria che Luca fosse il compagno di viaggio di Paolo, osserva inoltre che "questa identificazione è ora ampiamente messa in discussione a causa delle inesattezze dell'autore circa la carriera di Paolo (Gal1:16-17 e Atti 9:19-29) e delle differenze dal pensiero di Paolo come lo conosciamo dalle Epistole Paoline".
  5. ^ Il biblista Bart Ehrman osserva, in merito ai rapporti di Paolo con i suoi predecessori apostolici, come "Paolo si ritrae ai ferri corti con gli apostoli di Gerusalemme, soprattutto con Pietro (cfr Lettera ai Galati 2,11-14); gli Atti ritraggono l'intera comunità cristiana in armonia dall'inizio alla fine della missione di Paolo (cfr Atti 15,1-24)". (Bart Ehrman, I Cristianesimi perduti, Carocci Editore, 2005, pp. 221-222, ISBN 978-88-430-6688-9.).
  6. ^ Alcuni hanno preso "la libertà in Cristo" come giustificazione dell'antinomismo (dal greco ἀντί, "contro" e νόμος, "legge") che in teologia è l'idea per cui i membri di un particolare gruppo religioso non siano sotto alcun obbligo etico o morale, e che la "salvezza" sia legata solo alla predestinazione. L'antinomismo è l'esatto opposto del legalismo, la nozione per cui l'obbedienza ad un codice religioso faccia guadagnare la salvezza stessa.[senza fonte]

Riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Francesco Bianchini, Lettera ai Galati, Città Nuova, 2009.
  2. ^ a b c Gerd Theissen, Il Nuovo Testamento, 2002.
  3. ^ Albert Vanhoye, Lettera ai Galati, 2000.
  4. ^ Gal1,15-20.
  5. ^ At9,19-30.
  6. ^ Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 972-973, 1025, ISBN 88-399-0054-3.
  7. ^ Gal1-2.
  8. ^ At15.
  9. ^ Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2522-2523, ISBN 88-01-10612-2.
  10. ^ a b Giuseppe Pulcinelli, L'apostolo Paolo, 2008.
  11. ^ Giulio Cirignano, Ferdinando Montuschi, La personalità di Paolo. Un approccio psicologico alle lettere paoline, EDB, 1996.
  12. ^ Come precisato nella soprastante sezione "Prospettiva storica, teologica e psicologica". (Cfr: Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, pp. 880, 944, ISBN 88-399-0054-3; Bart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 275, 282, ISBN 978-88-430-7821-9; Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, pp. 2484-2485, ISBN 88-01-10612-2; Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 2576, ISBN 978-88-10-82031-5; Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubleday, 1993, p. 236, ISBN 0-385-47202-1.).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Bianchini, Lettera ai Galati, Città Nuova, 2009.
  • Franz Mussner, La Lettera ai Galati, testo greco, traduzione e commento, Brescia Paideia 1987.
  • Albert Vanhoye, Lettera ai Galati, Milano, Edizioni Paoline, 2000.

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