Vai al contenuto

Corredentrice

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Corredentrice (in latino: Corredemptrix) è un antico titolo della Tradizione sacra, attribuito a Maria, madre del Signore Gesù, da parte di alcuni membri della Chiesa cattolica. Il titolo è presente nel Magistero di alcuni Pontefici e fa riferimento al ruolo della Vergine e Madre di Dio nella possibilità di redenzione offerta da Dio a tutte le creature umane.

La parola "Corredentrice" è riferita dai suoi utilizzatori alla partecipazione essenziale della Beata Vergine Maria all'opera redentiva, in modo subordinato a quella di Cristo. Tale partecipazione si concretizzò in particolare col suo libero assenso al concepimento di Gesù durante l'Annunciazione. Esso significò anche l'implicita accettazione della sua vita terrena, della sua Passione e morte redentrici per il mondo. Alla nozione di "Corredentrice" si ricollega anche il titolo distinto di Maria Mediatrix (Mediatrice di tutte le grazie).

Alcuni cattolici, specialmente quelli che credono che le apparizioni della Signora di tutti i popoli siano vere, hanno chiesto al Papa la definizione dogmatica dei titoli di Maria Mediatrice e Corredentrice.[1]

Il prefisso «co-» deriva dal termine latino «cum», che significa «con» (e non «uguale a»).[2] Maria coopera in modo unico e subordinato con Cristo (unico Redentore) alla redenzione del genere umano,[3] mediante il suo fiat nell’Annunciazione e la conseguente incarnazione di Cristo,[4] e accompagnando Gesù fino al Calvario, dove soffrì spiritualmente insieme a Lui.[5]

Il termine "Corredentrice" è stato applicato alla Vergine Maria a partire dal XV secolo. San Bernardo assegna a Maria un ruolo ai piedi della Croce che dà origine al titolo di Corredentrice, titolo che ritroviamo per la prima volta, in un inno anonimo del XV secolo, a Salisburgo: «Pia, dolce e benigna / non meritevole di dolore / se da qui strappi la conversione / condividendo la Passione del Redentore / per il prigioniero peccatore / sei divenuta Corredentrice»[6]

In tempi più recenti, il titolo ha ricevuto un certo sostegno dal Magistero cattolico,[7] sebbene sia stato escluso dal capitolo finale della costituzione apostolica Lumen gentium, testo che molti teologi considerano la sintesi più completa della mariologia cattolica.

Nel 1914, Papa Pio X concesse un’indulgenza a coloro che recitavano un’orazione contenente il seguente passo: Benedico il tuo santo Nome, lodo il tuo eccelso privilegio di essere veramente Madre di Dio, sempre Vergine, concepita senza macchia di peccato, Corredentrice del genere umano.[8] La preghiera si trova nella Raccolta del 1950 che riporta l'imprimatur del Vaticano.[9][10]

Come ricostruisce Padre Paolo Maria Siano, "negli Acta Apostolicae Sedis del 1913 (Anno V, Vol. V, Romae, Typis Poliglottis Vaticanis), la Suprema Congregatio S. Officii (Sectio de indulgentiis), a firma del Card. Rampolla, promulga un Decretum con cui Papa Pio X in data 26 giugno 1913 concede all’invocazione dei nomi «Laudetur Iesus et Maria – Hodie et semper» la stessa indulgenza concessa per l’invocazione del solo Nome di Gesù. In quel “Decretum” la sempre Vergine è chiamata Corredentrice: «corredemptricis nostrae, beatae Mariae» (p. 364).[11]

Il termine non significa che la fede cattolica abbia due redentori, Gesù Cristo e Maria, bensì che esiste una subordinazione fra i due redentori e che per tutti vi è un unico possibile Redentore in Gesù Cristo, la cui opera salvifica è oltremodo aiutata dalla Sua santa madre. La distinzione è ribadita dall'esistenza di due forme di culto: solo a Gesù Cristo spetta l'adorazione come "Redentore", mentre a Maria è dovuta la venerazione col titolo di "Corredentrice". Quest'ultima forma di venerazione è una pia pratica religiosa cattolica che appartiene al culto dei santi, per la quale la Madre di Dio è venerata come la creatura umana che più di chiunque altra, vissuta in qualsiasi epoca, possa favorire la salvezza eterna dei Suoi figli.

Maria fu infatti l'unica donna ad avere il privilegio di ospitare l'opera dello Spirito Santo Dio e il Verbo fatto carne, identificato con Gesù Cristo, nel proprio vergine grembo materno. Maria ebbe il merito di aver risposto affermativamente all'angelo dell'Annunciazione, fino a vivere il dolore di madre davanti alla Passione, Morte e Resurrezione del suo figlio. Il titolo di Corredentrice si collega a quello di Mediatrice di ogni grazia in virtù del fatto che la preghiera rivolta a Maria è anche quella più gradita a Dio, in quanto ella è Sua madre, nonché colei che ha la maggiore probabilità di ottenere da Lui l'intercessione del dono richiesto a beneficio di sé o del prossimo.

Dottrina e contesto

[modifica | modifica wikitesto]

Le parole di Luca 1, 38: «Ecco la serva del Signore» implicano la cooperazione mediata e remota di Maria alla Redenzione. Sant'Ambrogio insegna espressamente: «La Passione di Cristo non richiese alcun soccorso». In forza della grazia della Redenzione meritata da Cristo, Maria, con il suo spirituale ingresso nel sacrificio del suo Figlio divino per gli uomini, ha fatto espiazione per i peccati degli uomini e ha meritato (de congruo) l’applicazione della grazia redentrice di Cristo. In questo modo ella coopera alla redenzione soggettiva dell’umanità.[12] Nelle intenzioni dell'offertorio, i fedeli si preparano a offrire se stessi insieme a Cristo come parte della preghiera eucaristica, quali membra del suo Corpo mistico, nella consapevolezza che nemmeno il sacrificio più grande, se considerato di per sé e separatamente da Cristo, può avere alcun significato per Dio. Un sacerdote partecipa alla celebrazione eucaristica in persona Christi.

I teologi distinguono tra la "cooperazione remota" mediante la quale Maria acconsente all'Incarnazione e concepisce il Figlio di Dio, e la "cooperazione immediata" con cui la sempre Vergine si unisce volontariamente alla Passione del Figlio e Lo offre al Padre.[13] Anche i filosofi distinguono tra merito de condigno (merito di Cristo), basato sulla giustizia, e merito proprie de congruo (merito di Maria), fondato sulla carità.[14] Nella sua enciclica sull'Immacolata Concezione, Ad diem illum, papa Pio X disse:

«Poiché Maria supera tutti nella santità e nell'unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell'opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. Gesù «siede alla destra della Maestà Divina.»
«Poiché Maria fu associata da Cristo all’opera della nostra Redenzione, ha meritato de congruo (per pura benevolenza divina) ciò che Cristo ha meritato de condigno (per stretta giustizia).»

La proposizione secondo cui "Maria fu associata da Cristo all'opera della nostra Redenzione" è evidentemente prossima al titolo di Corredentrice. L'intero testo indica che Maria è solo Corredentrice subordinata, mentre Cristo è l’unico Redentore principale.[15] La Vergine viene costituita per amore gratuito di Dio come la migliore Corredentrice subordinata (non ad esse simpliciter, ma de congruo ad melius esse).[16]

Per quanto riguarda le grazie concesse da Dio dopo l'Assunzione di Maria al Cielo, è pia opinione che tutte esse provengano dall'intercessione di Maria, un concetto che necessita di chiarimenti secondo una parte del mondo cattolico prevalentemente post-conciliare.[17] Papa Leone XIII nell'enciclica Octobri Mense:[18]

«Per questo, è lecito affermare, a piena ragione, che dell’immenso tesoro di ogni grazia che il Signore ci ha procacciato, poiché “la grazia e la verità provengono da Cristo” (Gv 1,17), nulla ci viene dato direttamente se non attraverso Maria, per volere di Dio. Dato che nessuno può andare al Sommo Padre se non per mezzo del Figlio, così, di regola, nessuno può avvicinarsi a Cristo se non attraverso la Madre.»

I sostenitori ritengono che il titolo di Corredentrice non implichi che Maria partecipi in modo paritario alla redenzione del genere umano, poiché Cristo è l'unico Redentore (1 Tim 2,5[19]). Pur essendo vissuta senza peccato originale e senza mai commettere peccato proprio, pure Maria necessitava della redenzione e sarebbe stata redenta da Gesù Cristo, fatto che implica che ella non possa essere sua pari nel processo di redenzione.[20][senza fonte] Similmente, se Maria è descritta come Mediatrice di tutte le grazie, ciò «va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore».[21]

Storia del titolo

[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto e il culto di venerazione per Maria Corredentrice era molto noto durante il Medioevo, praticato e predicato in larga misura dall'Ordine francescano e da quello dei domenicani. In tempi più recenti, il titolo fu menzionato da papa Benedetto XV nella lettera apostolica Inter sodalicia del 1918, mentre non ne esiste traccia all'interno della Lumen gentium, che una parte dei teologi considera come una summa dell'intera mariologia del Concilio Vaticano II. Un movimento di cattolici, sia laici che religiosi, formato in particolare da coloro che reputano vere le apparizioni di Amsterdam, ha chiesto la proclamazione di un quinto e ultimo dogma mariano per Maria Corredentrice e Mediatrice (Mediatrix),[22] vale a dire corredentrice di salvezza e mediatrice di ogni grazia.

Nelle apparizioni della Signora di tutti i popoli è stato richiesto il dogma per il titolo di Mediatrice, Corredentrice e Avvocata.[23]

Fondamenti biblici

[modifica | modifica wikitesto]

I primi riferimenti biblici sono stati rinvenuti in Giovanni 19.25-27[24], citato dalla Lumen Gentium del '64[25] e in Colossesi 1:24[26].

Genesi 3,14-15

[modifica | modifica wikitesto]

Come richiamato dalla bolla Ineffabilis Deus, Genesi 3,14-15[27] afferma il ruolo di Maria nella lotta al serpente infernale,[28] lotta di cui Cristo è protagonista nell'Apocalisse.

La Vulgata di san Girolamo narra che la Donna schiaccia il capo del serpente infernale con Cristo e sotto Cristo. L'identificazione di Maria con la Donna (in latino: mulier) di Gn 3 fu ribadita unanimemente dai Padri della Chiesa e da san Girolamo stesso.[29] Quindi Maria è Corredentrice remota, indiretta, secondaria e subordinata, assieme a Gesù, Redentore principale e diretto dell’umanità.

Il Concilio di Trento (8 aprile del 1546, sess. IV, EB 46) definì la Vulgata, “approvata nella Chiesa col suo uso plurisecolare”, “autentica”, ossia degna di fede o che fa testo, cioè immune da ogni errore in materia di Fede e di Morale. Il Magistero della Chiesa ha ribadito tale identificazione nell'Esorcismo contro Satana e gli angeli apostati.[30]

Epoca patristica

[modifica | modifica wikitesto]

Già nel II secolo, il Padre della Chiesa Ireneo di Lione, nella sua opera Contro le eresie, scrisse che: «Maria è diventata causa di salvezza per sé stessa e per tutto il genere umano» in conseguenza del suo aver risposto all'angelo dell'Annunciazione con la parola fiat.[31][32] l'Incarnazione non fu né causa necessaria né sufficiente della Resurrezione dalla morte di croce. In questo senso, Maria non sostituì né poté assumere alcun primato rispetto al Salvatore e al Redentore. Mediante la risposta all'angelo, ella è divenuta per sempre causa dispositiva che rende possibile l'opera del Salvatore e del Redentore, in primo luogo mediante l'Incarnazione e in secondo luogo anche successivamente alla Resurrezione.

Maria è causa dispositiva della salvezza in virtù dei carismi dello Spirito Santo, donati a lei in conseguenza del suo aver risposto affermativamente alla legge divina singolare che le era stata presentata dall'angelo dell'Annunciazione: mediante tali doni, semplifica e coopera con il Salvatore e Redentore per la salvezza del genere umano, a partire dall'opera intercessoria nella Solennità di Pentecoste.[33] Secondo l'enciclica Mystici Corporis Christi di papa Pio XII, fu Ella, con le sue efficacissime preghiere, ad impetrare che lo Spirito del divin Redentore, già elargito sulla Croce, venisse infuso nel giorno di Pentecoste con doni prodigiosi alla Chiesa, da poco nata.

Dopo il Concilio di Trento

[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di Maria Corredentrice raggiunse l'apice della sua diffusione nel tardo Medioevo, mentre il dibattito teologico plurisecolare toccò il proprio culmine nel XVI secolo.[34]

Nelle epoche successive, il culto e la chiarificazione teologica subirono un notevole rallentamento. Fra il XIX e il XX secolo, il dibattito teologico fu riproposto da padre Frederick William Faber e da Gabriele Roschini nel suo Compendium Mariologiae del 1946, nel quale spiegò che la salvezza divina, non essendo un fatto meramente di natura materiale, comporta anche un'unione spirituale e permanente con Cristo. Ancora negli anni Sessanta, tale tesi era condivisa dalla maggior parte dei mariologi.[35] Più precisamente, Roschini spiega che Maria non solamente partecipò all'Incarnazione di Gesù Cristo, ma in virtù dell'opera dello Spirito Santo Dio che operò il concepimento verginale e che la colmò della Sua grazia e dei Suoi carismi, fin dal primo istante del concepimento e per sempre ella divenne indissolubilmente legata all'intera persona[senza fonte] umana e divina di Cristo, in corpo, anima e spirito. In questo modo, iniziò e fu ammessa da Dio a essere parte dell'unione ipostatica, secondo una modalità non ancora del tutto chiarita dal punto di vista teologico: Maria è l'unica creatura di Dio della quale sia stata dogmaticamente definita l'assenza di peccato dell'origine e della persona, la maternità verginale e l'assunzione al cielo in anima e corpo. L'opera di Roschini incontrò una vasta eco fra i cattolici cosiddetti di orientamento conservatore.[36]

L'enciclica Supremi Apostolatus Officio (1883) affermò:

«Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio, e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore.»

L'enciclica Iucunda Semper Expectatione (1894) asserisce:

«Quando, infatti, si offrì a Dio, come ancella al compito di madre, o si offerse insieme con il Figlio nel tempio, fin da allora, come si evince dai due episodi, prese parte con lui al travagliato riscatto del genere umano.»

Maria offrì se stessa assieme a Gesù sin dalla presentazione di suo Figlio, otto giorni dopo la nascita, al Tempio, per partecipare alla espiazione dolorosa di Cristo in favore del genere umano, ossia per la Redenzione. La Corredenzione avvenne in virtù di uno speciale e libero decreto o disegno di Dio[37]

L'enciclica Adiutricem populi distingue la Redenzione e Corredenzione oggettiva o in se stessa (in atto primo o nell’essere) dalla Redenzione e Corredenzione soggettiva o applicazione dei meriti alle singole anime (in atto secondo o nell’azione). Maria cooperativa sia alla Redenzione sia oggettiva che a quella soggettiva. La cooperazione Mariana la Redenzione in essere oggettiva e la causa della sua cooperazione in atto o applicativa delle grazie agli uomini (soggettiva).[38]

Sant'Alfonso Maria de' Liguori nelle Glorie di Maria parla di Corredenzione senza tuttavia mai menzionare il titolo di Corredentrice, pur citando un'opera nella quale esso compare esplicitamente, Delle grandezze di Gesù Cristo e della gran Madre Maria SS., Lezioni sacre del gesuita Francesco Pepe. Il titolo compare anche nel testo più tardivo intitolato Opera dogmatica contra gli eretici pretesi riformati (1770).[39]

Magistero del XX secolo

[modifica | modifica wikitesto]

Dopo Leone XIII e Pio X, papa Benedetto XV fu il primo a formulare la dottrina della Corredenzione in termini perentori:

«[Maria sul Calvario ai piedi della Croce] patì talmente e quasi morì col Figlio paziente e morente, per un disegno divino, ed immolò il Figlio suo per placare la giustizia divina, di modo che a ragione si può dire che Maria ha redento assieme a Cristo il genere umano.»

Nel corso del XX secolo, la proclamazione del dogma fu sostenuta dal gesuita José María Bover (1877-1954), dal claretiano Fr. Narciso García Garcés (1904-1989) e dal presbitero carmelitano Fr. Enrique Llamas (1926-2017).[40]

Nel volume intitolato Mother of the Saviour and our Interior life (1941),[41] il tomista Garrigou-Lagrange illustrò il ruolo attivo della Vergine Maria nell'opera redentiva del Divina Figlio.[42] Il culto di Maria Corredentrice fu rivitalizzato anche durante i pontificati di Benedetto XV e di Giovanni Paolo II:

«Che proprio l'Addolorata venga eletta e invocata come Patrona di una buona morte, corrisponde meravigliosamente alla dottrina cattolica e alla pia tradizione della Chiesa....Perché i Dottori ritengono concordemente che, se la Beatissima Vergine non ha apparentemente avuto partecipazione alcuna alla vita pubblica di Gesù Cristo, e riappare, poi, all'improvviso, sulla via del Calvario e sotto la Croce, ella non vi può essere stata presente senza un disegno divino. Perché così ella soffrì e quasi morì con il Figlio suo sofferente e morente, così rinunciò per la salvezza degli uomini ai suoi diritti di madre su questo Figlio e lo immolò per placare la divina giustizia, sicché si può dire, a ragione, che ella abbia redento con Cristo il genere umano. Evidentemente per questa ragione tutte le diverse grazie del tesoro della redenzione vengono anche distribuite attraverso le mani dell'Addolorata»
«Questa maternità di Maria nell'economia della grazia - come si esprime il Concilio Vaticano II - perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata.»

Lumen gentium

[modifica | modifica wikitesto]

La Lumen gentium afferma che il patrimonio salvifico di Maria (munus Matris Salvatoris in salutis oeconomia) è subordinato (subordinatum) all'unica mediazione del Redentore, la quale, come diffonde il sommo bene nei cuori delle creature, non pretende di essere esclusiva[45], "ma fa rivivere nelle creature una multiforme cooperazione partecipata dall'unica sorgente" dell'amore di Dio:

«55. I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda tradizione mostrano in modo sempre più chiaro la funzione della madre del Salvatore nella economia della salvezza e la propongono per così dire alla nostra contemplazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparandosi la venuta di Cristo nel mondo. [...] Sotto questa luce essa viene già profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti in peccato, circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15). [...]»
«61. La beata Vergine, predestinata fino dall'eternità, all'interno del disegno d'incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia.»
«62. E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice. Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore.

Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l'esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perché, sostenuti da questa materna protezione, aderiscano più intimamente al Mediatore e Salvatore.»

Il documento afferma che la mediazione mariana di tutte le grazie deve essere intesa «in modo tale che non toglie né aggiunge nulla alla dignità e all'efficacia di Cristo l'unico Mediatore»;[48] viene ribadito il primato di Maria su tutte le altre creature di Dio: «la figlia di Sion per eccellenza» è la donna e madre del Salvatore profetizzata nell'Antico Testamento, che avrebbe vinto «sul serpente (cfr. Gen 3,15)» e che «primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza».

Autonomia nella cooperazione al fine redentivo non significa che Maria non abbia avuto necessità, non abbia atteso né ricevuto il Salvatore. Al contrario, ella ebbe concepimento senza peccato originale in dono da Dio, nonché una vita terrena senza altra macchia di peccati personali, resa possibile da Dio nel suo essere e meritata dal libero esercizio della liberà umana al servizio del Redentore. Questi doni divini, intrecciati a meriti individuali di santità e virtù, furono finalizzati all'Incarnazione e alla Resurrezione dalla morte di croce del Salvatore, che Maria continuò a servire anche successivamente con una vita di virtù e santità, causa dei suoi doni spirituali. La discesa dello Spirito Santo fu promessa da Cristo ai Dodici prima di spirare sulla croce: il ruolo che Pio XII le attribuì ufficialmente con riferimento al giorno di Pentecoste testimonia che la sua esistenza terrena rimase al servizio di Cristo, anche dopo la Sua Morte e Resurrezione. Tale vita di virtù e santità è finalizzata a preservare e ad accrescere i carismi dello Spirito Santo Dio che ella dispensò per primi agli apostoli. Anch'essi sono dati da Dio per l'economia della salvezza e per poter proseguire nelle generazioni successive l'opera di Redenzione iniziata da Cristo. Natura immacolata e carismi hanno l'effetto di rendere necessaria l'opera del Salvatore e del Redentore anche per Maria, ma in un modo differente dalle altre creature umane: non un Salvatore e un Redentore per il perdono del peccato originale e dei peccati personali, in lei assenti, bensì un Salvatore e un Redentore che avrebbe reso necessaria l'opera di corredenzione, confermando per sempre la sua natura immacolata e i suoi carismi.

Anche Maria necessitò di Gesù Cristo come Salvatore e Redentore, nel senso che, senza la Sua Incarnazione, Dio non l'avrebbe creata senza macchia di peccato e coi carismi che ricevette, caso nel quale, creatura umana come le altre, avrebbe avuto necessità del Salvatore e del Redentore per la propria vita eterna. Per quanto riguarda la sua persona, invece, l'Incarnazione e l'opera del Salvatore e del Redentore sono necessarie e attese in quanto causa prima e unica del suo primato fra le altre creature al servizio di Cristo, nella liberazione dal serpente e nella redenzione del genere umano.

Il Concilio Vaticano II fu diviso in merito all'elaborazione di un documento specifico per la mariologia, che evidenziasse l'importanza dei titoli di Mediatrice e Corredentrice. Il 29 ottobre 1963 prevale la linea del card. König contro il card. Santos di Manila (1114 contro 1097) voti. Si arrivò a inserire un capitolo, l'VIII, nella Lumen gentium alla cui stesura importante fu il ruolo del francescano padre Carlo Balić; elencando i vari titoli mariani non è indicato quello di corredentrice[49]. Durante e dopo il Concilio, si pronunciano in modo contrario alla Corredenzione: Yves Congar[50], E. Schillebeeckx[51], Karl Rahner [52], Hans Küng [53], Jean-Yves Lacoste. La dottrina era avversata dai Protestanti e dalla parte della Chiesa cattolica che perseguita l'ecumenismo e il dialogo interreligioso con questi ultimi.[54]

Nell'enciclica Mystici Corporis Christi, papa Pio XII aveva dichiarato:

«Ella fu che, immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria, e sempre strettissimamente unita col Figlio suo, Lo offrì all’eterno Padre sul Golgota, facendo olocausto di ogni diritto materno e del suo materno amore, come novella Eva, per tutti i figli di Adamo contaminati dalla miseranda prevaricazione del progenitore. Per tal modo, Colei che quanto al corpo era la madre del nostro Capo, poté divenire, quanto allo spirito, madre di tutte le sue membra, con nuovo titolo di dolore e di gloria. Fu Ella, con le sue efficacissime preghiere ad impetrare che lo Spirito del divin Redentore, già elargito sulla Croce, venisse infuso nel giorno di Pentecoste con doni prodigiosi alla Chiesa, da poco nata.»

Il titolo di Corredentrice viene associato alla preghiera di intercessione di Maria a Dio, che procura la grazia dell'effusione dello Spirito Santo Dio nei suoi figli spirituali. Il testo aggiunge che fu l'intercessione di Maria, che prima dei Dodici era già stata colmata della grazia dello Spirito Santo Dio a partire dal momento del fiat dell'Annunciazione, a mediare e rendere possibile la discesa dello "Spirito del Redentore" nella Solennità di Pentecoste.

Tentativi di promuovere un quinto dogma mariano furono intrapresi negli anni '20 fino agli anni '40, ma Pio XII decise di non procedere con la definizione del dogma.[55]

Giovanni Paolo II nell'udienza generale dell'8 settembre 1982 disse: "Maria, pur concepita e nata senza macchia di peccato, ha partecipato in maniera mirabile alle sofferenze del suo divin Figlio, per essere Corredentrice dell’umanità".

Nell'agosto 1996 si tenne a Częstochowa, in Polonia, un Congresso Mariologico, nell'ambito del quale il Vaticano chiese di istituire una commissione teologica che con ventitré voti contrari respinse all'unanimità (23-0) la proposta di un nuovo dogma.[56][57]

Durante il regno di Pio XII, una congregazione vietnamita di sacerdoti fu fondata con il nome di Congregazione della Madre Corredentrice (in lingua vietnamita: Dòng Đức Mẹ Đồng Công Cứu Chuộc o semplicemente Dòng Đồng Công; in latino: Congregatio Matris Coredemptricis, CMC). Il 4 aprile 1941, il reverendo Dominic Maria Trần Đình Thủ, insegnante presso il seminario di Quần Phương, ottenne il permesso di fondare la Congregazione della Madre Corredentrice nella frazione di Liên Thủy, provincia di Nam Định, nella Diocesi di Bùi Chu. Il 15 dicembre 1952, il Vaticano firmò la costituzione della Congregazione di Nostra Signora Redentrice. La congregazione fu ufficialmente fondata il 2 febbraio 1953, con padre Dominic Maria come superiore. A seguito dei cambiamenti introdotti dal Concilio Vaticano II, la Congregazione fu costretta a cambiare il proprio nome in Congregazione della Madre del Redentore.[58]

Concetti introduttivi

[modifica | modifica wikitesto]

Merito de congruo e de condigno

[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli, ha avuto largo utilizzo la distinzione teologica fra meriti de condigno e meriti proprie de congruo. Sono entrambi meriti di salvezza in quanto utili finalizzati alla vita eterna dell'anima e poi, dopo la Resurrezione della carne, anche del corpo, propri o del prossimo. Nel caso di Maria e di Gesù Cristo, essi sono stati interamente devoluti a favore del genere umano e in particolare della Chiesa Apostolica.

Il merito de congruo è la giusta retribuzione di una giusta obbligazione di fare ordinata da Dio, Creatore, Signore e Re. La parola "congrua" anche in italiano attiene alla sfera del sacro e indica la giusta retribuzione del clero, necessaria al suo sostentamento. Nell'esempio di un soldato, essa è assimilata alla paga e al rancio per aver risposto affermativamente all'obbligo[59] di servire lo Stato, subordinato al rispetto del primato del servizio a Cristo e alla volontà di Dio, in conformità a Efesini 6[60].

Il merito de condigno è una parola composta dalla preposizione cum e dall'aggettivo dignus, che significa di pari dignità: è un premio "di pari dignità", proporzionale ad un sacrificio volontario che è causa delle sofferenze ingiustamente patite dal giusto. Nell'esempio del soldato, esso è assimilabile all'onorificenza che riconosce e premia un impegno individuale che supera ed eccede l'obbligo di servizio già retribuito nell'ambito del merito de congruo.[59]

Gesù fu il giusto e il Santo di Dio che senza macchia di peccato offrì sé stesso per vivere l'ingiusta Passione e l'ingiusta Morte di croce. Passione e Morte di croce non sono riferibili al merito de congruo, poiché Gesù Cristo è colui che ordina, regna ed è costituito da Dio giudice supremo del genere umano. Non può quindi essere soggetto ad alcuna obbligazione da parte di terzi alla quale possa corrispondere una retribuzione giusta. Egli è il giusto e il Santo di Dio, nonché il Giudice ultimo e perfetto, al quale la "giustizia" non può né essere amministrata, essendo senza peccato, né pervenire come qualità di una qualche relazione - in questo caso retributiva - con le altre persone divine o con le Sue creature. Il merito di Cristo fu invece de condigno: come afferma il Credo, Egli ricevette il premio di essere assiso "alla desta del Padre" e di ritornare "nella gloria" per il Giudizio finale. Tale premio seguì in grado parimenti degno il Suo sacrificio volontario e non obbligato di patire "per noi sotto Ponzio Pilato" fino alla morte di croce.[61]

La libera accettazione di Maria dell'ordine divino - che non nega la libertà dell'uomo, ma che comunque è Verbo di Dio - fu premiata sulla terra in una misura povera dal punto di vista materiale, ma congrua per il suo sostentamento. Fu premiata in modo più che degno e più che proporzionale, "colmata" da subito dai doni dello Spirito Santo e dalla presenza del Signore (1,26[62]). Il premio di una vita santa e giusta di povertà, obbedienza, castità e carità fu rinnovato col privilegio dell'Assunzione al cielo in anima e corpo, anche qui in modo più che degno e più proporzionale qualora si rapportino i secoli trascorsi nella visione beatifica del Paradiso con un corpo già glorioso, senza l'attesa della Resurrezione della carne, rispetto alla finitezza terrena, pur trafitta da enormi dolori.

Lo stesso argomento in dettaglio: Ecce Homo e Assunzione di Maria.

La terminologia de condigno e de congruo è stata definita "preconciliare"[45], perché appartiene al Magistero immutabile della Chiesa cattolica. Un debole riferimento esiste ancora nell'enciclica Lumen gentium, dove la parola condignus ricorre una volta sola e in un contesto riconducibile ai meriti di Cristo. Il n. 48 del documento cita Romani 8,18[63], 2Tim 2,11-12[64], tito 2,13[65], Filippesi 3,21[66], 2 Tessalocinesi 1,10[67], senza un riferimento esplicito a Maria. La lettera ai Romani correla la dignità della sofferenza del giusto (condignae passiones) al premio della gloria ultraterrena (futuram gloriam) che consiste nella ristrutturazione di un corpo configurato per la nostra umiltà, riplasmato dalla mano del Creatore a immagine e somiglianza dei corpi luminosi (Filippesi 3:21[68]) del Padre Dio e del Figlio Dio.

Maria è stata associata intimamente all'opera del Figlio per partecipare in modo unico, cooperando alla Redenzione de congruo per carità, come il Figlio l'ha compiuta de condigno per giustizia Solo il redentore può tenere con diritto di giustizia la grazia per l'umanità mediante il riconoscimento divino del suo sacrificio, atto obbligato dalla coerenza della volontà divina. Il merito del congruo invece nasce dalla convenienza dall'amore. Nasce dalla benevolenza divina che decide liberamente di accogliere e premiare la Carità e la disposizione interiore di chi coopera l'opera redentiva. Maria coopera de congruo, per amore e perfetta conformità la volontà del Redentore, alla diffusione dei frutti della sua opera. Se l'opera del Figlio resta da sola sufficiente, Maria, in virtù della grazia ricevuta, coopera alla sua applicazione nella storia. La cooperazione mariana nulla toglie alla centralità di Cristo, bensì la illumina e la esplicita.

Cooperazione mediata e immediata

[modifica | modifica wikitesto]

La Lumen gentium insegna che: L'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte.[47] Il passaggio è riferimento in primo luogo all'opera salvifica di Maria, che coopera col Salvatore. Il documento evitò attentamente l'adozione della parola "Corredentrice".

I teologi dei primi secoli operarono una distinzione fra una "cooperazione remota" e una "cooperazione immediata".[69][70] Entrambe sono forme di partecipazione alla Mediazione esclusiva del Redentore. La cooperazione remota è quella forma di partecipazione alla sostanza di Dio, esemplificata dall'opera dello Spirito Santo per l'Incarnazione di Gesù Cristo nel grembo di Maria Vergine. Ella offre il proprio corpo per essere il Tempio sacro del Verbo che si fa carne, cooperando con la volontà di Dio comunicatale dall'angelo. La sua cooperazione volontaria è anche mediata dall'opera dello Spirito Santo su di lei, secondo il Credo: e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel grembo della Vergine Maria e si è fatto uomo. L'elemento soggettivo della mediazione, la volontà libera del mediato, non viene menzionata nel Simbolo della Fede, benché resti comunque fondata biblicamente nello svolgimento storico dell'Annunciazione.

La cooperazione immediata di Maria è il suo associarsi alla «Redenzione di Cristo compiuta sulla Croce», mediante la propria «partecipazione mistica alla immolazione del Figlio per placare la divina giustizia».[43] Maria giace ai piedi della croce e accetta l'adempimento delle profezie messianiche rinunciando all'esercizio dei propri diritti di madre. La Mystici Corporis Christi afferma che

«ella fu che, immune da ogni macchia, sia personale sia ereditaria, e sempre strettissimamente unita col Figlio suo, Lo offrì all’eterno Padre sul Golgota, facendo olocausto di ogni diritto materno e del suo materno amore, come novella Eva, per tutti i figli di Adamo contaminati dalla miseranda prevaricazione del progenitore...»

Maria scelse di obbedire al disegno divino fino alla fine, cooperando alla salvezza del genere umano, di propria spontanea volontà, vale a dire in un modo immediato.

Riferimenti alla parole "Corredentrice" e "corredenzione" nei documenti pontifici

[modifica | modifica wikitesto]

L'enciclica Ad diem illud, composta da papa Pio X in merito all'Immacolata Concezione, afferma:

«Dice San Bernardino da Siena: «Ella è il collo del nostro capo, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo mistico tutti i doni spirituali». È dunque evidente che noi dobbiamo attribuire alla Madre di Dio una virtù produttrice di grazie: quella virtù che è solo di Dio. Tuttavia, poiché Maria supera tutti nella santità e nell'unione con Gesù Cristo ed è stata associata da Gesù Cristo nell'opera di redenzione, Ella ci procura de congruo, come dicono i teologi, ciò che Gesù Cristo ci ha procurato 'de condigno ed è la suprema dispensatrice di grazie. Gesù «siede alla destra della Maestà Divina.»

Se nessun documento pontificio ufficiale ha fatto impiego della parola "Corredentrice", è pur vero che essa è indirettamente rinvenibile nell'espressione "associata da Gesù Cristo nell'opera di Redenzione", che a sua volta richiama l'espressione "generosa socia del divin Redentore", presente nella Munificentissimus Deus[72]. Entrambi i documenti fanno riferimento ad un'unione sostanziale di Maria con la Trinità da prima della creazione, non ancora delineata razionalmente con gli strumenti della tradizione. Si tratta, tuttavia, di un aspetto importante in quanto riguarda ciò che è stata Maria dall'eternità al tempo della creazione, e ciò che ella rimane immutabilmente per sempre. che esige un chiarimento dottrinale, per meglio comprendere cosa si intenda per arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità. Essa assomiglia all'"arcana unione di tutti noi con Cristo" che definisce il Corpo Mistico di Cristo nella Mystici Corporis, ma non è tendere, bensì è "fin da tutta l'eternità". Sebbene Maria non sia né increata né unigenita per la teologia cattolica, bensì concepita da un'unione carnale fra due coniugi di cui il canone biblico non fa menzione. La narrazione di Anna e Gioacchino appartiene infatti agli apocrifi; in modo opposto, i Vangeli Sinottici riferiscono che Maria era parente di Elisabetta la quale discendeva dalla stirpe di Aronne (Luca 1:5.36[73]). L'espressione resta quindi meritevole di un chiarimento teologico e dottrinale.

Secondo la Lumen Gentium, cooperando alla Redenzione:

«...l'alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico... soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperò in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell'ordine della grazia.»

La frase "generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico" traduce in modo non letterale il testo latino singulariter prae aliis generosa socia. Limitandosi al testo latino, lingua ufficiale dei documenti, l'ultima frase afferma che la maternità di Maria è universale e salvifica per tutti i figli di Dio, due qualità che sono proprie anche dell'opera del divino Redentore. La partecipazione all'ordine della grazia fu già prima dell'Assunzione, riferendosi alla Mystici Corporis Christi[33] secondo la quale Maria causò la presenza dello Spirito Santo sui Dodici nel giorno di Pentecoste.

Risulta complesso dare una definizione teologica della partecipazione di Maria alle sofferenze di Cristo e della loro offerta per il bene del genere umano. Secondo sant'Ambrogio, Cristo si è offerto da solo, «la Passione di Cristo non ha avuto bisogno di assistenza». Secondo la funzione propria dell'offertorio, che è quella di approntare i doni della Santa messa prima di offrire sé stessi come parte della preghiera eucaristica, in quanto membra del Corpo Mistico di Cristo, che è la Chiesa cattolica, significa ammettere che nemmeno il massimo sacrificio dei fedeli -singolarmente e come comunione di anime- potrà mai assumere presso Dio la medesima valenza del sacrificio eucaristico del Suo Figlio unigenito. Pertanto, la migliore opera di espiazione possibile da parte dei suoi figli è partecipare collettivamente al rinnovarsi di tale sacrificio nella celebrazione eucaristica. Il sacerdote celebrante vi partecipa in persona Christi'.

Maria "merita per noi de congruo", vale a dire per tramite di un premio proporzionato e non vincolante per Dio; Gesù Cristo "merita per noi de condigno"[59], in modo che sia Dio stesso a farsi da garante, a impegnarsi di persona per la promessa di un premio vincolante, certo, poiché è Parola di Dio, ma che, in quanto dono di una vita senza fine, non è mai commisurabile alla finitezza della somma fra tutte le possibili opere gradite a Dio compibili da qualsiasi creatura umana. In altre parole, il sacrificio di Gesù sulla croce non potrebbe avere altri equivalenti per Dio, nemmeno nel caso estremo del sacrificio della propria stessa vita a favore del prossimo, ancorché in un modo altrettanto doloroso e cruento. La Morte e la Resurrezione di Gesù hanno in qualche modo a che fare intuitivamente col sacrificio di Morte e Resurrezione dell'infinito, poiché riguardano una creatura umana che è anche Dio, il cui corpo umano-divino preesistente al concepimento verginale -impassibile, incorruttibile e immortale come Dio Padre, come Maria assunta al cielo in anima e corpo e dei corpi mortali dopo la Resurrezione della carne- accettò il primo sacrificio dell'Incarnazione, consistente nel farsi temporaneamente finito e mortale, al fine di rendere possibile la salvezza del genere umano mediante la Resurrezione dalla morte di croce. La riduzione di Dio alla finitezza umana e mortale, pur senza peccato, fu un primo sacrificio che la morte di un qualsiasi essere umano per il suo prossimo non potrebbe integrare con sé.

Il medesimo gradimento del Padre e la stessa distribuzione mariana di grazia divina possono avere origine dal sacrificio equivalente della celebrazione eucaristica, a patto che oltre alla morte del Venerdì Santo si guardi anche all'integralità della vita terrena di Gesù, non dimenticando di contemplare e rivivere anche la Sua prima scelta di "sacrificarsi" nell'Incarnazione mediante il concepimento verginale di Maria, calandosi dalla gloria del cielo all'umiltà santa della Sacra Famiglia di Nazareth.

Corredenzione nell'enciclica Munificentissimum Deus

[modifica | modifica wikitesto]

L'enciclica Munificentissimus Deus afferma:

«In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1 Tm 1,17[74]

Il testo citato assimila la nascita priva di peccato originale, la vita terrena e ultraterrena di Maria a quella di Gesù Cristo. Inoltre, assimila la loro esistenza terrena in rapporto alle altre creature di Dio Padre, affermando che ella fu arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione. La predestinazione fu quella di «aver riportato un pieno trionfo sul peccato» e di essere divenuta «generosa Socia del divino Redentore». L'espressione «generosa Socia del divino Redentore» è assimilabile ad un sinonimo della parola "Corredentrice", che pure non è menzionata in modo esplicito. L'equivalenza vale non soltanto a decorrere dall'opera mariana sulla terra in poi, esemplificata nel giorno di Pentecoste, ma sussisteva già nella persona di Dio Padre da prima della creazione, così come da prima delle generazione del Signore Gesù Cristo prima di tutti secoli: Cristo e Maria preesistenza nella persona di Dio Padre come predestinati all'opera di corredenzione.

La loro preesistenza in un'unità "arcana" non si riferisce soltanto al loro essere da sempre nella mente di Dio, come un'idea o un progetto di generazione prima del tempo (l'Unigenito) ovvero di creazione dal nulla (la Genesi), ma al loro coesistere da sempre in una qualche forma che si rapporta alla sostanza di Dio Padre e alla Sua divina-umana carne. Se la natura dell'Unigenito è stata ampiamente descritta nel corso dei secoli, molto meno nota e definita teologicamente è la preesistenza di Maria in una forma e modo dell'ente che sia «arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità».

Come tutti gli altri titoli marinai, anche quello di Corredentrice è strettamente legato al titolo primario di Madre di Dio secondo la Sua natura umana. Secondo il tomista Charles De Koninck:[75]

«Ora, generazione significa origine vitale e assimilazione; è il nascere di un essere vivente dall'interno di un altro essere vivente che è congiunto ad esso come principio di vita e che lo assimila alla propria natura in virtù di questo stesso nascere. La generazione consiste quindi nell'esprimere una somiglianza propagativa della natura del principio generatore. Tale principio attinge e forma il generato dalla propria sostanza. Di conseguenza, se la beata Vergine è veramente una generatrice, questa definizione di generazione deve adattarsi a lei nel suo senso più proprio. Notiamo che se, nell'atto stesso del concepimento, la madre è solo un principio passivo, il quale, pur essendo propriamente natura, non implica di per sé un'assimilazione attiva e un'espressione attiva di sé, tuttavia, se considerato nella sua relazione con il generato, la madre è propriamente un principio attivo e assimila vitalmente il

generato. Infatti, un'azione assimilativa si compie formalmente nella produzione del principio passivo del concepimento, produzione che avviene per mezzo del potere generativo attivo della donna rispetto al generato. Per questo motivo, la madre partecipa attivamente all'assimilazione vitale del generato. Lei è propriamente una generatrice.»

Prove di definizione dogmatica

[modifica | modifica wikitesto]

Non è nota una definizione dogmatica ufficiale che razionalmente dimostri e giustifichi i titoli mariani di Regina degli Angeli, Mediatrice di ogni grazia di Dio, Dispensatrice di ogni carisma dello Spirito Santo Dio (in prima persona, nella Sua opera salvifica nella storia umana), Corredentrice di salvezza, Avvocata di giustizia e Promotrice di carità. I meriti di salvezza de condigno vs de congruo' richiedono necessariamente due titoli distinti, poiché la separazione della carità dalla giustizia negherebbe il Sommo Bene che è Gesù Cristo e del quale Maria è Tempio e membra.

Durante il Concilio Vaticano II, una minoranza di vescovi italiani, spagnoli e polacchi presentò una richiesta di formulare un dogma[testo?], ma l'assemblea la rigettò e i documenti pontificali evitarono di usare la parola latina Corredemptio.

Negli anni '90, il teologo francescano Mark Miravalle attivò un movimento del laicato cristiano, che raccolse una petizione di firme inviata via nave a papa Giovanni Paolo II con la richiesta di proclamare ex cathedra un quinto dogma mariano col seguente testo:

(inglese)
«...that the Virgin Mary is "Co-Redemptrix, Mediatrix of All Graces and Advocate for the People of God"»
(italiano)
«la Vergine Maria è "Corredentrice, Mediatrice di tutte le grazie e Avvocata del popolo di Dio"[76]»

La petizione non ebbe seguito pontificale. Salvatore Perrella, O.S.M., della Pontificia Facoltà Teologica "Marianum" di Roma scrisse in merito alla dichiarazione presentata dai vescovi nel 1959 e registrata agli atti solamente nell'anno seguente[45][78]:

(inglese)
«The request also makes use of terminology belonging to pre-conciliar theological manuals: Coredemptrix, coredemption; Mediatrix, mediaton, objective and subjective Redemption; application and distribution of graces; condign and congruous merit....
It shows, therefore, a certain "under-appreciation" of the Council's teaching, which is perhaps believed to be not completely adequate to illustrate comprehensively Mary's co-operation in Christ's work of Redemption (coredemption) or her association with Christ in applying and distributing salvation to all people through her intercession of grace and mercy (mediation).»
(italiano)
«La richiesta fa uso di una terminalogia che appartiene ai manuali teologici preconciliari: Corredentrice, corredenzione; Mediatrice, mediazione, redenzione oggettiva e soggettiva: applicazione e distribuzione di grazie; merito de condigno e de congruo...

Essa mostra una certa quale "disistima" dell'insegnamento conciliare, che peraltro è ritenuto non del tutto adeguato a descrivere complessivamente la cooperazione di Maria all'opera redentrice di Cristo (Corredenzione) ovvero la sua associazione con Cristo nell'applicare e distribuire la salvezza a tutte le persone per tramite dell'intercessione di grazia e di misericordia (Mediazione)»

Ruolo del gregge di Cristo

[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i fedeli non sono soltanto pecore, ma, in virtù del sacerdozio battesimale, partecipano in qualche misura anche della funzione pastorale, pur non ricoprendo la pastoralità ministeriale (l'Ordine sacro) che restano riservati ai chierici.

La corredenzione fonda e postula la legge operativa della corresponsabilità. I cristiani sono comprincipio di salvezza e corresponsabili (insieme ai sacerdoti) della salvezza altrui, nella vita ecclesiale e nella cura pastorale.[79] Se questo ruolo di corredenzione è esteso in diverso grado a tutto il gregge di Cristo, a maggior ragione lo è per la Madre di Dio, colmata di Spirito Santo e dei Suoi doni, e Madre della Chiesa.

Opposizioni al dogma

[modifica | modifica wikitesto]

Un primo ordine di argomenti riguarda la cura pastorale, poiché secondo i contrari - comprendenti tutti i successori di Paolo VI - un simile dogma disorienterebbe i fedeli meno esperti a fronte di un non meglio chiarito beneficio nell'economia della salvezza. Secondo Frederick William Faber, il prefisso Co- in inglese sarebbe fuorviante in quanto generalmente indica un rapporto paritetico che non si manifesta in Maria, la quale coopera in modo subordinato e obbediente alla volontà del Redentore e del suo Spirito.[80][81]

La devozione mariana è centrale nella discesa dello Spirito Santo e dei suoi sette carismi e nella vittoria del serpente di Genesi 3, ma non è stata definita ancora teologicamente una condizione necessaria e sufficiente che associasse la devozione mariana personale della Chiesa apostolica ad entrambi.

Perrella concorda che il termine "correndentrice" è ambivalente e privo delle necessarie sfumature circa il differente livello dell'opera salvifica di Maria e di Gesù Cristo:

(inglese)
«The semantic weight of this expression would require a good many other qualifications and clarifications, especially in the case under examination, where she who is wished to be proclaimed co-redeemer is, in the first place, one who is redeemed, albeit in a singular manner, and who participates in Redemption primarily as something she herself receives. Thus we see the inadequacy of the above-mentioned term for expressing a doctrine which requires, even from the lexical standpoint, the proper nuances and distinctions of levels.»
(italiano)
«Il peso semantico di questa espressione richiederebbe molte altre precisazioni e chiarimenti, soprattutto nel caso in esame, dove colei che si vuol essere proclamata corredentrice è, in primo luogo, colei che viene redenta, sia pure al singolare modo, e che partecipa alla Redenzione principalmente come qualcosa che lei stessa riceve. Vediamo così l'inadeguatezza del suddetto termine per esprimere una dottrina che richiede, anche dal punto di vista lessicale, le giuste sfumature e distinzioni di livell»

Nel 1998, la stampa divulgò la notizia secondo la quale la Santa Sede era in procinto di avviare lo studio teologico che precede la definizione dogmatica, in vista di uno o più nuovi dogmi mariani. Il portavoce del Papa smentì, dichiarando: «questo non è allo studio del Santo Padre né di alcuna congregazione o commissione vaticana».[57] Un importante mariologo ha affermato che la petizione era «teologicamente inadeguata, storicamente un errore, pastoralmente imprudente ed ecumenicamente inaccettabile». Egli esaltò «Maria come la prima tra i credenti, ma concentrando tutta la fede sul Dio Uno e Trino e dando il primato a Cristo»[57].

Nel 2000, l'allora cardinale Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, ribadì il diniego ad un dogma di Maria Corredentrice. Interrogato al riguardo dal noto giornalista Seewald, rispose:

(inglese)
«...the formula “Co-redemptrix” departs to too great an extent from the language of Scripture and of the Fathers and therefore gives rise to misunderstandings. ...Everything comes from Him [Christ], as the Letter to the Ephesians and the Letter to the Colossians, in particular, tell us; Mary, too, is everything she is through Him. The word “Co-redemptrix” would obscure this origin. A correct intention being expressed in the wrong way»
(italiano)
«.. la formula "Corredentrice" si allontana in misura eccessiva dal linguaggio della Scrittura e dei Padri e quindi è foriera di incomprensioni ... Tutto viene da Lui [Cristo], come ci dicono in particolare la Lettera agli Efesini e la Lettera ai Colossesi. Anche Maria è tutto ciò che è attraverso di Lui. La parola “Corredentrice” oscurerebbe questa origine. [Si tratta di] un'intenzione corretta, che viene espressa nel modo errato.»

Nel dicembre 2000, il mariologo René Laurentin dichiarò che la proclamazione di un simile dogma sarebbe stata una "bomba" per i Protestanti e avrebbe aperto una breccia nella ricucitura faticosamente raggiunta con la Chiesa Ortodossa attraverso il dialogo ecumenico:

(inglese)
«There is no mediation or co-redemption except in Christ. He alone is God.»
(italiano)
«Non esiste [altra] mediazione o corredenzione al di fuordi di Cristo. Egli solo è Dio.»

Quando era ancora cardinale, il futuro papa Benedetto XVI aveva affermato che il titolo mariano di Corredentrice generava confusione nei fedeli e non rifletteva a sufficienza le Sacre Scritture.[85] Papa Francesco ribadì ripetutamente che il titolo non avrebbe dovuto essere utilizzato.[85]

Il 7 settembre 2017, la Congregazione per la dottrina della fede decise di ribattezzare la Congregazione di Maria Corredentrice col nome di Congregazione della Madre del Redentore, a motivo dell'ambiguità teologica del titolo stesso.[86]

Nel dicembre 2019, in occasione della Messa nella basilica di San Pietro per la festa della Madonna di Guadalupe, papa Francesco ha dichiarato che una fotografia de La Morenita gli aveva richiamato alla mente tre parole: donna, madre e mestiza (meticcia). Quest'ultimo era dovuto al fatto che «Maria fa di Dio un meticcio, vero Dio ma anche vero uomo». Concluse rinnovando il no a qualsiasi nuovo dogma mariano, lamentando «quando vengono da noi con la storia di dichiararla questo o di fare quel dogma», rispondeva di non perdersi «nella follia», da lui chiamate col termine spagnolo tonterías.[36]

Il 3 aprile 2020, nell'omelia alla Messa nella residenza di Santa Marta, Francesco ha espresso la sua contrarietà all'uso del termine "corredentrice": «La Madonna non ha voluto togliere a Gesù alcun titolo; ha ricevuto il dono di essere Madre di Lui e il dovere di accompagnare noi come Madre, di essere nostra Madre. Non ha chiesto per sé di essere una quasi-redentrice o una co-redentrice: no. Il Redentore è uno solo e questo titolo non si raddoppia. Soltanto discepola e Madre».[87]

Il 24 marzo 2021, durante l'udienza generale del mercoledì, nuovamente Francesco si è espresso contro questa terminologia: «Cristo è il Mediatore, il ponte che attraversiamo per rivolgerci al Padre. È l’unico Redentore: non ci sono co-redentori con Cristo. È il Mediatore per eccellenza, è il Mediatore»; e poco oltre: «la Madonna che, come Madre alla quale Gesù ci ha affidati, avvolge tutti noi; ma come Madre, non come dea, non come corredentrice: come Madre. È vero che la pietà cristiana sempre le dà dei titoli belli, come un figlio alla mamma: quante cose belle dice un figlio alla mamma alla quale vuole bene! Ma stiamo attenti: le cose belle che la Chiesa e i Santi dicono di Maria nulla tolgono all’unicità redentrice di Cristo. Lui è l’unico Redentore. Sono espressioni d’amore come un figlio alla mamma – alcune volte esagerate. Ma l’amore, noi sappiamo, sempre ci fa fare cose esagerate, ma con amore».[88]

Il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, durante il pontificato di papa Leone XIV, con la Nota dottrinale "Mater Populi fidelis" del 4 novembre 2025 (approvata dal Pontefice il 7 ottobre 2025) ha affermato che detto titolo mariano deve essere evitato.[89] Il Dicastero ha pubblicato, infatti, la nota dottrinale "Mater populi fidelis" [90] La nota fornisce un significativo e sistematico fondamento biblico per la devozione verso Maria, oltre a raccogliere vari contributi dei Padri, dei Dottori della Chiesa, degli elementi della tradizione orientale e del pensiero degli ultimi Pontefici. La nota dottrinale, infatti, frutto di un lungo e articolato lavoro collegiale concentrato sulla devozione mariana, analizza i vari titoli attribuiti alla Madonna e ne fornisce un'analisi, valorizzandone alcuni e mettendo invece in guardia dall'uso di altri. In particolare, la nota è critica nei confronti del titolo di "Corredentrice" che si considera inappropriato e sconveniente (raccomandando, quindi, cautela nel suo uso), mentre ribadisce che esiste un solo Redentore, Gesù Cristo. La nota ricorda, inoltre, che alcuni Papi hanno impiegato questo titolo mariano senza soffermarsi a spiegarlo chiaramente. Generalmente lo hanno presentato in relazione alla maternità divina e in riferimento all'unione di Maria con Cristo accanto alla croce redentrice. Il Concilio Vaticano II aveva già invitato a non usare questo titolo per ragioni dogmatiche, pastorali ed ecumeniche. Giovanni Paolo II lo collegò al valore salvifico del nostro dolore offerto accanto a quello di Cristo, a cui si unisce Maria soprattutto sotto la croce.[91]

Si richiede speciale attenzione anche al titolo di "Mediatrice". Esso è considerato inaccettabile quando assume un significato che è esclusivo di Gesù Cristo. L'espressione biblica riferita alla mediazione esclusiva di Cristo è perentoria: Cristo è l'unico Mediatore. I titoli di "Madre della grazia" e "Mediatrice di tutte la grazie" sono considerati accettabili esclusivamente in alcuni sensi molto precisi, ma viene offerta una spiegazione particolarmente ampia dei significati che possono presentare dei rischi. D'altra parte si sottolinea l'uso assai comune del termine "mediazione" nei più diversi ambiti della vita sociale, dove viene inteso semplicemente come cooperazione, assistenza, intercessione. Di conseguenza esso viene inevitabilmente applicato a Maria in senso subordinato e non pretende in alcun modo di aggiungere alcuna efficacia o potenza all'unica mediazione di Gesù Cristo. È evidente, tra l'altro, che vi è stata una reale mediazione di Maria per rendere possibile la vera Incarnazione del Figlio di Dio nella nostra umanità. In tale senso, il titolo di "Mediatrice" è considerato prezioso allorquando esprime una mediazione inclusiva e partecipata che glorifica la potenza di Cristo.[91]

Pur non ritenendo appropriato il titolo di "Corredentrice", la nota "Mater populi fidelis", valorizza chiaramente il ruolo di Maria come "Madre della Chiesa", "Madre dei credenti" o "Madre spirituale del popolo fedele" e sottolinea la sua associazione all'opera redentrice di Cristo, raccomandando però cautela e discernimento sul modo di intendere tale associazione, così come sul reale senso da attribuire al titolo di "Mediatrice". In sostanza la nota ribadisce la dottrina cattolica che ha sempre messo bene in luce come tutto in Maria sia indirizzato alla centralità di Cristo e alla sua azione di salvezza. Per questo, anche se alcuni titoli mariani possono essere spiegati attraverso una corretta esegesi, si ritiene preferibile evitarli. Nella presentazione, inoltre, il cardinale Fernández spiega il motivo di tale doverosa cautela. Mentre da un lato valorizza la devozione popolare, dall'altro mette in guardia da gruppi e pubblicazioni che propongono uno sviluppo dogmatico non corretto e sollevano dubbi tra i fedeli anche attraverso i social media.[91] Papa Leone XIV è tornato sull'argomento nell'Angelus del 9 novembre 2025 (dedicazione della basilica lateranense), ricordando come sia Cristo «l'unico Mediatore della Salvezza e l'unico Redentore».[92]

Pur senza usare esplicitamente il titolo di "Corredentrice", nell'Udienza generale del 13 maggio 2026 ha ricordato che Maria «genera figli nel Figlio, amati nell’eterno Amato venuto fra noi» ed ha un «posto singolare riservato alla Vergine Maria nell’opera della Redenzione» di cui parla Lumen gentium 60-62, offrendo le proprie sofferenze e quello del Figlio sul Calvario ed essendo associata al Redentore «a un titolo assolutamente unico». Anche nel suo messaggio alla Plenaria della Pontificia Commissione Biblica aveva dichiarato: «Contempliamo in particolare la Madonna sofferente insieme a Gesù, ai piedi della Croce: Ella, come Madre, patisce sul Calvario le sofferenze del Figlio e vi partecipa con cuore colmo di fede, offrendo la sua lacerante sofferenza per il bene di tutti».[93]

Reazioni al documento Mater Populi Fidelis

[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Don Davide Pagliarani, "negare queste verità [Mediazione e Corredenzione di Maria] equivale a detronizzare la Santissima Vergine, e ciò ferisce l'anima cattolica nel suo punto più caro". Il Superiore Generale della Fraternità sacerdotale San Pio X ha invitato i sacerdoti della FSPPX ad aggiungere un'intenzione riparativa alle Messe pubbliche celebrate il 16 novembre.[94][95]

Il vescovo Mons. Bernard Fellay ha definito il documento Mater Populi Fidelis "pietoso" e un'"insulto a Dio".[96]

Nel dicembre 2025 l'Associazione Mariana Internazionale, formata da 40 vescovi e teologi, pubblica un documento in cui si contestano gli errori dottrinali della Mater Populi Fidelis.[97][98]

  1. News Report on the Mediatrix Petition to the Pope, su zenit.org. URL consultato il 30 maggio 2008 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2008).
  2. Mark I. Miravalle e Mark Miravalle, "With Jesus": the story of Mary co-redemptrix, Goleta, Ca, Queenship Publ, 2003, pp. 9, ISBN 9781579182410. URL consultato il 16 novembre 2025.
  3. Lumen Gentium 56, 61; Redemptoris Mater 38-39
  4. Lc 1,38
  5. Gv 19:25-27; Lc 2:35
  6. Per quel che ad ora sappiamo, ciò accadde nel secolo XV, da parte di un innografo benedettino, che ci ha lasciato la seguente orazione scritta, conservata nel monastero di San Pietro di Salisburgo: «Pia dulcis et benigna / nullo prorsus luctu digna / si fletum hinc eligeres / ut compassa Redemptori / captivato transgressori / tu corredemptrix fieres». «Pia, dolce e benigna / non meritevole di dolore / se da qui strappi la conversione / condividendo la Passione del Redentore / per il prigioniero peccatore / sei divenuta Corredentrice»: De compassione BMV, 20: G.M. Dreves (ed.), Analecta Hymnica Medii Aevi, XLVI, Leipzig 1905, n. 79, 127.
  7. Benedetto XV, Lettera Apostolica Inter soldalicia, AAS 10 (1918), 182.
  8. Traduzione ufficiale riportata in: Vaticano: no al titolo di Corredentrice
  9. Reparation for Insults to the Blessed Virgin Mary, su catholicdoors.com. URL consultato il 4 novembre 2025.
  10. (EN) Raccolta - softcover, su Fraternity Publications, 1º luglio 2020. URL consultato il 4 novembre 2025.
  11. Padre Paolo Maria Siano, La «Corredentrice» nel ‘900 fino a Papa Pio XI, su Corrispondenza Romana.
  12. Sant'Ambrogio, De inst. virg. 7, citato da Ludwig Ott, Fundamentals of Catholic Dogma, p.213.
  13. Reynolds, Brian K. and Reynolds, Brian. Gateway to Heaven: Marian Doctrine and Devotion, Image and Typology in the Patristic and Medieval Periods, Vol. 1, New City Press, 2012, ISBN 9781565484498, p. 107
  14. Garrigou-Lagrange, O. P., Reginald. Reality—A Synthesis Of Thomistic Thought, CH37: "Mariology", su thesumma.info. URL consultato l'8 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2017).
  15. ROSCHINI (Mariologia, Milano, III voll., 1940-1942)
  16. Alexis-Henri-Marie Lépicier, Tractatus de Beatissima Virgine Maria, Roma, V ed., 1926
  17. (EN) Why Catholics Ask Mary's Intercession, in Catholic Books and Media - Pauline Books & Media - Daughters of St. Paul. URL consultato l'8 luglio 2017.
  18. Octobri mense (accesso del 4 novembre 2025). Più significativamente, la traduzione in inglese: "Mary is the intermediary through whom is distributed unto us this immense treasure of mercies gathered by God, for mercy and truth were created by Jesus Christ. Thus as no man goeth to the Father but by the Son, so no man goeth to Christ but by His Mother."
  19. 1 Tim 2,5, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  20. Ott Dogmatics 256
  21. Lumen gentium 62, citando sant'Ambrogio, Epist. 63: PL 16, 1218.
  22. News Report on the Mediatrix Petition to the Pope, su zenit.org. URL consultato il 18 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2008).
  23. (EN) Rewriting the Future: The story of the modern Catholic scenario for the End Times, su World Catholic Report, 14 dicembre 2019.
  24. Giovanni 19.25-27, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  25. LG, §61, su vatican.va.
  26. Colossesi 1:24, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  27. Genesi 3,14-15, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  28. Citazione: " E certo era del tutto conveniente che una Madre così venerabile risplendesse sempre adorna dei fulgori della santità più perfetta, e, immune interamente dalla macchia del peccato originale, riportasse il più completo trionfo sull’antico serpente; poiché a essa Dio Padre aveva disposto di dare l’unigenito suo Figlio — generato dal suo seno, uguale a se stesso e amato come se stesso — in modo tale che egli fosse, per natura, Figlio unico e comune di Dio Padre e della Vergine; poiché lo stesso Figlio aveva stabilito di renderla sua madre in modo sostanziale; poiché lo Spirito Santo aveva voluto e fatto sì che da lei fosse concepito e nascesse colui, dal quale egli stesso procede."
  29. De perpetua Virginitate Mariae adversum Helvidium, PL 23, 1883, 193- 216
  30. Citazione: "quale superbissimum caput tuum in sua humiliate contrivit".
  31. CHURCH FATHERS: Against Heresies, III.22 (St. Irenaeus). URL consultato il 19 novembre 2025.
  32. ZENIT - Why It's Not the Right Time for a Dogma on Mary as Co-redemptrix, su zenit.org, 28 settembre 2008. URL consultato il 18 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2008).
  33. 1 2 3 4 Enciclica "Mystici Corporis Christi", su vatican.va.
  34. Ott 256
  35. Schmaus, Mariologie, München, 1955, p. 328
  36. 1 2 (EN) San Martín, Inés, Pope calls idea of declaring Mary co-redemptrix ‘foolishness’", in Crux, 13 dicembre 2019. URL consultato il 18 agosto 2020 (archiviato il 12 dicembre 2019). Ospitato su IA, 13 agosto 2020.
  37. AAS 27 [1894-1895], pp. 178-179
  38. Cfr. AAS 28 [1894-1895], pp. 130-131.
  39. La dottrina della corredenzione in sant’Alfonso (II parte), su lanuovabq.it. URL consultato l'8 marzo 2026.
  40. Agustín Giménez González, Mary Co-redemptrix in the Spanish Tradition and Its Definability, in A. GIMÉNEZ GONZÁLEZ, “Mary Co-redemptrix in the Spanish Tradition and its Definability”: Ecce Mater Tua: A Journal of Mariology 2 (2019) 73-86.. URL consultato il 20 novembre 2025.
  41. Mother of the Savior and our Interior Life (PDF), su ia802804.us.archive.org, 1941. URL consultato il 18 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 22 settembre 2021).
  42. Courtney Krier, Mary as Co-Redemptrix, in Catholic Tradition News, 1º gennaio 2025. URL consultato il 18 febbraio 2026.
  43. 1 2 Inter sodalicia, su latheotokos.it. URL consultato il 18 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2017).
  44. Lettera enciclica "Dives in misericordia", su w2.vatican.va.
  45. 1 2 3 4 5 Mary's cooperations in work of Redemption - present state of question, in L'Osservatore Romano, 2 luglio 1997, p. 27. URL consultato l'8 dicembre 2000 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2017).
  46. Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, su vatican.va.
  47. 1 2 LumenGentium, su vatican.va, Libreria Editrice Vaticana.
  48. Lumen gentium, 62, citando sant'Ambrogio, Epist. 63: PL 16, 1218.
  49. Quando padre Carlo Balić rinunciò al termine corredentrice durante il Concilio, su ilcattolico.it, 6 novembre 2025.
  50. Bullettin de théologie, in “Revue de sciences philosophiques et théologiques”, n. 27, 1938, pp. 646-648
  51. Maria madre della Redenzione, Catania, 1965
  52. Le principe fondamental de la théologie mariale, in “Revue de sciences religieuses”, n. 42, 1954, pp. 508-511)
  53. ' 'Christ sein, Monaco-Zurigo, 1974
  54. Maria Corredentrice Parte I, su radiospada.org, 19 agosto 2019.
  55. "Co-Redemptrix as Dogma?", International Marian Research Institute, University of Dayton, su udayton.edu.
  56. L'Osservatore Romano, Weekly Edition in English 25 June 1997, p. 10
  57. 1 2 3 Joaquin Navarro-Valls, Catholic Herald, 1997-08-22, p.7.
  58. Courtney Krier, Mary as Co-Redemptrix, in Catholic Tradition News, vol. 11, n. 8, 24 febbraio 2018. URL consultato il 20 novembre 2025.
  59. 1 2 3 I meriti di salvezza, su sentieriantichi.org. URL consultato il 18 agosto 2020 (archiviato il 17 agosto 2020).
  60. Efesini 6, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  61. Credo, su Città del Vaticano.
  62. Luca 1,26, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  63. Romani 8,18, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  64. 2Tim 2,11-12, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  65. tito 2,13, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  66. Filippesi 3,21, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  67. 2 Tessalocinesi 1,10, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  68. Filippesi 3:21, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  69. Reynolds, Brian K. and Reynolds, Brian. Gateway to Heaven: Marian Doctrine and Devotion, Image and Typology in the Patristic and Medieval Periods, Vol. 1, New City Press, 2012, ISBN 9781565484498, p. 107
  70. Garrigou-Lagrange, O. P., Reginald. Reality—A Synthesis Of Thomistic Thought, CH37: "Mariology", su thesumma.info. URL consultato il 18 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2017).
  71. Ad diem illum laetissimum, su vatican.va.
  72. 1 2 Enciclica "Munificientissimus deus", su vatican.va, 1º novembre 1950.
  73. Luca 1:5.36, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  74. 1 Tm 1,17, su La Parola - La Sacra Bibbia in italiano in Internet.
  75. (EN) Thomas Sundaram e Prof. Cattoi, De Maria Numquam Satis. On the Fittingness of the Marian Titles “Mediatrix of all Graces” and “Co-Redemptrix” (PDF), su Academia.edu, 12 novembre 2011, pp. 8-9.
  76. Nello stesso anno, uscì la rivitalizzazione del volume Mark I Miravallle, Mary: Coredemptrix, Mediatrix, Advocate - theological foundations II : papal, pneumatological, ecumenical
  77. Kenneth l. Hooward, Hail, Mary, in Newsweek, 24 agosto 1997 (archiviato il 17 novembre 2017). Ospitato su IA, 25 settembre 2019.
  78. Cf. Acta et documenta Concilio, Oecumenico Vaticano II apparando, vol. II, pars 1, pp. 135-141.
  79. Cardinale Giacomo Biffi, Pecore e pastori: riflessioni sul gregge di Cristo, Cantagalli, Siena 2008, pp. 51-52. ISBN 9788882724207, OCLC 878683846
  80. (EN) Frederick William Faber, The foot of the Cross; or, The sorrows of Mary, Thomas Richardson and Son, 1858, p. 448.
    «co-redemptress.»
  81. Faber, 1858 p. 448.
  82. Joseph Cardinal Ratzinger, God and the World: A Conversion with Peter Seewald, Ignatius Press, San Francisco, 2002, p. 306
  83. (EN) Smith, Harrison, René Laurentin, Catholic scholar who studied visions of Mary, dies at 99, in The Washington Post, 18 settembre 2017. URL consultato il 29 agosto 2019 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2017).
  84. Jan Jarboe Russell, Seeking a promotion for the Virgin Mary, in The New York Times, 23 dicembre 2000 (archiviato il 10 marzo 2014). Ospitato su IA, 30 gennaio 2019.
  85. 1 2 Inés San Martín, Once again, Pope Francis says Mary is not the 'co-redemptrix', su Crux Now, 24 marzo 2021. URL consultato il 25 marzo 2021.
  86. Changing the name of our Congregation of the Mother Coredemptrix, su dongcong.us, Thủ Đức, Congregation of the Mother of the Redeemer, 7 aprile 2017. URL consultato il 7 agosto 2017.
  87. Papa Francesco, "L’Addolorata, discepola e madre", su vatican.va. URL consultato il 25 marzo 2021.
  88. Papa Francesco, L’Udienza Generale, 24.03.2021, su Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede. URL consultato il 25 marzo 2021.
  89. Dicastero per la Dottrina della Fede: “Mater Populi fidelis” Nota dottrinale su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza, su press.vatican.va. URL consultato il 4 novembre 2025.
  90. Mater Populi fidelis - Nota dottrinale su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza (4 novembre 2025), su vatican.va. URL consultato il 9 novembre 2025.
  91. 1 2 3 Nota dottrinale sui titoli mariani: Madre del popolo fedele, non Corredentrice - Vatican News, su vaticannews.va, 4 novembre 2025. URL consultato il 9 novembre 2025.
  92. 2025, su vatican.va. URL consultato il 9 novembre 2025.
  93. Luisella Scrosati, Corredenzione, all'udienza generale il Papa aggiusta il tiro, su lanuovabq.it, 14 maggio 2026.
  94. U.S. District Superior Calls for a Crusade of Reparation, su sspx.org, 13 novembre 2025.
  95. Communiqué from the General House of the Society of Saint Pius X, su fsspx.news, 12 novembre 2025.
  96. Mons. Bernard Fellay, SSPX Bishop Fellay calls Vatican’s latest Marian document ‘pitiful,’ ‘insult to God’, LifeSiteNews, 5 dicembre 2025)
  97. Luisella Scrosati, Maria Corredentrice, tutti gli errori della Nota vaticana, su lanuovabq.it.
  98. Mark Miravalle, Mary Co-redemptrix and Mediatrix of All Graces: Perennial Catholic Doctrines and Recent DDF Statements, in Mother of All Peoples, 1º gennaio 2024. URL consultato il 22 dicembre 2025.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàLCCN (EN) sh85081701 · J9U (EN, HE) 987007283068405171
  Portale Cattolicesimo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cattolicesimo